lunedì 11 dicembre 2017

campanello

La porta sul mondo che non c'è può avere il campanello nella mente di ognuno di noi

Andrea Pelo di Giorgio 

sabato 18 novembre 2017

Libro ....uno a caso :-)

Un libro è sempre un libro

Puoi leggerlo, rileggerlo, ri-rileggerlo ancora una volta che non smetterà mai di piacerti;
puoi scorrerlo leggermente rimandone esterno oppure profondamente lasciando libera l'immaginazione di farti sentire parte della narrazione.

Stimola pensiero, fantasia, capacità d'immaginare accrescendo, pagina dopo pagina, l'acquolina per la scoperta del finale.
Bello o brutto che sia lascia sempre una parte (anche piccola) di cultura aggiunta.
Un libro non è mai vecchio e non passa mai di moda.

Il mio "Esco a Fare 4 Passi" - Miraggi Edizioni - è uscito nel 2015
Ne ho venduti almeno  3
ho effettuato (non senza imbarazzo) il mio autografo più di 7 volte

Di tanto in tanto lo riprendo,
ne leggo un pezzo, poi un altro
è leggero ma in fondo neanche tanto
vuole divertire, far pensare, sprona a fare e cerca di regalare un sorriso.

Potrebbe essere un simpatico pensiero per l'imminente  Natale.
Per questo ho pensato di lasciare una traccia informativa.

Mi assumo tutte le responsabilità.

Andrea Pelo di Giorgio
Domani Arriva Sempre










domenica 12 novembre 2017

Pelò Hoka One One - Time to fly









Belle, leggere, comode, reattive e protettive

a mio avviso sono queste le caratteristiche che le accomunano e che donano al podista la tranquillità di avere la scarpa giusta ai piedi, anche nel caso di atleti "non conformi" come me spesso e volentieri fuori dalle "regole"

Hoka One One è la sorpresa che ha ricoperto i miei piedi in questo 2017 denso di soddisfazioni.

La "colpa" è di Outdoor and Trekking Store  , di Massimo e il Moro, con i quali intrattenevo una amabile discussione  sul tema "coperture ideali per Pelò vista la trasversalità sportiva in essere".
La proposta è stata l'invito a provare una scarpa di quelle da me scartate a priori per via della tomaia cicciona.
Il mio modo di ragionare mi ha sempre confermato che le ciccione, in quanto tali, mi avrebbero sicuramente tolto la sensazione di contatto col terreno cosa che, sempre secondo un mio personale parere, rende anonima la corsa togliendole la sensazione primaria oltre che ad aggiungerle un peso di troppo, altro parametro che non amo nelle scarpe running.

Quel giorno lì andò diverso,  non so se ero particolarmente predisposto io o se fu la bravura e tecnicità dei ragazzi Outdoor,  fatto sta che ne uscii  con un paio di scarpe al seguito.

Non pesanti in effetti,  260 grammi, belle ma ..... leggermente sopraelevate.
"Provale e facci sapere come ti trovi" poi ne parliamo.

Le provo con decisione, un uscita da 10 km tranquilla per la prima sensazione seguita a pochi giorni di distanza dalla 50 km delle Terre di Siena.
Ne esco entusiasta, leggere, comode, reattive, protettive e sensibili per il piede.
Percepisco la sensazione del terreno, non mi sembra affatto di esserne staccato, hanno una leggerezza di corsa sorprendente e ti rendono il padrone assoluto della tua corsa.
Rispondono al nome di  Huaka 2,..... Hoka One One Huaka2.

Torno da Outdoor entusiasta,  studio la gamma di prodotto scendendo verso il più leggero.
Il mio desiderio è quello di avere un prodotto ai piedi che possa garantirmi scarpe leggere e performanti su tutte le distanze, run, trail e per lo swim run.
Le pagine web e dei cataloghi Hoka One One ricoprono veramente tutte le fasce di peso e tutte le più svariate caratteristiche di tipologia di corsa.
Mi piacciono molto sia nel design che negli abbinamento cromatici e forte dell'ottima impressione lasciatami da Huaka 2 grazie ai ragazzi di Outdoor and Trekking Store incontro e conosco gli Hoka man stringendo con loro un accordo.


"Time to Fly" è lo slogan dell'azienda e Time to Fly sarà anche per me (rapportato alle potenzialità personali naturalmente).

4 le "mescole" diverse che mi accompagneranno nelle competizioni e durante tutte le mie giornate (indosso ormai esclusivamente scarpe running)


Hoka One One Huaka 2
Hoka One One Clayton 2
Hoka One One Tracer
Hoka One One Speed Instinct 

Il punto di partenza con cui leggere le mie impressioni è la mia sensazione, difficilmente seguo i suggerimenti delle case in merito alla tipologia d'uso delle scarpe ma tendo a seguire l'esigenza di avere scarpe che risultino leggere e mi tengano a contatto sensitivo col terreno, usando a volte scarpe Run anche in gare trail decise.



Huaka 2 :
260 gr sospesi nella sorpresa.
Sono state le prime e sono state gettate, come in teoria non si dovrebbe fare, subito nella mischia con una 50 km strada e sterrato impegnativa.
Leggere, protettive, precise a sopratutto non stancanti, dopo 50 km misti il piede rimane assolutamente fresco e reattivo.
Oltre che essere una gran scarpa nell'uso quotidiano le ho usate sulle gare di lunga distanza (dai 50 in su) oppure ad eventi più corti ai quali mi presentavo in veste non agguerrita. Ottime anche nei trail grazie alla loro suola larga e adattabili ai terreni sassosi vista la pianta larga e la tomaia estremamente adattabile.  Impensabile, naturalmente di non sentire leggermente decisi certi sassi a punta sotto al piede come del resto non si può pretendere che siano protettive nel dare calci di punta (può capitare nel trail) a rocce che spuntano.
Detto questo, oltre ad un consumo più veloce causato dalle rocce e sassi nell'impatto con la mescola più morbida del running a mio avviso, in condizioni di terreno asciutto ( sono molto valide anche nell'off road.


Clayton 2
....trasversalissime e dalla tomaia gialla (il mio colore). Siamo andati dappertutto , in strada, fuori, distanze corte, medie, impegnative ed anche nell'acqua visto che sono state le mie compagne negli SwimRun più lunghi ed impegnativi, laddove si attraversano tratti bochivi, sentieri sassosi direttamente dall'uscita dalla frazione natatoria.
Forti di una struttura resistente e protettiva mantengono il piede ben fermo nonostante la scarpa sia bagnata e sottoposta continui cambi di condizioni.  L' eccellente reattività nello scarico dell'acqua in eccesso e rapidità di azione su ogni terreno  hanno fatto si che la Clayton 2 diventasse ufficialmente la scarpa SwimRun sulle distanze più impegnative sia su strada che in percorsi dove la suola trail probabilmente sarebbe più adatta ma penalizzante in fattore di peso, reattività ed "inzuppamento" vista la struttura più consistente.



Tracer:
fantastiche,  un vero e proprio guanto sul piede.
Ti separano dal terreno lasciandoti sul terreno con la piacevole percezione di esso, dei sassi ,delle venature stradali, della corsa.
Estremamente reattive e pronte sembrano chiederti di esser messe alla frusta per dimostrarti le loro doti di precisione e velocità.
Dalle competizioni più veloci e corti fino alla maratona,  mie fide compagne nell'Ironman Emilia Romagna,  negli SwimRun più corti dove la gamba deve girare forte come se fosse ad una singola podistica.
Grazie alla loro struttura esigua alla non presenza di materiale in eccesso  sono subito libere dall'acqua e nel giro veramente breve si ritorna a correre senza neanche sentire più il rumore caratteristico della scarpa bagnata.
E' la mia Hoka preferita  proprio per questa sua leggerezza (180 gr circa), per la sua "impercepibilità" che trasmette libertà di essere e correre


Speed Instinct, trail.
Scarpa trail leggera con suola grintosa e gripposa come si concerne ad un prodotto trail,  con lei ho avuto più da "rognolare" per l'adattamento forse a causa della consistenza maggiore della sua struttura.
Per metterla in forma, adattarla al mio piede, ci è voluto un po' di tempo, risultava più stretta , un po' troppo alle prime battute  poi ha ceduto adattandosi al mio piede e diventantdo comoda come una pantofola.
All'inizio l'ho usata esclusivamente per il nordic walking (ottima su tutti i terreni) poi l'ho portata


nel suo terreno naturale con notevole soddisfazione.
Persa la rigidità iniziale si affianca per qualità alle sorelle road,  leggere, precise, protettive e dall'appoggio sicuro sul terreno sconnesso (basilare nei percorsi trail).
Mantiene le sensazioni della corsa pur proteggendo bene la pianta del piede ed ha un notevole grip in condizioni di roccia bagnata e su terreni sconnessi ascutti. In pieno fango, come tutte del resto, si comporta in sicurezza fino a quando la tomaia che appoggia sul terreno risulta composta solamente da fango diventando una sorta di saponetta. Molto valida e veloce , rientrando in condizioni normali è la perdita, lo staccamento di quanto raccolto.

Queste le mie Hoka One One e le mie considerazioni al termine della prima stagione in loro compagnia.
Sicuramente una grande sorpresa e una piccola lezione (provare le cose prima di darle per scontate è sempre consigliato).
Belle e speciali in tutte le specialità e per ogni tipo di corsa e di caratteristica fisica.

Quanto sopra è, ci tengo a sottolinearlo, solo un parere personale derivato da una tipologia di corsa e da un aspetto di "sensazioni", da me ricercata, che fa parte di me da ormai tanti anni.
Correre con scarpe leggere anche su distanze più impegnative od usare scarpe road in trail è assolutamente una scelta mia, non è chiaramente legge, ne un consiglio preciso.

Le varie categorie A2 A3 ecc. ecc.  nascono con un fondamento che è sicuramente bene seguire per la protezione della propria corsa e fisicità.

Tutto qua, ci tenevo solo a raccontarlo, a manifestarlo attraverso il mio amato blog cercando di trasferire le sensazioni che questo notevole marchio mi sta regalando.

Il consiglio invece è quello di recarvi dall'amico negoziante e PROVARE le vostre Hoka One One.
Le sorprese sono sempre una cosa gradita :-)

Andrea Pelo di Giorgio
Domani Arriva Sempre




sabato 28 ottobre 2017

miglioratamente tifoso

Il mio essere tifoso è cambiato (progredito mi piace dire) rispetto alla gioventù ma anche agli ultimi anni passati allorché le sconfitte di un "mio" atleta prediletto erano capaci di annebbiare l'evento sportivo lasciandomi in bocca sapore amaro condito da delusione.
Non è più così, l'ho notato (una volta ancora) anche domenica scorsa con il doppio appuntamento motoristico Moto GP, Formula 1.
Certo forza Valentino, Dovizioso/Ducati e forza Ferrari ma .....niente delusione. La passione nel seguire la sfida è sempre viva, pulsante, .... molto in tensione nel caso di gare come quella della Moto GP  ma la forza del piacere di osservare, gustare apprezzando lo spettacolo intenso di una condotta di gara, di una strategia di team lo è ancora di più.
Gli aspetti sportivi, tecnici, tattici, acquistano valore prendendo il sopravvento rispetto al vocabolo "Tifoso".
La superiorità dimostrata da Hamilton in gara, il suo sorpasso perentorio e deciso che ha chiuso i giochi subito, l'affidabilità e strategia Mercedes non mi infastidiscono come non lo fanno ne il duo Marquez/Honda ne la superiorità di atleti/team non difatti da me in qualsiasi altro sport.
E' un grosso vantaggio, permette di godersi a pieno l'aspetto tecnicamente sportivo ed il comportamento agonistico  di tutti i protagonisti.
Lo spettacolo vero va oltre il tifo ed è tale chiunque sia ad offrircelo in modo passionale ed agonisticamente corretto.
Non si può non apprezzare, non godere per quanto atleti/team (non tifati da noi) fanno e per la perfezione con cui conducono una stagione come non si può sparare contro, cancellare  quanto fatto dai nostri beniamini solo perché non riescono ad imporsi in modo assoluto.
Essere grati a chi si impegna, a chi prova a vincere, a regalarci emozioni è dovuto, ....sempre.
Le variabili che decretano un successo o una sconfitta sono veramente tante (molto raramente collegate alla propria volontà) non ultima il valore dell'avversario.
Riconoscerlo riuscendo a gustare il gesto tecnico, sportivo apprezzando ci permetterebbe sicuramente di apprezzare maggiormente lo spettacolo inteso come tale rendendo più tranquilli  determinati contesti che sfociano a volte nella vergogna umana.

Miglioratamente tifosi ...fortemente consigliato

Andrea Pelo di Giorgio
Domani Arriva Sempre























lunedì 16 ottobre 2017

Esserci

Cervia, la conferma più bella  
pronta,  magicamente presente, con uno splendido sorriso 
capace di lasciarsi rapire, trapassare da un onda emozionale in grado di trasferire vita, passione oltre ad  una cultura sportiva maiuscola in ogni sua piccola parte. 
Assorbirlo, viverlo, farlo proprio ritrasmettendolo poi  agli atleti sotto forma di  entusiasmante tifo.

Ore 5,30 (apertura zona cambio) , già presenti
silenziosamente osservano, guardano ….studiano il comportamento, i rituali scaramantici , la meticolosa precisione piuttosto che l’esatto contrario di ognuno di noi. 
La notte è ancora padrona, leggermente illuminata dall’afrore rosso intenso che comincia a farsi largo all’orizzonte e da uno squarcio elettrico che illumina il tratto dedicato del lungomare. 

Movimenti nel silenzio, sguardi assonnati, segnati da una probabile notte poco dormita; 
tesi, assenti,persi all’interno di un pensiero profondo chiamato Ironman. 
Tutti intenti a controllare quanto posizionato la sera precedente.
Le sacche dei cambi (bici/corsa), la bicicletta, lo stato delle gomme , il numero di pettorale ben posizionato tra le corna del manubrio, il casco, il chip alla caviglia …..e lentamente il giorno inizia.

Con esso sale anche la voce degli speaker (l’amico Dario e la bella e brava Veronica) fino a quel momento soffusa nel dare informazioni per non violare il  torpore che ancora avvolge gli atleti.  
E’ un formicaio pieno di colori che appaiono sempre di più con l’avvento del giorno.
Sagome girano in continuazione ripercorrendo ritualmente le stesse traiettorie  prima di uscire ed indossare il vestito nero di gara che  forma una grandissima macchia color petrolio sulla spiaggia libera di Cervia. 
E’ una Cervia vestita da festa come mai lo è stata, l’evento sportivo più importante di sempre se non l’evento più importante di sempre e la mia Cervia (quella delle persone di tutti i giorni) ha risposto alla grande regalandomi un sorriso infinito.

Ci sono anche io , col mio silenzio invaso da una tensione di altri tempi. 
Così ci sono arrivato umilmente zitto, con l’ironia di chi , piuttosto che sbandierare medie orarie, tempi , distanze e quant’altro ha sempre scherzato dicendo che lo avrebbe vinto.
E non è una bugia perché Ironman, come del resto tutte le competizioni, rimangono in fondo ed innanzitutto  gare con se stessi  nella quale la sottile linea di demarcazione tra la vittoria e la sconfitta sta solo nell’averci messo il massimo impegno di ciò che si è riusciti a portare in partenza.
10 anni dopo l’Embrumman (la gara su distanza Ironman più bella e più dura della mia storia sportiva) torno a rivivere un emozione  che ormai era divenuta, per quanto bella fosse ogni volta, la solita. 
A Cervia c’è qualcosa di diverso.
Oltre al capire se dopo 10 anni potessi ancora avere determinate prestazioni, oltre al presenziare alla prima assoluta di Ironman in Italia c’era la mia gente, la mia città schierata a pochi metri, a pochi centimetri.
Provare a trasferire l’entusiasmo, la bellezza, la determinazione che mi ha sempre guidato in campo sportivo , poter dimostrare a casa mia quanto la motivazione, possa essere primaria nel raggiungere risultati e quanto la passione possa avere effetti positivi sulla vita è stato per me un grandissimo regalo, qualcosa di veramente grande ed emozionalmente magico. 

Ore 6,00  “disperso” in zona cambio;  
avevo preteso una partenza da casa con tempi molto anticipati , per fare tutto con calma, per non dimenticarmi il benché minimo particolare della preparazione e godermi quella magica tensione respiro dopo respiro. 
Al di là della rigida rete di demarcazione gli occhi di Lisa mi osservavano accompagnandomi nei movimenti.
Teso come non mai sono reduce da una notte bianca di quelle delle grandi occasioni, passata a far riposare il fisico e totalmente incapace di fermare la mente. 
Vagavo, al momento, alla ricerca di una pompa (chiaramente la mia era a casa) per mettere alla giusta pressione le gomme della “mia” bellissima Cervelo P3.
Cuore lento,battiti secchi e ben scanditi, come percossi da pugni decisi dall’interno che cercano di sfondare la gabbia toracica.  
La Cervelo P3 fornitami gentilissimamente per la stagione Ironman da Sessantallora mi strizza l’occhio “ faremo una buona frazione nonostante i pochi chilometri percorsi” ;
le fantastiche e leggerissime Hoka One One Tracer a riposo nella sacca attendono l’indosso per la gloria finale; 
Pelò mi rammenta di continuo l’importanza di essere metodico e precisissimo con l’assunzione del nutrimento Inkospor  preparato e diviso per frazione in modo accurato e scientifico secondo la mia variopinta legge naif.
Fuori dall’immensa e lunghissima gabbia di transizione. 


Secondo caffè con  estrema tranquillità.
Per me doveva essere una festa in cui tutti gli attimi andavano vissuti ascoltandoli con calma dentro anche se a a tratti la volontà avrebbe voluto che tutto passasse più velocemente. 
E’ la bellezza di questo gioco. 
Una fatica strana quella del pre gara , ti cava il fiato, la dominanza sulla mente, ma ha un sapore speciale che solo dopo riuscirai a gustare a fondo. 
Metto nell’aria sorrisi tesi,  incrociando gli amici,  sto vicino a Lisa che sa benissimo come vivo le mie sfide capendone l’importanza. 
Indosso il vestito di Gala, la mia magica Zoot Prophet alla quale ho promesso l’ultima fatica prima di una meritatissima pensione, abbandono le scarpe lasciando i piedi nudi a contatto con il fresco del terreno. 
Una piccola sensazione di estrema libertà.
E’ un fresco inebriante , sveglia e …ti mette a diretto contatto con la natura …… assenza di confini.
La spiaggia non è mai stata così bella, piena di un nero che si muove; archi gonfiabili mostrano orgogliosi il rinomato nome appena antistanti ad un mare piatto ed azzurro come raramente avevo visto. 
E’ già il momento dei saluti. 
Bacio Lisa, le sorrido
Il suo “divertiti” si insinua all’interno della mia tensione …… è fantastico e sono fantastici i passi sulla sabbia che seguiranno quel momento. 
Solo con me stesso, in mezzo a migliaia di persone,  amo quel momento. 

E’ così vero, profondo e mio che ambisco rimanga presente per il resto della mia vita. 
Da un ora a un ora e dieci, quella è la griglia che scelgo.
Ho un po’ paura di sopravvalutarmi ma l’istinto dice che sarà la scelta giusta per 

darmi uno stimolo mentale e  riportarmi ai valori di dieci anni fa. 
La partenza Roll Start è una gran figata, molto più semplice di quel che pensavo, nessuno mi guarda, nessuno mi indica dove entrare, scelgo autonomamente la griglia. 
Ognuno lo fa con cognizione di causa, nessuno ha l’interesse ne di infilarsi in una griglia più veloce della sua velocità  ne in una  meno veloce. 
L’ora dei Pro uomini arriva sottolineata a gran voce dagli speaker. 
Ancora dieci minuti per gli amatori, circa 20 per la mia griglia. 
Si lasciano scorrere, chiacchierando, salutando amici, scaricando la tensione con una sana pipi nella muta ed immergendomi nel ritmo de “l’ombelico del mondo” di Jovanotti.


I suoi tamburi sono come il battito del cuore. 
La maggioranza degli atleti segue il ritmo, chi ciondolando la testa, chi con  braccia o  gambe, chi con tutto il corpo. 
E’ una carica importante che mi accompagna fino al momento tanto atteso, l’apertura del cancello. 
L’ombelico del mondo …Cervia è in quel frangente, per un certo movimento di persone “l’ombelico del mondo” , ne vado fiero. 
E’ tutto veloce (5 atleti ogni 5 secondi), sotto al mio sguardo attento scivolano via gli atleti, dove sono mentalmente in quel momento non lo so  ma  …….5 4 3 2 1 via  …..5 4 3 2 1 via …. ..  torno  per un attimo ai lanci militari col paracadute …. “ alla porta  via ….. via …. via  
Il mio turno arriva di volata,  non sento più il cuore, non mi accorgo più dei suoi battiti, sono pronto , deciso e già combattivo. 

5, 4, 3, 2, 1 … l’acqua è già alle caviglie regalandomi la vastità di un mare senza confini pronto per essere nuotato per ogni verso e direzione. 
Roll Start ti regala lo spazio,  toglie l’affanno di dover “fare a botte” con una tonnara di uomini per sopravvivere nell’attesa che il serpentone natatorio si allunghi. 
Così  resto calmo, ho tutto lo spazio che desidero e, cosa più bella che ci sia, imposto il mio ritmo usando, dosando e gestendo sia fiato che forze  che sono interamente a disposizione per ill nuoto e non per uscire vivo dal “ring”. 
Il mare è una favola, un dono di Dio,  liscio come non mai , 18,4 la temperatura comunicata ….. la senti solo alle prime bracciate poi ti avvolge coccolandoti come un giusto copriletto quando il fresco riprende ad essere protagonista delle notti a fine estate.  Azzurro, talmente limpido da mostrare il fondo anche nei punti più lontani dalla riva. 
Corrente zero
E’ fermo, stabile, stranamente immobile non crea ne vantaggi ne svantaggi alla nuotata in ogni suo lato. 
Goderselo nel profondo e in ogni suo cm è l’unica cosa da fare.  
Lascio che sia, assaporando lo splendore di quella natura così potente e amica,  mi lascio accarezzare mentre bracciata dopo bracciata ricopro il percorso mantenendo una stabilità di ritmo notevole (per lo meno a sensazione) e scacciando i timori sulla mia resa natatoria cresciuti dopo un annata nuotata quasi esclusivamente con le palette (swimrun docet).  
L’uscita all’australiana, sebbene non sia la cosa più digeribile in una frazione natatoria, mi da una sferzata di brividi incredibile,  il nome Pelo scappa da ogni dove disegnandomi un sorriso capace di percorrere  l’intero perimetro interno del mio corpo.  

Inizia la discesa verso la fine ….. esatto la fine  perché ho ancora quella bellissima abitudine di dividere il mio sforzo in diversi traguardi non sovraccaricando la mente con il pensiero  di una fine che non vedrò prima della serata odierna. 
E’ una discesa fantastica, regala una velocità maggiore o almeno la sensazione  di arrivare al termine prima.  Lo fa a tal punto che tra una bracciata e l’altra, “l’ingaggio” di una “sfida” e l’altra mi ritrovo già con braccio e mano che impattano il terreno non avendo più spazio. 
In piedi , acqua alle caviglie, occhio al fido Garmin 920 XT  ….. “record mondiale frazione swim”.
Mai fatto, mai abbattuto quel piccolo muro, il sorriso è dentro, fuori probabilmente sono i segni della fatica ad essere  i protagonisti. 
Corridoio d’ingresso alla zona cambio molto lungo ma fantasticamente colorato e sonoramente riempito da un tifo veramente speciale.
Sebbene senza occhiali trovo la sacca 2206 abbastanza agevolmente; inizia la seconda avventura, la più impegnativa mentalmente, la meno mia, la meno preparata. 

Cervelo P3 #sessantallora sembra sorridere …ho già gli occhiali quindi vedo bene ….. la accompagno tenendole la mano dietro la sella con un  passo “quel che si può” fino all’uscita della zona cambio.
Segue un balzo degno di Fosbury per salire in sella, la curva e il lungomare è mio. 
Dalle transenne è tutto un “Pelo”; piedi nelle scarpe, elastici che si rompono , Pelò che si idrata  con i sali Inkospor/acqua e assume la posizione crono. 
Mi metto lì, non faccio altro che eseguire gli ordini di Pelò “mettiti lì e pedala”  
Lo faccio e…..pedalo …pedalo ….pedalo  seguendo la sensazione e l’ordine che ci dissimo  un giorno io e Claudio in allenamento:
- Pedalare senza sentire il dolore muscolare. 
Salvo il tratto E 45 il percorso è di mio gradimento e  si addice alle mie caratteristiche di passista (scarso ma passista). Offre la possibilità di impostare un ritmo mantenendolo per molte parti di esso. 
Sto bene, molto bene, benissimo (non come Shade) devo dirlo francamente. 


La pedalata è fluida, la lucidità mentale è ai massimi livelli, particolare, quest’ultimo, molto importante sopratutto  quando devi stare tante ore  in movimento e orde di ciclisti ti raggiungono e passano davanti sverniciandoti.
Non devo correre dietro a nessuno, la gara è con me, i ritmi devono essere i miei  e i conti si fanno in maratona. 


Nella mia fatica, nel mio impegno costante me la godo, osservo ogni ciclista che incontro,  gioisco dello spirito di alcuni concorrenti delle retrovie che  sembrano essere a spasso, non tanto per il ritmo  che magari è al  loro massimo ma per le  posizioni rilassate con cui  affrontano la frazione (grande filosofia sportiva). 
Raramente la testa si allontana dal contesto della gara,  c’è sempre qualcosa che mi tiene all’erta, gli avversari, il percorso , il tifo che esplode quando passo e la metodicità alimentare con cui affronto la frazione. 
Un Energy Gel Inkospor ogni 30 km doppiato in modo alternato da una inko-barretta banana-mela . 
E la strada passa, come magicamente lo fanno le giornate e la vita in genere; 
passa a tal punto che velocemente mi ritrovo verso la fine di quei 180 ….anzi 183 km ciclistici  insigniti del titolo “punto cruciale del mio Ironman” . 
Sto bene, mi ripeto,  stanco sì ma non sfibrato, le energie pulsano ancora forti e davanti a me c’è la mia parte favorita che seppur impegnativissima è sempre quella in cui riesco a dare il meglio e da cui assorbo le emozioni più belle. 
Mantengo il giro di gambe, forse lo forzo anche un po’ nel tratto finale, accompagnando quella sagoma di atleta Naif fino al tappeto d’ingresso della zona cambio .
183 km ben fatti, pedalati tutti esclusivamente in modalità #nodraft (lo scrivo solo per  impattare la coscienza di chi invece inganna se stesso per poter far uscire dalla bocca un


timing finale minore ). 
La sensazione piedi nudi a terra non è delle migliori ( sono completamente inchiodato nel movimento caviglia), non me l’aspettavo diversa,  l’appoggio piatto e diretto del piede a terra amplifica a mille il mio dolore al tendine destro. 
Lascio che guidi lui, senza forzare il movimento, metabolizzando il dolore e recuperando il fiato mentre la colonna sonora del tifo esplode. 
Saluto la Cervelo P3 Sessantallora appoggiandola con cura, c’è un grazie , un sorriso per la grande avventura che termina a tutti gli effetti in quel preciso istante poi corro verso la magia.  
Al momento che indosso le mie Hoka One One Tracer , 180 gr di performante comodità , reattività  e sicurezza d’appoggio i dolori si nascondono lasciando uscire, dalla zona cambio l’altro Pelò, quello sorridente, pimpante, determinato e sicuro di correre verso una prestazione importante.
Il crollo in maratona non viene neanche preso in esame.
Lascio all’esperta sensazione  il compito di guidarmi nei successivi 42 km . 
Ascolto a fondo ogni piccola sensazione che deriva dai miei passi, dalla fatica muscolare alla leggerezza e fluidità della mia corsa, dalla respirazione cadenzata agli indolenzimenti delle parti del corpo alla concentrazione che serve per mantenere/migliorare una prestazione fino all’euforia dell’essere lì che arriva violenta come una valanga montana.

E’ una festa sin dai primi passi, Cervia viene giù al mio passaggio , gente che conosco bene benissimo , altri meno bene, alcuni non li conosco neanche ma tutti hanno rilasciano nell’aria un’incitamento nei miei confronti che mi carica di energie facendomi scivolare lungo le strade del percorso quasi senza fatica. 
4 giri di un percorso vario e fantastico che permette di avere tanti punti di riferimento, tanti microtraguardi che mi accompagnano agevolmente alla fine  di esso. 
4  è un numero basso, basta veramente un niente per farlo arrivare a zero se la testa lavora positivamente. 
Così, velocemente, grazie a Cervia e a quell’ambaradam di roba che mi carica diviene anche troppo corto dandomi appena il tempo di assorbire quelle emozioni che già è l’ora di lasciarle andare. 
Quarantadue km da favola in cui sport e cultura si fondono  dando vita ad un sapore unico. 
Per me c’è qualcosa in più, c’è una vita dietro, un modo di essere, di ragionare, di pormi con la gente c’è  Pelò e Domani Arriva Sempre che in quel frangente, così corto, mi sembrano trionfare sopra ad ogni cosa. 
E’ un grande regalo, è il sapore aggiunto all’Ironman, il motivo unico per cui ho deciso di rifare una gara del circuito. La vittoria sta già lì in ogni passo sostenuto dalla folla, ma sono un agonista ed un generoso che ama ancor più che ricevere il donare e in contrapposizione al regalo così grande che sto ricevendo voglio, ci tengo, a poterne fare uno altrettanto importante alla mia città e schiera di fans. 
Fare una belle maratona mantenendo un passaggio fresco ed un grande sorriso è per me la cosa più giusta. 
Determinazione e concentrazione per non lasciare che il corpo rallenti naturalmente invitato dalla stanchezza. 


Una stimolazione continua, un riuscire a gioire metro dopo metro delle sensazioni che la corsa fluida riesce a regalare, anticipare con l’immaginazione il sapore di un obiettivo ancora lontano ma già molto più vicino rispetto alla mattina. 
I brividi che scattano quando vieni incitato, quelli che invadono il corpo ogni volta che affronti metodicamente un ristoro, impegnandoti nell’effettuarlo in modo preciso per darti la ricarica fino a quello successivo. 


Due bicchieri d’acqua,  uno bevuto , uno in testa,  ogni tanto una banana o frutta, una volta i sali minerali, una volta la coca cola poi un altro bicchiere d’acqua da bere ed una spugna per bagnarmi ancora la testa.  
Ogni 7 km  preciso come non mai il mio #energy gel inkospor per l’inserimento di preziosi carboidrati e quella che rimane una grossa fatica ed un incredibile impegno mentale ti scivola via sfuggendomi dalle mani facendomi transitare all’inizio dell’ultimo giro dove inizia la vera festa. 
Ogni “Vai Pelo” sarà l’ultimo di quella grande emozione ed ogni sorriso sarà un ringraziamento. 
Il mio ritmo rimane ancora quello, variabile nell’arco di qualche decina di secondi/km a seconda del tratto , del percorso. 
La possibilità di velocizzarlo di tentare qualcosa di più veloce c’è ma ….. il confine tra quella corsa e la crisi da fatica è veramente molto sottile e il mio regalo per Cervia deve essere correre bene. 


Lo mantengo, forse allungo un po’ nei primi km di quel giro ma non ne sono neanche poi tanto sicuro, forse è solo sensazione probabilmente non sento ancora l’allineamento che però tarda veramente poco presentandosi all’uscita della pineta. 
E’ il momento del regalo a Pelò, il momento in cui energia e mente si allineano creando la magia. 
La sensazione di fatica svanisce, le gambe aumentano progressivamente la frequenza, l’emozione di quanto sta succedendo riempie completamente corpo, mente e anima.
La gioia di sentire un fisico ancora così reattivo, pronto, disposto a seguire il desiderio di  amplificare a mille l’emozione già arrivata trasformandola in un uragano  è impagabile. 
Se potessi mi fermerei in quel preciso istante,  
quando lei (la mente) diventa la padrona assoluta della situazione mostrando le sue infinite potenzialità.
Non c’è cosa più bella della consapevolezza di esserne parte attiva.   

Non c’è più fatica, 
c’è forza 
piacere di correre
melodia di un gesto sportivo 

Brividi scorrono sulla pelle
l’impatto dell’aria è improvvisamente un altro è  più fresca , magicamente presente. 
La strada passa, il passo si allunga ancora assumendo un ritmo importante tanto da richiamare anche l’attenzione ed i commenti  del pubblico estero. 
Il porto canale, l’ultimo ristoro , è tutta una voce,  un captare di commenti incitamento che impattano nelle mie orecchie svanendo velocemente per lasciar posto ad altri. 
Non credevo potesse esserci qualcosa di così grande , intenso. 
L’entrata sul lungomare sancisce l’ultimo km di quest’incredibile avventura, è la bolgia. 
Mi sembra di volare.
E’ il momento di gioire di lasciarsi rovesciare come un calzino dalle emozioni che si accalcano spingendo per entrare.

Stendo ancora di più la mia corsa, lasco che scivoli, fresca, sciolta, naturale ……. libera. 
L’arrivo è un tripudio, allargo le mani do il 5 a quante più persone posso, mi lascio sopraffare dalla commozione  vivendo intensamente ogni piccolo attimo di quella favola. 
Le Braccia alzate, sorrette dal sorriso più bello del mondo, lasciano spazio alla potente euforia del subito dopo nella quale rimango sconfusionato, intento a cercare Lisa con gli occhi mentre piovono complimenti, qualcuno mi chiama per stringermi la mano, farsi una foto o più semplicemente dirmi bravo.  
Rimango un po’ lì , ….immerso nel mio mondo, felice di quella consapevolezza che mi sono guadagnato ed in costante attesa del sorriso di Lisa per condividere l’emozione che vorticosamente gira dentro di me. 
Appare sulla tribunetta d’arrivo in mezzo agli amici D.A.S. , quello attendevo, quello volevo in quel preciso 

momento.
L’abbraccio , il suo bacio, il riuscirle a trasferire con poche e semplici parole quanto  stessi bene e fossi felice di quell’istante …. di quel regalo. 

La festa, pochi lunghi minuti che come sempre scivolano via, il cuore si riassesta, l’euforia pian piano scema lasciando  un Pelò  leggermente claudicante , egregiamente accomapagnato, che uscendo dalla porta principale riprende la via del “tutti i giorni”
Viso stanco, segnato dalla fatica
occhi vivi brillanti di una luce solare
sorriso capace di raccontare un emozione unica. 

esserci è la vera vittoria 
la differenza sta lì



Ed inoltre


  • Importantissimo,   #iocorroconlafrica, la campagna voluta e lanciata con Amref Health africa Italia in occasione di questo Ironman Emilia Romagna. 
Sfruttare la visibilità di un evento di tale portata per far conoscere Amref e le importanti operazioni umanitaria che da 60 anni porta avanti. 

Donare fa bene al cuore, lo sostengo da sempre come ho sempre sostenuto che ogni persona umana, nel suo piccolo, dovrebbe fare qualcosa per aiutare chi è più in difficoltà. 
Ogni aiuto migliora il mondo e solo migliorandolo tanti problemi, che molte volte ci piovono addosso a cascata, cesseranno di esistere. 
il mio debole per la terra Africana è ormai risaputo.  
Ironman Emilia Romagna è finito, #iocorroconlafrica è sempre attivo, e vero a tutti gli affetti vista la disponibilità della Federazione Namibia Triathlon nel tesserarmi ufficialmente. 
E' un invito a FARE.
Non restare indifferente. 
Basta poco per regalare un sorriso al proprio cuore 


  • E’ stato un piacere immenso, sentire tanta gente stringersi intorno a me.  E’ sicuramente il valore aggiunto di questa bellissima manifestazione sportiva che, per quanto mi riguarda, dovrebbe rimanere a Cervia per tutti gli anni a venire. Per le emozioni che mi ha dato è stato sicuramente l’Ironman più bello ed intenso.Penso non ci potesse essere modo migliore  (anche se non metto mai la certezza ….. in fondo tutto può capitare) di concludere la mia esperienza nel mondo Ironman. Tornarci, dopo 10 anni di assenza,  è stato unicamente per vivere sulla pelle tutto ciò che Cervia è stata in grado di regalarmi. 

- Tutti gli atleti ammoniti o squalificati dai giudici  nella frazione ciclistica sono stati vittime di un sorpasso da parte di un altro atleta che successivamente è rientrato appena davanti a loro e non aveva le forze di andare via. 
Non è cambiato niente in dieci anni, ma in fondo va bene così, ognuno in cuor suo sa. 
Sottolineo solo che quando un giudice estrae un cartellino, di qualsiasi colore esso sia, ha già verificato il dolo, in caso contrario fischia solo o richiama l’atleta alla correttezza.…..devo ritenermi fortunato per non aver mai preso ne un ammonizione ne una squalifica ? 

- La consapevolezza che con una preparazione ciclistica un attimo più mirata sarei ancora molto vicino, se non proprio sopra, ai miei tempi di tanti anni fa è il più grande regalo che mi potessi fare sportivamente parlando. #sonoancorali

- Il tifo della sezione Domani Arriva Sempre che mi ha seguito lungo il corso di tutta la competizione è stato veramente sopra ogni pensiero, compostamente ringrazio.
Ringrazio altresì le forze preposte per non aver staccato contravvenzioni a causa dei Decibel eccessivi immessi nell’aria 

- Non è il crono o la posizione che ci renderà apprezzati ma ciò che siamo in grado di trasferire a chi ci segue. 
Impegno, volontà, passione, umiltà, leggerezza, ironia, sana filosofia sportiva.
Essere in grado di far nascere il desiderio a chi osserva di provarci.   
“esserci è la vera vittoria - la differenza sta lì” 

- il piacere della gente che si è stretta intorno a me; l’abbraccio fraterno che ho ricevuto appena tagliata la linea del traguardo; “terrò questa foto sul comodino accanto al letto” ; “ ti prego prendi la mia borraccia” ; “scusa ma chi sei ? ..il sindaco?; Il ragazzo Sud Africano alla consegna dei pettorali che mi consegna il braccialetto verde di esordiente Ironman; Alessandro che nel silenzio della sua sedia a rotelle elettrica entra direttamente nella mia concentrazione realizzando un filmato stile Rai;  “You are Ironman”; tripudio della gente; la gente sul percorso; La festa ed il vestito a festa di Cervia; il mondo di casa a Cervia; l'uguaglianza per tutti; sorriso, stima e rispetto di ogni atleta verso gli altri qualunque colore fosse la pelle; la globalizzazione 


Grazie di cuore:

-   al mio amore Lisa e Arianna sorella che tutti vorrebbero avere
-   Riccardo e Fabrizio oltre che a tutti coloro che si sono impegnati per portare Ironman a Cervia e per organizzarlo perfettamente.
-   al team DAS che mi ha fantasticamente seguito
-   a tutti i cervesi e i non, per avermi abbracciato con un tifo spettacolare ma sopratutto averlo fatto con tutti gli atleti in gara ( #siateconme #siatecontutti)
-   alla natura per la giornata senza sbavature  che ci ha regalato 
-   a Claudio Cimatti
-   a Pelò perché continua ad aver sete
-   a Sessantallora, Inkospor, Hoka One One, Velosystem, Just Pilates Studio, Cervelo Italia, Piscina di Cesenatico  preziosi patner
-   a Amref Health Africa Italia che da mi da sempre la possibilità di riempire il mio cuore. 

Chiedo scusa: 
alla donna, ragazza, bambina (la distanza  e la confusione non mi hanno permesso chiaramente di mettere a fuoco) che dopo la linea finisher mi ha chiamato per una foto …. smarrito nel frastuono delle mie sensazioni e intento a seguire il desiderio di trovare Lisa ho perso l’attimo e, qualche minuto dopo, non l’ho più ritrovata..... non era nelle  mie intenzioni. 

#essercilaveravittoria

Andrea Pelo di Giorgio

Domani Arriva Sempre