lunedì 2 settembre 2013

Da inBici di Luglio - Valtellina Extreme

Valtellina Extreme :  La dove “volano” i camosci
È sufficiente  un attimo per essere “fuori dal mondo” immerso in un magico silenzio  naturale.
Captare il “rumore” dell’aria ,la melodia  del canto di  uccellini  che  si mescola al rumore  dei  torrenti che scendono  impetuosi dalle pareti rocciose lasciandosi cadere nel vuoto.
Affronti la salita,  lentamente  , stanco,  in certi frangenti  stravolto dalla fatica ma  sempre  con un  espressione  capace di raccontare e di trasmettere la grande passione che stai vivendo.
Il rumore cadenziato della tua pedalata , il tuo respiro ,  il battito accelerato del tuo cuore ti urla la sua funzionalità facendoti vibrare il petto  regalandoti  una prepotente sensazione di forza e libertà paragonabile a quella del volo  di un uccello .
Non c’è fatica che non sia ripagata  da questo tipo di emozioni  e  i ragazzi della U.S Bormiese lo sanno  benissimo   dimostrandolo  da tre anni or sono con l’organizzando della “Valtellina Extreme” .
A partire dal volantino di presentazione  capace di attrarre lo sportivo trasferendogli l’emozione e la bellezza di una sfida   dai numeri   capaci di intimorire.  Il fascino dell’impresa, l’unicità di una sfida immersa in uno degli elementi naturali più affascinanti del nostro paese  (non solo)  non passa sicuramente inosservato agli occhi di tutti gli alteti attratti dalle lunghe distanze ma anche da chi ne è affascinato ma non ha ancora fatto il passo per provare.
Andando a leggere nel regolamento infatti si può notare di come l’evento ciclistico Randonne  sia nata e strutturata  con l’intento  di poter essere una sfida per tutti avvalendosi principalmente dei rinomatissimi passi che circondano Bormio.
Valtellina Extreme  è  la sfida impensabile con i suoi 467 km e 12550 mt di dislivello positivo  ancora più dura se percorsa  No Stop  ed è la sfida, ugualmente impensabile,  per l’atleta abituato a fare  una normale medio  fondo con salite di lunghezza classica.
Piena libertà di scelta e nessun obbligo di comunicare  le intenzioni  potendo decidere anche man mano .
Una  Randonne innanzitutto , mente libera, lontana dalle competizioni , dal cronometro, dalla classifica  finale, decisamente spostata a vivere la bicicletta con un diverso impatto emozionale e respirandone un essenza profonda e fatta di tanti aspetti che ci circondano .
Una cartina planimetrica / altimetrica ed un road book che descrivono chiaramente  un  percorso genialmente costruito sfruttando la posizione strategica di Bormio.
4 giri durissimi con dislivelli da brivido , tutti strutturati in modo da avere come ultimo posto di controllo/ passaggio proprio  lo stadio  del paese  posto in cui è strutturata tutta la logistica della macchina organizzatrice della U. S. Bormiese .
Passaggio timbro sulla carta di viaggio  e possibilità di decidere per
-          Riprendere il viaggio per il giro successivo
-          Regalarsi un lauto pranzo nella zona funzionante 48 ore su 48 con tutto e di più a disposizione degli atleti
-          Fare unca comoda doccia cambiarsi  ed eventualmente andare nelle brande e prendendosi un periodo più o meno lungo di riposo
-          Variare in qualsiasi direzione si voglia la decisione iniziale valutando  il grado di forma o stanchezza del momento  ben sapendo che  nelle sfide lunghe  tutto può accadere.
Estrema libertà di azione  assenza di confini .
4 brevetti diversificati a seconda dei giri che verranno portati a termine:
Capriolo, Cervo, Stambecco , Camoscio
Tutti coccolati e trattati splendidamente da tutti, e dico tutti, i ragazzi dell’organizzazione che
” peccano” di una disponibilità  quasi imbarazzante.
Il resto lo racconta lo scenario che ognuno  (solo , in compagnia,  tutto di un fiato ,  dividendolo in due giornate)  deciderà di intraprendere mettendosi sportivamente e caratterialmente in gioco  attraversando scenari  si estremamente belli  ma  a volte così duri da poter sembrare  anche crudeli .
E così per una filosofia di sfida personale, attirato da quella locandina e da tutta una serie di considerazione sportive inerenti alla stagione in corso  il 14 giugno  ero a Bormio  nelle mie vesti di narratore (qualcuno dice anche giornalista J ) sportivo  per sfidare  i 12.550 metri di dislivello positivo che si srotolavano in 467 km  numeri  che impattavano  bruscamente nelle mie doti  non proprio di scalatore e soprattutto coi miei 1450 km totali fatti in questa stagione ciclistica ( di cui altri 630 fatti in due randonne).
Dalla mia parte la resistenza fisica/mentale e sicuramente la filosofia sportiva sana che porto avanti con tanta passione .    Difficile resistere all’invito di quel Pdf  trovato in rete ….. impossibile .
Sabato alle 04.30 a.m.  ero  sul luogo a godermi una lauta prima colazione  e ad ultimare le operazioni di preparazione  mezzo  tecnico, zainetto, vestiario ecc. ecc.
Come da programma  alle 5.00 a.m. il gruppo di ciclisti  abbandonava lo stadio riversandosi sulle strade di Bormio  colorandole con le classiche luci bianche e rosse lampeggianti  donandole qualcosa di magico. Direzione Mortirolo, 20 km circa,  durante i quali  le chiaccere tra conoscenti e tra persone che dopo pochi km sarebbero state conoscenti  legate da una grande passione in comune  si sprecavano .
Alle prime rampe  il compito di  spiegarmi  in modo inequivocabile quella che sarebbe stata la storia di li in avanti  e di quanto quel percorso che avrei affrontato  nelle ore seguenti sarebbe stato impegnativo .
Una prestazione  legata  non alla velocità di pedalata  e ad una caratteristica prettamente fisica ma  soprattutto a doti di resistenza , ad una componente fortemente mentale,  ad una notevole resistenza/gestione del dolore  fisico e come dico sempre ad una grande dotazione di pazienza  (“domani arriva sempre”  cit. Andrea Pelo di Giorgio).
Ad impreziosire la mia sfida ed a renderla sotto ad un profilo tecnico molto più alto ci aveva pensato, anche in questa occasione,  Fondriest Italia offrendomi la possibilità di testare una nuova e fiammante Fondriest F2  montata Shimano  Durace 10 velocità  con compatta 50/34 e  un pignone posteriore  11/27 (11 praticamente inusato  26/27  usurati  a fine dell’evento . J )
Agile e scattante proprio come un Camoscio (brevetto che mi prefiggevo di raggiungere) , molto diretta nei suoi comportamenti  mi ha stupito proprio per la facilità di guida, di correzione traettorie che   ti trasferiscono al driver  una grande sensazione di padronanza e sicurezza    qualità  molto importante, soprattutto, per  affrontare discese veloci e tecniche come quelle che ci attendevano con l’aggiunta di
 grinta e  bellezza estetica  sempre molto gradite ai ciclisti.
Duri , duri ammazzati , per usare un termine  che renda la fatica,  tutti i passi ( Mortirolo, Gavia, Umbrail, Stelvio, Bernina, Forcola, Foscagno, Gavia, Mortirolo)  che abbiamo scalato uno dopo l’altro mentre la stanchezza cresceva dentro  incollandosi come uno strato di silicone sui nostri fisici affaticati.
Una fatica sempre maggiore che andava ad appesantire  il tuo movimento  fino a rendere particolarmente impegnativi anche tratti di strada  di trasferimento magari solo spazzati dal vento montano, in grado di portare attacchi continui alla tua mente ma mai  capace di affievolirla ed allontanarla da quello che era il tuo obiettivo .
Il mio era quello di portarla a termine con una sessione No Stop  in modo da poter caricare  fisico/mente  della stanchezza e  sensazioni che prepotentemente ti  aggrediscono quando ti togli il sonno , non fornendoti  la possibilità di ricaricare le pile costringendolo alla macchina umana  ad  attingere da piccole riserve energetiche nascoste ed ad un continuo e potente lavoro mentale.
Ore ed ore consecutive di salita, ore ed ore  consecutive di tornanti  numerati  che calavano con la lentezza di un bradipo prima di arrivare al tanto desiderato nr. 1   e conseguente punto di controllo che dava la possibilità di tirare il fiato, nutrirsi  e rilassarsi qualche minuto prima di indossare le vesti da discesista per preservarsi da un aria resa ancor più fredda dalla stanchezza dello sforzo .
Minuti lenti  avvolti da tanta fatica ma  impreziositi e resi splendidi  da scenari mozzafiato , dalla maestosità  delle nostre alpi  dentro  alle quali ci si sente incollata addosso  la parola natura percependone   molto prepotentemente la potenza e l’importanza  di un rispetto dovuto.
Una fatica intensa , sudore che cola sul viso ed impregna  la tenuta , sensazione di estremo caldo mentre lentamente sali al passo minimo concesso per non appoggiare il piede per terra;   aria, freddo  che si insinua dentro di te mentre  percorri  le discese;  piedi  intirizziti dal freddo;   dolorosi indolenzimenti che pungono ad ogni imperfezione della strada , ogni volta che stacchi la mano dal manubrio appoggiandoti  col peso sull’altra .  Schiena, collo , spalle , tricipiti  …tutto  e tutto fa parte di questa fantastica  sfida chiamata Valtellina Estreme  dove era sufficiente lasciar correre gli occhi attorno a se respirandone la fragranza per esserne pienamente ripagati e fieri per ciò che si stava affrontando .
Alla fine , entrando nel viale che porta allo stadio,  dopo aver percorso gli ultimi 20 e difficilissimi km col poco che era rimasto  una grande esplosione emozionale  per sonale  fatta di tutto ciò che sei nel tuo intimo  prima di lasciare via libera al sorriso che ti accompagnerà  alla linea di finisher   tra i complimenti  gli applausi dell’organizzazione e di chi già aveva concluso la propria avventura.
Per doveri di cronaca Valtellina Extreme  ha visto in partenza e distribuito 86 brevetti  (26 Capriolo, 20 Cervo, 12 Stambecco, 28 camoscio)  tutti  e sottolineo tutti vincenti come da vero spirito Randonne.
Andrea Pelo di Giorgio ….Camoscio  


Ps: un grazie alla U.S Bormiese per la disponibilità, gentilezza  e ospitalità riservataci.

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