giovedì 11 luglio 2013

Valtellina Extreme ....Camosciamente

E’ rosso.

Ringrazio per l’obbligo di pausa che mi toccherà “mio malgrado” fare e per l’auto presente al semaforo che mi da  la possibilità di chiedere un informazione di cui, peraltro , so già la risposta .

Funziona così,  nei frangenti in cui la stanchezza si fa sentire  mi cresce la paura di sbagliare percorso e, anche se non ci sono alternative di strada, il sentirmi dire che sono sulla via giusta mi rinfranca donando  un surplus di fiducia in me stesso ( - visto che non hai sbagliato andrea ? )

E’ una vecchia Fiat Punto color grigio anonimo  condotta da un personaggio attempato (forse col il cappello) .

Scatta il verde mentre il vetro della vettura si abbassa in modo non omogeneo  denotando l’assenza di vetri elettrici , tutto è calmo, l’aria è ferma , non c’è un anima ulteriore in giro  oltre a lui, me e la mia stanchezza.-       Mi scusi, per Bormio ?
La risposta è quella che sapevo , quella che volevo sentirmi dire .

Due chiacchere veloci  con il gentilissimo personaggio mi portano ad indagare sulla distanza

-       10 km e passa la paura , affermo sorridendo
A volte bisognerebbe imparare a stare zitti  ….. 

-       No no , saranno almeno 20  e le tocca fare anche della salita .

Delusione forte …. sconsolazione/dolore mentale.

E’ sempre una botta strana quando le tue certezze  si sgretolano in un attimo e lo è ancora di più in un momento di stanchezza estrema.

E’ un attacco alla tua positività, al tuo lavoro mentale  che, peraltro, non sortisce nessun effetto negativo  vista la poca distanza che mi divide dalla linea  finisher.

Pochi istanti per riassettare la mente digerendo le nuove tempistiche e la ruota scivolava già sull’asfalto col suo rumore caratteristico .

Qualche minuto per dirmi “ dai Andrea adesso ti metti d’impegno e vedrai  che ….”

Pochi secondi per sorridere  verificando sul mio  Garmin ,  che l’impegno produceva  una velocità variabile dai 18km  ai 22 km orari in pianura  il che si traduceva, sfruttando un’ equazione istantanea, ad oltre un ora di pedalata .

Pazienza , serviva solo un altro attimo di pazienza (tanta ne avevo già messa in fondo) per concludere, respirando un'altra forte emozione, quel gioco iniziato ormai da 35 ore e conosciuto col nome di Valtellina Extreme.

Colpa (fortuna)  di una locandina intrisa da una particolare aria magica. Un immagine con il potere di rapirti e trasportarti dentro ad una sfida dura ed emozionante, immersa in uno spettacolo naturale dei più maestosi dove carpisci la potenza della natura riprendendo le sembianze di una piccola parte  di essa.

Occhi fissi  su quei numeri da paura, 467 km , 12.550 metri D+ mentre quella misteriosa forza spinge sempre maggiormente.

Non il 467 ma i 12.550 D+ , erano loro che giravano vorticosamente nella mia mente  lavorandomi ai fianchi come capita ad un pugile in difficoltà chiuso all’angolo.

Era una decisione presa in partenza  (mi succede sempre così),  seguita a breve dalla classica ufficializzazione vocale con gli amici e via web per incanalare il pensiero totalmente in quel tunnel emozionale che se da un lato mi impauriva per quel mare di salite che avrei dovuto affrontare dall’altro  mi rassicurava per la certezza di una condizione fisica/mentale notevole.

Si aggiungeva inoltre il l supporto di patners che anche in quest’occasione mi avrebbero affiancato .Ringraziamenti quindi , dovuti e sentiti  a:


- Fondriest Italia e Silvio (l'agente) per la fornitura di una splendida e fiammante Fondriest F2 esteticamente molto belle e tecnicamente molto valida

-       InBici mensile specializzato con il quale collaboro che mi ha procurato l’accredito come giornalista/partecipante



-       Enervit  sempre di supporto alla mia voglia di faticare con i propri reintegratori che mi ricaricano di vitalità fisica aiutandomi nel recupero



-       Claudio  del Surfing Shop sempre disponibile nel smontare,  montare, adattare …





-       Us Bormiese per l’accoglienza e la gentilezza dimostrata in tutto il corso dell’esperienza

-       Pelo  per quel minimo di  ……..  che mi permette di vivere e respirare emozioni fantastiche.


Si va!!!Il 14 giugno di buon ora tarda (per affrontare una trasferta del genere)  salgo in auto  puntando il muso verso la rinomata località montana che sarà raggiunta, non senza qualche problema di navigatore satellitare, dopo oltre 5 ore.Bormio , bella e ordinata, classicamente montana, mi accoglie presentandomi subito, alla mia sx,  l’hotel riservato dalla U.S Bormiese per il soggiorno.

L ’Hotel Rezia  o Grand hotel rezia  mi da il benvenuto nei panni di un gentilissimo signore barbuto  che mi fa strada verso il garage, mi consegna le chiavi della stanza/appartamento e , non volontariamente, mi porta fuori strada narrandomi di 2500 partecipanti , di una partenza alle ore 8,00 con colazione prevista alle 6,00.Rimango un po’ allibito  e perplesso , non che sia un esperto di randonne, ne avrò fatte 5/6, ma il numero di partecipanti mi sembrava veramente eccessivo  e poi avevo letto partenza alle 5,00 …..Con tutti i miei dubbi e la colazione fissata per le 6,00 (lui aveva letto nel programma per controbattere e tranquilizzarmi) esco  dirigendomi al quartier generale della Valtelina Extreme  dove vengo accolto dal , credo, presidente che mi spiega la contemporaneità di due manifestazioni ciclistiche

1- 2500 belgi che già da qualche giorno giravano nei passi attorno a Bormio e che avrebbero concluso  il loro week end proprio  l’indomani  passando in orari diversi su alcune strada che avremmo fatto noi

2- la Valtellina Extreme  che aveva come base il piccolo stadio sottostante al palazzo del ghiaccio e avrebbe avuto inizio alle 5,00 (peccato avevo già fatto gola a quelle ore in più di sonno) con un numero di 100 persone circa al via.Andiamo giù al quartier generale  dove mi mostra tutto , mi presenta Simona che mi consegna il pacco “gara”  accompagnandomi poi , molto gentilmente, nei pressi di una pizzeria in centro dove ho, con molta calma visto il belgiame  che occupava praticamente ogni buco di Bormio, gustato una buona pizza  seguita poi da un grande gelato offertomi da Pelo proprio mentre rientravo n albergo.

Doccia , due chiacchere telefoniche con Paola e quello che desideravo  fosse  meritato riposo  in attesa delle 4 di mattina.

Purtroppo a causa di una combinazione di eventi 

A - il famoso piumino in dotazione degli alberghi in montagna 365 giorni all’anno che , se sei coperto sudi se stati scoperto hai freddo 

B - la tensione delle grandi sfide  

quel che rimaneva della notte passò nel bianco più assoluto  tra un andirivieni di copri, scopri gira, rigira  e giochi mentali .

Inesorabile il suono della sveglia cantò le 4  mettendo  ancora una volta in evidenza il repentino cambio di volontà . 

Se fino a 5 minuti prima non vedevo l’ora che arrivasse l’ora per mettere fine a quello “scempio” di sonno  in quel preciso momento scattava il desiderio di avere ancora a disposizione 10 minuti , mezz’ora per poter dormire posticipando quella che sarebbe stata una fatica che già la mente considerava impegnativa ma che ancora non sapeva quanto .

Appena 15 minuti  per essere lavato, vestito ed ingloplato dentro all’auto con direzione quartier generale dove nel effettuare le manovre di trasloco materiale da vettura a stadio  constato che Claudio si è dimenticato di montarmi i porta borraccia nella Fondriest F2 facendomi partire già con una piccola salita ancor prima di montare in sella .

La soluzione di portare la borraccia nello zaino non era certo delle più comode, il camel bag  lo avevo lasciato volutamente a casa , tanto ho le borracce ….. Fortunatamente c’è il presidente, credo , della U.S Bormiese  che  con estremo atto di gentilezza, mentre sgombro il tavolo colazione mangiando di tutto,  fa un salto veloce a casa rimendiandone uno  che troverò già montato. BURP!!!

Nuvole in Cielo ma la minaccia pioggia sembra ormai aver preso un'altra strada  dopo aver bagnato  le strade per tutta la notte anche con una certa intensità .L’arancione pre alba dona già la possibilità di vedere chiaramente davanti a se mentre la temperatura è gradevole ma non delle più calde.

Mi vesto cercando di non essere ne troppo leggero ne di diventare un omino michelin ,  pantaloni corti , calzini lunghi a compressione  maglia termica manicotti e maglia mezze maniche ciclistica + un antivento giallo che sfilerò non appena entrato in temperatura.

Dentro allo zainetto , oltre al telefono e qualche prodotto Enervit (grazie grazie) di emergenza,  il prezioso giubbotto in goretex a mezze maniche con annessi manicotti .Si accendono le luci, quasi esclusivamente le posteriori , il gruppo si riunisce sulla pista di atletica e, dopo un veloce briefing, parte lasciando il fascino delle sfumature rosse negli occhi di chi osserva.

E’ sempre un bello spettacolo  o per lo meno a me piacciono molto  quei piccoli lampeggianti  che sbavano colore nel buio.

Con un ritmo tranquillo usciamo da Bormio  abbandonando qualche chilometro dopo la strada provinciale per immetterci nella rete locale .

L’asfalto bagnato ci da quel rinfresco ai piedi e polpacci anche inutile di prima mattina mentre le bici scivolano silenziose ed i driver ne approfittano per fare qualche chiacchere e conoscersi .      

La strada che ci porta alla prima salita tendenzialmente scende permettendo alla bicicletta di scivolare raggiungendo anche velocità discrete senza fare il minimo sforzo fisico, ….mi verrà in mente al ritorno.

Più o meno un bonus di tranquillità lungo circa 25 km prima di entrare a diretto contatto con le maestose salite dolomitiche.

A presentarci l’antifona di quel che sarà di lì in poi è il signor Mortirolo le cui rampe di buongiorno fanno calare un religioso silenzio.

Io tanta salita così non l’avevo mai fatta e questo lo dico parlando nel totale di quello che sarà la mia avventura sia in quella  singola che passava sotto le ruote.

Tutte lunghe , costanti e sempre impegnative , mai un attimo di relax , di strada che spiana o flette leggermente verso il basso .

Sempre su, sempre verso l’alto , caratterizzate da tornanti numerati col numero 1 in vetta  che, se non conoscevi la salita , potevano anche illuderti  proprio come il Mortirolo.

Solo 12 tornanti ,  ma quanti km  da un o all’altro, quante volte lo sguardo correva alla ricerca del cartello numerato non appena vedeva la strada curvare  e quante volte rimaneva poi deluso verificando che quella era l’ennesima curva non un tornante.

La prima  e lampante constatazione  fu che i 27 denti del pignone posteriore erano forse pochini per affrontare in modo degnamente agevole quel mare inclinato verso l’alto   e che forse, ogni tanto,  un minimo di organizzazione preventiva non farebbe male , vero Pelo ?

La fatica muta e bianca  ho sempre sentito dire  e la fatica muta e bianca in quei frangenti si presentava con il dolore muscolare nel imprimere la forza ai pedali, con  una corsa di gocce di sudore che mi solcavano il viso mentre l’asfalto lentamente, molto lentamente passava dietro alla tua figura d’atleta amatoriale.Ma anche  lei ( la fatica ….) ha in fondo i suoi punti deboli ed una mente forte riesce a metabolizzarla facendola diventare una costante con la quale convivere lasciando la possibilità alla mente di correre su altri fronti.

E’  sufficiente  un attimo per essere “fuori dal mondo” immerso in un magico silenzio  naturale.Captare il “rumore” dell’aria ,la melodia  del canto di  uccellini  che  si mescola al rumore  dei  torrenti che scendono  impetuosi dalle pareti rocciose lasciandosi cadere nel vuoto.Affronti la salita,  lentamente  , stanco,  in certi frangenti  stravolto dalla fatica ma  sempre  con un  espressione  capace di raccontare e di trasmettere la grande passione e gioia che stai vivendo.

C’è il rumore cadenziato della tua pedalata , il tuo respiro ,  il battito accelerato del tuo cuore ti urla la sua funzionalità facendoti vibrare il petto  regalandoti  una prepotente sensazione di forza e libertà paragonabile a quella del volo  di un uccello .Non c’è fatica che non sia ripagata  da questo tipo di emozioni e allora sali contento su quelle strade che mai avresti pensato così impegnative lasciando scorrere quella film sotto ai tuoi occhi mai sazi di incamerare attimi , piccoli particolari sapientemente  miscelate dentro ad immensi spettacoli .

Le salite:estremamente dure,  ….tutte, ed al contempo  belle, imperiose , decise ed ognuna con un tocco di poesia dentro che la distingue chiaramente dalle altre .  Il Mortirolo con caratteristiche più chiuse   permetteva all’occhio di allontanarsi di poco dalla sede stradale.  

Un lungo tunnel della fatica con un fascino estremo incollato addosso,  asfalto rude, rovinato e uno sguardo di sfida che fuoriusce da qualunque punto tu appoggi gli occhi. 12 i tornanti  un numero sicuramente minore rispetto alle salite che arriveranno  ma ….distanti , soprattutto all’inizio  quando in mezzo tra il 12 l’11 e il 10 potevi quasi inserirci dentro una stagione completa di Beautifull.Gavia e lo Stevio ( da qualsiasi parte  vengano prese) e anche lo Svizzero Umbrail permettono allo sguardo di correre libero gustandosi  un panorama che, non mi stanco di sottolinearlo, risalta  la maestosità della natura facendoti sentire piccolo , magari importante ma veramente molto piccolo .  Occhi in corsa supportati  da orecchie  in una miscela immagini/rumori che impreziosisce il silenzio facendolo diventare una melodiosa marcia d’accompagnamento.

E’ un continuo film che passa davanti alle pupille che fermano in continuazione. 

Attimi  su attimi ,  uno più bello dell’altro , frangenti che ti lasciano senza fiato , piccole cascate che si lanciano nel vuoto dalle alture cadendo sulle rocce  e creando dei giochi d’arcobaieno col sole che splende, una spalla di neve alta anche due metri che costeggia le ultime fasi d’ascesa al Gavia , un vero e proprio muro che ti accompagna mentre dall’asfalto scende  sotto forma di acqua  tutto quello che il calore del sole riesce a sciogliere.

 I temibili cartelli  di presentazione  dei passi  che a volte fanno più male che bene  ma in fondo ti rendono orgoglioso di averli lasciati alle spalle. La strada che si srotola  sul versante sottostante in una incredibile serie di tornanti che hai appena passato …gioia gaudio …. o che devi ancora percorrere …cazzocazzocazzo . 

Gallerie ricavate nella roccia nuda con acqua che scende da tutte le parti rinfrescando  il tuo passaggio .La marea di ciclisti e motociclisti (tutti corretti e rispettosi del codice devo dire) che creano vita fino all’apoteosi del raggiungere la vetta dove  la concentrazione umana tra ciclisti, sciatori, motociclisti e turisti  trasforma il picco in una piccola piazza piena di sorrisi e di allegro vociare.

E’ una poesia che dura delle ore (il ritmo è quello ) e che si ripete praticamente in tutte le salite  fatta eccezione  per il Forcola/Bernina dal quale non ho imparato pi ù di tanto per forze maggiori.

Affronto il 3° giro partendo intorno alle 18,00 di Sabato in condizioni di “stanco andante” e in solitaria avendo perso i compagni di salita Stelvio proprio nella pausa in cima a causa di un imbadarellamento bar/vestiario non proprio dei più veloci. 

I primi due giri sono stati sostanzialmente una bellissima gran fondo percorsa a ritmi turistici respirando tutto ciò che di bello poteva esserci.

Il quartier generale  mi aveva ospitato per circa un oretta passata tra il rimanere steso sulle panche degli spogliatoti (piedi coperti dall’accappatoio)  rilassando la mente ,per dormire,  ma non troppo per non dormire  (il gioco è sempre quello cercare di dare il riposo alla struttura fisica ma non mollare del tutto per non rischiare di entrare nel profondo del sonno e svegliarsi dopo 5 ore) e tra l’offrirmi  una lauta cena , l’ennesimo recupero a base di R2 Enervit (una busta ogni giro) ed un caffè . 

Zaino imbottito con  vestiario invernale per la notte più una buona  riserva alimentare  (panini con bresaola e prosciutto cotto) visto che dopo la mezzanotte difficilmente si sarebbero trovati dei Bar aperti.

Solo e col sorriso mi avvio prendendo direzione dx  all’incrocio con occhio pronto ad individuare il primo bar utile per un espresso potente prima di quella che sarà , probabilmente, la parte più dura mentalmente (fisicamente ormai era tutto duro) della Valtellina Extreme .   

Ripetizione del tratto stradale percorso nel primo giro  durante il quale ho già la possibilità di carpire una certa stanchezza mentale che mi permette di fare qualche errore  moto grossolano come l’entrare nella strada statale a percorrenza veloce (vietata alle bici) e re-imboccare la strada per salire al Mortirolo fatta in mattinata.  Il ritmo  è tranquillo e costante mentre attraverso  i vari paesi di fondo valle che mi avvicinano alla salita, le luci della notte danno il cambio a quelle diurne e la gente  comincia a sgranare gli occhi al tuo passaggio.

Alle 22  e qualche spiccio  attraversando Tirano sono vittima di  una decisione estemporanea che mi offre un caffè più una coppa di gelato da 4,00 €  che mi gusto seduto al tavolo mescolato tra le coppiette/compagnie del sabato sera .Il tempo di dare la buonanotte a Paola  e mi rimetto in sella soddisfatto per il gusto gelatoso un po’ meno per l’effetto che sento in pancia.

Centro paese, alla chiesa a dx e  poche centinaia di metri dopo il cartello del passo mi saluta.Ad essere sincero faccio un po’ di confusione tra Forcola , Bernina.

Penso, e credo di aver letto Forcola  ma  non so , forse lo abbandono subito girando a sx  e attraversando la frontiera con la Svizzera o forse era il Bernina. 

Lascio lì il dubbio proprio mentre entro in uno stato di esistenza parallela  nel quale probabilmente è una sorta di forza mentale inerziale  a prendere il sopravvento.

C’è una sola e ondulata strada principale da seguire alla quale non vi sono praticamente alternative sensate.

In una sorta di limbo di non sicurezza condivido le pedalate con la strana sensazione (fra l’altro una verità) di chi non conosce il luogo e si avventura  alla cieca senza chiedere.Ragiono, sono ancora in grado di farlo,  evidenziandomi la strada unica, le non alternative  non nascondendomi il fatto che non conosco il posto , è naturale che abbia la sensazione  ….. in Svizzera poi …. e al buio.

Niente da fare …. quell’insicurezza si muove vorticosamente dentro me come togliendomi l’aria  a tal punto che sento l’esigenza di chiedere informazioni  a costo fermare  qualcuno di passaggio col rischio, fra l’altro, di non capire un eventuale lingua tedesca.Nessuno, nessuno di nessuno in quella strada che pareva anche ad alta percorrenza …discreta percorrenza .

E’ già domani, forse da oltre una mezz’orretta, quando  vedo alla mia sx (di là dalla strada) un bar/pub ancora aperto.

Deviazione secca , cavalletto fittizio appoggiata al muro e col rumore di un cowboy  entro nell’ , in quel momento,  saloon con la mia scarpa rovesciata (punta in alto).Il locale è condotto da due ragazze al momento  indaffarate a chiaccherare con un cliente.

Parlano Italiano (Svizzera Italiana Andrea? )  e questa è la prima notizia buona  seguita a ruota dall’altra che mi conferma di essere sulla giusta via.

Tolgo le curiosità alle ragazze che mi chiedono lumi su cosa  stia facendo visto che non è il primo ciclista che vedono. 

Con la sicurezza in corpo  dicendo un “hai visto? “ alla parte di Pelo ansiosa  rimonto sulla bici rimettendo in moto l’inerzia .

La strada sale , rimango disperso , ma  più tranquillo , alla mia dx un lago mi conferma che sto seguendo la strada giusta, lo avevo letto nel road book.

Praticamente gli giro intorno  virando la punta della mia bici verso Dx.

Non ho più riferimenti chilometrici già da un po’ di tempo visto l’assentarsi per questione di batterie del mio 910xt e  per contro non ho neanche un riferimento temporale  se non quello mentale/a spanelle che potrebbe anche non essere preciso preciso .

Il Lago , due rotaie alla mia dx ora  , alla mia sinistra fra qualche centinaia di metri , qualche paesino , una pipì sotto alle finestre una casa col terrore che esca qualcuno  a sgridarmi e  poi , sempre nel mio limbo  ho come la sensazione di entrare in campagna  confermata col passare dei chilometri da un panorama ( a vista d’occhio) diverso , con campi e abitazioni con l’aia.Una musica “unz unz unz” comincia a riempire l’aria proprio mentre il pensiero della batteria del fanale riempie la mia mente.

Fatti , misfatti e capricci 

Vedo una lucina rossa riflessa sul cerchio della bicicletta ,  indica la “riserva” , due conti al volo mi donano la tranquillità sulla resistenza della batteria proprio mentre si spegne. Sono davanti all’entrata della discoteca dalla quale parecchi giovani escono ed attendendo i genitori sulla strada .

La memoria visiva mi mostra il gesto fatto per inserire la batteria di riserva nello zaino.

Appoggio la bici alla rete e, togliendomi lo zaino ciccione più che mai dalle spalle, apparecchio il cofano di una vettura mentre mi sento oggetto degli sguardi e risate dei giovani.Il problema non sussiste, mantengo la calma e visto che ho apparecchiato  mi mangio anche due panini alla bresaola e formaggio gustandone tutto il valore proteico.

Monto la nuova batteria e con un fascio che taglia l’oscurità della notte riparto salutando i ragazzi presenti ….unz unz unz .

Strada che si stringe , un borghetto e poi un bivio  nel quale seguo la strada più grande che piega a Dx salendo.

100 metri e l’asfalto lascia il posto alla strada bianca segnalata da  lavori in corso  con cartelli che passano sotto ai miei occhi e dentro alla mia mente visto che commento la precisione svizzera.

50 metri di strada bianca e li dimentico  suggerendo a quello che tiene le mani sul manubrio che  una strada bianca non poteva essere quella giusta .

Pochi minuti e sono di nuovo al bivio. 

Seguo l’indicazione per un nome di paese che in fondo mi sta simpatico …. 300 metri  circa , rallento e “spavento” una donna che sta uscendo dall’auto in giardino.Saluto educatamente , sorrido al suo sobbalzo e chiedo .

La strada giusta è quella sopra  però lei consiglia di passare da sotto (asfalto migliore) e di non preoccuparmi perché quella strada si inserirà proprio nella salita per/del Bernina .

Avanzo sicuro, anche se il dubbio che mi abbia raccontato delle panzane mi gira dentro, la strada scende per poi salire ed andare ad immettersi con un incrocio a T in una strada più grande che mi sembra proprio quella interrotta dai lavori in corso.

Risolvo subito il dubbio sulla direzione che devo prendere:

- la salita Pelo , se devi fare il passo e venivi dalla tua dx …..

E risolvo subito dopo anche il problema su quanta salita dovrò affrontare  sfruttando proprio il metodo a spanelle.       

- Da poi che pedalo  saranno passate pure X ore, se pedalo da X ore , anche non andando forte, avrò fatto  pure X km  e se ho fatto X km  considerando che il giro è 123 km  e ci deve essere ancora la salita finale questa salita  sarà al massimo di 4 km o poco più …… ricordi la planimetria Pelo ?

Tutto a posto.

Non so quante ore dopo, a spanelle interminabili,  salivo ancora con la classica pedalata divisa in due (neanche il buon Fantozzi alla Coppa Cobra) desideroso di qualcosa che cambiasse quella situazione statica.

Ai miei occhi solo l’alone bianco della luce sull’asfalto, nulla più.  

Una notte senza luna non mi permetteva, alzando la testa, di rendermi conto a che punto della salita ero, non riuscivo proprio a distinguere le ombre della cima.Tempo lento, pedalata lenta,  ogni tanto  piedi per terra cercando di avere una visione della situazione più chiara  mentre rifiatavo. 

Non riuscivo!!!

Andavo così avanti  ripentendomi che prima o poi la salita sarebbe finita e che ormai avevo,  …..probabilmente …chissà ….fatto  X km  e che quindi, …forse …ma si … , sarei arrivato alla cima .

Ero però tornato nella situazione precedente , quella delle conferme .

10 minuti dopo fermo una delle rare auto di passaggio, è un Y  italiana condotta da una signora (lo ricordo dalla voce  …altro non ricordo)  che mi conferma di essere sul Bernina e  mi assicura che la frontiera dista al massimo 3 - 4 tornanti.

Attanagliato da ricordi Mortirolesi  adotto un imperativo un po’ brusco:

-       Lei mi deve dire quanti metri mancano , non i tornanti.

Sorridendo mi tranquillizza parlandomi di circa un km .

Solo pochi minuti e finalmente  la vedo, bella deserta, più imponente di quello che mi aspettavo e dotata di luci automatiche che si accendono per x secondi captando il movimento.

Ne approfitto per appoggiare il piede a terra e consultare il road book  con attenzione ma  ….attenzione quale   dico ora  sapendo come andranno le cose dopo .

Scendo  per qualche km , risalgo per qualche altro  mentre sulla mia testa appaiono i punti interrogativi come capitava al gatto Felix.

Arrivo ad un'altra casa di frontiera, c’è un cartello Livigno che a dire il vero non mi aspettavo  visto che credevo di essere già nella salita conclusiva.

La strada inverte ancora una volta la pendenza, mi lascio andare mentre batto i denti  dal freddo  ….. tanto è corta …… fino alla piana di Livigno  quando  ormai trasformato in un bo-frost pedalante sosto in una pompa di benzina  per vestirmi di tutto punto.Indosso tutto ciò che ho nello zaino meno il panino ma solo perché non sapevo come si infila.

Pantaloni  lunghi felpati  sopra a quello belga in lycra , manicotti più giubotto in goretex  indossati sotto al  giubotto invernale, guanti sottili termici più guanti invernali lunghi, copri scarpa  gommoso che non ho usato neanche in Minnesota a meno 36 gradi,  buff sotto casco e riparto con le netta sensazione di essere un tantino impacciato nei movimenti.

Circa 1 km e invece di attraversare  Livigno si gira a destra dove la strada inizia a salire dandomi la netta impressione  che forse quella di vestirmi non era  stata poi una grande idea (freddo a parte)

Ricalcolo……….ripenso ma non ne ho neanche il tempo ci pensa quel cartello verticale e raccontarmi la realtà:

“Passo del Fuscagno  km 13,5” 

Pelo frena e scende dalla bici mentre con l’aria curiosa lo osservo.

Si siede sul muretto divisorio a bordo strada.

-       E allora ?   gli chiedo
-       Io questa salita non la faccio !!!  13,5 km …..dovevano essere 4 ? NON LA FACCIO

Rimango a guardare mentre da seduto lascio cadere il busto indietro  appoggiandomi sull’erba. 

Lascio che gli occhi si socchiudano cadendo pian piano nell’inizio del sonno  godendomi il piacere delle palpebre che cedono mentre la testa  corre tra pensieri e piccoli sogni in modo alternato.

5 minuti, non di più  poi le parole risolutive:

-       Ho capito, la salita non la fai ma …… cosa fai allora?  Dove pensi di andare ?

“Terra degli uomini”  suona nel telefono (- a volte i forzuti si accasciano J ) sono le 4,00  ho dimenticato di togliere la sveglia.

Il cielo pian piano schiarisce e Andrea Pelo di Giorgio risale sulla fedele Fondriest F2   riprendendo la tranquilla pedalata che lo porterà fino ad un ampio tornante un km avanti  dove  uno stop tecnico gli da la possibilità di svestirsi  evitando una sudata eccessiva. 

L’idea che ogni tanto qualche preghiera venga ascoltata  arriva pochi km più avanti  quando la strada cambia pendenza inclinandosi verso il basso per 6,5 km  …… veloce, tranquilla, non impegnativa , bastava solo lasciar scivolare la bicicletta  ….che gusto Andrea, che regalo !!!

La vetta del Fuscagno mi attende  e con lei lo fanno anche i Finanzieri  che appongono il timbro di controllo sulla mia carta legalizzando il mio viaggio.

I 20 km che distano da  Bormio,  praticamente tutti in discesa, mi raccontano un panorama nuovo composto da un mal di collo (non riesco a tenerlo con lo sguardo in avanti soprattutto quando l’asfalto non è regolare) che mi costringe a varie soste per  esercizi di streccing, mal di mani (raramente tengo l’impugnatura bassa in bici e questo comporta una pressione del corno del freno tra pollice e indice che diventa dolorosa quando devi sempre tenere la bici frenata affinchè non prenda velocità visto che il collo non riesce a garantire la visione della strada). 

Arriva anche una botta di sonno che negli ultimi 10 km  mi fa ciondolare la testa entrando nel mondo del pre-sogno  per veloci istanti.Finalmente arrivo, sofferente, stanco ma col sorriso.Imbocco direttamente lo spogliatoio nel quale non mi cambio neanche tanta è la stanchezza .

Le solite panche mi accolgono mentre metto sotto carica il 910.Finalmente un po’ di relax , copro le gambe e lascio trascorrere il tempo respirando profondamente .Lo stesso rituale  che mi porterà a rialzarmi dopo un po’  a prepararmi un R2 di recupero, sedermi al tavolo per colazione, pranzo, caffè, the, coca cola tutto insieme  e per commentare con gli amici quanto fatto  concludendo, tutti d’accordo,  con la frase  “in qualche modo faremo anche quest’ultimo giro”. 

Rinfrancato dal fatto che l’ultimo giro è il più corto , 99 km, parto con l’ottimismo addosso dimenticandomi che ha volte è consigliato  essere presenti mentalmente perché andare a dx al posto che a sx e fare oltre 10 km in più in fondo non è la cosa più simpatica del mondo.…Gavia e Mortirolo , direzione inversa rispetto al primo , sulla carta più facile ….giusto lì.

La strada comincia a salire subito, nella mia testa vale sempre la stessa considerazione  “Gavia  17 km (più o meno) + 9 di avvicinamento = Gavia 26 km”-       Piano piano Andrea .  (no perdo lo spirito).


Il Gavia non mi racconta niente di nuovo in relazione al discorso fatica, anzi ne aggiunge ancora inserendo a questa anche una stanchezza da assenza di sonno che  prepotente mi assale  obbligandomi a qualche sosta appoggia piedi  e ad un micro sonno  su di un bellissimo prato verde.

Con cura cerco il posto con lo sguardo e quando ritengo di aver trovato un posto sufficientemente comodo e ombreggiato mi fermo.

Ho anche la malizia di appoggiare la bici in modo ordinato proprio per dare l’impressione di una sosta riposo e non di una caduta o di essermi sentito male.

Aggiungo a questo anche una posizione ordinata nel riposo ….quella da morto J  che chissà com’è in condizioni di stanchezza mi rilassa tantissimo.


Steso sul soffice manto erboso con le braccia incrociate sul petto e mani appoggiate   sul deltoide anteriore  mi lascio rapire da quella benefica sensazione (meglio di qualunque cosa) rimanendo a cavallo del confine sonno/presenza .

Qualche minuto di relax che va a gonfie vele  fino al passaggio di un ciclista  Francese/Belga che pensa bene di svegliarmi preoccupato per la mia salute.Gli sorrido aprendo gli occhi ,  tutto bene , grazie !!!

Risalgo in bici, il sole irradia la giornata e il paesaggio è splendido, c’è chi firmerebbe per essere qui adesso.

Arriva la neve al mio fianco,  i rivoli d’acqua cominciano a scendere sull’asfalto mentre il traffico di gente si fa più intenso  per raggiungere una notevole densità sul passo.

Sono al rifugio , timbro, firmo e mi siedo a tavola,  caffè , due cioccolatine ripiene di non ricordo cosa, una coca cola e un panino  prima di affrontare la discesa che riporterà a galla  il dolore al collo e il consequenziale alle mani.

La strada spiana , è rimasto solo il Mortirolo a rovescio ….l’ultima fatica Andrea, l’ultima.La barista nel cui bar prendo un ennesimo caffè  alla mia domanda sulla distanza dell’inizio salita per il Mortirolo   mi vuole far credere che esso ha solo una salita  e io sono fuoristrada.

Gli dico più volte, spiegandogli bene,  che il giorno prima  avevamo  percorso il Mortirolo scendendo  da una strada che sbucava non distante dal suo bar  ma lei  sicura ribatte la sua idea :

-       Il Mortirolo ha solo quella salita !  Non posso esserle utile!

Coda tra le gambe e via , pochi km a dx c’è  la temibile ascesa .

Dura anche a rovescio , pochi tornanti anche a rovescio  con distanze abissali tra il primo, il secondo e gli altri raggruppati nel finale.

È un agonia  ma non gli do più peso, è l’ultima e quel piccolo numero 1 arriverà davanti ai miei occhi.

Caldo, sudore che scende  sul viso ma pedalato dopo pedalata ricopro  la distanza che mi divide dalla serie di tornanti che si arrampicano fino al numero 1.

Gli ultimi 500 metri e appoggio i piedi a terra al controllo orario passando in mezzo ad un gruppo di motociclisti stomacati, svaccati e dotati di sigaretta in bocca o pacchetto sotto la manica della t shirt ribaltata.

Registrazione passaggio, coca cola , due tre bustine di zucchero  e non so cos’altro , risposta esaustiva alle domande dei motociclisti  che scuotono la testa  ed in contemporanea a loro riparto ….ultimi 500 metri di salita  prima di quella che sarà la discesa più dolorosa della mia carriera ciclistica.

L’asfalto “merda” riportava tutte le vibrazioni al collo , le mani faticavano a tenere tirate le leve del freno e la pendenza era sempre e costantemente pendente.Mi viene quasi voglia di salita.La fine discesa e la seguente pianura  viene accolta in un clima festoso dalla mia mente che già si porta avanti senza pensare che manca comunque ancora abbastanza tempo .

Sono veramente stanco, il fisico è provato, pedalo spesso in piedi , ho dolori al collo , ai tricipiti, le mani con le vesciche (nonostante i guanti)  ma sento dentro un prepotente sorriso farsi sempre più largo sul viso.

Qualche km e sarò al famoso semaforo dove l’uomo col cappello del tutto ingaro mi sferzerà l’ultimo duro colpo trasformando il 10 (km) in 20 mettendoci anche della salita. 

Ero lì a cavallo della “mia” Fondriest F2  mezzo tecnico di cui avevo potuto apprezzare a pieno le notevoli qualità principalmente nei primi due giorni durante i quali ancora la stanchezza mi permetteva di guidarla con più veemenza portandola, sicuramente, più all'estremo. 

Docile e precisa mi ha sempre seguito non "scossando orecchia" nell'effettuare brusche correzioni di traettoria. 

Calma e comoda nella seconda parte quando ormai le mie forze non mi permettevano di testarne le qualità Unica pecca, la mia, non aver fatto montare un rapporto con più denti...tipo 30 ... che sicuramente mi avrebbe sfiancato meno la muscolatura che ringrazia 

Enervit, specialmente R2 , per l’aiuto nel recupero .
 

C’è spazio per le mie emozioni più intime mentre affronto gli ultimi km , quando entro in quello che sarà il viale finale , è il solito rimescolarsi di sensazioni e  pensieri magici che mi bagnano gli occhi , che mi fanno sentire grande con me stesso e vivo in un modo tale che “vivo” non riesce a trasmettere quanto.

E' 16 giugno, il compleanno di Giuly

Un abbraccio stretto, un grosso bacio e tanti grazie  prima di asciugare le lacrime e far splendere il sorriso  entrando nello stadio di Bormio.

 36 ore non stop , 467 km , 12550 m D+

Andrea Pelo di Giorgio….. Camoscio.


Un grande grazie a tutta la US Bormiese
































Nessun commento:

Posta un commento