martedì 9 agosto 2011

Ultrabalaton .... la vittoria del Lupo


Quando il momento arriva si fa sentire, non devi preoccuparti.
Lui bussa alla porta, senza neanche troppa educazione e ti presenta il conto.
Sicuramente tu, stremato dalla stanchezza ma ancora pieno di quell'orgoglio avventuriero, fingerai di non vederlo, non sentirlo proseguendo per la tua strada che ormai sta diventando un calvario .... in silenzio, a testa bassa e con la sofferenza che punge ad ogni movimento.
Saranno quelli , i 25, 30 km più duri di quest'avventura che si concluderà alzando la bandiera bianca, cancellando dalla testa tutte quelle immagini-sensazioni gà pregustate riconoscendo che quella sensazione aveva ragione.
Ci vuole tempo, forza e coraggio nel decidere di abbandonare un ultramaratona, è meno facile di quello che sembra nonostante il fisico possa essere ridotto ad uno straccio .
Non è una semplice podistica del fine settimana, che puoi rifare sette giorni dopo.
E' un appuntamento preparato fisicamente e sopratutto mentalmente.
Aspettative, convinzioni, emozioni, un mare di cose che disattendi a te stesso , un sacco di tutto che devi ribaltare dal lato opposto compreso il punto di visione di tutta l'avventura .
E' il 155° km e sono circa le tre del mattino quando decido, dopo aver percorso tutte le varie ed eventuali , di staccare la spina dall'Ultrabalaton.
La stanchezza fisica era veramente alta, una prova chiara l'avevo avuta qualche km prima quando alla domanda di Paola "vuoi da bere? da mangiare?" non avevo saputo dire di più di un vuoto "non lo so".
Che strana sensazione quel non sapere , quel non avere la forza/voglia di dire alla testa :
- pensa!
Rimanere seduti inermi mentre ti infilano una mela in bocca alternata a sorsi d'acqua ..... un ameba
Da quel check point riparto storto e infreddolito, indosso anche il giubotto antivento. Riconosco quel freddo , è quello che ti entra dentro, che lo senti qualsiasi cosa tu abbia addosso ..........che parla.
I vento è tagliente, almeno io lo sento tale mentre la temperatura è di circa 12 glaciali gradi e giusto per aggiungere qualche metro mi permetto anche di sbagliare strada andando dritto ad una svolta.
Un magnanimo ciclista attira la mia attenzione vocalmente rimettendomi sulla retta via mentre a causa dei metri in più perdo anche il contatto con l'assistenza ufficiale.
Non "parlo" più di corricchiare ma di camminare decentemente.
Ho già finito la frutta , me ne rendo conto, e quando qualche kilometro più avanti ritrovo il contatto con la grande punto mestamente faccio quello che nella mia testa del momento era un ultimo tentativo.
Dico a Paola che proverò a riposarmi un po' , chiedo che la vettura venga parcheggiata a bordo strada e mi siedo nel lato passeggero abbassando lo schienale.
Immediatamente l'indescrivibile piacere del lasciare che le palpebre si chiudano senza opporre nessuna forza di resistenza mi pervade .
E' una sensazione sublime , mi riporta alla Nove Colli Running 2009 seduto e appoggiato ad un cancello all'ombra di una pensilina mentre attendevo un caffè.
Seguo il volere degli occhi gustandomi quel piacere così profondo. Mille pensieri nella testa , respiro profondamente e rumorosamente mentre mi lascio andare mantenendo però un piccolo controllo sulla situazione.
Ho paura di addormentarmi di far scivolare via troppo tempo , sono instabile.
Non so quanto rimasi lì in quella posizione , certamente troppo poco ma certamente troppo a lungo , la percezione del tempo mi era sfuggita di mano , forse 5 , 10 , 15 minuti , un periodo di tempo cortolungo poi l'impulso di provare a ripartire è stato più forte.
Le risposte indesiderate sono arrivate subito, il momento era arrivato.
Ciondolo come una barca in balia delle onde , chiedo a Paola una conferma sulla mia andatura.
I conti mi portano decisamente fuori tempo massimo e quella è una crisi dalla quale non si può uscire in mezz'ora/un ora, ne servirebbero almenno 3/4 o più di riposo, il tempo di riassimilare energie .
Dispiaciuto per me e per loro con uno sguado spento appoggio le armi.
Pochi minuti e sono già steso sul divano posteriore della Grande Punto con i piedi liberi dalle scarpe appoggiati al finestrino.
Un silenzio pesante, occhi chiusi, attaccato dal sonno, avvolto dai pensieri che come miele denso lentamente scivolano su di me insinuandosi sotto pelle .
Rimango inerme sul sedile fino al raggiungimento della zona partenza girando su me stesso alla ricerca della posizione meno dolorosa captando a tratti qualche parola e catturando di tanto in tando qualche immagine nelle piccole frazioni di tempo in cui apro gli occhi .....
.... quel giovedì a Brescia il campanello suonò confermando che quello non era il momento di arrivare ... in nessun senso.
Tutto era pronto per la partenza ufficiale che sarebbe avvenuta intorno alle 20.00 e qualche minuto da Milano Malpensa .... ma pensa .
Oltre al sottoscritto che per l'occasione vestiva i panni dell'atleta l'equipaggio era composto da:
- Paola, donna dell'atleta e assistente capo addetta alla fornitutra del nutrimento varie ed eventuali compreso supporto morale/spirituale
- Vincenzo, padre di Paola, uomo preciso e autoinfomrato dei fatti perchè già prima di partire aveva studiato l'ultrabalaton con i suoi vincitori e tempi delle edizioni precedenti , nozioni sui voli da me prenotati,tempi di percorrenza autostradali con eventuali code a tratti , check in/out e quant'altro.
Vincenzo ha l'ingrato compito di driver dell'ingrato prodotto nazionale Fiat Grande Punto .
Giunti a Malpensa rintraccia subito il nostro punto di check point facendomi notare che voliamo con la compagnia di casa ungherese Medi al contrario di quanto gli avevo detto .....Lufthansa .... ricordavo il giallo di sfondo nel sito.
A parte la grande furba al check in che finge di andare in 1° classe per poi cambiare fila e fregarci il posto e la signora botola aderente all'ENS (ente nazionale spaccamaroni) tutto fila liscio e tranquillo .
La persone ENS sono riconoscibilie per l'attacar discorso con tutti raccontando cose di cui nessuno frega una benemerita cippa.
Ella fa parte della categoria viaggiatrici, risparmiatrici.
Sottocategoria furbe, quelle che non spendono niente ma riescono ad ottenere servizi di prima classe.
Neanche a farlo apposta abbiamo la fortuna di averla praticamente attaccata (fila davanti laterale) sull'aereo .
1 ora e 30 di viaggio, 1 ora 45 di bla bla bla .... le sue qualità di viaggiatrice, risparmiatrice,, accompagnatrice, organizzatrice , lavatrice ma non chiavatrice ( i miracoli a vole sono impossibili) sono ormai di dominio pubblico anche se ci cade, rovinando in parte quanto aveva faticosamente costruito fino a quel punto, sul minibuz esternando che non sapeva !!!
Atterrati e recuperati i bagagli afferriamo un taxy ufficiale, servizio prezzo chiaro, che ci accompagna all'hotel Stacio.
3.9 km dall'aeroporto, bell'hotel di recente costruzione con tutti i servizi Spa compresa. Purtroppo non ci interessa poi tanto visto che a quell'ora non sono usufruibili e che la mattina seguente dopo colazione si deve tornare all'aeroporto.
Camera tripla nr. 12 , un matrimoniale e un singolo .... camera che si difende bene , ampia pulita bel bagno , ok insomma.
10 minuti e siamo a letto , si dorme .... dormono io inizio con la veglia .... non mi faccio mancare niente .
Ore 7.30 giù dal letto e buona colazione internazionale .
Per me un paio di uova fritte, due brioches dolci, yogurt, fetta di pane, succo d'arancia, acqua e caffè - rischiare una crisi di fame prima della gara sarebbe stato inutile e deleterio -
Giusto il tempo di una mini passeggiata digestiva attorno al piccolo stagno artefatto, che ospita carpe giapponesi o pesci rossi colorati grossi, che ci chiamano per il viaggio verso l'aeroporto (offerto dall'hotel).
Alle 9.00 siamo puntualmente al terminal 1 o 2 (non ricordo) per il ritiro dell'auto noleggiata in fase di acquisto biglietti.
Ci guardiamo attorno ma nessuna traccia della Next, sono presenti tutte le principali compagnie ma la "nostra" no.
Chiediamo e veniamo informati da una signorina della concorrenza che dobbiamo telefonare per farci venire a prendere in aeroporto .
Considerata la particolare gentilezza e la nostra difficoltà nel parlare la lingua indigena le consegniamo il telefono di Paola lasciando che faccia le nostre veci indi attendiamo 10 minuti .
L'UOMO DEL NOLEGGIO
L'uomo del noleggio , grazie alla sua spettacolarità merita un piccolo capitolo tutto suo .
Fa l'entrata in aeroporto molto tranquillamente mostrando il cartello del auto-noleggio .
160/165 cm circa di paffutaggine ,giro vita importante, faccia paciarotta mostrante, con atteggiamento molto calmo e viso sorridente, le scuse per il ritardo.
La faccia è macchiata da uno splendido paio di baffoni corposi che coprono praticamente il labbro superiore e gli garantiscono il mantenimento di qualsiasi sapore in cui abbia inzuppato il baffo per l'intera giornata.
Indossa un paio di pantaloni con al riga davanti che lo cingono appena sotto al punto massimo della pancia e una camicia chiara scacchettonata tipo servizio da tavola più badge con numero di telefono nel caso si smarrisse in giro per la città.
Il tutto viene sovrastato da uno splendido paio di bretelle che donano alla sua figura una certa importanza.
L'uomo del noleggio inoltre è dotato della più moderna tecnologia bluetooth grazie ad una molletta pinzata nell'orecchio che lancia un fascio di luce azzurro che segnala la connettività.
Il tempo di un cordiale benvenuto e ci accomapagna, con la sua splendida VW Touran blu, verso l'ufficio rent distante un tre chilometri circa.
Il mezzo di trasporto baffuto ci delizia con una serie di rumori roboanti di cuscinetto e spegnimenti di motore in partenza per insufficenza di motore causando quaòche risata e sopratutto qualche considerazione colorita che per osmosi vanno ad invadere anche la figura del driver del terzo millennio.
Il container-rent-office ci accoglie subito dopo aver appreso che il baffuto parla anche l'italiano.
Documenti , carta di credito, firme , come da prassi e la fiammante Grande Punto benzina è nostra .
Vincenzo prende le sembianze Niki Laudevoli dirigendosi verso Tihany sede dell'Ultrabalaton dove ci attende l'hotel Annabella da me prenotato.
La guida di Vincenzo Lauda è perfetta, mi rilasso nei posti posteriori ascoltando i discorsi di Paola, il driver e il tom tom che ancora non ha detto "ricalcolo"
Impariamo che il traffico in Ungheria scorre tranquillo , non è congestionato , i limiti sono rispettati e che il traghetto per arrivare nella penisola passa ogni 40' ma noi , soliti culoni di Italiani, aspettiamo solo 5 minuti.
Oltrepassato lo specchio d'acqua e risparmiati un valore X-Igsyoln di km siamo praticamente arrivati .
Qualche km di lungo lago mentre io faccio prove di foto in movimento ed eccoci all'hotel Annabella.
Il complesso si presenta molto grande e discreto ma messo il naso dentro non è neanche parente di quello precedente .
Entriamo sicuri e ci facciamo capire ..... fortuna che Paola ricorda ancora il tedesco ....
- Due camere , dormiamo qui solo stanotte, domani partiamo presto e vorremmo fare colazione alle 4.00 !!!
Nessun problema.
L'unico obbligo da parte nostra è di ricordare le colazioni che ci verranno consegnate in un pacco al rientro in camera.
Saliamo in camera dove viene confermata la non parentela degli alberghi e dove possiamo ammirare una genialità rumena atta al risparmio della rubinetteria.
Lavandino a sx , vasca a destra e rubinetteria al centro con un un tubo lungo che può essere diretto sia nel lavabo che nella vasca . GE NIA LE !!!
10 minuti per sistemare due cose poi ci dirigiamo a Tihany per ritirare il pacco gara e rifocillarci.
Dopo esserci smarriti per due,tre,quattro volte troviamo il bandolo della matassa e mentre fuori piove, mentre non ci danno il pacco gara troviamo un ristorante dove mangiamo degnamente e nel quale Paola, festeggiando il compleanno, offre il pranzo usando i miei soldi che aveva in mano dal pagamento del traghetto .... una mossa astuta la sua.
Una volta ritirato il pettorale 311 si rientra in hotel.
Programma pomeridiano : ultimazione di un lavoretto lasciato a mezzo e del sano riposo.
Il relax mi porta a chiudere gli occhi ma dopo qualche minuto mi sveglio urlando
- cazzo una volta che mi addormento nel pre gara ho un incubo ? .... ma vaffanculo!!!
Non dormo più fino all'ora della cena.
L'appuntamento con Vincezo è alle 19.30 nella hall dell'hotel.
Quando scendiamo lo troviamo già pronto e già informato su ristoranti più o meno tirati e più o meno ristoranti; scegliamo l'indicazione ristorante vicino al lago e vicino all'hotel.
Un bel ristorante dalla struttura legnosa dove il divieto di fumo è ancora un utopia e dove si può mangiare di tutto.
Menù alla mano, scartato il gulash e qualsiasi altro piatto di cucina ungherese decido mentalmente per un piatto di spaghetti alla bolognaise (scrivono così) ma come una pera cotta al momento di ordinare ordino una pizza margherita o forse al prosciutto (non ricordo bene)
- poi se ho fame mangio gli spaghetti. commento.
Un po' come vuole la tradizione del pre gara almeno quando sono nei posti civilizzati (nel deserto Algerino mi adattai per esempio).
Mi tiro dietro anche Paola e Vincenzo così arrivano, dopo un lustro, tre bei piatti pizzati neanche brutti da guardare.
Al primo morso capiamo che molto probabilmente la pizza era stata costruita in Cina da bambini sfruttati per 20 ore al giorno (poi mangiati dai comunisti) indi congelata , inviata in Ungheria con un camion frigo rotto , ricongelata e infine scongelata nel forno a legno (anche quello in legno) del ristorante e servita fresca fresca.
Da metà pizza in giù l'impegno non è prendere sotto gamba.
Per una questione di nutrimento finisco il fresbee coperto di mozzarella e pomodoro mentre il resto del tavolo abbandona prima del termine.
Caffè conto e una piccola passeggiata sul lago per digerire il mattone con uno sguardo al meteo che non sembra essere troppo minaccioso ma è spazzato da un leggero venticello.
Dopo aver preparato le ultime cose mi getto nel letto mentre Paola col suo tedesco rispolverato scende a ritirare i pacchi colazione. spatenbrawn lowenbrawn lighestull paganelli mit trebbiano
Sveglia fissata allw ore 4.00 a.m.
Buonanotte corredata da bacio e il buio in camera diventa la scenografia della notte mentre ogni vlta che sono girato di lato sento il mattone pesare all'interno della pancia.
Non cambia niente .... stò sveglio , rilassato fisicamente ma sveglio.
Pochi minuti e iniziano i giochi mentali immaginando quello che succederà, che sarà l'indomani.
Ogni qualche minuto un mio rientrare in me stesso interrompe impartendo l'ordine di non pensare a niente.
- dormi Pelo , dormi.
Cambio di posizione, qualche respiro profondo e...... sono già riscaraventato nel domani.
La ciliegina sulla torta la mette il vento che si alza a dismisura creando, non so se grazie alla collaborazione delle piante o cosa, un effetto pioggia forte che mi toglie anche l'ultima speranza di dormire aumentando proporzionatamente la tensione nervosa.
UFFFFF!!!
Suonano le campane (sveglia i-phone)sono le 4.
I soliti 5 o 10 minuti di ulteriore sonno (schiavo dell'umorismo fino in fondo) alla terza serie di rintocchi scendo dal letto per la colazione .
Certo che gli Ungheresi hanno delle strane abitudini ...... il pacco colazione oltre a un panino, succo d'arancia, qualche fetta biscottata marmellata contiene una scatoletta di carne modello simmenthal, un pacchetto di salame sottovuoto e un bel peperone bianco.
Fortemente rallegrato per il ben di Dio, seduto nel letto, ingurgito quel che riesco escludendo peperone-salame-carne.
Segue un veloce ripasso sul materiale e sono pronto .
La tensione è sempre quella, il respiro profondo e pesante, la mente preoccupata sta attraversando il versanete del timore, quella strana paura che scaturisce dalla consapevolezza che in qualche modo "soffrirai" .
Fa parte del gioco, la mente recupera e sistema tutto facendoti pensare a quello che hai già fatto , alle soddisfazioni che hai provato sulla tua pelle, al tempo che inesorabilmente passa e rimarca il fatto che, una volta dato il massimo, in qualunque modo vada a finire tu sarai vincitore con te stesso.
Lavaggio mmuso denti e via.
Scendiamo nella hall, Vincenzo già travestito da Lauda.
Si va , il clima è fresco , il cielo sereno e spazzato dal vento .... quello che sembrava pioggia , io sono parzialmente assente, trasportato da quel che sarà la gara e in preda a tutte le sensazioni che mi frullano dentro e parzialmente presente per dialogare con Paola e Vincenzo e prendere accordi.
Arriviamo in partenza , Vinci-Lauda oltrepassa le barriere portandoci ad un passo dalla zona partenza poi prosegue alla ricerca di un parcheggio consono.
Andiamo sotto al tendone organizzativo con il compito di preparare il necessario alla corsa .
Approfitto per ordinare un paio di caffè al bar , credendo fra l'altro nella loro gratuitità per gli atleti e accompagnatori.
Rimaniamo sorpresi alla richiesta dei soldini che non abbiamo dietro.
Paola va velocemente a reperirli in auto mentre io faccio il palo dimostrando che non scappiamo.
Al ritorno provano a dirci, anche, che non accettano gli € ma non hanno la forza di mantenere la dichiarazione davanti al digrignare dei denti di Paola che gli fa il calcolo esatto della conversione mettendogli in mano la cifra nel conio europeo.
E' l'ora di uscire all'aperto ... anche per capire il clima, decidere la tenuta gara e per fare le foto con le bandiere di chi mi ha supportato e mi supporta nelle mie divagazioni fisico mentali.
Scott ed Enervit o Enervit e Scott che ringrazio pubblicamente e bloggamente ci sono una con le scarpe l'altra con le sostanze energetiche
Naturalmente Amref che mi accompagna e riempie una parte del mio cuore permettendomi di essere un piccolo ambasciatore.
Riusciamo anche nell'impresa di farci scattare una foto di squadra grazie alla gentilezza, abilità un po meno, di un personaggio che gira lì intorno.

Sono pronto, gironzolo su è giù , saluto qualche atleta italiano , noto anche la presenza di alcune figure assai simpatiche .... a qualcun altro forse .... e mi arriva tra capo e collo la prima sorpresa.
Il mio Garmin XT310 non si accende. Completamente grigio s, nessun segno di vita.
Sono estremamente sicuro di averlo caricato (mercoledì) e di aver controllato la scritta "carica 100%" prima di staccarlo ......
- cazzo, è un bel problema. comunico coloritamente
Specialmente nelle battute iniziali dove è difficile per me correre a ritmi molto lenti ...così lenti ... il garmin è un arma molto importante oltre al fatto che mi da la possibilità di assumere il prodotto Enervit a cadenza oraria come da regola.
Non va e, come mi dico sempre, quando non c'è altra soluzione bisogna adattarsi. Così faccio.


Parto con il top a canotta da triathlon, la t shirt tecnica sopra più i manicotti e-style, vista la presenza di quel vento freddo e fastidioso.
Saluto, bacio e mi posiziono in partenza.
Alle ore 6.00 a.m puntuale lo start e la mandria parte molto tranquillamente.
Giro di un tornantello , leggera salita e si esce dalla città imboccando subito una ciclabile che si distende parallela alla strada.
Corro tranquillo e mi sforzo ad andare ancora più piano a non farmi prendere dalla foga di reagire agli atleti che mi sorpassano.
Nel giro di poco mi tolgo i manicotti e nel giro di altrettanto poco mi toglo anche la t shirt consegnandoli a Paola e Vincenzo che si fanno trovare spesso in vari punti del percorso.
Attraversiamo anche un bel pezzo di sterrrato in mezzo ad una landa e semibosco molto carini , una sorta di mini trail che rimane comunque un piccolo capitolo a se stante poi si rientra in strada e dal di lì sara tutto asfalto.
Ad ogni controllo infiliamo il chip a pisello dentro ad un rilevatore passera facendo il nostro piccolo coito che con un bip conferma che siamo passati.
Decido di assumere un gel enervit ogni 20 km e nei 10 dispari mi faccio passare una borraccia di Enervit R1.
Devo dire che a livello di programma nutrimento se già normalmente ho delle lacune in questa gara forse ha raggiunto il massimo.
Mescolare dolce e salato coca cola acqua reintegratori salini era all'ordine del giorno ad ogni ristoro nonostante in corsa integrassi con Enervit.
Le sensazioni fisiche sono buone, mi godo parecchie cose, dal panorama, ai posti ancora tranquilli , alla marea di gente che si muove in bicicletta, al sole che con il suo calore scalda il giusto senza fonderti.
Fondamentalmente la gara non ha picchi strani che mi portino a preoccuparmi, l'unica anomalia mi viene da una sorta di foga che dimostro nei passaggi ai check point, questo ingurgitare disordinatamente e ad abbandonare abbastanza velocemente il punto di ristoro è alquanto strano e me ne rendo conto ma non riesco a fare diversamente.
Faccio una continua altalena con due ragazzi francesi , che poi scoprirò amici del mio amico nonchè avvocato e atleta del surfing shop Aldovini,.
Mi passano regolarmente col loro ritmo e con le loro chiacchere , parlano di continuo, io li ripasso ai check dove loro si fermano, si siedono, si riposano.
La conseguenza di tutto l'ingerire liquidi e solidi si fa sentire in maniera anomala sul discorso liquido ....... faccio pipì ogni 5/10 km ..... colore oro paglierino non noto la presenza di cristalli .... insomma lei sembra regolare solo che arriva un po troppo spesso.
Il lato solido invece sarà la causa della scena più comica della competizione o per lo meno quella che mi ha fatto più ridere e messo in un aleatoria difficoltà ....alla fine la merda fa sempre ridere.
Siamo già oltre al 60° km, il mio stomaco risulta gonfio alla vista e comincia a essere gonfio anche alla sensazione , sicuramente quello strano banchettare che faccio non gli fa certo bene.
Nessun imbarazzo, nessuna pressione che mi costringe ad una sosta per non trovarmela dentro ai pantaloni , solo una cosa ragionata, una decisione per mettere a posto anche la mente ed evitare di creare un inutile problema. Intorno al 70° km ad un incrocio con Paola e Vincenzo chiedo la fornitura di fazzoletti di carta.
Paola mi consegna una razione KXQ di carta igenica modello Hotel Annabella che diligentemente infilo nella tasca posteriore del top proprio sopra al chip pisello.
In quel momento percorro una strada ciclabille divisa dalla strada principale da un ampio strato di campagna coltivato ad erbacce con qualche raro albero o pianta.
Mi guardo in giro cercando il posto giusto , mi manca solo di annusare come fanno i cani, che sembra difficile da trovare per l'assenza di coperture (non che abbia problemi ma visto che sulla ciclabile il traffico c'era mi sembrava giusto avere un minimo di rispetto per i passanti)
Passa qualche altro km e mi faccio andare bene una sorta di siepe che si stende perpendicolarmente alla strada . Tiro fuori la carta, giro la curva dello stradello 10 metri e sono già accucciato prorpio alla fine delle siepi . Impossibile stare nascosto ma almeno quei 10/15 metri di distanza li ho.
Stendo un velo pietoso su quello che il mio corpo produce .... indicibile ......
Mentre sono lì nel fando vedo arrivare un atleta ungherese col quale avevo scambiato qualche battuta in gara .
Si ferma e si china a raccogliere qualcosa, poi si guarda intorno mi inquadra visivamente e mostrando qualcosa che tiene in mano.
Urla una domanda della quale capisco solo la parola chip.
Ho il flash visivo del momento in cui tiro fuori la carta .... è sicuramente il mio, ulro solo un " yes is mine" .
Gentilissimamente l'ungheriando svolta nel sentierino per portarmelo mentre io allungo le mani in avanti muovendole in modo che capisca che non è il caso che si avvicini invitandolo a lasciarmi il chip sul bordo strada evitando così una situazione sicuramente non gratificante per entrambi.
Glielo dico in Italiano ... capisce , sarà stato il trasporto della mia mimica a far da traduttore.
L'Ungaro va avanti, io finisco quello che devo fare mi alzo e senza voltarmi indietro ... mai guardare negli occhi chi abbandoni potrebbe causarti un ripensamento e di riaccovacciarmi non ne avevo voglia ...... mi rimetto in movimento.
Tolgo il mio Chip dal triste destino della strada e riacciuffo, dopo qualche km, l'ungaro ringraziandolo per la cortesia.
Qualche chilometro dopo la 1°saga "bisogno corporale" si chiude con un bidet in corsa praticato con bottiglia d'acqua, gentilmente passata da Paola, inserita a testa in giu sotto l'elastico dei pantaloni e costume.
Unico errore ....riconsegnare la bottiglia al mittente .
Da li al "triste" epilogo la corsa si mantiene su livelli buoni, la stanchezza aumenta come normalità insegna ma il tram tram fisico non desta particlari preoccupazioni .
Il mio avanti e indietro con i ragazzi francesi continua, e insiema a loro anche quello con altri personaggi che pian piano avevo imparato a conoscere pur senza avere troppi scambi di parole.
Gli occhi assetati di visini continuano imperterriti a fermare immagini dentro alla mente come se fossero un apparecchio fotografico e pian piano la giornata finisce lasciando via libera alle luci della notte.
Mi segnalo un abbassamento di prestazioni tra il 90° e il 100° km dal quale però riesco ad uscire e riprendere il mio ritmo tranquillo.
Ma forse erano le prime avvisaglie infatti arrivo molto stanco al check point del 126° km, dopo un lungo tratto in prossimità del lago spazzato da un forte e freddo vento.
Sosto, mi rifocillo con un piatto di zuppa calda, è uno dei ristori principali quelli dove l'organizzazione e il paese hanno organizzato una sorta di festa/accoglienza per gli atleti con musica panche per riposo mensa area massaggi ecc. ecc.
Mi riposo un po' , ne approfitto per indossare qualcosa di più protettivo poi riparto con la sensazione dello stanco addosso.
Sarà nei 30 km successivi che il corpo si svuoterà lasciandomi deambulante per le vie dell'Ultrabalaton mentre la luce spariva sia dal giorno che da me.
E sarà lì che tornerà quella strana sensazione come di sdoppiamento che ti permette di osservarti da fuori , di vederti in quella condizione difficile e di sentire la sofferenza addosso perchè la realtà è che sei dentro. Di lì al momento Battiato (bandiera bianca) avrò ancora tempo di osservare alcune feste di paese, di passare attraverso agli spettatori di un concerto e di costeggiare una discoteca in vetro dove si vedevano ragazzi presi dall'orda del BOOOM BOOOM BOOOM del ritmo. tutto attorno al locale nelle aiuole stesi e sconvolti da alcool e non so che cosa molti giovani in condizioni veramente oltre.
Quello che sarà poi è già scritto e raccontato entrando nel merito delle sensazioni.
Per dovere di cronaca non interessante segnalo che al momento del mio stop la situazione espulsioni fisiche era decisamente a favore del liquido che comandava sul solito con un punteggio del tipo 20-3.
Fatto tutto , sonnellini, colazioni , snack e pranzi si rientra nell'elegante aeroporto di Budapest dove in attesa del volo di ritorno, questa volta Lufthansa, ci concediamo una cena non proprio sana ma sfiziosa al Burgher King (io e Paola) mentre Vincenzo, abbandonati i panni di Niki Lauda, cena a base di sana frutta.
Le melodiose note di un chitarrista (in carne e ossa) ci accompagnano fino al caffè e ci salutano quando andiamo a fare il check in che è da farsi in automatico con consegna bagagli a posteriori.
La cosa crea un po' di scompiglio agli imbarcandi che protestano un pelo, comunico a Paola di saper come si fa e due minuti dopo vengo ordinato da una coppia di aiutarli ... ordinato , non chiamato per l'aiuto ..... giunti al nostro turno senza pensarci tanto, anche perchè per me non cambia molto, accetto i posti che il sistema Lufthansa mi assegna in automatico.
Vincenzo , accorgendosi che siamo nei pressi delle ali, storpia un po' il naso ma in fondo quella sarà la nostra fortuna in quanto l'iscritta ENS da vera professionista del volo mai e riscrivo MAI accetterà un posto vicino .
Salvi!!!
L'imbarco viene chiamato, il capitolo Ultrabalaton è pronto alla sua chiusura, giusto il tempo di un abbraccio con lui , il lupo , che sorridente e vittorioso mi stringe forte e si parte.
Già un altra sfida è pronta all'orizzonte e questa volta sarà lui il favorito.
Vinca il migliore amico Lupo

Nessun commento:

Posta un commento