giovedì 26 dicembre 2013

il paradiso

Le urla del vento,impattando nei maestosi alberi della foresta, incutono timore
è un frastuono impressionante, folate improvvise , a volte violente, quasi a ricordarti di quanto tu, grande uomo, sia in realtà infinitamente piccolo.
Non  ho paura, la natura la rispetto e vado per viverla nel suo fantastico splendore ma ..... 
glielo ricordo strizzandogli l'occhio non appena imbocco il sentiero nel bosco; sempre meglio essere previdenti. 
Natale, per la prima volta nella mia vita riesco a sganciarmi da quegli impegni "obbligati" che mi stanno come una camicia già di per se stretta con in più l'ultimo bottone chiuso.
Chi mi conosce veramente lo sa, si dimostra contento di sapermi felice nel mio essere, gli altri ....amen ; io?  io porto tutti (coloro a cui voglio bene) con me, nei miei pensieri, nel mio cuore e penso che questo sia l'importante    
Niente Ciaspole, l'unica neve si vede intravvede in anfratti ombrosi e nascosti presentandosi in piccoli mucchietti sporchi che ormai di candido bianco non hanno più niente. 
L'albergo ristorante "lo scoiattolo" non ha le cartine coi sentieri .
Ci ho provato  più per un senso del dovere che altro, i sentieri CAI sono segnati bene, la memoria visiva mi aiuta, il giro non è ampio e le sensazioni/fortuna fino ad ora sono sempre state con me.  
Il bosco mi accoglie con il suo sentiero in salita,  corro, cammino ....salgo mentre le sferzate di vento si infilano attraverso le trame del pile invernale che indosso. 
La mente corre senza freni e senza confini,  sono lì apposta, immerso in una natura che probabilmente non si diversifica da tante altre montane  ma che ha in se qualcosa di magico. 
E' quello che cerco , è quello di cui avevo bisogno in questo Natale 2013 .... l'assenza di confini fisici e mentali , la pace assoluta , io e basta. 
Ritmo tranquillo nelle gambe e un po' di attenzione alle indicazioni. 
Trovo la cartina dei sentieri al rifugio del CAI di Forlì  poco prima del campo scuola, l'abbino ad un the caldo "scontrandomi" simpaticamente col gestore.
Lui è un personaggio magro con bandana in testa a coprire un probabile vuoto e capelli lunghi e grigi che pendono dietro. Afferma che alle 11,30 del giorno di Natale la bevanda più giusta è il prosecco e non uno squallido the.  Ne discute anche con la moglie, una paffuta signora vestita di rosso dai capelli neri corvini , probabilmente passati col pettine di Bettega, ed il viso più maschio (come espressione) del consorte con la quale l'ha vinta visto che appaiono due calici seguiti da un brindisi.
Forte di una cartina dettagliata al seguito, cosa che in realtà non cambia assolutamente niente, riprendo la mia marcia verso il campo scuola  che raggiungo  in un 0.10  se non 0.05 ...giusto er rifarmi alle indicazioni dei cartelli. 
Le tracce che ho in testa, fornitemi dallo Stambecco Cervese Cristian, sono chiare, semplici e mi porteranno ad imboccare, alla mia sx dopo il campo scuola e nel bel mezzo della pista da fondo, il sentiero del lupo. 
Per una sorta di conferma ulteriore  chiedo informazioni ad un ragazzo vestito con tuta da sci stabile davanti alla casetta del campo scuola.
Mi risponde in ucraino croato svevo longobardo,  o non so che cosa. 
Presumo non sappia  dov'è il sentiero del lupo  visto che non capisce nemmeno guardando che è tutto chiuso e gli impianti sono fermi (forse causa nebbia e meteo)
Nel frattempo la neve è apparsa e ricopre ogni parte del paesaggio. 
Salendo per il sentiero del lupo mi dico che un paio di ciaspole in quel frangente sarebbero state anche utili. 
La camminata si fa faticosa proprio perchè  spesso il manto nevoso ghiacciato cede facendo sprofondare la gamba fino quasi al ginocchio . 
L'appoggio del piede è sempre un punto interrogativo e la fatica aumenta.  
Il giubotto in goretex ora fa bela mostra di se sul mio corpo, la temperatura è probabilmente scesa in virtù di una quota maggiore e quando attraverso gli spiazzi liberi dal bosco il vento fa il resto. 
Raggiungo Monte Falco in grado di regalare una visuale panoramica da brividi, la vastità di un campo visivo impressionante. 
Oggi ci sono 5 metri  prima del muro bianco ma è bello lo stesso,  quelle condizioni al limite dell'estremo rendono il tutto incredibilmente affascinante. 
0.30 al monte Falterona , scendo (so che dopo mi toccherà farla in salita, ogni volta è la stessa considerazione) , poi salgo nel sentiero largo per poi girare a dx inerpicandomi tra gli alberi . 
La croce degli alpini in vetta al monte Falterona mi saluta. 
Sfilo lo zaino estraggo il telefono per due foto ( il touc con quel freddo non è molto reattivo), respiro quel mio momento per qualche minuto prima di afferrare una barretta  per il sostentamento dell'atleta. 
Mi ritorna in mente subito l'effetto che il freddo intenso ha su questo cibo. 
Il primo tentativo di morso deciso mi riporta all'Arrowhead 135 quando dopo un paio di ore di corsa un dente si ruppe su di una barretta congelata. 
Mangio pian piano, mi dico riprendendo la marcia.
Al piazzale  dopo Monte Falco decido di non ripercorrere la strada di arrivo, nella possibilità cerco sempre di creare un circuito, seguendo l'altro sentiero  che comunque ho già percorso altre volte . 
E' il "00"  gira attorno al presidio militare dal limite invalicabile e prosegue verso valle. 
Mi riperdo nei miei pensieri assentandomi quasi dalla corsa che avviene ormai per una sorta di automatismo , va bene  benissimo  è qualcosa di fantastico che ti permette di tracciare delle linee nella tua vita, ti aiuta a fare il punto della situazione ed a capire in realtà le sensazioni che ti attraversano. 
Un assenza fantastica, l'unico rischio è numerico  e me ne accorgo quando, rientrando nella situazione corsa, mi accorgo che il sentiero 00 ora si chiama 86. 
In se per se  non è poi neanche un grosso problema,  l'importante è essere comunque in un sentiero,  segnale tangibile che non mi sono  smarrito. 
Qualche km in più  non sarebbe certamente un problema anche se in quella zona  il rischio è scendere nel versante toscano senza senza rendersene conto ed ritrovarsi con un orientamento completamente ribaltato.
Seguo l'86  facendo attenzione ai segnali rossi e bianchi ed ai pali dell'elettricità fino ad uno spiazzo dove noto delle indicazioni proprio su di uno di essi . 
Leggo : 
86  direzione avanti dx
82  Passo Calla avanti a sx 
Burraia (dove devo andare io) indietro 

Forte di aver visto l'ultima indicazione Burraia abbastanza tempo prima  decido, nella possibilità, di non tornare indietro. 
E' il momento giusto per  la grande mossa :
estraggo la cartina aprendola in parte.
Gli occhiali sono mezzi appannati e pieni di gocce .... non vedo una cippa di niente, solo i nomi scritti in carattere maggiorato. 
Leggo Poppi , Stia  ...... giro e rigiro la cartina fino a quando una sferzata di vento la squarcia da sotto .  Non devo usarla  è la conclusione mentre la ricaccio nello zaino. 
La cosa bella di quei momenti  è che ragioni, apri la mente facendole seguire una logica  che mi trasmette sicurezza. 
All'inizio della salita in asfalto per la campigna c'è la segnalazione Passo della Calla  e quello mi dice già tutto. 
Sentiero 82. 
Riprendo la corsa, riprendo i pensieri mantenendo un occhio sui segnali CAI che nel giro breve  mi portano in cima alla Calla. 
Li sull'asfalto un chiaro segnale dice "lo Scoiattolo" a sx  ....che bell'arnese la testa. 
Solo qualche km di asfalto e il camionaccio Surfing Shop mi saluta offrendomi un ambiente confortevole per asciugarmi dal sudore e cambiarmi d'abito.  
Il tempo di  un ristoro al bar dello Scoiattolo  e sono in marcia verso casa, soddisfatto, sereno e felice.

Il paradiso è dove lo vuoi mettere tu