lunedì 2 maggio 2011

Sete (di emozioni)

… poi un giorno “parlando” con Franz :
- Perché non ci racconti un po’ come ti alleni , come decidi , quali sono le motivazioni che ti spingono in gara e in allenamento chi sei cosa fai come quando e perché ?
Mi fa sorridere la cosa .
Vero mi piace scrivere, raccontare le mie avventure e cercare di trasmettere le emozioni che vivo ma non avevo mai pensato di raccontare il prima , anche perché credo che in fatto di allenamenti e preparazione non sia proprio la persona che si può considerare l’atleta meticolosamente preciso e programmato. In considerazione di questo mi limiterò a raccontare cosa faccio e come intendo le cose senza la presunzione di dare consigli.
Premetto anche che non mi sento assolutamente “un qualcuno” , so di fare cose particolari un po fuori dalla norma ma penso che in fondo sia alla portata di tutti o per lo meno di chiunque abbia la volontà di fare e il piacere di vivere determinate emozioni
Definisco la mia preparazione “zingara” un po’ come effettivamente sono io .
In difficoltà nelle programmazioni e in sofferenza nel prendere impegni per una sorta di libertà mentale con assenza di confini .
Io prendo e vado , molto raramente riesco a programmare un allenamento di forza , piuttosto che ripetute o lento che sia . L’unico in cui riesco ad essere più ligio è il nuoto insieme ai ragazzi e con l’allenatore. Lì la cosa è diversa anche se qualche “scantonamento” dentro all’allenamento me lo concedo .
Chi sono? al secolo Andrea di Giorgio per molti semplicemente Pelo , soprannome che mi porto dietro dall’infanzia.
Sportivamente , lasciandomi alle spalle infanzia e qualche anno dopo di questa, la trasformazione è avvenuta nel 1995/96 quando sono approdato al triathlon , sport che aveva un grosso impatto su di me col suo alone di sport per duri.
I passi dal triathlon su distanza sprint al triathlon su lunga distanza prima, Ironman poi sono stati molto veloci coadiuvato dalla resistenza fisica che ho sempre portato in dote e dalla passione . La mia carriera da triatleta si è affinata nel tempo ottenendo dei buoni miglioramenti e soprattutto regalandomi ottime sensazioni ed emozioni.
Probabilmente gli anni del triathlon sono stati anche gli anni in cui mi allenavo di più e più diligentemente. Il doppio allenamento giornaliero era ormai un dovere quotidiano e le tabelle fatte dal preparatore ( col quale avevo scontri per la mia difficoltà nel rinunciare alle gare ) facevano parte della mia posta quotidiana.
Lo svolgimento preciso di queste era però di difficile attuazione dovendola comunque adattare anche al resto della mia vita professionale e privata .
Nel triathlon ho corso praticamente tutte le distanze e tutte le più importanti gare italiane comportandomi degnamente bene . Ogni anno mettevo dentro un ironman qualche gara su distanza mezzo ironman ( oggi 70.3) e un lungo .
La preparazione ironman era sostanzialmente quella di tutti i giorni fino a tre mesi prima della gara quando incominciavo ad inserire sedute d’allenamento gradualmente più lunghe riducendo, in quei giorni, gli allenamenti e a uno .
Nuoto a parte sugli altri due sport non sono mai arrivato a fare le distanze piene , i classici 30 a piedi come per la maratona e in bici arrivavo a regalarmi in solitaria un 150 km lasciando i 30 finali all’inventiva
- Spazio alla poesia mi sono ,e ho, sempre detto. Si tratta di un ora in più, in fondo , cos’è un ora?
Questa , forse può sembrare strano, è ancora una cosa che fa parte dei miei sistemi di allenamento.
Per dare una misura , un parametro , al primo ironman (zurigo 1997 se non erro) arrivai con 1300 km ciclistici sulle gambe , negli anni a seguire migliorai arrivando all’appuntamento con 3.000 circa per toccare il massimo nel’06 quando affrontai l’ Embrunman con i suoi 188km e 5000 metri di dislivello e 5000 km sulle gambe .
Gli allenamenti abbinati (bici corsa) li posso contare sulle dita , preferivo gareggiare in modo da abituare i muscoli al cambio sotto sforzo massimo e per sentire l’agonismo dentro .
Negli ultimi anni del triathlon mi prese lo sbuzzo della maratona che mettevo in programma volutamente a novembre , dicembre.
Il perché era semplice , venendo da una stagione densa di gare sulla distanza e mi sarebbe bastato , dopo un piccolo periodo di riposo a inizio ottobre , qualche richiamo e qualche allungo chilometrico per essere pronto .
Lottando con gli acciacchi tendinei vinsi la mia sfida personale andando bene bene sotto il muro ambito dai maratoneti alla prima esperienza a Milano e abbassandolo alle seconda esperienza a Firenze.
Notai che l’unico botto ( finendo sopra al muro famoso di poco oltre 5 min.) lo feci nell’anno che voli seguire più meticolosamente la preparazione col preparatore. I lavori su strada , su pista, i compiti , le tabelle da seguire , i tempi da rispettare ecc. ecc. abbinati alla stanchezza fisica e l’impegno mentale mi fecero arrivare all’evento sotto forma di bastone di legno .
A quel punto sentii forte che la sensazione di essere ingabbiato era negativa e capiì che la mia condizione mentale era basilare.
Io mi alleno e alleno tutti i giorni ma devo essere libero di variare il tipo di allenamento anche al momento della partenza , l’importante è sentire la fatica , sentire il proprio corpo e viverne le sensazioni che trasmette. L’importante è muovermi e mantenermi sempre in forma.
Durante i primi anni di Ironman la necessità era quella di scendere sotto al mitico muro del triatleta , una volta fatto questo e migliorato uno o due volte capìì che probabilmente quelle erano le mie prestazioni massime ( rapportandole al mio equilibrio di vita) e che per dissetarmi con quelle emozioni che tanto mi piacevano – piacciono- dovevo aumentare le difficoltà .
Nel 2006 arrivai al massimo della difficoltà Ironman in Europa ad Embrun.
Una forma fisica stupenda mi accompagnò in una prova che mi esaltò ed emozionò veramente tanto. La vetta più alta del Triathlon per me era raggiunta , a quel momento , 39 anni, avevo messo in bacheca 10 ironman tutti conclusi con ottime (l’ottimo è sempre relativo) prestazioni e non so quante gare tra mezzi e triathlon lunghi .
Addirittura , non ricordo bene l’anno, a Follonica vinsi anche il mio unico premio in denaro, 100.000 lire inviatemi con un vaglia postale che non cambiai mai per poterlo tenere in cornice nella sua originalità immaginando che raramente ( e avevo ragione …per ora) avrei vinto denaro in occasioni competitive .
Dal 2007 il registro cambiò, dentro c’era bisogno di emozioni forti , di adrenalina , avventura nuova che il triathlon non mi dava più regalandomi pur sempre emozioni e carogna agonistica ma quelle sono cose che io sento sempre quando ho il numero , anche in un 3000 o 5000 a piedi .
Deserto , sky run , trail, ultramaratone …. la strada era quella.
Lo sforzo fisico che diventava parte sempre più dipendente dalla forza mentale , dalla volontà , dalla voglia di raggiungere un traguardo per provare emozioni che ti fanno rizzare i peli riempendo la pelle di brividi e gli occhi di lacrime.
Le ultra con 150 , 180 , 200 , 270 km in tappa unica , lottare con il proprio fisico , imporre la volontà della mente ai muscoli , agli occhi che cadono ogni 3 secondi fino a dormire camminando, imparare a ridere vedendo le cose che non ci sono .
Viaggiare dentro se stessi mentre gli occhi si dissetano osservando paesaggi che tolgono il fiato non dimenticando che sei in gara e che, se c’è modo, quello davanti a te entro la fine deve essere dietro .
Capire e provare i limiti oltre ai quali non devi andare, oltre ai quali non rispetti il tuo fisico , oltre ai quali il fisico ti obbliga a pagare
Il deserto con la sua immensità , con l’assenza di confini visivi e mentali …. L’enormità di un emozione che ti avvolge e ti riempie .
La capacità di vedersi dall’alto - un omino così piccolo con il suo zaino in mezzo alla vastità sabbiosa, un omino così grande che attraversa la vastità sabbiosa - punti di vista così diversi ma così veri allo stesso momento .
La prima notte in Mauritania …. la paura , la luce della luna , il mare di stelle , il colore della sabbia che si spegne , le ombre .... parlare con un albero …..indimenticabili emozioni
Che splendida strada era quella , gli allenamenti diventarono praticamente …..correre si ma correre come ? come fare per mettere su il fondo ?
Io correvo , in settimana i miei tempi erano dettati dalla vita di tutti i giorni e le distanze non venivano .
le misi su con le gare . Una serie di gare in quel 2007 che mi portarono a creare , settimana dopo settimana un fondo veramente notevole . Mai smesso di allenare il nuoto (magari saltavo un appuntamento settimanale) ne di fare qualche giro in bicicletta sport che potevano scaricarmi le gambe e comunque aiutarmi nella forma fisica .
Dopo l’estate 2007 notai anche che tutto questo fondo e tutta questa montagna, abbinata ai miei allenamenti classici in “agilità” , mi avevano aumentato la potenza muscolare che riuscivo a scaricare sull’asfalto.
Così senza una preparazione specifica , nell’anno dei miei 40, abbassai tutti i miei personali dai 5000 alla maratona portandoli in personali di tutto rispetto in distanze così diverse tra loro .


2008 a base di ultra e trail come pietanze principali , le podistiche domenicali erano sempre all’ordine del giorno mentre il triathlon fu quasi accantonato del tutto agonisticamente parlando .
Quest’ultimo tornò nel 2009 quando dopo qualche ultra tipo transaharienne e nove colli running decisi un per un rientro in pompa magna iscrivendomi al doppio ironman di Murska Sobota in Slovenia . Naturalmente per allenare il double ripresi a competere .
Giusto per far capire come sono e come mi alleno a inizio giugno con alle spalle le mie due ultra febbraio e maggio e sicuramente pochi km in bici decisi , come prova decisiva prima di fare l’iscrizione di fare un paio di Cervia- Ancona- Cervia in solitaria per un totale di 300 km a uscita .
Il discorso mentale era :
- 72 ore in movimento in Algeria vuoi non fare 12 ore in bici?
Non importa se a piedi , importa il movimento continuo . Questa è la mia sicurezza .
Dopo l’allenamento, in versione gitante, arrivò la conferma e la grande soddisfazione ad inizio settembre.
Grandi emozioni , grandi soddisfazioni … questi sono i punti cardine, le motivazioni delle mie fatiche.
Cercare sempre un traguardo nuovo , spostare il limite un po più avanti
Non a caso è molto raro che , ultramente parlando , rifaccia le stesse gare (novecolli running a parte).
Fine 2009. Il limite viene spostato in avanti , non sulla distanza ma sulle condizioni climatiche , il grande freddo , non solo la neve ma le temperature sotto ai -30° centigradi.
Questa gara ha avuto un impatto emozionale/pauroso molto più forte di altre . Là in Minnesota a quelle temperature la precisione era una cosa molto importante, gli errori si pagavano salati e io in precisione ….lasciamo stare .
Da quando sono atleta di gare impegnative il giorno dell’iscrizione rappresenta la messa in moto effettiva della macchina fisico/mentale. Da quel punto qualsiasi tipo di sforzo io faccia è pro-sfida .
Spesso in allenamento , specialmente in quelli più lunghi, il pensiero vola ad immaginare le sensazioni che si proveranno al momento della vittoria sulla sfida personale . Viverle in anteprima è un fattore molto positivo per me , mi piace e se mi piace l’immaginazione di quella sensazione …. figuriamoci a viverla dal vero … e così la voglia di viverla aumenta e non c’è più la necessità di trovare la motivazione per un allenamento , c’è già ed è trainante .
Il 2010 iniziò con quell’obiettivo freddo e , conseguentemente, ci fu qualche allenamento in mezzo alla neve con ciaspole , slitta al seguito, prove abbigliamento e qualche sgroppata lunga un po più della norma ma mai oltre le 4/5 ore .
La cosa simpatica di quella preparazione fu il week end fatto nell’altopiano più freddo d’Italia , scelto apposta per cercare di abituarmi a temperature polari .
L’altopiano di Asiago con il suo splendido comprensorio da fondo e ciaspole mi accolse con la sua glaciale temperatura di…………… 0° forse 1°
Era come luglio e il risultato finale fu una sudata talmente grossa da costringermi ad un cambio abiti totale a metà uscita . Inutile da dire ma la fatica fatta con un obiettivo ben preciso nonostante sia sempre fatica ha un sapore tutto suo.
A fine giornata ti senti bene, appagato, soddisfatto con te stesso, il compito è fatto , hai respirato la tua fatica , hai sentito gli imput del tuo corpo e hai percorso un passo verso alla tua sfida .
Personalmente non ritengo importante se quel giorno o in occasione di determinati allenamenti particolari la tua forma fisica fosse 7 piuttosto che 10, se alla fine i km risultassero 30 al posto di 35 , l’importante era averlo fatto , essere stato in giro con te stesso fisicamente e mentalmente .
Ci furono altri appuntamenti in mezzo alla neve per testare l’equipaggiamento , Predazzo, appennino Bolognese, che mi servirono per avvicinarmi al discorso bianco freddo . Addirittura anche la scelta delle classiche podistiche cercava di tenere in considerazione la temperatura . Era meglio una gara a San Marino rispetto ad una gara a Pisignano anche se in realtà le cose non erano poi così differenti .
La tensione aumenta man mano che ti avvicini alla sfida , la testa comincia ad essere impegnata nella preparazione e ricerca del materiale , il pensiero è lì , ogni giorno senti il respiro , il battito accelerato che a volte ti stanca nella tua giornata tipo ma ha un sapore che è la fine del mondo .
Come tutte le cose il momento X sembra non arrivare mai ma è già passato e tu ti trovi , ancora in preda all’emozione , ad essere dispiaciuto in quanto già finito. Il giorno dopo il cuore sarà rientrato nei ranghi , tu pure ma con qualcosa di grande in più nel tuo bagaglio personale che potrai raccontare riassaporandolo come se lo vivessi un altra volta.
Il 2010 era iniziato alla grande , tornai a casa provato , con le classiche caviglie gonfie , con il ginocchio Dx a forma di pallone , l’imposizione del riposo …… podistico e un gran sorriso .
Il vantaggio del triathleta è anche quello di poter variare tranquillamente sport , tre giorni di tempo ed ero già in acqua , chiaramente non a tirare ma a nuotare a scaricare a lasciare che essa massaggiasse i miei muscoli mentre facevo movimento mentre mi allenavo (sempre allenamento è) .
Abituare il proprio fisico a lavorare non è poi così difficile o stressante , il sentirlo sempre in forma è , per me, molto gratificante.
Nuoto per un paio di settimane poi riprendo a correre tranquillamente e con l’arrivo di marzo tiro fuori anche la bicicletta cominciando a fare i 20 , 30 , 40 km all’ora di pranzo molto tranquillamente.
I programmi ? precisi precisi non li sapevo ma l’obiettivo di rifare per la terza volta la novecolli running per centrare il mio tempo c’era e anche il triplo ironman mi solleticava.
Ad Aprile una domenica al recupero km in bici partecipando al Randonneè di Cervia , 300 km da percorre d tutti di un fiato quando nelle gambe ne ho 250 in totale .
Solito discorso con me stesso sono stato 56 ore in movimento continuo nel freddo del Minnesota vuoi………… ?
Non ci penso neanche su . Iscritto, e in una giornata in cui era riapparso Noè mi porto avanti nel settore bici pedalando le mie 12 ore consecutive recuperando km preziosi.
Sto bene e penso che alla NoveColli Running quest’anno farò una bella gara.
Sono già iscritto ma solo mentalmente, farò l’iscrizione effettiva solo una settimana prima, come fanno i campioni che si fanno desiderare (piccoli vezzi, gioco in casa e sfrutto la notorietà locale ).
Tra Aprile e Maggio per dare imput positivi alla gamba mi sgranocchio la 50 km di romagna e la maratona trail milano marittima ravenna a 8 giorni l’una dall’altra e tirate al massimo . Il muscolo , il fisico mi danno soddisfazione e io per fargli un regalo partecipo anche a un 70.3 (mezzo ironman) che corro veramente bene.
Due settimane dopo non sbagliai la mia NoveColli Running regalandomi un'altra di quelle emozioni che si insinuano dentro e vincendo una sfida alla quale tenevo molto (ci sarebbe da parlare per pagine e pagine).
Caviglie gonfie e unghie nere e traballanti ma tempo una settimana correvo già ai 4/km non so come e non so perché ma li correvo .
Mancava solo una sfida per rendere l’anno eccezionale il Triple .
L’ho badato giorno dopo giorno. Entravo sul sito per controllare gli iscritti e vedere se qualcuno mollava il posto.
Giorno dopo giorno e varie volte al giorno fino al mattino che per magia era sparito il nome dell’unico atleta Italiano in lista. È stata un emozione , il cuore batteva già , non sapevo assolutamente come avrei reagito ad una sfida del genere ma qualcosa spingeva e io mi lasciavo spingere molto volentieri viaggiando già con la testa . Credit Card ed ero già in Triple List .
Più o meno era inizio di giugno e dal quel momento ad ogni “indossamento” di scarpe , di cuffia/occhialini, di casco da bici mi portava già dentro alla gara ad assaggiare quello che sarebbe stato.
Le mie considerazioni in fatto di allenamento furono queste:
Corsa: con la novecolli running di maggio sono già pronto , bastano un paio di uscite lunghe 30/40 km
Nuoto: devo allungare le distanze . In accordo con Stefano svolgo un allenamenti diversificati dove faccio ripetute su distanze più e distanze un po maggiorate
allenamenti anche pallosi , spesso con muta per abituarmi al caldo della muta in piscina, e al mercoledì un doppio allenamento che mi porta a raggiungere i 6000 m giornalieri . ( la prova su distanza più lunga che mi concederò in allenamento unico sarà di 6500,00 metri …. Il resto ? spazio alla poesia.
Bici : era sicuramente la più problematica per questioni di tempo . Propendo per le solite uscite , gare per far girare la gamba e in luglio un’altra settimana di recupero distanza perduta.
Precisamente a metà luglio ( la gara era il 7 agosto)
Domenica 160 km con salite , martedì 300 km con salite , giovedì 280 km più calmi in fato di salite .
A dirla così potrei sembrare un professionista in realtà , a parte il passo che mantengo discreto e non cala nel tempo, vivo questi allenamenti come una sorta di scampagnata . Innanzitutto cerco di eseguirli in giorni feriali in modo che possa dire ….. - piuttosto che andare a lavorare ….. poi , li prendo con le pause di una classica giornata.
Esco di casa colazionato , sosta al bar per il caffè, si pedala fino a metà mattina quando è di rito la sosta colazione al bar centrale del primo paesino che incontro . Brioches marmellata caffè …anche un bicchiere di coca.
Qualche minuto di pausa faccio i livelli alle borracce ( fu una settimana estremamente calda ,quella, con temperature a quasi 40°) e via all’adempimento del prossimo steep che mi porterà all’ora di pranzo .
Fa sempre un cert’effetto arrivare nella piazza del paese e sedersi nel bar snackkeria centrale . C’è gente in pausa lavoro che mangia , più o meno eleganti , gente che si ferma per il caffè.
È sempre una scena che non passa inosservata.
La tua faccia è dipinta con qualche segno di fatica, appoggi la bici da quelle parti , togli guanti e casco liberando i capelli che stanno come le siepi dei cavalli, la reazione del sudore si attiva mentre sei già spaparazzato nella sedia .
Due toast una coca un caffè e un gelato ( non si dovrebbe ma chissenefrega) . Dopo circa 20 minuti e operazione inversa , qualche occhio che ti guarda , a scelta ci si può anche pavoneggiare un po, si risale e via.
Normalmente nelle mie avventure giornaliere ci stanno un altro paio di fermate veloci ai bar, la coca è l’elemento principale perché è fresca e mi rida “vita” il caffè è a ruota e li insieme ci stanno anche le brioches o altre porcherie .
Quando la strada spiana mi stendo sulle appendici assumendo la posizione gara e mi immedesimo molto facendomi , mentalmente , anche una sorta di telecronaca di quello che sarà. Rido , mi piace farlo mi fa passare più velocemente le cose .
Il rientro a casa è sempre tra le 18 e le 19 , stanco sudato appiccicoso ma contento per la giornata alternativa al lavoro e con ben chiaro l’obiettivo finale che mi motiva dando un gusto ancora più dolce alla fatica .
680 km in tre giorni intervallati da allenamenti a nuoto e corsa nel week end successivo .
Ero pronto, dentro e fuori non rimaneva che aspettare nuotando, pedalando e correndo in scarico …. Scarico, con tutte le gare che ci sono nei week end? Scarico mentale , meglio .
Agosto: le sensazioni di luglio erano quelle giuste. Un grande Triplo Ironman non senza difficoltà e imprevisti ma il bello è anche quello .
Trovare la forza per reagire agli imprevisti che nelle lunghe distanze sono all’ordine del giorno , non mollare mai, essere capaci di variare gli obiettivi in corso d’opera e soprattutto riuscire a trarre soddisfazione dal raggiungere il nuovo obiettivo , anche se è peggiorativo. Una motivazione nella motivazione … reagire, combattere, non mollare …mai!!!
L’importante è sempre dare il massimo , la coscienza dell’atleta deve andare oltre ad un semplice numero che indica la posizione
Forse sono arrivato oltre , ormai mi son fumato 3500 parole pur tagliando e ritagliando tutto quello che potevo …Franz mi sparerà!
L’equilibrio fisico e mentale , la capacità di vivere intensamente le emozioni, probabilmente sono queste le frecce al mio arco.
Non dire no , anzi essere attratto , da qualunque cosa rappresenti una sfida per me stesso , sia che duri 10 minuti che 4 giorni di sana passione
Nuotare , pedalare ,correre , non importa l’importante è muoversi è fare , tenere in forma il proprio corpo .
Velocità , fondo , super-strafondo, tutto purchè ti diano gioia emozione soddisfazione , probabilmente una scelta precisa mi porterebbe , o mi avrebbe portato (il tempo passa) ad esprimermi in maniera più competitiva in una determinata distanza , si , è vero , ma quanto mi avrebbe tolto ?
Preparare il fisico-mentale e mantenerlo in forma , abituarlo a grossi sforzi non vuol dire ammazzarlo , ma saperlo gestire .
La sensazione di essere pronto per qualsiasi sfida domani mattina di riuscire a oltrepassare le barriere mentali del “questo è impossibile”. Fantastico , orgoglioso di quanto mi sono creato sulla mia pelle.
Correre emozionalmente assaporando le soddisfazioni porta ad un allenamento nel quale la fatica ha un sapore dolce e dove la motivazione non avrà bisogno di essere trovata perché sarà la sete del tuo io.

Andrea “pelo” di Giorgio