lunedì 8 marzo 2010

Emozioni di un doppio Ironman


……. Era già l’ora di indossare la muta e la tensione aveva raggiunto tale consistenza che poteva essere toccata con mano . come al solito il tempo dei preparativi , del pre-gara , era scivolato via ed ero lì nel tappeto verde della zona cambio indossando la mia fedele compagna di nuoto ripercorrendo , in qualche modo, quella che era stata la mia preparazione -classificabile con l’appellativo di “poetica”-
Dopo un paio di anni dedicati alle ultramaratone tornavo al Triathlon facendolo in grande stile ed ora ero li in balia di quella splendida tensione che mescolava dubbio, paura e sicurezza dei propri mezzi . Sicuramente la preparazione non era stata troppo certosina e mirata ma avevo la grande sicurezza della tenuta fisica e mentale maturata nel corso degli ultimi due anni e il 2009 mi aveva regalato delle conferme con la Transaharienne e la Nove Colli Running….in più l’organizzazione mi aveva donato il mio numero preferito . Pettorale nr. 17.
Chiusura muta , cuffia , occhialini e due bracciate ……scarica tensione più che riscaldamento , giusto il tempo di girare la prima boa ( 100 mt) e ritorno .
Saluto e bacio Claudia stringo la mano , come si fa tra uomini duri, a Francesco e Alex e vado a sistemarmi in griglia di partenza restando nella seconda fila (trenta atleti , sicuramente non c’era pericolo di botte da orbi) . Il cuore ricordava costantemente che lui c’era con un ritmo “leggermente” accelerato , la ricerca della concentrazione raggiungeva subito l’optimum , un secondo per girarsi indietro verso chi ti assiste alzare il pollice in segno di : TUTTO OK! E lo sparo ( forse una tromba o una voce ….. non ricordo) dava il via all’avventura , alla nuova sfida che mi ero lanciato .
L’acqua è calda su un paio di lati del percorso mentre è fresca nell’altro lato e questo va bene perché evita il surriscaldamento dentro la muta e sveglia la mente . i giri sono 20 più il primo mezzo . Parto tranquillo cercando di allungarmi il più possibile ed avere una bracciata fluida , le gambe le lascio scivolare a galla sfruttando i benefici della muta . La mia tattica natatoria prevede la sosta rifornimento esattamente al 10° giro ( 3800 distanza ironman che sono sempre riuscito a fare senza l’aiuto di….. addittivi chimici) . Giunto al 5° giro mi sento caldo e in forza e decido così di allungare lasciando che il pericoloso agonismo mi porti alla caccia degli avversari , rinforzo la presa nell’acqua e inizio , bracciata dopo bracciata , a sorpassare atleti .
Ad ogni giro ho il tempo di notare i miei supporter che mi seguono in riva, vedo anche Claudia che cade per terra e rido nell’acqua. Bracciata dopo bracciata arriva il giro del ristoro mentre mi rendo conto che sto nuotando bene , forte…per quelli che sono i miei ritmi , mi appoggio al pontile afferrando la mia borraccia di integratori salini e bevo mezza borraccia ( dopo un ora sotto al sole cocente si può immaginare a cosa assomigli la bevanda) . Riparto imballato duro, vengo sorpassato da 5 o 6 atleti ; mi ci vuole un giro e mezzo per riacquisire il ritmo perso e per riprendere i concorrenti che mi avevano rimontato .Li Risorpasso e spingo fino al ristoro del 15 giro , uno squeezy ,una sorsata veloce di bevanda isopisciotonica e continuo senza variazioni di ritmo fino alla fine avendo l’accortezza di alzare la testa all’ultimo passaggio del pontile per leggere il cartello Last Lap …….e il nuoto era fatto , e che nuoto!!!
Esco dall’acqua imboccando il tappeto verde , via occhiali e cuffia il tempo di fare una faccia scema a Claudia afferrare la borraccia del recupero ( tutta droga pura naturalmente) e corro in zona cambio accorgendomi che il bicipite duole .
Franci ,o Alex, mi annuncia che sono 6° , dentro mi pavoneggio un po , mentre inizio lo show di ballerino da locali per sole donne . giro la testa verso al pubblico alle spalle e sorridendo dico : sorry ! poi via la muta e il costume restando nudo nato .
sento qualcuno che ride per la scena mentre mi infilo la divisa da bike alternando le sorsate di recupero . indosso tutto , calzini , booster ,casco, occhiali gialli ,che fanno più luce di quella che realmente c’è, numero , finisco la borraccia e via con la mia fedele Specialized verso la “ruota del criceto” che mi accompagnerà fino alla mattina dopo .
Percorro l’asfalto che mi porta all’anello ciclistico da percorrere 100 volte e con sprezzo del pericolo mi ci infilo a velocità supersonica passando sotto al gazebo e sopra al tappeto contagiri . il giro Zero è concluso , inizia la conta .
Nel primo giro provo a girare a dx nella prima curva a sx e a sx nella prima curva a dx ( evidentemente la lucidità non era ancora messa a punto ) poi capisco e mi metto giù a testa bassa a pedalare . L’asfalto è buono , veloce e si fa tutto in posizione sulle appendici a parte il giro boa che ti costringe ad alzarti e fare qualche pedalata di rilancio -fungendo anche da antisonno. Ben presto Cavo gli occhiali gialli , con gioia constato che pedalo a buon ritmo, è solo l’inizio ma …il buongiorno si vede dal mattino . I giri scivolano velocemente anche se questa è una considerazione che riesci a fare solo quando sei al termine del giro , sembrano un po più lunghi quando ne inizi uno nuovo . il mio seguito è molto attivo fa il tifo e ogni tanto , Claudia, dice qualcosa al mio passaggio, io non sento niente così mi limito a lanciare la borracce , quando sono vuote, urlando cosa ci voglio dentro e a urlare info sulle mie fermate previste . il primo traguardo è al 50° giro ( 180 km la distanza iron che DEVO essere in grado di fare ) . Giro dopo giro arriva la notte , le luci del percorso si accendono e con esso anche le luci delle bici …chi sulla forcella in basso lampeggiante , chi dei fari da speleologi sul casco , chi le luci da rally della Subaru impreza … io personalmente ho una lucina verde ,fissa o lampeggiante ( ogni tanto per ingannare il tempo la variavo), sull’appendice del manubrio che non faceva luce ….una beata fava …..ma l’importante era farsi vedere e non vedere .
Col passar dei giri, che conto a mente ,in quanto avevo già capito che l’organizzazione andava completamente a farfalle , mi viene lo stimolo della pipì , scarto subito l’eventualità di farmela addosso come ero solito fare negli ironman ( con la divisa da bici la protezione salva”pacco” è grossa e si sarebbe inzuppata ) , scarto subito dopo la possibilità di farla in giro come vedo fare molti atleti quindi pongo il traguardo pipì al 25° giro al “campo base” .
Al giro preposto il pit stop , appoggio la bici e mentre essa viene approvvigionata di acqua faccio i miei bisogni nel fosso/canale . Nel giro di qualche minuti faccio tutto risalgo in bici mentre mi viene infilato un panino al formaggio /prosciutto nelle tasche posteriori.
Riprendo a testa bassa e posizione crono fissando il traguardo panino al 40° giro . Tra un giro e l’altro ho anche il tempo ( uff. quanto ce n’è ) per valutare la cazzoneria dell’organizzazione in merito al tabellone elettronico segna giri . Questo infatti , di dimensioni assai ridotte, è difficilmente leggibile passando in velocità ed inoltre è posizionato prima del passaggio sul chip quindi si illumina quando sei già passato. Capisco subito che i giri me li sarei dovuti contare tutti sino alla fine.
In seguito Il tabellone è misteriosamente sparito con il calare della luce solare .
Giro dopo giro dopo giro il 50° si avvicinava , mi sentivo ancora bello brioso “gambamente parlando” anche se da qualche minuto gli occhi cedevano per qualche frazione di secondo facendomi fare delle improvvisate curve in rettilineo . La prima soluzione atta a fronteggiare l’emergenza era di anticipare la sosta , cosa che comunicai al successivo passaggio urlando un bel : fra poco mi fermo !!! Poi l’orgoglio di rispettare la tabella soste si è fatto avanti e con l’abile magia mentale ,che forse manco il mago Forrest sa fare, ha fatto sparire il sonno riportando la sosta al giro previsto .
50° giro : la mia, bellissima e cazzuta, Specialized viene appoggiata al Surfyager 2 ( mezzo ufficiale)
, chiedo uno spazio nel bagagliaio del camion dove stendermi ; la schiena , là tra le scapole, mi fa un male porco ogni qual volta muovo il braccio sx ( il bicipite sta ancora zitto). Mi stendo cercando di rilassarmi ed allungarmi un po’ mentre bevo una borraccia di recupero trangugio 2 panini prosciutto e formaggio e 2 , forse 3, con la nutella ….. coca cola , caffè qualche parola con Claudia che mi dice che sto andando forte e poi …… si rimonta in sella per affrontare la seconda parte della frazione ciclistica con l’immagine del criceto sulla ruota ben piantata in testa.
Non so se sia merito dei 10 minuti di riposo o della nutella ma inanello 10 giri di percorso a velocità supersonica a tal punto da dover stare particolarmente attento nell’affrontare le curve in posizione crono.
Dal 60° giro accorcio i miei traguardi mentali di 5 giri in 5 giri premiandomi al raggiungimento di questi con una barretta , uno squeezy , o una borraccia di coca cola in modo da tenere impegnata la mente . Sono ancora contento della prestazione continuo a mantenere un buon ritmo e a sorpassare della gente che ormai conosco a distanza dalle sagome e dai rumori della bici , dall’altra parte continuo a venir sorpassato dagli atleti di testa che arrivano a velocità molto elevata accompagnati dalla melodia della ruota lenticolare .
Passano come dei treni spingendo dei rapporti da paura….. li guardo compiaciuto e torno alla mia gara , quella con me stesso .
Da criceto ormai diplomato mi avvicino all’ultima sosta prefissata (75° giro) ,sosta veloce , ingurgito qualcosa , faccio i miei bisogni liquidi, bevo un caffè e risalgo in sella
mancano solo 25 giri , e pensare che ”poco” fa erano 100, i più duri perché la fatica comincia a farsi sentire , il dolore alla schiena spinge sempre di più e mi accorgo della necessità di alzarmi sui pedali una volta in più ad ogni giro .
A ritmo più tranquillo e a colore del viso ormai bianco giungo al 99° giro ( contati tutti) rimanendo sorpreso nel non vedere il cartello LAST LAP ….
- Avrò sbagliato a contare ….. ma non ci giuro proprio mi sono detto aspettando la fine del giro in corso .
Poco prima della fine di questo c’era Claudia che scandiva queste parole :
- Devi fare altri 4 giri perché si sono sbagliati! Non mollare adesso!
E’ stato come aver ricevuto una mazzata tra capo-collo e contemporaneamente una nei maroni . altri 4 giri altri 13 km quasi 14 uff!!! la botta morale non era stata lieve anche se ….fatti 100 …ne farò anche 104 poi successivamente divenuti 105 con lo sventolare del cartello ultimo lap al passaggio del 104°.
- Grande organizzazione mi dicevo ripensando anche ai vari bip di passaggio che non avevo sentito .
Tra il nervoso e la voglia di uscire dalla ruota del criceto il momento di scendere dalla bici arrivò . La sensazione nell’appoggiare i piedi per terra e muovere le gambe non era delle migliori , 50 metri 70 …non so , ed ero alla mia postazione cambio , dove …. con calma …. procedevo al secondo spogliarello , molto più intimo ed indossato il body, scarpette, assunto nutrimento, recupero e non so più che cosa mi lanciavo ….accompagnavo …… sul percorso podistico . E qui , come in tanti altri triathlon , ironman , la magia arrivò puntuale , le gambe giravano e nel giro di un km sembrava che non avessero fatto tutta quella strada .
Il ritmo impostato era sicuramente troppo veloce , mi rendevo conto che non avrei tenuto , che gli 84 km erano una distanza troppo lunga ma erano due i perché principali che mi spingevano a non rallentare
1 era troppo bello sentire la sensazione di quel ritmo (che sembrava velocissimo) così fluido
2 ero sceso 11° dalla bici e la 10° posizione mi faceva gola.
Così giro dopo giro incalzato dagli applausi attribuitimi dal pubblico ai passaggi , dallo speacker che mi nominava sempre, ho recuperato portandomi al decimo (lo spagnolo camminava sempre) e di questo ero sicuro , di altro no perché non conoscevo i distacchi dai diretti avversari .
Claudia mi assisteva fornendomi tutto ciò che era necessario e anche di più, ero l’unico atleta col servizio spugnaggio (l’organizzazione non lo aveva previsto) e barattolo di nutella .
Il ritmo veloce è continuato fino alla maratona dopo di chè la fatica ha cominciato ad affievolire le gambe, ad indurire gli addominali e a mettere in difficoltà la respirazione . La difficoltà principale diventava il non riuscire ad impostare una respirazione cadenzata con il ritmo delle gambe e , probabilmente , le gambe non riuscivano ad esprimere quel qualcosa in più che , forse , potevano ancora .
La parola d’ordine era resistere , resistere alla fatica che avanzava , resistere al dolore del braccio che ormai non si muoveva più , resistere alla mente che automaticamente trasformava i giri mancanti in km e quindi in tempo rendendo più dura la distanza che mancava al traguardo .
Nel frattempo un bel temporale invadeva il percorso scaricando giù quintalate di acqua , bagnandomi come un pulcino e infreddolendomi come un ghiacciolotto ma svegliandomi assai . Santa Claudia ( ormai aveva l’aureola) a fine giro era già dotata di giubotto in goretex e di prassi giusta per farmelo indossare aiutando il mio braccio ormai perso .
due o tre giri e l’acqua rallentava la sua caduta quindi un cambio volante con una maglia termica a maniche lunghe , più morbida comoda e calda . Nel frattempo o forse poco prima della pioggia mi accordai con me stesso per una pausa ristorante durante la quale ( 5 minuti forse) mangiai un piatto di pasta preparata da Claudia
Nell’altro frattempo mi accorsi che giro dopo giro l’organizzazione ottemperava a delle mutazioni al passaggio sotto al gazebo di fine giro e di lì a poco il servizio cronometristi era sparito . Più nessun bip mi accompagnava e i passaggi venivano contati e segnati solo manualmente .
- Non c’è male per essere una prova di coppa del mondo .
Vabbeh! Non importava , l’importante era portare a termine la sfida e il traguardo si stava avvicinando .
L’ultimo tratto di nervosismo a 10 giri dalla fine quando l’organizzazione tentò di convincermi che erano 11 ma poi , conti alla mano si corresse comunicandomi il 9 al passaggio successivo.
… erano finiti i numeri a due cifre .
Di lì alla fine alternavo giri un po più veloci ( nei quali recuperavo su un paio di atleti ) a giri più lenti nei quali venivo triturato dagli stessi , Claudia con tutte le bevande , regolari e non  , mi seguiva e spesso faceva dei giri con me parlandomi sempre positivamente . giro dopo giro , passo dopo passo l’odore della vittoria si faceva più intenso , sapevo di avere un bel tempo , una bella prestazione e che quella che stavo portando a termine sarebbe state una grande vittoria personale. Respirando quell’odore assaggiando un pezzo di cocomero che rubavo al ristoro al passaggio di ogni giro arrivai all’ultimo .
Chiedo aiuto per togliere la maglia termica, rea di celare i colori ufficiali del Surfing Shop Triathlon , ricevo da Claudia la bandiera di Amref e quella piccola dell’ Italia

Libero le emozioni dentro di me che mi fanno letteralmente sorridere dalla gioia e piangere allo stesso momento . La consapevolezza di aver vinto l’ennesima tua sfida ti dona una forza e delle emozioni che sono veramente …….,ma veramente, qualcosa di grande ed indescrivibile .
Gli ultimi passi prima del traguardo , il ringraziamento a chi è lassù , la mano che si stringe e il braccio che si alza ( l’altro morto definitivamente) al passaggio sotto l’arco finale .
Il rumore della gente che applaude ti gira intorno alle orecchie facendo un gran frastuono ma non entra dentro perché dentro c’è qualcosa di grande , immenso, di tuo……intimamente tuo.
9° assoluto in 24 h 36 min. non potevo chiedere di meglio!
Stringo le mani degli organizzatori che si complimentano con me , abbraccio ,visibilmente commosso, Claudia ( che stra-ringrazio per l’assistenza da manuale) , prendo i complimenti da mio nipote Francesco (grande fotografo ufficiale) ed Alex (addetto stampa personale) respirando quell’aria magica di vittoria , stanco, ma con un sorriso immensamente grande .
L’entrata sotto al tendone è un'altra festa , la gente mi applaude e qualcuno si alza per stringermi la mano , mi sento come se fossi il campione del mondo .
Il piu tranquillamente possibile mi cambio , rintuzzo la sensazione di rigetto stendendomi su una panca una volta rivestitomi e attendo la fine dell’esibizione dei gruppi folcloristici locali per l’intervista che faccio con l’interprete Claudia. La soddisfazione è tale che al momento sotterra tutte le pecche organizzative.
Si rientra in albergo 4 stelle superiore per un bagno rilassante in attesa di ritornare , con tutti gli acciacchi ben evidenti , alle premiazioni per ritirare la medaglia, la t shirt e veder la classifica ufficiale.
Sul palco mi viene data la medaglia finisher e una maglia della federazione IUTA ( non della gara) taglia Xl senza scritte finisher , la classifica mi viene mostrata giusto così al volo (scritta a penna biro – la tecnologia moderna - ) , rido e , comunque, ringrazio. Dopo i saluti all’austriaco Andreas , in verità Harald triplo ironman ,deca ironman atleta di una modestia disarmante si mette la parola fine all’avventura rientrando in albergo .
A conti fatti , sicuramente una grande prestazione , rispetto alle tabelle che mi ero prefissato . Organizzazione alquanto deludente per una gara su questa distanza dove gli atleti devono essere ben protetti sotto certi punti di vista , nessun cronometro all’arrivo, neanche una coperta termica sulle spalle dopo la linea finisher ( erano 30 km che pioveva e oltre 24 ore di sforzo ) mancanza di spugnaggi sono solo alcune cose che si possono appuntare a quella che è stata l’organizzazione della gara slovena di coppa del mondo di ultratriathlon.
Fortuna che ce l’ho fatta , mi dico , se no c’era da discutere .
Finisher passando sopra anche a queste difficoltà , le mie 27 / 28 ore previste sono state molte meno e la distanza dal podio (dai mostri della specialità) non è assolutamente grande .
Sicuramente una soddisfazione immensa alla quale aggiungo la soddisfazione nell’ aver ottenuto un buon risultato anche a livello italiano .
Mi chiedo se la Fitri si accorgerà di questo ( no, rispondo oggi) magari inserendolo nelle news del sito nazionale o se qualcuno , magari io stesso, dovrà/ò dirglielo nelle orecchie …ma?!!??
Per ora …queste due righe …..per me, per rivivere un emozione e per cercare di trasmetterla a chi leggerà questo racconto.
Emozioni forti che , se vissute , rimarranno indelebilmente dentro tornando vive ogni qualvolta il pensiero si riaffaccerà a loro .

Perché il segno va lasciato ……e Zorro insegna !!!

Andrea “Pelo” Di Giorgio