martedì 31 luglio 2012

NoveColli Challenge ... Vita


La potenza della sfida ,
quella sensazione che ti scatta dentro non appena un tuo senso ne percepisce l’entità .
Neanche il tempo di valutare , di studiare come dove e quando che qualcosa dentro è variato e ti ha già detto :
- Ci sarai !!!

Così nasce un pensiero nuovo , che si crea un suo spazio e sarà presente giornalmente dentro di te aumentando l’intensità man mano che si avvicina il momento . In stretto contatto col cuore di cui ha la capacità di variare la velocità e l’intensità del battito
E’ emozione vera, pura e limpida.
Ero ancora delusetten dalla seconda consecutiva non selezione alla Bad Water, “ - vorrà dire che farò la NoveColli col cappotto” quando arriva la mail dell’amico patron della NoveColli Running Mario Castagnoli
Giovedì 17: 20 km di nuoto da effettuarsi nell'impianto natatorio di Cesenatico (800 vasche)
Venerdì 18: NoveColli in bicicletta
Sabato 19/Domenica 20: NoveColli Running
Il tempo di un respiro e dentro era già cambiato tutto .
Poco importava la non ufficialità dell’evento (di ufficiale c'era solo il Running) era una sfida personale, degna di non esser lasciata andare anche se ero ancora all’oscuro sulla mia condizione fisica e sul riuscire a prepararla decentemente.
Ero iscritto e dentro al recinto dal giorno dopo , credo nel mese di febbraio.
Cominciai a raccontarla a decantarla con gli amici e con coloro che normalmente mi chiedono lumi sulla "mia prossima impresa".
Serve parlarne , rafforza la tua convinzione, aumenta quella tensione di vivere la sfida , ti proiettà già dentro all’evento .
Nella mia testa era la NoveColli Extreme

anche se diventò poi NoveColli Challenge nome leggermente diverso ……stessa pasta.
Per mille motivi di tempo , di modo di essere , di filosofia sportiva e di non sapere rinunciare ad altre competizioni , anche se opposte a quella sfida , scelgo la tecnica di allenamento a me preferita …… seguo le sensazioni, le voglie sportive che mi sento dentro cercando di non stancare o danneggiare la mente con compiti e troppe imposizioni.
Mi cavo anche delle soddisfazioni e mi sento di poter affermare che se avessi partecipato ad una maratona, in maggio, probabilmente avrei ritoccato il mio personale.
Ma c'era già il Challenge alle porte e , almeno per una volta …. nisba.
E’ sempre così in fondo .... sembra sempre tanto lontano fino a quando ti accorgi che fra 6 giorni sarai sulla linea di partenza pronto a metterti in gioco, a sfidarti, ad esplorare una volta ancora i tuoi limiti e le tue reazioni alla grande fatica .
5+1 i pazzi , matti ..... così ci chiamavano …… io continuo a dire e credere che i pazzi sono altri.
Oltre al sottoscritto, in ordine sparso, presenti Beppe Scotti, Giacomo Maritati, Gabriele Bortolotti, Alfiero Tassinari e, nuoto escluso, Giancarla Agostini tutti ultra di quelli da togliersi il cappello.
E' #giagiov come dicono i "miei amici "di Asganaway … ore 6.40 e sono tranquillo davanti alla piscina di Cesenatico a bordo della Kia Rio di Autoazzurra che ho reso auto Ufficiale.
Stranamente ho dormito, forse la mancanza di ufficialità agonistica mi ha lasciato più tranquillo o forse il merito è del mio lettoe del mio fantastico cuscino di piume d’oca.
Il clima è fresco tant'è che attendo l'ora con l'auto accesa e climatizzatore a 25° ..... e' come avere un phon che ti getta aria addosso
Un messaggio a Radio Deejay mi permette di comunicare in diretta quanto avrei fatto con Andrea e Michele giocandomi con un "il 70.3 me lo mangio a colazione" le ormai flebili speranze di parlare del mio divagare sportivo con Linus.
Velocemente passano quei 20 /30 minuti e siamo già a bordo vasca pronti per partire. Oliver, mio grande amico, è arrivato per fare un paio di foto/video e portarmi il suo in bocca al lupo , Roberto Osso Fabbri e il suo amico col baffetto da sparviero e nome particolare ,che non ricordo , sono pronti con un ingegnoso tabellone contavasche appositamente costruito per l’occasione.
Due foto di rito , allegria dentro e entriamo in acqua occupando tre corsie della piscina aperta, al momento, solo per noi.
Corsia A io e Giovanni, B Gabriele e Beppe, C Alfiero
A bordo Vasca cassetta Enervit denominata per l’occasione Cicciopazzo (cit. Asganaway).
Cosa vuol dire sciropparsi 20 km di nuoto avvolti nella tanto amata muta?
Vuol dire soffrire , arrivare ad una temperatura corporea talmente alta che non è praticamente possibile recuperare l’idratazione che , aiutato dalla posizione distesa dei piedi che il nuoto richiede, si tramuta in crampi, crampi e ancora crampi sommati naturalmente alla fatica fisica , all’irrigidimento del collo ecc. ecc.
Le 800 vasche in fondo non sono un problema , si forse sarebbe meglio nuotare in un triangolo da 300/500 metri in modo da poter avere un ritmo senza interruzioni …….. tutto non si può avere.
Gradualmente il problema arriva …. mi aspettavo e speravo un po’ dopo ma ai 5.000 m si presentano i primi crampi.
Intervenire ad un crampo al polpaccio non è cosa complessa , basta afferrare la punta del piede e tiare verso l’alto . Lo faccio fermandomi in posizione verticale peccato che istantaneamente parte un crampo nel retro della gamba …li dove si dà il morso del cavallo .
Un flash mi riporta al lybian challenge al Cp dei 60 km al quale arrivai all’imbrunire quasi completamente disidratato . Una volta seduto non potevo far nessun movimento che i crampi partivano come fossero dei bimbi che si rincorrono.
Giacomo si ferma e mi chiede se ho bisogno (lo farà ogni volta che mi vedrà alle prese con i simpaticissimi crampetti) .
- Tutto ok Giacomo.
Rilasso respirando profondamente la muscolatura accompagnando ogni istante con un aahh aahh !!! leggermente soffocato e predispongo la mente a quello che sarà il percorso di “guerra” da percorrere per raggiungere il 20° km .
Le prime soste programmate sono più lunghe in modo da togliermi una grossa fetta fino a quando sono “fresco” , 3.000 e 6.000 m. dopo di che , volente o nolente le accorcerò man mano fino ad arrivare a soste per bere/mangiare ogni 500 mt.
L’acqua a 29° circa non gioca certo a nostro favore , d’altronde non potevamo pretendere che il pubblico pagante, nel frattempo arrivato ad occupare le altre corsie, nuotasse a 22/23°.
Nuotare senza muta avrebbe voluto dire si stare più freschi ma stancare molto più le gambe e il fisico visto che i tempi in acqua si sarebbero allungati .
Meglio bere molto e soffrire anche :-)
A fine prova, oltre all’acqua della piscina che ho cominciato a bere di tanto in tanto per combattere la gola che si seccava ( a mio ragionamento non poteva farmi male … con tutto il disinfettante che ci mettono ) ho consumato 4 litri Enervit G Sport , 1,5 di R2 Enervit (più un altro litrozzo nel post) , qualche dose di potassio magnesio, coca cola a altre bevande non ben definite dimostratisi , fra l’altro, non sufficienti a reintegrare quanto si perdeva .
Ritmo mai forzato , sapevo che lo sforzo era molto lungo ma forse , dico forse perché non ho uno storico che possa confermare ciò, forse un pochino troppo allegro all’inizio , tanta pazienza e la consapevolezza che prima o poi le lancette dell’orologio avrebbero raggiunto il momento in cui la mano avrebbe toccato per la 800esima volta il bordo vasca.
Nel frattempo avevo trovato il modo per combattere i crampi al polpaccio senza dover piegare le gambe.
Era sufficiente girarsi sul dorso , alzare le gambe coi piedi fuori dall’acqua inclinandoli verso le tibie, questo mentre continuavo a muovermi facendo delle piccole remate subacquee con le mani ( mai perdere troppo tempo , il crono va avanti). Per quel che invece riguardava i crampi all’arcata plantare e alle dita dei piedi l’unica soluzione era soffrire , respirari profondi con corpo e mente cercando di lasciare più sciolte possibile le gambe .
La sensazione delle dita tese che si arrotolano una con l’altra ….. strana , fastidiosa , proprio ignorante.
Naturalmente la spinta decisa sul bordo vasca ad ogni “virata” era bandita ….. i movimenti bruschi sono poco graditi .
Il ritmo era calato …leggermente ….. il morale era sempre ottimo e un sorriso o una battuta ci scappava sempre ogni qual volta si faceva la pausa a bordo vasca . Il servizio conta vasche era perfetto mentre I miei compagni di avventura continuavano nella loro prova con Gabriele che primeggiava con un ritmo costante da far invidia, Giacomo che aveva perso tempo per due visite inattese alla sala WC dell’impianto natatorio, Alfiero in lotta all’ultimo sangue con l’acqua mentre Beppe , come da suoi programmi, si era fermato intorno ai 4/5000 non essendo particolarmente avezzo al nuoto .
La mente divagava facendo toccata e fuga in giro, osservando i nuotatori nelle corsie laterali, girovagando nella vita personale, all’interno della sfida …… dappertutto e soprattutto velocemente in quanto dopo poco c’era il conteggio della vasca da ottemperare perché avere sempre la situazione sottocontrollo ( 2 vasche in più 2 vasche in meno) mi dava tranquillità e mi permetteva di rispettare le soste programmate.
Bracciata dopo bracciata , vasca dopo vasca , crampo dopo crampo (ormai divenuti una cosa sfibrante mentalmente e fisicamente) la distanza dalla linea immaginaria di finisher diminuiva .
Quando Gabriele finisce …. A me mancano ancora una 40ina di vasche , mi sembra… un kilometrino , sento gli applausi vedo il complimentarsi dei ragazzi . Un dito alla Fonzie e tiro dritto verso il mio traguardo che ormai riesco a intravvedere anche con gli occhi.
Respiro già soddisfazione per quello che avrei portato a termine di lì a poco , in fondo non ero particolarmente allenato per lo meno non come lo scorso anno in cui avevo potuto sfruttare la stagione estiva per nuotare a tutte le ore ….. piscina ,lago e mare.
“D’altronde Andrea se hai fatto 24 ore di corsa qualche mese fa , 14 ore e mezzo di bicicletta vuoi non portare a casa uno sforzo da 7 ore e qualcosa ?”
I miei ribaltamenti sul dorso con i piedi fuori dall’acqua era sempre più frequenti ma il sistema di ripresa di controllo della situazione era efficace .
Anche negli ultimi 100 metri fui costretto ad un ribaltamento ……. proprio fino in fondo porca …...
L’ultima pseudo virata la faccio con leggera spinta di gambe e come da tradizione un piccolo cambio di ritmo che mi porta a toccare da finisher il bordo vasca.
800 vasche , 7 ore 17’ ….. alzo le mani in segno di vittoria (personale) con la netta sensazione di avere un bel sorriso dipinto in viso.
Un pelo di relax in piedi a bordo vasca prima della tragedia annunciata ( a me stesso) … l’uscita dalla vasca .
Fisicamente ero provato e soprattutto cotto come un pollo tenuto a bagno maria, temevo …. sapevo benissimo che una volta uscito qualsiasi movimento della parte inferiore sarebbe stato una tragedia …. che sarei stato attaccato da ogni lato.
Piedi nella scaletta , saluto i ragazzi che si complimentano dalla zona tribune e mi siedo sul pavimento accusando i primi dolorosi crampi.
Copro i 15 mt circa che mi staccano dalla mia borsa e dalle sedie strisciandomi senza piegare le gambe poi faccio il punto della situazione che non è perfettamente in linea con lo stare bene bene.
Opto per rimanere disteso per terra con la muta per cercare di recuperare un po’ …. qualcosa , non so cosa, probabilmente il fiato che si era un po’ accentuato col giramento di testa.
Mi faccio dare la mia borraccia di R2

e rimango bello disteso per qualche lungo minuto prima di fare qualche prova di deambulazione e di svestimento dalla muta ( da seduto)
Ahi Ahi Ahi era la parola che mi veniva meglio ….. dall’ pisello in giù era una contrazione a catena.
- Ci può stare, mi dico.
Sono sul bianco forte e un attimo affaticato .
Nel frattempo il titolo di finisher arriva anche per Giacomo che esce sorridente.
Riprenderò il controllo della situazione solo dopo una decina di minuti di distensione sul pavimento con le gambe in alto su una panchina.
Recuperata una decente condizione mi offro una miracolosa doccia mentre il mitico Alfiero continua imperterrito nella sua nuotata non ritenendo più perseguibili le sue dichiarazioni di metà frazione :
- Fra un po’ mi fermo !!!
Chiuderà la prova in 9 ore e oltre andando a recuperare le energie che solo la mente sa dove le hai nascoste.
Direzione casa con il compito di incamerare energie attraverso un pranzo consistente e ricaricare le pile grazie ad un sano e tranquillo riposo. Il primo tassello è inserito.
La sveglia fa sentire la sua voce alle 5.30 …. tengo il gioco corto e alle 5.45 mi alzo dal letto .
Il gioco consiste nel puntare la sveglia anche mezz’ora prima calcolando che essa, spegnendola col tasto grande suonerà un'altra volta dopo 6 minuti . Tempo fa era una cosa che non sopportavo mentre ora …. Quei sei minuti ripetuti tante volte mi piacciono un casino perché mi riaddormento, ri-sogno e mi risveglio sapendo che ho ancora un , due ,tre …. “giri” da fare …. Credo che sia un modo come un altro di poter sentir il tempo passare .
Svegliarsi all’ultimo minuto e partire subito ……. sarebbe già passato , in un certo senso , non averlo ne vissuto ne sentito . E’ uno dei miei più grossi dispiaceri, il tempo che scivola via senza accorgermene … a tal punto che a volte ho la necessità di “rompermi le cosidette” per sentirlo passare lentamente , ma questo è un altro discorso .....
In situazioni come queste , dove di norma non posso rischiare di addormentarmi, punto come ultima spiaggia la sveglia del cellulare che viene riconosciuta come tale dalla mia mente e impone al mio corpo l’abbandono del letto.
Colazione abbondantella a base di marmellata, fette biscottate yogurt caffè di casa + caffè del bar e via verso Cesenatico dove arrivo in perfetto orario . Ore 6.45.
Incontro Alfiero, Giancarla Agostini con tutto il suo armamentario e senza sganci rapidi per motivi di comodità scarpe coi quali prendiamo u altro caffè al bar centrale o più o meno ( non sono sicuro del nome).
Alle 7.00 siamo tutti davanti al municipio da dove, dopo aver indossato i pettorali con cornice rossa (Mario Castagnoli aveva chiesto di diversificarli dagli altri) ritirati da Roberto Osso Fabbri ci mettiamo in moto verso Cesenatico .
Gruppo unito fino a Cesena ….. Diegaro dove , dopo un tentativo di Gabriele di prendere un caffè al circolo chiuso si parte per le salite con il dictat …. si era detto …..” ognuno fa le salite al proprio passo e ci si aspetta su” .
Aggrediamo la salita che porta a Polenta .
Giacomo e Alfiero , io e Beppe mentre Gabriele e Giancarla tentano una fuga da dietro prendendo la direzione Bertinoro (saranno recuperati dall’Audi di sostegno ).
Ci si ritrova per un attimo alla fontana di Meldola dove tutti ci fermiamo per riempire di acqua fresca le borracce, il clima è giusto , non caldo . Io pedalo ancora coi manicotti, un paio di chiacchere veloci e ci si ridivide …Giacomo e Alfiero partono mentre noi riempiamo ed attendiamo Gabriele che arriva ancora in leggero stato confusionale per l’errore di percorso.
Direzione Pieve di Rivoschio, i gruppi si riassettano come in precedenza con la differenza che Gabriele rimane solo.
Giancarla prosegue del suo ritmo, la rincontrerò l’indomani per la frazione a piedi.
Andiamo avanti col nostro ritmo senza cadere nella tentazione di raggiungere i fuggitivi , si sta bene e si assapora il piacere di pedalare in compagnia..
Pieve di Rivoschio ci accompagna con i suoi splendidi paesaggi e la sua tranquillità estrema mentre Ciola ci ofusca un po’ di più gli occhi . Fatica o non fatica continuo amabilmente a chiacchierare con Beppe affrontando argomenti che vanno dalla A alla Z passando naturalmente per la F .
Sfangata la salita ci gettiamo a capofitto verso Mercato Saraceno (paesino ai piedi del Barbotto) dove arrivo in solitaria non perché vado più forte in discesa e nemmeno perché Beppe sia caduto o abbia avuto un problema tecnico ma perché passando su un dosso il mio smanicato antivento ha preso il via e Beppe, molto gentilmente, ha provveduto alle operazioni di recupero.
Entrambi d’accordo su “ è più impegnativo Ciola rispetto al tanto decantato Barbotto” attacchiamo la salita con pochi minuti di ritardo sui due battistrada (Roberto e Sparvi ci tenevano informati) .
Per correttezza avverto che il bar sulla somma riceverà la mia visita per mangiare qualcosa di consistente + la somministrazione della magica busta R2.
L’assistenza ufficiale è a dir poco fantastica, dotata di tutto ciò che poteva servire e tutto ciò che un essere umano avrebbe potuto mangiare , ci accoglieva con un tifo di quelli riservati alle grandi manifestazioni sportive .
Raggiunta la vetta tra gli applausi entro direttamente al bar Barbotto mentre Beppe entra direttamente nel baule.
R2, Panino cotto e formaggio, coca cola e caffè …… mi trattengo , non mangio il gelato ….. e sono pronto per la ripartenza.
Nel frattempo è arriva anche Gabriele che sgombra mezzo baule della vettura ufficiale…… ce la prendiamo calma e col sorriso.
Purtroppo da qualche km più avanti arriva , telefonicamente, una notizia che ci lascia tutti molto amareggiati .
Nella discesa che porta a Ponte Uso la base in carbonio del canotto di Alfiero cede scaraventandolo sull’asfalto esterno in una curva decisa. La botta è grossa e la fortuna vuole che Alfiero avesse il casco , avevamo detto casco obbligatorio nel prendere gli accordi pre manifestazione.
Casco spaccato, testa salva e clavicola rotta scomposta più costole incrinate questo sarà il responso dell’ospedale .
Peccato , peccato , è stato veramente triste vedere lo sguardo di Alfiero così abbacchiato (nonostante mostrasse il sorriso ed uno spirito degno di un grande campione) una volta appresa la sentenza del destino .
Ripartiamo solo dopo l’arrivo dell’ambulanza e la presa in consegna di Alfiero affrontando quel che restava tutti insieme .
Faremo un piccolo errore di percorso (un paio di km) , soste per attenderci e cibarci dopo ogni salita e una capatina al bar di Novafeltria per una birra e qualche piccolo panino . Il tutto sempre condito da parole e risate tra amici con un ritmo di pedalata non male ….. certo non dovevamo ammazzarci ma in qualunque modo si faccia la Novecolli è sempre la Novecolli e le salite un minimo di segno sulle gambe lo lasciano sempre .
Prima di arrivare al Gorolo provo anche” l’emozione” di vedere un dritto colossale da parte di Giacomo che inforca un vialetto sterrato a metà di una curva in discesa . Se la cava indenne proprio grazie a questa via di fuga . Lo sento urlicchiare e lo vedo a cavallo della bici inbizzarrita in cima all’argine del fosso intento a frenare e cercare di fermarsi .
Era l’ottava discesa …… non ci rimaneva che il Gorolo con i suoi 4 km e oltre e il suo finale al 17%.
Circa 10 km dopo ci arriviamo e devo dire che lo affronto con un energia inattesa staccando un po’ i ragazzi .
L’Audi attende per l’ultimo ristoro e per un minimo di vestizione visto che il tempo sembra versare un po’ al peggio .
Facciamo gli ultimi 30 circa ad un buon ritmo ed arriviamo a tagliare il traguardo a braccia alzate , alle 18.02 minuti e cioè 11 ore e 2 minuti dopo alla partenza .
Saluto e stretta di mano coi ragazzi e direzione Cervia non prima di una sosta allo stand Enervit per un saluto con Claudio ed un paio di foto.

Vista l’ora sosto direttamente dal buon Guido (Paja Villa Inferno) dove riempio lo stomaco con una pizza + un piatto di pasta prima di fuggire a casa regalarmi una doccia e il meritato riposo.
Due su tre … mentalmente un passo avanti ma ben conscio delle difficoltà che inizieranno l’indomani .
Dormo tranquillo.
Non ho particolari dolori e nemmeno segni di stanchezza muscolare/articolare da farmi preoccupare.
Per l’indomani gli accordi assistenza (Paola non poteva essere presente per impegni di lavoro e Terry idem) erano stati presi confermati e programmati rendendomi tranquillo (l’aspetto assistenza mi aveva tenuto abbastanza in tensione nel pre gara)
Sveglia ufficiale ore 8.00 col permesso già accordato con Elvezio di poter rimanere nel letto fino alle 8.30 facendo il gioco dei 6 minuti con il buzzer della sveglia .
Colazione a casa e con calma …… il massimo direi.
Fette biscottate con marmellata (5 o 6) yogurt e una moka da due di caffè zuccherato, passeggio con i bimbi inglesi fino al bar, dove berrò un caffè espresso, una veloce ricontrollata al materiale (una volta rientrato con i bimbi rantolanti) e via al supermarket per acquisto acqua , biscotti e varie ed eventuali che servono soprattutto a far stare tranquilla la mente .
Benzina ufficiale anche di quell’ultima ed impegnativissima parte era Enervit ……. Pre gara , qualche gel , qualche barretta e soprattutto molto R2 che , una volta arrivata l’assistenza avrei bevuto ogni tre orette nella misura di una busta sciolta in una borraccia con almeno 350 ml di acqua (ormai ho imparato ).
Tutto pronto , giusto il tempo di un altro caffè a Milano Marittima prima di dirigermi verso Cesenatico , partenza prevista ore 12.00, dove arrivo intorno alle 10.15 .
Presto e in perfetto orario , anche se alla fine , mi accorgerò grazie ad un paio di dimenticanze di dover fare alcune cose di corsa per essere in linea coi tempi.
Sistemo subito il discorso chiavi dell’auto accordandomi con un bar per il deposito fino all’arrivo di Alessandra.


Per sicurezza lo fotografo e le invio un mms .
Ingerisco un rinforzino , toast con prosciutto e formaggio un altro caffettino e mi reco nella zona porto dove si terrà il brieffing.
C’è il movimento delle grandi occasioni , volti noti e non , accompagnatori , curiosi , la tv ufficiale della scarpaza (Teleromagna) con Danny Frisoni e la troupe ai quali rilascio due parole sulla NoveColli Challenge.
Un salto al Brieffing , già iniziato e praticamente finito , con Mario Castagnoli che ci chiama presentando a tutti quello che stavamo facendo:
- Questi 5 matti che hanno il pettorale diverso ……….
E’ uno scroscio di applausi che fa un gran piacere ricevere e che ti fa sentire ,dentro, sicuramente qualcuno in quel determinato momento.
Non mi sono mai considerato e non mi considero tutt’ora tale , se non una persona che ha deciso di vivere e sentirsi addosso particolari emozioni sfidando se stesso in competizioni un po’ fuori dalla norma. Niente di più .
Ad ogni modo quegli applausi , quel po’ di notorietà che si vive nell’ambiente mi fanno piacere e mi fa molto piacere che il grosso di questi sia andato ad Alfiero , presente al briefing con la sua clavicola rotta scomposta e con il sorriso stampato nonostante il dispiacere di non poter partecipare .
- Peccato , dice , ma così è andata e diversamente non si può fare.

Il tempo di due saluti , due battute , il sempre piacevole incontro con la coppia Andrea Accorsi e Monica Branchetti (freschi freschi dalla sei giorni di balaton …. Come sempre ai vertici mondiali) prima di un salto in auto per indossare la divisa ufficiale ed afferrare le ultime cose .
Il primo tentativo di portare le chiavi al bar va a buca grazie ad un intuizione che mi ha atto ricordare di aver dimenticato qualcosa di importante in auto .
Il secondo tentativo riesce perfettamente.
Sono pronto .
Tenuta ufficiale di partenza :
- body Surfing Shop
- berretto
- Scott T2 comp ai piedi, non un paio qualsiasi quelle che mi hanno accompagnato dappertutto nel 2011/2012 facendo oltre 1300 km con me (decaironman compreso) . Si meritavano una chiusura importante prima di essere appoggiate o appese da qualche parte ( non si può gettare la storia)
- Due ciappi ( li chiamo così …. Gel e barrette) Enervit nelle tasche
- Numero 99 bordato rosso indossato con l’elastico da Triathlon più una qual certa fierezza


Stavo bene anche se , a dire il vero, non avevo voglia di provare a correre , temevo la stanchezza la difficoltà nel muovere le gambe e , talora fosse stato, non volevo scoprirla prima della partenza.
Due passi, solo due passi …. tanto quelli sono sempre un po’ contratti per via dei piccoli dolorini che mi porto dietro e che si nascondono solo quando il muscolo si è riscaldato e il movimento sciolto
Faccio così …… approfitto del cambio sponda del canale per farlo di corsetta . Arrivo proprio mentre Mario Castagnoli chiama il mio nome al briefing .
- Pelo c’è ! dico alzando la mano
Inganno il tempo restante, facendo un paio di foto coi ragazzi del Challenge, mi isolo un attimo anche da me stesso , rimango lì seduto sul gradino di cemento , non so con chi sono in quel momento ma farfuglio qualcosa tra me e me …. Forse è Elvezio che preme con le sue solite sciocchezze … forse , forse è qualcuno di più importante di più in alto a cui si rivolge il mio pensiero .
Stop , rientro in me o riesco da me …… difficile dirlo con sicurezza e mi porto nei ranghi rimanendo indietro , niente prima fila niente sorriso per la foto di partenza. Sto nascosto.
Ascolto con sufficienza la benedizione , non per mancanza di rispetto ma perché in fondo sono le stesse parole … preferisco un contatto diretto ed interno , il segno della croce finale è il segno che di lì a qualche secondo la pistola buona canterà la sua secca melodia .
Blam !!! la mandria, la ultra-mandria, si muove nello stradone ben riscaldato dal sole in direzione Cesena .
Primi 21 km, fino a Diegaro a velocità controllata .
Osservo la mandria da dietro e mi metto in moto …… la mia prima netta sensazione è la mancanza di fiato o meglio …il fiato corto , l’escursione respiratoria del mio addome , dei miei polmoni è molto corta …. manca lo spazio e sono costretto a praticarla velocemente .
Boh ?!?!?! forse dovrò rompere il fiato o forse ….
Mi fermo per stringere una scarpa …. riparto , qualcuno fa la battuta …. “dai Pelo , sei già fermo dopo 500 mt? Non è un gran segno …..”
Effettivamente l’altro non era un gran segno , era una stanchezza interna secondo me tirata dietro dal nuoto .
Normalmente nei primi 21 km si tende a chiacchierare molto , probabilmente il fatto di dover rimanere tutti in gruppo fa si che si passino bighellonando localmente tra di noi.
Rimango abbastanza in disparte e molto silenzioso , un po’ staccato dai compagni dei giorni scorsi e mischiato a gente che non conosco così me ne sto zitto e concentrato sul mio problemino respiratorio.
Il passo è molto tranquillo più di quello che mi permetterebbe di arrivare a Diegaro mangiare e partire in orario quindi arrivo in ritardo alla seconda partenza ……. come al solito.
Intorno al Cesenate raggiungo o vengo raggiunto da Giuseppe dal Priore con cui scambio due dialogo come se fossi tirchio di parole , ancora mi sento assente e quella condizione necessita della mia massima concentrazione .
Giuseppe dal Priore è , e lo è veramente, un cavallo entrato a far parte del Surfing Shop Running da quest’anno proveniente dal ….niente nel senso che , si faceva calcio, ma di corse running praticamente non ne aveva mai fatte.
Brucia le tappe ottenendo degli ottimi risultati sulle distanza brevi e anche su mezza e maratona (2 48 a Roma) poi spinto da quella cosa immensa che si chiama emozione in gran segreto si iscrive alla NoveColli running con una prova 7 giorni prima di 60 km sulle gambe e niente più.
Va beh , io parlo poco , mi dico dentro che sarà un apocalisse se le cose non cambiano e a chi mi vede o a chi mi sente (Oliver al telefono) non trasmetto una buona sensazione .
Pazienza , quella c’è al momento e con quella bisogna convivere ….
- Ci sarà tempo , mi dico
Finalmente Diegaro , il circolo Arci col suo ristoro ….. ore 14,05 ,in ritardo di 5 minuti e ancora devo mangiare .
- Ci sarà tempo, ripeto
Un piato di pasta, due fette di pane , bevo e con una bottiglietta in mano mi predispongo all’attacco della prima salita che ci attende con la sua proverbiale calma ad appena 500 metri dopo la partenza .
Tutto come al solito, come ogni anno in cui ho partecipato, poche anime sparse sul percorso , già c’è la selezione , quella della partenza , il grosso è ancora al ristoro .
La scena ti dipinge sulla strada grigia con un bel sole che ti preme sul corpo, più avanti qualche anima cammina o corre , ad ognuno la sua tattica, io corro al momento .
Ritmo molto tranquillo , la testa comincia già a girare competitivamente , quello è davanti e lo sto raggiungendo …. Cavoli questo mi arriva da dietro con un passo il doppio del mio …. Lui pensavo che rimanesse dietro ed invece guarda come va …… tutti giochi mentali , so benissimo che non devo farmi prendere da queste cose , ormai ho assimilato ma non posso bloccare l’assetto agonistico mentale ….. l’importante è bloccare il corpo .
Osservo , osservo ed osservo non mi stanco mai di farlo , il modo di correre , l’ abbigliamento dei runners , le auto degli assistenti …… le assegno ai corridori (verranno utili per capire le distanze di essi) .
Ascolto …. Ascolto tutto senza lasciar sfuggire niente alle mie orecchie e valuto quello che sento catalogandolo in varie categorie .
In fondo il primo compito che ho è far passare il tempo più velocemente possibile in attesa del domani che prima o poi arriva …… lo so . E’ una certezza e io ci dovrò essere .
E’ prima della salita di Polenta che raggiungo un runner molto magro e asciutto dall’andatura claudicante, zoppeggiante, il mio pensiero si sofferma nel raggiungerlo sulla fatica che farà a concludere la competizione con quell’andatura storta, probabilmente resa storta da qualche usura fisica ….. che fatica Andrea, che fatica , altro che fiato corto .
Lo affianco , ha qualche anno in più di me , non lo conosco ma lo stimo già per la volontà di ferro che deve avere alla sua età e con quella difficoltà di correre …. solo iscriversi e tentare la Novecolli Running.
Lo saluto , ha un viso stanco , sciupato , ma ha un nel sorriso e uno sguardo forte .
Ricambia il saluto , parliamo , ci presentiamo …. Antonio …. prende lui l’iniziativa e chiede se sono uno di quei matti che ha fatto il Challenge complimentandosi in seguito per , come dice lui , la mia forza e la mia bravura .
Al solito minimizzo, rido dicendo che in fondo la cosa si fa e che il problema sarebbe sicuramente stato concludere la frazione running dentro ai cancelli.
Antonio si dice contento di riuscire a chiudere la gara , di portarla a termine sulle sue gambe.
Chiedo se è la prima volta che sfida la NoveColli Running .
Non lo era, mi racconta di esser stato presente nelle prime edizioni , di aver portato a casa un 2° posto in meno di 19/20 ore ….. poi di aver portato a casa un terzo posto l’anno successivo .
Racconta con semplicità e io rimango incantato mentre passo dopo passo qualche km scivola sotto le nostre scarpe …….
- Adesso mi accontento di fare quello che posso , i traguardi sono altri , la vecchiaia, la salute …. Non si può rimanere campioni per tutta la vita ….. per fortuna , dice , se no sarebbe un impegno troppo grosso mantenere certi ritmi fino alla vecchiaia.
Quando la strada strappa ci salutiamo col sorriso e con un “in bocca al lupo” reciproco .
Che bella persona, è già un angolo di emozione che mi porterò dentro in questa avventura comunque essa finisca .
Lui è Antonio M. , conoscerò solo alla fine la sua storia grazie a Mario Castagnoli che la racconterà a me come agli altri ultramaratoneti/accompagnatori al momento di premiarlo .
Antonio grandissimo ultramaratoneta , medico nella vita, combatte da anni con un tumore che lo sta costringendo a cure di chemioterapia molto pesanti che lo debilitano fisicamente i maniera estrema.
Ciò nonostante continua la sfida con la vita concedendosi , in maniera più moderata , delle gare estremamente impegnative. La corsa è sempre stata parte della sua vita e correre vuol dire continuare a vivere .
Lottare per sentire le emozioni dentro , per sentire il tempo che scorre , per sentirsi vivo nonostante le difficoltà nel movimento ….. è la forza fatta a persona e ha sempre il sorriso.
Accompagnato dalla moglie (presumo) lentamente va a ritirare il premio mentre Mario consegnandogli,i il diploma, racconta la sua storia.
Gli applausi sono tantissimi e lo accompagnano fino al tavolo.
Probabilmente sarà questo il quadretto più intenso e profondo di questo lungo week end sportivo ….. ci sono umani e UMANI ,
persone la gettano dalla finestra
persone disposte a soffrire all’inverosimile pur di sentirsi la vita addosso
I passi continuano a susseguirsi , il mio fiato rimane sempre corto , qualcuno passa a trovarmi a salutarmi , Alfio e Federica a bordo del loro Scooterone mi accompagnano , complimentandosi e fotografandomi fino a Polenta , mentre mi ritrovo con Giuseppe .
Viaggia in compagnia di Marco “Messner” che è senza assistenti ma è dotato di un piccolo zaino nel quale ha tutto l’occorrente per scalare un 8.000 e di un buontempone toscano assistito da un avvenente ragazza a bordo di una Mini D .
La discesa ci porta alla chiesa di Polenta dove c’è il ristoro.
Usufruisco soprattutto dei liquidi , poca roba solida , non voglio gonfiarmi, e riprendo mentre dietro vedo Giacomo che esce dal bar con una birra
- Vuoi ? mi dice
Che bel personaggio Giacomo , sempre sorridente e disponibile , sempre pronto ad aiutare ….. anche in piscina si fermava ogni volta che era in preda ai crampi….. mi raggiunge e facciamo un po’ di strada insieme umorizzando, fra l’altro, su un “amico” comune mentre percorriamo il lungo stradone che porta a Meldola.
Come in tutte le gare lunghe le compagnie cambiano continuamente , ci si lascia , ci si riprende , si scambiano le posizioni … un contino variare dettato dalla strategia personale e dalle caratteristiche di ognuno di noi nel percorrere la salita piuttosto che la discesa ecc. ecc.
Io osservo sempre cercando di non perdere per strada nessun particolare e nessuna situazione che possa piacermi o farmi sorridere .
C’è un atleta in canotta gialla … che parla parla e parla … chiede quanti km mancano a Ciola …..
- A proposito ma la prossima vetta è Ciola?
- No Pieve di Rivoschio
- Cavoli …. gli ho detto di aspettarmi a Ciola che arrivavo
Poi parte in avanti .
E’ già da un po’ che lo osservo …. fa tratti brevi a velocità folli (per una gara così lunga) per poi piantarsi e camminare sbuffando.
Uno dei modi migliori per esplodere velocemente a mio avviso ……..
Passo dopo passo arriva l’attacco della salita di Pieve di Rivoschio …. lunga ma splendida per il paesaggio che sa offrire specialmente nel tratto in cui la strada attraversa il monte …. da sola nel mezzo .
E’come camminare sulla cresta di un onda , a dx e a sx prato che scende mentre le sommità delle altre colline rimangono distanti .
All’orizzonte colline calancose …… respiro , respirano gli occhi …
Ho già passato l’allevamento di maiali più bello che ci sia …….. una distesa di terra recintata con maiali , rosa , neri … spaparanzati in ogni angolo, sono belli e beati , certo il loro destino sarà sempre quello ma almeno la dignità di animale è salva .
Mi piace guardarli in quella pace , mentre si ruzzolano nel fango e grugniscono chissà quali parole …. sono buffi e simpatici
Il meteo cambia e le nuvole ci regalano una pioggerella più o meno insistente che colpisce un po’ la mente …… se andasse peggiorando si farebbe veramente dura …..
Avanzo cercando di non inquinarla con preoccupazioni inutili , vedremo cosa succederà al momento. Nel frattempo mi godo quella pioggerella che aiuta ad idratarsi, è fresca e ,praticamente, non ti bagna più del sudore lavandoti nel contempo dallo strato appiccicoso di quest’ultimo.
Le sagome balzellanti continuano ad essere intorno a fare un andirivieni rispetto la mia figura e così , senza accorgermene mi accorgo che non c’è più quella sensazione di fiato corto dentro di me.
Sto bene, respiro , corro e mi permetto anche di “attaccare” (termine grosso) …. fare con passo deciso, meglio, il punto più impegnativo della Pieve .
Passo Giacomo , al momento davanti a me, passo altri personaggi con i quali facevo su è giù e mi dirigo decisamente verso il punto di ristoro alla vetta della seconda salita.
Ci arrivo tra i saluti di personaggi che conosco, c’è Mario che racconta di un edizione della Spartathlon nella quale gli volevano far pagare il ristoro .
Afferro dentro al camion la mia prima sportina riempita con un piccolo rifornimento energetico Enervit …. Faccio benzina insomma un paio di Gel Enervitene , un paio di power sport da portarmi dietro e una busta di R2 che trangugio per un miglior recupero ….. gran prodotto per me !!!
Saluto sorridente i volontari del ristoro “lanciandomi” (altro parolone) in quella discesa dura caratterizzata da tratti pendenti al 18% ……… spacca gambe.
Niente da fare comunque , in discesa freno troppo … o comunque freno e quello che è peggio è che non so se alla fine faccio più o meno fatica fisica oltre alla certezza di andare più piano . Vengo comunque passato più o meno dai miei “nuovi” compagni di gara …… quelli che avevo raggiunto tra la salita ben corsa di Pieve e gli autori di un ristoro più lungo.
Di punto in bianco appare Oliver …. non ricordo di preciso se verso la fine della discesa o nella pianura che porta verso Linaro ma lui appare, in canotta Surfing mi viene incontro.
Per me è una gran gioia. Oliver è un grande amico ed è sempre stato presente nelle mie scorribande alla NoveColli. Ci conosciamo dal 2007 , non è tanto , ma in questo frangente abbiamo stretto veramente un amicizia importante .
Compagno di avventure e organizzazioni varie mi viene incontro sorridendo dicendomi di aver anticipato la sua presenza perché dispiaciuto di non esser riuscito a vedermi al passaggio davanti a casa sua (lavorava ….) .
- Ti faccio compagnia per la salita di Ciola poi torno indietro a prendere l’auto e ti accompagno fino al Barbotto.
E’ sempre un grande Oliver ed anche un grande podista dotato di quello spirito che rende effettivamente grandi taluni atleti.
Saliamo bene , parliamo scherziamo e conosciamo un altro grande del podismo Romagnolo , Tacchi Bruno
- Mi fermo al traguardo di Perticara . dice .
Poi parla insistentemente del cimitero a sx prima di arrivare a Ciola, che indica come punto di riferimento di fine salita ma a noi viene anche da pensare altro ….. le solite menti deviate e burlone .
Ciola è sempre una salita molto impegnativa , mi da fastidio anche in bicicletta , 5 km circa costanti e impegnativi più un paio di strappetti passato il paesino di …Ciola , appunto.
Scherzo e rido con Oliver , parlo di tutto anche molte cose non inerenti alla gara , in fondo la mente può girare dove vuole una volta impartito l’ordine giusto al fisico .
Sto ancora molto bene, che non vuol dire non far fatica e ancora il fisico non ha necessità di una mente forte che lo guidi attimo dopo attimo . Svalichiamo Ciola, riforniamo entrambi e, dopo il tentativo di un controllore di scambiarmi per uno staffettista ripartiamo dividendo le ns. strade .
Anche Ciola è fatta , un osso duro è ormai alle mie spalle e ormai posso dire di aver messo in saccoccia 1/3 dei NoveColli.
Il sole illumina ancora il percorso anche se ha preso la via della discesa .
Cerco di valutare , a mente , la situazione rispetto alla mia ultima partecipazione , quella dove sono andato più forte .
A giudicare dalla luce calante e dalla mia posizione devo essere un pelo in ritardo,
- Ci sta , mi dico, il peggio verrà poi ….
Verso al fine della discesa mi imbatto in Zampetto , Stefano Ricci e la consorte Paola che mi fanno una gran festa accompagnandomi fino alla base della discesa
Si parla e ride ….. metri su metri .
Calano le ombre della sera mentre passiamo il centro di Mercato Saraceno , ritrovo Oliver e affrontiamo il temibile , per i ciclisti (continuo a dire che mi da più fastidio Ciola …. Anche in bici) Barbotto in compagnia di Alessandra mentre Stefano e Paola si fermano con la vettura ufficiale in piazza a Mercato.
Arriva il buio mentre saliamo a passo regolare , le telecamere di Tele Anguilla riprendono alcuni istanti di allegria mentre udiamo il dolce canto degli “usignoli notturni” specie che Alessandra non conosce ma se non siamo pronti a dirgli subito che sono raganelle l’indomani , probabilmente, una leggenda metropolitana sarebbe nata.
E’ bello muoversi nascosti nelle luci della notte , per me ha sempre un grande fascino , il fascio di luce della tua pila che scava nell’aria buia che ti circonda, i giochi di ombre creati dalla luce naturale della luna , i puntini luminosi delle lucciole che sembrano le lucine di natale che si accendono alla rinfusa ….
Il concerto della natura continua con i grilli che sembrano impazziti e gli _usignoli notturni …… emh le raganelle …. di sottofondo .
Un ombra si avvicina davanti a me …… è in crisi si vede da come sale, ciondolante a capo basso con passi ben divisi uno dall’altro .
Lo passo decisamente senza proferir parola, i perché di questo silenzio stanno tutti nel suo modo di porsi avuto nei precedenti incontri in gare ultra. Non c’è altro da segnalare se non il fatto di quel po’ di gusto gustoso che ti senti dentro nel sorpassare chi si pone come più forte .
Paola E Stefano vengono dati per dispersi , le ipotesi sono tre : tornati a casa con la vettura ufficiale, comodamente seduti sul ristorante, Paola sul cofano e Stefano in piedi che ci da dentro …in piazza


Il cartello del 14% si fa vedere prima delle due curve contrapposte e decise che poi lasciano spazio a quegli ultimi e temibili 800/900 metri con pendenza al 18%.
Ma quelli, nella frazione a piedi, sono meno temibili (almeno per me) , si sente già da un po’ la musica , il frastuono provenire dal ristoro organizzato dai miei compaesani della podistica Cervese,sono anche quest’anno attorniato da amici che mi accompagnano o attendono … cosa saranno mai quegli ultimi duri 800 metri .
Arrivo , vengo annunciato applaudito mentre entro nel recinto del “bestiame” che vuol dire un po di relax , un buon ristoro con la pasta , coca cola , e anche un caffè zuccherato.
È uno dei ristori completi , c’è la cucina , le sedie per cambiarsi , i lettini per riposarsi o per farsi fare dei massaggi , una moltitudine di gente che applaude , saluta , chiede …… è uno spettacolo dove tu ti senti fiero di passare nelle vesti di atleta .
Oliver mi procura il mio sacco con i ricambi e si adopera per prendermi la cena .
E’ ora di indossare qualcosa di pulito , asciutto , fresco e un po’ più caldo per affrontare la notte.
Arriva anche cavallo Giuseppe sorridente e solitario .
- Marco (Messner) ha accusato la fatica allora ho corso il Barbotto per raggiungerti .

Un paio di consigli sulla vestizione e sul cosa fare che esegue come un bravo scolaretto e dopo qualche minuto siamo pronti per ripartire.
Qualche atleta finisce lì la sua fatica perché correva per il traguardo degli 84 km , qualcun altro purtroppo si ferma decidendo di non ripartire forse per una tattica di gara sbagliata, difficilmente la NoveColli running perdona questo errore , oppure più semplicemente perché incappati in una giornata storta che è veramente difficile da raddrizzare in un percorso di tale difficoltà.
Beppe ha un viso che non pare affaticato, mi comunica però che finirà lì la sua fatica , avrà un impegno grosso fra un paio di settimane e preferisce non andare oltre.
Diverso è il viso di Gabriele , più stanco e segnato dalla fatica mentre quello di Giacomo non riesco a vederlo , probabilmente tarderà pochi minuti dalla mia partenza .
Sono sereno , tranquillo e sicuro . Non c’è l’ombra di negatività dentro me , il fiato corto non è più neanche un ricordo e i pensieri di non riuscire a stare dentro ai cancelli non ci sono più anche se ancora tutto può succedere , in fondo siamo solo all’84 km .
- a Cesenatico c’è la gloria , andiamo a prenderla .
Giuseppe sorride uscendo con me dal ristoro barbottiano.
C’è la notte davanti , col suo fascino , con i suoi misteriosi giochi di ombre. Corriamo sulla strada ma è come correre in mezzo alla natura tanti sono i canti degli animali notturni .
Il tratto che arriva a Ponte Uso non è dei più bellissimi, è caratterizzato da saliscendi ma è abbastanza lungo.
Corriamo tranquilli mentre i primi ciclisti della randonneur cominciano a passare e a salutare, tutto ciò che distrae la mente diventa molto importante perché ti porta lontano dal lento passare dei secondi , dei minuti .
Il sibilio silenzioso delle biciclette pulite e oliate a regola d’arte , le multi luci che caratterizzano i ciclisti notturni ….. belli , mi piace osservarli vederli passare velocemente e cercare di captare qualche discorso .
Ci raggiunge Gabriele o lo raggiungiamo noi …. non ricordo, non sta molto bene di intestino lo capiamo dal fatto che ci chiede dei fazzoletti di carta e non per soffiarsi il naso .
Gabriele, lo saprò successivamente , passerà Ponte Uso ma non arriverà/o si fermerà a Perticara , peccato .
Alessandra corre con noi trasudando il piacere di farlo, la passione, respirando l’emozione (molto importante per l’atleta che corre sapere che chi segue lo fa con passione e motivazione) , le vetture assistenziali fanno il loro tram tram fermandosi ogni tanto mantenendosi sempre pronte a fornirci qualcosa .
Si fatica …..si ma si chiacchera tranquillamente e si ride , un po’ come degli amici al bar .
Posso permettermi ancora di tenere le cose su due binari ben distinti , il fisico al quale è stato impartito l’ordine di correre esegue diligentemente sfruttando il suo binario mentre la mente può svagarsi sicura che ancora non dovrà impegnarsi più di tanto per spronare l’altra parte.
Assicuro comunque che non è così facile e tranquilla come può sembrare a leggere queste righe , la fatica c’è e si sente costantemente ma è in fondo quello che cerco ..cerchiamo ….. se fosse facile che traguardo sarebbe ?
La gamba gira tranquilla e la nostra posizione fisica lascia intravvedere ancora una corsa ben diritta e leggera.
Giuseppe corre bene (nel senso di facilità …. Poi è tutto storto come al solito ) anche se è un po’ teso ed impaurito di non essere dentro ai cancelli orari , più volte me lo chiede, più volte lo tranquillizzo come più volte mi chiede ogni quanto bevo la borraccia di R2 …lui ne berrebbe a ritmo continuo a sentirlo parlare .
A Ponte Uso riappare Oliver che ci accompagnerà per quasi l’intero anello stradale che con i suoi 4 monti ci riporterà proprio su quel Ponte,
Siamo intorno all’entrata nel famoso domani …… visto che arriva? ….. do’ la buonanotte a Paola che per motivi di lavoro non è riuscita a seguirmi in quest’avventura. Sempre in collegamento con Zampetto , che mi porta i suoi saluti e sempre presente in quello che sembra un silenzio ma che in realtà è una presenza costante importante nelle mie sfide e nella mia vita.
Da Monte Tiffi , il quinto, cominciamo ad affrontare le salite al passo, non ne vale più la pena farle di corsa, certo sarebbe qualche minuto recuperato ma sarebbe anche un notevole dispendio di energie che avremmo pagato nelle discese e pianure dove invece riuscire a correre sarebbe stato molto importante ai fini del risultato cronometrico.
La scissione tra mente e corpo si mantiene attiva anche se pian piano la fatica comincia a farsi sentire sul meccanismo corpo .
Ripartire dai ristori , dalle pause, diventa sempre più difficile è un po’ come un meccanismo che man mano si secca con l’uso …. farlo ripartire diventa sempre più duro perché aumenta l’attrito dei componenti che però una volta messi in moto fanno il loro mestiere.
Affrontiamo la salita , la sesta , che ci porta a Perticara dove c’è l’ultimo ristoro importante , con pasta, massaggi , possibilità di riposo coperto .
La Kia ufficiale è sempre presente al nostro fianco e svolge una mansione molto importante senza pecche . Nella strada per Perticara viene condotta da Alessandra mentre Stefano corre con Noi e Paola supporta Morfeo nei sedili posteriori.
Siamo un bel gruppetto …io, Giuseppe , Oliver, Stefano e Gianni (l’allenatore di Giuseppe) …. La notte col suo clima fresco , non freddo , ci accompagna quasi timidamente senza disturbare mentre la natura continua a cantare accompagnando ogni nostro singolo passo . Il panorama è splendido , è come essere sperduti e si respira la magica sensazione dell’assenza di confini , di libertà assoluta.
Niente di negativo passa per la mente, domani prima o poi arriva , questo non me o dimentico mai. Andiamo avanti e arriviamo a Perticara … non so se intorno alle 2 o alle 3 comunque a mattina presta .
Sosta più lunga del solito per nutrirci con un buon piatto di pasta … mi sembra in brodo bella e calda, un po di pane salame frutta …. vario insomma senza esagerare mentre i ristoratori attendono l’intervento dei vigili del fuoco per un tentativo di allagamento da parte delle tubature. Valutiamo la classifica sia generale che della nostra posizione, qualcuno lo abbiamo raggiunto e passato mentre qualcuno ci passa in occasione del ristoro.
Siamo contenti di come sta andando o per lo meno io, avendo già avuto delle esperienze su questa gara so che stiamo conducendo una gara super e non vedo il perché …. Non lo voglio neanche vedere….. debba cambiare il trend .
La Classifica mantiene un importanza relativa ….. è un p/c (per conoscenza) e tale deve restare, le sensazioni del corpo vanno rispettate , ascoltate bene , ci son ancora 80 km per arrivare a Cesenatico e saranno sicuramente impegnativissimi perché il gradino ad ogni km diventa sempre più difficile da salire.
Ripartiamo ….. ammetto che sto bene … gli anni scorsi è sempre stata una tragedia ripartire dopo quel ristoro , le gambe sembravano inchiodate mentre quest’anno partono senza particolari traumi. Siamo però colti dal freddo , non tanto perché la temperatura è calata ma perché a stare fermi ci siamo agghiacciati .
Allungo una termica a Giuseppe e indosso la maglia felpatina da bici ….. è già meglio, direzione Monte Pugliano ….. sembra niente ma è già il settimo monte.
L’auto ufficiale Kia ci spalleggia ancora per un po’ più precisamente fino a quando Alessandra deve, per esigenze lavorative, rientrare verso Ravenna.
Saluto con grande rammarico ma con grande felicità per tutto quello che hanno saputo trasmettermi nel lungo frangente di tempo che mi hanno accompagnato , oltre naturalmente al grazie per il “lavoro” svolto alla perfezione Alessandra Stefano e Paola, che non sembra ma….. anche a dormire in auto non è facile . I ragazzi porteranno poi la kia Rio ufficiale a Cesenatico dove la cederanno a Marco Bazzocchi , altro instancabile camminatore/corridore dei sentieri di montagna , che mi verrà incontro coprendomi l’ultima parte di percorso .
Anche Oliver ci molla , almeno temporaneamente, visto che deve farsi accompagnare a Ponte Uso dove ha parcheggiato la sua auto , ….si rifarà vivo dopo .
Grandi saluti e grandi incitamenti …… “domani vogliamo sapere che sei andato alla grande” … e via che rimaniamo soli nell’affrontare la discesa di Perticara che ha anche qualche tratto ondulato .
Sono da poco passate le 4,00 quando a Giuseppe arrivano degli sms che lo avvertono di una scossa di terremoto forte sentitasi in tutto la regione.
Io ci scherzo su :
- Pensavo fossero le mie ginocchia che stavano dando il collo
Son Il solito pattacca, lo so ma ho solo quel dna …….. per fortuna
Purtroppo sembra che la natura abbia colpito duro …… ne parliamo un po’ , aggiungiamo un argomento che ancora non avevamo trattato.
Nel frattempo una punto con una losca individua ci segue scattandoci di tanto in tanto anche qualche foto .
Al volante Susy ragazza carina e sorridente dai capelli rossi , intenta ad armeggiare col telefono e pronta a fornire a Giuseppe e al sottoscritto qualsiasi cosa in caso di richiesta.
Prima di arrivare ai piedi della discesa , prima di uno strappetto anche impegnativo che non si capisce come possa far parte della discesa Giuseppe è vittima di un importante stimolo solido ed è costretto ad un shit stop.
- Andre’ mi fermo devo …..
- Va beh , vado avanti piano piano
Forse faccio 100 metri , passano 40 secondi , non so , fatto sta che Giuseppe mi arriva da dietro
- Falso allarme ?
- No no, fatto tutto . tutto regolare
Un pit stop alla Ferrari dura di più , penso tra me e me , incredibile e da quel momento abbiamo un altro discorso da inserire nella nostra corsa .
Sarà un discorso molto tecnico dai risvolti solidi e molto fortunatamente non ci sarà bisogno di Oust l’assorbiodori
Entriamo nella strada provinciale , arriva l’alba, la osserviamo alla nostra Sx, poi in quella strada alla nostra sinistra inizia Monte Pugliano o Maiolo ma non prima di una sosta al ristoro per spezzare un attimo la velocità supersonica acquisita nella discesa, nutrirsi e bere un caffè ….giusto per non dare modo alla sensazione del sonno di avanzare .
…. È lungo il monte Pugliano ma è il 7° e se lo dici guardando il numero 9 capisci di essere avanti anche se sai benissimo che la fatica è ancora molta. Ci saranno dei tratti duri ed interminabili certo ma un passo dopo l’altro ………
Se non altro la settima ascesa e discesa toglieranno dai nostri occhi il panettone e cioè la rocca di San Leo che ti tiene una compagnia visiva per l’intera notte facendosi vedere vicina ma risultando per molte ore irraggiungibile .
Verso metà salita , giù di lì, riappare il grande Oliver che armato di Go Pro (tele camerina per i non avezzi) ci fa un paio di foto e filmatini .
Ridiamo e scherziamo ancora e corriamo ancora dritti senza strascicarsi.
Sarà il tepore del sole che comincia a sentirsi sarà che continuiamo a chiacchierare e a dire qualche troiata, sarà che raggiungiamo qualche atleta sarà che il tempo se quando non ci pensi passa più veloce ….arriviamo a scollinare anche il Maiolo .
Due ciaffi nello stomaco un altro po’ di caffè e via per la discesa con le ultime immagini di Oliver che mi ricorda qualcosa su un dito infilato in un certo posto , si ride e, purtroppo , si saluta.
Anche quest’anno Oliver è arrivato al capolinea del suo aiuto … un prezioso aiuto che non è mai mancato nel corso di questi anni .
Un saluto , un abbraccio e un grazie grande come una casa ad un amico di quelli veri .
La discesa è impegnativa e lo diventa ancora di più, San Leo pian piano si allontana dalla nostra vista diventando sempre più piccolo, a causa di una vescica che mi si forma sulla punta del dito medio che ad ogni passo sbatte sulla punta della scarpa .
Vario l’appoggio in terra cercando una corsa più sul tallone anche se risulta abbastanza difficile vista l’inclinazione della strada . La cosa non mi preoccupa più di tanto visto l’imminente arrivo di Marco Bazzocchi con la vettura ufficiale piena di tutti i miei cerotti …. A dire il vero l’unica cosa di cui sono preoccupato è il tempo in più che perderemo per la sistemazione del dito …… non c’è niente da fare , l’agonismo è sempre lì dietro l’angolo .
Marco arriva puntualissimo e disponibilissimo , gli chiedo anche di prepararmi il cambio visto che il sole si sta facendo sentire ..
Appuntamento al ristoro prima di Passo Siepi.
Dalla parte di Giuseppe la Punto rimane sempre presente e molto attiva nell’assistenza .
Entriamo nel paesino , non ricordo il nome …. Siepi ? boh? Ma ricordavo bene la dislocazione del ristoro , lì nella piccola piazzetta … c’è.
Cambiarsi vuol dire sentirsi più freschi , fare qualcosa di diverso che stacchi la mente e ti faccia ripartire più carico .
Togliersi le scarpe ….. io preferirei non farlo perché ho sempre paura che si scombini qualcosa ma la vescichetta è diventata molto fastidiosa.
Guardando il dito medio mi accorgo che oltre alla vescica in punta ce n’è una sotto l’unghia che sembra rialzata e tendenzialmente sullo staccato . Prendo un cerotto comped (quello grande) lo riduco ad una striscia con le forbici e lo attacco a cappuccio sul piede che sigillo con i miei super calzini che avvolgono il piede stretto senza muoversi minimamente.
Scarpe e in piedi , ultima bevuta vado da Giuseppe che si è cambiato in zona punto grigia e ci infiliamo su per il passo Siepi, il penultimo monte .
Il passo siepi , anche se me lo ricordo corto , è abbastanza lungo …. oltre 4,5 km …. Salita non pesante ma costante .
È il penultimo ma per me è l’ultimo prima dell’ultimo cosa che non lo fa cambiare di difficoltà ma me lo fa vivere diversamente a livello mentale.
Lo affrontiamo a passo deciso sempre camminando fino allo scollinamento che ci mette , dopo un altro ristoro , nell’interminabile discesa che riporta a ponte Uso …… cazzo se è lunga .
Arrivare a Ponte Uso vuol dire essersi lasciati alle spalle l’anello e prendere la via che porta verso il mare .
Un altro dolore mi arriva sotto al piede mentre la pianta sbatte nel duro asfalto in una corsa frenata per non eccedere nel ritmo che la discesa vorrebbe ma che non riuscirei a tenere , poi sparisce …..le mie minacce l’avranno spaventato
Avverto comunque Marco di tenersi pronto con il materiale d’emergenza..
La strada spiana attraversiamo il ponte e i bivi presidiati dai volontari della NoveColli Bike.
Al ristoro gli organizzatori attendono Giuseppe e chiedono di Giuseppe molto preoccupati per le sue sorti ……. sapessero che va come un treno . Il piede è tornato a posto definitivamente . C’è del formaggio in appoggiato nel vano carico di un furgoncino … un piccolo panino, coca cola e si riprende.
Uno dei tratti più duri ed interminabili ci sta attendendo , Il transito fino al Gorolo …… è da darsi delle martellate nelle palle .
10 km di pianura ondulata praticamente in due stradoni che si intersecano ad L .
Tristi , lunghi, diritti e senza fine alzando lo sguardo.
Duri da affrontare, molto duri , certo c’è davanti l’ultimo colle …. non è poco , è la certezza che quello che Mario castagnoli chiama “il sogno” si sta , lentamente, arrivando.
Duri , stra-duri a tal punto che c’è la necessità di riunire le due parti di Pelo.
Richiamo la mente all’ordine , proibito divagare.
È come se le mettessi due paraocchi , sguardo fisso avanti e mente che supporta le gambe spingendo quel movimento di corsa lento e “doloroso” nelle articolazioni, nelle ginocchia .
Quell’imput per riprendere il movimento di corsa dopo la brevi sosta ai ristori.
Occhi fissi , sguardo dritto davanti a me , spesso sulla figura di Giuseppe , a volte affiancati o, in qualche momento su parti diverse della strada.
E’ infinitamente lunga quella strada , lo è sempre stata in tutte le mie esperienze ma è sempre rimasta alle mie spalle , la stessa posizione che il destino gli riserverà anche per quest’anno.
Ogni tanto divaghiamo con due chiacchere, due informazioni …. “quando siamo al capannone xxx mancano 300 mt all’inizio del Gorolo” ….poi di nuovo in fila perché di fronte arrivano le auto ed è anche una strada a lunga percorrenza.
Il sig. Gorolo arriva presentandosi in tutta la sua potenza alla nostra sinistra.
Ancora nessun ciclista della NoveColli transita , sorrido compiaciuto felice per quell’evidenza che sta ad indicare una ottima prestazione e una velocità maggiore rispetto agli anni precedenti , proprio quest’anno che c’era l’aggiunta e che credevo di non riuscire a stare nei cancelli .
Che bella la sensazione di quel sorriso interno , me lo godo per un attimo ……è mio, poi mi rimetto nella sala di concentrazione .
Dico a Giuseppe che stiamo andando bene , molto bene, raccontandogli il raffronto con i ciclisti mentre arriva lo strappo al 17% ed infine lo scollinamento ….non ci saranno altri colli ma per un certo verso le difficoltà aumenteranno .
30 km circa all’arrivo , molto corti rispetto a quanto fatto ma ancora molto lunghi in fattore di tempo …… li dentro ci può stare ancora tutto, lo so , no lo dimentico.
Partendo da quel ristoro inizierà forse il punto più duro della competizione.
Nessun colle ci attenderà più è vero ma è anche vero che la mente non potrà più giocare a contare, che il corpo non avrà più variazioni di movimento che il panorama perderà quella bellezza capace ogni tanto di distrarti dalla fatica.
Da lì in avanti tutto duro , estremamente duro . Mentre inserita nei binari di una montagna russa …. bloccata lì in una difficile lotta contro la fatica aiutata solo da un emozione che pian piano si stava facendo vedere all’orizzonte in tutta la sua maestosità.
Stanco fisicamente e nelle giunture , difficile spiegare quella sensazione che senti dopo 170 km del genere, forse impossibile raccontare quel dolore non forte ma sempre presente che accompagna inesorabile la tua lenta corsa , logorandoti la mente affinchè caschi nel trabocchetto di fermarsi per non sentirlo.
Peggio del fastidioso ronzio di una zanzara nel buio della notte .
La spinta che ti permette di rimettere in moto il meccanismo ad ogni pausa diventa sempre più difficile da essere reperita, si nasconde nei tuoi anfratti .
Ad ogni ristoro Giuseppe riparte con un ritmo più forte del mio, io ci metto un po’ di più a riportarlo alla nostra “normalità” ma lo faccio riavvicinandomi a lui in un tempo più o meno breve …. un po’ come una piccola fisarmonica e tiriamo dritto fino a quello successivo senza mai camminare .
A volte mi preoccupo alle soste quando il mio compagno si appoggia in piedi ai paletti dei gazebo , ha il viso distrutto ed un espressione che chiede riposo ….. a sensazione in quei frangenti sembra peggio della mia …. ma poi riparte e lo fa meglio di me ….
L’assenza dei colli ha un peso molto grosso su di me, rimango nello stato cavallo con i paraocchi per quell’interminabile pezzo , uscendone fuori solo all’incontro con Manila prima e con Alfio che non la smettono di farci i complimenti .
Poi dritto come un fuso , sguardo fisso avanti e mente che forza le gambe inseguendo Giuseppe giocando al tira e molla.
Conto i ristori ormai , non più i km , lo dico a Giuseppe ogni volta in cui mi confessa di essere stanco ….. solo 5 ristori Giuseppe, solo 4, 3 …… e siamo arrivati al quello di Savignano sullo stradone grande .
Arriva anche la pioggia a portarci quel po’ di preoccupazione in più , un po’ più forte, un po’ più piano …. Non si capisce bene cosa indossare o se è caldo o se è freddo …..
Il ristoro prima del paese dei fantasmi (lo chiamo così perché ogni anno al passaggio non vedevo proprio nessuno) che quest’anno sarà stranamente vivo …. Forse la pioggia.
Beviamo , ci rifocilliamo un po’ mentre un altro concorrente , rimontante, ci scappa via …. L’attraversamento di Sant’Angelo è accompagnato ormai da tre equipaggi di sostegno, si è aggiunto Claudio con la moglie Belinda , si corre ancora bene , a guardarci da fuori siamo ancora diritti e non strancalati .
Comincio a sentire qualcosa dentro , qualcosa di forte , ogni tanto guardo Giuseppe al mio fianco cercando di trasmettergli questa mia emozione …… mai un pensiero negativo mi aveva invaso fino a quel momento e tantomeno poteva in quell’ultimo frangente ….. cominciavo a “godere di me stesso” dentro, a trasportarmi con l’immaginazione sul lungomare di Cesenatico , la percezione degli angoli della bocca che si girano verso l’alto , gli occhi che si inumidiscono e il respiro che varia diventando profondo e pronto ad assorbire quell’aria che stavamo facendo diventare magica è netta
Il difficile era ormai superato, sapevo bene dov’era il punto di conversione , il punto in cui quell’enorme fatica che ti senti dentro comincia a tramutarsi in una possente emozione ….. come un giocatore di Rugby che entra nella mischia avversaria e con la sua potenza pian piano apre una breccia per fuggire verso la meta….. il punto era lì , a Sala di Cesenatico …….. l’Ultimo Ristoro.
Un rinfresco veloce e sistemazione divisa per Giuseppe, due sguardi fieri si incrociano ed imbocchiamo quella “discesa” che ci accompagnerà sussurrandoci le emozioni fino a Cesenatico.
Le orecchie, il corpo , la mente assorbono la sinfonia passo dopo passo… ormai è dentro, nel sangue , nella pelle, nella mente , ormai è tua …. Intimamente tua .
Arrivano i capannoni di Villa Marina prima e i due cavalcavia subito dopo ….. “ gli ultimi colli” … dico sorridendo .
Il semianello in discesa ci butta nella pista ciclabile verde con direzione mare, gli applausi i complimenti cominciano ad entrarti decisamente dentro alle orecchie mescolandosi a quel tourbillon di emozioni che ti sta sconquassando , di lì a poco riappaiono Marco, Claudio e gli altri amici (assentati un attimo per il parcheggio auto) che ci accompagnano nelle ultime centinaia di metri.
Non so cosa abbia detto a Giuseppe nel viale parallelo al lungomare , forse gli ho ricordato “andiamo a prendere la gloria” probabilmente gli ho stretto la mano ….. non so , ricordo solo che gli ho detto “arriviamo con un passo allegro” .
E’ un passo che non fa pensare a 200 km nelle gambe, quello che abbiamo nelle gambe all’entrata del lungomare. Davanti a noi , 700/800 m., lo striscione arrivo ci strizza l’occhio
Corro , sorrido, mi commuovo mentre il pensiero corre ad un veloce ma intenso ringraziamento a Giuly e a tutti loro che dall’alto mi proteggono e accompagnano sempre , il segno della croce lo sguardo che si perde verso l’alto
- Grazie …grazie …grazie
Poi c’è la gioia , c’è quella sensazione nuova, intensa, profonda …. quella condivisione con Giuseppe.
La certezza di esser stato importante per il raggiungimento del suo obiettivo e al tempo stesso la consapevolezza che la sua presenza ha voluto dire la stessa cosa per me in quel lo splendido atto conclusivo della ….. “NoveColli Challenge” sfida che, vista da fuori sembrava, insormontabile.
Lo speacker ci annuncia, 100 metri forse , ho già le braccia tese al cielo mentre il rumore colorato degli applausi , le voci della gente invadono in sottofondo il mio io.
Aria magica, emozioni uniche …. metto il mio nome in un altro angolo di vita … della mia vita e lo faccio lasciandomi un segno che sarà sempre in grado di riportarmi dentro a quella sensazione.
Lo sguardo a Giuseppe :
- È la gloria !!!
Perfettamente sincronizzati attraversiamo quella linea così grande, così importante per entrambi .
Solo tre passi prima di un abbraccio forse corredato solo da dei “grande” e “grazie” ma che parlava più di ogni altra cosa.
Abbracci , complimenti piovono da ogni parte , lo speacker mi intervista , racconto, esterno e come è mio solito fare devo essere fermato se no gli dico tutto.
L’emozione rimane palpabile nell’aria , mentre ci “scarrozzano” sotto al tendone per la conferma del risultato e la consegna della medaglia a Giuseppe , io la prenderò di sera alle premiazioni .
I muscoli , la struttura fisica comincia a raffreddarsi e gli acciacchi cominciano a far sentire la propria voce …soprattutto il ginocchio destro .
5/10 minuti di tempo sotto a quel tendone poi saluto un Giuseppe ancora incredulo e visibilmente felice , due mani che si stringono in un abbraccio sincero …. “grazie”.
E’ un emozione che non accenna a diminuire, la condivido con Paola al telefono riempendo quei pochi minuti con un mare di parole ( tutte quelle che ci stavano) e che mi accompagna in quelle che saranno le altre due difficilissime imprese della giornata :
trovare la mia auto tra la moltitudine di quelle parcheggiate ed entrare ed uscire da una vasca idromassaggio
E’ una sensazione dolce e perseverante , non faccio altro che godermela lasciando briglie libere alla mente mentre mi rilasso tra le bolle di quel caldo idromassaggio con sale grosso da cucina delle saline di Cervia .
Cena e premiazioni chiuderanno questi splendidi 4 giorni nei quali, oltre a regalarmi qualcosa di veramente intenso e profondo, ho constatato una volta ancora di avere degli amici veramente con la A maiuscola (grazie grazie e ancora grazie)
Ritrovo , a poche ore di distanza gran parte dei protagonisti , chi più chi meno claudicante ma tutti sorridenti e pieni di spirito.
C’è il piacere di salutare Giacomo , gustarmi a fondo gli applausi a me tributati (che spettacolo) , applaudire con gioia la consegna dei diplomi, parlare e confrontare sensazioni di gara con gli altri ultrarunner e chiudere poi questo capitolo di Andrea Pelo di Giorgio.
Ho solo l’esigenza di andare a stringere la mano ad Antonio.
Lo faccio :
- grazie , un onore conoscerti .
Sorride,
…………. è vita

Andrea Pelo di Giorgio