giovedì 8 aprile 2010

Arrowhead135 - Like a Pinguin


L’ora era arrivata , 5,00 a. m , lo sguardo fissava la finestra della stanza ma in realtà era perso nel vuoto e la mente in chissà quali pensieri mentre l’unico rumore che risuonava alle mie orecchie era la vibrazione del battito secco e ben definito del mio cuore
Mai fatto così fatica a passare una notte pre gara.
Certo il posto , International Falls – Minnesota, è li che eravamo , non aiutava la mente a divagare . Una parvenza di vita non si sapeva neanche cosa fosse ,.
Cena alle ore 18,00 poi , ore 20.30 , in quello squallido motel con moquette intrisa di odor di chiuso la luce si spegneva accogliendomi nel letto .
Di lì alle 5 del mattino seguente è stato interminabile , secondi su secondi che passavano scanditi dal rumore del cuore che batte e da una pesantezza interna che ti fa faticare anche nel respiro .
Pensieri indomabili che si gettavano sul percorso dell’indomani con mille supposizioni , con mille farò , pur non sapendo minimamente come sarebbe stata la reazione di me stesso a quel freddo quasi polare che c’era fuori dalla porta .
International Falls , Arrowhead 135, temibile competizione a piedi sulla distanza di 135 miglia (225km) in mezzo alla neve ma soprattutto al grande freddo con poche possibilità di sosta coperta.
Il viaggio , seppur interminabile, era scivolato via abbastanza velocemente e tranquillamente , i maggiori picchi di emozioni li ho avevo dati io rimanendo a dorso nudo in aeroporto per cambiarmi la t shirt e camminando tranquillamente a piedi nudi durante il viaggio in aereo cosa che all’Avvocato pareva così strana.
Si arriva a Chicago , io e mister Avvocato Aldovini (grande amico e grande atleta) dove dobbiamo sostare un bel 13 orette , utili per spezzare il viaggio e per scaricare il fuso orario .
“Ambedue entrambi” avevamo la prenotazione all’hotel ( non ricordo il nome) distante appena 300 metri dall’aeroporto. Visto l’enorme carico di bagagli decidiamo di prendere il taxy,a fuori è pieno di monovolume dall’ampio carico .
Si ferma invece una berlina dalla quale scende un taxy-driver dall’aria affamata che si offre per accompagnarci . Uno sguardo al Taxi ( una media berlina a tre volumi ) uno ai bagagli e subito si capisce che qualcosa non quadra .
Una volta seduti sul sedile posteriore e riempito il bagagliaio rimane fuori la mia slitta .La fame è brutta e il taxista con un abile mossa apre lo sportello passeggero ed infila la slitta davanti che va ad occupare lo spazio fino alla meta del lato guida . Mister taxi assume la posizione di “cortello” ingrana la marcia D della sua vettura e guidando in stato sottiletta ci traghetta per i 300 metri che ci distaccavano dall’hotel .
Il sorriso all’arrivo ci viene fissato in viso da un bel:
- 28 dollari!
- Sti cazzi!!! Eccheggiò nell’aere .
Al bureau dell’hotel la signorina Carla ci consegna le chiavi manifestando una certa preferenza al sottoscritto al quale vengono donati due buoni drink . Aldovini accusa il colpo scaricando la colpa al suo tour operator - uomo al seguito gara - futuro grande amicone Manuel.
Io sdrammatizzo e offro un sharing bevanda all’avvocato dandogli appuntamento di li ad un ora e trenta per uno spuntino insieme .
All’ora fissata Raldo invia sms dotato di becco con cui comunica la sua assenza .
Pelo in solitaria beve entrambe le consumazioni e si toastizza al bar prima di far rientro nelle suite dove sprofonda nel letto il piu tardi possibile cercando di digerire il fuso orario .
All’indomani , dopo una super colazione , navetta, aeroporto e terzo atto del viaggio che ci conduce a Minneapolis dove rimaniamo delusi in quanto non troviamo Prince ( oggi Kafka) ad attenderci . Visto lo smacco ci sassiamo ( verbo sassare = andare velocemente in ) in sala d’attesa per l’imbarco verso la metropolis di International Falls .
Qui assistiamo nell’ordine
1- All’arrivo di alcuni concorrenti tra cui una giapponese ciclista inguardabile che risveglia i sensi assopiti dell’avvocato
2- alla messa in moto dell’aereo , un bielica turbo , capendo le cause dell’inquinamento dell’aria
3- ad un evidente azione di puro razzismo da parte dell’uomo check in Delta Airlines che annuncia che non prenderà su i cinesi .
L’aereo è una scatoletta , io siedo in prima fila , l avvocato quattro o cinque file dietro .
Sono in sbieco perfetto con lo stuart , chiaramente tendente al gay , che svolge il suo lavoro con precisione certosina districandosi non senza difficoltà, col carrello degli approvvigionamenti esibendosi in manovre millimetriche ed infine pulendo il pavimento di gomma nera dell’aereo da una perdita di acqua che fuoriusciva dal frigor .
Una 50ina di minuti e siamo a destinazione , il bielica atterra tranquillamente su una pista bianca ricoperta da una coltre di ghiaccio.
International Falls . La temperatura esterna si presenta subito …. siamo intorno ai – 20, velocemente ci vengono consegnati i bagagli , ci sono tutti , e mettiamo il muso fuori dall’aeroporto alla ricerca di un taxi ( city cab).
A dire il vero non c’è una gran ressa di auto taxi, controlliamo e ne vediamo uno fermo piantonato da un bikers . L’avvocato chiede gentilmente se possiamo dividerlo con lui ma questo esprime parere negativo per non so quale ragione .
Attendiamo fiduciosi l’arrivo di qualche altra auto ma Il niente più assoluto ci avvolge .
Tutto molto blando .
Preso da un impeto di marpionaggine bracco una donna fuscello ( probabilmente non meno di 130 kg) e gli chiedo se può farci da taxi con la sua Honda Suv . Ella sorridente e ancora unta di hamburger molto gentilmente ci chiama un taxi con il suo cellulare ( gratuitamente anche se l’Aldovozzi si offre fisicamente per azzerare il debito) che dopo 5 minuti arriva . A questo punto arriva anche il biker che molto gentilmente ci chiede se possiamo condividere. Noi che non siamo stronzetti accondiscendiamo e tutti e tre saliamo a bordo del monovolume .
Mentre il taxi si muove scruto il paesaggio bianco e con praticamente niente dentro scattando qualche tonnellata di foto . In breve tempo arriviamo al Paese , un paio di grandi strade principali e una serie di viuzze che intersecano . La prima sensazione è di deserto , non c’è un anima viva in giro , ma d’altronde con – 20 chi vuoi che ci sia a passeggio .
Arriviamo al Motel Super 8 . Roberto scende e paga i suoi 6 dollari (piu o meno ) - ci sentiamo dopo . e il taxi riparte , il taxista e il corridore ‘mericano parlano di continuo , io capisco qualche parola ogni tanto , sono un po molto somaro in inglese e anche un po troppo arrugginito , continuo a guardarmi in giro e a fare foto a destra e a manca a quel paesaggio così strano , così vuoto e candido .
E’ la volta del motel del l’americano che da un appuntamento al taxista per il mattino dopo poi scende e non paga un bel niente . Non fa neanche la mossa !!!
Che cafone penso sorridendo . Budget Host motel dico e la macchina si avvia attraversano il centro città e girando a dx , nel tragitto ho anche l’occasione di vedere le forze dell’ordine locali in azione , due fuoristrada e una vettura a lampeggianti e sirene spiegate sbucano dall’incrocio in controsterzo fermanosi a fianco del marciapiede . Gli agenti scendono velocemente entrando in un giardino di corsa con le pistole in mano . Vedo due poliziotti che girano dietro la casa e una donna in vestaglia sull’uscio .
Mi scappa un:
- what happened?
La risposta tradotta è :
- che cavoli ne so? Guido il taxi .
Poco male due minuti e sono all’albergo . Pago , 10 dollari …. + 6 di roberto = 16 .
Nei giorni seguenti scoprirò che per quel tragitto ci vogliono 7 dollari . Guardo il motel (classico motel americano) entro nel cabinottolo reception , guardo il losco individuo che mi viene incontro , mi verrebbe spontaneo mettermi una mano sulla fronte ma non lo faccio .
L’aria è satura di chiuso , lui è vestito da montanaro , molto sul sudicio , capelli lunghi dietro e pochi sulla sopra la testa .
Consegno la mia prenotazione gli dico due parole nella lingua madre dei rozzi , lui mi guarda fisso negli occhi e mi chiede di pagare . Lo faccio consegnandogli la carta di credito e firmando lo scontrino .
Mi riguarda , guarda i trenta kg di valige che ho al seguito e mi consegna le chiavi della camera nr 154 , al piano superiore con scala ghiacciata all’aperto da salire . Bello stronzetto penso imaginandomi al rientro dalla gara .
Apro la porta . E’ irrespirabile ,moquette per terra intrisa di chiuso , termoventilatore a muro , lo accendo io dopo aver mandato fuori due pinguni che albergavano nella mite temperatura .
Quando attacca la ventola mi si spostano i capelli di lato e fa un gran rumore ( un gusto senza euguali nottetempo ) , bagno senza riscaldamento …sfrutta il flusso d’aria del termoventilatore con vasca dotata di tappo piu piccolo del foro di scolo .
Tv … piu che piatto grasso , letto matrimoniale decente e tavolino con specchio. Come luce due abat jour che creano quell’atmosfera da trombatoio .
Al fianco della tavola ( c’era anche quella) noto una porta, la apro . Dietro c’è un'altra porta , quella dell’altro appartamento . In seguito , notata la vicina ( secondo me almeno 150 kg) attaccherò il tavolo alla porta temendo per le mie provviste alimentari e per la mia incolumità fisica
L’appuntamento con Roberto è al Mac Donald circa un km dal mio motel e qualcosa di meno dal suo . decido di muovermi a piedi con la mia fida canon al seguito nascosta sotto al piumino . Fuori la sera sta già calando , sono quasi le 17.30 .
Coperto di tutto puntino mi avvio verso la meta , la sensazione dell’aria fredda nel naso è strana , brucia quasi , mi metto la fascia proteggi collo sulla bocca e naso e cammino spedito ( l’unico che cammina a piedi in quella città)
Arrivo al Mac con la barba ghiacciata a puntino , l’avvocato è già li che spizzica qualcosa attorniato da una parte di dipendenti del locale con i quali aveva magicamente stretto amicizia - probabilmente avevano qualcosa in comune .
Cena corredata di gelato e chiacchere che escono calcando i seguenti temi : cazzate , previsioni di gara, previsioni di comportamenti in gara, cazzate , sistemazione in hotel + commenti sulla big-vicina , cazzate , comportamento del concorrente col quale abbiamo condiviso il taxi e cazzate un'altra volta .
A fine cena , dopo aver salutato il personale del Mac ( rimaniamo positivamente stupiti del personale in quanto molti sono dei ragazzi con sindromi di down o condizioni similari - spiegato il feeling ) prendiamo direzione motel dandoci l’appuntamento per il mattino seguente allo stesso posto con l’attrezzatura obbligatoria per andare al controllo materiale .
Passeggiata di ritorno e via in camera dove sembrava tirasse il garbino tanta era l’aria che soffiava fuori il termoventilatore . Decido per un bagno bollente nel bagno non tanto caldo , risolvo il problema del tappo piccolo con l’apertura a tutta velocità del rubinetto dell’acqua. Spreco un mucchio d’acqua effettivamente , ma in quel luogo problemi idrici pochi pochi .
Mentre spreco l’acqua preparo il materiale posizionandolo nella slitta decidendo di usarla per il trasporto visto che Aldovini si è preoccupato di dirmi che controllerano di tutto e di più .
Esco lesso dalla vasca bollente due chiacchere al tel . con Claudia televisione accesa sulle multi vendite e poi affronto la notte tranquillamente svegliato a ripetizione dall’ormai amico termoventilatore.
Alle 6 a.m comunico a me stesso che non c’è più spazio per dormire quindi accendo la tv faccio un po di zapping e guardo qualche televendita gustandomi le incredibili foto del prima e dopo. I miracoli dei prodotti venduti in tv non hanno euguali .
Mi trascino fino alle sette e trenta circa , mi alzo , mi vesto con gli indumenti da gara ( così provo un paio di cose al freddo intenso ) ed esco tutto bello slittato dirigendomi al Mac facendo foto al paesaggio cittadino Prima dell’arrivo a destinazione mi arriva un messaggio dall’Avvocato che mi avverte di essere in ritardo in quanto in lotta con una seduta piu lunga del previsto. Decido di allungare a arrivare direttamente al suo motel ( metto a posto la coscienza che non mi vedeva in movimento da giorni ) .
L’avvocato si presentò vestito di tutto punto e con circa tre kg in meno ( li aveva lasciati la dentro ) e partimmo verso la colazione Mac dove appresi la sicurezza estrema di Roberto nel non sapere , neanche lui, dove era situato l’auditorium sede del controllo materiale obbligaorio .
Troviamo l’auditorium dopo aver scarpinato a dx e a manca per xy tempo e chiesto informazione a tutte le pompe di benzina che gravitavano nel paese .
Eravamo magicamente a 300 mt dal mio motel. Infamo Aldovini che ride pensando al mio scarpinare di oltre un ora.
La prima persona che incrociamo nei pressi del palazzo è Pierre , il direttore di gara , che oltre alla gentilezza nel mettere la mia slitta nella sua auto ci dice dove entrare e ci presenta ai suoi ragazzi con un bel
- ecco i duecazzoni italiani! -
Incredibile come in zero secondi ci avesse già inquadrati .
Le operazioni di controllo scivolano via tra sorrisi e parole non comprese ( da parte mia) ma tutto è a posto . Un paio di foto di rito ( con i numeri dietro al materiale) una settantina di foto artistiche alle quali ci concediamo sfoggiando savoir faire , sorrisi e classe da veri fotomodelli e si esce con obbligo di passaggio al mio motel per lasciare la slitta .
Pranzo nel ristorante attiguo al motel super di Aldovini a base di tutto in un piatto ( classica usanza locale) seguito da sessione di foto ai prototipi di auto camuffate che scorrazzano nei dintorni con rischio di linciaggio molto alto . Interpellato da un driver che chiede : ma il suo amico non ha altro da fare? l’avvocato risponde : - - scusi non parliamo l’inglese
A praticamente due giorni e mezzo dalla gara i problemi da risolvere erano :
_ Il camel bag di aldovini era troppo piccolo e senza protezione per il freddo
_ Pelo sarebbe ripartito il 6 da International falls e aveva una coincidenza a chicago il 5
_ Varie ed eventuali
Soluzioni :
- Camel bag dapprima Pierre impietosito fornisce un camel bag da due litri a Roberto ma senza protezione del tubo . Roberto ringrazia con un sorriso a 45 denti come per dire : - grazie mi hai risolto il problema poi si rivolge a me dicendomi : - che cazzo me ne faccio di un camel bag senza protezione !!!! Le successive mosse vedono visite a tutti i negozi che hanno qualcosa di sportivo per la ricerca dell’attrezzo tutte con esito negativo . L’ultima speranza è legata all’equipaggio di amici che sta arrivando via auto da Chicago . Roberto , ormai in preda allo sconforto , comincia a mandare messaggi al suo vero amico capo spedizione chiedendogli di reperirgli il pezzo mancante . Dopo 4 5 ore un sms comunica all’avvocato il numero valido per l’estero del suo amico fraterno Manuel . Dopo altri 10 o 20 sms il camel invernale viene reperito sexy shop di Chicago (vibra un po ). Arriverà a International nella serata di Domenica .
- Il problema del biglietto viene risolto con un paio di viaggi , forse tre , all’aeroporto più uno dalla titolare del motel super 8 . Nell’ordine al primo viaggio in aeroporto dicono , l’avvocato fa da oratore mentre io faccio le facce di circostanza , che non ci dovrebbero essere problemi ad anticipare al giorno prima il viaggio ma i terminali sono ko quindi ci consigliano di chiamare telefonicamente la compagnia aerea e se non riusciamo di tornare da loro . Roberto spiega alla titolare del motel l’accaduto e chiede se può farci la chiamata in modo da non essere in difficoltà con la lingua . La simpaticona sorridendo ci dice che per risolvere il problema dovremmo telefonare alla compagnia e chiedere di poter anticipare il volo oppure di andare all’aeroporto . Nelle due visite successive , grazie alla disponibilità di un dipendente Delta Airlines tendente gaio il problema viene risolto emettendo il nuovo biglietto aereo .
- Il varie eventuali comprendeva problemi come la vaselina ( brillantemente risolto da Pelo che ne compra 7 etti al supermercato , la panna montata che non si ghiaccia almeno fino a – 20 ° ( presa al supermercato insieme alla vaselina) , una macchina fotografica pocket che Pelo doveva ancora comprare e qualche altra cosa di poco conto …. tutto brillantemente risolto .
Il sabato sera si mangia ,se ben ricordo , ognuno per i fatti suoi . Io provo il ristorante di fronte al mio motel con il chiaro intento di capire se apriva alle 6 di mattina per la colazione , come è uso per quasi tutti i ristoranti. Non capendo tutto quello che la cameriera dice ( quando gli dici che parli poco l’inglese loro parlano ancora piu veloci ) ad ogni scelta che mi chiede di fare io dico la prima. Ci azzecco visto che mi arriva un piatto completo.
Il rientro è veloce e la sera passa come al solito , telefono con Claudia computer , bagno nella vasca con 100000 litri d’acqua consumati Tv con pubblicità o partite di basket e letto all’ ora dei bambini con l’accortezza di abbassare un po la temperatura nel termostato del mio amico .
Alle 7.30 del mattino seguente sono al ristorante per la prova colazione . Omlette e prosciutto , fette di pane tostato imburrato , patate , simil fritte pressate e caffè .
Non ricordo esattamente i movimenti ( sicuramente aeroporto per risolvere il problema tickets) e gli orari della prima mattina so solo che mi trovo con l’avvocato proseguendo sulla stessa linea dei giorni precedenti e cioè quella delle pataccate .
Si fa l’ora del Brieffing , la tensione comincia a farsi sentire ma ci pensa il prode Aldovozzi a farla scemare portandomi all’auditorium .
Notiamo una certa aria desertica e veniamo osservati molto strano all’entrata nel salone . Alla domanda a che ora è il briefing ci viene spiegato che quest’ultimo si terrà al pub dei veterani di guerra e sicuramente veniamo apostrofati con frasi del tipo : i soliti cazzoni di Italiani . Ridendo per la gaffe e ridendo sull’ipotesi di un articolo sul giornale che ci vedeva dispersi e periti ( consegnati alla storia dei cazzoni) alla ricerca del brieffing ci dirigiamo verso il pub che troviamo abbastanza velocemente ( strano a dirsi)
Prendiamo posto, prendo un caffè sorprendendo la barista probabilmente abituata a vendere solo birre ed alcolici . Gli occhi scrutano ed osservano attentamente i personaggi che riempiono la sala cercando di capire chi fa la gara e chi no , chi andrà forte e chi un po meno . frasi come Dio protegga i veterani sono incise in più parti del locale , il brieffing ha inizio le orecchie cominciano a carpire veloci parole inglesi per lo più sconosciute . Aldovini ogni tanto traduce qualcosa , solo le cose più importanti tipo :
- Lasciar stare davanti il numero 52 se no ti fa una causa che ti rovina
- Al primo Cp i posti per dormire sono riservati all’organizzazione
- I lupi sono animali che hanno paura dell’uomo …. gli orsi no
- La gara è estremamente difficile , partite piano !!!
Considerato il mio agonismo carogna quest’ultima è la frase che mi rimane più impressa, mi devo sforzare a non cadere nella trappola di seguire il ritmo di altri atleti e ascoltare le mie sensazioni . In gara devo essere solo con me stesso .
La riunione tecnica pre-gara finisce e l’organizzazione si prepara a servire il pasta party. Noi non avendo pagato gli 8 dollari di maggiorazione ( per un piatto di pasta scotta) correttamente usciamo rifugiandoci al vicino Mac . L’intento di mangiare subito viene spento dall’arrivo di un messaggio che annuncia l’arrivo degli amici di Aldovini .
Neanche il tempo di consumare una bevanda che a bordo di un fuoristrada americano ( mi sembra ford) arriva Manuel in compagnia di un altro ragazzo ( assenti le due donzelle in lasciate all’albergo per l’organizzazione logistica )
Aldovozzi Aldovini fa si che io venga accompagnato in motel in modo di imparare la strada ai ragazzi per il recupero della salma vivente al mattino dopo .
Vengo accompagnato , cagato un po meno ma accompagnato .
Saluto calorosamente , con il freddo che c’era , ritirandomi nel mio appartamento impolverato , tv sulla vendita di una spazzola miracolosa per gonfiare i capelli delle anziane, finisco la preparazione della slitta e nel farlo ritrovo piacevolmente la sacca portacibo da mettermi in vita poi cerco di programmare il tempo di lì alla mattina .
Pianificato il tutto attendo steso sul letto l’ora di pappa solitaria che arriva esattamente alle 18.30 proprio al di la dalla strada .
Il solito piatto full optional , pepsi con ghiaccio a uffa , caffè scialbo e riattraverso la strada .
Tv ancora accesa e vento mi riaccolgono , apro l’acqua per l’ennesimo spreco , mi inskypizzo con Claudia che cerca di tranquillizzarmi molto amorevolmente poi il tuffo al caldo .
Lesso come un pesce esco dopo x (leggasi ics) multiminuti mi travesto da sonno e …….. siamo arrivati al primo dunque Andrea … e sarà anche lungo visto che mancano più di 10 ore alla sveglia .
Il cuore ha già variato sensibilmente il ritmo , le coperte mi avvolgono con la loro calda morbidezza , il termoventilatore fa sentire la sua voce con una cadenza che spacca il secondo .
la mente parte proiettandosi in gara , cercando di immaginare , cercando di capire come mi comporterò --- e più mi immergo dentro a questo gioco , oserei dire sadico, più il cuore aumenta la voce , non tanto il ritmo , la voce , stancandomi il respiro . Ogni tanto esco dal pensiero cercando di impormi tranquillità , assenza di pensiero , respiro profondamente cercando di dare aria relax al fine di dormire ma , automaticamente , dopo qualche istante …… sono ancora lì .
Lunga , lunga, ancora lunga quella notte, quasi interminabile mentre mi giro , mi rigiro cercando di trovare una posizione che mi culli e mi faccia perdere i sensi .
Non dormo assolutamente e non sento il sonno .
Alle tre una grande paura, consulto l’orologio ( quello regolato con l’ora locale) e aggiungo 7 ore in più .
-Cazzzzzooooo!!!! Sono le 10 , mi sono addormentato . Ho tragicamente perso la partenza .
Ragiono . Fuori è buio , faccio due conti con le dita e gli orologi. Capisco. Ancora due ore Andrea, ancora due ore.
La trascino fino alle 4 e 57 , accendo la luce spengo le sveglie prima che suonino , metto le gambe fuori dal letto rimanendo seduto , ascolto le sensazioni e fisso assente la finestra . La prima cosa che sento è la stanchezza . Ho un gran sonno e ciò mi fa incazzare visto che , come al solito , ho deambulato per pensieri tutta la notte.
- In piedi Andrea , appena metti il naso fuori ti svegli …. Ostia se ti svegli! ( così sarà)
Molto tranquillamente faccio tutte le mie cose evitando di indossare tutto il vestiario in appartamento (non volevo sudare prima di partire) . Alle 5,45 tutto era pronto , tutto posizionato per essere trasportato fuori .
10 minuti di relax prima della colazione steso sul letto parlando con la mente alla mia mente , poi la colazione al ristorante di fronte . Fuori è un freddo becco , alle 6 perfette sono al ristorante già con i vestiti ufficiali per la gara con il mio numero 69 ben saldo sulla coscia . Colazione a base di omlette al prosciutto cotto , pane da toast imburrato patate e caffè . Pago , qualcuno mi augura buona gara , riattraverso la strada e scendo la slitta dal piano rialzato in modo che all’arrivo dell’equipaggio del Raldo-friend sia tutto pronto .
Mi concedo 5 forse 10 minuti di relax poi arriva il 4x4 rosso bordeaux fiammante , esco saluto tutti meno le donne perché non ci sono , vedo la tensione nel viso di Aldovini - la stessa che ho io - Due cazzate per sdrammatizzare e la stessa considerazione esce dalle bocche di entrambi : - è un freddo porco, esattamente – 26°
L’amicone dell’avvocato mette in moto il bolide e sfreccia per le vie di International Falls , in qualche minuto siamo al punto x .
Slitte a terra , sistemazione dei bracci di traino , in questo frangente ho la conferma della potenza del freddo , il nastro telato che mi ero portato dietro per fare un paio di giri attorno agli agganci intermedi dei bracci non attacca …e quasi tinco , lo avvolgo e si riapre in men che non si dica .
- Pazienza andrà bene anche senza .
Direzione partenza , anzi prima ancora direzione firma di presenza .
La prima cosa che si imprime nella mia mente attraverso gli occhi sono tutte le lucine rosse lampeggianti che segnalano le slitte , può sembrare una cosa normale ma in quel “frastuono “ di gente che girava su e giù in attesa , con quella luce strana del buio che accoglieva pian piano il giorno e soprattutto con l’emozione che mi stava riempendo anima e corpo aveva un fascino quasi fiabesco .
Come al solito mai in anticipo , firmo , corro fuori e mi attacco la fida slitta , chiedo ad una girl , Non so a chi , non ricordavo neanche i nomi che, penso, mi avessero detto non meno di 5 minuti prima … insomma chiedo a lei di farmi una foto che mi ritraesse intero con la mia slitta dietro .
Desiderio eseguito , affianco l’amico Roberto due considerazioni ridicole e una grande stretta di mano per l’in bocca al lupo ….. poi …. non so con che suono il via ufficiale .
Le lucine cominciano ad andare avanti e i lampeggi riflettono sulla neve macchiandola tutta di rosso .
Parto a buon ritmo dietro l’avvocato che sembra un toro , gli mancano solo le corna e l’anello al naso . Avrò fatto circa un 200 metri dietro a lui prima di decidere , ricordando le parole di Pierre al briefing ( non bisogna partire forte) di mollare e seguire gli istinti del mio corpo.
Continuo per un po ancora non proprio conscio su quello che sarebbe stato , usciamo dal paese e mi faccio avvolgere dal paesaggio mentre le mie gambe camminano e corrono in modo alternato .
Il gruppo si allunga ma ci si sorpassa frequentemente , passo il tempo a controllare gli avversari ma non in senso agonistico in senso di controllo . la slitta , il vestiario , le berrette , il modo di correre o camminare , i bastoni o meno ecc. ecc. le bici sono già tutte sparite mentre i pochi fondisti ondeggiano su e giu … li noto e noto che a volte hanno gli sci sulla slitta e camminano a piedi con quelle scarpette non proprio podistiche .
Con questo dilemma in mente attendo l’arrivo della luce che dona al paesaggio qualcosa di magico con tutto il riverbero creato dalla neve .
I pensieri sportivi che frunzolano nella testa sono legati all’approvvigionamento di cibo e acqua , Eris Zama ( il mio guru) mi aveva detto di mangiare costantemente qualcosa e di bere comunque anche in mancanza di sensazione di sete. il freddo fa quest’effetto ma in realtà si suda .
Ci provo ma dal tubo del camel bag , quello con la protezione antighiaccio, non esce niente . noto che il “becco” è ghiacciato all’interno ( fortuna che è protetto) lo afferro e lo inserisco sotto alla giacca a vento rimandando l’inizio dell’abbeveraggio . Sembrava cosa semplice ma in realtà dopo 10 minuti circa , anche col becco sghiacciato l’acqua non arriva neanche tirando su con tutta la forza possibile .
La prima paura che mi viene , visto che il beccuccio ora è libero , è quella di aver strozzato il tubo nell’inserire la sacca nello zainetto cosa , peraltro, già capitatami in Mauritania . La risoluzione del problema in realtà non era complessa . Come in mauritani bastava togliere lo zainetto estrarre la sacca ..ecc. ecc. Peccato che per far ciò dovevo togliere giacca a vento il pile e rimanere in intimo termico . Mi dico qualcosa del tipo : - Aspetta che il problema si risolva da solo . Così faccio .
Nel frattempo decido mettere sugli occhi la mascherina che avevo sulla fronte , quella da snow board e mi accorgo di avere fatto una cavolata nel tenerla sulla fronte . Il sudore aveva bagnato la lente e questa si era irrimediabilmente ghiacciata , la prima vaccata era fatta ! Mi rimanevano comunque occhiali da sole sportivi gialli e occhiali da vista . Non disperare andrea .
Ma …. era ora di bere, altri tre o quattro tentativi erano andati a vuoto , bisognava agire e risolvere il anche perché i km cominciavano a passare .
Preparo la mente e il fisico alla massima velocità , due o tre respiri profondi mi fermo di colpo e in men che non si dica spogliarello . Rimango in intimo sfilo lo zaino la sacca porta acqua controllo il tubo. Ttutto in regola ( vaffanculo mi dico mentre intravvedo la sincope aggirarsi tra gli alberi) . Rimetto dentro tutto poi afferro la protezione del tubo la tiro su come si fa con un'altra cosa ….. bip bip bip … e noto un 5 cm intermedi completamente ghiacciati . Piego il tubo, non curante della possibilità di romperlo, a dx e sx per tre quattro volte scriccando il ghiaccio rimetto su lo zaino mettendo il tubo a contatto con la pelle mi rivesto in fretta e riparto mentre la sincope sparisce dalla mia vista .
Circa 10 minuti dopo l’acqua scorreva tranquilla come in una fonte a temperatura corpo e gradevole mentre la mente tirava un sospiro abbandonando la paura .
Il tram tram continua , sarà lunga Andrea ma intanto qualcosa abbiamo già fatto . La mente ha tutto il tempo di spaziare un po dappertutto passando dalla gara alla vita privata . Famiglia , Claudia , i miei bulldog , il lavoro , le beghe … insomma dappertutto mentre per quel che riguardava la gara cominciava già a pensare al 1° cp.
E mentre un'altra cazzata era li li che stava arrivando mi accorgevo di come fosse impossibile capire quanta strada avevi fatto e stavi facendo . nessuna segnalazione naturalmente e le segnalazioni acustiche che arriveranno poi più avanti erano esclusivamente in miglia .
Che casino ragionare in miglia , non passano veramente mai .
Al primo pensiero di cibo ,non avendo voglia di noci e similari , afferro una barretta con il caramello dentro … scemo come sono e probabilmente anche un po somaro non pensante gli caccio un morso secco che effettivamente la scalfisce spezzandola ma che mi porta sotto ai denti una parte particolarmente dura da masticare che aveva il nome di . …. pezzo di dente …. Non male mi dico afferrandolo e nascondendolo in una tasca ( andrà perso nell’asciugatrice)
A dente in tasca continuo il mio vagare cercando di non perdere lo spettacolo di quel panorama totalmente immerso nella natura e la completa assenza della civiltà .
Ogni tanto si attraversava qualche strada dove ti capitava di veder sfrecciare i grandi camion carichi di tronchi ai quali naturalmente davamo la precedenza per questioni di mole .
Il sole splendeva con tutta la sua forza e la temperatura si era fatta gradevole , a pelle direi un – 10°, io sinceramente non capivo se sudavo troppo o meno ma decisi di togliermi la giacca a vento posizionandola sulla slitta fermata dalla praticissima rete da motociclista . Sudavo , era fradicia .
Cazzo che materiali fantastici che avevo acquistato capaci di pesare poco vestire comodo e scaldare come stufe .
Guardando il sole erano piu o meno le 13 , non cercavo la conferma nell’orologio in quanto un po complesso da tirare fuori da sotto le maglie guanti ecc. ecc.
Direzione supermercato … cp 1 , km 70 miglia …ma che cavoli ne so …chi ha voglia di fare i conti .
La camminata , a tratti corsetta, continuava a ritmo deciso , la slitta ancora aveva un peso decente nelle pianura innevate del Minnesota e mi seguiva costantemente , ogni tanto passavo qualcuno e ogni tanto venivo passato da qualcun altro, uno scambio di occhiate mentre si era a fianco un saluto “ hi” e a volte anche un paio di parole poi le distanze si ampliavano .
Pian piano il giorno si stava inoltrando e la luce cominciava a calare , l’amico sole era là sulla dx e si abbassava pian piano portando con se la luce . Ci stavamo avvicinando alle 17.30 ora pressappochista del calare delle tenebre .
La mia idea era quella di non fermarmi a tirare fuori la luce frontale e per mettermi la giacca a vento , avrei voluto arrivare al Cp senza soste ulteriori. Difficile capire a che punto ero arrivato..
Dopo non so quanto mi accorsi :
1 era buio e non vedevo una beata fava se non il bianco della neve dove mettevo i piedi
2 faceva un freddo becco e forse era meglio indossare la giacca a vento .
Mi fermai per le operazioni.
Fu in quel frangente che mi accorsi di aver fatto un’altra pataccata . La giacca a vento intrisa di sudore andava messa nella borsa , in quel momento stava in piedi da sola dal tanto che era ghiacciata e il materiale interno si era raccolto in gruppi grumosi e ghiacciati . con un sospiro la indossai sperando che il calore emanato del mio corpo fosse piu potente del freddo che comunicava per contatto diretto. Fu qui che rividi la sincope raggirarsi tra gli alberi .
Luce in testa e in movimento veloce subito .
La stanchezza cominciava a farsi sentire sia sul fisico che sulla mente , erano tante le ore che mi sentivo sulle spalle senza soste in più il sonno faceva capolino ricordandomi che era stato assente anche la notte precedente .
Vagai cominciando a forzare la mente fino ad un punto dove dei picchetti con la testa rossa mi indicavano di uscire dalla pista . Qui , alzando gli occhi vidi una sagoma che mi veniva incontro , riconobbi quel punto lo avevo visto in un filmato.
In effetti era la strada del primo cp che si prendeva sia in uscita pista che per farvi rientro . Felice di questo decisi di chiedere alla sagoma che mi veniva incontro quanto mancava . Sfoggio tutto il mio inglesismo e per risposta mi sento dire :
- È lei sig. Di Giorgio ? che felicità ….. credevo fosse già morto.
Che spettacolo , Aldovozzi in persona che ripartiva dal Cp dopo la sosta di un ora .
L’abbraccio e la felicità espressa dal suo volto per l’incontro ( credo che anche il mio esprimesse le stesse cose , almeno lo spero) sono state una delle emozioni più forti di questa avventura , di quelle che rimangono ben ancorate dentro di te insomma .
Ci fermiano due, tre minuti , ci raccontiamo i perché e i per come di quanto avevamo già fatto .
Mi dice che sono arrivato al cp e che li ci sono i suoi grandi amici. Capto (non ci metto la mano sul fuoco) , anche, Culo, casino e geloso ma non riesco ad inserirli nel contesto .
Afferma che mi avrebbero assistito aiutandomi con la lingua se ne avevo bisogno ed aiutandomi per sistemare la mia roba e me stesso . - Vada professore, vada . Ah … dimenticavo Dentro hanno anche l’asciugatrice !! mi dice riprendendo la gara .
Affronto la salitina che porta al negozietto dove vedo le lucine di varie slitte che mi salutano , occhieggio e alla mia destra vedo il 4x4 della Raldo-assistance saluto :
- Ragazzi sono arrivato !!!!
Probabilmente sbaglio , ma ho avuto la netta sensazione di vedere sgommare il 4x4 partendo istantaneamente mentre una voce diceva che mi avevano aspettato e qualcosa d’altro .
Rimango un po basito ( è un termine che fa sempre il suo effetto) , un po come Fantozzi col braccio alto , ed entro nello store dove un uomo mi accoglie dicendomi :
- Ma lei è un po basito ? it’s ok ?
- Tutto bene . comunico appoggiando la mia borsa e cominciando a spogliarmi degli abiti esterni .
Stanco , basitello e affamato cerco ristoro ma soprattutto cerco l’asciugavestiti viste le condizioni della mia giacca a vento ( una volta sghiacciata sembrava una fontana) , inquadro la signora dietro al banco e mi scappa un DRY? Con la giacca a vento in mano .
Lei capisce mi dice yes , gli do la mucchia dei miei capi , svuoto le tasche della giacca a vento ( mi dimentico il telefono ) e mentre lei porta il tutto nell’asciugatrice mi servo una ciotola di qualcosa che assomiglia a ragù ( scritto in italiano ) con della minestrina nel mezzo . Commestibile, anzi molto commestibile . Bevo una bevanda idrosalina gialla (il nome è alquanto impronunciabile) , poi mangio anche un muffin alla banana . Rimango seduto cercando di rilassarmi il piu possibile in attesa dei miei panni , il ginocchio dx dolorizza ma faccio finta di niente .
All’arrivo delle mie vesti mi accorgo di aver asciugato anche il telefono che però , da vero duro , vive ancora . Pago il dovuto al supermercato indosso i pantaloni e il pile e mi sdraio tra le corsie del supermercato vicino al concorrente piu giovane , a solo 17 anni sfidava l’arrowhead in mtb. Grande.
Sdormicchio o provo a farlo sul pavimento duro appoggiandomi sugli spigoli del mio corpo , non è il massimo ma …. Piotost che gnit lìè mei potost!
Trascorsa un oretta mi alzo , sgranocchio qualcos’altro , usufruisco del bagno - le tattiche corporali vanno rispettate - appuro che qualche atleta ha portato via il mio passamontagna , probabilmente al posto del suo . Io non faccio lo stesso mi vesto e adempio al check out. L’uomo del check out , lo stesso del check in , mi dice good luck mr. Basito e io con la mia super luce frontale mi inoltro nella notte fonda. Noto subito che il percorso si fa più duro , la strada comincia a salire a tratti in più c’è l’alone della notte che fa sempre il suo effetto di timorosa calma . il fascio di luce proiettato dalla lampada che ho in fronte disegna sulla neve un arco ben delimitato che pian piano, probabilmente con la stanchezza, magicamente si avvicina ai tuoi occhi regalandoti la “splendida” sensazione di avere un paraocchi che ti limita la visuale . Strano il buio profondo illuminato dal paesaggio bianco , strani tutti quei giochi di luce creati dal fascio della lampada …peccato che gli occhi si stanchino e non reggano più tanto la spettacolarità di certi paesaggi . La temperatura è calata , non ho freddo ne alle mani ne ai piedi e questa è una gran cosa . Sento l’irrigidirsi della temperatura negli occhi , le palpebre non hanno più quell’effetto liscio nel chiudersi ma criccano come se dentro ci fossero dei granelli di sabbia . Il liquido della lacrimazione tende a ghiacciarsi e le ciglia si coprono di pallini di ghiaccio costringendomi ogni 10 minuti a togliermi il guanto da snow per pulirli con il guanto in pile .
L’idea di mettere gli occhiali da vista in modo da vedere meglio viene subito smontata dallo strato di ghiaccio che essi avevano sulle lenti - ne vedrò delle belle, anzi , non ne vedrò proprio..
Avanzo imperterrito perso nei miei pensieri che vanno ancora dalla a alla z e con la musica , a volte assordante, nelle orecchie che mi avrebbe accompagnato fino al termine della carica del lettore MP3
Avanzo nella notte dicevo , mi sembro il pinguino visto in un documentario . Lui , mentre il compagna/o tiene al caldo l’uovo fa un viaggio che dura tre mesi per andare a trovare il cibo e non so per quale altra ragione . Viene ripreso ad ogni ora del giorno mentre cammina sfidando neve , vento e ogni tipo di intemperie.
Così , come il pinguino , mi confermo che anche io arriverò al traguardo .
Il sonno si fa potente , il dolore del ginocchio aumenta e la mente interviene per dare le direttive che impongono all’articolazione il silenzio col solo permesso di farsi sentire nelle discese laddove la slitta spingendo da dietro ( i bracci sono rigidi) ti costringe a frenare o ad assecondarla con corse a scavezzacollo che fanno davvero male .
Comincio a traballare , provo a seguire la musica cantandola ma è una cosa che si spegne da sola , così mi ritrovo in silenzio dopo qualche minuto ancora una volta in preda al sonno che cerca di imporsi .
Niente di nuovo in fondo .
-Conosci già questa sensazione Andrea , la abbiamo passata già varie volte . Quindi gambe in spalla e via . il modo migliore per combattere era fare qualcosa ad esempio: Mangiare . Noci anacardi noccioline, praticamente una scimmietta, con variazioni sul tema con qualche Ferrero Rocher la cui nutella dava sempre quell’attimo di sublime piacere . Il pocket coffè non erano alla stessa altezza , ne avevo mangiati un paio, oltre a non avere lo stesso piacere di palato non avevano nessun effetto anti sonno .
Avanzo con l’obiettivo primario di svalicare la notte . Ogni tanto guardo la luna cercando di capire l’ora dalla posizione .
- saranno le tre , forse le quattro mi dicevo per ottimismo ….. o forse l’una …. Mezzanotte? AAAAHHHH!!!
Terminavo sempre col pazienza Andrea , pazienza il sole arriva , ci vuole solo pazienza
Il mio ritmo rimaneva abbastanza costante ed il persorso era diventato vario alternando salite , discese alle classiche pianure della prima parte . Probabilmente per una questione di sforzo riuscivo ancora , sia nelle salite che nelle discese, a dimenticarmi del sonno che mi assaliva quando la strada spianava .
In quel periodo ho avuto vari incontri con un atleta , credo brasiliano, dotato di una slitta che sembrava un passeggino da montagna . una sorta di seggiolina con schienale e regolare capottina proteggi bimbo dal freddo montata su due piccoli sci , che mi sorpassava andando sensibilmente più forte . varie volte dopo avermi salutato mi chiedeva se andavamo assieme fino a Melgeorge e più volte io gli rispondevo che non sarei riuscito a tenere il suo ritmo . Detto questo lui scivolava in avanti , o io indietro . Dopo qualche km ,forse uno , non so dire, lo ritrovavo intento a prendere fiato e lo passavo , poi eccolo di nuovo. Il gioco andava avanti così e lui ogni volta mi chiedeva se andavamo insieme a Melgeorge …… sarà stato il freddo .
Passano le ore , la stanchezza aumenta , ormai mi sento abbastanza automa , sento la musica in lontananza dagli auricolari che non ho più nelle orecchie ma dispersi sotto al berretto , non penso neanche tanto se non a quanto mancherà ancora al 2° cp , il brasiliano ed altri due personaggi sono avanti quando una slitta sopraggiunge da dietro e mi dice che a breve ci sarà un posto dove riposarmi ( almeno capisco così) .
Non può essere Melgeorge , stanco si ma scemo no , troppo presto è ancora notte . Non ho tutta questa velocià per essermi divorato 70 km in così poco tempo . comunque di lì a mezz’ora mi imbatto in una capanna in legno ( tipo pensiline d’autobus) con un fuoco davanti . Sotto alla pensilina giacciono insaccopelati 3 biker con le loro mtb vicine , attorno al fuoco il brasiliano con la carrozzina da montagna , un altro brasiliano e un altro atleta che si riscaldano attorno al fuoco facendo asciugare i guanti e cercando di alimentare il fuoco .
Mi fermo saluto penso un po e mi dico che quello era il momento per la minestra liofilizzata . Geniale mossa andrea , sfrutti il fuoco già fatto e non devi tirare fuori il tuo fornello ( sarebbe stata un impresa montare e usare quella macchina infernale ) .
Afferro dalla sacca porta tutto il goccio ( probabilmente termine romagnolo . il tegamino col manico) lo riempio di neve e , credo corteccia e piccoli pezzi di piante . appoggio sul fuoco attendendo che vada in ebolizzione mentre apro la busta di pasta con verdure . Una volta versata l’acqua ,logicamente non arrivata in ebollizione - avevo fretta che vuoi farci - mangio subito il contenuto . La pasta è un po croccante ma si mangia , al ritorno Claudia mi dirà ,leggendo nella busta, che bisognava attendere circa 10 minuti prima di mangiare (tempo di cottura) . Cibato e rinfrancato mentalmente …. La testa sapeva che avevo ingerito della benzina per i muscoli , saluto tutti e riparto con la mia fida slitta.
Di lì alla luce non so bene bene se ci sia stato qualcosa di memorabile , so solo che gli occhi guardavano in giro , che le gambe giravano , la mente vagava nel vuoto e la luna calava .
Finalmente la luce mi salutava spingendo sui miei occhi stanchi . ero lesso come un pesce lessato un paio di volte , ricordo chiaramente la sensazione di ciondolamento . Periodo durante il quale ogni 50 metri mi fermavo, mi appoggiavo con le ascelle sui bastoncini da sci e lasciavo ciondolare la testa ad occhi chusi . Il gioco dei 30 secondi di micro micro sonno si è ripetuto per 6 7 volte fino a quando un concorrente con una giacca a vento che ricordo sul rosso , in realtà non so, vedendo la mia traiettoria non proprio diretta mi ha chiese:
- Sleepy?
La mia risposta è stata : - sleepy magari an stag piò in pi. ( non sto più in piedi)
Mr red jacket ravanando nella sua borsina con la mano mi porse una pastiglia bianca dicendo :
- Coffee.
Non ci ho pensato neanche un microattimo che avevo già in bocca la pastiglia misteriosa .
Amara come poche la tenevo sulla lingua facendola sciogliere lentamente in modo che il cattivo gusto mi aprisse gli occhi ma ….. ci deve aver pensato qualcos’altro visto che di li a trenta secondi ero allampanato come pochi . Grazie mister, grazie !!!
L’allampanatura mi accompagnò per 3 /4 ore durante le quali il mio ritmo rimaneva buono e le mie attività di fotografo e di scoiattolo sgranocchia noci proseguivano regolari .
Ogni tanto mi assaliva la paura di aver sbagliato strada , probabilmente mettevo in essere la possibilità di aver passato un bivio dormendo. Gli occhi scrutavano dappertutto cercando una chiara traccia che mi confermasse di essere sulla strada giusta ed essa arrivava dopo un po . Era sempre la stessa , i disegni della pipi degli altri concorreni sulla neve .
- Certo che c’è chi si diverte mentre fa la pipì pensavo osservando i ghiri-gori gialli sulla candida neve
Di lì a poco mi passa davanti il più giovane con la propria mtb , faccio due conti . Ha dormito un bel po , è giusto è giovanissimo , mentalmente ( visto il freddo) mi tolgo il cappello. A 17 anni io ero ancora un bambino, lui dimostra già una grande forza mentale .
Mi ritrovo ad un bivio che mi porta fuori dal bosco e capisco di essere avanti , Melgeorges è vicino . mi si apre davanti uno spettacolo mozzafiato .
Una distesa di ghiaccio interminabile . È il lago ghiacciato di cui parlavano al briefing , arrowhead lake ,credo, gli occhi ci si perdono dentro magicamente non urtando in nessun ostacolo visivo , solo una candida distesa di ghiaccio . Sperando che non si crei una rottura per una qualsiasi sfiga passeggera vi salgo su . E’ interminabile quell’attraversamento , i miei occhi cercano i confini cercando di capire da che parte sarà l’uscita , ovvero il cp2, il percorso da seguire è indicato dai paletti con la testa arancione conficcati nel ghiaccio . Non so’ quanto tempo passi , non poco comunque, ma finalmente riesco a vedere dove si esce e ci arrivo credendo di trovarmi il riposo . Invece i paletti proseguono facendo un giro vizioso attorno ad un boschetto salgono una bella salitella e alla fine di questa le slitte parcheggiate alla cazzo mi avvertono che il resort Melgeorges è li . Slaccio la slitta , afferro tutto il necessario per attuare il programma cambio intimo e faccio il check in .
Dentro è tutto molto carino un salotto con tavolo sedie e divano un soppalco dove ci sono dei letti una cucina in piena azione e un certo numero di persone tra concorrenti e non so chi che stazionano . Sono soddisfatto perché per i secondi 70 km ho impiegato 13 ore , 1 ora in piu dei primi e questo gratifica il mio spirito sportivo . Vengo accolto da una ragazza che mi chiede se voglio mangiare e bere un paio di volte di fila . gli chiedo un attimo perché prima voglio cambiarmi e mettermi l’intimo asciutto che ho nella sacca . Così faccio posizionando tutto il materiale bagnato intorno alla stufa, mi accorgo di avere tre ginocchia, quello dx ormai e due volte l’altro e duole . Vedo già il mio vassoio servito in tavola . Stanco ma affamato mi siedo gustandomi la minestra in brodo con pezzi di verdure. Il resto non ricordo cosa fosse , sicuramente qualcosa di piu solido , bevo forse una coca o forse qualcosa d’altro poi mi giro osservando il divano.
È pieno , anzi un posto ci sarebbe ma un atleta dorme storto occupando due posti . Prendo tempo sfruttando il servizio bagno ( come da programma) , fuoriuscito da questo , mi è sembrato di starci poco, il divano era praticamente vuoto . Relax , mi concedo il meritato relax lasciandomi disciolto cercando di dormire. Dormire , cosa non facile quando quell’adrenalina ti scorre dentro e quando ad ogni movimento il ginocchio duole facendoti rientrare in te stesso . Passo due orette nel relax poi mi dico che è giunta l’ora.
- sei avanti Pelo , hai già fatto due step l terzo è il traguardo . sorridevo , ignaro sorridevo .
Riparto alle 14 facendo il check out e ringraziando tutti per la calda accoglienza .
I brasiliani sono ancora dentro , ho ancora un 3 ore e 30 di luce da sfruttare , La mente è ancora in grado di ragionare e comincia a fare i conti sui ritmi ed ipotetici orari .
Le ipotesi erano :
a ) sto andando molto forte
b) hanno scorso hanno partecipato degli scarponi
c ) la terza parte è un massacro
facendo dei rapporti tempo / km su quanto avevo già fatto , mantenendo un margine ampio , cioè considerando di andare veramente con calma, mi scappava un conto di 46 / 47 ore … toh …50 non certo il timore di non stare dentro al tempo massimo .
Presi accordi col ginocchio , mentre la testa è impegnata a fare conti su conti , seguo i paletti con la crapa arancionata e riprendo la via che mi riporta sulla pista Arrowhead Trail direzione finisher line .
Giusto il tempo di un miglio scarso che mi arriva dritta dritta nel …. E non dico dove , la conferma dell’ipotesi C . Non era una salita quella ma un muro , giuro che mancavano solo gli appoggi per i piedi e gli aggrappi per le mani e poteva esser considerata una parete attrezzata .
Da personcina a modo non mi scompongo e di buona lena affronto quell’interminabile salita . La cosa “grave” è che dal di li a 20 miglia dalla fine era tutta , ma dico tutta, di quella . salite spacca gambe a volte così impervie che senza l’aiuto dei santissimi bastoncini da sci avrei fatto fatica a superare e discese che non facevano certo piacere al mio ginocchio dx messo sotto pressione dalla slitta che spingeva . l’idea di fare le discese a cavallo della slitta l’avevo scartata subito un po perché mi sembrava irregolare un po perché avevo paura di finire in un fosso ed iviu rimanervi e Amen !
Il pinguino sempre lì , intento nella sua marcia sfidando le intemperie che la natura , anche bastarda , gli poneva davanti
-Avanti Andrea , avanti ! Una salita dopo l’altra , un passo dopo l’altro mentre la sera calava ed io mi illudevo di aver percorso di piu di quello che era la realtà .
Da quello che mi aveva comunicato Claudia via sms al check sapevo ( lo diceva il sito) che a metà strada tra il Melgeorges e l’arrivo c’era il check numero 3 . Un fuoco all’aperto , nessuna possibilità di riposo se non nel sacco a pelo ( scelta esclusa) ma spezzava quell’ultima parte in due tronconi e mi poneva un traguardo intermedio mentalmente molto importante .
Non ero , comunque, assolutamente in grado di capire ne quanto tempo fosse passato ne quanta strada avessi fatto .. andavo a supposizioni e con le supposizioni mi creavo delle pericolose ( così si rivelarono) convinzioni .
Secondo la mia testa ero prossimo al 3° cp , i conti , avrò fatto tot. Km e sarò in movimento da ics ore erano chiarissimi . L’idea di essere molto più di quello che in realtà era fu rafforzata , non so come sia potuto accadere, dalla comunicazione dell’uomo motoslitta :
- mancano 14 mph al CP 3, circa 24 km.
- il terzo Cp non è al 42 km ma è vicino alla fine e tu sei molto avanti . Cazzo che tempone che stai facendo ! mi dissi
L’ipotesi di aver percorso meno strada di quel che in realtà sentivo nella testa non era presa neanche in considerazione .
Convinto , felice ed orgoglioso di questa situazione in cui mi ritrovavo proseguii verso la notte già attrezzato di lampada frontale effetto paraocchi equino sulla fronte .
La notte non si fece attendere molto , entrò dentro e fuori di me senza neanche chiedere il permesso buttandomi sopra qualche quintale di stanchezza.
Di li a poco il campo di azione della testa si restrinse sensibilmente e da quel momento fu lotta dura , estremamente dura .
Le gambe andavano avanti con il loro tram tram, non avvertivo particolari variazioni , era la parte superiore che comincava ad andare a farfalle . Gli occhi erano ormai pesantissimi e si chiudevano di continuo , le palpebre sembravano ingrassate a dismisura ed era difficile tenerle aperte . Il corpo ciondolava seguendo la testa che cadeva e la direzione aveva delle sbandate repentine . La forza mentale che cercavo di infondermi mi sfiancava “ mentalmente” Strano a dirsi lavoravo con la testa per cercare di portarla fuori dal pensiero del sonno , del subire la stanchezza . Cercavo un appiglio qualsiasi ma lei ormai sapeva solo vedere le gambe che si muovevano con cadenza regolare e dire:
- ancora un passo … ancora un passo … ancora un passo.
Andavo avanti trascinandomi e trascinando la slitta . Un bel trenino non c’è che dire e portai avanti la cosa fino alla quarta o quinta volta in cui mi sentii sbandare periclosamente verso dx . La gamba cedeva sotto ai colpi del sonno .
Ci voleva qualcosa di forte per invertire la tendenza . Dopo aver cercato con gli occhi l’atleta che mi aveva dato la pastiglia magica , chiedere se poteva servirmi un altro caffè era più che lecito, e dopo il non averlo trovato decisi a ragion veduta che se un caffè non mi avrebbe fatto niente forse cinque un po sarebbero contati .
Di bar neanche l’ombra quindi: Pocket coffè
Pochi minuti e 1, 2,3 ,4 e 5 cioccoloatini incaffettati entrarono dritti nel mio stomaco .
Mi stupii di come essi passarono inosservati alla mia psiche e di come le palpebre continuassero a pesare senza alcuna variazione .
Eppure , Tanta caffeina, cioccolata dispensatrice di energia . Qualcosa doveva succedere.
Questione di un quarto d’ora e lo seppi . Un movimento tellurico sconvolse di colpo il mio stomaco mettendomi un attimo sul chi va là
- faccio finta di niente , mi dissi controllando , sarà solo un caso sporadico .
non era sporadico .Le scosse di terremoto si ripetevano a distanza di pochi minuti uno dall’altro. Niente da fare ,sosta obbligata.
Nessun problema al brieffing ci avevano detto che si poteva fare tranquillamente seguendo un paio di accortezze, non farla sulla pista ma fuori e ricoprire il malfatto con la neve e anche in questo caso problemi zero .
La posizione tattica mi vedeva con i piedi sulla pista ( non volevo metterli fuori per non rischiare di far entrare la neve dentro le scarpe ) e il culo fuori . La tensione di dover fare le cose con velocità non mi faceva sentire il freddo
Tralasciando i particolari ed entità del parto posteriore ricordo che avrei voluto una foto del mio viso quando mi accorsi buttando le mani sulla slitta che il rotolo di carta igenica , provenienza motel, era ghiacciato e non si srotolava un bel niente se non piccoli lembi di carta .
La soluzione sul da farsi era solo una , via i guanti di pile per non bagnarli e velocemente azione di bidet con manate di neve sulla parte anatomica detta culo . garantisco che il piacere freddo non era esattamente quello di mangiare un gelato.
A bus de cul e maron giazeè velocemente mi tiro su il vestiario reindosso i doppi guanti , copro il malfatto come da regolamento ed immediatamente parto per rimettere in moto la stufa-corpo .
Quest’episodio , nell’arco di un ora si è ripetuto per altre due volte facendo uscire qualche parolaccia dalla mia bocca ed insegnandomi che :
- somaro Pelo - vaffanculo pocket coffee!!!
Niente da fare il sonno non passava, le soluzioni erano sempre le stesse mangiare soventemente per impegnare la testa e brevissime soste di appoggio sui bastoncini lasciando ciondolare la testa ad occhi chiusi . 30/40 secondi di infinito sonno. Che incredibile piacere gustare le palpebre che si chiudono rilassatamente. Brevi momenti di piacere che però nella loro brevità regalavano qualcosa e che diventavano un piccolo premio per un 10 minuti di movimento continuo . Non so per quanto ho vagato tra salite e discese in quelle condizioni , ricordo di avere attraversato un incrocio dove un auto della polizia controllava per sicurezza la circolazione , di esser stato sorpassato da un atleta , dalle sembianze giovani , ma chissà cosa vedevo , che andava a un passo che mi pareva spropositatamente troppo veloce .
Testa bassa e camminare Andrea che il cp 3 si avvicina ormai dovremmo essere a tiro .
Secondo il mio orologio biologico dovevamo già essere a notte fonda , in quel momento stavo vivendo un attimo di riposo dalla lotta contro il sonno e riuscivo a cadenzare il passo dandogli una parvenza di accettabile .ùall’inizio dell’ennesima salita raggiunsi e sorpassai l’atleta che mi aveva passato poco tempo prima .
Un imitatore sicuramente in quel frangente imitava una mummia , pensai .
Probabilmente per stanchezza e non per sana stronzaggine l’elemento in questione non mi avvertì della perdita di un bastoncino mentre , nel corso di una salita, mangiavo lasciando questi ultimi ciondolanti al traino .
Mi accorsi della mancanza finita la deliziosa e lauta cena . Un po incarognito feci dietro front scendendo ciò cha avevo appena salito ( si può capire l’incazzatura) centellinando la pista alla ricerca . Incrociandolo, l’atleta mummificato, mi confermò di averlo visto ad inizio salita ma di non aver pensato che fosse il mio . ach ! Strunz!! Kartoffen!!!
Scendo , risalgo e risorpasso l’elemento ormai pronto per il sarcofago con il mio ritmo che sembra anche deciso con la testa ancora abbastanza sveglia ma già diretta verso ad un'altra crisi di sonno che arrivò puntuale riportandomi tutte le sensazioni di poco tempo prima .
Evito i pocket , ho bisogno di mangiare , razzolo nella borsa . I panini bianchi sono ghiacciati e tinchi , stessa sorte per il parmigiano reggiano e qualsiasi tipo di barrette . sono rimaste noci e affini più una scatola di biscotti locali fatti a piccolo strudel con marmellata di fragole .
Apro la scatola e appuro che non sono ghiacciati .
Mi avvento su di loro e , schifosamente, uno , due, tre, ….. ventitre ,ventiquattro . La scatola era vuota , lo stomaco ribaltato ma la fame passata .
Un piccolo stop , un grande Burp , riparto immerso nella notte e completamente avvolto da quella splendida natura che ormai non noto neanche più .
Gioco ad indovina l’ora con la luna ma non c’è nessuno che conferma le ipotesi .
Ancora salite , ancora discese e male al ginocchio. Ancora sonno e fatica . il rumore di una motoslitta mi distoglie dal torpore , si ferma e mi chiede come va.
La mia risposta è sempre la stessa:
- Bene , un po stanco , ma bene .
Sicuro delle numerose miglia percorse dall’ultima richiesta chiedo quanto manca al Cp 3.
L’uomo slitta spegne ed accende la moto chiamando in causa il contamiglia . Penso che neanche il migliore dei fantozzi sarebbe riuscito a fare una faccia come quella che captavo quando sentii per la seconda volta un tranquillo :
- 14 miglia -
Gentilmente e con le lacrime agli occhi , naturalmente ghiacciate ( non so dire la temperatura , ormai non sentivo più neanche quella) gli comunico che anche 4 ore prima mancavano 14 miglia (credevo nelle sue parole in quanto aveva consultato il contamiglia della moto) allora decisi di rischiare e chiedergli anche che distanza c’era tra il cp3 e l’arrivo .
Mostrando una certa sicurezza mi disse che era molto vicino
- più o meno tre miglia. Questa notizia mi riempiva di gioia .
La motoslitta parte , io rimango li a riorganizzare me stesso , ad infondere degli ordini alla mia testa affinchè li trasmettesse al corpo .
L’ordine era riazzerare il tutto , far finta di essere al punto di prima e partire per queste famigerate e benedette , non so poi da chi . 14 miglia.
Un veloce ricalcolo del chilometraggio dal Cp di Melgeorge cercando di capire i tempi e i km fatti e le gambe già avevano preso il loro passo .
Se dovessi usare un aggettivo relativo a queste 14 miglia credo che userei “mostruosamente-interminabili” , non so quanto ci abbiano messo a passare ma quello che percepivo addosso era sicuramente un peso enorme . La mente lavorava incessantemente , il corpo aveva un ordine, quello di andare avanti e lo stava compiendo egregiamente anche se la testa ormai non riusciva a trovare appigli che la portassero fuori da quella sensazione così faticosa .
Tornarono in voga le noci , poi razzando con le mani nel marsupio un ferrero rocher , un Parmigianino, ancora frutta secca e via così mentre , molto lentamente la distanza calava .
La frase -avrò fatto x (ics) miglia, e mancheranno x (ics) miglia era sovente e soventemente inutile,se non c’era stata in precedenza in quel momento parlare di distanze e tempo era una vera e propria utopia.
Avevo un incredibile sensazione strana, sul momento aveva sicuramente un senso ma oggi , ripensandoci meglio ridere .
Passato non so quanto da quel -mancano 14 miglia - sentivo l’avvicinarsi del cp 3 , lo sentivo e lo vedevo perché guardando il paesaggio mi sorprendevo a dirmi : - sono già arrivato qui e quello era il segno tangibile della vicinanza , vedevo un paesaggio diverso che mi dava la certezza di essermi avvicinato alla civiltà . In realtà niente case , niente pianure (se non veramente a poco dal cp) , tutto uguale , alberi , bosco , salite , pista da motoslitta . L’unica cosa che mi segnalava che ero andato avanti era la luce che aveva fatto il suo ingresso con la solita educazione però magicamente continuavo a vedere il panorama diverso . Un po come quando alla novecolli running cominciai a vedere i capannoni di Villa Marina e ti rendendomi conto che stavo arrivando . Giuro , la stessa sensazione ma li, e lo posso giurare un'altra volta, era tutto uguale .
Ma , arrivò, eccome se arrivò , annunciato dalla fine delle salite e da un uscita dal bosco e confermata dai classici picchetti guida il cp 3 (tepee era il suo nome) , una tenda indiana con un fuoco , era lì . 50 metri di asfalto dove la slitta non scivolava neanche se pregavi in ginocchio ed eccomi davanti ad una signora che mi chiede se voglio dell’acqua fresca .
Sono stanco ma contento di essere arrivato lì a …..3 miglia dalla fine ……. Chiedo di poter bere qualcosa di caldo .
- Solo acqua fresca mi dice ! se vuole c’è il ristorante. È chiuso ma fra tre ore apre .
- Allora niente !
gli dico che non mi fermo e mi faccio spiegare la strada per ripartire . molto gentilmente mi indica di tornare indietro e prendere a sx proprio al punto a cui sono rientrato in strada .
- 20 miglia e poi sei arrivato .
- COSAAA? Esclamo , come 20 . non erano 3? È sicura che sono 20?
- Si sono 20 , 20 miglia all’arrivo
- Mi fermo per cena!
Un'altra coltellata , non c’è male , mi dico , gran bella sorpresina .
E’ vero ,fatto 30 faremo anche 31 ma ormai sono psicologicamente vicino ai limiti .
Riempio il mio tegamino d’accqua che posiziono sul fuoco fino a ebollizione e poi afferro una busta di pasta liofilizzata che trangugio davanti agli occhi dei miei compagni/atleti di avventura comodamente seduto su un tronchetto con beretto e guanti stesi sul recinto di ferro che delimitava il fuoco sorprendendomi di come fumavano avvicinandoli al caldo .
Rimango in sosta circa 15 / 20 minuti poi faccio su tutto e via . Non mi accorgo ,lo farò piu avanti, di aver bruciato sia il beretto che le dita dei guanti , ora risultano aperte . La prima sensazione che ho è quella del freddo nelle punte dei piedi e delle mani , l’essere stato davanti al fuoco probabilmente ha creato uno sbalzo di calore alle mie estremità e ora, per la prima volta , mi fanno male . cammino 20 minuti circa stringendo e chiudendo i pugni e cercando di fare il movimento del piede fino alle punte in modo da incentivare l’afflusso del sangue fino alle estremità. Il pensiero di 20 miglia con quel dolore sinceramente mi spaventava .
Rientrando nella pista arrivano comunque dei segnali positivi , la salita è finita e il panorama è tornato quello dell’inizio . Sempre natura ma alberi molto più piccoli ed più aria disponibile non siamo soffocati nel bosco insomma .
Alla scomparsa del dolore causato dal freddo arriva in contemporanea il sonno a farmi sbandare ancora - ma un periodo di senza niente mai? -
Vedo di tutto , ogni qualvolta che punto gli occhi sugli alberi ricoperti a tratti dalla neve la mente trasforma l’immagine in animali , in incroci tra varie razze , in esseri non ben definibili , arrivo a vedere anche dei soldati con il bazooka imbracciato , fortuna che sono a conoscenza di questo fenomento dettato dalla mia fantasia e ci rido sopra . Effettuo due o tre micrososte mi l rimpinzo di qualsiasi cosa mi capiti sotto le mani ( la bombola di panna montata è ghiacciata) . Decido per la cura del fresco togliendomi il piumino in modo da sentire il brivido di freddo , causato dal vento, sulla pelle ed allontanare il sonno .
Vengo raggiunto e sorpassato da un concorrente che nota il mio andamento a serpentina e mi rivolge due o tre parole rimanendo un po al mio fianco prima di sfuggirmi lentamente . Nelle miglia successive lo ritrovo seduto sulla slitta con un piede nudo alle prese con una vescica , gli offro un compee’d (cerotto per vesciche) ma lui mi mostra l’ago e il disinfettante . Continuo tranquillo , tranquillo …. Continuo con il poco che mi è rimasto in corpo .
Passarono qualche pugno di noci , qualche cioccolatino e un paio di barrette prima di rivederlo al mio fianco . Camminava bene e non ciondolava . Gli chiesi se aveva una pillola di caffè , ma non era lui quello del giorno prima anche se aveva la giacca rossa . mi disse di no, probabilmente non capi neanche ma disse no .
Di seguito ci fu uno scambio di battute (tradotto dalla macchinetta simultanea)
Lui: In italia giocano molto bene il calcio
Io: a me il calcio non piace
Lui: io gioco a calcio
Io : ah!!! Complimenti
Lui: ma non sono bravo come gli italiani
Io penso: non mi hai mai visto giocare . D’altronde io non ho mai visto lui , la sfida è aperta
Qualche frazione di miglio in silenzio poi mi fa la domandona :
Lui : secondo te quanto manca alla fine ?
Io, forte delle tragiche esperienze precedenti balbetto : otto? Nove?
Anche lui condivide e prende il via riprendendo il suo passo più deciso e potente del mio .
Si allontana abbastanza velocemente , lo osservo mentre diventa più piccolo e si perde nel paesaggio bianco e macchiato di alberelli .
Effettivamente comincio ad avere voglia di vedere una casa , di civiltà . Mi accorgo di cercarla con gli occhi tra gli alberi . Ogni tanto ne vedo una , per un attimo solo perché poi sparisce …. rido , delusetten ma rido .
Prima che il mio amico si allontani troppo arriva una motoslitta , vedo che si ferma da lui e chiacchera poi è il mio turno . L’uomo ride mi fa i complimenti dice che ce l’ho fatta , mancano solo 6 miglia e sono 11° ( in realtà sono 16°) .
Magia . Sparisce tutto, finito il sonno , le gambe aumentano , certo non corrono,ma aumentano , le sento
Sorrido fuori ma soprattutto sorrido dentro .
Pelo ce la fa , porta a casa quell’ennesima sfida . si è vero , era sicuro e convinto anche 10 / 100/1000/10000 metri prima ma adesso era un'altra cosa ….. quei brividi sulla pelle …. Quegli occhi lucidi …. Quell’incredibile ed indescrivibile sensazione .
Mi guardo dall’alto , il pinguino cammina ancora . Tutto imbacuccato con i guanti rotti la beretta fusa provato , stanchissimo ma con un energia in corpo che accenderebbe non so quante lampadine . Che spettacolo.
Non importa più quanto tempo passerà di lì alla fine , è tutta gloria personale , tutti attimi da vivere , da respirare profondamente . Il mio amico è sparito dalla mia vista , mi darà mezz’ora in quelle 6 miglia anche lui vincerà la propria sfida .
Cammino e osservo il panorama che ha la parvenza di essere più chiaro , i piccoli abeti o razza simile attorniano la pista che comincia a snodarsi curvando a dx poi a sx .
Giro attorno a non so che cosa , in realtà solo alberi , aspettandomi di vedere segni di civiltà dopo quella lunga curva.
Ancora nessun segno , secondo la mia testa dovevo aver percorso ormai 4 miglia visto il tempo che era trascorso dall’incrocio con la motoslitta e considerando il sostanziale cambio di ritmo .
4 era il numero giusto e me lo confermò un'altra motoslitta dicendomi esattamente che 4 miglia mi distanziavano dall’arrivo . Quasi uguale ma in fondo - “ domani arriva sempre” mi dico ogni volta che parto per una di queste gare , figurati se non arrivava un fra 4 miglia . E visto che ero in tema di frasi mi tornò in mente la frase di Aldovini nei giorni precedenti la partenza : “ entreremo nella storia” diceva cazzoneggiando . L’abbracciare Roberto , compagno ormai di più di un avventura , era un desiderio che covavo dentro ….. in pratica covavo camminando ( una gallina non riuscirebbe a far tanto).
Ancora un passo avanti l’altro ed arrivai ,dopo una salitella, ad un attraversamento stradale , il piu difficile in quanto era una strada a alta percorrenza e di neve veramente poco quindi la slitta non slittava.
Do la precedenza a tre vetture che non si sognano neanche di rallentare e farmi passare e mi ributto nella neve dove i miei occhi a distanza di 10 metri vedono un cartello che indica con freccia alla mia dx il Casino hotel resort …non ricordo il nome .
Ci sono , arriva quel momento Pelo , arriva.
Dentro mi aspetto qualcosa , come in tutte le gare del resto . un corridoio di arrivo con transenne , un po di musica un gonfiabile e gente che applaude ma … siamo al freddo Andrea , al grande freddo ( questo lo penserò e capirò solo dopo .)
Percorro avvolto dai miei mille pensieri emozionanti l’ultimo tratto , l’ultimo km , tratto di miglio o non so quanto neanch’io poi, dopo una duna c’è lui Il palazzo hotel casinò resort con la sua ampia facciata marrone . Da solo in mezzo alla neve con delle reti di quelle che si mettono quando si fanno i lavori ( evidentemente li stavano facendo) . Guardo , non c’è altro nessuno , niente , nessuno e niente . Avanzo osservando attentamente , ringrazio chi dall’alto mi guarda , mi assiste, mi supporta con quel tifo celestiale . Mi piace pensare che Paolo , che mi ha insegnato lo sport possa essere in qualche modo fiero di suo figlio, mi faccio un veloce segno della croce ringrazio il Signore e arrivo di fronte all’hotel cercando con gli occhi qualcosa che assomigli ad un arrivo ufficiale. Davanti alla rete dei lavori una freccia mi indica a sx c’è lo stradello che gira intorno all’albergo
- L’arrivo sarà là .
Si apre una finestra dal mezzo di quella facciata marrone , una ragazza mi chiede il numero di pettorale . 69 (numerone) urlo , lei e un altro paio di persone mi fanno i complimenti applaudendo indicandomi che devo girare attorno all’albergo . Rido pieno di emozione e ringrazio mentre prendo dalla slitta la bandiera di Amref .
50 metri inconvertibili in miglia e girato l’angolo vedo una seconda ragazza uscire dalla porta e venirmi incontro . Si complimenta e mi sgancia la slitta trascinandola .
Nel silenzio più assoluto ero ufficialmente arrivato.
Certo il clamore della gente che ti applaude e ti incita manca , innegabile , ma questo rendeva quella vittoria ancora più tua.
Quel silenzio che ti aveva accompagnato per tutta l’avventura ora ti avvolgeva coccolandoti e accarezzandoti . Sempre silenzio ma così diverso, così dolcemente rumoroso , così nascosto dentro te . Unica porta di entrata per quel mondo il sorriso e gli occhi ….. lucidi di gioia .
Entro nel corridoio , vi sono le slitte e le bici di altri concorrenti , sono visibilmente zoppo , il ginocchio mi fa un male porco . Ora non ha più ordini da rispettare . Ella trascina di forza la mia slitta sulla moquette poi mi fa strada .
Percorriamo un corridoio fino in fondo poi giriamo a destra , c’è una rampa di scale, vengo invitato a farle - Ma un momento c’è anche l’ascensore , perché non ? niente si fanno due piani di scale , mi sorge il dubbio che sia percorso anche quello , il ginocchio commenta in modo molto colorito la scelta imposta .
Entro nella stanza della direzione . Esulto rumorosamente a braccia alzate . Mi sento osservato come se fossi scemo .
- Chissà forse per loro finire quella gara è normale. penso , o forse … boh???? io esulto stringo la mano a Pierre che si complimenta vivamente per il traguardo raggiunto .
Mi guardo attorno non vedo Roberto ( neanche l’equipaggio del suo amicone ma forse quello sgommando così forte non è più riuscito a fermarsi) chiedo info a Pierre che sfogliando delle pagine a caso mi dice che l’avv. si è ritirato a 30 MPh circa dall’arrivo
Peccato , veramente peccato sarebbe stato il regalo in più di quell’avventura .
Riprendo in mano la gioia , faccio le foto di rito con l’Ambita Freccia Arrowhead 135 e il cartello della gara , con la bandiera di Amref ,con la maglia di Ascom Cervia ( il mio sponsor .. grazie grazie!) poi mi siedo , respiro profondamente , bevo della coca cola e con la tecnologia cellulare mi fotografo la faccia . dovevo vedermi , vedere cosa diceva il mio viso dopo quelle 56 ore e 10 minuti di immonda fatica . Sembro il povero Ceccarelli , un noto fu barbone di Cervia , dimostro un bel ventello di anni in più ma, mi piace quella faccia stanca e vissuta
Chiamo Giuly , colei che nel lontano 67 mi ha creato con quel cromosoma di emozionale pazzia e soprattutto colei che mi ha infuso e infonde ancora questa bellissima forza che mi sento . è un picco di emozione molto forte mi commuovo nel dirle che ce l’ho fatta , lei si stupisce
- cosa fai piangi?
Poi chiamo Claudia ,in apprensione anche lei , mi ha seguito on line facendo, lo saprò al ritorno , da inviata speciale amplificando le notizie che radio corsa e qualche mio sms forniva . Felice di sentirla ,felice di sentirla felice.
Gli racconto come sto, poi invio sms con quello che riuscivo a vedere e basta .
Zoppicante effettuo le operazioni di slavacchio intimo e mi spavento nel vedere il ginocchio .
Chiedo un sacchetto di ghiaccio e tranquillamente nel mio mondo glorioso mi rilasso sdraiandomi per terra su di uno stuoino da ginnastica .
Ora c’era l’attesa dell’arrivo degli altri concorrenti prima del rientro al motel .
A brasiliani e altri arrivati l’organizzazione per il ritorno si mise in moto . Con estrema gentilezza , Pierre e c. si occuparono del mio materiale caricando slitta e quant’altro su di un a carrello.
La vettura ufficiale era uno Hunday monovolume , seconda fila , temperatura interna 40° circa con ventola che soffiava aria calda a effetto bora intensa di trieste sui vetri . Ciò nonostante , notavo , tra un sonnellino e l’altro che i vetri del mezzo motorizzato si ghiacciavano internamente mentre l’auto scorreva a velocità decisa nell’autostrada .
Fui lasciato al motel con trasporto oggetti al piano di sopra ( gentilissimo l’autista) . La conclusione del trasporto oggetti avvenne in tre fasi , prima mancava della roba a me , mi fu portata dall’autista poi trovai delle chiavi di auto tra la mia roba che l’autista venne a ritirare dopo che avevo immediatamente avvisato via mail Pierre .
Guardai , c’era tutto e avevo consegnato il tutto
L’avventura era finita . Ero Immensamente felice per il traguardo raggiunto ma un po’ triste in quanto già finita.
buffa questa sensazione che ti piomba addosso ad ogni sfida. ma è così e questo , probabilmente , è il meccanismo che ti porta a pensare subito alla successiva . questa e’ la sete di emozioni
Mi regalo una vasca strabollente e mi cuocio come un pollo poi seguo gli ordini degli occhi che mi impongono il meritato sonno.
Dormo bene , non in modo incredibilmente lungo come magari si è portati a pensare , le solite 7/8 ore niente di più . Apro gli occhi la slitta le sacche i pettorali di gara …. Mi guardano …. Confusione in camera. Il ginocchio è tornato a dimensioni quasi normali , mi alzo compiaciuto del ginocchio e del casino che c’è in camera , più o meno lo stesso di qualche giorno fa , ma questo mi guarda con occhi di chi ha vissuto .
Mi offro una colazione a base di omlette nel ristrorante di fronte poi scatta l’ora di preparazione e sistemazione bagagli tecnici e non .
Vista l’assenza del prode Aldovini , intento al più puro divertimento tra i casinò e i locali peggio di Chicago insieme alla compagnia diretta dal suo nuovo amicone Manuel , mi organizzo con una taxi locale per farmi scarrozzare un po in giro e comprare qualche pensiero Minesotiano da portare ai miei cari . Compro anche il berretto per Cugat , la sua frase : - quand ci a la tum un beret che a te pag! , mi rimbombava in testa dall’arrivo in terra USA .
Il resto è una tranquilla , e anche pallosa, attesa dell’inizio del viaggio di ritorno che avverrà intorno all’ora di pranzo dell’indomani. Elementi degni di nota
- la domanda del gestore del motel curioso di sapere se avessi preso delle foto del suo splendido complesso alberghiero ,
- l’inpensabile soggezione della parrucchiera in aeroporto a Chicago alla quale avevo chiesto di tagliarmi tutta la barba con la macchinetta dei capelli
- la perdita della slitta rimasta a Chicago forse alla ricerca del prode Aldovini per passare qualche ora di folia pura .
L’avventura finisce col dolce abbraccio di Claudia venuta a “ritirarmi” a Malpensa .
Di lì normali attimi di vita quotidiana con la consapevolezza che sarà sufficiente abbassare le palpebre per rivedere quel simpatico pinguino sorridente e felice di aver seguito il suo istinto naturale .