lunedì 16 aprile 2012

Decaironman Italy .... "Attenzione attraversamento Lombrichi"


I lombrichi attraversavano la pista
Siamo a Pergusa , fine settembre primi di ottobre .
Non sarà facile mettere in ordine tutto quello che è successo in quei 13 giorni passati nel paesino ennnese. Tante le emozioni, le sensazioni passate attraverso il mio io più profondo, tanti i fatti e gli avvenimenti , il divertimento e i valori umani respirati.
Due righe , prima di iniziare con questa narrativa, dedicate a Claudio Cimatti
titolare del Surfing Shop di Milano Marittima ,

Enervit, Scott,
e a Camar di Cesena ai quali rivolgo un grazie grande come una casa per l’aiuto fattivo ….. si dice così ? ….. e morale fornitomi in occasione di questa avventura.


…provavano ad attraversare la pista ..... chissà perchè.
Può sembrare strano ma questo è uno degli interrogativi che mi ponevo più di sovente quando la mia figura passava in quel curvonene a dx.
L’asfalto era quello del circuito di Pergusa , cittadina nella quale mi ero recato per prendere parte al Decaironman Italy .


Il decaironman ....... gara che, mi ero detto, non avrei mai fatto perché troppo distruttiva fisicamente, troppo oltre per i miei ,pur forti, pensieri.
Invece ero lì e anche ben motivato a snocciolare minuti, ore …..giorni con l’intenzione di capire fino a che punto potevo arrivare, covando molto lontanamente la remota possibilità di oltrepassare la linea di finisher .
Era venuto tutto quasi per caso.
Il 2011, nella mia testa, era l’anno del quintuplo ironman.
Avevo chiuso (anno 2010) un ottimo triplo ironman a Lichfield (GB) , il numero 4 in se per se come numero non mi dice un granche quindi la mente era già volata al quintuplo …. al momento mio limite mentale massimo .
Unica location disponibile per la gara (in soluzione continua) era il Messico ... difficile da organizzare per me che faccio fatica a decidere le cose una settimana per l'altra.
Viaggio, organizzazione, accompagnatori , alloggio .... uff che fatica mettere insieme tutto .... ci penserò dai ....come al solito in fondo .
Ed è proprio casualmente, mentre to navigo in internet alla ricerca di info precise sulla location che mi sbatte nel naso il Decaironman Italy.
E' incredibile come in un attimo tutto quello che ti eri detto, tutti i limiti oltre ai quali pensavi di non riuscire ad andare possano diventare flebili e attaccabili .
Magicamente come cancellati da una Staedler gigante
Marzo, aprile, ... non ricordo bene.
Studio un po' la gara, è nella formula 1x10 (1 ironman al giorno per 10 giorni) dura, sicuramente durissima ma c'è qualcosa che fa breccia nella mia mente: il riposo tra una gara e l'altra.......... lui permette di recuperare
Penso alle mie prestazioni negli ironman singoli ed una proiezione temporale di una prova fatta al 75% delle mie possibilità, ai tre ironman effettuati in soluzione continua senza, praticamente dormire e alla nebbia più assoluta sulla resistenza fisica nell'arco di 10 giorni.
Un equazione portava la mia testa ad un risultato di 5/6 ironman conclusi, un sorriso ed un "vado a vedere dove arrivo". questo bastava per darmi la spinta a cliccare sul "iscriviti on line" ed inserire il mio nome in quella starting list che bastava già a donarmi quella piacevole sensazione anche se in realtà nulla era stato deciso.
"22-Andrea Pelo di Giorgio" già sentivo la tensione pre gara, già respiravo magiche sensazioni .
Di lì in avanti quel pensiero e la visione del mio nome sul web diventò un rituale giornaliero, una costante anche se il pensiero di non riuscire a prepararmi adeguatamente era presente in me.
I miei allenamenti proseguivano senza variazioni anche perchè il primo obiettivo era un ultramaratona che si teneva in Ungheria (Balaton) a fine giugno . Le percentuali erano 70% di corsa (ho praticamente corso tutto quello che c'era) 20% nuoto ed un misero 10% di bici.
Dopo l''amarognolo lasciatomi dall'Ultrabalaton (ritiro al 165° km per la scomparsa di energie a fronte di errori e sfighe) appendo le scarpe running al chiodo ed inizio a muovermi in bicicletta (che preferisco usare nella stagione calda) aumentando decisamente il nuoto.
Le ferie d'agosto a Cervia (casa) mi diedero la possibilità di effettuare una sorta di prova con, mediamente, 3,5 km di nuoto in mare seguiti da un 100 km circa di bici per 7 giorni di fila mentre Paola (in ferie da me) se ne stava al mare.
A settimana conclusa le sensazioni erano talmente positive .... è vero mi mancava quasi una mezza bici e l'intera corsa .... che, una volta rientrato al lavoro, confermai l'iscrizione versando la caparra .
Ero in gioco, splendidamente in gioco in quella che consideravo una sfida più grande di me.
Il pensiero cambiò, il battito cardiaco cambiò, la presenza di quell'evento diventò una costante giornaliera piena del suo pathos di sfida estrema così bello e , a volte, anche scomodo.
La paura di non riuscire ad allenarmi a sufficenza c'era e spingeva ma la contrastava quello che fino a quel momento era stato evidente : ero, quasi sempre, riuscito a portare a termine le mie sfide grazie alla resistenza fisica ma sopratutto grazie alla mente non troppo avezza alla parola STOP.
Il riposo giornaliero mi dava una certa fiducia sul recupero degli sforzi di gara. L'incognita era quanto riposo sarei riuscito a garantirmi nei giorni avanti.
"Vado a vedere dove arrivo" questo era il mio motto ...compito . Quello sarei andato a fare e lo avevo imposto alla testa. Niente pensieri di classifica, niente sicurezze ...3,4,5,6 ... non importava, l'ultimo numero sarebbe stata la mia vittoria.
In fondo non dovevo/devo dimostrare niente a nessuno tantomeno a colui che, non conoscendomi minimamente ne avendo avuto nessuna confidenza con me, mi scrisse in mail ...dall'alto della sua potenza....
- " vedrai che dopo un decaironman ti ridimensionerai"
Con quel monito dentro e un "ma guarda sto stronzo" navigo un po nella rete prendendo informazioni sui tempi di percorrenza degli atleti italiani che avevano già avuto esperienze in questo tipo di gare per cercare di capire (pur non conoscendo gli atleti... sono quasi sempre al di fuori dei nomi). Capire tempi e riposi ... quella era la mia necessità.
Trovo,leggo e cerco di riportare su di me, con la massima umiltà, quanto letto.
All'oscuro delle caratteristiche di Giorgio e Roberto mi baso sui loro risultati arrivando alla conclusione che dal 5°/6° , arrivo alla conclusione che dal 5°/6° ironman in avanti sarebbe stata sofferenza con la S maiuscola.
- in fondo è quello che cerchi Andrea... il gusto di vincerla"
Come sovviene al sig. Andrea Pelo di Giorgio le prenotazioni vengono effettuate sul filo di lana, proprio quando è forte il rischio di non trovare più posto in aereo (sempre più caro alla fine) ed in hotel.
Per uno strano scherzo del destino cliccando il link dell'hotel Villa Giulia (hotel ufficiale) vengo indirizzato all'Hotel Garden sito ad appena 700 metri dal primo.
- il circuito ? non si preoccupi è vicinissimo pensi che siamo collegati con un sottopassaggio , sono 300 mt.

- Cazzo che culo. dirò in seguito a Terry.

Dopo un attenta selezione tra frotte di persone Terry Spinelli venne insignito ufficialmente del titolo "assistente ufficiale" alla mia persona nel periodo di gara.
Pieno di enfasi, allegria e dotato di un grosso spirito di sopportazione che è una qualità basilare per svolgere un compito come questo che , parola di chi vede le cose dall'altra parte, non è affatto facile.
Una volta risolto l'arcano che ci vedeva diretti a Catania con una compagnia aerea che copriva la tratta Bologna-Mosca non rimaneva che attendere il 27 settembre.
La partenza, programmata il 28, era stata anticipata da una chiamata via skype di Vincenzo Catalano (organizzatore); mi metteva al corrente che arrivando il 28 non sarei riuscito ad essere presente al briefing che la competizione avrebbe preso il via il 29.
Ero convinto del 29 e il 30 ma non essendo un lettore dei più attenti di volantini-programmi e considerando che lui era uno degli organizzatori (eh già) credo nella comunicazione e, non senza problemi, riesco ad anticipare la partenza al 27 settembre.
Si parte da Bologna e si arriva a Catania senza nessun problema tutto regolare negli orari compreso anche il parcheggio dell'auto che Terry trova ad un prezzo strabiliante (smadonnerà al momento del ritiro).
Non perdo l'occasione di fare il patacca con l'hostess di terra addetta al ritiro dei bagagli ingombranti (tecnical equipement) promettendle una citazione nelle interviste in corso di gara in cambio di uno sconto sul peso.
Probabilmente risulto simpatico e guadgno un 7 kg non pagati .
La macchina volante (non quella di Dick Dusterdly) atterra regolarmente all'aeroporto Catullo di Catania dal quale veniamo prelevati dall'equipe organizzatrice alle 11,00 circa
Iniziamo così a conoscere i personaggi principali dell'organizzazione e qualche atleta con arrivo concomitante al nostro.
L'impatto con Giorgio, Riccardo, Mario, Elisabetta (organizzatori e addetta stampa) è di quelli che ti fà dire subito di essere capitato bene, molto genuino insomma.
Veniamo trasportati sino all'Hotel Garden che, come già detto, non è l'hotel ufficiale della manifestazione ma è sicuramente il campione mondiale in fatto di matrimoni con una media organizzativa giornaliera di 1,75 feste matrimoniali, in pieno stile siciliano, .... mica pugnette!!!
Il Garden si presenta con uno stile Barocco Roccoccò un po' chitc, e' un complesso alberghiero diviso in due.
Dall'entrata del cancello, che oltrepassiamo verso le 13.00, vediamo alla nostra dx una sorta di fabbricato a Torre/condominio con reception e salone + camere ai piani alti. Dietro al complesso si snodava, scendendo per la collina, una passerella che portava ad una piscina zona ricevimento con miriadi di tavoli sedie, spazio grill,bar ecc. ecc.
Subito a sinistra c'era la nostra parte di Garden composta da una reception locata in un complesso ad un piano + seminterrato ospitante sala colazioni e sala conferenze e da una serie di casette distribuite nel parco della collina raggiungibili tramite stradine di cemento mattonellato irregolare.
Ad accoglierci, sorridenti e gentili, il titolare (sosia di Danny De Vito) e la sua signora che dopo aver ottemperato agli obblighi professionali e dopo essersi complimentati per la sfida intrapresa ci accompagno alla stanza.
Una casupola molto carina anch'essa, come del resto tutto il complesso, di colore ocra lucido luminoso ci accolse calorosamente anche se un pò umidamente.
Una camera con al centro un letto matrimoniale e due lettini singoli ai lati (in posizione contrapposta); Tv,clima/pompa di calore e bagno con doccia .
Pulita, un po' odorante di chiuso (problema risolvibile)con un bel terrazzo coperto molto utile per lasciare il valigione porta tecnical equipement (ehhh???)
Un paio di operazioni basilari prima di dirigerci in centro alla ricerca di un ristorante per chiudere il buco creatosi nello stomaco che , dopo un veloce colloquio con Danny , scegliamo di raggiungere percorrendo la strada principale in modo da evitare errori.
Pergusa è un paesino che sta in un fazzoletto dove un vero centro ,forse, non c'è neanche deduzione che ci appare veritiera dopo la risposta della prima persona alla quale chiediamo info.
E' un extracomunitario è vero che magari potrebbe non essere esperto di strade ma dopo che ci stai una mezza giornata a Pergusa dov'è il centro.
La nostra domanda lo lascia sull'interdetto , indica col dito non so bene quale direzione .... sembra dipinga un quadro astratto .
Ringraziamo guardandoci in faccia e ridendo riponiamo la domanda ad un ragazzino, età circa 13 anni, con libri di scuola e sigaretta in bocca.
Ci indica bene
- avanti 200 metri.. lì....là ....
Prima di salutarci ci chiede cosa ne pensiamo della Sicilia e dei siciliani ricevendo solo risposte positive perchè così è.
Ci avventuriamo nei 200 metri successivi mentre una leggera pioggia ci cade sopra passando davanti a Villa Giulia dove la famiglia di Kari sta mangiando ma ..... andiamo dritto ... noi vogliamo mangiare in centro!!!
Forse sarà la stanchezza , non lo troviamo e, quando ci accorgiamo che la strada non ha più da paese ma da statale, torniamo sui nostri passi fermandoci al Villa Giulia dove la famiglia di Kari sta già digerendo. Ordiniamo due spaghetti alla carbonara che ci vengono serviti nella versione "non vogliamo mica che vi alziate dicendo che avete fame."
In effetti ci alziamo da tavola belli tronfi, facciamo qualche chiacchera con gli atleti già presenti (Terry mentre sfoggià un lessico avanzato in tutte le lingue del mondo) prendendo, poi, la via Garden tramite la scorciatoia nr.1 che riduce a 500 metri la distanza.
Una delle prime cose che ci viene detta chiaccherando con gli altri personaggi e l'organizzazione è:
- Briefing 29 partenza gara il 30.
Qualcosa mi scappa dalla bocca pensando alla chiamata ricevuta e al fatto che fu fatta da un organizzatore che, effettivamente, arriverà in Sicilia la sera del 28 .....mah!!!
Al rientro in stanza ci accoglie l'acqua "svidra" (più di fredda in dialetto romagnolo). Il problema viene risolto brillandemente da super Dany che nell'arco di un paio di minuti muove un fusibile posizionato all'esterno della casetta narrandoci storie al limite della fantascienza sullo strano rapporto tra temporali e fusibili.
Sistemiamo un po' le cose. Io come al solito non tiro fuori niente dalle borse che stivo sotto al letto, Terry è un po' più ordinato e sfrutta l'armadiame della camera.
Il letto vicino al bagno viene usato come appoggio materiale tecnico e il corridoio tra questo e l'armadio è spazio bici.
Lascio a Terry il matrimoniale prendendo il letto piccolo dirimpetto alla porta d'entrata noncurante di mamma Terry che invade l'aria con le prime frasi protettive.
- adesso va bene ma poi, quando inizi a correre, dormi nel matrimoniale così stai più comodo e largo.
Per la cena decidiamo di ritentare la via del centro e, sembra impossibile, ci perdiamo arrivando all'uscita opposta di Pergusa .... considerando che ci sono tre strade in croce è tutto un dire.
Al termine di un peregrinare degno del cammnino di santiago (2,5 km) troviamo il ristorante " Da Carlo" sito a circa 600 metri dal Garden utilizzando la scorciatoia. Grazie a Elisabetta e Rossella (sedute a tavola) impariamo che "Da Carlo" è il ristorante ufficiale della manifestazione e fornitore della pizza che apparirà ai box , annunciata a gran voce da Giorgio, ogni sera della competizione.
Mangiamo in abbondanza , porzioni veramente super, spendiamo un biribip indi rientriamo per il meritato riposo .
The end , il primo giorno se ne va con dentro la gentilezza sicula e il pensiero di quello che sarebbe iniziato di lì a un paio di giorni .
Una colazione con varie parti confezionate apre la seconda giornata dopo che Terry si è attirato le grazie della moglie, dal fianco importante (caratteristica di tutta la famiglia) di Danny cambiando una lampadina fulminatasi sopra al banco del bar evitandole di tirar fuori la scala. L'idilio durò poco visto che il giorno dopo la fece instizzire chiedendole 4 caffè in momenti diversi .... un impegno gravoso.
Il programma giornaliero prevedeva lo spostamento all'hotel base per gonfiare la bicicletta, una piccola seduta di nuoto per la prova della temperatura della piscina e nel pomeriggio anche qualche pedalata dentro al circuito di Pergusa .... giusto per imparare le staccate in entrata delle chicane.... temevo di dover frenare :-) .
Colazionati e sorridenti entriamo nella "scena" Villa Giulia uno a fianco all'altro con la "mia gia' fida" specialized S-Works Roubaix infilata tra le nostre figure.

Neanche il tempo di dir beo che salta fuori lui .....IL FOTOREPORTER LOCALE(è già uno spettacolo vederlo)
- Tu lascia la bicicletta a lui che è alto
- Dice a me ?
- Si , lascia la bici a lui che è alto.
Divertito e senza sapere quali sono le sue intenzioni eseguo.
Una raffica di scatti riempie l'aria, neanche a Naomi ne fanno tanti, il professionista con l'indice alzato richiama lo sguardo di Terry guidandolo come se fosse radio comandato.
Terry dalla sua si comporta come un vero modello esibendo 2 /300 espressioni differenti nell'arco di quei pochi minuti.
Guardo divertito e quando il soddisfattissimo fotoreporter mi concede lo sguardo gli comunico molto tranquillamente che l'atleta sono io .
Nei suoi occhi compare una certa delusione ma non scossa orecchio ....
- ah!!! .... facciamone un paio insieme allora. Mettiti lì ... dice sfoggiando il dito catabolizzatore.
Sapremo solo in un secondo tempo che la labirintica mente del giornalista/reporter vedeva uno scoop di dimensioni internazionali nel comunicare a Enna e al mondo intero che anche le persone alte riuscivano a cimentarsi nel decaironman che, come risaputo, è una gara per bassi.
Chiacchere, poi si sale nelle auto ufficiali con direzione Enna piscina comunale, accompagnati da Giorgio ed Elisabetta.
Io,Kari,Beto,Micheal, l'amico Harald e ... forse qualcun altro... non ricordo bene , tutti dotati di muta, con l'aggiunta di Terry, sdotato di quest'ultima. Abbiamo il compito , oltre a quello di una seduta di nuoto scarica tensione, di esprimere il nostro parere sulla temperatura dell'acqua.
La vasca è da 25 mt e l'impianto non è sicuramente di ultima generazione ma svolge egregiamente il suo dovere.
Lo stabile è chiuso al pubblico per lavori di riverniciatura e ristrutturazione spogliatoi cosa che notiamo all'entrata vedendo le panche degli spogliatoi accatastate l'una sull'altra.
L'impianto di riscaldamento è stato abbassato su richiesta di Giorgio considerando che tutti avremmo nuotato con la muta e con l'acqua a temperatura classica saremmo usciti lessi come dei pesci .....lessi per l'appunto .
La prova viene effettuata ad una temperatura di 20° centigradi .... brrr.... buttarsi è sempre un po' fresco ma poi, dopo qualche bracciata, ci si scalda e si sta bene (Terry si iberna).
Il mio nuoto dura il tempo di un chilometrino che lascio scivolare sotto di me nuotando lungo e senza forzare. Lascio che i muscoli si sciolgano e mi godo l'acqua scaricando la tensione.
Una volta fuori esprimo il mio parere :
- 3° gradi in più sarebbero l'ideale. Fra qualche giorno quando saremo più stanchi sentiremo maggiormente il freddo e 20° sarebbero pochi.
Parere condiviso anche dagli altri (azz. ... professionista Pelo) e temperatura fissata a 23/24°.
Prima dell'uscita dall'impianto natatorio siamo testimoni del tentativo di suicidio ,fallito, dell'atleta messicano Beto che cerca di autofinirsi facendosi crollare addosso una pila di panche mentre è intento a cambiarsi.
Solo un errore di valutazione e l'intervento di Terry lo salvano costringendolo a partecipare alla competizione.
Rientro alla base Villa Giulia, veloce passaggio in farmacia (sita nel famoso centro finalmente trovato) prima di andare a pranzo da Carlo con Elisabetta Caracciolo (addetta stampa) e Rossella Casato (responsabile sponsor "no limits Forever" . Solite porzioni super mentre stringiamo una bella amicizia.
Entrambe le ragazze sono entusiaste di poter seguire e vivere il decaironman e al contempo dispiaciute nel doverlo, per motivi professionali, abbandonare prima .
Elisabetta è diretta e precisa, tiene molto al suo lavoro e si dimostra subito una donna con "poche pugnette" che si prende a cuore le cose provando a risolvere i problemi subito senza perdere inutilmente tempo.
D'altronde, ci racconta lei, ha già lavorato parecchio in Sicilia e sa come destreggiarsi.
Rossella rappresenta "No Limits Forever" (reintegratori)di cui è promotrice ufficiale. sempre disponibile ad aiutare l'organizzazione e lavorare coprendo anche mansioni non di dovere. Anche lei, come Elisabetta è allegra, solare e sempre pronta a scherzare, l'importante .... non nominare invano la parola Aloe.
"Ambedue entrambe" sono cadute nella rete del Garden Hotel che nel frattempo ha festeggiato qualcosa come tre matrimoni e vede in arrivo gli invitati del quarto.
Passeggiata digerente nel centro Pergusiano dove visitiamo la piazza di Pergusa Vecchia o Pergusa di sopra ... non so ... che ospita una chiesa, un obleisco e il deserto assoluto.
Al di là del muretto, tra l'"erbaione" svetta una pianta di aloe con un fiore che si sta schiudendo cosa che succede ogni 30 anni , parola di Terry.


Dopo un tentativo di trovarmi una podologa che mi sistemi l'unghia leggerevolmente incarnita e un mio ennesimo no, si entra in autodromo dove ho la possibilità di provare l'asfalto e far girare un po' le gambe.
4 giri per un totale di 20 km su quell'asfalto che risulta ruvido e poco scorrevole fatta eccezzione per le entrate e tratti delle curve/gimcane che tendenzialmente sono riasfaltati. La posizione sulle prolunghe non mi soddisfa, sono troppo basse, poco confortevole e non riesco a tenerla per molto tempo .
L'autodromo di Pergusa è praticamente diventato un posto locale per allenamenti in bici, a piedi , per passeggiate in compagnia, con cani e qualche volta ad uso di aziende/privati per prove auto, raduni o cose simili visto che per ospitare competizioni ufficiali dovrebbe essere messo in sicurezza con interventi costosi e consistenti.
Al suo interno un lago delimitato da una recinzione e da molti cartelli che lo indicano come zona naturale protetta.... contrasto impensabile ..... fuori rombano i motori con i loro scarichi e rumori e dentro canta la natura .....
Il Rientro al Garden avviene passando dal cancello riservato agli addetti al servizio zona piscina scoperto cercando il misterioso sottopasso.
Con la bici a mano e in tenuta ufficiale Surfing (io) entriamo nel bel mezzo di una cerimonia matrimoniale richiamando l'attenzione di tutti gli allegri invitati (90% paffutelli).
Non capendo a che punto è la festa saluto e sorrido facendo gli auguri a più di una persona.
Avanziamo decisi verso la stradina che, attraversando il giardino, risale fino alla reception ma veniamo fermati dal cameramen e costretti ad assistere alla discesa degli sposi.
Appaiono così ai nostri occhi ... la dove c'è il tornante .... :
Lei , Piggy, di bianco vestita con velo e strascico
Lui, sgrunt, esaltante la teoria che il nero snellisce ma i miracoli no
Accompagnati da una musica dolce in sottofondo scendono lentamente la passerella mano nella mano scambiandosi sguardi pieni di amore e sorrisi
A metà del cammino stoppano la loro già lenta marcia spostando l'attenzione alla loro sinistra dove , nel bel mezzo del giardino, scie di scintille partono dai loro due nomi, scritti con una sorta di candeline giganti piantate nel giardino, lasciando tutti col fiato sospeso e scaturendo il classico OOHHHHHH seguito da applausi calorosi.
Una volta salutato il passaggio degli sposi con un vistoso sorriso ci avviamo verso l'alto avendo la fortuna di intravvedere un altro spettacolo pirotecnico in scena proprio davanti al piccolo tavolo (in disparte) riservato alla nuova famiglia.
Al passaggio davanti alla reception ci imbattiamo nella coppia Garden che sta amabilmente chiaccherando seduta sul muretto davanti alla reception dai quali veniamo intrattenuti a suon di complimenti personali e alla bicicletta che evidentemente ha colpito l'occhio di Danny a tal punto che, da esperto, se ne esce con un :
- veramente bella .... peserà 400... 500 grammi al massimo!


Sono quelle situazioni in cui non sai mai cosa fare perchè la verità è talmente distante che se la dici sottolinei la grandissima cazzata, davanti alla signora magari non va proprio bene, se stai zitto ......
Ma come si fa a stare zitti ... ?
- 8kg circa ..... sussurro
Via verso la nostra casetta mentre la signora mi sembra Muttley quando ride sotto i baffi per la disgrazia occorsa al suo padrone Dick Dusterdly.
Doccia, relax, computer e pizza serale al solito ristorante "poca spesa molta resa" nel quale viene formata una tavolata unica ricalcante le gimcane del circuito per ospitare atleti staff organizzativo.
Serata molto allegra e divertente dove bottiglie di spumante e champagne diventano protagoniste di un ala di tavolo (ospitante anche qualche atleta) facilitanto battute scurrili, tentativi di approccio carnale e quant'altro che si possa immaginare sempre rimanendo dentro ai limiti della decenza naturalmente.
Tiriamo più o meno mezzanotte prima di rientrare sfruttando un prezioso passaggio da Elisabetta.
L'indomani mattina ....briefing tecnico TA DAHH!!!
L'aria cominca ad essere intrisa di sensazioni, non respiro paure ma curiosità, la mente comincia a girovagare tra le ipotesi, ad imaginare la fatica che dipingerà il mio corpo , che scaverà il mio volto ; ancora è la forza della mente ad essere più forte e padrona della situazione concedendo, una volta spenta la luce, al fisico un sonno tranquillo e continuo.
Ore 9.00 a.m, Hotel Villa Giulia .... ci siamo
Le Ford ufficiali hanno finalmente l'ufficialità ed ora mostrano le sembianze di vetture Decaironman e, finalmente, striscioni, poster, immagini e quant'altro fanno capire che lì, in quel piccolo paesino, ci sarà il grande evento che metterà a dura prova la resistenza di una 20ina di atleti provenienti da ogni parte del mondo.
La colazione preparata dall'hotel Villa Giulia è stratosferica.
Distesa sotto ad un lungo gazebo sembra poter e dover soddisfare la goloseria di oltre 200 persone. C'è di tutto , dolce, salato, frutta, succhi, caffè, the, yogurt, cereali e tutto in gran quantità.
Prendiamo posto nel primo tavolo che ci sbatte incontro dove conosciamo Arnold atleta appoggiato anch'esso al Hotel Garden.
Arnold è un vegano, non di vega ...... di questo ce ne accorgiamo subito perchè non ha le orecchie a punta, è una persona che per scelta non mangia nulla che sia di provenienza animale e anche di questo ce ne accorgiamo .... più o meno alla 6° banana ne eravamo già certi (2 le prenderà su per il buco allo stomaco di metà mattina).
Colaziono un po' più del normalmente , non mi abbuffo anche se non resisto al fascino e al sapore delle uova alle quali affianco una brioches classica, yogurt, forse una banana, bicchiere d'acqua, succo d'arancia e un caffè espresso finale.
Arriva anche il momento dell'incontro con Catalano Vincenzo al quale stringo cordialmente la mano chiedendogli, col sorriso sulle labbra, 70 € di rimborso per il giorno in più di soggiorno.
Per contro lui cade dalle nuvole e, dopo aver sentito la mia spiegazione sul perchè, sfoggia un espressione misto tonto seguita dalle parole :
- ah si ? non ricordo.
............................. è solo un attimo di silenzio, faticoso commentare. D'altronde se non ricorda di avermi chiamato ... cosa devo dire ?
Sorvolo, cambio argomento, due parole (come dicono nel modenese) tranquille.
Assenza di emozioni, manca il collegamento tra la persona (parere personale) e quei numeri da spavento pubblicati sul web
C'è invece il collegamento tra la persona e le e-mail da me ricevute.
Il briefing ha inizio con Giorgio e Vincenzo che fungono da relatori.
Per una mia predisposizione personale tendo a seguire con attenzione relativa le spiegazioni che si dilungano (non poteva essere diversamente ...per carità) probabilmente per il vizio di non perdere l'occasione per trovare agganci per fare battute che poi mi allontanano dal filo del discorso ... quando poi è tutto in inglese, lingua che parlo e capisco a "spic e span" figuriamoc.

Consegna pettorali.... andrea Pelo di Giorgio nr. 17 ... da molti indicato come numero porta sfortuna ma così bello che mi ci sono affezionato a tal punto che chiedo sempre se si può avere .
Non è scaramanzia ne superstizione con le quali non ho nessun grado di parentela.
Me lo hanno gentilmente concesso .... "l'unico che ha chiesto il numero" .... Pelo ringrazia.
La foto di rito con Forever e i ragazzi dell'università di scienze motorie Kore, che risulteranno indispensabili nella riuscita dell'evento, chiude il briefing e via ... ognuno per la propria strada.
Prima del pranzo c'è tempo anche per indossare le Scott running per un ultima sessione scarica tensione. Solo 6/7 km in giro per Pergusa mentre altri atleti si recano in piscina trovandola inspiegabilmente sbarrata (due parole giuste di Elisabetta e la piscina è aperta)dove proveranno la temperatura dell'acqua.
Le sensazioni della corsa sono buone, le gambe frullano tranquillamente mentre la mente viaggia in direzione domani.
Carlo ci ospita a pranzo permettendoci cdi continuare con il carico di carboidrati servendoci con la solita cortesia di tutti i giorni .
Il dunque è alle porte, domani inizierà la grande avventura, il cuore me lo fa notare col suo battito secco e potente che si ripercuote nella mia cassa toracica. E' quasi stancante sentirlo .
Costante , secco, preciso, incessante ....bump ... bump ... bump... mentre la tensione è a mille e il pensiero fisso .... domani Andrea, domani.
Da fuori forse potevo sembrare il solito cazzone da compagnia, sempre pronto a dire la mia, a scherzare su tutto ma a chi mi conosce bene sicuramente sarebbe bastato guardami negli occhi per leggere quella tensione profonda che si libera in ogni pre gara in cui mi sento particolarmente in sfida.
C'era ancora qualcosa da risolvere, la colazione non era ancora ben delineata, la gentilissima famiglia Garden aveva detto chiaramente che non si sarebbe alzata per preparare la colazione alle 6.00 (sti cazzi) ma mi avrebbe fornito un pacchetto colazione da consumare in camera.
Sarebbe stato sufficiente comunicare le mie esigenze .... "nessun problema" dissero.
Faccio una lista, Terry si adopera per recuperare il pacchetto dotato(il primo giorno) anche di caffè (dal secondo giorno no perchè era veramente imbevibile). Nutella,fette biscottate, panini,yogurt,brioches confezionate,marmellatine,banane e forse qualcosa d'altro .
Tutto questo mentre me ne stavo tranquillamente disteso nel mio lettino cercando di non dare troppa corda al pensiero. Lui avrebbe avuto strada libera durante la notte.
L'ultimo "dovere" era il benvenuto/in bocca al lupo da parte del comune di Enna rappresentato, per l'occasione, dall'assessore allo sport il cui discorso, semplice e comprensibile termina con l'elogio a colui che avrebbe vinto definendolo, giustamente, il migliore ma lasciando un po' in disparte tutti coloro che avevano accettato la sfida e che magari sarebbero stati "vincitori" raggiungendo il proprio traguardo personale.
Amen!
Il POFF!!! della bottiglia, il brindisi beneaugurante, due chiacchere con gli intervenuti alla cerimonia e la carovana Ford ci porta alla base.
Mamma Terry tenta per l'ultima volta di mandarmi dalla podologa ma la mia piccola reazione lo zittisce.
Si mangia da Carlo, arriviamo quando tutti , o quasi, sono già seduti.
Nessun problema, come in una pista polistyl attaccano una curva un rettilineo e et voilà , il tavolo è fatto.
Per me la classica cena da pre gara ultra, piatto di pasta seguito da pizza, con la sicurezza aggiunta (rispetto ad altre gare) di mangiare sano e con l'intento di non fare troppo tardi.
Leviamo le tende verso le 22.45/23.00 in modo da avere il tempo di preparare le ultime cose e da potermi garantire un certo numero di ore di pseudo sonno.
Ancora il sottopasso non era stato scoperto ma quello ormai non era più un problema.
La luce si spegne , sono con me stesso, col mio cuore e con i pensieri che si muovono a briglia sciolta.
Niente da fare, ogni volta la stessa cosa. Per quanto mi sforzi di stare tranquillo e comunicare al mio pensiero di sedersi, di non vivere in anticipo quello che succederà, per quanto possa asserire con certezza di essere "padrone" della mia mente in quei frangenti non ho nessun potere.
Nemmeno l'esperienza maturata può qualcosa , è la vigilia e la mente si sgancia giocando a tenermi sveglio.
Così inizia il solito balletto, disteso e rilassato nel letto intento a guardare il film mentale ascoltando il ritmico battito del cuore che risuona in quel silenzio pulito.
Il corpo che si gira nel letto è un tentativo di stoppare, cancellare il percorso mentale.
- dai andrea smetti, dormi un po'
Un minuto, forse neanche e il gioco riprende: tu lì disteso e rilassato , tu là che corri, fatichi e pensi alla strategia migliore.
Non ci sarà mai l'abitudinea queste cose, non deve perchè già questa è un emozione potente e importante, già questo vuol dire respirare la tua sfida , vivere.
Ore 5.50 a.m, il canto della sveglia annuncia l'ora X.
Terry si alza per l'operazione sbarbamento, io mi concedo altri 10 minuti.
Il tempo di rigirarmi un paio di volte, giusto il tempo per accorgermi una volta ancora che avrei pagato per posticipare quel momento.
Respirone profondo e gambe giù dal letto, comodino che si trasforma, roteando su se stesso, in tavolo colazione e Terry attivo al 100% che porta riempie e chiede cose la cui prima risposta che mi viene da dare è :
- non lo so.
Mangio un po' di tutto (capitolo alimentazione: http://andreapelodigiorgio.blogspot.it/2011/10/decaironman-italy-in-tavola.html ) pensando che in fondo questo è il primo giorno , che in gara sfrutterò più gli integratori e che ho in corpo una scorta di "Carlo" non indifferente.
Più o meno c'è di tutto, provo a bere anche il caffè Garden ma il sangue mi scappa via dalle vene. Solo qualche piccolo particolare da perfezionare, nessuna preoccupazione Terry mother era al massimo dell'efficenza.
Il momento di uscire dalla stanza arriva in un battibaleno mentre ascolto i miei profondi silenzi pieni di tante parole, spezzati solamente dalla voce di Terry che pone domande di ogni genere.
Ben coperto, appesantito solo dal peso quasi inesistente della cartella in cui è riposta la mia Sailfish Ranger (e ringrazio ancora voi) esco dalla stanza. L'aria frizzante e brividosa mi invade mentre Terry carico come un somaro mi scorrazza a fianco . Raggiungiamo l'uscita dell'albergo dove ci aspetta Mario col pulmino dei Vigili del Fuoco pronto a portarci a Enna con sosta intermedia a Villa Giulia per completare il carico degli atleti prassi che dovrà fare per tutti i giorni di gara.
Mario è in forza ai Vigili del fuoco di Enna ed è il presidente della squadra di Triathlon locale. Nei giorni a venire si dimostrerà una persona veramente cordiale e disponibile per qualsiasi cosa facendosi veramente in quattro per il regolare svolgimento della manifestazione.
5 minuti effettivi e siamo al villa Giulia, scendiamo un paio di minuti per salutare, osservare cosa offriva e capire se c'era la possibilità di pescare qualcosa dal tavolo colazioni (il primo giorno guardiamo e basta). Pochi minuti e, tutti seduti dentro al pulmino, siamo già diretti alla piscina comunale.
Chi parla, chi ride, chi sta nel suo silenzio.
ognuno vive la sua tensione nel suo modo di essere.
7 km che passano veloci ma neanche troppo, il segno che siamo arrivati è nel tornante secco che ci fa abbandonare la strada statale.
Occhi che scrutano metro dopo metro dal finestrino fissando particolari, mente che spera in un po' di traffico per allungare i tempi ma sono solo scherzi , la voglia c'è, la sento .... sto bene.
Ad accoglierci i ragazzi dell'organizzazione, l'addetto video ufficiale Alessandro Zanatta (col quale stringeremo una gran bella amicizia) , simpaticissimo e profondamente innamorato della sua professione, il cane misterioso (sempre presente ma di chi non so), le biciclette ordinatamente sistemate nella rastrelliera e qualche altro personaggio.
Un veloce controllo alla bici, sistemazione del relativo materiale e entrata nello spogliatoio.
Respiro
Con calma relativa (siamo un po' in ritardo) faccio tutte le operazioni pre-gara.
Vasellina come se piovesse (irritare la pelle quando tutto sarebbe potuto durare giorni e giorni non aveva senso) muta e direzione vasca mentre ingurgito in sostanziale ritardo (mi ero dimenticato) il mio Enervit pre sport.
I ragazzi dell'università ci pesano per i loro studi, segue assegnazione corsie e consegna cuffia.
Corsia numero 3, in compagnia del forte e cazzuto Micheal Ward (istruttore della Royal Navy, corpo della marina Inglese).
Scarico la tensione pagliacciando un po' in qua e in là .... niente di nuovo insomma.
Blocco di partenza, sospiri, sguardo nel vuoto , un occhiata dietro e ...pluff!!!
4 vasche di riscaldamento e assestamento muta poi, sulla fiducia, dico a Micheal che può andare avanti lui.
E' il momento, il decaironman, Pelo, Amref. Un pensiero velocissimo per Giuly per ... e per ... (quanta gente importante), occhi lucidi dentro agli occhialini ... è il mio mondo, quello che mi fa vibrare, che mi regala emozioni e mi fa sentire vivo.
Solo un attimo
mente sintonizzata sulla gara singola
deciso
sicuro di dare il massimo
cattivo ma sorridente.

- Pronti ?

Il braccio di Giorgio si abbassa .... Via!!!
inizia il gioco fisico , inizia il gioco mentale.
152 le vasche da percorrere e da contare se volevo avere essere a conoscenza del punto in cui ero . Un paio le pause per bere che avevo previsto per mettere dei traguardi intermedi che spezzassero quel 152 . Non rimaneva che nuotare.
Micheal nuotava un po' più forte di me (all'inzio specialmente) 20 vasche circa e mi passava , altre 20 e ripassava di nuovo il buco d'acqua che lasciava era invitante ed io mi infilavo sfruttandolo fino alla fine.
A bordo vasca, oltre al ragazzo/a universitario addetto alla conta delle vasche, c'era Terry armato di quaderno e penna che non si perdeva un passaggio e che al 50° al 90° ecc. ecc. mi urlava il ragguaglio poche volte facendomi contento il più facendomi male inquanto avevo contato delle vasche in più.

Temperatura acqua ottimale , muta sailfish Ranger comoda e mobida come un pigiamino e condizione di forma natatoria buona , così in un oretta e pochi minuti uscivo dall'acqua molto soddisfatto e senza sensazioni di stravolgimento.
La zona cambio risultava molto pià tranquilla rispetto a quella di un ironman , molto importante reintegrare - Enervit G Sport , vestirsi bene prendendo con se tutto il necessario, con calma evitando che il cuore alzasse i propri ritmi con un inutile foga.
Una veloce e sommaria asciugata, via il costume, quintali di vasellina nel cavallo, divisa da bici, manicotti, qualche "ciaffo" da mangiare (banana, due gel, due barrette) e, a piedi nudi (scarpe attaccate ai pedali e no calze) salgo sulla Specialized S-Works Roubaix che , forature a parte delle quali non aveva colpe, ha svolto la sua mansione alla grande .
Una volta scesi dal marciapiede della piscina si affrontava una corta salita, svolta a sx con discesa e passaggio in una sorta di catino dal quale si usciva velocemente. Un paio di curve e si passa davanti alla sede dell'università Kore, curva a sx seguita da un corto rettilineo in leggera salita che porta alla curva "cassonetti" a sx.
Di lì si sale decisamente verso la strada statale che imbocchiamo con un tornante secco e arrampicato a dx.
Un paio di denti (salite) non troppo impegnativi seguiti da conseguenti discese che permettono di andare in velocità, di rilassare un attimo la gamba, di mangiare qualcosa prima di entrare nel centro di Pergusa. Il traffico era controllato dagli automobilisti stessi che in quanto a occhio difettavano leggermente (forse ignari del passaggio di una gara o forse per ... " miii fanno una gara così lunga ..se perdono anche 10 secondi .....)da qui il suggerimento occhi aperti e dita sempre sui freni .
Passato il centro un tornante a dx in discesa conduceva al cancello dell'autodromo e ai quei 35 giri giornalieri senza l'obbligo di fare il rumore del motore con la bocca.
Questo tutti i gironi a parte il primo in cui giravamo all'esterno della pista in quanto quest'ultima era stata noleggiata da non so chi per dei test di vetture ibride.
Percorrevamo quasi l'intero giro dell'autodromo meno gli ultimi 500 metri caratterizzati da un asfalto inasfaltato. Agli antipodi giro di boa e ritorno .
A dire il vero il percorso esterno era sicuramente meno monotono rispetto a quello interno in quanto caratterizzato da ondulature che permettevano di variare posizione, spinta sui pedali e anchedi poter tirare il fiato senza pedalare nei tratti in discesa . I giri .... non ricordo ...20, 22 .. boh ... comunque tutti avrebbero fatto lo stesso numero di giri esterni anche nel caso si fosse liberato l'autodromo prima della nostra fine , cosa che in fine non avvenne.
Parto e affronto la pedalata senza strafare, ritmo costante e intensità di sforzo che stimo intorno alla percentuale prefissata . Il compito che ho è di capire come organizzare le frazione partendo dalla regola base che le gambe dovevano pedalare sempre e comunque. Decidere il regime alimentarecon tutti i suoi come quando e quanto, trovare dei "compiti" che impegnino la mente con dei piccoli traguardi da raggiungere che facciano scivolare la frazione più veloce del tempo.
Così tra i su e giù di quel percorso ondulato con l'asfalto non proprio ciclistissimo e con il grande operato di Terry che non mi faceva mancare niente dopo 188 km di pedale (questo segnava il mio fido Garmin) e profusa allegria scendo dalla bici apprestandomi ad una tranquilla zona cambio per schizzare, una volta indossate le mie Scott T2 comp , via a passo molto allegro e sorriso sulla bocca.
C'era il piacere di correre, di sentire le gambe che giravano naturalmente e io le lasciavo andare per la loro strada mentre Roberto Lendaro mi chiedeva a voce alta dove andavo con un passo così veloce.


Lasciavo che fossero loro a dettare il ritmo, mi fido ciecamente degl'imput che m lanciano. Rimanevo in ascolto delle sensazioni del corpo, del mio respiro lasciando che la melodia del ritmo scandita dell'impatto leggero della scarpa sul terreno giungesse alle mie orecchie.
8 giri dell'intero Autodromo + 2.195 mt su è giù finale.
Un giro un po' lungo per una gara sulla distanza. Atleti costretti a rimanere soli per troppo tempo, pochi passaggi dalla propria postazione, pochi momenti per essere incitati , rassicurati. Il ristoro posto alla metà del giro era self service e il tavolino non ti dava mai manforte . Mentalmente duro, mancavano gli incroci con gli altri , il frangente di due battute fatte all'amico/rivale ma quello era e quello veniva fatto sicuramente meglio nelle prime giornate quando lo spirito era ancora più forte della stanchezza ma nei giorni a venire .....
Nel frattempo in quella prima giornata, caratterizzata da una temperatura molto gradevole, varcavo la prima linea finisher attraversando il traguardo col mio dito alzato, un grande sorriso ed un ottimo tempo finale (12.42)
Indubbiamente il segno più positivo era l'assenza di stanchezza (naturalmente in senso lato, dopo 12 ore si è sempre stanchi). Il fisico stava bene, nessuna ombra di acciacchi, nessun indolenzimento e mente pimpante.
Si prova il post gara, mamma Terry è pronto con la borsa ed esegue ogni mia richiesta anche andando oltre a quello che è il limite o per lo meno il mio limite.
Mi cambio asciugandomi e coprendomi, chiamo Paola contaggiandola con la mia gioia del momento, mi gusto i complimenti ridendo e scherzando con i ragazzi, faccio lo scemo per qualche foto , pizza, Enervit R2, coca cola e rientro in albergo dove , dopo una calda doccia, mi accuccio nel letto intorno alle 10.30.
Mezz'oretta di Facebook col quale comunico il risultato ai miei followers cercando di alimentare la raccolta fondi Amref poi .... il meritato riposo.
Il ghiaccio era rotto.
Il primo ironman era in cassaforte, mancava solo il x 2...3...4...5.... tutto quello che sarebbe venuto insomma.
Ero rilassato, il ritmo del cuore si era attenuato e questo mi permetteva di riposare bene nel mio piccolo lettino.
Il sonno risultava tranquillo, qualche risveglio dettato dall'unghia incarnita che pulsava svegliata dal peso delle coperte o per variare la posizione.
Dormivo quasi continuamente fino alle 5 di mattina, ora in cui venivo richiamato all'ordine dalla naturale tensione che mi sbarrava gli occhi .
Quell'ora si sarebbe ripetuta con una regolarità quasi imbarazzante e sarebbe stata l'ora più dura della giornata, quella in cui (ancora in preda al sonno) ti chiedevi chi te lo faceva fare a fare (ripetizione letteraria concessa) tutta quella fatica anche nel giorno che stava arrivando.
Dopo vari rotolamenti e ordini disattesi a/da me stesso la sveglia faceva risentire la sua voce ri-premendo il tasto play ad Andrea Pelo di Giorgio.
La strada maestra era segnata, di lì in poi ogni giorno, in ogni frazione, in ogni momento, a seconda delle mie esigenze, delle condizioni meteo e di qualsiasi altra cosa inerente alla competizione sarebbero state effettuate piccole modifiche implementando o semplificando senza mai abbandonare la traccia principale che già dal primo giorno aveva dato un ottima impressione.
Ogni mattina la sveglia era puntuale (solo un giorno ci sono sfuggiti 10 min.), la solita prassi con mosse fotocopiate. Ero sempre abbastanza silenzioso e anche un po' burbero nei confronti di Terry che chiedeva e chiedeva per non dimenticare niente , per organizzare tutto alla perfezione.
Unica concessione anche nei giorni a venire era il trasporto della cartella/muta. Tutto il resto mi faceva prendere delle tirate di orecchie cosa che , fra l'altro, ogni tanto mi irritava inutilmente tanto la risposta era sempre la stessa:
- tu la fatica la devi fare in gara.
Non ho ancora ben chiaro se il viaggio in pulmino (due tranche) mi svegliava o mi riassopiva , rimanevo lì tranquillo stando il più possibile stretto a me stesso per donarmi calore prima fino al Villa Giulia poi fino alla piscina .
Sprecavo poche energie in parole durante i viaggi, qualcuna in più nei 5 minuti di transito al Villa Giulia dove oltre ad alimentare i rapporti con gli altri atleti, che rimane indiscutibilmente un valore aggiunto del mondo ultra, sfruttavamo anche il tavolo colazione aggiungendo un qualcosa tipo uovo sodo e panino al prosciutto alla colazione fatta in camera.
La simpatica conoscenza con Maria Luisa ci permetteva di avere un paio di caffè fatti a regola d'arte. M.L ci accoglieva sempre talmente sorridente che per dimostrare la nostra gratitudine le regalavamo un nome al giorno facendola diventare Maria Luisa Alberta Giovanna Carmela Nicola Gina Elvezio ecc. ecc.
Nell'arte di mostrare il lato gentile e complimentevole dell'uomo dei tempi che furono Terry non deve imparare niente da nessuno a tal punto che a volte mi sentivo in inbarazzo io che nella vita mi vergogno di poche cose .
Ad onor del vero la danza del pavone romagnolo portava sempre il risultato a casa , mai una volta ci è stato negato un favore. Sottolineo , ci tengo molto a farlo, che l'amico Terry non ha questo tipo di comportamento al fine di ottenere qualcosa, lui è proprio così, nato col gene della gentilezza dentro.

Una volta appurato, alzandomi dal letto, che le mie condizioni erano ottimali, che di indolenzimenti non ce n'erano il tutto seguiva un iter sistematico, una prassi, cosa che , seppur essendo uno che non ama essere tale, non mi pesava affatto anzi mi dava tranquillità permettendo alla mia mente di non sprecare energie in decisioni estemporanee.
Soliti posti nel Mario-pulmino (entravamo per primi), solito posto nello spogliatoio, soliti i compagni di quest'ultimo, più o meno soliti i discorsi e anche solito il ronzio poco sincero che mi arrivava nelle orecchie.

Il mio peso non subiva variazioni di rilievo, probabilmente con i giorni dimagrivo a livello lipidico ma crescevo in massa e tonicità muscolare .
Il nuoto mi accoglieva sempre con un brivido ... quello dell'entrata in acqua che avveniva, come da prassi, un po prima di altri atleti per mantenere anche quelle 4 vasche di risca-relaxamento.
L'unica cosa alla quale facevo attenzione era non dare troppa corda alla mente, non farla entrare dentro a labirinti pensierosi cosa che mi avrebbe portato a perdere il conto delle vasche e, conseguentemente, quel minimo di tattica di gara fatta da tanti piccoli traguardi.
Ad ogni modo ai miei 4 neuroni erano stati assegnati i compiti , 1 e 2 ai pensieri , 3 e 4 alla tattica di gara con la raccomandazione di un autogestione anche nel caso di sovrapposizione temporanea in modo da aver tutto ,più o meno, sotto controllo.

Le vasche passavano a volte più lentamente a volte più rapidamente ma passavano, è sempre una questione di pazienza e con loro i piccoli traguardi cadevano sotto ai colpi delle mie bracciate . A 30, a 50 la voce di Terry mi urlava da bordo vasca , a 60 di solito c'era una sosta beveraggio ( a volte a 90 ... una volta non l'ho neanche fatta... era variabile a seconda della giornata e di come mi sentivo/pensavo/volevo). A 100 la voce di Terry risuonava ancora nell'aria e così anche nelle ultime vasche .
Puntualmente l'arrivo a fine frazione era caratterizzato da una piccola delusione , creata dai miei errori di conteggio che ... ahimè.... erano sempre in eccesso.
La mia reazione alle comunicazioni di Terry non era sempre delle migliori e probabilmente un pelo spropositata ma nella fatica ..... amen !!!
Il comportamento in acqua rimaneva costante ed ad alti livelli ( per le mie abitudini) col passar dei giorni regalandomi una bella sorpresa.
- Ultime due!!! gridava la mamma ..ed io di buona lena provavo a metterci qualcosa di più in quelle ultime bracciate per chiudere la prova toccando il bordo vasca soddisfatto.
Le mosse seguenti al tocco finale erano la verifica del tempo con commento ed uscita dalla vasca che avveniva tirandomi su di forza a fianco del blocco di partenza , i primi giorni, passando sotto le corsie uscendo dalla scaletta in quelli a seguire.
Una costante che mi piaceva molto era la sincera stretta di mano con Micheal già intento a cambiarsi indi finivo la mia borraccia di integratori salini ENERVIT mentre mi dirigevo negli spogliatoi per la preparazione bike .
Ogni tanto qualche urlo contro Terry che non era buono di stare fermo con le mani .... " ti aiuto a togliere la muta ..... ti metto a posto le bretelle ....." GRRRRR!!!!!

Una volta messe le ruote oltre al cancello dell'autodromo (dopo aver macinato i 7 km già descritti) era la mente a prendere in mano la situazione .
180 km non esistevapraticamente più, a parte nel garmin che veniva consultato ogni tanto per avere delle conferme chilometriche e conseguente conferma del numero del giro.
Al loro posto c'erano 7 blocchi da 5 giri e una tabella di numeri che indicava quando avrei ricevuto , al passaggio davanti alla zona box, qualcosa dalle mani di mamma Terry che ivi stazionava praticamente sempre .
Giochi di simulazione pilota, entrate in chicane senza toccare i freni (sarebbe stato strano toccarli in realtà) pieghe, studio di traiettorie "Le Migliori" tenendo conto anche delle zone di asfalto più scorrevole, pose da semi professionista alternate a quelle da pagliaccio che facevo per far sorridere gli spettatori/assistenti e per offrire un minimo di spettacolo al cameraman/fotografo (-niente cazzate mi minacciò Alessandro la seconda volta che mi riprendeva ..... )
La parte ciclistica era probabilmente la frazione in cui riuscivo più facilmente e maggiormente a scindere il corpo in due.


Sotto l'ordine era "pedalare costantemente ed incessantemente " sopra far scivolare via il tempo tenendo ben presente che erano "solo" 180 km e anche alla peggio sarebbe finita in tempi umani.
Così facendo una volta entrato in autodromo iniziavo a girare sapendo che al 3°/4° giro c'era un panino con la nutella ad attendermi , che dopo 3/4 ore (costante) una borraccia di ENERVIT R2, che dal 18° al 22°/23° giro mi veniva servito il pranzo in dei bicchieri di plastica (escluso il 2° giorno in cui effettuai uno stop per mangiare - tempo buttato nel cesso) cosa che mi permetteva mezzo giro di relax a dorso verticale sbattocchiandomi il bicchiere sulla faccia per far fuoriuscire tutto quanto.
I blocchi passavano e il ritmo non calava.
La paura del mio solito dolore tra la scapole e base del collo (sto sempre troppo teso) mi fece "organizzare" una zona palestra (semovibile e sempre a favore di vento) di circa 300 metri nella quale pedalavo facendo esercizi di stiramento .
La regolazione giusta delle appendici, per la cronoaca, la trovai al quinto giorno dopo aver provato varie soluzioni e da lì in poi potei permettermi di sfruttare maggiormente una posizione atta a scaricarele spalle e distendere la colonna vertebrale.
Come citato in precedenza il circuito di Pergusa, della quale imparai a conoscere ogni cm, tipo di asfalto con relative toppe, ospitava al suo interno una zona naturale protetta con un lago centrale circondato da un verde selvaggio.
Non era inusuale vedersi attraversare , velocemente, la strada da qualche biscia (una passata anche sotto la ruota) che pareva non toccare neanche il ruvido asfalto , o imbattersi in qualche animaluccio.
Un leprotto magro magro ( forse malato) venne a dormire proprio in mezzo alla pista (per nulla intimorito dal passaggio delle biciclette) diventando così il protagonista di un pomeriggio.
Protagonista proprio nel giorno in cui un gruppetto di cani randagi girovagava, senza creare disturbo agli atleti, per il circuito probabilmente in cerca di cibo. 5/6 giri di preoccupazione per il leprotto e un lieto fine .... per il simpatico roditore.
Tanti avvenimenti che contribuivano nel loro piccolo ad impegnare/distrarre la mente donandole materiale da raccontare e immagini/flash che rimanevano impressi dentro a te stesso.
Poi c'erano loro ... che con quel misterioso comportamento attrassero la mia attenzione da subito rimanendo sotto osservazione per tutto il tempo .
I lombrichi.
Dal terreno interno al primo curvone svariati lombrichi, spinti da non so cosa, si lanciavano nell'alquanto improbabile tentativo di attraversare il circuito.
Giro dopo giro e giorno dopo giorno la situazione era sempre la stessa, osservavo in diretta le difficoltà dei lombrichi incoscenti che si trovavano ad avere a che fare con un terreno a loro non congeniale.
L'eventuale riuscita nell'impresa voleva dire essere riusciti a non cuocersi col calore dell'asfalto, aver avuto la fortuna di non venir schiacciati da una ruota o una scarpa di un atleta e infine non esser stato preda dei corvi che infestavano la zona .
Li notavo e guardavo costantemente e costantemente mi chiedevo quale insano istinto li portasse ad abbandonare la terra per attraversare il ruvido asfalto e che senso aveva farlo visto che all'interno c'era un immensa riserva naturale che avrebbe potuto soddisfare tutte le esigenze di vita di un lombrico.
Ma in fondo cosa ne sapevo delle loro esigenze?
al massimo avevo notato che nei giorni di pioggia non uscivano .... carenza abbigliamento idoneo ?
Il capitolo quark ebbe come ultima rubrica i corvi e il loro modo di mangiare le noci.
Una volta afferrate con le zampe le facevano cadere sull'asfalto in modo che si spaccassero scendendo poi per la degustazione. Fortunatamente nessun atleta colpito dalle noci ma non dalla grandine.
Il Meteo
Se c'era una cosa che non avevo messo nella valigia era il vestiario pesante.
Si i gambali, si i manicotti, si l'antivendo leggero e il giubotto in goretex
No guanti, maglie pesanti,pantaloni bike/run felpati, berretta ecc. ecc. ; in fondo andavamo in sicilia luogo dove il freddo ..... ma stiamo scherzando ?
L'arrivo in loco, effettivamente, è avvenuto sotto l'acqua ma la temperatura era gradevole.
Certo era impossibile ed impensabile che nell'arco di 10 giorni ci fosse stato solo il sole ad accompagnarci nell'avventura ma era anche impensabile di subire le condizioni meteo che si sono riversate su di noi .
Nebbia e neve a parte ... tutto il resto c'è stato .
Sole, caldo, vento forte, temporali in grande stile e voilenti, grandine, temperatura scesa fino a 5° centigradi + , candelina sulla torta, un mega tifone finale che ha divelto tende e portato a spasso i new jersey per il circuito come fossero scatole di cartone.
Di tutto insomma, giusto per giungere un ulteriore, e non leggera, difficoltà per gli atleti che si trovavano a dover oltrepassare un ulteriore ostacolo fisico/psicologico.
Fiumi di energie destinate inizialmente alla prestazione fisica dirottate al reparto riscaldamento corpo e sostegno mentale per non mollare , per farti dire "continuo anche sotto la grandine".
La mia filosofia di gara mi imponeva un "vietato fermarsi" che mi faceva dire, spero non spocchiosamente, a chi si stupiva vedendo che non mi fermavo nonostante le intemperie un "sono qui per correre"
Foratura
- cazzo ho forato ancora !
Facile farlo, bastava fare come il sottoscritto che dalla prima foratura (può capitare) al posto di fermarsi per il regolare cambio di camera d'aria rientrava ai box pedalando (il più leggero possibile). Il cerchio sul copertone e l'asfalto rugoso e pieno di sassolini facevano il resto brucando il copertoncino.
Riccardo/Giorgio (che ringrazio con la R maiuscola) si sono dimostrati più efficenti dei meccanici Ferrari sostituendomi in tempi record la ruota riparando la mia mentre concludevo la frazione ciclistica.


Chiaramente, dopo l'avvio del capitolo , la/le forature erano diventate una costante e lo sono state fino al momento in cui Riccardo mi ha sostituito i copertoncini probabilmente stufo anch'esso di quello che ormai era diventato un rito.
Il capitolo bike lasciava la scena a quella che è la mia frazione più congeniale, la corsa.
Parola d'ordine "Correre" , anche in caso di stanchezza estrema il mio desiderio era quello di correre le maratone, anche piano ma CORRERE.
Gli 8 giri + 2195 della maratona furono presto modificati dall'organizzazione così dalla 3° giornata il percorso podistico fu dimezzato con due giri boa agli antipodi con il vantaggio di essere sempre in zona illuminata, via le luci frontali, di poterci incrociare e, sopratutto di passare più spesso davanti alla nostra postazione ai box.
L'incrocio tra di noi voleva dire scambiare un paio di battute, complimentarsi, incoraggiarsi, controllare le condizioni, la posizione del nostro collega/avversario, permettere alla mente di "muoversi" staccandola dal lento passare dei minuti.
partendo con la prima "wawe" ... batteria ... mi ritrovavo a scendere dalla bicicletta quando il sole era ancora alto in cielo e questo mi regalava la possibilità di gustarmi maggiormente lo spettacolo del tramonto che aveva un valore aggiunto nel rientro di migliaia di volattili alla zona protetta e nel risveglio della fauna notturna..... il cambio della guardia.
I canti melodiosi, il rumore incessante del batter d'ali, la meravigliosa "confusione" visiva che mi entrava dentro attraverso gli occhi guardando il cielo ..... la poesia di un prezioso angolo della natura mescolato alle luci rosse fuoco del tramonto , uno spettacolo che diventò un appuntamento fisso già da subito, sfruttato ed assorbito da una parte di me ( neuroni 1 e 2 :-) ) mentre l'altra continuava nel suo compito di far correre i 70 kg del mio corpo.
Sotto il controllo attento di Mamma Terry continuavo il nutrimento tecnico a base di R2 Enervit , qualche barrretta Enervit Double , Enervitene Sport Gel, riducendo ad un po' di macedonia e poco altro il cibo fatta eccezzione per il pane che mangiavo nelle condizioni di massimo freddo nelle quali il desiderio vivo di mangiare si faceva sentire.
Tutto filava liscio, la mia corsa si manteneva balzata dando la sensazione visiva di un atleta che va più forte di quello che in realtà era.
Nonostante la stanchezza, che probabilmente non mi avrebbe permesso altre prestazioni, lo sforzo fisico rimaneva nelle percentuali previste non producendo fiumi di acido lattico da smaltire.
Ogni tanto ricevevo la visita di qualche amico locale (ringrazio Mario, Maria, Enrico e altri) che mi facevano compagnia per qualche tratto di maratona trasmettendomi la bella sensazione di quanto fossi benvoluto dall'entourage di Pergusa .... bello sentire sulla propria pelle questa sensazione .
"Subivo" anche l'accompagnamento di Terry che a bordo di una mtb con la quale sembrava seduto su un water o, a volte, a piedi mi seguiva e, lasciandosi scappare qualche preoccupazione di troppo, subito stroncata da risposte non tanto cortesi del sottoscritto .
La componente mentale continuava a dettare legge anche nella frazione podistica, faceva passare la strada sotto ai miei passi .
Niente km , solo numeri di giri , piccoli e più veloci da raggiungere anche se in realtà la lentezza del tempo era "tragicamente" lunga .... scivolando sulla pelle un po' come la lingua del gatto.
Così, vivendo la fatica con lo spirito giusto e con un po' di sana pazienza, i passaggi nella zona box aumentavano e le maratone finivano lasciando spazio ad un sorriso pieno di emozione e denso di soddisfazione che scaturiva spontaneo nell'attraversare la linea finisher.
Io aggiungevo solo un numerino fatto con le dita che mi avrebbe dato la possibilità di sposare quel sorriso alle emozioni vissute in quel certo giorno.
Altri sorrisi scaturivano nel ricevere i complimenti dei miei followers che pian piano aumentavano , nel vedere i flash illuminarmi mentre commentavo lasciando la mia emozione nell'aria prima di sedermi alla mia postazione abiilmente ed amorevolmente (ammetto che ogni tanto mi preoccupavo) preparata da Terry.
Zona cambio relax. Chiedere per essere servito.
Completo termico Craft felpa Surfing Shop (non bellissimo da vedere) e finalmente pizza , R2 , coca cola e , se c'era, un dolcino, Paola, considerazione con i sicilian's friends e un altra giornata era passata, un altro € per Amref un altro passo verso ..... verso là in fondo .

Terry
A parte il servilismo, che spesso mi irritava, devo onorare l'operato dell'amico Terry.
Attento preciso,come credo pochi possano essere, e praticamente senza sbavature è stato sicuramente il valore aggiunto di questa avventura in terra di Sicilia mettendomi in una condizione di tranquillità di pensiero che mi ha sollevato da molte preoccupazioni...cosa veramente mlto importante.
Con l'arte di reperire qualsiasi cosa mi sarebbe servita era una presenza costante e sempre aggiornato sull'andamento della gara, su quelli che erano i miei parziali, le distanze percorse, i tempi ... più di un commodore 64 insomma.
Preciso nel ricordarsi gli orari in cui dovevo assumere una borraccia di recupero piuttosto che una barretta, corretto nel chiedermi se preferivo la pasta al forno o quella normale, se nel panino preferivo la carne con il purè o la nutella e esagerato, a volte, nella costruzione dei panini che avrebbero sfamato una tribù ( e qui potrei aprire la triste storia del panino più grande del mondo farcito di carne/verdura morto dentro le gomme dopo appena 500 metri).
Trasportatore di borse in abbondanza, organizzatore della colazione, ricercatore di posate d'acciaio, di pedane che potessero alzare il letto dai piedi , omino di casa che lavava e stendeva .... factotum insomma e senza mai lamentarsi.
Ad osservarlo da fuori aveva momenti/movimenti spassosi con la sua caratteristica andatura ciondolante che ti spiazzava facendoti credere in un movimento per vederlo partire di scatto dalla parte opposta.
Le poche volte in cui si abbindolava o si riposava per un attimo in più o nelle volte in cui io passavo prima perchè avevo fatto un giro più veloce era da morir dal ridere.
Arrivando lo inquadravo di là dal muretto box in piena tranquillità fino al momento in cui si rendeva conto del mio arrivo magari proprio perchè richiamato all'attenzione dalla mia voce.
In quel momento, carpendo il suo ritardo, (non era un problema in fondo ..passavo spesso da quelle parti) partiva a razzo per mettere in pratica il compito avendo , però, a disposizione un tempo molto ridotto.
In quei frangenti, ai miei occhi, assumeva le sembianze di un topolone gigante alle prese con un complesso labirinto che lo avrebbe portato al cibo o, peggio ancora, con la minaccia di un gatto alle spalle.
Il suo classico ciondolare faceva si che pendesse verso destra e partisse verso sx. Partiva, tornava sui suoi passi, ripartiva con qualcosa in mano, scattava per infilare (all'ultimo secondo) il varco che lo portava sulla pista per, con soddisfazione, servirmi il "dovuto".


Poche le volte in cui non riusciva e doveva rimandare al giro successivo, poche le volte in cui si dimenticava qualcosa, più di una le volte in cui andava a prendere qualcosa che io avevo dimenticato o andava a reperire il materiale per il proseguimento della deca-adventur.

Hotel Garden - i rapporti
Giornalmente, a volte un po' prima a volte un po' dopo, c'era il rientro al giaciglio dell'hotel Garden che avveniva sempre accompagnati dagli organizzatori in quanto il sottopasso non esisteva proprio.
Il nostro rientro era sostanzialmente molto tranquillo , fatta eccezione per la sera che siamo stati "rapiti" dal matrimonio nr. 756 per far le foto col triathleta, cosa che non scomodò nessuna persona del complesso alberghiero.
Non c'erano chiavi da ritirare, campanelli da suonare ecc. ecc. unica cosa da fare era, ogni tanto, rimpinguare il piatto colazione nel caso si fossero dimenticati di portare qualcosa o avessi avuto richieste nuove.
Se tutto era tranquillo al rientro serale probabilmente non lo era durante la giornata e questo , col passar dei giorni, accresceva in noi l'idea che non eravamo capitati nell'hotel delle meraviglie ma forse a Fantasilandia.
Una volta aperta la porta Terry pensava a tutto meno che alla mia doccia (patti chiari, amicizia lunga).
Più o meno stavo 10/15 minuti sotto l'acqua corrente e bollente lasciando che essa sciogliesse e rilassasse la mia muscolatura.
Una goduria (vera) seguita poi da un automassaggio veloce con crema defaticante, indossamento della tenuta nanna, 30 minuti di facebook la voce di Paola e gli occhi si chiudevano lasciando spazio al recupero.
In realtà non tutto filava liscio nel favoloso mondo Garden.
Non è ancora ben chiaro se sotto l'influsso di ordini arrivati dall'alto o se da un ragionamento scaturito nel suo cervelletto, fatto sta che la camerieronza (a noi ignota) aveva il vizio di sottrarci le posate in acciaio ... proprio quelle che recuperava Terry ai box vista la loro fornitura di elementi in plastica flessibile offerta dalla Fam. De Vito.
Comportamento, questo, che portò a dover stendere la nutella con i bachettini da caffè (Terry docet) mentre io borbottavo parole non ripetibili ancora immerso nel rincoglionimento post sveglia.
Non finiva qui , ella si divertiva a spostare e sistemare, secondo il suo modo di intendere l'ordine , i panni che lasciavamo stesi e si divertiva ,ogni giorno , a togliere i rialzi che inserivamo ... inseriva ... sotto ai piedi del letto per favorire la circolazione .
il mio rapporto con la famiglia De Vito si interruppe praticamente all'inizio della competizione, i contatti erano , chiaramente, tenuti da Terry col quale si interfacciavano ad ogni suo andare a fare richieste qualora mancasse qualcosa o non funzionasse correttamente.
La prima crepa con la famiglia dai fianchi importanti arrivò poco prima di metà gara quando facendo la doccia serale mi rimase in mano il rubinetto senza che facessi un azione più violenta del solito.
Ceduto di colpo la struttura in plastica interna.
Rimase il piolino interno dritto come un piccolo cazzetto

che permetteva di aprire l'acqua, regolare la potenza ma non variare il calore del getto.
La comunicazione signora avvenne praticamente in simultanea.
- nonsi preoccupi penserò personalmente alla cosa.
La sera successiva entrando in bagno il rubinetto mi strizza l'occhio guardandomi dal davanzale . YUUUUHH UHH!!!
Ruminando il mio nervoso, senza farlo trapelare (almeno inizialmente)chiamo personalmente la signora
- Mi dispiace ma l'idraulico non ha fatto tempo a venire, sa deve arrivare da Enna (7 km .... Urca ... autostrada bloccata?), deve rimediare il rubinetto ....
Dico solo che, probabilmente sarebbe stato sufficiente un passaggio ad un negozio di sanitari , bastava appoggiarlo sopra e spingere.
- Sa ci terrei a fare una doccia comoda quando arrivo
- Ah ma d'altronde sig. Di Giorgio la doccia l'avete rotta voi .... Adesso mi vuole mettere fretta?
L'alterazione che passò dentro di me mi portò a ricordarle la mia esigenza di una doccia calda, rilassante e comoda, forse, non proprio gentilmente.
- ..........le ripeto che al rientro sono stanco e desidererei una doccia calda, comoda e rilassante.
- Ah.... ma se vuole gliela faccio fare in un altro appartamento.
- Non voglio fare la doccia in un altro appartamento, la voglio fare qui comodamente senza il bisogno di prendere su la roba e spostarmi ..... CAPISCE CHE SONO STANCO ???
- Ma lei ha mangiato Sig. Di Giorgio ?
Non mi pareva vero ..... io mi incazzo per la doccia e quella mi chiede se ho mangiato .....
Alzo ancora la voce ripetendo che pretendo una doccia sistemata per poter gestire getto e temperatura a mio piacere.
Si dichiarò senz'armi
- cosa posso fare per rendere la cosa più agevole ?
Stufo e nervoso pattuii per la fornitura di una tenaglia fino all'arrivo del pomello nuovo in modo da riuscire a movimentare a sx/dx il piccolo cazzetto regolando la temperatura.
Parola mantenuta. La sera seguente al rientro troviamo l'attrezzo richiesto che sorridente ci annuncia che noi il rubinetto nuovo della doccia non l'avremmo mai visto.
Il successivo rapporto con la famiglia Garden fu stoppato da un cartello "torno subito" appeso alla porta seguito da un "stasera non ci siamo , siamo fuori a cena ..... sa è il nostro anniversario" comunicato al cellulare.
Stentavo a crederci, la reception di un hotel chiusa per "cena d'anniversario" e la cosa ancor più bella era la naturalezza con cui lo comunicavano . Uno spettacolo.
L'ultimo capitolo della telenovela avvenne proprio nell'ultimo giorno di permanenza nella terra di Trinacria più precisamente nelle ultime ore.
Valige fatte, stanza sgomberata, come da richiesta .... "se arriva gente dobbiamo avere la camera disponibile" al momento di pagare non accettavano il bonifico on line.
- assegno o carte di credito ..... scusi ma siamo già stati fregati.
Purtroppo non ero in possesso ne di una ne dell'altro, avevo solo il mio Pc e l'home banking. Un bonifico eseguito sotto ai loro occhi con conferma in tempi praticamente istantanei mi sembrava una sicurezza ma, evidentemente, non era così.
Tra una discussione e l'altra il tempo passò e Beto cominciò a suonare il clacson della Ford in quanto stavamo decisamente tardando per la cerimonia conclusiva.
Comunico ai sig. De Vito che ci attendono alla cerimonia e che al ritorno avremmo sistemato le cose .
- ma ... ma ... ma.....
Andiamo via tranquilli tranquilli visto che tutti i nostri bagagli erano ancora nella terrazza esterna della nostra casupola.
Il programma finale prevedeva un conviviale pranzo per tutti gli atleti/organizzatori/volontari seguito da una cerimonia di ringraziamento e premiazioni.
Condividiamo il tavolo con dei ragazzi dell'università Kore chiaccherando amabilmente tra scatti di foto e battute varie.
Forse sono passati 30 minuti dalla nostra uscita dal Garden quando Mario si avvicina chiedendomi cosa è successo con l'albergo.
Rimango sorpreso e infastidito imparando che ha ricevuto una telefonata dai gestori allarmati perchè eravamo scappati senza pagare.
GRRRRRR !!!! (Forse mi esce anche un po' di fumo dalle orecchie)
Chiamo la signora molto contrariato informandola che :
a) sulla terrazza della sua camera d'albergo ci sono tutti i bagagli compresa una bicicletta che vale 5.000 € .... secondo lei per 650,00 € le lascio la bici?
b) se mi detta l'iban le faccio il bonifico in contemporanea all'antipasto così al ritorno abbiamo già la conferma
c) è inutile che continui a scaricare le colpe al marito .... non cambia le cose
d) può smettere di usare "deve capire" ..... non capisco.
Al rientro dalla cerimonia diamo seguito a quanto comunicato telefonicamente fermandoci per inviare (in mail) la conferma del bonifico avvenuto con regolare numero di CRO rimarcando ancora che quel "sono scappati senza pagare" non ci era affatto piaciuto.
Giusto il tempo di ascoltare un cliente che ha un malfunzionamento al frigorifero con le relative risposte di Danny , di comunicare, a voce alta in modo che sentisse anche il cliente frigorifero, che dopo oltre 10 giorni il nostro rubinetto non era ancora stato cambiato ed usciamo dall'hotel salutando educatamente .
Reperimento valige e sull'uscio troviamo l'amico Alessandro (Zanatta) ad attenderci.
Sarà lui ad accompagnarci all'aeroporto Catullo di Catania e con lui, aperitivando insieme saluteremo la terra di Sicilia che così caldamente ci ha accolto e coccolato e sugelleremo una bella amicizia creatasi nel corso di questa avventura.
Il percorso verso l'aeroporto prevede una sosta a Valguarnera Caropepe per reperire i suoi bagagli, durante la quale approfittiamo anche per conoscere la famiglia di Maria e salutarla prima di caricarci (a noi stessi) sulla vettura ufficiale (Alessandro la restituirà al rent in aeroporto) e prendere la direzione Catania stoppandoci solo per qualche minuto per un paio di scatti fotografici all'Etna innevato e fumante.

Passano i giorni
Passano gli ironman, qualcuno si ritira "regalando" agli altri atleti un dispiacere.
E' il sesto giorno, una voce mi ricorda che vado troppo forte , che il decaironman inizia dopo la sesta giornata .... "lì arriva la bambola"
Sto bene fisicamente e, sopratutto, mentalmente. Inoltre, per quel che recepivo, quella voce non mi pareva ne sana ne tanto meno amichevolmente consigliera. Ascoltavo me stesso e le sensazioni che il mio corpo mi inviava.
Era il giorno del salto
il giorno in cui avvenne la trasformazione del pensiero
il giorno in cui sentivo e ostentavo a me stesso sicurezza ... certezza

due ringraziamenti

Come non ringraziare i lombrichi che con il loro comportamento hanno impegnato la mia mente,facendola giocare a
"Perchè lo fanno? ".
.... probabilmente solo una selezione naturale anche se a me piaceva più pensare ad una loro grande sfida.
Grazie a chi mi seguiva da casa facendomi sentire la vicinanza ed incoraggiandomi, tramite i social e Terry.
Grazie naturalmente a Paola con cui condividevo le mie gioie giornaliere, ad Amref per avermi accompagnato anche in questa avventura, a chi ha donato (ad Amref) aderendo al mia raccolta fondi , a coloro che sono venuti personalmente a cercarmi per consegnarmi a mano i 10 €

e grazie agli Ennesi/Siciliani che mi hanno fatto sentire "qualcuno" durante quegli splendidi giorni.
Alla famiglia di Kari Martens (ritirato .... anzi fermatosi con un grande onore e grande rispetto nei loro confronti) per la disponibilità e l'aiuto fornitomi.
A Matteo (spero di ricordare bene il nome) il giornalista Rai (Dribling) per come ha fatto il suo lavoro, seguendomi nell'arco di una giornata di gara e per la passione che si leggeva occhi rimanendo, a telecamere spente, con me a chiaccherare, a chiedere per cercare di carpire le emozioni che viviamo nell'affrontare determinate sfide.
All'organizzazione, a Terry per la disponibilità estrema nei miei confronti e a John Saunders stravagante fotografo inglese.
Altri varie ed eventuali perchè è fatica ricordare tutto e tutti.

Dimensioni

Non mi ridimensionerò.
Non lo farò perchè credo di non essermi mai sovradimensionato.
Ne in gara ne nella vita , non mi sono mai sentito, ne descritto, come superiore o più forte di altre persone.
Magari diversamente sano, allegro, goliardico, sportivo, non invidioso se non sanamente invidioso (..... è chiaro che invidio uno come Kim , 37 km/h di media tutti i giorni).... naif insomma.
Chi non ha capito, chi invece di creare un rapporto si è presentato cercando di imporre una superiorità ingiustificata e fra l'altro inesistente ..... non vale la pena neanche sprecare ulteriori righe


AMREF


donerò 1 € per ogni Ironman concluso ad Amref che verranno usati per combattere la tragedia causata dall’incredibile siccità in Corno d’Africa ( 50 € al raggiungimento del 5° , 100 € in caso di finisher) chiedo/invito i conoscenti e qualsiasi persona che mi avrebbe seguito , in qualche modo, a fare lo stesso ( 1€ al giorno …max 10€ , si può fare.)
E’ la prima volta che faccio una raccolta fondi coinvolgendo la gente in questo modo .
Continuo a sentire, che questa mia piccola cosa mi fa bene al cuore . E’ una sensazione che mi dona pace e mi fa stare bene .
Nel mio piccolo mi sento fiero e sento un senso di responsabilità per quanto sto facendo , ho una voglia immensa che la cosa possa portare qualcosa di ingente .
Non riuscire nella raccolta , sarebbe stata una delusione e per far si che ciò non accadesse era importante divulgare la voce e chiudere il maggior numero di Ironman possibili perché questo faceva crescere la voce su Pelo Decaironman e a specchio Pelo Decaironman for Amref. Oltre alla”gloria” personale c’era quindi un altro grande imput che aveva le sembianze degli occhi di un bimbo africano
Non c’è stato giorno in cui non abbiamo sbandierato il vessillo di Amref in cui non abbiamo ricordato alla gente che, giorno dopo giorno, mi seguiva che c’era qualcosa di importante legato alla mia sfida . Io, Terry l’organizzazione, la gente del posto, tutti hanno fatto qualcosa per dare notorietà all’iniziativa e questo è un grande motivo di soddisfazione .

Puntando il mio raggio visivo fino alla sera del giorno stesso , non fasciandomi la testa, non facendomi coinvolgere dai discorsi di classifica ed ascoltando le sensazioni del mio corpo i finisher crescevano , 1,2,3,4,5 …… e io cominciavo a credere che forse quell’idea così grande alla quale mi rifiutavo di pensare non era poi così una pazzia .
Ogni giorno mi regalavo una piccola soddisfazione , tanti sorrisi , allegria e mi muovevo sempre per far sorridere anche gli altri nei miei passaggi dal punto base , dopo il mio arrivo … sempre.
Mi godevo la cosa appieno regalandomi delle emozioni intense alle quali non era permessa l’esplosione totale perché c’era ancora domani , poi dopo domani e così via.
E questo giorno dopo giorno è continuato fino alla mattina del 9 ottobre con l’unica differenza che dopo la conclusione del 6° iroman una potente sensazione di “indistruttiibilità” ha incominciato ad essere parte di me.
Le prestazioni giornaliere dei primi 6 giorni, il fisico che rispondeva senza indolenzimenti, senza acciacchi , senza stanchezza , la sicurezza di aver trovato l’equazione giusta tra percentuale di sforzo, gioia di gara, riposo e leggera follia ….. quell’equilibrio perfetto mi aveva fatto esplodere dentro qualcosa di grande.
La consapevolezza che giorno dopo giorno cresceva, fortificandosi sempre più, era esplosa lasciandomi dentro una forza che ormai non prendeva neanche più in considerazione che qualcosa potesse andare storto .
Una sicurezza da tenere ben stretta dentro di se, qualcosa che gli altri , forse, non captavano in tutta la sua potenza ma che io vivevo intensamente sentendola transitare sulla pelle , vivendola nella mente.
Il 7° poi l’8° con il regalo fattomi da mamma Rai che mi ha ripreso ed intervistato da quando ho messo il naso fuori dalla mia stanza a quando ho abbandonato l’autodromo con il sorriso (e una dolorosa tendinite tibiale.)
Bello giocare alle persone note …. ogni tanto
9° e 10 ° da portare a casa con un deciso dolore …..” l’ultimo ostacolo Pelo” (credevo) la testa è l’arma in più in questi casi . La corsa mi costringe ad una concentrazione quasi stancante , la mente si appoggia su ogni singola battuta a terra del piede sx anticipando la sensazione del dolore giustificandola al resto di me stesso con l’obiettivo che stavo raggiungendo . Il silenzio ,la concentrazione, la mia solitudine e la mente dentro a due binari (impossibilitata all’uscita) era l’unica via percorribile.
Il 9° è portato a casa caviglia/stinco molto gonfi e doloranti ma c’è un grande sorriso che lenisce il tutto .
Respiro aria pura , fresca e ricca di energetiche sensazioni.
Quella sera si dorme un ora in meno, sono ad un passo dal raggiungimento di quello che neanche sognavo ma vorrei che il tutto rallentasse che non volasse via così come in fondo erano volati via gli altri nove giorni.
E’ sempre così quando ti accorgi che sta finendo sei, quasi inspiegabilmente, come dispiaciuto .
Il magico gusto dell’attesa è potente , a volte talmente potente che ti fa dire peccato.
In fondo la bellezza di queste emozioni sta proprio nel fatto che esse sono di passaggio, come delle sferzate potenti che lasceranno un segno indelebile dentro di te pronto ad essere riassaporato ogni qual volta il tuo pensiero ricadrà lì
La notte passa come al solito ….. domani arriva sempre
L’ultima abbuffata, l’ultimo camioncino dei pompieri che mi viene a ritirare l’ultima stretta di mano mattiniera con Mario che mi ricorda che sono un grande , tutto come al solito ma tutto diverso.
Lo sento, l’aria ha un altro sapore, dentro sorrido molto di più .
Rimango concentrato per non fare errori ma sono pronto a gustarmi quella che sarà l’ultima gara , talmente felice ed emozionato che non mi da fastidio neanche il tempo che minaccia pioggia.
Pronti via, si nuota .
Il primo ed evidente sorriso è seguito da un “ 38” che libero nell’aria all’uscita dall’acqua … i km a nuoto sono finiti .
Fuori è umido e freddo , per la prima volta mi vesto bene per la bici indossando anche gambali e antivento , concedo un paio di minuti all’emittente antenna Sicilia per un intervista volante prima della bici e poi via verso quei 7 km che mi porteranno a Pergusa e quei 35 giri che sanciranno i 1800 km . Il tendine tace, temevo duolesse anche in bici … così non è . Meglio.
La strategia di gara rimane la stessa , al giro X il panino ai giri Y il pranzo , tutto come al solito ma tutto diverso . Terry non sbaglia un colpo al muretto dei box, anche per lui è una vittoria , un emozione che dopo 9 giorni di leggero crescendo improvvisamente fa un balzo verso dei picchi incredibili .
1800 km chiusi col sorriso e i piedi completamente ghiacciati , ci hanno pensato la pioggia e i 5° centigradi.
Qualche minuto per il cambio, per l'opera pia di Kari e famiglia che con amore mi decorano lo stinco afflitta dalla dolorosa tendinite(sembra quello di un maiale)
con delle striscie nere prima di buttarmi nell'ultima ed interminabile frazione.
Quella che stava partendo sarebbe stata la più dura maratona di tutte quelle che abbia mai fatto.
L’inizio è in uno stato di congelamento piedi che non mi fa sentire i dolori ma che da la sensazione di correre con due pezzi di legno ai piedi con le sensazioni tattili che terminano allo stinco, poi il resto a base di tendinite e di cielo dal quale è venuto giù di tutto .
Mai corso sotto ad una tempesta di tali proporzioni , freddo , pioggia violenta , vento che ti girava facendoti cambiare direzione ….
Mente fissa (non c’era il benché minimo spazio per divagare ) sull’obiettivo, fissa su quel finisher che avrei raggiunto di lì a qualche ora . Irrigidimento muscolare mai provato , ritmi lentissimi più lenti di una camminata ma …. sempre di corsa, perché le maratone le volevo correre tutte .
In quella “festa” , corsa coi calzini nella mani, è praticamente passato di tutto .
Praticamente continui gli attacchi che mi invitavano ad una sosta rintuzzati con la ragione, con la certezza che fermarsi in quelle condizioni fisiche sarebbe voluto dire una pausa lunghissima
Soffrire …. perché la strada che mi staccava dalla fine stava lentamente diminuendo .
Le scariche di brividi mi irrigidivano sempre più ma non mi sarei fermato per nulla al mondo
La oltre quelle nubi minacciose, dove i miei occhi si posavano spesso quasi a sfidarle, là … parlavo con Giuly , (ad ogni ritorno della prima parte del giro , non so perché ma era quello il punto in cui “la vedevo” ) non le chiedevo il sole , ne il caldo, solo un attenuamento delle condizioni atmosferiche perché sentivo il limite veramente vicino .
C’è stato il tempo per essere ancora una volta “scorbutico” con Terry che preoccupato per le mie condizioni ogni tanto mi seguiva sebbene io non volessi ( è capitato più volte , non è cattiveria, sotto sforzo e stanchezza di solito preferisco la solitudine)
Non lo mando via , il successo è di tutti e due .
Gli chiedo solo gli ultimi due km e mezzo per me , per i miei pensieri le mie emozioni che puntuali arrivano , forti , maestose , immense, mai dome .
Mi portano dappertutto , mi trapassano con una forza quasi violenta lasciandomi dentro immagini , brividi, lacrime ma soprattutto un gran sorriso
L’ingresso nel corridoio dei box il passo che si allunga leggermente
Assorbo quel momento così intenso facendo attenzione a non perdere neanche una goccia , ringrazio il Signore , ringrazio mamma Giuly per avermi donato la forza di non mollare e per avermi insegnato a vivere anche la più piccola emozione



Mi limito ad alzare le mani attraversando il traguardo ripetendo solo la parola “dieci”
Dieci gli ironman fatti
Dieci i sorrisi nell’attraversare quella linea
Dieci per Terry
Dieci per Amref
Dieci ….. dieci e ancora dieci ad Andrea Pelo di Giorgio ” vado a vedere dove arrivo” ora Decaironman.
DIECI !!!









1 commento:

  1. Grande cuore di Pelo... dopo aver finito di leggere ogni tassello del tuo racconto, mi sono ritrovato con il culo bagnato dalla pioggia sicula e con la testa gonfia di ricordi e di emozioni. Grazie Amico.

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