lunedì 25 febbraio 2013

Adriatic Coast Run Extreme- Sono io

Lunga, troppo lunghi da trascrivere nei dettagli  12 giorni di avventura, divertimento, fatica ... di vita diversa lontano dall'ambiente lavorativo e dai problemi che ci assillano quotidianamente.
Un colpo secco per staccare la spina e lasciare spazio alla marea di emozioni che già si portava dietro Adriatic Coast Run Extreme.
Come tutte capace di variare il tuo equilibrio cardiaco, il tuo respiro,  di essere costantemente presente dentro di te  sin dal momento dell'assenso definitivo.
Una sfida nella sfida, un chilometraggio importante , uno scenario magico ...il mare, la sabbia  e la mia prima avventura personale (creata da me) che mi avrebbe permesso un esplorazione ancora più profonda della mia persona.
Una cartina della penisola Italiana , una linea azzurra e la mia sagoma di spalle e già ero dentro.
Due parole con Paola  per la condivisione dell'idea e il via alla macchina organizzativa incentrata sulla rete mediatica e su una voce che corre probabilmente più veloce di me.
Pagina dedicata su Facebook , pagina sul blog e la costanza di pubblicare anche la minima notizia o pensiero per far si che l'evento assumesse l'ideologia di un viaggio, avvicinandosi  giorno dopo giorno all'ora X .
Non più un giorno senza il battito secco e possente del cuore,  senza il pensiero costante alla costa adriatica solcata da un omino ,  non più un allenamento che non fosse visto come fine utile all'evento (in realtà molti non lo erano proprio).
Un avventura apprezzata dal popolo mediatico, dagli amici sportivi e, cosa che mi ha fatto molto piacere, anche da molte persone lontane dallo sport.
Al mio fianco l'Africa che grazie a Matteo Scarabotti, responabile eventi di Amref Italia Onlus, mi permetteva di raccogliere fondi per la campagna nazionale  "Stand Up for African Mothers" e al mio fianco, ancora una volta, il super assistente Terry Spinelli nominato tale in occasione del DecaIronman Italy dell'ottobre 2011.
L'organizzazione di Adriatic Coast Run Extreme  era  in se per se molto semplice,  mare a sinistra e via di corsa verso Santa Maria di Leuca  anticipato/seguito da Terry sul camper ufficiale.

Il Camper Ufficiale
il camper ufficiale era stato scelto percorrendo la strada del risparmio, visto il momento economico stretto, dopo aver valutato e conteggiato quelle che potevano essere le spese nel noleggiare l'affitto di un camper nuovo di pacca.
Grazie all'amico Matteo prendiamo possesso di un camper  spinto  da un  motore Fiat 2.5 aspirato,  non veloce ma instancabile. La sua età è appena oltre alla maggiore di circa 7 anni  e nasconde le sue sinuosità dentro ad una forma parallelepipeda con 4 ruote agli estremi.
Il servosterzo  non passava da quelle parti il giorno della costruzione così come i vetri elettrici e tante altre cosine che  obbligavano a un attenzione particolare al fine di evitare inconvenevoli.
Interno in vellutino a scacchettoni  e moquette ospitava 6 persone organizzate oppure 4 comode o anche 2 strette nel caso di un camper pieno di ogni cosa come quello che avevo ridotto io prendendo su mari e monti nell'eventualità che ...
Aveva tutte le sue cose a posto, con tutte le comodità che negli anni 87 circa erano richieste e che nel 2012 non erano neanche più considerate tali .....come cambia il mondo
Dall'aria vissuta e fiera dava comunque qualcosa in più , quel tocco vintage, all'avventura che ci faceva sorridere consci che stavamo inserendo un altra avventura nell'avventura.....almeno inizialmente.
Dopo 10 manovre e qualche giorno di guida s i sorrideva già di meno :-) .
Ma andava bene, l'importante era, in fondo, avere la testa coperta per la notte ed avere una base al seguito per eventualità di ogni tipo, razza  e colore.

Il tempo vola, ce ne accorgiamo, spesso,  quando arriva il momento e come per incanto ti trovi proiettato dentro a un evento fortemente voluto ed organizzato ma che rimane fino all'ultimo come qualcosa di irreale, come un sogno della tua mente.
Si parte dalla centralissima piazza Garibaldi di Cervia davanti ad un nutrito numero di amici, conoscenti, curiosi  ed accompagnato da qualch eamico della squadra di Triathlon/Running  tra i quali  Oliver, grande amico, che correrà con me fino al mezzogiorno successivo.
Un emozione molto grande che già di per se mi consegnava una vittoria e una sensazione magica dentro che se da una parte mi portava ad essere presente per fare tutto ciò che dovevo  nello stesso tempo mi allontanava per darmi la possibilità di osservare da fuori , di vedermi nei movimenti e di scrutare negli occhi nei sorrisi della gente captando le emozioni che probabilmente io, in quel momento, ero in grado di creare.
Ero ufficialmente partito con la  mia voglia di sfidarmi, di provare emozioni , di trasformare la sofferenza in una grande soddisfazione.
C'era una linea azzurra da percorrere, tanto da osservare, da respirare e da vivere, giorno dopo giorno  chilometro dopo chilometro .
Andrea Pelo di Giorgio , il Surfing Shop da sempre nel  mio cuore di sportivo che da oltre 20 anni mi da la possibilità di  realizzarmi nei panni di dirigente sportivo ; Dakar Ravenna che mi accompagna con la filosofia di libertà , esplorativa ed amante delle sfide del marchio Land Rover ; Enervit .... la mia benzina senza la quale il mio corpiccino avrebbe tempi molto più lunghi nel recupero e nella disponibilità di energie.
Le tracce nella sabbia mettono in risalto il marchio Tecnica che ha protetto e salvaguardato i miei piedi  con estensione a caviglie/gambe ; sopra invece , oltre all'abbigliamento Surfing Shop Sport Promotion  il compito di proteggermi e farmi faticare  con la sensazione del pigiama addosso  è stato svolto magistralmente da Biotex di Faenza   per quel che riguarda l'intimo termico, e Skinfit per l'esterno tecnico ed elegante con una tonalità giallo sole che spaccava.
Protezione pisello e chiappe  offerta da Turbo  che mi sorprende creando un costume nominale e logato con la campagna Amref  "Stand Up for African mothers" .
Poi gli altri,  da  Metalsider , al Centro Medico Cervia con la dott.ssa Giulia e il recupera scassati Daniele che hanno sempre a cuore la mia condizione fisica, Majani produttore di cioccolata buona , Alma Petroli , la Stuzzicheria di Cervia, Cementi Pantelleria, fino a  Clai Carni e Salumi  e a Inbici, mensile per cui scrivo qualche riga mensilmente, che si è adoperato per la ricerca di aziende e di contatti sul percorso.
Un grazie anche a chi ha dato voce a Adriatic Coast Run Extreme attraverso l'etere, Radio Rai 1 - Zona Cesarini,   Veronica my radio  ,  Ironman Radio , Cross Radio - MokoLab  con gli amici Moko- Filippo che mi chiamavano strada facendo  e infine  il mio compagno DadGad con il suo babbo Beppe Beppetti che hanno contribuito nel messaggio per la raccolta fondi .
Naturalmente un grazie a Terry amico e uomo di grande pazienza che è stato capace di seguirmi e proteggermi le spalle andando a passo d'uomo per ore ore ore e ore ancora.
C'era anche il Comune di Cervia, mia città natale con il logo ben stampato sulla divisa ufficiale ,sulle locandine , nel camper e nelle comunicazioni che giravano via web.
Mi piaceva essere virtualmente ma ufficialmente accompagnato dalla mia città , una situazione alla quale ambivo da anni  ma mai andata in porto .
Presentando il mio progetto all'assessorato al turismo avevo avuto parere favorevole ed avevamo discusso anche su quali azioni potevano essere messe in piedi andando a toccare tanti paesini turistici come il nostro uniti dal mare adriatico .
Tante belle parole  tra le quali un si di assenso con l'invio dei file con il logo di Cervia poi ..... poi.... poi ci sarà un prossimo post nel quale risalterà una certa delusione.
Comunque, Cervia o non Cervia , io ero partito  e  i miei piedi pestavano con cadenza la sabbia della nostra amata spiaggia .
Da lì in avanti ci saranno tante emozioni, tanti momenti in cui sarò solo con i miei pensieri , variazioni di clima, difficoltà derivate dalla stanchezza, molti sorrisi e risate derivati da piccole cose e da fatti che avvenivano scoprendo quell' avventura.
Il telefono era come magicamente silenzioso, tutto quello che era la vita comune di tutti i giorni era magicamente fuori, mai una telefonata di lavoro , di qualcuno che mi chiedeva info su un annuncio di una vettura piuttosto che di un altra o di qualcuno che aveva un problema alla sua auto .
Era come se la gente sapesse che gradivo staccarmi dal mondo per un paio di settimane ed il mio desiderio era stato esaudito.
Paola (in uscita) , Oliver, X Folin, Cristian e qualcun altro del mio "enturage"  (in entrata) erano le poche persone con cui scambiavo telefonate,  per il  resto collegato con tutti  tramite  rete .
Tanti , veramente tanti  sportivi e non ( con grande piacere), non credevo di poter essere seguito passo dopo passo da così tanta gente , di poter captare sulla mia pelle tutta questa attenzione.
Mi faceva un gran piacere spronandomi ad avere una linea quasi continua con la pagina Facebook  nella quale inserivo  in tempo reale foto e commenti  fino ad arrivare a sera quando, prima di andare a riposare dedicavo un oretta a raccontare quello che era successo nella giornata narrando emozioni e fatti goliardici.
Commenti, complimenti ,  parole di incoraggiamento  fino a frasi che mi descrivevano come un esempio per la gente o altre definizioni molto grandi per essere inserite dentro di me  che stavo facendo solo quello che mi piaceva con estrema naturalezza e semplicità.
"Non vado più a letto se prima non leggo il tuo resoconto"  o "la prima cosa che faccio quando mi alzo è andare a leggere cosa ti è successo nella giornata di ieri" ........
la sensazione di riuscire a trasmettere, ad emozionare è qualcosa di veramente grande che ha la capacità di spronarti , di donarti forza e motivazione preziose nei momenti più difficili.
Tanto sotto a quei passi , dentro a quelle giornate, tante opportunità di confrontarsi con se stessi , con altre persone, di gustare la parte buona della gente , di emozionarsi  per l'accoglienza sempre estremamente gentile ma a volte addirittura impensata e imbarazzante.
Cortesia , sorrisi , allegria , ma anche momenti tirati , inevitabili discrepanze di pensiero, di modi di agire,  Un camper , simbiosi e complicità (senza doppi sensi please) per due settimane  non possono passare senza qualche piccolo incaglio  specialmente in condizioni di estrema stanchezza ( e vale per entrambi....anzi mentalmente forse più per Terry).
Utili  in fondo, permettono di ampliare la conoscenza, di farti pensare anche all'altra parte senza fossilizzarti solo su te stesso mantenendo però sempre ben chiaro l'obiettivo.

Terry e il sesso :-)
Niente di allarmante (lo dico per Martina) solo mie battute ed eventi di viaggio mi facevano sorridere al pensiero della mia finta preoccupazione iniziale  quando  comunicavo agli amici della mia intenzione di lasciare la cassa all'amico solo dopo esser transitati dal Riccione  onde evitare di essere abbandonato  o di dover continuare senza soldi per  spese Extra in zona Trans.
Ridendo e scherzando su questa cosa abbiamo passato indenni tentazioni del tipo :
Nr. 4 zoccole di cui una notevole e 3 cessi  praticanti il loro onesto lavoro a 50 metri dal camper.
Messaggi subliminali nei muri citanti  : Lara bocca di miele , Chiara bocca di miele  e non so chi altro bocca di miele   tutti con numero di cellulare
Passaggio in statale a pochi chilometri  da Lesina cosparsi di qualche elemento proveniente dall'est (che a dire il vero ti facevano allungare il passo più che rallentare)
Un parcheggio (poi cambiato) sul lungomare di Monopoli in zona adibita all 'hard  con prova inequivocabile a 15 metri dal finestrino con copula in peugeot 207  iniziata dopo al nostro arrivo.
In ultimo la passeggiata di Terry , credo nel penultimo giorno per visitare un sito archeologico  sito a 10 minuti dalla strada.
Per chi non lo conosce  segnalo che Terry ha una grandissima passione su tutto quello che è storia e ne sa a pacchi di usi, costumi, materiali usati di qualsiasi civiltà con predilezione medioevale .  La nostra passeggiata è stata costellata di siti archeologici  ai quali non è mai riuscito a far visita per seguirmi da vicino.
In quella giornata, in quel pomeriggio riscaldato da un bel sole e mentre camminavo svelto senza mostrare problemi , terry mi chiama via radio dandomi la sua posizione :
- sono un km avanti a te,  parcheggio sulla strada e vado a visitare un sito archeologico segnalato da una freccia . Non preoccuparti se non mi vedi per un po' .
Contento di ciò  dopo oltre ad una decina di minuti  passo davanti al camper.
Terry a piedi si era avventurato per un sentiero  bianco  che lo avrebbe portato al sito se non fosse stato che un auto  dentro alla quale una coppia si apprestava a fare le proprie cosine  non avesse dimostrato il proprio disappunto.
Dietro front avanti marsch  e mentre via radio  ridevamo già dell'accaduto .
 
Alcuni fatti 
Come non nominare Alcione e il suo bar  in quel di Pescara, bar condiviso con suo fratello (così lo chiamava lui) che non era altro che un suo ritratto  a dimensioni naturali che lo ritraeva seduto al tavolo .  Una  somiglianza decisa , con qualche chilo in più ....non molti, con l'attore Youl Brinner e qualche poster che lo raffigurava come i ricercati del west (wanted) con tanto di cappello di Cow Boy.  Colazione offerta, i complimenti  per l'impresa e per la causa che portavamo avanti prima di un sincero saluto seguendo la nostra strada .
Eravamo già stati accolti dal Sindaco/delegazione comunale a  San Benedetto del Tronto e da da quella di Monte Silvano  rappresentata dal vice sindaco  con le quali ci siamo simpaticamente intrattenuti sorseggiando qualcosa al bar del paese lasciando ad entrambi per la cortesia il rinomato sale di Cervia e ricevendo da entrambi un pensiero per noi ed Amref.
Monte Silvano è  uno di quei paesi  che sembrano irragiungibili;  noi dobbiamo arrivarci per le 19,00 , è i il 4° giorno , il giorno dei sindaci visto che veniamo da San Benedetto del Tronto.
Ero sulla statale adriatica e le luci della notte  erano già calate.
Stanco , molto stanco per via del ritmo che quel giorno era stato allegro sin dalla mattina proprio per rispettare gli appuntamenti ed anche nervoso per colpa dei cartelli  di segnalazione km mancanti.
Monte Silvano 3 km , poi dopo non so quanta strada Monte Silvano 4km ......non c'era modo migliore di colpire le gambe e la mente. Un fendente silenzioso ma molto più doloroso di una bastonata sulle gambe.
Percorro un tratto di strada che non sembra neanche più una strada statale ma una route molto meno importante, mi sento più volte con la ragazza , non ricordo il ruolo (assessore)  nel Municipio di Monte Silvano (non ricordo neanche il nome  :-(  ) , che ha organizzato tramite l'amica Claudia Gnudi  il ricevimento ufficiale.
Mi dice i nomi dei paesi in ordine  quando entro proprio in quello prima del loro .
Mi scappa da sorridere pensando di essere ormai giunto a destinazione  ma ancora non potevo sapere che quello che stavo attraversando era il piccolo  paese più lungo del mondo. Iniziava dopo ad una rotonda ed era praticamente ospitato ai lati della strada statale , non so la lunghezza , 700 /600/ 900 .... so solo che alla fine , o quella che io credevo tale  vi era una rotonda e dopo di essa un altro cartello col nome del paese + Monte, Lido, Spiaggia, Collina, Pianura e non so cos'altro.
Ogni rotonda era come una spada che mi si infilava dentro al costato e ad ogni colpo dovevo aumentare le dosi di forza mentale affinchè il mio fisico non si fermasse.
Sicuramente uno dei momenti più difficili di maggior stanchezza  culminato fra l'altro con una tendinite sul tibiale dx che dal giorno dopo mi avrebbe costretto ad abbandonare la parola corsa.

Il tendine tibiale  infiammato , gonfio, doloroso ....tutto per colpa di quell'infortunio all'alluce che aveva portato il mio fisico a correre in posizione di difesa sbilanciandosi sul lato dx causando , a ragione , quel problema già provato l'anno prima in occasione del Decaironman ( ma sul lato sx)
Il bello  o meglio il brutto era che quel dolore si sentiva anche camminando  in quanto legato al movimento del piede ed oltre tutto metteva in difficoltà anche l'autodifesa del fisico che si trovava a doversi sbilanciare sulla sx dove però c'era l'alluce che duoleva .... se ci voleva un po' di merda al quinto giorno , quella c'era  e nei giorni a seguire ne sarebbe arrivata ancora di più con l'arrivare dei dislivelli che mi avrebbero fatto compagnia fino al tavoliere delle puglie.
Situazione dolorosa dunque, il quinto giorno aveva sancito definitivamente l'impossibilità della corsa ed aveva caricato la mente con un grosso lavoro , quello di posizionare il pensiero in altri punti affinchè il dolore venisse metabolizzato, non fatto sparire perchè era impossibile ma lasciato in disparte , per intenderci un po' come si fa con i bambini quando ti rovinano con insistenti richieste ..... fingere di non ascoltarli finche , non soddisfatti  si allontanano.
Quello era il comportamento ma non poteva continuare a lungo senza nessun intervento. Lo stinco faceva quasi paura quando arrivavamo a sera e il ghiaccio  più di tanto non poteva fare .
Quella sera (quella del 5° giorno) ci fermiamo in una pizzeria di un paese disperso nel mondo ( una piccola localita di mare che viveva solo in estate), non mi cambio neanche, metto su una giacca perchè l'intenzione è quella di ripartire dopo cena per percorrere qualche altro km ....giusto per digerire.
Sediamo vicino al camino  cosa che comunque  non mi eviterà di chiedere a Terry di fare un salto nella casa mobile a prendere vestiti asciutti per cambiarmi e smettere di tremare.
Ne approfitto per chiamare Giulia Franzoso del Centro Medico Cervia  che mi consiglia una sorta di agopuntura con piccole infiltrazioni di cortisone dicendomi che  in quella situazione probabilmente è l'unica strada percorribile .
Il titolare della pizzeria è, credo , poliomelitico  , ha un braccio più piccolo che non ha movimento , lo sistema con l'altro braccio . Terry , che nel frattempo si era fatto amico  con i suoi modi gentili la mamma di lui (mangiava dietro di noi ) ma non il babbo che probabilmente ingelosito non gradiva la sua innocente gentilezza, chiese alla signora se era a conoscenza di centri medici/cliniche per il mio problema .....quando si dice la fortuna..... il figlio faceva proprio quelle cure in una clinica  a 25 km di distanza nell'entroterra.
Fine della giornata visto che la mattina dopo la direzione era verso la clinica della speranza .

I dottori
Si dorme un oretta in più  anche se dorme per me era una parola grande.
Avvolti dalla fiducia  arriviamo  al paesino dell'entroterra dal nome dimenticato  (probabilmente nelle foto c'è) , piazza centrale , colazione al bar dello sport  (quello c'era) chiediamo info sulla clinica e ritorniamo sui nostri passi per poche centinaia di metri  trovando a sx  la clinica ....chiusa.
E' sabato , ce lo dice il dottore al telefono (fortuna vuole che il numero del portatile sulla porta dell'ambulatorio). Spiego  cosa dovevo fare e i perchè era importante farlo in giornata ...adriatic ...., amref , la sfida.
Probabilmente le parole  hanno colpito nel segno ed alle 10.30 , dopo un altra visita al bar dello sport  ci incontriamo col suddetto proprio alla clinica.
Ci presentiamo, ringraziamo, dialoghiamo e mentre faccio tutto questo continuo a guardare quel viso che mi pare somigliante a qualcuno di famoso ......mi viene in mente solo Benny Hill ma non è lui visto che è completamente diverso .
Chiaccheriamo sulle soluzioni possibili in relazione ai tempi e conveniamo entrambi che il cortisone  è l'unica strada che mi può sfiammare velocemente.
E' proprio mentre  si dirige  a prendere le fialette che un lampo mi suggerisce che lui è uguale a Mr.Bean. Rido da solo mentre pubblico su Facebook le foto intento a siringarmi aggiungendo che sono nelle mani , appunto, di Mr. Bean  ed arricchendolo poi con un "aiuto!!!"
Due minuti, l'operazione "iniector" è finita , si  siede alla scrivania e mi chiede se l'evento si può seguire da qualche parte .
- Certo .... su Facebook    Adriatic coast run extreme  . dico fiero.
Un millesimo di secondo e mi viene in mente che l'ho appena pubblicato.
Terrore !!!
Fortuna vuole che la linea era molto lenta il che mi da la possibilità di dirottarlo  sul blog che non aveva gli aggiornamenti n tempo reale salvandomi da una figura  forse simpatica o forse no ( in realtà non c'era niente di male visto che assomigliava all'attore che conosciamo come mr Bean) .
Doniamo al Dottore il sale di Cervia per il piacere che ci ha fatto e lui ci sorprende con un gesto inatteso.
- ero venuto qua pensando di intascarmi 50,00 € ma visto cosa state facendo , metteteli nella cassetta di Amref .
Buoncuore, grazie Mr.....Bean  sei un grande.
Una volta giunti in costa corro per 1 km e mezzo sull'enfasi della potenza del cortisone ma mi accorgo presto che molto probabilmente la fortuna che mi potevo aspettare era che la cura sfiammasse la tendinite almeno quanto la infiammavo io giornalmente permettendomi di arrivare  (grazie anche all'aiuto di spray freddo e ghiaccio) a fine sera ...non oltre.

Il dottore/sindaco intervenne qualche giorno dopo  in conseguenza di un dolore che aumentava e di uno stinco che a sera sembrava quasi crepare la pelle  stretta per tutta la giornata in una fascia  per contenere il movimento della Caviglia.
Eravamo arrivati a lui  grazie alla disponibilità dell'amico Fabrizio Cutela che mi aveva messo in contatto con un runner locale (eravamo a Torre Milito)  che conosceva  personalmente il dottore/sindaco.
- Ci vediamo domattina alle 9,00
- All'ospedale ?
- No . no  venga direttamente in comune.
Così sarà la mattina dopo quando ci presentiamo al Comune di Ischitella  accampando con tutti  "l'appuntamento col sindaco" .
Effettivamente non dicevamo una bugia anche se tutti ci guardavano strano , forse anche a causa del mio abbigliamento podistico .
Ci attendeva in un bell'ufficio dove, dopo aver parlato spiegato mi invita a mostrargli il malfatto.
Seduto nella poltrona di pelle scopro la gamba ... la tocca , muove l'articolazione facendo facce brutte e chiedendomi cosa volessi fare.
Di colpo da un altra porta entra un omone baffuto che guarda sorpreso , io mi fermo un attimo ...
- non si preoccupi, dice il dottor/sindaco  è il mio assessore
in effetti non ero preoccupato, solo sorpreso e divertito dalla scena .
Continuo e ci accordiamo per una cura al cortisone  a pastiglie delle durata di 4 giorni .
Sale di Cervia stretta di mano e foto prima di scendere,  con una ricetta scritta su carta bianca (dati del Dott. compresi)  in farmacia. La  seguente sosta  al bar permetteva di riempire lo stomaco iniziando immediatamente la cura.
- il camper ...... ma è quella casa sulle ruote ?   chiese la signora al bar  prima della nostra partenza con direzione Peschici.

I dottori erano finiti, entrambi erano stati di una disponibilità disarmante come  lo erano stati coloro che si erano mossi per far si che questo potesse avvenire.
 Fabrizio , l'amico runner  , Francesco di Playrun che mi aveva trovato e offerto qualche giorno prima un fisioterapista per alleviarmi il dolore ......che bella sensazione essere "coccolati".....grazie

La strada  verso Peschici sarà una delle più dolorose e allo stesso tempo una di quelle che mi regalerà uno scorcio visivo dei più belli di tutta questa vacanza.
Un forte vento di tramontana spazzava la giornata , forte a tal punto che lo maledivo ogni volta che lo avevo alla spalle  poichè con la sua potenza mi costringeva a fare dei dolorosi passi di corsa che subivo impotente.
Una strada classica di montagna fino ad un passaggio esterno che permetteva di vedere  km di costa all'infinito
Il frastuono costante di un mare mosso all'inverosimile ,  un blu infinito cosparso da un susseguirsi di onde   sospinte dalla tramontana che "rompendosi" creavano quella coltre di "nebbia" regalando a quel panorama un senso di mistero mentre l'impetuosità del mare  pareva voler ricordare l'immensa forza della natura.
Telefono scarico , nessuna foto di quel passaggio a parte quella che vedrò chiudendo gli occhi ogni volta che vorrò .
Un grande regalo  la distesa della costa e il pensiero che qualche giorno fa .....ero là fin fondo..... che sensazione ,  che spettacolo.
Al distribuore prima dell'entrata in Peschici c'era la sosta pranzo con un Terry  innervosito da un passaggio turistico all'interno del paese  a bordo del camper delle meraviglie.
Viottoli stretti , curve e contro curve......manovre su manovre e tutto senza  senza servosterzo :-) . In quel momento Terry era un po' come "la forza di venti braccia"  la pubblicità dell'impastatore Simac che passava sulle emittenti quando ancora ero in giovernù acerba .

La vita del camper  era ...stretta .... sopratutto perchè , come già detto, lo avevo riempito di tutto e di più accatastando roba in tutti gli  spazi liberi  tramutandolo automaticamente in uno di quei giochini nei quali devi mettere in ordine i numeri con solo una casella vuota.
Mi siedo qui , e sposto questa roba lì, vado a far la doccia e accatasto i vestiti là, ci sediamo a colazione  e spostiamo questi sacchi di là  .....  un gioco non difficile in fondo ma che portava sovente a perdere qualcosa ed a proferire la frase "eppure lo avevo messo qui !!!"
Per buona parte del viaggio la notte è stata condivisa nei piani alti del camper dove, in un soppalco vi era un letto matrimoniale nel quale io occupavo la posizione chiusa verso al muso del parallelepipedo  lasciando  quella di uscita a Terry che al mattino si alzava qualche decina di minuti prima per preparare la colazione .
Tuta sacco a pelo e qualche coperta sopra di quelle con polvere intrinseca (giusto per non farci mancare niente)  che liberandosi nell'aria ti costringeva a soventi risvegli per dare acqua alla bocca impastata.
Dormire rilassati era un eufemismo  ma non perchè avevo Terry a fianco , lui dopo 5 minuti era secco e non si muoveva fino a mattina , ma perchè ogni posizione portava con se un dolorino derivato dal carico di lavoro e dal dolore tendineo che ogni volta che mi giravo si metteva in moto e per un 10/15 minuti  pulsanti.
Dopo la notte di Torre Mileto passata sotto ad una pensilina per  nubifragio assaporato nelle ultime due ore di corsa e perdurante ed un risveglio alle 03,00 a.m  con il braccio umido decisi di dormire nel divanetto di sotto.
Le operazioni serali erano praticamente fotocopiate, fatto salvo qualche caso in cui facevo una corsetta dopo cena.   Si arrivava al paese prescelto per la sosta, indi una volta salito nel camper cercavamo un posto idoneo per passare la notte.
Vicino al mare  era sicuramente il migliore e permetteva di essere cullati nottetempo dalla melodia delle onde, spesso molto decisa e del vento che soffiava. Nelle giornate piovose , particolarmente piovose, la pensilina della pompa di benzina era la scelta più ambita.
L'angolo doccia non era proprio dei più graditi e rilassanti  in quanto veniva fatto  in un ambiente leggermente freddo ( reso ancora più freddo dalla stanchezza)  in situazione di rigidità fisica estrema dovuta sia alla stanchezza e sia alla temperatura  (certo non mi permettevo di stare sotto al getto dell'acqua per decine di minuti  per evitare di consumarne troppa) e , come un camper vuole,  in spazi ristretti  che non sono il massimo quando invece avresti l'esigenza di allungarti di rilassarti tranquillamente.
Facevo anche quella di corsa per poter entrare tremante nel caldo della mia tuta surfing shop con sopra pelle una tenuta termica.
Indossata quella  a piedi cercavamo una pizzeria dove in piena cndizione cazzona ci regalavamo un oretta e oltre di relax,  chiacchere e pubblic relation.
Seguiva un rientro e la preparazione per la notte  non prima di aver scritto e aggiornato le pagine dedicate all'evento sulla rete .
In realtà la preparazione nanna consisteva  nel fare lavaggio denti  visto che di svestirmi per mettermi una tenuta notte  non mi passava neanche per la testa..
Vista la temperatura mite esterna (10° /12°) il riscaldamento ausiliarlo della casa mobile non veniva acceso .
Al mattino, dopo aver fatto colazione, ci accomodavamo al primo bar per un caffè espresso  e per sfruttare un bagno con dimensioni  normali   nel quale oltre alla fisiologia fisica  mi lavavo anche denti e muso.
Era l'inizio di un altra giornata, che con una sofferenza , minore o maggiore, mi avrebbe comunque portato a fare un passo verso al traguardo che mi ero preposto.
La sensazione interna era quella che il tendine non si sarebbe rotto col mio proseguire e che  non avrei creato danni pericolosi. il mio ottimismo mi diceva che il fisico non mi avrebbe girato le spalle e questo non mi faceva pensare all'abbandono anche se avevo messo tra le variabili la possibilità che sarei stato costretto a farlo.  Eventualità triste ma che avrei affrontato con la massima tranquillità.
Fatica, dolore, mente quel piccolo puntino che rappresentava la vittoria personale diventava sempre più grande trasformandosi in una valanga che al passaggio travolgeva tutto.
Tutto  come  l'essere attesi ed accolti  da Alessio Piccioni e socio di TriRun a  Giulianova,  come la visita a sorpresa di Claudio e Belinda che mi hanno accompagnato fino oltre a Lesina alleviandomi fatiche e dolori  con la loro presenza,  come la cioccolata offerta dalla famiglia amica di Luca Novali dopo Monopoli, cioccolata fra l'altro non disponibile perchè finita da lui nel corso della settimana ....buono il caffè ....     dai colori visti , le immagini semplici e vere della nostra penisola, la percezione degli odori , dei rumori, il vento sulla pelle, il tempo che passa lentamente regalandoti  la sensazione di essere vivo e spiegandoti addosso la lunghezza di un minuto.
C'è un grazie sincero a tutti prima di riportare alcune righe  che amo in particolar modo perchè in grado, a mio modo , di esprimere in maniera concisa ciò che è stato per me Adriatic coast Run Extreme.
Scritte a caldo  per il mensile Inbici sono capaci di  riportare a galla le emozioni vissute, sentendo i brividi correre sulla pelle, gli occhi inumidirsi e riempendo la mia mente del silenzioso rumore del mare in burrasca.

E' "Il Silenzio" , .....sono io 


È il silenzio, il mio silenzio , quello magico, quello che mi parla, che  in pochi attimi mi racconta , riportandomi  dentro  l’appena  vissuto che mi  accompagna  al tanto desiderato traguardo .
Pacato , garbato, ma così potente e squassante da liberarti dentro un emozione talmente forte che non può far  altro che manifestarsi  sotto forma di un pianto.
Non c’è la forza di urlare, saltare, non più.
Sono stanco, devastato dalla fatica.
lascio che scendano sul mio viso mentre sento i “bravo”  di Terry , mentre rientro lentamente nel camper, parlo al telefono con  Paola. Non  le fermo, è bello sentirle scendere ,  uscire dagli occhi gonfi , vivere il sorriso  dipinto sul volto e qualcosa di immensamente  grande dentro.
La scelta fatta venerdì mattina prima di mettermi in moto  è stata sicuramente la più dura, la più difficile ma in fondo è quella che ha poi  regalato un sapore ancora più forte a questa vittoria personale.
24 ore filate, non facili dopo oltre 10 giorni di fatica ma fattibili grazie ad un obiettivo ben preciso , arrivare in un tempo utile affinchè  Terry Spinelli, assistente ufficiale, potesse giungere insieme a me a  Santa Maria di Leuca  a degna conclusione di un avventura vissuta insieme nella quale ha svolto un ruolo molto importante dimostrando  una grande passione.
Nonostante il mio proferire  “finisco da solo con lo zaino …non preoccuparti”  (Terry l’ 8 doveva inderogabilmente rientrare a Cesena)  ero dispiaciuto dell’eventuale “abbandono”  e  se c’era una possibilità di chiudere insieme  quella andava provata.
Un lavoro mentale forte, importante, una concentrazione lungo tutti i passi di quella giornata per renderli più svelti, per sentire meno il dolore fisico  ed avvicinarmi sempre più all’obiettivo.
Sospesi sul filo dei minuti e  con  qualche momento di tensione arrivieremo poi   verso un emozione senza precedenti , diversa , unica .
Adiatic Coast Run Extreme  è di per se stata unica , diversa da tutte le mie precedenti esperienze ultra . Lei era  mia, completamente mia , ideata da me per soddisfare la mia sete di avventura e  permettermi di esplorarmi in nuove condizioni.
Niente agonismo, nessun avversario a cui contendere  la posizione.
Solo la sfida con me stesso, la voglia di capire come si sarebbe comportata la mia mente in assenza dello stimolo agonistico,  principale artefice di scelte che mi hanno portato  a sopportare fatiche fisiche molto forti e fare scelte vicine ai miei limiti se non oltre.
Un ambiente a me familiare, il mare ( ci sono nato e ci vivo) duro per il fisico ma con un fascino estremo per alcune similitudini con  l’amata terra desertica ,  la sabbia su cui appoggeranno i miei piedi e l’assenza di confini che si vive  lasciando correre gli occhi lungo l’orizzonte marino oltre alla melodia creata dalle onde che si infrangono sulla battigia. Il  mare in inverno così  libero e naturale.
Una linea emozionale partita il giorno della creazione e cresciuta giorno dopo giorno  col crescere costante ell’evento .
I social network, un lavoro giornaliero costante , un minimo di notorietà nel campo hanno permesso in breve tempo di portare Adriatic Coast Run Extreme  agli occhi di molte persone.
Amref al mio fianco con la raccolta fondi  “Stand up for African Mothers”  il risvolto umanitario che mi apre il cuore facendomi respirare un aria ricca di sentimento.
L’emozione di partire dalla piazza centrale della mia città di Cervia, davanti agli occhi di un folto numero di amici conoscenti , sorrisi , abbracci , incitamenti .
Pochi metri  e, mentre gli amici (che mi accompagnano per il primo tratto)  ti parlano ,ridendo, e scherzando, ti accorgi di esserci dentro , di essere arrivato a quel punto  da te desiderato ma che, fino a quel momento, pur sapendolo vero  manteneva sempre un alone di  quasi immaginario.
La verità che si conferma verità uno strano gioco mentale  che si ripete ogni  volta ed ogni volta mi fa sentire forte il momento .
Saranno giorni ripetitivi nella forma, ma mai pesanti, monotoni,  ogni giorno si corre, si ride, si organizza, si condivide.
Ogni giorno vedo il mondo nei suoi piccoli particolari che sempre abbiamo sotto agli occhi ma spesso e volentieri per il ritmo frenetico della vita ci dimentichiamo di osservare.
Mille sfaccettature, mille colori che variano col variare della luce solare, basta una nube , un attimo d’ombra per  farti vedere uno scorcio completamente diverso ,dallo stesso precedente,  più triste, allegro, forte, poetico .
Il mare ora azzurro intenso, poi  verde, grigio ed imbiancato dalla schiuma di onde come impazzite che si rincorrono create da  una tramontana feroce. L’ appannamento visivo creato dagli schizzi rende i  km di riviera che si distendono sotto ai tuoi occhi come ricoperti da un soffice strato di nebbia, il rumore insistente e forte della burrasca ti accompagna  soffocando quello dei tuoi passi e del tuo respiro.
Il mondo che si rivela nei  particolari, nelle abitudini/modi di vivere delle persone che cambiano pian piano , man mano che lasci alle tue spalle i chilometri.
È  come interagire con  un film, nel quale  ogni tanto entri  assaggiando e capendo  quella che è  la vita del momento e del luogo in cuiti trovi.
Tutti fantastici, una cortesia e un accoglienza da togliere il fiato che sottolinea valori che sempre più spesso sono una rarità.
Le Barche colorate, il lavoro dei pescatori , due caprioli che attraversano elegantemente la strada, il vento imperioso , la pioggia che ti bagna, che crudelmente ti avvolge con il freddo se  non sei svelto ad indossare gli indumenti in goretex.
La notte che ti viene a trovare presto e l’alba che non smetterà mai di affascinarti ; quante cose passano sotto ai miei occhi di attento osservatore  mentre le gambe continuano nel loro lavoro incessante.
Un porcospino , due rospi che attraversano la strada uno sopra l’altro mentre il diluvio allaga il manto stradale, un bruco verde pisello che con la sua caratteristica andatura a fisarmonica  rischia di esser schiacciato  fino al raglio potente di un asino nascosto chissà dove  che mi saluta al passaggio .
Particolari, semplici attimi  che rimarranno impressi  nella mia scheda di memoria.
E’ presto , molto presto quando una dolorosa tendinite assale il mio tendine tibiale dx e i tensori dell’attaccatura al piede.
Sono a Monte Silvano , appena 4 giorni , subito dopo al ricevimento dei sindaci di San Benedetto del Tronto e, appunto , di Monte Silvano.
Uno stinco gonfio, il movimento del piede che diventa doloroso e che mi permette di correre solo una parte della giornata sucessiva , poi è black out .
Cammino  e zoppico anche . 
Non c’è il pensiero di smettere, certo l’ipotesi che ciò possa avvenire si  ma smettere in quel frangente no. Sono tranquillo  l’aspetto coscienza è a posto in fondo la mia sfida l’ho vinta partendo e accettando questa sfida.
Soffro ad ogni passo e lo farò ancora di più nei giorni successivi viste le asperità montane del percorso . La zona di Ortona,  il Gargano  con le salite e soprattutto le discese mi faranno vedere le stelle .
Un paio di visite da specialisti ( e qui devo dire  veramente un grande grazie agli amici) , una cura potente in modo da sfiammare il tendine almeno quanto lo infiammavo io giornalmente   e poi lei , la mente.
Rimango sempre allibito, estasiato quando la valuto e cerco di entrare nella sua profondità   cercando di carpire la sua immensa potenza . 
Basta un obiettivo, l'enfasi, la volontà   a far si che faccia finta di dimenticare tutto ciò che hai fatto fino a quel momento .... chiedi potenza, forza ed eccola, chiedi resistenza al dolore ed eccola.
 Metabolizzo , giornalmente  mi abituo a quel dolore logorante presente ad ogni passo, rinuncio alla corsa ma non rinuncio alla mia sfida  anzi trovo che sarà ancor più inebriante. Le mie sensazioni mi raccontano che non creerò danni al mio fisico e quello basta a darmi l’input per continuare. 
Trovo il passo giusto, ne troppo lungo , ne troppo corto, sopporto  le salite e soffro le discese ma avanzo , non variando gli standard. Ad ogni pausa  ghiaccio, spray ghiacciato per addormentare il dolore e un discreto riposo serale in modo da non far implodere quello stinco che  non è più così bello da guardare.
Scivolano via le regioni, le Marche , l’Abruzzo , il Molise, la Puglia ci da il benvenuto , è lunghissima si , ma è l’ultima e la mente ne trae forza ulteriore .
Di correre non se ne parla proprio più , i chilometraggi giornalieri diminuiscono, i giorni di fatica crescono e le giornate si allungano trasformando le ore serali , dalle 17,00 allo stop, in  un tunnel che a volte sembra senza fine aiutato anche dalle indicazioni stradali che con i calcoli dei chilometraggi assestano dei colpi alla mente di quelli che fanno barcollare le gambe.
La certezza c’è ed è la solita,  “domani arriva sempre” e allora pazienza Andrea, pazienza, passo dopo passo.
Ogni giorno 11 – 14  ore di movimento, mai oltre , il tendine deve riposare , deve recuperare almeno un po’ .
Il morale è sempre alto, si ride, si scherza,  ci si offre la pizza ogni sera  prima di andare a dormire o prima di fare un'altra oretta di passeggiata per digerire.
Il camper vintage ci ospita regalandoci anch’esso ogni giorno qualche novità , costringendoci a volte a dormire sotto a pensiline di pompe di benzina per evitare infiltrazioni di pioggia ma è bello così, è l’avventura che ti dona  un sorriso  che ti da lo spunto per una battuta.
Avanzo nella puglia con passo barcollante ma deciso, il Gargano con le sue asperità e finalmente la pianura del tavoliere dal quale  posso girare la testa   seguendo con gli occhi tutta la costa stupendomi  nel constatare che ieri ero là, dopo a quella punta.
 Li ti accorgi di quant’è lunga la strada e di quanta se ne può fare in un giorno di movimento .
È una bella sensazione , strana ,  difficile da spiegare,  una gioia dentro, quella punta è molto più lontana agli occhi rispetto a quella che in realtà hanno percepito i    tuoi piedi .
Direzione Santa Maria di Leuca,  l’ipotesi di non arrivare non esiste neanche più , c’è l’odore nell’aria,  l’amabile odore del successo . Immagino già la scena a tal punto che passo sopra ai dolori con più facilità .
L’ipotesi  di arrivare tardi rispetto ai piani, di continuare da solo sabato e domenica  viene giustamente e doverosamente cancellata dalla voglia di arrivare insieme .
24 ore filate sono la soluzione unica per riuscire a fare ciò e così sarà.  
La mente torna in cattedra,  la ripartenza dal caffè di quel venerdì mattina è diversa , decisa , la mente impone un ritmo più veloce al fisico, non ascolta il dolore , spezza la giornata in piccoli traguardi in modo da non sovraccaricarla da non stancarla con le 24 ore , l’ obiettivo è uno e si deve raggiungere a costo di arrivare ai limiti . Da fuori non cambia niente , sorrisi , battute , rispetto le solite pause ma dentro sento una macchina da guerra.
Passo dopo passo mi gonfio di un aria che ha già il sapore diverso , la notte per la grande sfida mi attende , non la temo , non prendo in considerazione l’ipotesi di non farcela.
Arriva puntuale , sono le 22 circa quando prima di uscire dal camper , dopo una pizza da asporto annuncio tramite la rete   “ è nella notte più importante che ci sono i fuochi d’artificio . inizia lo spettacolo “  
Riprendo a correre e’ una sensazione fantastica, di libertà , c’è un aria diversa che sbatte sul mio viso , la velocità in realtà non varia di molto  ma l’aria è un'altra aria , un altro respirare.
Un paio di km , forse qualcosa in più poi decido di non forzare , il difficile deve ancora arrivare e le forze mi  serviranno …..tutte.
Sarà lunga, dura e interminabile ma sarà la cosa più bella e più vissuta di tutta l’avventura ….. “ se dalle 7 di stamattina sei arrivato ad adesso , arriva anche domattina” mi ripetevo nei momenti di stanchezza .
Le pause si limitano a 15 minuti  dalle 00.45, all’01,00 e  mezz’ora  dalle 3,30 alle 4,00  quando per l’eccessiva stanchezza  non riesco a raggiungere Tricase che dista due lunghi ed interminabili km più avanti. Sono distrutto  in quel momento, la mente non regge più il ritmo , lo accusa ed io mi trascino lentamente sulla strada .
Anticipo la sosta  per far respirare corpo e mente e alle 4,00 mentre la moka ci regala l’ennesimo caffè della giornata trovo anche la forza di  un contrasto con Terry.
Riparto dal camper col nervoso ma con la decisione di correre gli ultimi 28 km di quell’avventura cercando così di limitare i tempi per  riuscire nell’intento. 
 La magia si ripete , le gambe partono sospinte dalla mente mettendo sull’asfalto un ritmo niente male.
Rimango concentrato non sprecando il minimo grammo di energia in più, saranno lunghi, duri.
 Io ci avrò  provato.
Poi il regalo , Santa Maria di Leuca 14,5 km , la tensione scema , il sorriso torna e l’aria che respiro ritorna dolce .
Continuo a correre, non spezzo l’incantesimo , il vento soffia forte ed ogni tanto piove  costringendomi ad indossare il giubotto in goretex.  
Il dispendio energetico è molto più alto rispetto a quello che metto dentro al corpo e a 5 km dalla fine non so più neanche chi sono.  Mi trascino nella strada completamente vuoto  contando  i 100 metri indicati dalla segnaletica stradale subendoli come non mai . interminabili .
Una barretta, dell’acqua , manca poco Andrea, manca poco.  
Il sopralluogo di Terry   narra di un cartello indicante  …3 km   e di un altro successivo a questi  che dice  2km .
Credo ai 3 e riparto con la corsa , occhi bassi e sguardo appena avanti ai piedi , fino a lui , lo svincolo , fino a quando i miei occhi muovendosi a sx vedono chiaramente le case bianche e caratteristiche della Puglia .
Santa Maria di Leuca .
Abbandono la strada maestra , è leggera discesa , c’è il silenzio, il mio silenzio che mi rapisce  che mi racconta tutto , che mi lascia dentro la felicità e la consapevolezza di aver, nel mio piccolo regalato emozioni e trasmesso positività e forza a chi mi ha seguito giornalmente raccontandomi di una grandezza che non riesco  ad incollare a me.
Pacatamente, delicatamente ,  tutto mi arriva dentro .
 Il mio mondo  fatto di emozioni , coloro che mi proteggono dall’alto , chi mi vuole bene si unisce al mio respiro   accompagnandomi  con  una leggera ma stanca  corsa  al cartello di Santa Maria di Leuca .
Le lacrime saranno l’emozione più bella ed intensa  dentro  al silenzio più bello del mondo .
Cervia – Santa Maria di Leuca , oltre 900 km , una lunga linea azzurra disegnata sulla cartina
….. c’è il mio respiro sopra. 

Andrea Pelo di Giorgio





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