sabato 20 aprile 2013

Storie di Russi

 "i russi i russi gli americani" ....
Non c'entra niente  però a Russi c'ero e anche deciso e battagliero.
Era il 7 aprile e l'occasione era quella della Maratona del Lamone, la seconda maratona Italiana  in fatto di anzianità, sicuramente importante ma non tra quelle che richiamano atleti  di taratura internazionale ne numeri stratosferici  di partecipanti ma questo mi piace perchè mi permette  di correre in un altra condizione mentale oltre che a regalarmi , se le cose vanno bene, una soddisfazione aggiunta  nell'arrivare a premio.
Ero pronto, l'avevo preparata forse come mai avevo fatto  nella mia "carriera"da podista grazie al prezioso aiuto di Christian Casali fornitore di un metodo di allenamento preciso lasciandomi però la libertà mentale di gestire  tempi e  sensazione dello sforzo..
Il feedback richiesto era : "come ti senti ?  come sei andato?"  mai un devi fare questo tempo  o quell'altro cosa che mi spronava sempre a dare il massimo  forse proprio in considerazione del fatto che  quella porta aperta che non rappresentava un confine dentro il quale stare.
Venivo dall' Adriatic Coast Run Extreme  e la velocità ( non me ne vogliano i velocisti se chiamo velocità la mezza e la maratona ..... è solo un raffronto) me l'ero ormai dimenticata.
Più o meno un tre settimane di relax totale dalla corsa imposte più che altro dal  tendine tibiale ,  per riprendere  a fine anno se non ad inizio 2013.
C'era l'inverno  da sfangare una sfida sarebbe stata l'ideale per ripartire in modo deciso, un qualcosa che mi stimolasse , un obiettivo da raggiungere o cercare di ....
Era lì, vicino a casa, la Maratona di Russi mi strizzava l'occhio sicura nonostante la contemporaneità con quella la più blasonata di  Milano.
Oltre ad discorso prettamente economico che comporta spese di trasferta e tempo dedicato maggiore  la mia scelta ha tenuto conto delle seguenti considerazioni :
- sono sempre 42.195 mt
- dormo a casa nel mio super letto con cuscini di piume
- certo il panorama della campagna nei dintorni di Russi non è spettacolare  ma anche le vie del Milanese  in fondo ..
- l'aria è più respirabile
- non c'è il fascino delle grandi manifestazioni con stand  colori  e migliaia di persone  ma c'è tranquillità  e il tutto si svolge con più relax   dal ritiro del numero di pettorale, all'andare in bagno fino al presentarsi in partenza (solo 5 minuti prima del colpo di pistola)
- mi permette di correre spostato davanti e non in mezzo al gruppo  regalandomi sensazioni di corsa differenti e approccio mentale più stimolante
- lotto per un premio di categoria  cosa che regala sempre un sorriso dopo la fatica.

Scelgo l'opzione iscrizione senza pacco gara (bottiglia di vino e non so cos'altro) ....10,00 €
Sono, più o meno,   i primi giorni di gennaio quando confermo , grazie all'amico Gotta la mia iscrizione.
Non rimane che iniziare a correre, a far digerire alle gambe quei due segni rimasti dalla passeggiata sotto costa.
Fino circa a metà febbraio va così, seguendo le sensazioni e correndo libero da ogni tipo di vincolo partecipando saltuariamente a qualche gara competitiva in modo da provare la situazione della gamba col surplus donato dal numero di pettorale, poi ........si cambia registro.
Arrivano le metodologie d'allenamento da Christian che mi servono dapprima per abituare il muscolo a diversi tipi di lavoro che abitualmente non faccio e poi, nelle ultime tre settimane (lasciando una settimana per lo scarico poi) aumentare la dose aggiungendo dei chilometraggi più importanti prima del "lavoro" impegnativo.
Lo affronto volentieri, grazie alla mancanza di tempi obbligati (come già detto) e alla libertà di fare i miei allenamenti a zonzo per le campagne/città senza dovermi rinchiudere in una pista d'atletica (la potenza del Garmin).
C'è un obiettivo e, naturalmente, un sogno.
Riavvicinarmi alle 2h50'   il primo,  battere il mio personale il secondo.
E' solo un sogno, sono obiettivo oltre che essere, quella di Russi, una maratona non troppo veloce .
Sognare non costa nulla e allora perchè non farlo'
In un batter d'occhio arriva il giorno, ho fatto tutto , compreso l'ultima settimana che è sempre la peggiore con lo scarico  ..."non fare più di 10 km  ...ritmi tranquilli  "
Mi stringono questi confini , il  far poco mi da sempre la sensazione di peggiorare quanto fatto fino a quel momento  ma è sicuramente solo una sensazione visto che studi e prove dicono il contrario.
Non mi rimane che presentarmi sulla linea di partenza in quel 7 aprile dalla temperatura giusta,  migliorabile solo da qualche raggio di sole (che non verrà), per affrontare la mia sfida.
Come al solito  l'oretta abbondante che mi concedo per fare tutto l'iter del pre gara si rivela leggermente stretta a tal punto da concedermi neanche un paio di km di riscaldamento.
Ci siamo, saluto Paola,  Betta, Vinc e sono dentro al recinto nelle file di testa giusto in tempo per poter essere protagonista della solita scenetta che ormai dura da anni.
- il pettorale si chiama pettorale  perchè va sul petto.
Come al solito, pacatamente, rispondo che lo porto in vita  con l'elastico da triathleta  perchè i body costano dei soldi e si rovinano con i continui fori delle spille.
-Abbiamo comunque il chip e quando passo ai controlli alzo l 'elastico sul petto
- non è la prima volta che glielo dico .....poi se si trova squalificato sa il perchè.
Chiudo la scenetta con un sorridente "va bene" da recidivo  non capendo comunque tutta questa difficoltà di vedere un numero posizionato 30  cm più in basso.
Passa la ragazza con il cartello 3 minuti ....2 ....1....... e con la tensione giusta arriva lo sparo che lascia libera la mandria.
Saranno le piacevoli sensazioni della corsa, delle gambe che girano a briglia sciolta tenute a freno a fatica da una mente consapevole dei propri mezzi  ma  lasca e permissiva.
Un ritmo un tantino troppo generoso sopraffatto dal piacere che la naturalezza di quella corsa , fluida, precisa, mai impiccata,  riusciva a donare.
Ritrovarsi solo per gran parte della corsa, ascoltarsi nel senso più profondo della parola, puntare il gruppetto di atleti davanti,  sentire il corpo che asseconda la mente cambiando passo per raggiungerli .
L'effetto legno che invade le gambe, mentre la testa, si ti sgrida perchè lo sapeva, ma tira fuori la grinta per mollare il meno possibile.
Duri e faticosi, capaci di trasmettere la sensazione di un ritmo molto più lento di quello che in realtà è,
il sorriso dettato dalla  consapevolezza che quella sarebbe stata una buona prova  nell'attesa di quella magica sensazione che sarebbe arrivata di lì a poco.
Gli applausi accompagnano  gli ultimi passi , il cronometro segna 2h51' e spicci ,  lo guardo, sorrido e vado a stopparlo al 45° secondo.
Dentro ?
Un leone.
E' una sfida vinta, un obiettivo raggiunto con la consapevolezza che continuando per quella strada probabilmente riuscirei a migliorare anche il mio personale  ma ..... non lo farò,  la consapevolezza mi basta
La mia mente pensa già ad altre distanze, altre sfide, non "sentendo" Christian che dice  -la prossima volta scendiamo sotto le 2h50' .
I ritmi  rallenteranno ma il poter tranquillamente saltare da una distanza ad un altra completamente opposta  disseta la mia voglia di sfida.

Sempre senza confini  e con le mie Scott ai piedi.

maratona del lamone per andigio in Garmin Connect - Dettagli