domenica 9 luglio 2017

Vertical Etna - L'affascinanza

Affascinanza totale
mancanza di respiro
gioia assoluta
angoli della bocca divergono verso l'alto
occhi impazziti osservano la magia di pixel reali immagazzinandoli per sempre,
....io, presentemente assente apro tutti i pori affinché quell'emozione invada ogni piccolo frangente di me.

Bisognava correrla per confermare/amplificare quanto in realtà trasferiva attraverso il web.
Ospite di un isola vittima della magnificenza
dominata da una potenza naturale di rara bellezza e maestosità
Figlia del un team sportivo  EtnaTrail ASD di Linguaglossa, l'11° edizione di Vertcal Etna, zero-tremila.
43 km di emozione vulcanica,
presa con rispetto, corsa con la testa, lasciandola entrare, ascoltandola, respirandola col corpo e con la mente fin dal pre gara.

Oltre 530 runner alla partenza dalla sabbiosa spiaggia di Marina di Cottone.
Un chilometrino scarso di riscaldamento, giusto per, passatemi il termine, "scancrenire" il movimento delle gambe quasi a lavarne le giunture con un forte anticalcare.
Solo 10 minuti circa di tranquillo movimento, non era così importante effettuare un riscaldamento con la R maiuscola mi importava mettere in moto la "macchina".
Partenza dalla spiaggia con una precisa puntualità Siciliana, qualche frangente dopo ma in fondo ....che fretta c'è.
La mia posizione in griglia non è delle più avanzate, rimango appositamente in seconda battuta per non farmi trainare dentro al ritmo forsennato classico degli start.
300 metri, svolta a sx e la strada inizia a salire per non smettere più fino all'ultimo cm.
Lascio che i primi chilometri passino molto tranquillamente attendendo l'assestamento di posizioni iniziale.
Rimango lì, fregandomene di coloro che passano a ritmi superiori, pienamente concentrato sulle sensazioni percepite in quel primo tratto di gara.
Strada che sale abbastanza decisa già dai primi chilometri con direzione  Linguaglossa (14° km) dove è situato il primo tappeto di controllo e rilevamento cronometrico.
Seguo la legge della pazienza del non strafare, il mio respiro non dovrà mai raggiungere l'affanno, il cuore deve rimanere entro il 75% delle sue possibilità, ho tutto ben chiaro in mente essendo pienamente consapevole che tutto quanto si giocherà negli ultimi 10 km laddove l'Etna diventerà il padrone incontrastato di tutto.
Idratarmi, bere tanto,  bagnarmi di più per combattere i già oltre 30 gradi delle otto di mattina ed il calore di rimando dell'asfalto.
Il passo sta bene, la gamba gira libera e liscia, l'appoggio sicuro mi rende altrettanto sicuro che della scelta scarpe.
Clayton 2, tra le possibilità Hoka One One, è stata veramente azzeccata; veloce, reattiva, leggera e dalla giusta sensazione di asfalto sotto ai piedi.
In tasca  6 X-Treme Energy Gel Inkospor , gusto arancia e ice tea, la previsione  è  di assumerli ogni 6 km  o poco più  (in raffronto agli 8 km di una maratona) senza il problema di essere o meno nei pressi di un ristoro vista la possibilità di ingerirli anche senza berci dietro ...... EEEHHHH ?   Inkospor ? Mica micio micio bau bau ...voglio dire.
Sale, la strada sale dirigendosi verso la potenza della natura attraversando dapprima i piccoli paesi caratteristici Siciliani.

E' impegnativa, incostante nella sua pendenza, il ritmo va sentito dentro, non può essere valutato/impostato con il fido Garmin; il caldo aumenta, passo dopo passo, il corpo impegnato nello sforzo fisico e la temperatura esterna crescono propozionalmente.
Al sesto/settimo km il primo ristoro (ce ne saranno veramente molti), afferro la bottiglia d'acqua, mi disseto, bagno e la ripongo nello spazio apposito scoperto vari anni fa nell'esperienza del Decaironman di Pergusa.
Corro col body, come sempre nelle gare sulla distanza, fermo sul corpo (non gratta i capezzoli), stabile, dotato di tasche elastiche nel posteriore dove posizionare i gel evitando che saltino a destra e sinistra seguendo il balzo della corsa e sopratutto stretto nella parte superiore tanto da permettere di riporre la abbiglia d'acqua subito sotto al collo (scendente tra le scapole) "incastrata" con la classica incurvatura del mezzo litro  tra l'"elastico" del body e la pelle.
Lei sta lì , ferma e stabile, le mie mani sono libere di seguire il movimento della corsa mentre lei, senza tappo, distribuisce piccoli getti d'acqua, seguendo il ritmo della corsa, che rinfrescano schiena e corpo.
Pelò, atleta raffreddato a liquido, sfrutta al massimo quest'opportunità continuando nel suo passo controllato  rivolgendo gli occhi  alla cortina di fumo che caratterizza in alto un cielo limpido e privo di nubi.

Mi sorpassa.
Capita (quasi sempre) che ti sorpassi qualcuno che "non merita di farlo" .
Appositamente virgolettato  perché in realtà chi ti (mi) sorpassa in fondo merita sempre (almeno in quel preciso momento visto che sta andando più forte) ma capita e a me capita veramente spesso, che mi sorpassi qualche atleta che per una modalità di corsa, per una fisicità non proprio da atleta mi fa pensare al "com'è possibile che ... ? "

Alto, magro e dalla gamba lunga, mi passa più o meno all'ottavo km con un ritmo non troppo diverso dal mio, di quelli che "va come me" però pian piano scivola via fino a sparire quasi dalla vista (il quasi è dato dalle frequenti curve del percorso).
Lo osservo .
Mi rimane impresso per la sua corsa, indossa ha un paio di scarpe da trail di una rinomata marca, le più leggere sicuramente ma con suola trail,  corre con un passo non lungo (siamo in salita) in proporzione alle sue  leve  e cosa che più alimenta il mio pensiero è che, al contrario del sinistro che è nella norma, butta il piede destro molto girato verso l'esterno e sopratutto sulla parte anteriore del piede.
Questa caratteristica lo costringe ad un assetto di corsa molto storto, quasi sgangherato che mi fa pensare a quanta fatica in più faccia rispetto ad una corsa corretta e al com'è possibile.
- Vuoi che mi debba stare davanti ???
Da sempre è una cosa che mi salta agli occhi e  che fa si che l'atleta/i di turno entri nel mio mirino virtuale.
D'acchito provo a tenere il ritmo, pochi passi, poi decido che è ancora lunga e lascio che lentamente si allontani.
Corro inalterato per i primi dieci km, la posizione non è male, lo deduco dalla densità dei podisti, quella di categoria rimane un mistero assoluto, non conosco ne gli avversari ne sono stato attento a chi mi abbia sfilato ad inizio gara e chi no.
I secondi dieci sono più impegntivi ed a mio avviso sono un tratto molto importante della competizione, un sforzo sopra le righe, in questa parte, avrebbe presentato il conto già dalla terza decina tratto in cui avevo previsto una variazione di intensità di corsa/impegno.
Il caldo comincia ad avere la C maiuscola ma ci sto bene ed inoltre il mio congegno di refrigeramento a liquido funziona che è una meraviglia.
14° km passaggio a Linguaglossa.
A metà paese si abbandona la strada principale per uscire , nel corso di qualche chilometro, dai paesini inforcando la lunga via che conduce alla piana di Provenzana del 33° km punto in cui sono posizionate le borse con il cambio e l'asfalto saluta i nostri piedi.
Sale, continuamente sale, non stacca mai, continuo a correre bene senza sentire la sensazione della
                                                                                                                                       
 fatica, oltre a quella naturale della corsa, ....insomma, sto bene e, occhieggiando alla posizione del mio avversario acquisito attendo il 20 km mentre la strada si avvia verso la cima che ora vedo chiaramente davanti.
Il percorso comincia ad assumere le caratteristiche della strada di montagna, curve, contro curve e tornanti sono ora i protaginisti interni di una pineta che sarà fida compagna fino al 32° km.
I ristori sono abbondantissimi sia in numero (a tratti c'e ne sono anche a 3 km  l'uno dall'altro) sia per l'approvvigionamento presente in ognuno di essi,  pick up con cassoni pieni di bottigliette d'acqua e personale girano su è giù pronti a dare sollievo ai concorrenti.
I miei pit stop sono tutti veloci, rallento afferro una bottiglia d'acqua, un bicchier di sali e riprendo il ritmo. Di tanto in tanto aggiungo anche un pezzo di banana, non tocco altro lasciando che la ricarica energetica necessaria rimanga un esclusiva  Inkospor.
20° km.
E' l'ora di  prendere in mano la corsa, di iniziare a "soffrire" facendo salire cuore ed intensità sportiva.
Funziona, la gamba mi segue grazie anche alla partnership con la mente che,  accorgendosi del recupero sugli avversari, mette a disposizione kit di energia aggiuntiva non inquinante.
E' già un bel mix di sensazioni,  la strada mii accompagna passo dopo passo dipingendomi un panorama meraviglioso attorno.
Tutti , personale  dell'organizzazione, accompagnatori di altri atleti sono estremamente  gentili, le gambe girano che è un piacere per una mente  che si fortifica accantonando le energie necessarie ad affrontare il tratto più impegnativo della scalata a Monsieur Etna.
E' intorno al 26° km che passo il "mio uomo"  , già da qualche il mio ritmo è divenuto più veloce del suo e lui involontariamente si avvicina a me .....in senso inverso.
Lo passo in concomitanza di un ristoro, lui stoppa io uso il solito metodo veloce e l'elastico da quel momento si tende a mio vantaggio  mentre l'aria vulcanica si fa sempre più forte, la pineta comincia a diradarsi lasciando spazi aperti e la pietra nera comincia a colorare il grande schermo che ho davanti agli occhi.
E' ancora caldo anche se la temperatura, salendo di quota, è meno pressante, più fresca, non c'è più la necessità del raffreddamento a liquido costante, la bottiglia può comodamente restare tappata, quello che rimane importante è comunque il bere costantemente per evitare di disidratarsi proteggendosi da un vento costante che toglie agli atleti la percezione del dispendio salino.
Ho già deciso il come affrontare il punto di cambio (33°km) al quale arrivo in solitaria.
E' tutto chiaro nella mia mente,  nessuna sosta se non il tempo per afferrare dalla sacca (depositata in partenza) l'eccezionale maglia tecnica Biotex  appositamente acquistata.
Mezze maniche con tasche posteriori, cerniera completa anteriore ed aderente al corpo ( alla ciclista) ...colore giallo Pelò/Domani Arriva Sempre .... non posso sbagliare.

Me la passa su mia indicazione una ragazza addetta,  la afferro e la indosso continuando nella mia corsa.
Tutto cambia di lì in poi,  ci sono dentro, immerso fino al collo,  una strada vulcanica di colore brunito si srotola sotto ai piedi.
E' formata da microsassolini e sabbia vulcanica; a tratti è come camminare sulla sabbia del mare con la differenza che il piede tende a scivolare indietro vittima dell'importante pendenza.
In un frangente vengo scaraventato dai 6'/6'30" -km circa agli 11'30" e anche più. E' una botta violenta, impegnativa, come passare da Peppa Pag  a Shining.
Un salto netto nell'opposto che porta in se un fascino ed una fatica oltre ogni aspettativa.
La respiro ad ogni passo col pensiero che in fondo sono solo 10  e  passo dopo passo anche quelli saranno riposti alle mie spalle.
Mi scordo anche del pensiero "altura" , siamo a 1.800,  in 10 km arriveremo ai 3.000, aria rarefatta che più di una volta mi ha giocato brutti scherzi causandomi giramenti di testa (sopra i 2200/2400) togliendomi lucidità.
Non ci penso, proseguo col mio passo che, da tradizione millenaria, non è camminato ma di leggera e corta corsetta (più proficua per me che non sono un camminatore) .
Economica al massimo con il piede che si stacca veramente poco dal suolo causandomi frequenti  , poco simpatici, inciampi nelle pietre che imperversano il sentiero.
Qualche camminatore con la C maiuscola mi passa e se ne va,  ma qualche altro col passar dei chilometri si ritroverà dietro alla mia costante azione podistica intersecata poche volte da piccoli tratti di camminata per dar fiato e ristoro al fisico.
Le Hoka One One Clayton 2    (in foto post vulcano) sono fantastiche, grippano bene e la loro leggerezza si rivela basilare rendendomi la corsa più facile in quella estenuante ultima decade.
La cima si avvicina,  la pendenza non molla mai, è un continuo spingere, forzare sui muscoli stanchi, con occhi che scrutano , cercano gli avversari studiandone il ritmo, la condizione quasi più per distrarsi che per il vero input agonistico.
Quando capita, ne osservo il viso, la presenza di capelli, barba bianca o meno cercando di capire la categoria di appartenenza.
Da M 50 presuppongo di portare a casa un buon piazzamento, avevo guardato la classifica 2016 supponendo un mio tempo intorno alle 5 ore e 05 minuti.
Con quel tempo avrei centrato un buon piazzamento ..... lo scorso anno .
Non è il mio pensiero principale, l'obiettivo primario rimane sempre  arrivare per abbracciare, metaforicamente, il grande vulcano,  magari prendendo anche lui ..... quell'atleta forte che l'amico runner  mi ha indicato in partenza classificandolo come molto forte ( e lo è).
E' davanti di qualche centinai a di metri.
Lo osservo da un po' vittima di una "bambola" con la B maiuscola, subisce completamente la salita e, seppur facendo passi verso la vetta emana un effetto visivo contrario.
Pochi minuti, lo passo .... penso sia della mia categoria :-) e mi avvantaggio.

Si sta bene, nei versanti in cui sono esposto al vento chiudo la zip della mia Biotex proteggendomi e regalandomi una coccola, quando invece sono protetto la potenza del sole fa sentire il suo teporino permettendomi di aprirla completamente.
Manca veramente poco, li conto sulle dita di una mano, i tornanti si susseguono e con essi gli inciampi nei sassi, la vetta , la zona d'arrivo, è ancora nascosta agli occhi  cosa che invece non lo è lui ..... l'insignito del ruolo di avversario ufficiale.
Me ne accorgo controllandomi alle spalle in uno dei vari tornanti, sta arrivando da sotto ......cammina, ma le sue falcate sono ben più proficue della mia corsa .

In un certo senso mi rode un po' il culo (in modo molto sano) ,  provo a reagire cercando di tenerlo a bada ma niente da fare nel giro breve mi affianca e mi passa davanti .......  è ultimo km.
La strada molla si avvalla un po' , mi illudo per un attimo di poterlo ripassare in quel frangente dove posso finalmente riallungare il passo e cercare di spingere ..... deve essere la stessa cosa che fa lui visto che il distacco rimane esattamente lo stesso ...... quei 20/30 metri.
Su, in alto c'è l'arco arancione di arrivo, le bandiere vele sventolano rumoreggiando sotto la potenza costante del vento, la rampa per l'arrivo è breve ma si arrampica veramente tanto.
Ci si arriva lanciati, lì mi posso giocare l'ultima carta.
Lui è uno che cammina lungo e corre bene io, da qualche parte, ho quell'energia extra che mi permette di andare oltre.
La strada si impenna, la prendiamo entrambi di slancio, il mio respiro è subito in gola,  strozzato, vittima di un passo potente che non sono disposto ne a cedere ne a calare.
Spingo , spingo e spingo ancora con gli occhi puntati in alto ma anche lateralmente per osservare come si comporta il mio avversario.
Inizia a camminare e la mia corsa,  quella tolta da chissà quale cilindro, mi regala la possibilità di passarlo di potenza.
Il suo sguardo, rivolto a me in quel frangente, mi dice che ho via libera;  sfilo in avanti velocemente, senza rallentare anzi dando l'ultimo colpo che mi accompagna sotto all'arco di finisher mentre lo speaker mi annuncia.
E' finita,  ho amichevolmente combattuto con l'Etna "vincendolo" con un tempo ben sotto le mie aspettative ..... 4 ore 46' 44".
Respiro, mi riprendo ......  guardo alle mie spalle.
Ogni pensiero scompare, mi lascio avvolgere dall'affascinanza che dolcemente mi strappa via da tutto il resto.  

Visto da lì è un altra cosa.
Monsieur Etna è sublime, splendido,
potenza e bellezza della natura,
tranquillo ma "incutente" timore
è un invito al rispetto, una lezione di vita.

Lo guardo, respiro quell'assenza di confini , la mancanza di tracce dell'uomo .
Dimentico tutto, gara , risultato, categoria .... qualsiasi altra cosa.
Ascolto il vento, il sorriso, la gioia ....l'intensità di un attimo che vorrei non terminasse.

Un grande regalo destinato a rimanere nel tempo insieme al resto di tutta questa veloce toccata e fuga in terra siciliana caratterizzata dal valore umano, nella condivisione di una sana passione di vita capace anche di farti

a) incontrare, a 1000 km da casa, il Mitico Jane dopo quasi 6 anni di non incornati nonostante la vicinanza. E' in grande spolvero e non perde mai  sempre il suo immancabile sorriso corredato dalla splendida filosofia sportiva ( sarà lui che mi dirà il mio risultato e che ritirerà il mio premio mentre io volo già verso casa)
b) riabbracciare (che piacere) la super Runner  Luisa Balsamo ed Harduin Ferdinando conosciuti nel 2007 in Mauritania e difficilmente incontrabili
c) conoscere Alessandra e Paolo alloggiati nel "mio" stesso Bed and Breakfast  estremamente gentili e semplici nel corso di tutta la permanenza
d) apprezzare ancora una volta la Sicilia per la sua immensa cortesia e tranquillità d'esercizio
e) poter contare su un organizzazione attenta ai minimi particolari e disponibile nel gestire le esigenze di persone che come me avevano tempistiche diverse da quelle del programma organizzativo.

Unica nota negativa ?
Non esser riuscito a condividere il tutto con Lisa impegnata professionalmente in altri fronti non sfruttando una ghiotta occasione  per rimanere qualche giorno in più in quella terra magnifica staccando per un attimo la spina dal frenetico ritmo regalandoci attimi preziosi di tranquillità insieme.



Il risultato ?
L'Etna, le sue emozioni,
il resto, per importanti e soddisfacenti che siano,  rimangono solo numeri.


Domani Arriva Sempre
Andrea Pelo di Giorgio















 

lunedì 26 giugno 2017

Nordicamente Cheers !!!



Swim Run Cheers  conferma lo spirito nordico anche in questo 2017.

Diverso, più corto ma, forse (per me si)  più impegnativo.
Stessa location, Verbania Pallanza, stesso Lago  ....il Maggiore.
Ad organizzarla sempre lui, (con tutto il suo staff) con un paio di cose in più:
- la barba che gli dona un aspetto trascurato con un immagine di cui fidarsi di meno
- una foto che gira sui social che incute timore anche agli uomini di buona volontà.

Più impegnativo,
nonostante la decina di km in meno (obbligo dettato dalla processione sul Lago di Mergozzo).
2400 metri di pura diagonale trasformati in 600 metri  di taglio trasversale ed 8 km di corsa impegnativa ridotti a 3 o poco più.
Due mesi di anticipo rispetto al 2016... il nocciolo sta li dentro

Sabato 3 giugno 2017 siamo lì, io e Lisa (liberatasi all'ultimo istante da un impegno lavorativo) come lo scorso anno  a trovare i nostri amici Diego e Veronica  per vivere un sabato sportivo diverso per filosofia e impegno fisico insieme al nostro amato SwimRun.
Diversamente dallo scorso anno risiediamo in un Hotel più Hotel grazie alla cortesia della Diego Travel Swim;
l'Hotel Aurora a due passi dal centro di Verbania, una vecchia e fascinosa struttura molto ben tenuta completata dalla gentilezza dei gestori che assecondano in pieno le nostre esigenze.
Abbiamo  le biciclette per il nostro movimento. #fantastico

Come da mail il briefing si terrà presso l'hotel Pallanza dalle ore 18,90 alle 19,30 ...praticamente inizio e fine allo stesso istante.

- Era solo un modo per verificare la vostra attenzione !!! si difenderà un trafelato Diego  sopraggiunto di corsa durante l'intervento di Veronica.

In sala quasi tutti i concorrenti, alcuni presenti lo scorso anno alcuni sopraggiunti l'anno di adesso.
La notizia più importante e creante timore è legata alla temperatura dell'acqua.
- Il termometro nel corso della mattinata odierna ha riferito un 21° centigradi.
Sicuramente molti meno dello scorso anno e molto vicini ai limiti di fresco.
In totale accordo col Diego nazionale decido di gareggiare senza la seconda pelle gommosa, in fondo la temperatura minima oltre alla quale si deve usare la muta nel triathlon è 18°.
Certo è una cosa diversa lo swimrun, ma per auto convincersi va bene qualsiasi dichiarazione.
Anche Lisa, nonostante la freddolosità sceglie "senza" preferendo il fresco ad una mancanza di respiro che gli provoca l'uso di determinate mute o abiti troppo stretti .

Alle 18,90  forse anche 18,100 il briefing termina regolarmente lasciando spazio all'ora di cena.  Rendiamo omaggio ad una particolare Osteria nascosta  del centro  prima di rientrare mano nella mano verso il nostro Hotel.

Le Sveglie di Pelò, ore 5,00 e di  Lisa, ore 6,00,  sono dettate dai diversi orari di partenza.
La "durmia" non è delle migliori, delle più profonde, ma fa parte del solito pre-gara che si strascina tra pensieri/sogni vividi dalla sensazione di reali ed inutili imposizioni "smetti di pensare" dettate dalla mente ad ogni risveglio.
Non resta che strascinarsi fino alla mattina.
Lei arriva molto puntuale annunciata da  non so di quanti minuti di canto melodioso di un uccellino di razza non precisata.
Mi regalo 10 minuti di letto extra, pregando che durino molto di più e che in quel molto di più ci stia il sonno non ho fatto durante la nottata.
Esito negativo, .....mi alzo.

Colazione angolare con caffè, (preso la sera prima in osteria e mantenuto nel termos (brava Lisa)), fette biscottate e nutella + yogurt ; lavaggio denti e muso, vestizione e puntuale, dopo aver salutato/ chiamato Lisa (che mi accompagnerà di sotto per chiudere la porta dell'hotel) salgo sulla bici affrontando i 3 km che mi accompagnano in zona partenza.
Il clima è ottimo, calmo, molto tranquillo ed io mi sento pari pari al clima con l'unica differenza che il mio intento è scatenarmi mentre lui è meglio resti fermo così.

10 minuti e sono in zona partenza,  6,15/20 ...anche troppo presto a dire il vero ma  poter fare le cose con estrema calma è veramente molto importante e proficuo nei pre gara.

L'intento è prendere un caffè, i bar sono ancora tutti chiusi, erano aperti in zona Verbania paese ma .... " lo prendo a Pallanza che è meglio ".
Decisione del cavolo,  entro in un albergo il cui segretario mi chiede:
- alloggia qui ?
- "no sono qui per la gara e desideravo caffè ma i bar sono tutti chiusi potrebbe farmi la cortesia di?
-  mi dispiace ma se lo se lo faccio a lei  lo devo fare a tutti"

Mi guardo in giro, non c'è anima viva, sorrido....... pazienza .
Saluto specificando che non l'avrei comunque detto a nessuno.

L'acqua al contatto pedestre non sembra neanche malvagia ma so per certo che una volta immerso la sensazione sarà molto meno calda  ....ho comunque l'arma in pugno, acquistata la sera prima in farmacia.
Creando l'invidia di tutti gli altri :-) sfodero il tubetto di crema scalda muscoli all'arnica.
" mi raccomando se ne dia poca che brucia".
Me ne do poca, non abbondo ma 30 minuti prima  è veramente un po' presto,  25 minuti prima del via non sto più nella pelle.

Lisa arriva poco prima delle 7,00  per lei e i partecipanti alla short , briefing , vestizione e spostamento in zona di partenza sarebbe iniziata dopo il nostro via.

Di giallo vestito, un  po' teso un po' no affronto il tempo rimanente facendo un paio di corsette scalda muscoli (ormai bruciati)/scarica tensione, metto in ordine tutte le mie cosine , scherzo coi ragazzi e cip cip muci muci con Lisa.



Il clima è giusto,  il cielo pulito, salterà fuori una bella giornata di sole, il lago è tranquillo e più basso dello scorso anno cosa che agevolerà alcune uscite.
L'acqua è più fredda ma ....senza muta sicuramente convinto che sia la scelta migliore ed una volta entrato nell'acqua ed atteso quel minutino prima del via i problemi spariranno.
E' freddino ..... devo dirlo ..... la parte iniziale sarà sicuramente la più dura e la meno favorevole alle mie caratteristiche a causa del molto nuoto rispetto alla corsa, complice l'attraversamento delle isole.


Andrea Pelo di Giorgio dotazione di serie : 

Nome francesizzato (non per amore oltralpino) : Pelò 

Body Idrodinamico Domani Arriva Sempre ( ALE')

Occhialini Gialli con lenti nere

Cuffia Rossa SwimRun Cheers

Palette grandi nere con fori e scritte vecchie

5 Inkospor Energy Gel  Gusto Ice The, gustoso e pratico visto che si può assumere anche senz'acqua a posteriori. #eccezzionale

Calzini  a compressione blu per confondersi nelle acque appositamente forniti da Outdoor and Trekking Store

Hoka One One Clayton2 testate in allenamento SwimRun in riviera romagnola. Leggere (220 gr) , reattive al passo allegro, veloci nel drenaggio dell'acqua, ferme attorno al piede, galleggianti grazie alla tomaia leggermente "cicciona" e gialleggianti come piace a me #fantastiche.











Capelli ...anche troppi che tendono ad espellere la cuffia mentre nuoto muovendo gli occhialini creando una fuoriuscita di parolacce  causa "fuorientrata" di acqua

Baci e abbracci di Lisa come se piovesse :-)


Il via viene dato alle 7,00 in punto o più o meno nel mentre mi do del somaro per essere stato uno dei primi ad entrare in acqua.
Mi servono quasi 200 metri per digerire la freschezza e rompere il fiato acquisendo un ritmo natatorio ben bilanciato con la respirazione.
Mi allungo recuperando qualche posizione persa in partenza mentre, staccandomi dalla riva, percepisco che quell'acqua forse non ha intenzione di rimanere fissa sui 21 gradi.
Lingue di acqua fresca si presentano lasciandosi attraversare senza opporre una benché minima resistenza.
Il tempo in acqua non è veloce, il fisico non sale di temperatura, la sensazione di brividi sulle braccia diventa costante dalla seconda parte della frazione per non sfuggire praticamente più aggiungendo nelle frazioni seguenti anche l'intorpidimento delle dita "manestri".
Sensazione di fresco confermata anche dai tendini d'Achille che risultano inchiodati nelle prime centinaia di metri (corsa scomoda, leggermente dolorosa e piatta) all'uscita sulla fantastica Isola Bella.
Questione di pochi metri, circa 400 e si rientra nell'acqua del lago con un corpo ancora "brisee".
Iter che proseguirà in peggioramento fino all'uscita sull'altra sponda del lago, dove ero certo ci sarebbe stato il ritrovamento delle condizioni ideali.
Lo avevo messo tra le probabilità (non a caso la crema scalda muscoli) , c'era solo da stringere un attimo i denti, mantenere la tranquillità e trascinarmi al meglio fino alla sponda.
Con la muta sarebbe stata un altra cosa ma,  certo di aver fatto la scelta giusta ....e poi è o non è una gara nordica ?
Accolgo l'uscita dal lago con un ovazione,  il primo è poco avanti, ha una stazza immensa ...tre volte me, la corsa non sarà il suo forte ...penso,  il secondo è con me ed il quarto subito dietro.
La corsa parte subito veloce e battagliera, con qualche sorpasso e risorpasso per prendere e cercar di mantenere la testa.
Come da previsione la montagna umana perde terreno nella salita, in breve ci troviamo in tre , tutti al gancio in quel paio di km di impegnativa salita che portano al primo ristoro.
"Basilare reintegrare ai ristori, bere, assumere gel, energie"
Eseguo alla lettera  ma molto ben organizzato.
Nel preciso momento che gli occhi vedono il tavolino la mano rapida estrae da sotto la gamba del body la prima confezione di Energy Gel Inkospor ,  lo apro ed ingerisco velocemente tenendo la confezione in mano per abbandonarla al ristoro, non per la strada.
All'arrivo al tavolo afferro due bicchieri, acqua e sali, ingurgito velocemente e riparto velocemente mentre i miei diretti avversari sono ancora alle prese con la loro integrazione.
70 metri , 100 ed inizia la discesa verso il lago,  la spingo ampliando al massimo falcata e frequenza, la ricordo passo dopo passo quella strada fino all'entrata in acqua dove arrivo con cuffia già inserita, occhiali da vista sotto al body e occhialini , non graduati, pronti a calare sugli occhi.
Pluff, acqua fresca ma goduriosa ...il corpo si è finalmente riscaldato.
Mi distendo nell'acqua senza troppe preoccupazioni, nuoto lungo con una buona e proficua bracciata che mi accompagna fino all'uscita di quel tratto d'acqua vissuto senza velo di freddo sulla pelle.
Spiaggia, giardini e modalità corsa verso l'alto e verso il tratto più impegnativo del percorso podistico.
Qualche tornante in asfalto fino alla "storica" (per chi era presente lo scorso anno) curva a destra nella cui sinistra immediata vi è l'inserimento selvaggio nella natura.
Facendo tesoro dell'esperienza 2016,  in cui i soliti stromzetti avevano tolto le segnalazioni, l'entrata è obbligata da un mezzo fuoristrada di traverso con tanto di sbarramento in legno.
A sx, senza possibilità di errore , attraverso un sentiero inerpicato tra rocce, sterpi e salita in cui la parola correre non è praticamente contemplata.
Segnalato magicamente, senza possibilità di errore con bandelle bianche/rosse super visibili in ogni dove e selvatico duro come lo #swimrun deve essere.
Viaggio tranquillo, il corpo mi segue, mi racconta (con dimostrazione annessa) di una buona forma non trasmettendomi nessun sintomo ne paure di eventuali cedimenti.
Lo ascolto e spingo, per tutta la salita e per la discesa seguente stupendomi del comportamento della mie Clayton 2 #hokaoneone, da strada, precise e rigide il giusto per passare sui sassi senza nessuna ripercussione al piede.
Le lancio in discesa , passo le bandelle pendenti da un paio di alberi, mi assento un po' con la mente e dopo pochi minuti  arrivo ad un bivio
NESSUNA SEGNALAZIONE !!!

Stop immediato, parole poco gentili nei miei confronti.
Mi accuso di essermi distratto nei pensieri ed aver dormito la segnalazione di svolta (non sarebbe la prima volta )
Porca trota, porca trota,  ripercorro la strada in salita fino alle bandelle penzolanti , poi ritorno al bivio, nessuna curva possibile.
- Non ho dormito!!!
Ritorno su , poi giù ancora,  un paio di bandelle sono state tolte, lo noto dalla presenza di due piccoli nodi in un ramo, poi più niente, la pulizia è stata certosina, mirata.
I soliti stronzi, forse quelli dell'anno prima ancora una volta si sopraffatti dalla mania del fare pulizia volutamente danneggiando il lavoro di chi con tempo e passione si sbatte per organizzare qualcosa.
Sono sull'agonisticamente incazzato anche se ancora, nonostante i minuti persi, non sono stato sorpassato.
Provo la strada che porta dritto al bivio, qualche centinaia di metri  e nessuna segnalazione,  rientro  e decido per l'altra che a giudicare dal rumore che proviene porta al lungo lago.
Scendo e ritrovo visivamente un tratto percorso l'anno prima .
Torno sereno,  200 metri dopo incontro Veronica,  sosto 20/30 secondi ..... le spiego la situazione in modo che salga e cerchi di segnalare il danno e riparto con la sua conferma della mia prima posizione.
Non è ancora finita,  la freccia a dx mi indica il lungo lago ma poi la freccia a sx, che dovrebbe indicarmi l'inversione di marcia, per inserirsi nella pedonabile se la sono portata via .
Corro dritto,  qualche centinaia di metri, fino a quando non vedendo niente davanti giro la testa seguendo il lago.
La in fondo nella spiaggetta scorgo due giubottini gialli dello staff.
Posso dire Cazzo ?
Inversione di marcia, passo furibondo, fuori giri  per il rientro sul percorso che avviene insieme all'atleta staccato al primo pit stop .
Impreco un po',  scendiamo insieme verso la spiaggia, percorriamo il pontile ed entriamo in acqua non prima di sentirmi dire che sono terzo.
Lui conferma dicendo che c'è un altro davanti io ...... dico la verità ? ....sono leggermente incarognito.
Siamo sulla punta nord del lago, la dove c'è l'immissione del Toce, capace di abbassare la temperatura dell'acqua anche di dieci gradi senza batter ciglio .
Spero che il Toce sia più magnanimo del 2016,  in quel momento però sono intento a non lasciar sfuggire il mio avversario che inizialmente sembra avvantaggiarsi.
Mi serve sempre un po' di tempo per allungarmi ed ottenere il massimo dalla mia nuotata, pian piano le cose cambiano , lo affianco e sorpasso lasciando a lui il gusto di stare in scia.
Torna il pensiero Toce,  qualche piccola lingua d'acqua gelida avverte che sarà sempre lo stesso. L'immissione è lì, la sponda del lago finisce davanti  agli occhi lasciando spazio al letto del fiume che si distende verso i monti.
Non ci sarà nessuna pietà, poche bracciate e di qui a lì  passa dai 19, più o meno, ai 10/11 circa.
E' come se qualcuno di grosso e potente mi stringesse il costato con forza .
Non respiro, la cassa toracica è come bloccata, non ha praticamente nessuna dilatazione.
E' una violenta sensazione di paura ..... tiro fuori la testa, urlo, mentre sbraccio ordinando alla mente di ragionare.
L'arrivo del poliziotto sulla moto d'acqua è immediato.
- tutto a posto ?
Confermo lo stato di ok , mentre pian piano comincio ad allungarmi rallentando la frequenza ed inserendo la testa sotto  abituandomi pian piano a quel freddo.
Allontanare la paura tensitiva riacquistando la calma d'esercizio.   il compito.
I metri delicati scivolano alle mie spalle la temperatura dell'acqua torna nella normalità mentre proseguo, ora, sicuro verso la sponda.
Il mio avversario ha sicuramente subito maggiormente l'azione del Toce,  non lo vedo più ma sono tranquillo vista la presenza dei mezzi della polizia sul tratto.
All'uscita una ragazza mi incita:
- forza hai solo 3 minuti dal primo.
3 minuti ? ...... cavoli sono molti, niente niente che abbia un ritmo Run deciso sono veramente tanti da recuperare.
Esco comunque deciso e battagliero, pianto un ritmo di corsa importante e redditizio alimentato dalla propulsione di poter, dover,  provare il recupero.
E' la strada che porta al lago di Mergozzo....la ricordo bene.
Neanche tanto e scorgo la sagoma  di chi mi anticipa.
Probabilmente era un tre minuti preso molto alla buona, le tensioni si alleggeriscono, il nervoso scivola via,  la percezione visiva mi carica di potenza, fiducia.
La percezione del recupero, la certezza del raggiungerlo è gustosissima.
Un po' come un falco, respirando il mio ritmo, arrivo sulla preda.
E' Ivan, ci conosciamo, entrambi c'eravamo nel 2016,  forse siamo entrambi stanchi, forse non ci
capiamo o forse è tattica
- Sei il primo ?
- Faccio la corta,  sei tu il primo.
Mumble mumble mumble, ci penso un po' su ( non sono probabilmente così fresco ....sapevo bene che faceva la lunga , siamo partiti insieme)  poi lascio scorrere il pensiero continuando nella mia corsa già più rilassata.
Ho il tempo per un altro errorino (mio) che mi porta ad entrare in acqua nel lago di Mergozzo insieme a lui.
L'acqua è calda, goduriosa , facciamo un paio di chiacchere prima di immergerci ed affrontare allo stesso ritmo quei 600 metri di nuoto.
Una volta in piedi riprendo la mia strada  verso il lago Maggiore e ricreando spazio tra noi due.
Continuo a correre bene, fresco ed agile.
Sono circa 3,5 km  prima della frazione bastarda natatoria.
Sono 1.800 lunghi metri percorsi con un po di stanchezza nelle spalle e la rogna della cuffia che tende ad uscire trainando con se gli occhialini.
L'unico pensiero che non ho è quello della rotta,  una canottiera di servizio me la traccia , le nuoto a fianco, dietro  tenendola sempre sotto occhio riuscendo anche, dopo tre, quattro soste a sistemare cuffia ed occhialini,  ....non ci sono più problemi.
Vedo la boa gialla , la spiaggia d'uscita, la rampa per salire nel lungo lago.  E' praticamente fatta anche se all'uscita di quella lunga ed impegnativa frazione barcollo leggermente.
Sguardo indietro, sono solo, ingurgito il mio ultimo Energy Gel Inkospor riacquisisco velocemente equilibrio e, con passo sicuro ed esteso, corro verso Verbania Pallanza.
I 1.500 metri di nuoto  non rappresentano più un ostacolo, ora sono la passerella finale. So che potrò affrontarli con tranquillità godendomi bracciata dopo bracciata la prestazione nella 2° edizione di Swim Run Cheers la gara di swimrun nordico in Italia che (Yuppie Yuppie) si corre singolarmente.
Il giro dell'isola arriva presto, il ritorno è un po' più lungo, forse la corrente non è proprio favorevole, forse è solo un impressione.
Lascio che l'arco gonfiabile  si avvicini in tutta la sua lentezza e che quel piacevolissimo attimo si impossessi di tutta lamia persona bracciata dopo bracciata, controllo rotta dopo controllo rotta ....... tranquillamente, ...... molto tranquillamente.
E' sempre un dispiacere uscire da qualcosa che ti regala emozioni ma lì, proprio sotto quell'arco, c'è una sferzata di adrenalina pura.
Non mi resta altro che entrarci dentro, in piedi a braccia alzate.
E' un sorriso magico, profondo, mio, lo condivido subito con Lisa facendolo diventare nostro.

Il frastuono, lo speaker, l'ambiente , Lisa che mi ha dice di esser stata bene nel corso della gara (2° donna), la festa ....quante emozioni nel soffio di un attimo
#avoltecapita
...... merci monsieur Pelò

#swimruncheers, #nordicodentro

Domani Arriva Sempre
Andrea Pelo di Giorgio




























venerdì 16 giugno 2017

Cognizione di causa

Non ce l'ho fatta,
non è assolutamente un problema, anzi , come sempre sono molto contento di averci provato, di aver dato il massimo ed aver seguito l'istinto che pulsava dentro spingendomi verso la mia "novecolli swimrun"
Stop a metà evento, su mia scelta effettuata con estrema lucidità (oggi più che mai felice di averla fatta) comunicando nel mezzo di un sacrosanto temporale al grande amico Oliver che l'ora dello stop era sopraggiunta.
Ore 2,30 a sedici ore e trenta dalla partenza effettuata dalla spiaggia libera di Cervia finiva il gioco NoveColli SwimRun
Tranquillo, non dico sorridente ma tranquillo e certo di aver valutato tutte le possibilità eventuali che sarebbero potute succedere di lì in avanti.

FUORI IL COLPEVOLE !!!  allora

E fuori sia, a distanza di qualche giorno e anche di consulenza esterne la situazione è stata valutata un po' sotto tutti gli aspetti, partendo dalla prima e cioè che probabilmente, per tante ragioni, non ero poi così pronto per stare sulle gambe per così tanto tempo dopo uno dispendio energetico natatorio non da poco.
Eppure fisicamente non posso dire che stavo male, i "dolori" erano i classici che sento in competizioni sulla lunga distanza, niente meno, niente più  con l'evidente differenza di un movimento corto ed una flessibilità sparita del tutto.
Un paio di bastoncini secchi sotto un tronco secco anch'esso.
Aridità muscolare tendinea sopraggiunta per disidratazione questa è l'impressione che aveva chi mi guardava da fuori.
Io provo a dire che non dovevo agire di conserva nella prima parte, dovevo osare di più ma probabilmente è una teoria molto più fantasiosa.

Nessuna sensazione percepita mentre tranquillo, in compagnia dell'amico Andrea Antoniacci, sbracciavo nella calma del mare Adriatico dentro al mio pigiama da nuoto Zoot Prophet.
Un contesto a dire poco affascinante, sopraffatti ed attorniati da minacciosi ed al contempo splendidi cumulinembi.
Nel lontano orizzonte qualcosa di potente stava succedendo, l'imperfezione visiva, confermata dal brontolio dei tuoni, garantiva rovesci temporaleschi.
Tuoni e sporadiche scariche di energia cadute in acqua (fortunatamente lontano) confermavano la tesi mentre magicamente il mare e l'aria si mantenevano calme permettendoci una tranquilla nuotata ed una temperatura assai gradevole.
Due ore e venti di acqua per coprire gli otto chilometri del percorso natatorio.
Tranquilli, calmi , facili ma molto più dispendiosi di quanto in realtà non percepissi.
Una borraccia di Mineral light Inkospor  è poca cosa rispetto a quanto speso (somarello) e sicuramente è poco il tempo che do al mio corpo per reintegrare prima di riprendere a spendere, ma non ci penso sono distratto dagli amici, dalle chiacchere e dall'ambiente di quella gara così poetica ed estremamente dura.
Mi sento bene, una volta recuperato il calore dei piedi (scappato nella passeggiata a piedi nudi dal mare fino alla zona partenza) mi sembra che tutto stia, sia al posto giusto. 
Probabilmente è il potere dell'euforia che nasconde ancor meglio le magagne nascoste visto che la
sensazione ottimale  ben presto comincia ad essere macchiata da qualcosa di strano, di non precisamente definito che mi porta ad esclamare,tra una cavolata e l'altra  (in fondo rimango il solito cazzone) "teniamo un ritmo troppo allegro". 
IRREALE, ai 6 min/km .... partiti da poco ...non si può avere quella sensazione.

Arrivo puntuale alla partenza ufficiale dai Sette Crociari (anomalo) dopo 21 km corsi  in allegria a spasso tra gli amici, poche centinaia di metri e la strada comincia a pendere.
Sapiente di quello che è la novecolli running decido di prenderla con garbo lasciando girar le gambe ad un ritmo inferiore rispetto alle mie memorie e sopratutto mantenendo una "costanza d'esercizio" che d'inizio definisco voluta ma che ben presto capirò imposta.
Costanza che (stranamente) rimane invariata anche in discesa,  non riesco ad allungare la gamba, il passo, la frequenza andando anche ad impattare contro la forza di gravità che cerca di farmi scivolare più velocemente.  Qualcosa mi trattiene inducendomi una frenata che si tramuterà ben presto in "sofferenza" muscolare/articolare mentre chiunque mi sfila staccandomi .... almeno fino alla salita successiva nella quale, non variando il ritmo, pian piano recupero.
Già a Polenta sono completamente incancrenito dentro ad un monoritmo dalla simpatia zero dal quale non riesco ad uscire, soffrendone l'imposizione.
Manca la libertà di corsa
Continuo però a star bene fisicamente e ad inserire tutte quelle sensazioni nel capitolo "normali sensazioni da sforzo fisico prolungato" compreso il ritmo lento che probabilmente è la parte che soffro di più nelle ultra.
Fisico, mente, umore e muscoli fanno tutti il loro dovere ma rimango statico in quel passo che non fa altro che trasmettermi le sensazioni di una corsa piatta in cui c'è solo da lasciar passare il tempo subendo la mancanza di una qualsiasi incisività e soffrendo l'assenza assoluta di elasticità.
Reagisco parzialmente all'attacco della salita di Pieve di Rivoschio, non è molto ma  fa già la differenza, recupero bene su vari compagni di avventura e respiro la piacevole sensazione competitiva.
Rimane però un azione mentalmente forzata, necessita di molta concentrazione per mantenerla attiva garantendomi un passo che invece dovrebbe fuoriuscire dalle gambe naturalmente.
E'  sufficiente  lasciar divagare il pensiero per un attimo  che il ritmo ricade automaticamente in monomodalità .
Va così, mi sto muscolarmente e tendineamente seccando, inaridendo.
La dura discesa da Pieve di Rivoschio   sarà probabilmente il punto di svolta della mia situazione fisica, il punto in cui la mia azione si frenerà ancor di più irrigidendo anche la parte superiore del corpo.
4/5 km  sofferti, movimenti  sempre più corti con muscoli delle gambe sempre più impegnati nel frenare come ad evitare uno sbullonamento di qualsiasi giuntura di esse.
A nulla vale (in termini prestazioni) il manforte che mi viene data dagli amici, sono  "drammaticamente" in calando.
E' la successiva salita di Ciola che mi presenta il conto rallentando il mio ritmo anche nella pendenza verso l'alto in cui solitamente recuperavo; ora correndo  vengo tranquillamente sorpassato anche da chi sta camminando, pian piano scivolo indietro incominciando ad avere in cascina un ritardo sempre più importante rispetto ai miei parametri delle edizioni passate.
Ma in fondo sto bene,  ovvero, quella che vivo non è comunque una tragedia di sofferenza fisica ma solo una sensazione di impotenza nel non arrivare neanche vicino a ciò che dovrebbe essere, solitamente, una normalità .
Un po' come mettere dei fermi elettronici ad un auto lasciandole parzialmente la corsa del pedale del gas nulla.
L'apparizione di Lisa prima della fine della salita di Ciola mi regala un grosso sorriso e la felicità per un "noi sappiamo perché".
Mi sgambetta a fianco per un pò, osservandomi attentamente, nel tratto finale di quella salita che  ritengo una delle più impegnative di tutta la NCR, prima di rientrare a casa mantenendo però una presenza costante in me.
La lunga discesa da Ciola mi conferma di quanto in realtà sia in ritardo, è già buio pesante, non sono più minuti e la proiezione di arrivo alla cima Barbotto è infatti spostata molto in avanti.  Passo Mercato Saraceno, la salita del Barbotto si stende davanti a me,  .....poche centinaia di metri e, accorgendomi che in quel momento corro più lentamente della mia poco incisiva camminata comincio ad andare al passo.
La rinomatissima salita, ad ogni modo mi scivola via abbastanza velocemente chiacchierando del più e il meno o tra il lusco e il brusco.
Sono le 11,30 quando arrivo affamato al ristoro del Barbotto,  oltre 2 ore di ritardo ....... oltre.
Mi cambio, mangio con la dovuta calma e riparto con l'ausilio dei miei bastoncini da Nordic  Walking ai quali, nei pensieri del pre gara, ho assegnato il compito di alleggerire l'impegno muscolare  delle gambe nella seconda parte.
Pensiero Stupendo ...cantava Patty Pravo ... giusto il pensiero perché nella realtà il movimento lungo del nordic non viene neanche se mi metto in ginocchio.
Accompagnato dal buio della notte, da un meteo tornato ad essere instabile, ristabilita la temperatura corporea insieme ad un ritmo che ormai non aveva più senso di essere copro uno dei tratti meno inebrianti ( a mio avviso) della competizione che porta fino al bivio in cui la gara ciclistica  divide  i 130 km dai 200.
La pioggia ormai scende decisa,  ho tolto la morbida felpa Domani Arriva Sempre usata per riscaldarmi, indosso il giubbotto tecnico D.A.S. ed anche il giubbotto in goretex sostenuto  per evitare l'inzuppamento.
A fianco, già da Mercato Saraceno, c'è Oliver (in quel frangente in auto), il programma lo vede correre insieme a me per tutti i 50 km dell'anello Ponte Uso - Ponte Uso (aveva già corso  la salita del Barbotto e parte del transito fino al bivio).
Al ristoro "deviazione" capisco di essere ormai ai limiti temporali, da dietro infatti il camion scopa si fa sotto facendo vittime su vittime .
Mancano 4,5 km a Ponte Uso ..... 45 minuti di tempo.
- Sono tutti  in discesa mi dice il responsabile del ristoro per darmi man forte.
- appunto,  rispondo smorfiando.
I conti non sono difficili, il mio tempo al km è quello, a forzare un po', a violentarmi posso starci dentro ma poi  ?
100 km ancora con l'obbligo di recuperare sul tempo massimo con due tronchi  al posto delle gambe? Obiettivamente molto improbabile.
Comunque riparto, mi rimetto in movimento mentre Oliver si allontana con l'auto.
Viene giù il mondo dal cielo,  un temporale di intensa intensità si rovescia sulla strada e su Pelò  che nel contempo ragiona, pensa, calcola ripassando ciò che è successo, ciò che comporterebbe l'intestardirsi e ciò che nelle settimane successive è già in programma.
C'è una cognizione di causa un filo logico, una coerenza che in questa particolare occasione va eseguita,  non ha nessun senso fare "l'eroe" ...... 5 km forse 10 in più con il rischio di creare dei danni.
E' nel pieno del temporale che affianco Oliver  e guardandolo dal finestrino spingo lo stop del mio fido garmin.
Sono passate oltre 16 ore dalla partenza del nuoto, la NoveColli SwimRun finisce lì.

Un leggero velo di amaro mi avvolge, innegabile, ma la consapevolezza di aver fatto ciò che dovevo e mi fa stare in pace col mondo.
Oliver non fa una piega, non dice niente, mi conosce molto bene e sa che se ho deciso così vuol dire che non era più il caso.
Mi apre l'auto , mi passa il vestiario asciutto  per potermi cambiare e allegramente mi accompagna fino al caldo abbraccio di Lisa ed al nostro impagabile materasso memory.

Sconfitta, incompiuta, fallimento ?
Per me è stata un esperienza importante, splendida in tanti dei suoi aspetti.
Utile nell'aiutarmi a capire particolari molto importanti, legati a me, alle mie possibilità, ai tempi necessari e magari alle modifiche che servono per compiere uno swimrun di dimensioni giganti.
La mia filosofia mi racconta che quando do il massimo non ho mai perso.
Comunque vadano le cose, ci sono delle emozioni, delle sensazioni che nascono e modificano il mio essere dal punto in cui comincio a pensare ad un progetto fino alla sua organizzazione ed attuazione. Loro rimarranno impresse dentro di me per il resto della mia vita compreso anche il sapore amarognolo del dover abbandonare,  fa parte del gioco, fa parte di me,  .... mi aiuta a crescere sia sportivamente che nella vita.

Ci sono tanti grazie, ci sono tante persone che non ho nominato durante queste righe per una questione di stile narratorio.

C'è il piacere di esserci, di vivere un altra volta la poesia unica che la NCR è in grado di trasferire agli atleti nel corso dell'avventura, la grande stima nei confronti di Mario Castagnoli, il piacere di rivedere amici che considero tali nonostante le rare occasioni.

Grazie a Lisa che mi è stata vicina ed è apparsa quando probabilmente sarei dovuto esser io a non esser lì e starle vicino, a Oliver unico ed insostituibile amico ed a tutti  gli amici come Andrea, Giulia, Daniele, Elena, Gaelle, Oscar, Belinda, Riccardo, Claudio, Cristian, Debora, Andrea, Daniele,Valeria, Gisella, Nerio ecc. ecc. che sono stati presenti a questo mio divagare sportivo mentale.

Grazie ai miei fantastici patners tecnici che accompagnano il mio divagare sportivo in questo fantastico 2017


Inkospor la mia energia aggiunta #iousoinkospor;






Hoka One One con le Huaka 2 stratosferiche per queste lunghe distanze, leggere, precise, performanti oltre ad una comodità estrema per i piedi;














Outdoor and Trekking Store Ravenna e Faenza,  tecnicamente preparatissimi e sempre disponibili nei miei confronti;







Zoot:  il mio guanto per una comoda e veloce performance in acqua e  ....per l'amore sicuro :-D ;









Just Pilates Studio : l'officina del mio corpo ;















Piscina di Cesenatico  un viaggio costante nella gradevole temperatura della loro vasca ;














Amref Health Africa per far star bene il cuore


#NovecolliSwimRun ... felice di averla provata


Domani Arriva Sempre
Andrea Pelo di Giorgio

giovedì 8 giugno 2017

Non ci siamo ma ci siamo - Unogas Energy Run Night

La comunicazione della nostra presenza,  questo è l'obiettivo del seguente post, comunicare al maggior numero di sportivi e aspiranti tali che l'evento estivo del Bagno Delfino verrà effettuato anche in questo 2017.

La scelta, direi obbligata al giorno d'oggi, di trovare partner commerciali che sostengano ed aiutino le manifestazioni a crescere sia come importanza che come attività presenti si scontra, purtroppo, con alcuni statuti di rinomati portali dedicati al mondo del podismo presi come riferimento per organizzare i propri calendari podistici o per trovare la corsa dell'ultimo minuto.

Per Domani Arriva Sempre non essere presente con il proprio evento su tali realtà, è chiaramente un grosso peccato ed una "mancata visibilità" che stiamo cercando di ovviare attraverso una presenza costante su Facebook , con campagne dedicate oltre al lavoro interno,  sui campi gara (laddove riusciamo) attraverso il volantinaggio e sui nostri siti come www.domaniarrivasempre.com ed il mio blog personale.

Ciò che speriamo  è che queste voci vengano assorbite, prese in considerazione e possibilmente rigirate, ritwittate e condivise sulle vostre pagine.

Per quel che riguarda l'evoluzione dell'appuntamento Delfino Run  ci siamo mossi al fine di creare un appuntamento che copra l'intero week end (14/15/16 Luglio) offrendo un programma vario e denso di appuntamenti di cui molti a carattere gratuito.
L'evento sarà supportato principalmente da Unogas azienda italiana di fornitura energia e si svolgerà nello splendido contesto della pineta e spiaggia di Pinarella grazie alla disponibilità del Bagno Delfino 131  .

Venerdì e Domenica si alterneranno attività come lo SwimRun, il Nordic Walking, Yoga, Stretch and Flex, Slake Line , Run Your Dog lasciando anche uno spazio dedicato alle parole di un personaggio sportivo/autore di libri che intratterrà il pubblico accorso ; Sabato sarà principalmente dedicato alla corsa con l'appuntamento dei bambini e quello serale degli adulti, da quest'anno è prevista anche una distanza di 20 km che consentirà ai podisti di percorrere lo splendido anello una volta con la luce solare ed una con la luce artificiale vivendone le diversità  emozionali.

Informazioni ed aggiornamenti sempre presenti sull'evento Facebook   (clicca lì) e sulle pagine dell'evento sul sito Domani Arriva Sempre (clicca lì) .
Dal sito, cliccando sull'attività di vostro interesse arriverete a tutte le informazioni del caso.

Ricordo inoltre, per quel che riguarda la podistica, la premiazione delle prime 10 squadre con più partecipanti (premi in natura offerti da "La Cervese Carni" )  e la presenza di due, ormai storici prosciutti vacanti, ben conosciuti dalle gambe veloci.

Come ogni anno  ristoro pasta party allegria e filosofia Domani Arriva Sempre

Un grazie di cuore a Inkospor , Outdoor & Trekking Store , La Cervese, Tipico, Just Pilates studio, Sessantallora, Il Chiosco del Lago, Qwine, Ristorante il Moro, il ranch di pluto, Extrema thule, L'ora degli animali

1 € di ogni iscrizione sarà donato ad Amref Health Africa a sostegno delle campagne solidali in corso










#siici

Iscrizioni agevolate (fin al 14 giugno)


Non ci siamo ma ci siamo   14/15/16 luglio, Bagno Delfino 131
                            Unogas Energy Run Night 

Domani Arriva Sempre
Andrea Pelo di Giorgio



lunedì 29 maggio 2017

Quaqquaraqqua - L'odissea Samsung S7 Edge

Può capitare che cada e può capitare che una di quelle volte cada veramente male, di taglio.
Il rumore sordo fa capire che quanto è successo ha sicuramente comportato danni gravi.
Lo schermo è una ragnatela, ma quello in fondo non è poi così grave anzi avrebbe uniformato questo mio ultimo cellulare (qualche mese di vita) a tutti gli altri avuti in precedenza, ma non  va più, ha colori strani, non mostra più le immagini ed al tocco chiama effettua chiamate random o operazioni che chiaramente non riesco a decifrare.

Un po' nervosetto, per il danno fatto, lo porto all'assistenza Vodafone del rinomato centro di Cesena)dove ho effettuato quasi tutti i miei abbonamenti/acquisti da poi che esiste il cellulare.

E' il 15 febbraio 2017.

Capto già dai discorsi, mi viene anche sottolineato, che i tempi non sono dei più veloci per via della non consegna dei pezzi di ricambio da parte della casa madre.
Non avendo altre alternative lascio il relitto S7 Edge  uscendone con un muletto offertomi, molto gentilmente,  dal centro ed un preventivo che toglie il fiato ....310, 00 €   pari quasi al valore del telefono acquisito con l'abbonamento, ma non posso dire niente perché il danno l'ho fatto io e l'assicurazione caso non l'avevo fatta.
L'opzione di poter avere un telefono in aggiunta con la stessa offerta (a rate nella bolletta) è legata all'apertura di un nuovo abbonamento con il vincolo di una ricarica automatica di almeno 10 € mensili più la rata del nuovo device (si chiama così) + la rata del vecchio non è chiaramente conveniente.

E' il 29 maggio e ho ancora il muletto in mano.

La gentile risposta che mi viene data  è sempre quella,
"Samsung non ci manda i pezzi di ricambio, non li manda ai riparatori" , ma se vuole lo spediamo a loro che lo riparano e glielo mandano con un costo maggiore  ( previsti non meno di 390,00 €).
In alternativa attende con il nostro muletto  che arrivino i ricambi sui quali però non siamo in grado di fare previsioni.

In aggiunta alle mie cortese lamentele e richieste di informazioni mi viene anche detto che:
"se ci fosse un servizio clienti Samsung al quale lamentarsi per poter sapere l'arrivo dei pezzi crede che non lo useremmo noi ? "

Ammesso e non concesso che la verità sia di casa al reparto assistenza del "mio" centro Vodafone mi sono premurato di chiamare il numero assistenza clienti della compagnia che increduli sulla situazione mi hanno garantito un sollecito e una informazione più dettagliata entro entro domani.


Attendo il domani ....che arriva sempre..... fiducioso almeno di conoscere chi tra il centro assistenza e  il colosso Numero 1 o 2 della tecnologia mondiale sta facendo la figura da Quaqquaraqqua

Andrea Pelo di Giorgio
Domani Arriva Sempre