venerdì 14 settembre 2012

100 km di Asolo, ripensandoci ..... sono andato forte

La colpa è di Cesconetto, Daniele Cesconetto e del link della 100 km di Asolo che pubblicò sulla proprià pagina FB.
La 100 più dura d'Italia , diceva.
Potevo non notarlo ?
Avevo da poco portato a termine la NoveColli Challenge regalandomi una bella soddisfazione e, a dire il vero, ero un po' in balia delle onde sul da farsi nel corso della stagione.
Al momento mi facevo sbattocchiare in qualche corsa della domenica mattina locale rimanendo su distanze veloci e mi guardavo attorno in cerca di qualcosa che mi attirasse dandomi la possibilità di fissare un impegno estivo.
Poteva essere la corsa  giusta,
14 luglio ..... estate,
100 km ,  una bella distanza,  nella quale sento ancora molto viva la competizione
Salite ,  la planimetria suggeriva difficoltà.

"Forse ci vediamo lì"  il mio commento.

La mente gira, pensa, ipotizza  dirigendosi verso la partecipazione mentre , chissà com'è , mi accorgo che sto già  aumentando i chilometri settimanali.
L'idea  piace anche ad Oliver che ha la necessità di fare qualcosa sulla distanza,
- non 100, mi fermo intorno ai 60, ma vengo. mi dice
Saremo in 3 io , Oliver e Paola nei difficili e pazienti panni di assistente e spettatrice.
Partiamo in mattinata, il posto si raggiunge in 2 ore e mezza, la competizione parte alle 14,00.
Neanche l'obbligo di sveglie poco simpatiche.
"Partiamo per tempo con tranquillità, tanto c'è tempo a sufficenza"  avevamo detto.
Com'è o come non è riusciamo ad arrivare col fiato corto rischiando fra l'altro di perdere il pullman che accompagna gli atleti su in paese.
Il ritrovo è al campo sportivo  proprio di fronte al cimitero comunale (comodo in caso di infarto finale), dove arriviamo dopo una scampagnata in centro paese sulla collina antistamte nel corso della quale ne approfittiamo per avere un piccolo  diverbio con un poliziotto municipale ignaro della competizione che partiva proprio da quel punto poco dopo.
L'ambiente è sereno, con Oliver compagno di avventure è sempre uno spasso e condividere il tutto con Paola mi piace.
Alle ore 14,00 la partenza ufficiale dal centro del paese (forse c'era anche il vigile a fare il servizio d'ordine)dal quale scendiamo a valle.
Primi 5 km sono controllati per questioni di sicurezza quindi me la prendo calma (un toccasana queste partenze) partendo da dietro e pian piano rientrando verso le prime posizioni.
Sono pronto? boh, sinceramente non lo so , ho fatto i miei km nelle ultime settimane , a pezzi... ma li ho fatti, il dubbio sul dolore che sento nell'osso del bacino ma quello, di solito, una volta scaldata la macchina si spegne..
Su consiglio di Gabriele Bortolotti, sia io che Oliver lasciamo la borsa con i cambi al 40° km e non al 50° come avevamo pensato tenendo buona la considerazione che lì c'era l'arrivo della salita più impegnativa della gara e che, sempre lì,  era previsto l'arrivo di un temporale.
Ok si va,  la salita inizia ancora in regime controllato che rimane tale  fino a quella  curva a sx dove è appostato il primo ristoro.
Lì trovo Paola che, a sorpresa,  ha fatto amicizia con una coppia ed è diventata parte integrante dell'organizzazione addetta a montaggio, smontaggio e tutto ciò che c'era da fare in compagnia dei gentilissimi ......
La cosa mi  fa molto piacere perchè ogni tanto avrò il suo supporto sul percorso e perchè la sua giornata passerà più velocemente .
Bevo con calma e riparto , da un po' mi tengo poco oltre alla decima posizione.
Mi ripeto sempre di non farmi prendere dall'agonismo poi,  passati appena 3 km, conto già a vista i concorrenti che ho davanti.
Pongo come punto di riferimento Daniele Cesconetto, 2) perchè indossa una canotta arancione che si vede bene a distanza 1) perchè rappresenta per quella gara una sorta di obiettivo nata parlando dalle considerazioni di Cristian Mazzotti noto al mondo come Stambecco Cervese.
Spiegazione tecnica dell'obiettivo:
A cena da Cristian si parla della gara e relative previsioni.
Faccio presente che ci sono atleti forti nominando tra gli altri  Daniele Cesconetto , atleta del quale ho rispetto e che considero molto forte.
Cristian dice che  secondo lui è alla mia portata e che su determinate distanze posso riuscire a stargli davanti.
Prendo come un complimento la considerazione uscendo dalla serata, oltre che a stomaco pieno, con un punto di riferimento per la gara, una sfida ........una sana sfida nella sfida.
Torniamo ad Asolo , la gara continua , il percorso si snoda in saliscendi non troppo lunghi ed impegnativi, la prima donna mi sfugge via e anche l'arancion-Cesco parisce dal mio raggio visivo.
Non aumento , non rintuzzo nessun attacco, che poi tali non sono, continuo col mio passo, conosco l'uomo più sudato del mondo che mi confessa che esserlo è un bel problema. Lo guardo e gronda , abbiamo fatto pochi km , non so se 10, 12 ma pochi e lui è già completamente fradicio nella canotta e pantaloncini ma quel che è peggio è che lo è nelle scarpe.
Il rumore del suo passo è il classico rumore che si sente dopo aver messo le scarpe dentro ad una pozza profonda, un problema che gli causa vesciche con conseguenze facilmente immaginabili .
Scivolo in avanti e mi godo la corsa tranquilla facendo degli step veloci e non invasivi per il mio stomaco ad ogni ristoro.
Rimango lì in quella posizione fino all'attacco di quella che mi avevano descritto come una salita dura.
Descrizione errata,  STRADURA!!!!
17 km ed una pendenza minima sempre intorno al 9/10% per "indiavolirsi" con dei 16/17% e regalarti gli ultimi 3 km passando anche il 20% ...se non erro ho letto un 23%.
Ma io in fondo in salita vado bene e anche se mi ero detto di stare tranquillo comincio a rognolare dentro di me e ad inquadrare le sagome di atleti che mi sopravanzano.
Attacco, cambio ritmo insomma senza andare fuori dai ranghi col cuore ma imposto un bel ritmo, la salita non bisogna mai subirla, che porta risultati positivi facendomi recuperare 3/4 posizioni.
E' la temibile salita del Salto della Capra quella che sto affrontando ed è quella in cui le previsioni davano l'inizio del maltempo puntuale come non mai.
Ultimi 3 km da infarto, tutti a cavallo dei 10 minuti ...CORRENDO .... poi  la ciliegina sulla torta , lo stratemporale.
Giusto in tempo per arrivare fradici al ristoro, quello in cui , fortuna vuole , avevamo destinato i nostri sacchi con i cambi.
Entro nella casetta in legno , mi cambio, mi rifocillo bevendo anche un bel caffè caldo e mi trovo  davanti ad un interrogativo importante.
Giubotto leggero antivento (dall'infradiciamento garantito dopo 3 minuti) o giubotto in gore-tex dove sicuramente non passa l'acqua ma ti fa sudare come mai ?
Mi consulto anche con i ragazzi del rifugio senza ottener peraltro una risposta che mi possa far prendere una decisione piùttosto che un altra.
Decido, dettato da non so quale legge del creato , di scegliere il giubotto leggero.
Una borraccia d'acqua, una di Enervit R2 e mi catapulto fuori, fa un acqua che Dio la manda.
Completamente fradicio nel giro di un minuto, infreddolito e tremante mi ritrovo ad affrontare una discesa su di un letto stradale con tre dita d'acqua che scorre.
Mi tiro carrette di parolacce dietro mentre scendo completamente intirizzito e con le gambe dure idratandomi non so neanche perchè con le borracce che tenevo scomodamente in mano.
Ma non stavo meglio nel giubotto di goretex al coperto da questo freddo porco?
Ma non avevi visto che non c'era uno squarcio in cielo neanche a pagarlo ?
Ma....
Ma........
Non è mai positivo lasciare che le critiche e il pessimismo prendano il sopravvento, rischieresti di essere sfiancato, demotivato in breve tempo.
La testa, che gioca sempre un ruolo fondamentale, prende in mano la situazione.
Mancano solo 10 km al punto più alto della competizione, ormai la sofferenza ha il tempo contato , scendendo di quota sicuramente la temperatura si alzerà e fatto quello la pioggia, nel caso persistesse, sarà un problema minore.
Scendo, non guardo più neanche dove metto i piedi ormai l'acqua è costantemente a metà scarpa e i piedi sono fradici.
Sorseggio le mie bevande ....fredde..... a tratti fino al momento in cui non ne posso più di correre con le mani impegnate da quel peso.
Non ci sono cestini in quel tratto immerso nella natura così, per non disperderle nell'ambiente, le abbandono all'entrata del viale di un Agriturismo (mi pareva tale) che incrocio alla mia dx proprio nel tratto in cui la strada fa la pancia e riprende a salire.
Tremo ancora dal freddo le mani sono nascoste dentro alle maniche del giubbotto antivento come se potesse contare qualcosa ma il cambio di pendenza mi aiuta a rimettere in moto la caldaia umana migliorando notevolmente la situazione fino a far sparire la rigidità del freddo.
Proseguendo verso al monte Grappa, la strada si snoda davanti agli occhi immergendosi in un ambiente surreale per il mese di luglio.
Una fredda e umida nebbia invernale, come dentro ad una fiaba piena di mistero o, buttandola sul ridere, nella più classica coppa Cobran di Fantozzi
La salita mi rinvigorisce e riprendo col mio buon ritmo, siamo quasi a metà gara ...ormai il più è fatto e la mente gira positiva.
Viaggio solo, girovago con la mente cercando di capire che tipo di gara facessero tutti quei ciclisti che mi passavano in tutti i sensi  di marcia addobbati come randonneur, e stavo con me stesso condizione che mi fa sempre stare bene regalandomi una libertà estrema.
Non ho più tracce visive di Daniele ... l'avevo detto che lui andava più forte.
Passo dopo passo arrivo alla sommità e girando a dx mi trovo nella strada che porta al Cippodegli alpini percorsa da noi podisti in ambo i sensi.
Ne incrocio qualcuno e tra di loro, imbacuccato dentro ad un giubbotto cappucciato scorgo la barba e lo sguardo di Cesco.
Scambio di saluti sorridente e forse qualche battuta, non è poi così lontano anche se prima di fare il giro di boa un po di strada passa e anche un po' di tempo per il ristoro del monte Grappa condiviso con i ciclisti.
Stanno facendo il Montegrappa Challenge che vede la scalata del suddetto monte attaccandolo da cinque strade diverse (per niente semplice).
Nutrimento e caffè caldo a metà strada tra la calma e la velocità .... so che non devo farmi prendere dalla fretta ma ho anche quella sensazione agonistica che spinge.
Abbandono il rifugio simultaneamente all'entrata del concorrente seguente, rientrando nella situazione nebulosa.
50 sono fatti, inizia la discesa e lo fa veramente perchè davanti ci sono quei temibili 27 km che scenderanno senza darti tregua.
Non vado forte, in rapporto vado molto di più in salita, a dire il vero la soffro abbastanza. dopo tutte quelle ore non ho la capacità di lasciar girare le gambe come vorrebbe la spinta di gravità, mi schianterebbe le gambe, cosa che comunque è , in modo diverso, nel scendere frenando il passo .... ogni passo una contrattura muscolare, le articolazioni che sentono le sberle della strada, le anche che vorrebbero dire qualcosa ma sono zittite dalla mente ...... si scende perdendo quota e come da previsioni fatte al Salto della Capra la temperatura aumenta mentre il cielo si sta aprendo e le luci della sera cominciano a farsi sotto.
5 km e nel bel mezzo di una curva si fa trovare un bel ristoro nel quale ritrovo Paola sorridente , un bacio un incitamento , un aiuto nell'integrazione comprensiva anche di uovo sodo con sale  .... che gusto le uova ....
Cedo il giubbotto  a Paola e riparto col collo che ogni tanto si gira per controllare.
Avevo notato , già da poche battute dopo al ristoro in vetta, la presenza di una sagoma che mi inseguiva e pian piano si faceva sotto.
L'agonismo cominciava a ringhiare dentro sussurrandomi azioni che però non andavano d'accordo con la ragione ; forzare la corsa in discesa mi avrebbe portato a consumare troppe energie che sarebbero state preziose negli ultimi 23 km .
Continuo a "scendermi" controllando la situazione,
Mi prende ,  no non mi prende... è più lontano , azz... mi prende , no , si  , no  e poi comincio a sentire i passi ....... mi ha preso!!!
Pazienza, va più forte,  vedremo poi nell'ultima parte cosa succede, in fondo era dietro nella parte in salita.
Ma non mi passa, non scappa.
Mi affianca, saluta e comincia a parlare:
- ho dovuto aumentare per prenderti , al Monte Grappa non mi hai aspettato .
Presentazioni e chiacchere di tutto un po' vita sportiva,  privata , qualche aspetto personale , considerazioni su  Antonio (la grande conoscenza alla  NoveColli Running)  e i km pian piano passano sotto le nostre scarpe.
Patti chiari e amicizia lunga,dice, ognuno fa quello che vuole ... se vuoi aumentare fallo , se avrò più forze lo farò io  ...ma se avanziamo aiutandoci e dovessimo arrivare  all'ultimo km direi di arrivare insieme , non importa se sono davanti o dietro, ma insieme.
Dico che va bene, al momento non ho armi  per scappare ma la mente lavora e macina già attendendo la fine della discesa.
E' una discesa piacevole fatta così in compagnia, scivola via abbastanza sotto ai tuoi passi che "splatteggiano"  (da splat splat  rumore di piede per terra) regolari  ma non senza ricordarti, attraverso ad uno stretto contatto muscolare con le tue gambe, che è faticosa.
Un atleta ci passa davanti a razzo, non abbiamo neanche il tempo per decidere se provare a stargli dietro  che ha già girato la curva  sparendo dalla nostra vista.... pazienza ....GRRRR!!!!
E' ancora lunga Andrea,  è ancora lunga anche se il mio piglio agonistico comincia a sgomitare al mio interno.
Dopo la curva  un altro ristoro  e fermo lì, con il suo equipaggio di accompagnamento (genitori e ragazza), c'è il Cesco.
Mi stupisco (se devo esser sincero) di trovarlo lì ma in fondo le gare ultra riservano sempre delle sorprese, ognuno le gestisce a suo modo e si può incappare in dei momenti bassi in grado anche  ,magicamente, di sparire.
Ripartiamo in tre da quel ristoro ormai siamo avanti  e la mente (che spesso è ancora più avanti) comincia già ad immaginare quello che potrà essere.
Prima di fine discesa sopraggiunge, al galoppo, anche Gabriele Bortolotti  col quale formiamo un pocker .... i Quattro Moschettieri o forse il Quartetto Cetra.
Pochi chilometri a fine discesa quando ad un ristoro sito in angolo in un incrocio serro i tempi partendo velocemente
- intanto vado . dico rimettendomi in moto
Erano le prime schermaglie con il mio agonismo pulsante che s'imponeva in un attimo variando la decisione che avevo preso pochi attimi prima.
Ma non era un problema ne una mancanza di rispetto nei confronti di qualcuno,  i patti erano sempre i soliti ed in fondo eravamo tutti in gara.
Non ho neanche il tempo di avvantaggiarmi che mi trovo dietro agli altri tre.
La discesa finisce e una strada in simil-pianura ci fa attraversare la periferia di un borghetto.
Le luci scure della  notte erano arrivate poco prima di  fine discesa e le nostre luci, 3 su 4 (uno era in fallo) illuminavano con il loro raggio l'asfalto che ci sopravanzava.
Rimango intorno al retro del gruppo,  per un chilometrino vado in difficoltà un cambio di ritmo imposto da Raffaele (mi sembra sia lui il colpevole)  ma è solo questione  di riprendere ad imprimere forza alle gambe che da un bel po' si erano abituate a lasciarsi correre.
Accuso un  po' e per quel lasso di tempo devo violentarmi fisicamente per imporre quel ritmo che poi entra in me e rientro in contatto (era solo questione di poche metri).
Penso , penso mentre le 8 gambe girano, le voci si incrociano, i respiri lasciano la loro traccia sonora nell'aria ...... penso alla strategia da attuare .
L'impulsività agonistica spinge ,  ci sono ancora due salite (più vari ondulati)  da affrontare , una fra poco più o meno intorno ai 22 km dall'arrivo , e l'ultima svalica a poco più di 2 km dalla fine (la piazza di Asolo  da cui siamo partiti).
Ipotesi su ipotesi, la mente non riesce a stare ferma ..... mi trasporta anche nell'azione facendomi immaginare anche la fatica e lo sforzo che dovrò sopportare ... si ma dove Andrea , dove.
L'ultima salita .... mmmhhh , no,  non è l'ideale , nella discesa che porta all'arrivo mi fanno le scarpe tutti , sicuro sicuro!
A 10 km dalla fine. Si , mi sembra la misura giusta , credo di riuscire a sopportare lo sforzo del cambio ritmo fino alla linea di finisher e penso (di solito il fisico me lo permette) di riuscire a cambiare ritmo.
Naturalmente tutto nel massimo spirito sportivo , ho ben presente che ci sono gli altri che potrebbero fare la stessa cosa , non lasciarmi scappare  o addirittura staccarmi a loro volta.
Raggiungiamo e passiamo il razzo che ci aveva passato in discesa ( quando ancora eravamo in due) poco prima del cambio di pendenza.
La strada comincia a salire nel buio di una via che esce dal centro attenuando le luci,  l'istinto prende il sopravvento , sto ancora pensando alle strategie quando mi accorgo, ascoltandomi, di essere già scattato, aver già variato la potenza di spinta sulle mie gambe.
Vengo rapito da una bella sensazione.... potenza, la gloria del tentativo come quella di qualcuno che tenta l'impresa (che tale non era poi ma è bello anche sognare). Non guardo da nessuna parte, sguardo perso nel semi buio di quella strada asfaltata che sale con decisione.
Il mio respiro, le mie sensazioni , i miei piccoli sogni di atleta.
La bellezza di una via che si perde nel buio della collina segnalata da dei piccoli lumini (candele) appoggiate sul ciglio della strada,  capaci di donare tepore, fascino e ambiente magico a quel tratto di gara.
Quando mi decido a girare la testa per controllare i risultati di quella progressione istintiva mi accorgo di essere rimasto solo con Daniele.
Uno sguardo , due parole, al di fuori dell'argomento gara,  mentre tacitamente continuiamo nel ritmo impostato . Non serve parlare è una progressione, una sensazione agonistica condivisa da entrambi .
Stringo i "paraocchi" affinchè mi permettano di guardare solo davanti , togliendomi la possibilità di divagare a destra e sinistra.
Serve concentrazione, estrema concentrazione sulle gambe e sull'azione che sto cercando di portare a termine.  I 18 km che mi/ci dividono dal traguardo sono ancora lunghi , molto lunghi e pesanti per le gambe ma canalizzando la potenza mentale nella direzione giusta mi sento sicuro di poter portare quel ritmo fino alla fine.
Strade lunghe e ondulate dopo la poesia della salita, gambe avvolte da quel dolore, da quella pesantezza che costantemente ti ricorda la loro stanchezza.
Testa bassa , qualche cambio di posizione con Daniele , le parole non sono troppe ma c'è il giusto feeling sportivo .
La sua constatazione, dopo circa 8 km, che stiamo facendo " un bel correre già da un pezzo" viene rafforzata dalla mia decisa e sicura " arriviamo  alla fine"
Non è spavalderia, è la sensazione e la conoscenza di queste  mi dona la sicurezza di potermi sbilanciare...  poi c'è quel numero appeso che fa i miracoli.
Conto i ristori che mancano, ormai veramente pochi,  ai quali ci fermiamo regolarmente donandoci qualche minuto di relax e reintegrazione.
Lo staff di Daniele ci segue costantemente facendo il tifo per entrambi e anche questo è utile a donare la carica.
I meno 10 km  (in realtà spannometrici in quanto ci siamo dormiti il cartello) sono forse la sicurezza mentale di riuscire a compiere quel finale; le sensazioni che mi invadono si fanno possenti.
10 km ,  meno un allenamento classico di mezza settimana nell'ora pranzo , cosa sarà mai. Anche nel caso le cose cambiassero  per 10 km si può soffrire.
Nei paesini c'è gente, qualche festa, degli stand .... è il Sabato notte e i ragazzi (e non) sono in giro a divertirsi mentre noi li sfioriamo col nostro passo, col nostro respiro deciso e cadenzato.
Si avvicinano le luci di Asolo che tutto d'un tratto vediamo sopra di noi ...5 km , 4 ......
La salita è impegnativa ma ormai la fatica non riesce più ad intaccare le gambe.
Nel breve si illumina, l' alone arancione delle luci dona fascino al quel paese ormai di proprietà estera (mi racconta Daniele) la gente applaude il nostro passaggio , chi passeggiando, chi comodamente seduto al bar con gli amici prima che la pendenza inverta l'asse , la strada diventa buia in breve tempo  e le nostre due figure ci si perdono dentro fino ad arrivare all'incrocio che ci immette nel tratto finale.
Manca più o meno un km,   è stata una cavalcata così intensa, emozionante e bella sportivamente parlando che mi sembra giusto prima di qualsiasi mossa dettata dall'agonismo  avere un eventuale pass dal compagno di viaggio.
- arriviamo insieme o ce la giochiamo ?
- se a te sta bene possiamo arrivare insieme.
Per me è un onore arrivare con Cesconetto , lui dice lo stesso (non su Cesconetto) .
Il passo si stende donando vigore a quella corsa, ultima curva, ultimi passi ,  l'arco d'arrivo ci chiama mentre la gente ci riserva  applausi e ci incita .
Non mi stancherò mai di dire che quelle emozioni così duramente e caparbiamente conquistate sono qualcosa di veramente prezioso .....qualcosa che ti fa sentire vivo......  ma vivo vivo e padrone di te stesso.
Varchiamo la linea finisher,  Cesco che fa il gran signore mollando il passo un pelo prima lasciandomi sfilare di qualche  cm.
- Lascia stare gli dico afferrandolo.
Spazio foto , sorrisi, prima degli abbracci di Paola che mi chiede "cosa e come ho fatto"
- Sono andato forte. dico quasi incredulo sopraffatto dall' emozione e soddisfazione.
Sento il sorriso, lo sento ampio forte e gigante.
Respiro con orgoglio quella prestazione ..... non mi aspettavo una cosa del genere , dentro ho uno spettacolo in corso.
Mi fanno due domande porgendomi un microfono ,  non smetterei mai di raccontare, di trasmettere la mia felicità  ma ....devo farlo  sigh sigh :-)
Spazio Relax con doccia calda e un atleta che mi parla in continuazione in veneto stretto .
Non capisco niente da sorridendo dico si e anche che è vero.
Ma ci sono altri  momenti che mi donano sorriso e felicità . Oliver mi da appuntamento all'85° km che raggiunge con una prestazione che non si attendeva di fare , Sarebbe arrivato anche in fondo senza problemi ma le scarpe completamente spallate e un dolore al ginocchio lo convincono a fermarsi lì ....ben oltre al suo obiettivo.
Rientro alla base per doccia Oliver e pasta party prima di prendere la strada di casa (ore 4.00 a.m) circa , nella quale Oliver mi batte di gran lunga alla guida della vettura.
Faccio del mio meglio, in autostrada, riesco addirittura a dargli il cambio per 8 km  prima di .... a testa china ... richiedergli il cambio.
Il meritato relax ci aspetta, è stato un bel frangente di vita.

100 km di Asolo per andigio in Garmin Connect - Dettagli

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