lunedì 2 dicembre 2013

NoveColli UltraTriathlon - "nostra......mia"

“Pensavo di chiamarti stanotte.
Alle 4 mi sono svegliata e veniva giù l'universo,ho pensato a recuperare Clooney che era rimasto fuori,ho pensato a te e a quanta acqua stavi prendendo,ho pensato a tutte le preoccupazioni che avrebbe avuto la Giuly in questa occasione,e ho pensato che essendo molto simile alla Giuly le ho anch'io........Poi ho pensato che tutto stava procedendo nel migliore dei modi,che tu stavi procedendo verso il tuo traguardo un passo alla volta,che tutta la fatica e la stanchezza di questa impresa è niente in confronto alla soddisfazione che ti stai portando dentro,che arriverai alla fine distrutto ma col sorriso stampato nei tuoi occhi..... Allora ti ho lasciato alla tua corsa,ho rifocillato la bestia,gli ho ridato una sembianza da gatto e siamo tornati a letto.... con te sempre nel cuore.... “



È anche questo , un messaggio che ti fa inumidire gli occhi ,  che ti racconta come tu sia riuscito a trasferire, trasmettere  quella cosa grande che provi nel seguire la tua passione.
sapere di essere compreso , che chi ti circonda pur preoccupandosi  alla fine è felice  per la gioia che ti stai regalando.
Lo sa Arianna  che ragiona la sua preoccupazione , lo sapeva Giuly che da splendida mamma  preoccupata  per il proprio  figlio  aveva impiegato un po’ più di tempo a percepire quanto fosse importante per me questo  modo di essere  ma  che  negli ultimi anni   mi donava dei sorrisi  che parlavano da soli.
Lo sa Paola,
lo sanno , ormai, tutti coloro che mi vogliono bene che mi seguono in questo mio divagare fisico mentale.
Sapere di riuscire , nel mio piccolo, a regalare (trasmettere) emozioni è di per se un emozione unica ed un grande, grandissimo,  regalo per me stesso . 

Sono le 4,00 quando la sveglia canta la sua melodia  , non sono in grado di affermare se stessi dormendo o se fossi  sveglio immerso   in quello stato in cui i pensieri dominano .
Il limite massimo è fissato per le 4,15 minuti , al terzo rintocco della sveglia telefonica  che mi  chiama suonando “Terra degli uomini” di Jovanotti.
E’ l’ora Andrea.
Veloce scendo dal letto , saluto nell’ordine Paola, Rodolfo e Matilda (i bimbi inglesi)  
Un passaggio a Deejay Chiama Italia  aveva definitivamente sancito ed ufficializzato quella che fino ad allora (primi giorni di luglio) era solo un  idea , un intenzione  celata  , d’improvviso   divenuta una realtà conosciuta da chissà quante persone .
Paola  era già pronta , io ancora trangugiavo fette biscottate e marmellata, la mente vagava già in altri lidi  amplificando  quella sensazione di surreale che mi attanaglia ogni qualvolta affronto una sfida con me stesso.
 … è tutto pronto .
Un saluto veloce ai bimbi, che ancora si chiedono il perché di una sveglia così anticipata e sono già a Milano Marittima  , bagno 340, Giovanni & co  ci attendono .
E’ una sensazione diversa quella che ho dentro ,  un respiro diverso , fluido, non affannato  ma che non riesce a sfruttare a fondo l’aria che c’è a disposizione ,  il cuore  lento e dal battito secco fa sentire la sua presenza quasi “rettilea”  da pre letargo . Gli occhi , i miei occhi, mi osservano, captano le mie emozioni , le mie paure,  la mia convinzione, la mia sicurezza , le mie espressioni .
Ciò che mi circonda entra nei miei polmoni , il canto del mare mi avvolge con la cadenza della sua voce
Immerso in un buio magicamente macchiato di rosso  
Liscio  come il lenzuolo di un letto rifatto con cura, immenso  e fiero , interrotto solo da qualche scogliera prima di perdersi nell’infinito.
Pronto ad ospitarmi  per qualche ora cullandomi nella sua immensa  magia   
Scarico l’auto  , preparo e mi preparo.
 Massimiliano comincia il suo “lavoro”  di cacciatore di attimi . 
E’  la prima volta che ho al seguito un fotografo professionista , mi fa come sentire un po’ importante  ( mi piace raccontarmi questa favola dell’importante J ) .  
Nella sua spontaneità  , nella passione che mostra sia nella fotografia in se per se che nel seguire il mio evento , c’è la bellezza di una persona ancora sconosciuta.
I minuti passano sfruttando la modalità lento/veloce .
Li sento già tutti dentro , indosso  colei che da ormai  2 mesi mi accompagna in tutti i miei allenamenti natatori , non mi fa neanche più caldo, è un comodo pigiama , …la mia amica muta UX2 

Caffè ….   la riva mi aspetta .
E’ magico ,  ti emoziona solo ad essere presente .
L’acqua  calda avvolge i miei piedi nudi  , vi danzo dentro  come fossi un fenicottero mentre sistemo la muta vagando mentalmente dentro alla mia vita .  E’ una prima scissione tra corpo e mente  quella che capita in quel frangente .
E’ un pensiero  profondo e intenso ,  un passaggio veloce,  tracce  di vita,  tante emozioni dentro ,
Di lì a poco sarà  movimento …… pazienza ….mente .
Allontano l’attimo , cerco il respiro profondo , ho già guardato quello specchio d’acqua così favoloso  in ogni suo cm , ho già ringraziato il Signore per avermi concesso un mare così liscio , così perfetto e un emozione così grande da vivere.
Un bacio a Paola , qualche stretta di mano ,   la lancetta raggiunge le 6,00 .
Pochi passi   un tuffo molto tranquillo e sono orizzontale  nel bel mezzo di quel quadro naturale .
Guido prima, Claudia poi mi accompagnano nuotandomi a fianco,dietro,davanti…..nei dintorni vagando per lo specchio d’acqua
L’infinità e l’immensità di quell’ambiente , il mio corpo che ci scivola dentro,  la solitudine più completa . Mente e  occhi  liberi di correre fino a perdersi nell’orizzonte in mezzo a quel rossore che presto sarà una veloce culla per il nuovo sole .  Sentirsi parte  di un eco sistema che non è il tuo …è quella la magia
Cerco  una bracciata lunga e distesa , sciolta e meno dispersiva possibile , non ho fretta.  
Ho un mare di sensazioni da gustare, tanti piccoli traguardi da raggiungere che messi uno vicino all’altro formeranno quel primo numero che è terribilmente lontano se pensato in quell’istante .
Mente libera,  percorso libero , responsabile del conteggio chilometrico il fido Garmin 910 .
Scelgo  un giro lungo nelle prime battute , libero di spaziare fino alle foci del savio per poi allungarmi al porto di Cervia  con passaggio  al 340 dopo 4 km e successivamente 12 km.

L’inizio è qualcosa di spettacolare , veramente da togliere il fiato . 
In questi due anni , grazie alla manifestazione “Alba N(u)otevole”  spesso mi è capitato di trovarmi in acqua mentre il sole sorge ma raramente ,  mai direi,  ho avuto la possibilità di osservare un alba così maestosa con un  sole così grande .
Talmente bella e potente che spesso optavo per la respirazione a dx ( a me poco congeniale e naturale) pur di non perdermi un tale spettacolo .
Un pedalone scivola al mio fianco , sento i click continui di Massimiliano  insinuarsi  nelle orecchie mescolandosi col rumore dell’acqua  ,  lo vedo vicino ….. magistralmente guidato da Paola . 
Solo per le fasi iniziali  quelle in cui la natura arricchirà con il suo spettacolo i file  che la  professionalità di Max sarà in grado di fermare.
Il tempo di far staccare il sole dal pelo dell’orizzonte  per vederlo cambiare rotta  lasciandomi immerso nei miei pensieri  oltre che nella vastità del mare .
Nuoto libero.
La prima fase  sarà  seguita da una  seconda parte  ellitica tutta nei pressi del punto base . Gli  anelli  irregolari disegnati  attorno alle scogliere diverranno dopo l’ora di pranzo  anelli schiacciati all’interno di esse per una protezione maggiore dalla forza della corrente marina.
Nessun fastidio derivato dal  caldo e nessun problema di stomaco ne di disidratazione.  Soste al punto rifornimento molto più rade rispetto alla prova di qualche mese fa in piscina, una forma migliore, un ambiente migliore.
L’acqua limpida , l’assenza di meduse mi permetteva di nuotare sciolto gustandomi ogni piccola sensazione derivata da quel movimento . il rumore della bracciate che “picchiano” con grazia l’acqua, il fruscio nelle orecchie perennemente fuori dalla cuffia , l’immagine della spiaggia vista dal mare e l’orizzonte irraggiungibile .
 La stanchezza  avanza lentamente , la sento,  non è aggressiva, non mi afferra  spalle ,  collo ,  tricipiti , mi lascia vivere facendosi sentire maggiormente quando riparto dopo  gli stop rifornimento .

E’ pian piano che mi accorgo, una volta ancora, che quella legge si avvera sempre ,   il tempo passa  mantenendo sempre il suo instancabile ritmo,   le mie sensazioni  gli attribuiranno un ritmo più o meno rapido.
E’ la certezza che ho ben salda dentro ogni volta che parto per qualcosa di lungo …… pazienza Andrea, pazienza , non pensare alla prima bracciata dei 25 km , falle , pian piano , tranquillamente e quando ti accorgerai  che stai finendo  ci sarà un “già” pronto a stupirti.
-          Nuoto fino a 23 km 700m, viro in modo da essere alla base  a 24 km 700m, avverto  per le foto dell’arrivo poi   faccio gli ultimi 300 in perpendicolare 
Questa è la frase che mi conferma di essere a arrivato al “già”  e mi suggerisce che c’è ancora una certa lucidità  in me.
Viro , ritorno, passo alla base , lo sanno già
Prendo la perpendicolare con energia ritrovata uscendo dalla scogliera   ed affrontando la corrente  ….. mi sembrano non passare quei 150 metri   . L’occhio sul garmin mi fa notare che ha perso la ricezione ….. solita pausa per dargli la possibilità di riconteggiare  e noto  di essere andato oltre .  156 metri in più …. poco male.
E’ un po’ come il rettilineo finale in una gara di corsa  …. gli ultimi 100 metri  ;  qualunque sia la distanza che hai affrontato dai il massimo che hai in corpo . Energie  misteriose che magicamente arrivano.
Gli angoli della bocca si stendono preparando un sorriso che da solo  è in grado di trasmettere soddisfazione e felicità . Nuoto fino a dove riesco,  fermandomi quando il braccio, seppur piegato  striscia sul fondo  del mare .
Dall’acqua esce un viso sorridente  coadiuvato da due pollici rivolti verso l’alto .
Bacio Paola , ho la felicità dentro  anche se ancora manca tanto  una vittoria è già arrivata .
La abbraccio,  assorbo tutti i complimenti mostrando orgoglioso il tempo come dipinto  a caratteri grandi sul  Garmin .  9h 26’  … meno della stessa distanza in piscina (di regola più veloce)  ma soprattutto una condizione fisica fantastica .
Sfilo la mia 2XU  come fanno i professionisti ,  la  borraccia di R2 Enervit …il mio recupero  ufficiale …. È  nella mia mano ,  ora  ha il  sapore di arancia , è buono da bere , ancor di più dopo oltre nove ore di acqua salata.
Nessuna  fretta , c’è un sapore positivo in quel momento , un sorriso vivo .
La sensazione di stare bene è talmente potente che sovrasta la stanchezza fisica dello sforzo importante appena concluso.
Doccia fresca , un piatto di strozzapreti  bianchi forniti da Raffaele “morbido” (l’ottimo cuoco del  340) prima del tentativo di riposo  abbandonato su di un lettino (sempre curato, servito e riverito da Paola.)
Cerco di  rilassarmi, l’obiettivo piccolo sonno viene distrutto dai genitori di  bimbo X  (nell’ ombrellone a fianco) , lui  è il più bravo , scaltro , fenomeno , simpatico e sicuramente più avanti degli altri bimbi della sua età  …. Un po’ sbuffo  ma d’ altronde loro sono in ferie .
Un oretta steso  poi  cedo alla disperazione di non sentire più quelle voci penetranti ed incessanti .
Un altro strozzaprete (al ragù) scivola dentro allo stomaco anticipando una preparazione ciclistica curata nei minimi particolari.

IL CAMPER

E’ l’asso di briscola della NoveColli UltraTriathlon , reso disponibile dalla generosità di Luca (è sempre difficile prestare la propria casa), si è presentato sorprendendomi per le dimensioni e la modernità.
Oltre 6 metri di navetta spaziale,  motore 2.5 tdci con regimi di coppia bassa  per un migliore spunto  nelle ripartenze,   ruote gemellate posteriori (una forata al ritiro  che ci obbliga alla conoscenza del gommista ufficiale di Luca) , garage per l’alloggio della bici e quant’ altro che ci venisse in mente .
Una nave che, nonostante le raccomandazioni fattemi  “stai attendo che il passo è lungo e quell’ angolo non lo vedi”  stampo nel lampione verde davanti casa crepando paraurti e gemme dei fanali .
 Dotato di tutti i comfort di una casa moderna, prese per l’energia elettrica, tv con abbonamento a sky, frigorifero funzionante sempre, boiler per l' acqua attivo,  generatore di  corrente autosufficiente, verrà abitato, oltre che dal sottoscritto per le funzioni mangia-dormi da tutto l’equipaggio di sostegno , l’altro grandissimo e basilare artefice del successo.
L’onore dell’esordio  guida va al grande amico Oliver  accompagnato da Max foto-man (autore di movimenti bruschi che hanno  messo in risalto la robustezza della navetta spaziale sconfitta solo, nel reparto zanzariere,  dal fondoschiena di Max autore di un balzo leggiadro dorsale per andare in branda )  e da Paola, sempre presente, che lo cazzia più volte per la sua guida a singhiozzo 
I trasferimenti per il raggiungimento della navetta spaziale erano invece assicurati dalla presenza della Kia Rio blu Elettrico  appoggiata nerl parcheggio ufficiale camper di Cesenatico con le chiavi nascoste all’ interno della ruota anteriore lato guida  ( ora posso dire vista l’insistenza di furti retroattivi)
Equipaggio  assistenza:

-          Oliver e la sua guida a strappi (cit. Paola ),
-          Claudio con la guida gentile e pacata,
-          Piero  asso nelle manovre (quanto me) lascia generosamente parte di una fiancata al super mercato ,
-          Simona  (moglie  di Piero)  non guida ma aiuta nella cucina, corre e fa qualsiasi  cosa serva,
-          Fausto arriva e scappa inserendo un grande piacere  a Pelo  trai i suoi impegni di lavoro ,
-          Tisso  dalla guida gentile, attivo e resistente al sonno .
-          Max  fotografo ufficiale presente nella prima giornata e all’arrivo
-          Paola (fantastica) , sempre presente , gestisce l’organizzazione Camper,  equipaggio e le comunicazioni  telefoniche e in rete oltre a preoccuparsi delle mie condizioni.

Quello che succederà  dentro alla navetta spaziale non potrà essere interamente raccontato ed è tutt'ora oggetto di studio all'università psichiatrica del Massachusset ovest angolo via di Roma 

Ore 19,00:

il caratteristico rumore silenzioso della bicicletta diventa il protagonista mentre i click della macchina fotografica, le incitazioni e gli applausi sfumano dalle mie orecchie.
Il fruscio dell’aria, lo sguardo libero (spesso impegnato a guardar la strada), la Scott 
ritornano tratti di solitudine mentale.
Più di una volta mi guardo con estraneità quasi a non capire il perché
E’ come una realtà non vera ….
lo so, lo sento sul fisico, sul corpo, nelle sensazioni ….l’aria , il sudore che nasce eppure ci sono frangenti pronti a rassicurarmi che  in realtà non lo sto facendo, forse  lo sogno solamente, in fondo  perché farlo …? …  non avrebbe nessun senso.  
E’ una sensazione strana,  molto forte,  spesso mi tiene sul confine ma  in realtà non ha speranza alcuna.
So il perché di quello che sto facendo, quello che mi regalerà e quello che già  è riuscita a donarmi.
Risolvo un problema alla luce anteriore che cade (grazie alla solita disponibilità di Clandio
Surfing Shop) e fuggo dalla riviera attraversando la  splendida oasi naturale di Cervia.
E’ importante arrivare alle salite alle difficoltà  perché  mi permetteranno di dividere in tante parti quella distanza così lunga ed impegnativa
E’ un grande gioco mentale  quello che metto in atto, che mi aiuta a non perdere gli stimoli mentali e che sprona il mio fisico a non subire l’asfalto ma ad aggredirlo 
L’inserimento nel percorso NoveColli Running  è  al Ponte Nuovo di Cesena pochi km prima della salita d’apertura  , l’inizio di una lunghissima via che si snoda nella romagnolità solcando  splendidi e colorati scenari  delle colline, attraversando piccoli e caratteristici paesi per far rientro al mare sul lungomare di Cesenatico.  
La diversità di due giri identici  avvolti ora nelle ombre della notte ora  irradiati dal sole . Panorami che transitano dal mistero poetico alla bellezza di un panorama limpido che permette agli occhi di correre veloci e liberi .
Due modi differenti di pedalare la strada , ovattato nella notte, seguendo un fascio di luce che si apre partendo dal tuo manubrio illuminando i metri subito davanti rilegandoti ad una andatura controllata specialmente in discesa  contro le briglie sciolte  che tanto gusto e libertà mi hanno dato durante il giorno.
Come al solito …pazienza ,   continuare a muoversi mentre il tempo fa il suo semplice dovere ….. passa.
Domani arriva sempre, la considerazione maestra, più che mai utile nella frazione ciclistica che pur non essendo la più lunga, per uno strano gioco del destino, è quella che soffro maggiormente.
E’  un discorso mentale che porta la corsa ad essere considerata come la volata finale per il raggiungimento dell’emozione . Poco importa se sarà la più lunga e difficile fisicamente, lei è quella in cui riesco meglio, in cui mi sono cavato e sto cavando ancora delle belle soddisfazioni (agonisticamente parlando) ed è indiscutibilmente quella che fattivamente mi porterà ad attraversare la linea di finisher .
La bici , ahilei, rimanendo là nel mezzo  è ancora distante e può garantire poco oltre al fatto che di emozioni agonistiche non me ne regala (non gareggio) e spesso mi offre, gratuitamente, degli indolenzimenti in zona vertebre cervicali e trapezio che me li raccomando .
Di buono ha invece lo spirito da randonne che è riuscita a trasmettermi partecipando a varie manifestazioni in campo italiano esaltando il fattore km rispetto al fattore velocità.

La strada scivola sotto alle mie ruote,  mi accorgo di stare bene, di mantenere una reattività e freschezza muscolare invidiabile, una dopo l’altra le salite si presentano ed io con un vigore anche in crescendo,  le affronto tutte con cipiglio ,  sempre sui pedali senza scompormi .
Ogni salita ha un ricordo preciso, qualcosa che la distingue , la ricorda sia nel primo che nel secondo passaggio.
Pieve di Rivoschio mi rimane dentro.
E’ la seconda salita, la ritengo splendida per il suo esser capace di portarti come fuori dal mondo, attraversando frazioni che ritieni tali solo per la presenza del circolo arci e capace di solcare una natura dall’aspetto ancora molto sano ospitante il più bell’ allevamento di bestiame della  zona .

Subito dopo al circolino Arci , curva a destra e la sotto  li vedi  in mezzo al terreno .  Maiali allo stato brado che ancora fanno la vita da maiali spaparazzandosi nel fango e girando tranquillamente per in uno spazio vastissimo . Con loro capre, mucche, asini . i classici pagliai , vasche in cemento per il pranzo  e tutto quello che si trovava negli allevamenti di tanti anni fa.
E’ un piacere vederlo, mi lascia sempre un gran sorriso sulla bocca riportandomi alla mente i tempi in cui gli eccessi non esistevano e  quando anche  gli animali “da nutrimento” vivevano ancora con dignità.
Il passaggio di automobili nella strada che porta alla Pieve  può esser considerato quasi un  evento.
In entrambe le salite , notturna e diurna, la sensazione è sempre quella , ….non finisce mai .
In se per se non è una salita dura o per lo meno non lo è fino all’ ultima parte ma è capace di consumarti mentalmente  grazie anche alle segnalazioni stradali  che giocano un po’ con le distanze lanciandoti pugnali nella schiena  che lasciano il segno pur sapendo benissimo  come stanno le cose .  E’ in questi casi che vorrei attivare una petizione affinchè   le distanze di un paese venissero prese tutte da uno stesso punto .
Pieve  in bici è lunga , più sulle due ruote che a piedi , ma è veramente molto bella e si fa perdonare con una bella discesa  impegnativa, che  ti allunga fino  alla successiva  a mio avviso molto impegnativa.
Ciola che  con i suoi 5 km costanti ed un paio di scherzetti finali nei quali ti illude di essere finita per poi piazzarci  due strappetti niente male.
In entrambi i giri , e a dire il vero sempre, mi da più fastidio questa salita rispetto alla più blasonata e successiva …il Barbotto.
Forse sarà proprio per il nome e per il blasone che si porta addosso che io la attacco sempre con cipiglio e motivazione riuscendo a sconfiggerla più agevolmente rispetto ad altre.
Il tratto post Barbotto è uno di quelli più lunghi ed interminabili , niente di che , dei su e giu  che alla fine dei conti non ti fanno riposare quasi niente e che ongi volta che li passo mi portano alla mente tutti i cloro che asseriscono “ dai che dopo il barbotto scende tutta”
-          Sto cazzo !   mi scappa da dire .
Rimane impresso anche il monte Tiffi ….. 5° salita, corta ma ignorante come pochi  che mi
ha visto, nella seconda tornata, protagonista assoluto delle “telecamere” telefoniche di Inbici  mentre il commentatore d’eccezione Michael la ricordava come 6° ……ma la professionalità dov’è finita? .
Lunga e con manto stradale non proprio dei migliori 

Perticara  e lunga/ impegnativa la salita di Monte Pugliano  che porta finalmente a lasciarsi alle spalle San Leo compagno visivo di quasi tutta la seconda parte della NoveColli  e causa , per i più distratti anche ad un errore di percorso  che mi fa allungare di qualche km . Agevole il passo siepi, ella e veloce la discesa che riporta a Ponte Uso che lascia spazio all’impegnativo e carognoso Gorolo con il suo finale al 17% duro al primo passaggio , al secondo ed anche a quello a piedi.
Da Sogliano a Cesenatico seppur gaudente di una bella visuale il percorso diviene abbastanza antipatico, a causa dei suoi mangia e bevi  ed per la perdita delle salite che impegnavano sicuramente il fisico ma  che coprivano egregiamente il ruolo di piccoli  traguardi da raggiungere.
Il primo cambio driver viene effettuato con successo , le comunicazioni  telefoniche, l’uso della vettura di supporto driver rasentano la perfezione e in men che non si dica ritrovo Claudio Mercuriali alla guida del camper mentre vengo sorpassato da Oliver e Massimiliano di rientro verso le rispettive famiglie.
La fine di un primo giro senza problemi , fatta eccezione per la foratura nella discesa da Perticara in occasione della quale ancora una volta mi sono resoconto che è utile controllare il tipo di camere d’aria di scorta confrontandole con il profilo del cerchio  (solo una botta di culo  è riuscita a far si che la pompa riuscisse ad aggrapparsi ai pochi millimetri che fuoriuscivano  per portare la camera d’aria in pressione) è stata festeggiata in un insipido bar  sul viale parallelo del lungomare di Cesenatico che ci ha offerto a pagamento (è solo un commento ironico) una discreta e rinvigorente colazione.
Claudio  approfitta di questa prima pausa (per lui, noi non so quante ne avevamo già fatto) per  presentare, in una conferenza stampa per pochi intimi, la sua doppia veste di driver-nutrizionista. Non posso che apprendere la news con estrema soddisfazione …. Un pensiero in meno.  

Al momento il problema più grosso sembra quello di trovare un punto di incontro con Luca   che sta sopraggiungendo da tutte le colline cesenati contemporaneamente .
Dirigo la fantastica Scott, con la quale ho più volte dialogato nella notte, verso Cesena mantenendo la solita velocità di crocera.
L’incontro con Luca avviene più o meno intorno a Macerone  …. forse anche prima .
Capisco subito che non sarei stato in grado di staccarlo, quindi mi tranquillizzo e predispongo ad un discorso prettamente incentrato sul triathlon , allenamenti, risultati, gare future, triathlon, allenamenti,risultati, gare future , allenamenti  triath…….
Si tratta sicuramente di una buffa coincidenza  ma vengo attaccato da una crisi di sonno paurosa  che mi mette , a tratti veramente in difficoltà.
Il camper approfittando della presenza di Luca si è portato avanti , anche per concedere un minimo di riposo a  Paola , praticamente sveglia dal giorno prima,  togliendomi, di conseguenza, la possibilità di un micro sonno (stavo bene quando si è allontanato) .
Le parole di Luca in quel frangente entravano nelle mie orecchie  come suoni strani che recepivo molto raramente, la mente era in continua lotta per uscire dal ciclico tunnel del sonno.
Bastano circa 40 minuti per dimenticarsi di quel problema e riprendere come se niente fosse  …40 eterni minuti  durante i quali le provi veramente tutte per far uscire la mente   praticando anche giochi mentali che , se li sapessero, anche i bambini ti schernirebbero.
Fortunatamente mi viene  incontro la grande madre Cina  presentadosi  nei panni di un bar (subito dopo al pinte nuovo di Cesena) dal nome prettamente americano “Sinatra”  … buffo connubio ….
Sosta veloce.
Appoggiare la bici al muro è stato un sollievo , la brioches cinese ( costava uguale alle italiane però)  e soprattutto il fresco del Red Bull mi hanno donato una sferzata di brio facendomi sparire ogni ombra di sonno .
Si riparte, le salite sono alle porte e finalmente il gioco del 9 poteva riprendere.
Basta poco, giusto una Polenta (seconda salita) per ritrovarsi ancora una volta nelle splendia e SIM–PA-TICISSIMA SIM-PA.TICISSIMA   Pieve di Rivoschio .
Questa volta c’è il sole che mi permetterà di vedere di la bellezza del “mio”  allevamento allo stato brado  ma anche di vedere chiaramente la lunghezza della bellissima Pieve di Rivoschio.
Soliti cartelli, soliti  i giochi chilometrici  delle segnalazioni stradali  e ormai soliti anche i punti di riferimento .
Al’’attacco dei tornanti inizia la parte più dura che tendenzialmente frega la memoria facendola ricordare piu corta .
Le gocce di sudore colano abbandonando la fronte per esplorare il viso, alcune gettandosi, con sprezzo del pericolo, dalla canappia nasale, alcune attraverso  la dolce strada attorno alle  sopracciglia.

Allo svalico  della Pieve il camper, dentro al quale si respira sempre un ottima aria pimpante, allegra e spronatrice, è parcheggiato all’ombra e già si sta lavorando per il pranzo (prima di quel momento mi era stata consegnata qualche barretta  dal nutrizionista) che viene servito dopo pochi minuti.
30 minuti di sonno in mansarda mi staccano completamente da tutto effettuando una ricarica rapida, Paola dorme con me, Claudio gironzola fuori mentre Luca percorre qualche altro centichilometro.  
Ripartenza in discesa, è giorno …si vede bene  e finalmente mi posso godere quelle strade pendenti verso il basso come fossero un premio per l’obiettivo salita raggiunto .
Vado che volo  in tutte le discese della giornata divertendomi a giocare con le frenate ritardate, a correggere la Scott  (fantastico come la tieni in mano) quando sbagliavo l’impostazione fino  a fare tratti anche abbastanza lunghi senza mani per infilarmi il giubottino antivento Skinfit (che mi veste con qualità e comodità)
 che risultava alquanto nervoso  sotto agli occhi preoccupati di Paola che mi dava dell’incosciente.
Saluto Luca prima della salita del Barbotto che affronto con il solito cipiglio e grinta.
Il sole è stracaldo, la divisa è intrisa mentre le gocce di sudore continuano ad inseguirsi (comode ) sul viso .
Sto bene,   amo quella temperatura, la sensazione del caldo sulla pelle , me la godo mentre sono sui pedali e respiro a bocca aperta mantenendo la cadenza di pedalata .
In vetta c’è il premio gelato che diviene gelati  (sono stato bravo)  e caffè al Bar ristorante del Barbotto.
Una mano di colli  alla fine  ciclistica  ….. 2 su 3 , sono avanti .
Al monte Tiffi , spronato dalla voce del cronista Micheal,  entro nel personaggio ciclistico dal quale però ne esco immediatamente capendo che era una fatica inutile .
Continuo  ad avere buone sensazioni  e continuo ad affrontare le salite con la medesima  decisione e forza …. Anzi sono migliorato .
Sempre sui pedali , composto e con un ritmo decente , mai in affanno e mai  in difficoltà mentale e da bravo cavallino vengo premiato con un po’ di carruba Enervit dal fido Claudio che  è riuscito a dare un impronta di precisione molto importante al mio solito casino alimentare .


Ripassano sotto le ruote  Perticara, Monte Pugliano , Passo Siepi ed anche il temibile e Gorolo  che lascia il posto al solito tratto merda (in senso buono).
Non glielo faccio comunque notare (al percorso)  in fondo  mi stava accompagnando al termine di quei lunghi 430 km.
L’arrivo al parcheggio camper è intorno alle 23 di notte (  sopraggiunta un'altra volta  vista la velocità delle non più elevate) un orario sicuramente tardivo rispetto al giro che mentalmente mi ero raccontato (capita spesso) . In  programma una partenza in notturna dopo qualche ora di sonno  sfruttando come driver Claudio …non appena fosse riuscito a chiudere il Surfing Shop.
Un impatto ragionevole con la realtà , suggerita anche da Claudio il driver del momento  consigliava un riposo un po’ più tranquillo che si , avrebbe fatto perdere tempo  sul momento , ma avrebbe dato la possibilità di una frazione podistica più incisiva  che avrebbe portato a recuperare più tempo di  quello perso  nel sonno  oltre a farmi gustare una frazione podistica meno ciondolante.  
Una veloce doccia per togliermi tutta la patina di sudore  prima di un sonno piombo ….dalle 00,00 alle 6,00 del mattino.
Il risveglio non è affatto traumatico, c’è la voglia di iniziare l’ultimo atto dirigendomi verso quella linea immaginaria che rappresenterà un grande traguardo personale.
Le gambe stanno bene , non presentano dolori ne particolari indolenzimenti, certo non sono freschissime e pronte a fare uno scatto poderoso ma ho sentito di molto peggio nelle mie esperienze.
 Per questioni di calcare, cloro  o non so cos’altro mi lavo i denti all’aperto sperimentando la nuova tecnica di reintegrazione energie consistente nel fare gli schiacqui dal dentifricio con una borraccia di  G Sport Enervit
Carico  e reintegrato,come una molla  mi metto in movimento subito dopo l’arrivo di Piero e Simona  ai quali dico, visto che devono fare  un po’ di spesa ed altro, che seguo il percorso Novecolli .
Certo di un arrivo  nel giro breve parto senza riserve di nessun genere gustandomi un ritmo decente e una fluidità di corsa slowmotion gradevole  del tutto ignaro che Piero non conoscesse il percorso e che per Novecolli intendesse la classicissima del ciclismo e non la running .
Stessi colli, stesse difficoltà , stesso arrivo  ma un'unica differenza , il percorso iniziale.
Per questioni legate al numero partecipanti  già da vari anni la versione ciclistica devia  non passando più da cesena centro  cosa che invece continua a fare la running mantenendo inalterata l’originalità del percorso.
5/6 km e incomincio ad aver sete …… il camper non arriva , un paio di fontane eseguono il loro dovere egregiamente donandomi acqua fresca , spronandomi ad andare avanti  senza il timore della disidratazione .
Pian piano però il non arrivo del camper comincia a mettermi dei dubbi e qualche paura, inutile paura …ragionando, ma  sotto fatica  tutto ha un impatto diverso …   
Comincio a sbocchinare (mi passate il termine? )  nel telefono, chiamo Paola che non risponde, non c’è la linea,  chiamo anche Giampiero ma non riesco a prendere la linea e , come del resto dice la legge di Peter, il telefono è quasi totalmente scarico.
Qualche altro km , un'altra fontana  e il cartello di Cesena,  squilla il cell.
Giampiero sta seguendo  il percorso della NoveColli bike e al momento che io arrivo allo stadio  lui si trova 5 km dopo.
Gli scappa anche un  “Ci vediamo ai Sette Crociari” che io rigetto portandolo a conoscenza dell’oltre 1 ora e mezzo che mi servirebbe per  e senza nessun sostegno cibacquifero sarebbe complicato.
Stipuliamo un accordo :
-          Mi siedo al bar bianconero , mi disseto mentre  aspetto.
E’ il primo riposo della frazione podistica, non previsto ma male non mi fa .
Bottiglia d’acqua e relax , al loro arrivo colazione abbondante .
Direzione salite.
Inizia il terzo giro , iniziano i traguardi montani, più duri , molto più lunghi rispetto a quelli ciclistici  ma molto preferiti.
Ho uno sguardo più libero,  un occhio che gira dappertutto assorbendo immagini,  attimi particolari che mi fanno sorridere, mi incantano ed a volte mi fanno polemizzare.
La salita di Polenta mi dà il bentornato all’anello del  9 , il sole mi accarezza gentilmente ed io, con la compagnia del mio equipaggio  mi sento veramente bene e tranquillo.
Il gusto di buttarsi l’acqua sulla testa nelle soste è sublime , il sorriso è sempre presente , quello sono io , …si vede lontano un miglio.
Arriva  Carlo, un compagno di viaggio  che  cavalca la propria MTB . Mi tiene  compagnia fino alla fine di Pieve di Rivoschio, si sprecano chiacchere, concetti, idee molto simili ridendo di gusto.
E’ una salita piacevole , lunga …le solite cose, i cartelli km sballati , i denti che digrignano, la mente che sorride ,il circolino , il saluto ai miei amici maiali spaparazzati tra polvere e fango e pian piano la consapevolezza che  i km scivolano alle mie spalle.
Pazienza,  la parola d’ordine è sempre quella , una grande pazienza accompagnata da una gestione mentale che non ti porti   a rimanere solo con i  km  in testa .
C’è qualcosa di particolare in quell’aria, nascosta dietro ad una fatica che passo dopo passo si sta facendo sempre più pesante fa capolino  una grande sensazione alla quale riesco già accedere proiettando la mente e tutto me stesso.
Gli ultimi impegnativi km della Pieve mi accompagnano allo scollina mento dove, dopo una sosta rinfrescante  riparto con un cambio nell’accompagnamento.
Su consiglio del mister , comodamente seduto in panchina , abbandona il campo il grande Carlo (che rientra a casa in mtb) lasciando il posto a Simona che mi affianca a piedi.
Visibilmente diversi entrambi gli accompagnatori hanno un debole per le more  presenti in quantità discreta prima del passaggio assai scarsa dopo.
Al contrario della bicicletta la discesa, specialmente nelle competizioni di lunga durata, risulta uno dei tratti più duri  e  lascia maggior segni nelle gambe. Muscolatura, giunture, anche , ginocchia, caviglie , piedi  vengono sollecitati ed impegnati in modo molto brusco e violento  specialmente in discese lunghe ed impegnative come quella che stavo affrontando che presenta dei tratti al 18% di pendenza.
Ma si fa, il clima sulla strada è allegro e vivo sia nel reparto corse che nel reparto assistenza nel quale si sprecano scatti fotografici  su scatti arrivando anche a far sbuffare l’animo siciliano che stamberga in Piero quando vede la moglie posare coi pantaloncini decisamente tirati su .
Arrivano gli amici , il loro affetto , la loro simpatia  mi regala sempre una gran bella sensazione;  la  Vespa Piaggio che incrocio nella discesa (per essa salita) è diretta dal driver/alimentarista/stratega Claudio che, volendo o dovendo (non è ben specificato negli archivi comunali)  accompagnare la consorte Nadia a fare una passeggiata divagatoria decide per le colline dell’entroterra cesenate prendendo così  due aghi in un pagliaio,  due uova con lo zampino del gatto lardoso, meglio due che uno ecc. ecc.  
Simona è ancora attratta dalle more, le mie gambe tengono bene e corrono ancora mentre allegramente ci avviciniamo a Mercato Saraceno che ci ospita in un bar del centro per un caffè ma forse anche no (ho sempre l’idea in testa che ad ogni passaggio in quel paese ci sia un caffè …chissà come mai)
Probabilmente è solo un idea che avevo  demandato  alla fine del Barbotto  dove ci sarebbe stata la cena ufficiale …che cena sarebbe senza un caffè postumo ?
L’attacco alla temibile e rinomata salita è deciso e di buon passo con Simona ormai piena (nello stomaco) di more e Tisso  che sfida il suo dolore al tendine d’Achille pur di  accompagnarmi nel piacere della corsa.
Il tentativo di record del mondo di discesa in monopattino dal Barbotto, tentato da Cristian, era fallito per il surriscaldamento del freno e lo schiacciamento di nr. 3 vertebre a mezza schiena sollecitate dalla posizione a uovo imposta dal manubrio corto del monopattino di sua figlia.  
Non mostra  delusione, almeno non quando si presenta al nostro cospetto scendendo di corsa dall’alto. Rideva raccontando di aver nascosto il monopattino tra l’erba a bordo strada.
All’oscuro del tentativi di record sorrido  godendomi il clima ilare  creatosi che mi fa dimenticare la fatica.
Le ombre calano velocemente sulla  strada presentandoci l’ennesima notte di movimento con tutta la poesia dei suoi paesaggi , rumori ed odori . Cambia lo scenario.
Cristian ha da poco raggiunto e ripescato il monopattino  dall’erba  creandomi  scompensi di ridarola emergenti dall’immaginazione …..  gobbo su di un piccolo monopattino  che acquista velocità nelle rampe pendenti dal 14 al 18%  intento a premere il freno col piede dietro per fermare un monopattino impazzito lanciato alla velocità della luce .  Fiamme e fumo scaturiscono  da quella abrasione continua che solo l’atleticità dello stambecco riesce ad interrompere saltando giù dal mezzo in velocità  staccandolo dal manto stradale attutendo il colpo  con la potenza delle proprie leve inferiori …… che scena !!! che risate !!!
I commenti di Tisso , le risate, la parodia del Cristian uomo iper tecnologico ci accompagnano definitivamente alla cima del Barbotto dove  il camper è pronto ad ogni cosa e la festa degli amici  ai quali si sono aggiunti Oliver e Sandra in visita di cortesia.
Abiti asciutti e più protettivi per la notte , cena a base di pasta come da ordini del nutrizionista Claudio e mi gusto un caffè della moka  fatto da Paola ma credo in qualche modo offerto dal barista che prima di abbassare la saracinesca del bar era dovuto sottostare alle direttive dell’equipaggio al seguito.
Clima (non meteorologico), luogo, situazione ….. sembra di essere in un altro mondo , quasi irreale, sicuramente strano e molto particolare ma denso di attimi che ti fanno sentire dentro la sua realtà e la sua unicità .
Il tempo di trafiggere, grazie all’esperienza di Oliver e davanti agli occhi schifati di Paola, una piccola vescica, sistemare il piede che  riparto con Cristian dentro la  notte. .   
Saluti e ringraziamenti alla coppia SimonPiero  per la grande compagnia disponibilità e l’egregio “lavoro”  è  direzione Ponte Uso  e Monte Tiffi .
Le previsioni meteo  parlano poco bene della notte a venire,  corro ancora…….rido.
E’  una strada piena di su è giù quella che accompagna al bivio della Novecolli Bike corta e lunga  con un scendi al 18% che spacca le gambe .
Un tratto in cui la mente non ha troppi agganci ma la fortuna vuole che ce ne siano alcuni disponibili offerti  proprio dalle condizioni meteo .
Il cielo scuro non lascia presagire niente di buono specialmente osservando ciò che avviene alla nostra sx/dietro ; si alza il vento,  continuiamo tranquilli nella  nostra corsa , che è corsa, molto  differente da quella messa in strada nel mese di maggio .
Alle  spalle cominciano a vedersi dei chiari lampi mentre i primi brontolii di tuoni cominciano ad essere percepiti dalle nostre orecchie.
-          Fino a quando tira il vento  siamo tranquilli,  dico per esorcizzare la venuta di una condizione meteo affatto gradita che avrebbe influto in maniera decisa sotto al profilo del dispendio energetico.
 A bivio passato,  ci dirigiamo i verso monte Tiffi (bastardo anche a piedi) , il paese di 4 case (non ricordo il nome) e tre attività tra cui un centro estetico, abbronzatura, piling , feeling , laser uccidi peli in modo definitivo ecc. ecc.   ci offre il solito punto interrogativo  su come possa  un centro estetico  a rimanere aperto in un paesino così piccolo.
Le supposizioni sono tra le più svariate e colorate tra le quali anche alcune poco legali dotate di happy ending.
Nella salita che porta all’attacco del Monte Tiffi , Paola ci  porta a conoscenza di un detto popolare che spiega come fare a capire quanto dista il temporale.
“Attendere il lampo indi contare i secondi che lo dividono dal tuono seguente (è legge , lampo e dopo tuono).
Ogni secondo vale 100 metri .
Ne contiamo oltre 10, ripartiamo sicuri , siamo persone che sanno il fatto loro noi.
100 metri e viene giù il putiferio, acqua , vento , tuoni , lampi e freddo.
Stop vestizione,indossiamo  capparelle fornite da Cristian vinte, credo, nelle patatine Pai.
Sono di quelle  copertura totale, che tengono l’acqua ma tendono ad incollarsi al corpo.
Fino a quando piove con quell’ intensità adotto il mantellino rosso full body . Saliamo per Tiffi di buon passo , tremacchiando un po’  ma continuando a ridere e respirare un clima sereno.
Da ponte Uso Cristian si porta dietro anche la sua auto , il tutto , inizialmente, senza bisogno di nessun aiuto.
Sale in auto si avvantaggia nei miei confronti di qualche km poi mi viene incontro a piedi ritrovandomi un po’ assalito dal sonno  che fino a quando non inizia a piovere rompe i coglioni.
La situazione migliora leggermente, cambio giubbotto usando il mio in goretex (molto più ridotto) che mi permette di lasciare libere le gambe ed evitare la sensazione della plastichina che si incolla sulla pelle bagnata.
In questo frangente il compito di sposta Toyota viene assegnato a Paola che così ha un modo in più per combattere il sonno  raccolto in quantità astronomiche.
La Yaris rossa , genio della tecnologia moderna,  probabilmente influenzata da Cristian  spesso si rifiuta di svolgere le attività tecnologiche quali mettersi in moto,  indicare la velocità , il livello di benzina, far funzionare la radio, spegnersi ecc. ecc.
Il tempo passa molto lentamente in quel frangente, un attacco temporalesco ci costringe ad entrare nel camper .
Ne approfittiamo per mangiare qualcosa e per riposare una mezz’oretta.
Siamo all’attacco di Perticara, 9 lunghi km dispersi nel niente …di giorno … figuriamoci di notte, pestando una strada dall’asfalto diroccato.
Il piccolo riposo più una dose doppia di Maqui Enervit  hanno cancellato il sonno dalla mia testa lasciando libere le palpebre di eseguire il loro lavoro.
Andiamo avani a chiacchierare, a ridere di cazzate che noi stessi diciamo  inserendo di tanto in tanto anche qualche discorso serio .
Non accenna smettere e neanche a rallentare.
Infagottati con le lunghe capparelle passo dopo passo arriviamo allo “svalico” , là dove la strada cambia pendenza insomma .
Alla tremarella che portiamo avanti già da qualche km (almeno io) si aggiunge un vento di quelli che ti spingono talmente forte in modo da alterare il tuo passo .
-          In fondo sono fortunato, comunico allo Stambecco, pensa se un clima del genere ci fosse stato ieri notte quando sono passato in bicicletta. Non ce l avrei fatta ad andare avanti .
Ogni tanto ci vuole anche quello, la sfiga della pioggia o del brutto tempo fa sempre parte del gioco e dei rischi.
Giungiamo a Perticara alle 5,00.
Il Bar è chiuso,  sono stanco e provato da quel tratto così freddo ed impegnativo , avrei voglia di un caffè ma  ….apre alle 6,00.
Cristian deve scappare , la Toyota lo attende già in moto ed insignita del compito di guidare   fino a Cervia. 
Un saluto ed un abbraccio che sento molto , perché lui, lo stambecco, è un altro di quegli amici  che fanno la differenza nella mia vita.
Stop  per un oretta in attesa dell’apertura del bar , ne ho bisogno,  sento la necessità di chiudere un poco gli occhi e quella di scaldarmi un po’ togliendo la sensazione di bagnato dal mio corpo e così è  per tutti …Cristian compreso , tanto guida la Yaris.
Ore 6,25  le funzioni vitali vengono riattivate  con un caldo caffè e colazione al bar del centro  nel quale abuso anche dei servizi igienici per azioni che vanno oltre al lavarmi faccia e denti.
Ben coperto riparto, al momento non piove anche se il cielo rimane coperto,  ultimo tratto di salita  e discesa lunga che mi porterà a fondo valle  sulla strada statale, prima,  e alla salita di Monte Pugliano  - Madoinna di Pugliano  poi.
Subisco i primi chilometri, controllo i tempi km e, a volte mi sento strano , faccio i conti  cercando di capire l’ipotetica ora d’arrivo.
E’ troppo tardi, non sono contento  dentro , quella corsa , che seppur lenta è una corsa considerando quello che ha alle spalle, non mi soddisfa ….. è un po’ come una meza maratona corsa 15 minuti sopra alle mie possibilità.
Di preciso non sono n grado di spiegare cosa tecnicamente sia successo mentre affrontavo quella discesa, non so neanche spiegarmi dove la testa abbia trovato la forza di imporre quello che sarebbe stato un dispendio energetico molto più intenso.
L’ho sentito, in una frazione di secondo , in un frangente mentale completamente diverso , deciso , secco, rigido e sicuro. Un cambio di ritmo tangibile ha invaso il mio corpo, due paraocchi virtuali hanno  limitato lo spazio d’azione mentale concentrandolo in gran parte su quella cadenza di corsa, sulle sensazioni che ricevevo dal mio corpo e sul fatto che già dopo alcuni chilometri cominciavo a percepire una gratificazione paragonabile ad una dinamo  ….più proseguivo nel ritmo e più mi caricavo fisicamente e mentalmente.
Nessun dubbio veniva a bussare,  i paraocchi mi proteggevano dai pensieri dannosi, la ruota era in movimento , i 60 / 70 km  che mi dividevano da Cesenatico erano ormai una questione di pazienza che avrei chiesto ad Andrea, una pazienza   ampiamente ripagata, già lo sapevo …. esperienze passate …..capacità di proiettarmi intensamente in avanti.
Monte Pugliano, la 7° , lunga, impegnativa  ma  divisa in due da un tratto pianeggiante/semi pianeggiante che attraversa il paese (Pugliano) nel quale si può  gustare un caffè  …. un piccolo traguardo intermedio prima di ripartire per Madonna di Pugliano.
Non piove, solo per i primi chilometri perché poi viene giù il finimondo che mi accompagnerà fino a sera.
La piazzetta e il bar , fungono anche da zona cambio driver, esce Tisso, simpaticissimo e abilissimo nel ruolo, ed entra Fausto proveniente direttamente da non so dove e ripartente una volta sceso dal camper per Torino.
Al bar arrivo già incapparellato  fino ai piedi, oltre ad un the caldo , una brioches e non so cos’altro oltre a  chiedera la presenza di negozi   che vendono ombrelli .
Nessuno, neanche la ferramenta e….credo che sia la prima volta nel mondo….”nessun vu cunprà” che li vende (neanche nel giorno di mercato).
Il raccontare la mia “triste” e faticosa storia non ammorbidisce la signora di seconda età leggermente vampizzata
-          Scherza , venderle l’ombrello ?   devo andare alle poste e mi bagno tutta .
-          Ti piacerebbe …..penso .
Niente da fare neanche l’attacco del Tisso e dei soci la convincono,  riparto sotto l’acqua persistente avvolto nella capparella rossa  che mi  trasforma in un piccolo cappuccetto rosso …e scemo (l’originale con quell’ acqua non sarebbe andato dalla nonna)
Madonna di Pugliano  è raggiunta , si scende per l’ennesima volta per quella discesa, già lunga in bicicletta, che si lascia alle spalle il paesino di  San Leo  per arrivare a ….. non ricordo mai il nome.
Il mio tener le braccia all’ interno della capparella e non nelle maniche (che si incollano fastidiosamente) da un effetto poliomielitico alla mia corsa  che alla vista di occhi esterni dipinge un corpo saltellante con due braccine  sventolanti senza nessuna logica nei fianchi.
M' illudo più volte che sia finita lì, dopo la curva, dopo il ponte ….
-          Vuoi che non lo sappia ? , l’ho fatta tre volte …….
Non lo sapevo,  …. lo sapevo  ma desiderio, stanchezza e voglia quando sono insieme ……
Ritmo invariato, il sonno invece si fa sentire e anche la voglia di darmi un asciugata, riscaldata c’è.
Traguardo  fissato nella piazza del paesino là sotto , prima dell’attacco del passo Siepi.
Ci vuole un po’ di tempo ma  arrivo, la pioggia non accenna a cessare , anzi è più violenta.
Il camper è già pronto con Paola leggermente nervosa, soprattutto per la stanchezza che ormai la possiede, Fausto continua a lavorare al telefono mentre guida parcheggia e, probabilmente, non la ascolta come lei desidererebbe.
Pappa calda in arrivo mentre Belinda chiama
-          Ma in che piazza siete ? …..son 40 minuti che giro per San Leo Bip Bip Bip (imprecazioni)
Sorrido  spiegando a Paola che non siamo a San Leo  ma nel paese sotto (prima del passo Siepi) e pensando agli improperi che volavano nell’ aria direttamente dalla bocca della Beli.
Arriva come un treno impazzito mentre consumiamo il pranzo accompagnata dall’ amico Franco e, oltre ai soliti  complimenti , mi porge 3 ombrelli …che sia benedetta.
Non faccio tempo a finir di dire la frase  “Paola mi riposo un po’”  che già sto dormendo disteso nella panchina del tavolo .
30 minuti dopo, al risveglio, un doppio premio al bar gelateria del paesino  prima di riprendere la marcia assaltando l’8° salita.
Non è lunga e neanche tanto impegnativa, lo è invece la discesa  che riporta a Ponte Uso.  L’affronto con cipiglio e per la prima volta al mondo con l’ombrello al posto della capparella.
La sensazione è positiva, corro più libero , con meno rumore alle orecchie e soprattutto meno appiccichero . Inclino l’ombrello a seconda della direzione del vento/pioggia  riparandomi al massimo ed al contempo creando un po’ di resistenza all’ aria  ma  è più il positivo che il negativo.  Riesco a staccarmi mentalmente e a guardare dall’ alto quel buffo omino colorato che avanza fiero di ciò che sta facendo e di come lo sta facendo.
E’ una figura strana  un uomo solitario che corre con un ombrello , lo dico io e probabilmente lo pensa anche la gente che lo  vede incrociandolo  in strada.
Nel corso della discesa Fausto finisce il suo compito di Driver (giusto il tempo di rientrare a Cesenatico che riparte per Torino … e grazie)  rilasciando il camper a Claudio il nutrizionista ricondotto all’ ovile viaggiante da Paola per coprire un buco che mi aveva messo già in allarme qualche ora prima.
E’ un ulteriore iniezione di fiducia e tranquillità .
Il Gorolo col suo temibile 17%  ci attende ma lo facciamo  attendere 10 minuti in più per rispettare la cabala che ci aveva visto in sosta al bar di un piccolo paesino a 10 km della salita ad ogni giro e di certo non potevamo saltare l’ultimo.
Un the caldo e qualcosa da mangiare.
Tendenzialmente e finalmente spiove , sono passate le 18 di cui 17 completamente bagnate dall’ alto.
Apprendo la notizia con felicità.
La strada che mi divide dal Gorolo è una forma di L appoggiata sul lato lungo con la punta smussata lunga 10 km circa ,praticamente interminabile.
Stringo i paraocchi  e mi metto d’impegno attendendo di inquadrare, sulla mia sx, il grande capannone industriale dismesso che avevo scelto, nei due passaggi ciclistici, come riferimento di fine strada.
Ancora 300 metri la curva secca a Sx et voilà , monsieur Gorolo, il 27° colle di questa mia kermesse fisico mentale.  
E’ duro, durissimo ma ha in se un punto di debolezza, è l’ultimo e lo demolisco con un passo deciso e sicuro non dandogli nemmeno la soddisfazione di rallentare, fermarmi o ciondolare quando sferra il suo attacco finale presentandomi il 17%.
La fatica fisica aumenta passo dopo passo ma la positività mentale ne annienta la percezione.  
Sorrido soddisfatto lasciando la vetta alle spalle mentre programmo il prossimo pit stop …piz stop  …. Con Claudio e Paola .
Scelgo di mangiare una Pizza e decido di farlo a Borghi  paesotto a 7/8 km da Gorolo.  
Fa un certo effetto essere sotto ai 30 km  di distanza da Cesenatico , è una cifra decisamente molto  piccola che continuo a vivere in piccoli tratti pezzi da pochi chilometri ben sapendo la difficoltà  e la lentezza con cui il tempo mi passerà sopra.
L’assenza dei colli è  una gioia dettata dall’ avvicinamento al traguardo finale e uno strano vuoto per la mente ormai abituata a giocarvici.
La strada verso Borghi, l’ho sempre sofferta, lunga ,  pochi riferimenti . Un cartello indicante l’entrata a Borghi sborantamila chilometri prima .
Ci arrivo, lo attraverso in solitaria mentre mi attendo di attimo in attimo l’arrivo del Camper Pizza.
Niente,  incrocio nessun camper, comincio a farmi delle domande arrivando a pensare anche di aver sbagliato strada  su di un percorso a strada principale unica e, soprattutto, percorso altre due volte nel giro di un paio di giorni .
Devo lavorare per convincere la mia mente che tutto ve bene e che forse la pizzeria è in un'altra strada o paese.
Alla peggio sarebbero tornati verso il Gorolo  ma prima o poi …………..….solo questione di pazienza , di lasciar passare il tempo .
Il  rumore di un motore impegnato mi giunge alle orecchie circa 100 metri dopo l’uscita di Borghi, seguito, pochi frangenti dall’ immagine di un camper impazzito che avanza in senso inverso al mio.  
Sono loro, crollano i dubbi, torna la leggerezza mentre indietreggio per andarmi a gustare la pizza .
E’ sempre un gran piatto , un gran gusto  che soddisfa palato, stomaco e mente.
Di nuovo in movimento mentre Claudio parla di altre soste per mangiare ma ormai le cose sono cambiate , c’è  una spinta diversa dentro, c’è la voglia di stringere i tempi e catturare quell’ emozione latitante dal mese di maggio.
Cala la sera, la temperatura è decisamente salita ed una splendida luna piena è uscita per accompagnarmi nei miei ultimi km.
Passo da  Tribola ….  un paesino che noto sempre  ad ogni mia NoveColli ……. un nome , una garanzia.
L’ultima discesa, quella che porta a Savignano , anticipa la bellissima sorpresa del ritorno di Cristian che appare insieme a Debora alle bimbe Ada e Viola  e della famiglia SimonPiero.
Una piccola sosta prima della rotonda  per le strette di mano, due complimenti , considerazioni e per un attimo di previsioni sull’ ora di arrivo. Riparto con Claudio che mi vuole nutrire.
Correre con i ragazzi e soprattutto con le due bimbe a fianco è una gioia visiva del cuore, un clima festoso che mi avvolge  toccandomi dentro .
Rotondone della via Emilia , Gatteo con direzione Sant’Angelo che chiamo simpaticamente paese dei fantasmi per l’assenza di gente ogni volta che mi è capitato di attraversarlo in gara.
Al mio fianco rimane Piero che  mi accompagna in strada fino a Cesenatico, è un altro correre, è un'altra sensazione che mi invade .
Respiro un  aria tersa, pulita, gustosa e piena di sensazioni forti. L’ipotesi di fermarmi non esiste più e non è più presa in considerazione come  quella di rallentare il ritmo.
So che l’aria che sto respirando mi porterà ad aumentarlo a farmi un  ulteriore regalo , quello di una corsa più veloce,  una diversa sensazione sulla pelle.
Ho dentro una sicurezza, una forza capace di abbattere qualsiasi muro mi si presenti davanti .
Claudio mi chiede ancora se voglio mangiare qualcosa :
“Non c’è più spazio, non serve più e anche se servisse, c’è qualcosa di più forte di più intenso capace di darmi tutta l’energia per un finale  da brividi”
Sala è praticamente l’ultimo paese, ….….lo vedo  alle  spalle,
La curva secca a sx  quella in cui è posizionato  l’ultimo ristoro alla NoveColli running,   è come l’inizio di una discesa piena di tutto, nella quale la mente si stacca isolandosi con te stesso ;  tante cose, tanti eventi e tante persone che hanno lasciato dei segni importanti nella mia vita partendo da Paolo e Giuly che in una distrazione di piacere hanno creato quel piccolo sorriso apparso “strano” sin dalla tenera età .
Il resto lo ha fatto il destino,  a volte, ancora inspiegabilmente, crudele a volte gentile.
C’è un grazie anche per lui perché seppur inseguito da un numero consistente di sfighe  sono fortunato se non altro per la capacità di oltrepassarle con il sorriso e la voglia di dipingere la mia vita con i colori vivi delle emozioni.
Ringrazio anche me stesso, per non aver mollato lì la sfida dopo il  fallimento di maggio.
Una grande dimostrazione di forza, caparbietà, un grande regalo  a  Pelo
l’inesauribile capacità di vivere e trasformare la sofferenza in emozioni profonde che tracciano solchi  capaci di raccontare, sempre, la parola vita, la mia vita.
3 km  forse meno , i capannoni di Villa Marina invadono i miei occhi.
-          Hai aumentato il ritmo.  Dice Piero
E’ vero.
Non so come e non so dove ma so che la mente ha il potere di regalare quel surplus di energia in grado di accompagnarti alla linea di finisher con un ritmo diverso.
Quello che 10 metri prima non c’era ti arriva nelle gambe , improvviso, violento e potente.
Cambiano ancora le sensazioni, mi sembra di volare quando in realtà vado ai 6’ al km (ritmo molto blando nella normalità). L’effetto è  quello di un 3’30”/km   percepibile sulla pelle  con un aria che ti accarezza coprendoti di brividi..
Sento la fronte, la mandibola , gli occhi  , me stesso .
Difficile da spiegare ma ogni cm di me è in grado di farsi sentire inviando ai  centri nervosi una sensazione netta decisa e staccata da tutte le altre .
Riempio i polmoni, l’aria è magica ed io sono completamente avvolto da un vortice di sensazioni pazzesco
Piero  mi chiede da quale punto deve lasciarmi da solo, sa , non ha bisogno di chiedere .
-          Da lì, ….al cavalcavia .
Pochi minuti , ci sono,  aumento il ritmo, il primo è passato , il secondo curva a 360° portandomi  al rettilineo finale.
E’ un  momento di solitudine fantastico, io, il mio respiro, il rumore di un passo che per quanto stanco  è ancora leggero, i miei mille pensieri,  tanti, belli, profondi , leggeri  ……c’è tutto  Andrea .
Gli angoli della bocca tirano  verso l’alto,  vedo il mio sorriso  limpido e chiaro impresso nella mia mente,  la sensazione dell’occhio umido  è latente .
 il  camper  mi attende all’ingresso del rettilineo ,  ci sono due ultime cose che voglio fare
re-indossare la maglia ufficiale con  i patners che mi hanno spalleggiato ed Amref con la Campagna di Raccolta Fondi Stand Up ForAfrican Mothers  
ed abbracciare Paola , stretta, per la sua pazienza , per la volontà
messa in campo, per  aver fatto il massimo in modo che la mia mente pensasse solo a correre  e per avermi trasmesso la sua fiducia col pensiero che io ce l’avrei fatta.
Un grazie, un bacio, uno sguardo intenso
-          “goditela tutta … è tua” .  ………….. un altro bacio
Sono gli ultimi attimi  di un avventura  fantastica,  capace di regalarmi emozioni nuove, di aumentare la mia forza mentale  nella quale e lo scrivo con la felicità nel cuore, ho percepito dentro al cuore la sensazione dell’amicizia vera e questa è un'altra grande fortuna che il buon Dio mi ha regalato.
Mi accompagna negli ultimi passi  verso a quella linea che non c’è ma  vedo chiara e netta disegnata sull’asfalto.
Non so se faccio il segno della croce, non so se ho gli occhi lucidi , non so cosa in quel momento mi stia attraversando  la mia testa .
Sento solo felicità, l’aria, le braccia che si alzano , i click della macchina fotografica di Max, gli applausi e gli schiamazzi degli  amici .
Fermo sul marciapiede  …… tra baci, bravo , grande , strette di mano pacche sulle spalle  e i miei grazie per quello che hanno fatto per me .
Tolgo le scarpe , le mie fantastiche Scott T2  poco più di 230 grammi  capaci di proteggermi e di assicurarmi la sensazione dell’asfalto sotto ai miei piedi  traducibile , per me, nella parola correre .
Due foto  con loro ,  due foto insieme , è già una sensazione diversa , il picco emozionale sta già prendendo la via d’uscita  abbandonando la mia testa che pian piano tornerà ad aver sete …..il gioco è quello.
La festeggiamo  sporchi e luridi  in una gelateria sul lungomare  tra sorrisi , parole, racconti ed allegria.
E’ ora di dormire e  lasciare spazio ad Andrea  …..l’uomo di tutti i giorni.

NoveColli Ultratriathlon, unica, estrema, nostra ………MIA




Grazie

Andrea Pelo di Giorgio


HANNO PARTECIPATO  in ordine alla cazzo


Paola Sardone  Massimiliano Conti , Clandio Cimatti, Giovanni, Raffaele il morbido e tutto il bagno 340, Guido Pasqualini, Claudia Assirelli, la famiglia Grassi , Luca Rambaldi, Luca Novali, Carlo Cardone, Cristian Mazzotti, Oliver Mordenti, Claudio Mercuriali, Stefano Tisselli, Fausto, Piero Garagnani, Simona Nanni, Belida Biguzzi e l’amico Franco, Maurizio e Sara Inbici, Linus e Radio Deejay, Sandra di Oliver, Nadia Baldacci  e  il pubblico da casa . 

MI HANNO PREZIOSAMENTE SPALLEGGIATO
Scott, Enervit, 2XU-Nutrilife,  Surfing Shop, Bagno 340, Inbici
























Radio Deejay .....Grazie