venerdì 12 aprile 2013

"Si parte" da InBici di Marzo


2013 …..pronti ?   VIA!!!

…si parte , non c’è più bisogno di allungare tanto gli occhi per vedere la partenza della stagione ciclistica, le prime gran fondo sono già alle porte se non addirittura già iniziate in zone  dal clima più temperato.
Febbraio sta avanzando  velocemente e la voglia dei ciclisti aumenta giorno dopo giorno, lo si nota sempre più osservando la strada nelle ore  calde della giornata e nelle mattine dei giorni festivi quando  gruppi di ciclisti, amatori e non , si riversano nelle strade per far girare la gamba.
Certo  è ancora freddo e ormai il clima ci ha abituato a repentini cali di temperatura e perturbazioni  anche in periodi  nei quali, seguendo il criterio delle stagioni, non sarebbero previsti.
Fortuna vuole però che la tecnologia  ci viene incontro dandoci una mano  e grazie a siti  specializzati sulle condizioni meteo , tra i più cliccati tra i ciclisti,  siamo in grado di poter programmare le uscite  anche a distanza di una settimana  incastrando le pedalate  nei frangenti dove almeno le precipitazioni non sono previste.
 L’ora di salire in sella è praticamente un neologismo  e sta ad indicare che è ora di iniziare a far sul serio , visto che in realtà su quella sella nessuno, o quasi,  ha mai smesso di salire .
Uscite brevi  quelle invernali , sia come tempo che come distanze  e tutti   ben infagottati per combattere la temperatura rigida .
L’importante è far girare la gamba, non lasciare tempo al muscolo di impigrirsi  , non sono importanti fatiche con la F maiuscola e rapporti duri  con lavori per creare la potenza , è importante mantenere attivo il fisico e tutto l’apparato muscolare e cardiovascolare.
Fortunatamente oggi  le aziende hanno sviluppato vestiario tecnico con materiali molto protettivi e leggeri che permettono al ciclista di non salire sulla propria bici dando l’impressione dell’omino Michelin che pedala . Materiali leggeri e molto protettivi  permettono di uscire con una maglia termica ed un giubbotto  garantendo  libertà di movimento . I problemi maggiori  vengono dalle estremità  che nonostante le varie coperture sono quelle che tendono ad agghiacciarsi di più  anche per una causa vascolare. In soccorso di ciò esistono oggi dei piccoli pack, appositi per mani e piedi,  che una volta “spaccati” garantiscono  calore per qualche ora.
Coprirsi il giusto è la regola.
 Non poco che porterebbe il fisico a soffrire freddo  sprecando energie nel vano  tentativo, viste le temperature esterne, di riscaldarlo  e non molto cosa  che porterebbe ad una  sudorazione eccessiva  bagnando il  fisico dandoci una sgradevole sensazione di brividi  durante e dopo  l’uscita mettendo a rischio  la salute.
Una , due ….. tre uscite settimanali, rulli piazzati davanti ad una Tv giusto per dare un appiglio alla mente  in attesa  che la prima spolverata di primavera permetta di iniziare gli allenamenti mirati per affrontare al meglio la propria stagione agonistica/amatoriale  cercando di raggiungere i proprio obiettivi .
Fanno eccezione gli atleti che hanno obiettivi  importanti nei primi mesi dell’anno costretti a  subire le difficili condizioni meteo  al fine di garantirsi una buono stato di forma  per competizioni ,solitamente in paesi esteri, dove  molto probabilmente troveranno  condizioni climatiche completamente differenti.
Certamente una lotta dura  visto che  alla fatica fisica intensa dovranno  obbligatoriamente lottare contro a una stagione non delle più ideali   affrontando pedalate lunghe  con l’incognita poi di  non sapere poi la reazione  del fisico ad un brusco cambiamento di condizioni climatiche .
Non per altro sono sempre maggiori le organizzazioni di Camp sportivi e vere migrazioni di gruppi sportivi   in luoghi  dove si può trovare  un clima gradevole  e nei quali ci si può permettere  una settimana /dieci giorni di full immersion   al fine di fare una base partenza importante o di affinare e definire la preparazione in vista dell’impegno previsto 
Continua  ma non semplice quindi la preparazione invernale del ciclista , quella che in realtà viene chiamato  il periodo di riposo non è altro che un rallentamento dell’attività ma non un abbandono . D’altronde ,si sa,   la passione  non sarebbe  passione se fosse priva di  un minimo di “sofferenza” .
Meno  noiosa , anche se in realtà più complessa  è, invece , la preparazione del triathleta che grazie ai tre sport può permettersi  più facilmente di variare sostituendo uno sport con un altro in caso di condizioni proibitive con il vantaggio di mantenere comunque attivo il proprio fisico  soddisfando la mente  svolgendo il proprio compito di atleta.
Quindi , pronti via ….. e quando queste righe verranno riportate sulla carta patinata del mensile Inbici sicuramente molti dei lettori avranno già fatto l’esordio 2013 e bene o male  tutti avranno già consultato e riconsultato i calendari delle relative federazioni per programmare  la stagione entrante.
Obiettivi già  evidenziati ,  diversi  i modi di  comunicarlo  ….. chi con un “mi piacerebbe fare “ ,  chi  già convinto parla di “farò” , chi spavaldamente colorisce la dichiarazione anche con una rosea  previsione fino ad arrivare a chi  l’obiettivo , il sogno  se lo tiene dentro  riservato a se stesso  per non sentirsi osservato da nessuno   e/o per mantenere intatto il sapore di una cosa personale …. come se fosse unica.
Pian piano, giorno dopo giorno, si arriverà al momento in cui si potrà uscire a gambe nude , giorni in cui gli uomini torneranno a radersi la gamba per mostrarla, fieri, liscia e lucida in tutta la sua massa e potenza muscolare.
Gli allenamenti si faranno intensi  e saranno tecnicamente  studiati (chi attraverso l’ausilio di professionisti del settore, chi   consultando le varie tabelle i rete, chi  con il “fai da te”) al fine di aumentare la forza, la resistenza, lo scatto o quello che serve all’atleta per far la miglior figura possibile nelle competizioni da lui , o dal team, scelte.
Varie sono i modi di approccio al mondo ciclistico o del triathlon come del resto nello sport in generale  da parte degli atleti.
Dai super agonisti ai super amatoriali , mondi e persone completamente diverse,  obiettivi e filosofie più disparate,  da chi si rode il fegato mangiandosi i denti se non riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati fino a chi “ l’importante è arrivare senza morire dalla fatica”  ; da chi si muove  solo se in compagnia  e se non  fa parte di un gruppo  piuttosto non  esce  di casa fino al solitario che ama andare da solo proprio per non avere impegni con nessuno poter fare i suoi ritmi e potersi perdere nel proprio mondo.
Dall’atleta colorito che fa di tutto per mettersi in mostra atteggiandosi a campione fino all’atleta timido di cui quasi non noti la presenza nelle competizioni .
Un mondo vasto enorme , bello da vedere ed osservare anche per le differenze che trovi al suo interno  differenze capaci  di essere magicamente riunite  da una parola di 5 lettere   presa nel suo significato più vero ….SPORT .
Una buona visita medica sportiva  è il punto di partenza per fare dello sport in tranquillità , consigliata anche a chi fa sport amatoriale senza gareggiare (parliamo sempre della propria salute) .
Un po’ di attenzione  al proprio stile di vita, al  rispetto del proprio fisico , all’alimentazione (non vuol dire non mangiare più le cose che ci piacciono)  è  l’approccio ad una filosofia dove  vale principalmente la sfida con se stessi ,  dove c’è  il sano agonismo diventa un gioco per spingerci ad ottenere il meglio da noi stessi divertendoci a cercare di battere l’avversario di turno  , ma  dove  a prevalere deve essere la sfida personale   e la capacità di vivere delle soddisfazioni per quello che si fa.
Gli  obiettivi  non sempre  vengono raggiunti,  è vero, ma questo non deve essere motivo di delusione se abbiamo dato il massimo  (ci abbiamo provato ed è più difficile che rimanere a casa sul divano) anzi proprio questo deve essere motivo di soddisfazione . La capacità di riconoscere i propri limiti o l’incentivo a riprovare cambiando i sistemi di preparazione per verificare se c’è la possibilità  di andare oltre sono anch’essi un grande motivo di soddisfazione . 
Dare il massimo consci che non saremo sempre al massimo, complimentarci in maniera naturale e sentita  con un avversario che ci ha appena battuti senza provare invidia (salvo una sana invidia sportiva) , riuscire a  sentire la soddisfazione  anche quando  “ne usciamo sconfitti”   è senza dubbio un grande segno di maturità che non fa altro che evidenziare   la nostra filosofia sportiva.
Sempre  PULITI,   perché la vittoria esterna non vale neanche un ultimo posto  quando la coscienza è sporca,  casco in testa  ben allacciato (sempre),  un attenzione  decisa al codice della strada , un filo di pazienza e via  ………..
sarà un 2013 tutto da pedalare  

Andrea Pelo di Giorgio      

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