mercoledì 14 maggio 2014

Il viaggio di ....io










E’ il giorno  e non inizia neanche nei migliore dei modi
Si presenta così “….io”,  con la sorpresa.
Mancano  due parti dei bracci di traino ….. è il gelo assoluto.

Nata lasciando correre la fantasia, sciogliendo le briglie dell’immaginazione, colorando con gli occhi una cartina geografica sapientemente aperta sullo schermo del pc.
Unire est ed ovest del nord Italia attraversando rinomate località turistiche.
1200 km circa, una distanza mai affrontata, stessa modalità …….le mie gambe.
C’è sempre una prima volta, viene subito dopo a quello che hai già sperimentato.
In solitaria , nella corsa e nella giornata.
Nessun camper al seguito, nessun obbligo verso qualcuno se non con me stesso fra l’altro disposto anche a ragionare obiettivamente. 
Un carretto tecnico abilmente preparato dal mago della telaistica Federiconi Moto di Castiglione di Cervia modificando la slitta (fornita dal Guru Eris Zama) che già avevo usato in Minnesota (2010).
Ruote a sgancio rapido, bracci di traino con aggancio rigido  per il traino su strada e sistema di variazione con ganci mobili (ad anello + moschettone) nel caso di neve alta.
Neve , si,  “….io” si fa d’inverno  “d’estate san fare tutti” ho sempre detto ironizzando.
Una borsa con il minimo indispensabile, una 30ina di kg da trainarsi dietro in tutto il viaggio.
Io, Liso, la montagna,  il lento scorrere del tempo … l’assenza di confini.
Liso è lui, il carretto, battezzato dopo questa rinascita con un nome a doppia valenza,  unire idealmente l’avventura con Lisa, la mia ragazza (il carretto è maschile) e descrivere la condizione strutturale del carretto effettivamente un po’ liso dopo tante avventure.
I saluti li avevo fatti tutti.
Lisa già dal giovedì prima della sua trasferta professionale con la difficoltà oggettiva di “imporre” 3 settimane di stop ad una relazione appena partita e capace di regalarmi serenità; i bimbi (bulldog inglesi) come al solito ….peccato non potergli spiegare che tornerò , che non li stò abbandonando. Due strapazzate, due biscotti e due coccole  prima di partire con la serenità che saranno comunque nel loro ambiente e che ci saranno Arianna , Lisa e amicizie che si faranno carico di garantirgli il continuo di qualche vizio.
4 pizzette a panino (una sopra l’altra) al Pic Nic da Sandro (un po’ come tornare sedicenne) , il fallimento dell’operazione Gagliardetto nel Comune di Cervia , il saluto ad Arianna e la strada per il viaggio “variabilante”  è presa.



Le qualità del viaggio strutturato dall’amico, ufficio stampa e uomo dalle mille qualità organizzative risultano essere leggermente naif.
Nell’ordine sono in grado di :
-          Spostare dalle 13,00 circa  alle 13,40 l’orario senza colpo ferire
-          Dilatare il classico quarto d’ora d’attesa al Bar Copernico di Forlì triplicandolo come per magia
-          Dimenticare il giubotto ad alta visibilità, essenziale per la mia sicurezza, nella Scenic lasciata al Surfing Shop  (cambio del furgone ufficiale)
-          Scegliere il percorso non autostradale (fino a Padova) dopo la partenza delle quasi 16,00 da Milano Marittima cannandolo 
-          Recuperare ben 15 minuti sul Tom Tom  obbligando l’intero equipaggio ad assumere una posizione aerodinamica





Alle 21.45  l’arrivo ufficiale a Malborghetto Valbruna dove la Sig.a Cecilia ci attende all’Hotel Baita
offrendoci un ospitalità completa di ristorante tipico .
Gli avvenimenti del dopo cena, coperti dal segreto sportivo, non saranno divulgati per assenza di firma sulla liberatoria.


Torno all’inizio  quando il giorno , il giorno di “….io”, non inizia nel migliore dei modi.
Il sangue mi si gela dentro dopo aver montato le ruote (prima di far colazione), non trovo più le due parti dei bracci di traino che si fissano a Liso.
Impietrito , gelato, mentre il pensiero ritorna a vivere visivamente le immagini della preparazione materiale e “mise in camion” .
C’erano, ….sono sicuro !!!
Ricordo bene di averle appoggiate sul carretto tutte e quattro proprio per evitare di dimenticarle ……. Lo vedo nella mente.
Le cerco e ricerco dappertutto …….niente!!!
La immagine involontaria “faccia d’ebete con forti problemi” appare sul mio viso risvegliando la curiosità di Fabrizio che non drammatizza
-          Trovo un fabbro e li faccio rifare, mi piace quando ci sono dei problemi da risolvere.
Lory (la moglie) è d’accordo ma la mia tranquillità è ormai irrimediabilmente andata a puttane (si dice).
In quel frangente sbaglio nel posizionare la tazza nella macchina del caffè,  mangio alla boia di un Giuda, perdo telefono, guanti per circa 10 minuti e anche il portachiavi a moschettone regalatomi da Lisa  ( tutt’ora uccel di bosco).
Parlo, seguo i discorsi pur rimanendo abbastanza in bambola in tutto il tragitto che ci separa da Tarvisio.
Il mistero dei bracci scomparsi già mi innervosisce in più l’idea che non si riesca a reperire un fabbro, o che esso non abbia il tempo/voglia mi terrorizza.
Come si fa a partir per un avventura in cui il carretto è un punto cardine lasciando a casa i bracci ?
Pensa alla bella figura che farò col Sindaco di Tarvisio Renato Carlantoni …..minchia Pelo , minchia.
Tarvisio  ore 7,30 :
l’ora è  quasi giunta anche se ancora non riesco a sentirla completamente,  …. I bracci continuano ad inquinarmi la mente ….. spiego il fatto anche agli amici Alessio e Antonio (i pedalonieri)  in attesa al Bar del Centro dalle 6.45 circa.
Un abbraccio, un caffè e l’ accompagnamento iniziale,  un bel regalo. 
Ore 8,00 :
il saluto del primo cittadino di Tarvisio Renato Carlantoni, mentre Fabrizio si esibisce in un servizio fotografico con  l’assenza di memory card, ufficializza a tutti gli effetti il via di “….io” che parte, come da piano d’emergenza, nella modalità leggera.
Zainetto tecnico Scott in spalla e ritmo fin troppo allegro (assenza del traino).


Un passo avanti l’altro verso 20/25 giorni diversi, misteriosi per un certo verso nonostante la conoscenza di me stesso maturata in anni di esperienza. Le reazioni del fisico, la caparbietà nel raggiungere un obiettivo , la mente, una materia ormai conosciuta ma mai da prendere sotto gamba specialmente nelle avventure sulla lunga durata nelle quali il diavolo è sempre pronto a metterci la coda.
Un grandissimo e validissimo supporto da Fabrizio sempre in attività per seguirmi trovarmi gli alberghi , verificare strade , passi , pericoli ecc. ecc.  ma una solitudine “fisica”  che diventa estremamente impegnativa in presenza di difficoltà che hanno la potenza  di stimolare




mente e creatività col fine di  trovare soluzioni capaci di farti star bene.  
Ripetitività di azioni mai noiose, avvolte ogni giorno da una confezione diversa in grado di regalarti qualcosa di nuovo, impensato.
“….io”  un viaggio emozionante con Amref al mio fianco, capace di farmi sentire quel bene al cuore che si prova ad essere generosi nei confronti di chi è meno fortunato di noi.




Partito ufficialmente alle  8,00 trotterellando con uno zaino in spalla, due amici a fianco e l’auto della polizia municipale  a farci da scorta è divenuto però il vero “….io” dopo 22 km circa quando mi è stato consegnato, da Fabrizio e Lory,  il fido compagno Liso capace di mettere a posto la mia mente assetata di rispetto  dei programmi annunciati.
Il diario day by day (al massimo  “two day by day” per problemi di linea)  può essere letto nella pagina dedicata del mio blog  http://andreapelodigiorgio.blogspot.it/p/io.html . Grammatica e forma probabilmente non saranno delle migliori ma rileggere correggere …e anche capire, risultava abbastanza difficile vista la stanchezza ( chi si accontenta gode).
““….io” il viaggio “ sarà una sorta di raccolta , di memorie forse neanche tanto in ordine magari raggruppate in argomenti che inizia, come ogni memoria avventuriera che si rispetti, con un  grazie ai preziosi patners che hanno creduto in me  supportandomi in questa sfida :



grande supporto tecnico con materiali ai vertici della qualità

  






supporto energetico durante lo sforzo  ma soprattutto  nel recupero ed integrazione delle sostanze perse nello sforzo











L’ossigenzazione aggiunta












per avermi disteso, rilassato, insegnandomi che ogni tanto non è importante “fare, tanto resisto al dolore” ma  “fare un po’ di meno sentendo e rilassando il proprio corpo”










Sempre attenti alla mia salute fisica  poi ....basta chiedere al  mio Periosto






 

                                                               





Moreno Motor Company, Terme di Cervia, Surfing ShopInbici, Capo Nord  fino alle Pompe Funebri De Gianni del mio amico Marco al quale sarcasticamente avevo chiesto di  accompagnarmi nel lungo viaggio J .


 







Un grazie al Comune di Cervia per il patrocinio
















a Max per lo splendido logo di “….io” a Dario Daddo Nardone  



FabrizioCutela  colui che ha stralavorato dietro alle quinte togliendo alla mia mente pensieri organizzativi impegnativi pesanti permettendomi sfruttare tutte le energie per il raggiungimento dell’obiettivo.





per la considerazione ed il premio assegnatomi agli oscar del Triathlon e  stragrazie a
Infine un grazie a tutti coloro che compariranno in questa avventura e nel seguito, autori di gesti che hanno fatto la differenza.


“….io”   10 dicembre 2013 : era già una grande emozione.

è un pensiero leggero , volutamente leggero 
vola senza entrare in profondità per non creare un terreno fertile  
paure, difficoltà non metteranno  radici  profonde da divenire una forza contraria alla splendida emozione che già sto vivendo . 

avanzo seguendo l’impulso,
la voglia dissetarmi
so che ci sono, non li peso
un giorno ci sarà un momento  (è scritto da qualche parte) 
perché privarmi delle emozioni ?

il pericolo, la solitudine , i rischi ….un pensiero leggero, mi sfiora, incute timore  ma …
il rumore sordo dei passi sulla neve
il silenzio puro e terso delle montagne
la mia solitudine
il  mio respiro affannato,
le nuvole di fumo che usciranno dalla  bocca
la fatica

il tempo  mi farà ancora una volta capire quant’è lungo un minuto e quanto, in realtà, giorno dopo giorno ci lasciamo sfuggire dalle dita attendendo un week end  che il più delle volte non lascerà che leggere tracce dissolubili

una linea rossa  lungo la quale esplorerò per l’ennesima volta i miei confini mentali cercando di aprire altre finestre per poter osservare nuove barriere crollare 
piena di sudore, fatica, costanza ,
sarà  fredda, difficile, lunghissima 
emozioni , sorrisi , immagini …… attimi   

qualcosa di unico mi pervade,
fremo

la forza del freddo incute timore ,

un emozione diversa
forte
decisa
potente

sarà una grande sfida
sarò  “…io”

andrea pelo di giorgio 







 Alessio e Antonio



Alessio e Antonio (non so chi sia il capitano), i pedalonieri dell’adriatico, sono due “suonati “ noti per la loro passione di attraversare il nostro mare a bordo di un pedalone.
Conosciuti per fama tramite Radio Deejay ho avuto l’occasione di contattarli quest’estate approfittando del loro passaggio dalle spiagge cervesi.
Un contatto tramite Facebok  ed un accordo per una pedalonata/nuotata fianco a fianco  ha contribuito alla crescita dell’amicizia nella più completa stima reciproca.
Alessio e Antonio mi hanno tenuto compagnia durante i primi 45 minuti di corsa praticamente fino all’uscita del comune di Tarvisio momento in cui sono stato abbandonato anche dalla scorta della polizia urbana.
Nonostante la loro presenza fisica sia finita lì, i due amici sono rimasti sempre in contatto con Fabrizio svolgendo un lavoro di consiglio e suggerimento molto importante.


 Tolmezzo informazioni e fiducia cieca

Il pizzaiolo dice 20km/18  per arrivare alla meta di Tolmezzo …..la prima tappa.
Avanzo abbandonando la strada che porta ad Udine , secondo le direttive  deduco, in collaborazione col fido Garmin 910, che la meta dista 10 km . I cartelli stradali ne danno  12,  che tali rimangono per un altro km almeno prima di divenire di colpo 9, dove sostano per un pezzo prima di divenire 6 e ritornare 7 dopo un altro km .  E’ sempre bello poter contare su di un sistema chilometrico fatto alla cazzo , è un giocare a schiantarsi le ossa  anche se ormai ho imparato ad attutire certi colpi.
La strada è quella  giusta e mentre cominciano a cadere le prime gocce faccio la mia entrata a Tolmezzo.
Sarò ospite all’Hotel La Rosa (comunicazione ufficiale Earthware) , che decido di cercare una volta arrivato in centro.
Tolmezzo si presenta come un bel paesino dall’aria viva, ordinato, ben illuminato  dove ad una precisa richiesta di informazioni non è detto che ci sia un altrettanto decisa risposta.
Attiro l’attenzione di un signore distinto  e corpulento:
-          Mi scusi ,  mi può indicare la strada per l’Hotel La Rosa?
-          Si certo , ….. le indico la strada  più lunga, solo 500 metri in più, se non le dispiace
-          Veramente  ……. Sa comè ….
-          Si ma faccio prima a spiegarla …..dunque vada  in fondo a questa strada , c’è una rotonda gira a sx
Arriva un ragazzo giovane,  barba capelli e occhi tutti insieme, guarda curioso  e…. :
-          Scusa  ti posso chiedere cosa stai facendo, dove stai andando ?
-          Certo , sento le indicazioni per raggiungere l’albergo e ti dico tutto.
15 secondi di ascolto e ….:
-          Lo accompagno io
-          Grazie.
Ringrazio anche l’uomo corpulento stoppando la sua spiegazione,  avviandomi con il ragazzo mentre soddisfo tutte le sue curiosità.
Rimane sorpreso da ciò che faccio , ne è entusiasta, mi chiede info su come seguirmi, contattarmi  ….. si ferma e  :
-          Grazie,  io vado a casa sono arrivato. Grande, buona continuazione.
-          Grazie a te,  mi dici dove vado per l’hotel ?
-          Ah , non lo so mica
Rido tra me e me per non dire altre cose,    ……….vedo un altro  uomo.
Parlando una strana lingua molto sospirata mi spiega la strada:
-          Quando arriva in fondo a questa via  trova alla sua destra il cons… agrario  , prosegue un po’ e gira 
Senza proferir parola indica col braccio  una curva a lungo raggio a dx
-          Poi vede la Spar e subito dopo  c’è l’hotel
-          Dopo il consorzio agrario giro a dx allora
-          no dopo il cons agrario  curva  
ripiomba nel silenzio rimimando la curva ad ampio raggio a dx.
Mumble mumble mumble …….
Riprendo il movimento ridendo mentre le spiegazioni del signore ballano nella mia mente soffermandosi sul gesto della curva innominabile.
Vedo la Spar (dentifricio spazzolino e sono a posto) e l’Hotel La Rosa.
Ad accogliermi una gentilissima signorina che mi spiega subito come funziona.
-          Siccome domani chiudo  non c’è la cena (ci sono comunque pizzerie in centro e se vuole le presto la bicicletta),  non c’è la colazione domattina e non ci sarò neanche io   quindi lei  lasci le chiavi sul banco del bureau e si tiri dietro la porta posteriore.
Che dire, mi sembra tutto così strano  ma in fondo l’importante è avere il posto da dormire e stare tranquillo.
Doccia calda prima di muovermi velocemente verso il centro, il tempo  per l’attività  del blog è molto importante , il diario di “….io”  deve fornire la possibilità a chi mi segue di sapere  oltre che donarmi il piacere di trasmettere e giocare con le parole.
Vista l’offerta chiedo la bicicletta.
-          La bici è li, il centro è a 500 metri , le chiavi  prendile su perchè quando torni non ci sono, mi passa a prendere il mio ragazzo alle 21.30  e poi  l’hotel è chiuso ….entra da dietro da dove uscirai domani.
Spaziale!!!
In centro chiedo informazione ad un furbo che mi passa davanti schivandomi facendo finta di niente.
Sarà anche la stanchezza ma questo tipo di maleducazione mi fa girare le palle, così torno indietro lo afferro l’uomo per un braccio e :
-          Scusa ma ti ho chiesto un informazione
-          Ah ,
-          Vorrei mangiare un piatto di pasta, …una pizza   mi puoi dire dov’è un ristorante qui nei dintorni?
-          Non lo so
-          Ma come non lo sai …. Non sai se c’è una pizzeria ?
-          Fai la curva  sotto i portici 30 metri
Mumble mumble mumble.
Mangio, pago e rientro ….l’albergo è deserto …”mio” .
Camera , scrivo….….shining J .

E’ solo l’inizio di quello che sarà un fantastico viaggio sportivo ed emozionale in grado di regalarmi tantissimo.
Una piccola linea rossa appariva ora sul nord est dell’Italia, ero stanco ma non ammazzato , avevo di fronte le mie 5/6 ore di riposo e cominciavo a mettere in pratica i meccanismi che mi avrebbero accompagnato per almeno 3 settimane forse più ….previste.
L’ora di partenza volontariamente fissata per le 7.30 ebbe sin da subito un ritardo condizionato dal servizio colazioni nella maggioranza degli alberghi e soprattutto da una difficoltà mia nel seguire gli ordini di una sveglia che strimpellava troppo presto  considerando che prima dell’1/1,30 non spegnevo mai la luce (aggiornamento blog) e, almeno per i primi 3 – 4 giorni,  non riuscivo a dormire sereno forse a causa del continuo cambio di letto .
La stanchezza risolse il problema letto alla svelta regalandomi pian piano sonni pesanti e filati mantenendo però le difficoltà mattiniere di uscita dal letto.
Quelle di tappa (difficoltà), sia in termini di caratteristiche del percorso, meteo,  che di conformazione  paesaggistica, richiedevano (chiaramente) sforzi fisici e mentali diversi che mi accompagnavano consegnandomi alla sera a volte pimpante a volte col desiderio estremo di raggiungere l’hotel per godermi una doccia calda facendomi transitare fino al domani.
Tappe come la seconda  Tolmezzo – Nuoitas  mi regalano una grande allegria ed enfasi forse per i paesaggio che assume sembianze più montane con il ritorno della neve, forse perché  racchiudono in se dei fatti che ti fanno sorridere, sentire un minimo “noto” come al bar “La Gioconda” di Villa Santina.
La madre della titolare mi riconosce e saluta brandendo il quotidiano (messaggero di Udine) nel quale un articolo, corredato da foto, parla di me.
La mia sosta tranquilla si trasforma ( con  piacere) in un sacco di parole e racconti con i clienti del bar che nel giro breve vengono informati dalla signora entusiasta.
Quel giorno, nonostante la pioggia, non cala mai di umore, è uno dei pochi giorni in cui ascolto le “mie” canzoni (ormai stantie) nell’MP3  che canto a voce alta (probabilmente spaventando qualcuno) incurante del mio non savoir faire            ……….è uno spatacco, una gran sensazione di libertà.
L’unico attimo difficile  avviene quando, una volta calata la sera decido di seguire un’indicazione bar  che mi porta ad abbandonare la strada maestra.
Solo 300 metri di salitone prima di ascoltare la chiara senzazione di errore percorso; rientro.
E’ molto freddo, decido allora di indossare anche le muffole da sci , visto che lui  mi attanaglia alle dita.
Sgancio i moschettoni dalla vita a mani nude, faccio la stessa cosa con i ganci della rete aprendo la borsa per la ricerca.  Operazione conclusa,  appoggio i guanti li sopra  (scemo)  e  riaggancio i bracci rigidi di Liso alla cintura.
Ho le mani talmente congelate che fatico a mettermi anche i guanti leggeri termici.
Ce la faccio . 
-          ora mi metto le muffole …….
Giro la testa indietro ….sono là nella slitta, mi sono già legato, i bracci sono rigidi ……… …la furbizia .
Non sarebbe un problema se non avessi perso le dita completamente e se qualsiasi pressione  su di esse mi facesse un male cane.
Riuscire a riaprire i moschettoni è stata un impresa  molto dolorosa e difficile ma dopo un 5 minuti grazie alla  calma imposta ……… l’operazione va in porto.
I benefici  dell’episodio li ha  avuti il bar successivo ,  a Forni,  nel quale ho ristabilito la temperatura a forza di bevande calde.
-          Prenda a dx al bivio dopo Forni di sopra,  passo Maurie, fa qualche km  e sulla sx noterà un incrocio ben illuminato . Scenda a sx, 500 metri ed arriva a Nuovitas  ….li trova l’albergo omonimo.
Vado tranquillo con la nuova temperatura ristabilita.  Il buio invade l’ambiente  proprio quando arrivo al bivio.  Accendo solo le luci di Liso , affinchè ci vedano da dietro ,  mantengo spente quelle davanti spingendomi nella notte alla luce della luna.
Che poesia, immerso nel buio , libero io , libera la mente. Libera di poter correre nel oscurità di quella magica notte in un posto così disperso …… una magia.
Faccio dei km tutti al buio pesto, sono estremamente sicuro perché nessun incrocio illuminato è passato davanti ai miei occhi , solo qualche piazzola scura e ricolma di neve.
Tuttavia la sicurezza vacilla quando  la strada continua a passare sotto ai piedi e non si intravvede niente.
Arrivo ad un bazar, proprio mentre Fabrizio mi chiama.
L’esercente sentenzia che Nuoitas è a circa due km a sx …….proprio da dove venivo io
Mi scappano due parole colorite (potevo già essere in albergo) che confermo due minuti dopo a Fabrizio accortosi dell’errore osservando il live tracker  (fantastico, è come l’occhio del grande fratello)
Torniamo verso il basso insieme  facendo attenzione alla mia destra  …io non vedo niente , le solite piazzole di prima  fino a trovarmi circa 300 metri dopo la deviazione.
Non è stata una cosa semplice individuarla ma con  l’aiuto di un automobilista che mi dice “ non può non vederlo” e un po’ di immaginazione riesco a trovare (invisibile) il fantomatico sentiero che in 500 metri mi porta all’hotel Nuoitas  dal quale era già partita la pattuglia di ricerca disperso grandi.     


Road to Misurina…..minchia cazzo

Non credo di avere un  volto dalle sembianze proprio umanissime quando arrivo al bivio che  porta a Misurina.
Ho una stanchezza estrema , con la E maiuscola posso garantire, a conclusione di una tappa molto dura  fin dalla mattina con il valico del passo Maurie  avvenuto sotto un abbondante nevicata trasformatasi in pioggia nel corso della discesa.
La sosta ristoratrice , peraltro, al bar del paese posto a fine discesa, non era stata delle migliori

Un classico circolo gestito da un signore anziano con  una stufa soffiante aria fredda sulla quale avevo appoggiato i guanti ad asciugare,   un toast di colore “ mi scusi mi è scappato” ed un cappuccino fatto col criterio  “ustiono il latte per fare la schiuma” …..minchia che culo.  
A bilanciare quest’episodio inserisco la pizza di mezzogiorno pappata ad Auronzo di Cadore, molto buona avvolta  dalla gentilezza di un locale (nel quale ero rimasto solo) in cui nessuno ha detto niente del mio  vestirmi e svestirmi a  piacimento , proprio come se fossi in una tranquilla camera d’albergo  con la sola differenza del passaggio silenzioso della cameriera ogni due x due.
Il dubbio di Fabrizio, su quella tappa, era creato dall’assenza di strutture intermedie nelle quali potersi concedere un attimo di riposo prima del paese di arrivo.
Forte di qualche un fantomatico ristorante/albergo (trovato con la collaborazione di Luca dell’hotel Nuoitas – google maps) avevo deciso di farla preferendola ad un’ alternativa più semplice.
A posteriori posso asserire che il dubbio non era infondato, i pochi alberghi/bar erano effettivamente chiusi così una volta iniziata la salita verso Misurina mentre il paesaggio assumeva fattezze sempre più montane  proponendo panorami e creste veramente da favola (le tre cime di Lavaredo) mi rendevo conto che la patata cominciava a diventare bollente e che tutta quella “bollentezza” non scioglieva neanche un grammo di neve ….anzi, di pari in passo con l’aumentare della quota vi era un proporzionale ….anche di più …. aumento del manto bianco che di li a poco diventò padrone effettivo di tutto ciò che mi circondava.
Incredibile di come  quell’ambiente montano ricoperto di candido biancor assumesse nel giro di poco  fattezze quasi irreali.
Montagne di neve accalcate dappertutto,  alberghi , bar  completamente sommersi  e irrimediabilmente chiusi.
Col passar dei km con il calar della temperatura, complice anche il giorno che stava lentamente lasciando spazio alle tenebre,  aumentava chiaramente la stanchezza ed il pensiero di non trovare niente di aperto  costringeva la mia mente ad un lavoro più importante.
Ma si sa che in casi estremi c’è sempre l’aiuto della provvidenza che in questo caso arrivò proprio dall’ambiente clericale, nei panni del Sig. Lorenzo.
Un suv grigio, proveniente dalla corsia opposta, si affianca abbassando il finestrino, il sig. Lorenzo (che conoscerò poi) mi chiede se può farmi una domanda.
-          Certo
-          Ma lei è il signore che sta attraversando l’arco alpino ?
-          Sono quello . Dico sorridendo
-          Sono il direttore della Villa Gregoriana ( 500 metri avanti) , ho letto di lei sul giornale stamattina, complimenti per l’impresa …… saremmo lieti di poterla ospitare nella struttura.
Compiaciuto ringrazio spiegando che quella sera, per una questione di km,  dovevo raggiungere Misurina (dove avevo già l’hotel riservato) ma che sarei stato lieto di fare una pausa ristoratrice.

D’accordo su tutto mi indica la strada, probabilmente un po’ più lunga dei 500 metri suggeriti, accogliendomi con gentilezza nella immensa villa Gregoriana di proprietà della Diocesi ospitante gruppi di vacanza di disabili e tanta altra gente facendo buone azioni + una ,in quel giorno ,  ……  ”….io”.
Una mezz’oretta di pausa, con piccola visita del pian terreno della villa ,  solito rifocillo  nella sala piena di persone in attesa della cena

mentre fuori dalle mura buio e  freddo si rinforzavano sensibilmente.
-          Mancano solo 6,5 km al bivio, molto impegnativi  a dire il vero , mi rammentano. 700 metri di dislivello .
-          “Minchia” ,  penso partendo con tutta la volontà di finire ed una condizione ancora buona.
Per i primi km tengo effettivamente un buon passo, spingendo con forza sia con le gambe che spalle/braccia attraverso il prezioso aiuto dei bastoncini.
Mi rendo conto però presto che i già lunghi 11 minuti  e rotti impiegati a percorrere un km  si allungano, grazie alla stanchezza  ma anche all’aumentare della pendenza, fino a divenire interminabili.
A  peggiorare la situazione ci si mette anche Fabrizio (non per colpa sua)  sentito pochi minuti prima  per la conferma del paese d’arrivo.
Comunicazioni nell’ordine: 
1 stasera risiedi all’hotel Miralago , mi hanno detto però che devi arrivare entro le 9,00 se no …..ciccia
2 non fanno servizio ristorante       
Fuori si bela dal freddo,  il ghiaccio ricopre la strada facendomi faticare a trovare il grip con le scarpe,il ritmo rallenta a tal punto che il crono arriva a segnare 14’ 56” interminabili  per un km. L’impegno è estremo devo andare più forte possibile  per non arrivare fuori tempo e trovare l’albergo sbarrato.
Il nervoso  mi morde le orecchie.
-          Ma che cavolo vuole dire , “se non arriva entro le 21,00 chiudiamo” ?  Da quando in qua gli alberghi chiudono ….. (a parte quello di Tolmezzo) , fosse stato mezzanotte .. dico io .. ed inoltre sai che  una persona sta arrivando ……. ma stracavoli, aspettalo!!!
Un passo avanti l’altro Andrea, prima o poi finisce questo muro.  Se è vero che stamattina sotto ai piedi c’era dell’altra roba ….passa anche questo.
Effettivamente , leggermente sfigurato (così mi sento) dalla fatica arrivo al bivio. Qualche dubbio sulla direzione , chiamo Fabrizio che mi guida ricordandomi i pochi km  ( 3 almeno ….altro che uno) più il Grand Hotel che in realtà non centra un fico secco con la direzione dell’hotel Miralago.
Fortunatamente, una volta entrato in paese, vedo sulla destra un cartello direzionale, mezzo coperto di neve , in un angolo della strada. Mancano 500 metri circa, è uno stradello innevato che passa davanti ad una pizzeria, l ‘unica aperta mi sa. 
Lo vedo, la in fondo alla fine di quel sentiero che si snoda attraverso curve viziose che non fanno altro che allungare la distanza.

Ad attendermi , credo siano le 8,30, un signore anziano  molto gentile intento a guardare un programma della De Filippi in Tv
Mi sembra di carpire chiaro e tondo che l’albergo non sia dotato della più moderna tecnologia  ma poco importa, l’importante è riuscire a rilassarsi mangiare qualcosa e dormire bene.
Sottolineo ancora una volta la gentilezza estrema del signore ( 70 enne circa) ; a registrazione eseguita mi consegna  documento e  chiavi mentre io sto bello ritto  carico come un somaro con la borsona in spalle, lo zaino, telefono ecc. ecc.
La chiave è tipo quella di Fantozzi , dotata cioè di un portachiavi gigante dal peso di circa  3 / 4 kg.
-          camera numero 12, secondo piano
-          Cazzo (mi scappa dentro)  neanche al primo   …oggi tutte le fatiche.

A quattro rampe effettuate entro nell’androne ,   la luce non si accende…pazienza …. corridoio con ormai la spalla sx che urla, trovo la camera numero 12 e completamente al buio provo ad infilare la chiave nella porta.
Non ci entra, non la becco proprio
-          Vuoi che sia diventato così incantato ? 
Provo e riprovo,  niente da fare, le borse ormai hanno un peso di 200 kg e mi scappa anche la pipì, una di quelle che ti fanno stringere le gambe.
Continuo a non farcela, il nervoso ormai mi ha travolto …..accendo la torcia del telefono e ……. La feritoia della chiave è orizzontale .
-          Ma dove cavolo si è mai vista una feritoia orizzontale  !!!
La chiave finalmente entra ………. non gira.
Provo e riprovo, niente da fare, entra da ambo le parti  ma non gira.
-          Adesso vado di sotto e mi sente ….….. penso nervosamente
Guardo la chiave come per minacciarla di violenza grave,         …. è un ultimatum!!!
Non dice niente, mi fa osservare solo una cosa  …… è la nr. 16.
Non so se è più la voglia di andare di sotto  o cambiare porta e cercare la mia camera.
Vince la seconda,  chiave in orizzontale et voilà , la porta si apre lasciando spazio ad una visuale inattesa.
Un lavandino  con un bidet posticcio sotto.  Richiudo per un attimo
-          È la prima volta che mi capita di entrare dal bagno….…che stranezza.
Spalanco.  
Il lavabo e di fronte il letto …forse riesco anche a lavarmi le mani da steso (quasi quasi l’ipotesi entrata dal bagno era migliore); a fianco  una porta che porta (scusare la ripetizione) al W.C e doccia.
Fantastico …..beh poco male ma in fondo c’è tutto ciò che mi serve per passare la serata.
Solita strategia scald’ambiente. Apro la doccia a temperatura max  mentre tiro fuori il pc, scarico foto e filmati dagli apparecchi trasferendoli sull hard disck e, mentre il fido portatile esegue il suo lavoro, mi denudo apprestandomi a godermi la meritata e calda doccia.
Assenza di fumo …………….. manca il vapore.
Mano sotto al getto dell’acqua e ……rimango senza fiato, impietrito.
-          GHIACCIATA !!!
Resto fermo immobile.
E’ un colpo al cuore, forse anche uno al culo …. non so, non riesco a gestire l’idea di dover far la doccia fredda.
Rimango nudo e tinco circa un quarto d’ora.  Braccio teso e mano che non esce mai da sotto al getto della doccia cercando di carpire anche la minima variazione spremendo tutta la speranza che ho in corpo.
Il pisello mi dice che se lo metto sotto si ritirerà  non sapendo,poi, se sarà poi in grado di fare ritorno. 
Capto una leggera variazione, forse è solo la mano che si abitua.  Decido di farla evitando perdita di tempo e conseguente chiusura della pizzeria vista l’assenza di vita nel paese.
Le parole che usciranno nei 3 minuti di sofferenza non sono riportabili . Sono lavato,  non  perfettamente risciacquato ……ci penserà il telo. 
Scendo e  calmissimo (d’altronde sono gentilissimi) comunico spiacevole fatto.
-          Come fredda ?  doveva lasciarla correre un po’
-          42 km ? 
300 metri di vialetto innevato  e il titolare mi dice che il pizzaiolo è già andato a casa, al massimo può darmi ciò che è rimasto .
Accetto al volo scacciando l’idea di dover fare strada col rischio di trovare poi tutto chiuso.
E’ un ottima scelta vista la bravura che mette in campo creandomi un piatto enorme di affettati, formaggi,   insalata, dolce, caffè, coca cola.
Via  a scrivere  sul blog e a godermi un riposo ancora non dei  migliori.
La sveglia della mattina seguente segue la solita prassi …… anzi peggio e non scendo dal letto prima delle 7.45 .
Faccio scorrere l’acqua nel lavandino in camera (servizio che pochi hotel hanno) e nel frattempo  preparo tutto,  io compreso.
Ore 8,00 l’acqua ha ancora i ghiaccioli,  neanche il gusto di lavarsi la faccia con l’acqua calda.  …si vede che deve andare così.
La colazione rispecchia un po’ il contesto generale  rimanendo leggermente stantia  in una sala agghindata da una triste ed inquietante (parere personale) pelle  di daino/capriolo   o similare aperta ed appesa al  muro

Saluto cordialmente, ringrazio per l’ospitalità completa ripercorrendo i 4 km  e qualche spiccio fino al fatidico bivio e la seguente discesa verso Cortina.
  








Cortina , il bar e il ciccione maleducato

8 km circa di discesa, in cui lascio che le gambe si divertano tenendo ritmi anche troppo veloci ma necessari dopo le fatiche estreme fatte la sera precedente per raggiungere Misurina, mi portano a Cortina  ritenuto un passaggio “obbligato” vista l’importanza della località turistica nel panorama alpino Italiano.
Non avendola mai vista decido di regalarmi una sorta di visita turistica nelle vie del centro riservate solo al traffico pedonale  cosa che mi vedeva comunque in regola anche se trainavo Liso, il carretto.
E’ passata da un oretta la metà mattina, il sole scalda avvolgendomi con una coperta molto gradevole (a volte anche troppo calda sulle gambe) e per me è il momento di mettere qualcosa nello stomaco.
Trovo il bar “giusto” verso la fine del corso principale dopo esser transitato davanti a vetrine, attività  dall’eleganza anche un po’ troppo  per quello che sono io  ma ….sono a Cortina dove il lusso è palpabile nell’aria.  Il mio bar è contraddistinto da una grossa botte all’esterno che funge da tavolo con un paio di sgabelli , lo scelgo proprio per quello  vista la gradevole temperatura del sole che gli batte direttamente sopra.
Sgancio Liso premurandomi di non parcheggiarlo di fronte al locale per non intralciare l’entrata. Lo  lascio sulla parte opposta della strada proprio su una lingua di neve ancora non sciolta, ben visibile sul manto bianco e non intralciante in nessuna direzione.
Il bar è strapieno, stipato, tutti intenti a bere qualcosa ma soprattutto a guardare le olimpiadi invernali. In programma in quel momento una manche di uno slalom non so se speciale o gigante nel quale gareggiava qualche atleta italiana.
Chiedo tranquillamente un cappuccino e una grossa fetta di strudel che, susseguentemente, dopo aver pagato e creato un altro po’ di slargo (l’omo ha da puzzà) consumerò nel tavolo esterno.
Cappuccino ottimo, strudel super.
Noto una persona (sembra già idiota a vederla da lontano), sbuca da un vialetto laterale, è in rotta di collisione con i bracci di Liso.
Corporatura grande, panzona, un paio di occhiali vecchio tipo color tartaruga con lenti uguali; avanza con passo addormentato dritto dritto .  L’impressione è quella di una grande nave alla quale, una volta lanciata, è praticamente impossibile far deviare drasticamente la traiettoria.
Tra me e me penso che lo farà  proprio in considerazione della visibilità di Liso.
Non avviene, ormai è ad un tiro di schioppo. Mi alzo arrivando fino a metà della carreggiata non intervenendo,   “metterà il piede tra i due bracci” .
Osservo in silenzio , fa un passo  schiacciando sotto al suo piede grasso (sicuramente puzzolente) un braccio di Liso  che per la pressione fa una sorta di inchino.
Come se niente fosse successo. Continua a camminare mi passa a fianco dirigendosi al bar totalmente assente alla vita esterna.
Scatto come una molla pur mantenendo la calma, mi giro e l’afferro per un braccio:
-          Mi scusi , ma non ha visto che lì per terra c’è un carretto  a cui lei ha pestato il braccio senza colpo ferire? 
Scocciato per esser stato preso , mi dice:
-          Scusi ?
Ripeto filo per filo segno per segno  quanto sopra
-          È un isola pedonale questa,
-          Il fatto che è un isola pedonale le da diritto a pestare coi suoi piedi quello che vuole ?
-          Non mi interessa , mi lasci andare.
-            …..ma guarda te questo
A me sinceramente sembra di sognare, il vertice massimo della maleducazione cafoneria inseriti in un uomo di merda che si crede una razza superiore.
Esprimo solo un “guarda te che gente”  prima di far su le mie cose e riprendere verso il paese di Dobbiaco rimuginando ancora sull’accaduto e comunicandolo a Lisa che mi spiega, ancora una volta, la strategia del “buco in fronte” .
Giusto il tempo di un chilometrino che, mentre affronto la salita che mi porta fuori paese,  il fermo a R che tiene fissato il braccio rigido al carretto si spezza a metà liberando la parte sx.
Il peso del panzone sul braccio ……Porca P…a  T…a .
Stop obbligato, nessuno in giro , case circostanti chiuse e senza anima viva apparente ……mente in movimento……. l ‘unica cosa da fare.
Mi costa una mezz’ora  forse anche più ma pensando, girando ed osservando con gli occhi attenti  noto i ganci della rete ferma carichi. Con le armi di cui dispongo , denti e forbici, tolgo la gomma protettiva e riesco ad addrizzare la parte a S di uno . Lo spessore è giusto per il foro, inserisco ed il gioco è fatto.
In culo al panzone e via.



Il Passo CimaBanche anzi lo Chalet

Cortina è alle spalle, la maleducazione anche, sto bene , il sole mi bacia tranquillamente accompagnandomi all’ora di pranzo che avverrà alla prima occasione utile dopo le 13,00 (più  o meno intorno al 25° km adattabile  di solito). La strada sale e lo stesso faccio anch’io andando di passo tranquillo raccontandomi un po’ tutto quello che era successo fino al quel momento.
Allo svalico ci sono un paio di ristoranti , da quel punto parte , credo di aver visto bene, una pista da sci di fondo o arriva una pista di sci alpino  o forse è un tratto percorso da chi fa sci alpinismo …… qualcosa che avesse a che fare con gli sci comunque.
Sulla destra c’è lo Chalet Cimabanche,  un piccolo chalet molto caratteristico.

Decido di sostare, lo faccio ancor più volentieri dopo aver chiesto ed ottenuto un giudizio molto positivo da una coppia in viaggio di nozze già cliente dello chalet da anni.
Desto la solita curiosità alla mia entrata, chiedo se si può mangiare  e al cenno positivo della ragazza mi siedo nell’unico tavolo libero al momento.
Come dico di solito nei bar quando mi incalzano per sapere cosa voglio ordinare “ mi smonto un attimo e poi comunico”
Così è, mi tolgo gl abiti in eccesso, appoggio lo zaino nella sedia,  tiro fuori tutti gli armamentari per dare un po’ di vita al telefono ed aggiornare la mia situazione.
Un ordine semplice, pasta con olio e grana, coca cola, ammazzo una banana ed un buon caffè finale.
Naturalmente espongo “….io”  raccontando velocemente i chi,come,perché  alla ragazza, a vari clienti del ristorante poi , fino ad arrivare alla conoscenza e allo scambio di impressioni col padre della signorina che mi ha accolto e servito.
E’ un signore esuberante, genuino, di quelli che parla a spron battuto.
Parliamo di tutto , avventura ,sponsor tecnici economici  cifre  ecc. ecc.
Prima di salutarci ho l’occasione di vederlo all’opera nei panni di fotografo  “faccio solo foto perfette”  immortalandomi con la figlia.

Sono ospite, non pago niente ….anzi ,  ricevo anche una promessa di sponsorizzazione per il quintuplo ironman  Varano LakeXtreme del 23 giugno…… altro che il signore di Cortina.








 La pagina di Cortina si chiude bene con la chiamata dell’omonima radio  (Simona la speaker) che dedica uno spazio ad “….io” con un intervista in movimento di 10 minuti bissata poi nei giorni successivi quando mi trovo nei pressi di Milano .



















Incontro Folin

Andrea , amico e compagno di squadra  mi aveva chiesto dove mi trovavo.
Considerando il fatto che la mia traccia era sempre disponibile e verificabile da Fb/blog/twitter ecc. ecc.  rispondo con  un ironica “rotonda di Zadina”
Ero uscito da poco dallo Chalet Cima Banche quando una Subaru Forester bianca mi si affianca .
 Vedo la sua faccia  in espressione “patacca” sorridermi .
E’ una bella sorpresa, non ci avrei mai pensato. Piccola sosta di saluti ed abbracci, qualche domanda informativa prima di riprendere salutandoci con sorriso sincero.
È sempre un piacere.


Rio di Pusteria – stremato  nell’hotel simpatia

Parto quasi con dispiacere da Villabassa  paese lungo (ci ho messo 3 km a trovare l’albergo) in cui sono stato ospite dello splendido Hotel Adler

Gestito da una famiglia stupenda e con personale di alta professionalità. Deliziosamente viziato e stracoccolato .  
Il saluto con  …. (e mi perdonerà perché non ricordo il nome) è un piccolo evento del mattino comprensivo di  foto davanti al complesso Alberghiero.  
Mi  incammino  verso Brunico e Rio Pusteria.
Piove, piovicchia ma non è un problema in quanto sono protetto dal mio goretex totale Scott che mi tiene al riparo del vento e dell’acqua.
La strada iniziale non  è delle migliori in quanto  statale ad alta percorrenza.
Giusto pochi km alla galleria  nelle quale è ben specificato che gli omini a piedi , specialmente quelli che trainano un carretto, non possono passare.
Non so come mai ma qualcosa non gira bene, perdo del tempo in cazzate o per lo meno in quelle che ritengo tali , sistema  questo , tira fuori quello   ecc. ecc.
Mi stoppo prima dell’ultima svolta che mi permette di uscire dalla statale e non prendere la galleria.
Prima di effettuare qualsiasi mossa (sono bravissimo a sbagliare strada) contatto Fabrizio.
Mi conferma che il passaggio dal paese non  comporta un allungamento sensibile del percorso, riparto tranquillo.
Per non sapere ne leggere ne scrivere chiedo ulteriori informazioni ad una gentile signora che incrocio all’imbocco del paesino.
-          C’è anche la ciclabile che arriva fino  a Brunico, 100 metri avanti sulla sx
La imbocco sulla fiducia …… è piena di neve, mi fa divertire rendendomi curioso di scoprire il comportamento che terrà Liso  su questo fondo così silenzioso.
La cosa negativa viene dai tratti in cui la neve è acquetta non indosso il goretex ai piedi ma le  T2 Palani  che però non resistono all’acqua …neanche quella fredda.
Qualche km , riprendo la strada maestra, comincio a salire di quota arrivando di buon passo alla pausa di metà mattina.
C’è un bar proprio sullo scollinamento  dove mangio un ottimo strudel, un buon cappuccino con l’aggiunta di un espresso giusto per combattere l’ombra del sonno derivante dall’ancora poco dormire che mi gira attorno.
Traffico ….. molti camion.
Alla mia SX l’entrata della ciclabile. 
Si stacca dalla strada principale inserendosi tra le montagne ……  la prendo  e devo dire che me la godo  anche se  il problema dei piedi rimane.
Si inserisce nei boschi permettendo alla mente di fondersi con essa mentre gli occhi spaziano alla ricerca di particolari da fermare nella bellezza di quegli scenari che persistentemente rimangono bagnati dalla pioggia.
I km passano con il loro ritmo tranquillo, mi godo il momento allontanando quasi anche il pensiero della metà di mezza tappa posta in quel di Brunico.
La sbarra è chiusa, l’indicazione indica chiaramente ciclabile per Brunico a sx ma la sbarra è chiusa  praticamente sepolta dalla neve. Seguo la strada che continua dritto  passando dietro a qualche fattoria, fino a portarmi ad una casa dove finisce.
Di lì in poi c’è un campeggio.
Un po’ mi girano pensando ai km  da  fare a posteriori per andare a riprendere la strada statale che vedo a  poco lontana dopo i campi.
Non cedo a quell’evenienza, suono il campanello della casa , presumo , dei titolari.
Un ragazzo dal proferire Italiano leggermente spigolato  mi spiega che  Brunico è vicino e che se non voglio tornare indietro l’unica possibilità è oltrepassare il campeggio, andare oltre le reti di recinzione (c’è un passaggio) attraversare il bosco e scendere una discesa corta ma molto pericolosa per infilarsi, dritto dritto, nel sottopasso e sbucare a Brunico.
Sorridendo mi butto all’avventura . E’ trail puro in mezzo alla neve che rende Liso una slitta pur senza smontargli le ruote.
E’ un passaggio divertente, sbuco dentro   a Brunico, dove dopo esser stato rifiutato dalla mensa degli anziani, in quanto mensa non ristorante, mi accomodo in una pizzeria del centro.
E’ la mia oretta di relax, i soliti rituali, il mio divagare nelle comunicazioni con l’effetto degli occhi che mi chiedono di rimaner seduto e lasciare che si chiudano al posto di riprendere il movimento.
Come al solito non gli do retta, proprio cocciuto, rinfilandomi nella ciclabile che arriverà fino a Rio Pusteria luogo in cui dormirò quella notte.
Non so come succeda, probabilmente è colpa mia o forse è una magia fatto sta che la larga ciclabile si trasforma in un sentiero che costeggia il fiume  pozzangherato, fangoso e  innevato.
Incontro anche ad uno dei personaggi meno furbi del mondo intero uscendo proprio dal sentiero nel suo giardino. E’ intento a lavare l’auto.
Chiedo informazioni  avendo un bivio davanti.
-          Per Rio di Pusteria?   ……… segua il sentiero   e ci arriva direttamente.

-          Ma non vedi che ho un carretto dietro che pesa che “Dio sa l’ostia? “ (detto locale non offensivo e comunque perdono). mi ritrovo a pensare  500/600 metri dopo con la neve a mezza gamba in una salita che mi sta portando verso non so quale monte.
Inverto la marcia col motto in testa “fa che non lo trovi”  girando a sx all’incrocio che porta al paese.

La ciclabile originale è davanti a me subito dopo l’incrocio  successivo.
La inforco non preoccupandomi del fatto che essa è distante dalla strada principale non pensando, in sostanza, che essa attraversa la vallata senza passare praticamente da nessun paese.
Piove forte ed ininterrottamente, da Brunico, sulla mia figura di omino che si muove. Tengo la testa ferma sul concetto che la sera prima o poi arriverà conscio che non avrò l’occasione di effettuare la pausa pomeridiana  per non avere un aggravio importante di km.
A testa bassa come un mulo mentre le luci della notte calano, i piedi acquisiscono l’effetto marcio diventando completamente bianchi ……azzurro T2  più precisamente,  mollicci e pieni di pieghe.
 Spesso e volentieri pozzanghere profonde avvolgono il piede,  l’acqua al collo delle caviglie mi fa salire i brividi che comunque hanno un effetto positivo sul sonno……………. Sparisce!!!
L’arrivo a Rio di Pusteria  è intorno alle 20,00.
Sono veramente provato,  stanco e infreddolito.
L’albergo, che fortunatamente mi sbatte proprio sotto al naso, è gestito da persone di quelle che ti accolgono cl sorriso di circostanza ma che in realtà sembrano scocciate dalla tua presenza e  forse lo sono davvero.
Fabrizio mi aveva già messo al corrente del fatto che non erano assolutamente interessanti all’ospitalità  ma “forse quando gli spieghi tutto ….sicuramente cambiano idea” .
-          L’importante è che arrivi presto  perché se no il cuoco se ne  va.
-          E’ la sera giusta ….penso.
Sono regolarissimo, arrivo in tempo  , consegno subito i documenti e mentre lui, col sorriso di circostanza,  l’accento spigolato mi accompagna alla camera (molto carina devo dire) lo informo della mia esigenza di mangiare.
-          lei faccia la doccia adesso.
Gentilissimo.
Non ci metto neanche tanto, evito la prassi  lunga delle foto e dei video scendendo nel giro breve  (20 minuti) .
-          il cuoco è cià usciten !!!  ma può andare in pizzeria ….. attraversa la piazza, nella via dopo la trova. Forse è meglio che metta un giubbotto .
-          Ma  va a fare in c..o  dico mentre vado in pizzeria.

-          Sono 32 €  mi dice il figlio al mattino.
Spiego tutto , l’impresa, l’impatto pubblicitario, Amref , la sensibilizzazione che portiamo avanti .
-          Sono 32 €  ripete
Non ricordo il nome dell’albergo ma in fondo è meglio così……….. sorrido di circostanza  
La prima cosa che noto partendo in quel mattino è che deve essere iniziato un periodo sfortunato per i rapporti informativi con i passeggianti delle città/paesi.
E’, infatti, dalla città di Brunico che ogni volta che chiedo informazioni incappo in signori tedeschi che guardandomi con occhi strani  riescono, allargando le braccia, a dire solo “non capisco”
Uno , due , tre , quattro, cinque , sei , sette …….. minchia che sfiga.
Mi dicono “trattasi di una comportamentistica umana non ben chiaro se Italiana, Tedesca, Austriaca o Nipponacante chiamata  Sud Tirolo”  ….non so, non mi interessa neanche approfondire (non faccio di tutta l’erba un fascio).
La richiesta di un informazione  merita sempre una risposta.  EDUCAZIONE.         
    
a Bolzano , oltre la frana , ospite della famiglia Ferrari

Abbandono Rio di Pusteria .
Saluto il simpaticissimo figlio della famiglia XY avviandomi sereno in direzione Bolzano.
La notizia ottima è che non piove e la temperatura è gradevole sin dalle prime ore della mattina, quella meno buona è che mi sono vestito come il giorno prima con i pantaloni felpati che mi porteranno, nel giro breve, una friggitoria nelle gambe.
Afferro la ciclabile fino a Chieves  ( 5km ) uscendo poi sulla strada statale(nessun rischio, ne ho già avuto abbastanza ).
Traffico tranquillo, strada ben asfaltata e pendenze non impegnative sia in salita che in discesa.
A Bressanone mi prendo il primo ed unico (spoilero) ditaculo annunciato da una strombazzata feroce.
Me lo regala in rotonda un ragazzino figlio di papà a bordo di una Bmw serie 1 con radio a palla, bassi vibranti e lame rotanti .
La precedenza ad un uomo col carretto  non fa parte del codice della strada e probabilmente l’uomo col carretto non può neanche calpestare il manto stradale.
Gentilmente me lo fa notare sbandierando un dito alzato verso l’alto  condito da una faccia da sboroncello che metà basta.
Raccolgo e deposito nel cestino del Bar Sport  dove mi fermo per la classica pausa di metà mattina.
Sono particolarmente tranquillo, mi godo il sole, l’ordine, la precisione e l’organizzazione del Sud Tirolo che però mi stupisce percorrendo la statale che porta a Bolzano dove un cartello giallo informativo segnala la chiusura della Statale per la città al km non ricordo  ….altro , come dicono al banco salumi.
Nessun altra notizia,  strade alternative per Bolzano ,  possibilità di deviazioni una volta passato quel cartello, niente ………….. per la precisione.
Mistero che rimane anche chiedendo informazione alle poche persone al di fuori di un capannone.
-          C’è la frana  ma forse a piedi la fanno passare …..magari dalla ciclabile……forse
-          Altre strade per Bolzano ?  …….che mi risulti  no.
Fiducioso  di una soluzione positiva oltrepasso la segnalazione gialla percorrendo quella statale così tranquilla e poco frequentata dalle auto.
Gestisco il dubbio e la fiducia fino all’incontro col ristorante.
Sono appena uscito dalla ciclabile quando me lo trovo davanti, probabilmente  ci stava ancora qualche km  ma  l’incertezza creata dalla situazione frana mi consiglia di sostare.
Osservandolo da la netta sensazione di essere chiuso a tal punto che quasi decido di  riprendere il viaggio.
Ma non avevo fato i conti con l’impeto della fame ….. o la  voglia di riposarmi un attimo???   Appoggio la mano nella porta , si apre scoprendo la figura di un anziana signora seduta nel bel mezzo del ristorante deserto .
-          È aperto ? chiedo .  Posso mangiare qualcosa?
-          A dire il vero  no …. o meglio chiudo da domani, se si accontenta di qualcosa di semplice.
-          semplicissimo , pasta con l’olio e coca cola.  
Il meccanismo ristorante si mette in moto, mi apparecchia il tavolo  con tutte le sue cosine  e, mentre l’acqua arriva a bollitura mi spiega che chiuderà fino a quando non riapriranno la strada.
-           Da quando c’è la frana  non passa più nessuno, cosa devo stare aperta a fare?  ….vuole anche un insalatina ?
Quella che  arriva è l’insalata più timida che abbia mai visto , quattro foglie di lattuga verdina chiara appoggiate su di un letto  di piatto fondo che non fa invidia neanche alle colleghe servite in alcuni ospedali.
C’è la fame  che la divora e divora anche la pasta con l’olio.
Aggiungo un gelato rimasto lì da Aprile (comunicazione ufficiale della signora) + un caffè.
Al momento della richiesta del conto da simpatica vecchierella  si trasforma sparandomi un 18,60 €  che mi suonano come un tantino eccessivi …forse l’olio …forse l’insalata …..o forse mi ha leggermente sodomizzato .
Prendo per buona la terza ringraziando per l’azione esclusivamente teorica.
La temperatura cala , la gamba riprende una temperatura decente portandomi ad una crescita di condizione con l’arrivare della sera.
Nel frattempo Fabrizio si era informato con la Protezione Civile ottenendo un pass telefonico  per il mio passaggio in zona frana.
-          Basta che faccia attenzione ai sassi che rotolano giù dall’alto ……..rassicurante.
Vado tranquillo , il problema sera è stato risolto dalla disponibilità dall’amico Roberto Ferrari di Skinfit  che oltre ad ospitarmi a casa propria (Pineta Laives) mi viene anche a ritirare in quel di un bar dove mi ero appoggiato (Bolzano)

Come al solito per ulteriori conferme chiedo info lungo il corso,  un uomo mi dice  “non capisco”  mentre un altro  mi dice “prenda l’autobus” , ….al terzo non chiedo niente continuando ad avanzare mentre un elicottero continua a stazionare a mezz’aria quasi a controllarmi.
-          Ho il permesso della protezione civile !!!  comunico. Lui rimane lì portando a galla il


ricordo dell’esperienza al sentiero Numero 1 dell’Adamello  quando l’elicottero scese recuperando due cazzoni  che rispondevano al nome di Giorgio – Aldovini  ….ma questa è un'altra storia.
Entro in zona frana oltrepassando, spostando le barriere segnaletiche/intimidatorie  facendo finta di niente …..per non saper ne leggere ne scrivere corro  in modo da riuscire ad oltrepassare il tratto nel minor tempo possibile.
Solo qualche chilometro, ne esco non intercettato da nessuno anche se ad un certo punto un numero sconosciuto appare sul telefono.
-          Mi hanno scoperto ……mannaggia !!!
In realtà era un uomo di Rai 3 regione.
-          La attendo a Bolzano sulla pista ciclabile per un video e relativa intervista  se è disponibile
-          DI SPO NI BI LISSIMO!!!
Giusto per darci un parametro di tempo gli comunico cosa sto vedendo in quel momento.
-          Ma c’è anche uno svincolo stradale?
-          Si
-          Ah  ho capito ,  è vicino ……mancheranno un paio di km
Ringrazio per lo sconto chilometrico ,  con i miei conti della serva ne mancavano 7/8 ….continuo a correre ancora con più verve e con un gran sorriso (grande Fabrizio).
Ne passa di tempo  e anche di km .
Lo richiamo
-          Effettivamente ho fatto un errore ……da dov’era lei ne mancavano  almeno 6. Dal casello dell’autostrada che sta vedendo  ne mancheranno 1,5
Saranno almeno 3 , sembra niente ma sono differenze lunghe con i ritmi che tengo  e  Liso al traino. Arrivo col sorriso e bello pimpante .
Insieme facciamo un bel lavorino,  video di corsa, intervista, particolari sugli sponsor , Amref in primo piano ….. circa 15 minuti  di tempo.


Alle ore 8, qualcosa  attendo Roberto Ferrari  in un bar indicatomi da Rai-man.
Sarà una serata spettacolare, principalmente per la genuinità e l’amicizia  dimostratami da tutta la famiglia Ferrari (Roberto, Barbara,Silvia e Kiki Christian) ….Persone con la P maiuscola, altro che “non Capisco” …...  in secondo luogo per la variazione sul tema “solitario” che mi aveva accompagnato fin lì e lo avrebbe fatto …fin là.   
Un grazie particolare ai figli che dopo avermi fatto qualche domanda e stretto la mano hanno dormito insieme per lasciarmi la disponibilità di un soffice lettone.
Ottima cena ( ho bevuto anche un bicchiere di vino) e chiacchere a 360° per la chiusura di una  bella giornata.

   
Il passo Palade  ….c’è un bar?

Ci sono anche le frittatine nella colazione Ferrari ….fantastica. La sveglia è un attimo anticipata per permettere di portare i bimbi a scuola e di rispettare degli impegni presi in precedenza da Roberto e signora. 
A causa di passi chiusi per neve e passi chiusi per rischio valanghe vengono fatte scelte alternative indicando come via maestra il passo Palade che, a causa di ingoranza geografica, non avevo mai sentito dire ma che a causa dei suoi 20 km  imparerò presto.
Mi congedo dalla famiglia Ferrari col sorriso e con un passaggio fino alla città di Bolzano (dove ero stato raccattato). Vengo depositato all’inizio di una ciclabile che porta fino a Merano che abbandonerò  circa 6 km  prima entrando nel paese di Lana  nel quale effettuerò la sosta pranzo  leggermente anticipata  per riempire lo stomaco di carboidrati o altro ….non so di preciso  J

Già dalle prime battute si era presentato come un giorno dalle soste anticipate visto che appena dopo 4 km avevo abbandonato la via ciclabile per sostare in un bar in cerca dell’espresso non ancora bevuto. Crollavo letteralmente dal sonno e la via presa mi stava rallentando sempre di più togliendomi la testa dal ritmo che volevo tenere.
Un azione secca e decisa  accompagnata da cappuccino , brioches e caffè  mi aveva riportato nella strada giusta ed ora marciavo sotto al sole ascoltando le canzoni del mio mp3 incagnendomi sull’ascolto di “Ora” – jovanotti – accompagnandolo col mio maldestro canto.
Direzione  Lana ,  paese caldo potrei dire facendo una pessima battuta , dove dopo un impegnativo peregrinare trovo una pizzeria  la sulla sx.
L’accoglienza non è delle più calde e nemmeno la pulizia delle tovaglie  ( ci sono delle patacche grosse come medaglie  …recitava Moser in una pubblicità) .
Ho fame e gli anticorpi molto forti  . ordino!!!
Pian piano la barriera tra me e la cameriera cede  ed allora  comincia a chiedere informazioni prima di mettermi al corrente che:
1 gli devo trovare un lavoro in riviera adriatica  perchè lei insegna Zumba 
2 suo figlio è estremo   perché fa l’illusionista ( mi mostra una foto di un ragazzo bianco dracula che vola) 
3 varie ed eventuali
 Colorato il mondo !

Esco dal pranzo consapevole che nel giro di poco la strada comincerà a salire e che dovrò essere concentrato, molto deciso per affrontare quei lunghi 20 km  che distano dal passo.
La strada si inclina,  è come se avessi un numero di pettorale puntato.
Attacco deciso,  la mia tattica è spezzare in due la salita.
La presenza di piccole località mi permetterà di sostare  al 7° o al 12° km.  Deciderò strada facendo ascoltando la fatica.  Via a testa bassa, come si dice in gergo, anche se in realtà essa rimaneva bella alta   mantenendo l’occhio libero di cercare , l’allegria dentro e  il respiro profondo della mente.
Pochi chilometri di presentazione e la strada comincia a salire decisa ostentando sicurezza.
La neve ritorna ad essere la protagonista del paesaggio circostante in breve tempo mentre il candido silenzio viene interrotto dal mio respiro cadenziato e dal cigolio, ormai caratteristico, di Liso.
Spingo con le gambe e con le braccia  stupendomi di come il tempo chilometrico risulti quasi sempre inferiore rispetto ai km mattinieri .
Nel giro breve ci prendo gusto iniziando così una sfida che mi porterà a forzare per abbassare il record mondiale di km in salita con traino di Liso a pieno carico.
Il respiro diventa importante  come succede in tutte le sfide dove un atleta da il massimo di ciò che ha in corpo.
Al settimo km  sono talmente nel pieno della velocità che mi dispiace interromperla ….. accecato dalla possibilità di abbassare ulteriormente il timing mondiale decido estemporaneamente di sostare al 12° km.
Tengo botta , anzi sono ancora in grado di aumentare  l’andatura almeno per gli altri 3 km successivi che anticipano l’esigenza di far rifornimento staccando un po’ la spina  rifocillandomi con qualcosa di caldo.
L’undicesimo km  è quello  delle conferme.
So benissimo che la località successiva è al 12° km  ma ci sono dei momenti in cui la necessità è quella di sentirselo dire.  La conferma che ti dona la tranquillità di cui hai bisogno   …..”l’ha detto lui “
Giro la curva e alla mia destra in una piccola zona parcheggio, perpendicolare al senso di marcia, scorgo la figura di un uomo .
Avvolto da abiti pesanti di colore scuro, dal viso barbuto ed occhi nascosti da un classico berretto da uomo  di una certa età si muove nei pressi di un auto (presumo la sua).
E’ la “vittima” designata.
Attraverso la strada attirando la sua curiosità e, una volta davanti, pongo  una semplice domanda:
-          Mi scusi , c’è un bar?
-          Non capisco !!!
E’ molto raro che perda la pazienza ma …….
“COME CAZZO FAI A DIRMI NON CAPISCO ???  “
Neanche ti avessi chiesto “ scusi mi sa indicare la direzione precisa per non rischiare di mettere in forno e bruciarle tutte mele cotte che poi cosa servono che qui lo strudel non lo fate praticamente più ?”
Porca troia ….. tre parole di cui una  internazionale .
Faccio il fumo dalla testa , non so che numero di “non capisco sia” , l’effetto è devastante …. Senza dargli modo di sfuggirmi mi avvicino deciso alla sua figura e piazzandomi a pochi cm dal suo viso gli urlo in faccia con decisione  le 3 parole ben scandite  
-          C’è UN BAR????!!!!
Probabilmente gli faccio un po’ paura.  
-          Giri la curva,  ne trovi uno alla sua destra (da leggere con accento leggermente intedeschito)

Il corso intensivo ITA-D / D-ITA  ha funzionato molto bene J
Ringrazio e riparto  affrontando quella ultime centinaia di metri che mi dividono pausa relax.
Il benvenuto viene fornito da Oivia una splendida pastore del bernese  stazionante davanti alla porta d’entrata.
Con molta calma faccio mio un gustoso strudel  col solito accompagnamento di cappuccino e caffè.
L’assenza di linea quasi completa e la password del wi fi, fornitami dal barista,  sbagliata anche se semplice da ricordare (123456789) non mi permettono di contattare Fabrizio nel giro breve.
Il problema è legato all’Albergo in cime al passo .
E’ aperto ?  ci ospita?
E’ molto importante avere una visione chiara e certa di ciò che il territorio può offrire soprattutto perché  oltre a quella struttura non ne risultano altre fino alla fine della discesa cosa che non sarebbe troppo salutare fare.
In un “laffo” di linea arriva la notizia brutta (è chiuso) che mi fa già prendere informazioni per un eventuale e non gradito stop forzato a quel 12° km .
Nel secondo “laffo” di linea  vengo tranquillizzato ed “inviato” all’hotel Cervo in un paesino dal nome di Madonna della Neve  4 km dopo al passo Palade a dx della discesa.


Riparto più incarognito di prima , il record del mondo può ancora calare ( e lo farà) ,  solo il tempo di riprendere il ritmo e torno a volare  forte anche del fatto che la seconda parte è più corta visto il mio stop al 12° km. 
La sommità arriva alla svelta mentre calano le luci della notte donando quell’alone di magico . Corro la discesa con la voglia di entrare in una camera accogliente e soprattutto andare sotto ad una doccia calda.
Le solite peripezie  dovute al mio non tirar fuori la frontale mi fanno credere di saltare un bivio che in realtà è poco più avanti.
Perdo un po’ di tempo ritornando sui miei passi   per poi ritornare ancora sui miei passi (quelli che avevo abbandonato) dopo aver chiesto informazioni ad un automobilista .
La deviazione del convento della madonna  era proprio davanti al mio naso. Scendo a Dx  entrando in un paese

sommerso dalla neve , bello caratteristico e vivo.
L’hotel Cervo è veramente notevole, mi accoglie da gran signore nei panni di ragazzi molto giovani. Ospitalità ai vertici,  camere belle e curate, ottima doccia e fantastico ristorante.
Il passo Palade è alle spalle , sono carico come una molla ed il letto è fantastico.
La tempesta di neve e vento  sbufferà forte nella nottata ma non avrà potere sul  mio sonno pesante. le strade , il paesaggio ricoperto di neve fresca mi racconteranno tutto la mattina seguente  coadiuvati da un freddo vento sferzante.



















I saluti per la generosità e  l’uomo col carretto riprende la sua corsa  coprendo oltre 8 km di discesa che lo accompagneranno a fondo valle proprio fino al paese “Fondo” che rimarrà famoso nella mia mente per la generosità di Carlo,  gestore dell’omonimo bar, oltre alla colazione mi regalerà un cabaret del dolce tipico (delizioso strudel) condendolo con la seguente frase :
-          Questa sarà la benzina per la tua giornata.
    
 Fantastico Carlo ….fantastico















Arianna

Immerso nei miei pensieri  è così che sono in quel tratto di strada statale che punta dritto verso Milano.
Completamente immerso probabilmente anche per assentarmi dal traffico continuo e lo spettacolo paesaggistico assente.
Sapevo che qualcuno sarebbe passato a trovarmi,  ma oltre al probabile incontro con Filippo Vaghetti, a Milano per lavoro e a quello  con Sergio Cavalera che mi avrebbe ospitato brancolavo nel buio.
Ero nel mio tranquillo trotterellare con l’occhio attento al Garmin, una volta scattato il 25° km  tutte le osterie erano buone per la pausa pranzo.


Di preciso non so dove sono con la testa, ne a cosa sto pensando, so solo che dal niente, in un perfetto silenzio entra violentemente nel mio raggio visivo una figura.
E’ un flash la sua apparizione, i pantaloni grigio americano , la maglia scura, poi inquadro il viso.
Non so cosa sia successo in quel momento, qualcosa di strano si è impossessato di me ; osservo quel viso sorridente, un attimo molto lungo , potente.
Sorpreso, estraniato, perso in un immagine che conoscevo ma non riuscivo a definire
Una forte somiglianza con Giuly , un frangente nel quale non sono  in grado di capire  cosa …..chi era , nel quale per un attimo ho creduto  che ….    
Il secondo sguardo (in realtà uno unico e lungo – non ho tolto gli occhi da quel viso) mi ha presentato Arianna, apparsa dal nulla con un sorriso magico capace di cancellare ogni rumore.
Stop in mezzo a quella statale trafficata.  Un abbraccio meraviglioso composto da un fantastico materiale conduttore capace di trasferire un sentimento così profondo che probabilmente le parole non riuscirebbero a rendere.
La sorpresa più bella che mai avrei immaginato,  Arianna con me in un tratto di “….io”
Dietro Maurizio con la sua Opel Agila , la maglia ufficiale gialla nel prezioso compito di accompagnatore.
Pochi km , qualche parola, mentre in fila si corre sul ciglio della strada.
Poca strada insieme prima della sosta all’osteria più preziosa di tutto il pre Milano che però disattendiamo ordinando tre semplici piatti di pasta al pomodoro anche per non appesantirci troppo ed alleggerire il portafoglio.
10 forse 12 km insieme  così come facevamo da piccoli quando papà Paolo ci portava a correre tutti insieme . La prima corsa insieme da adulti , Ariuccia che mi stacca approfittando del mio parlare con Dario Daddo Nardone , stupendomi anche nel suo correre che dura fino a Gorgonzola  
Una forte sferzata al cuore difficilmente descrivibile, quantificabile
E’ un grazie immenso
   
I compagni di viaggio

Alessio e Antonio

Ancora ? J

Alex Copeta 

Con Alex ci sentiamo tramite Facebook la sera in cui dormo a Cussago .
Purtroppo è tardi quando Alex apprende della mia sosta anticipata. Lui abita proprio lì e mi avrebbe ospitato volentieri a casa propria.
Poco male , ci vediamo domattina.
        
E’ puntuale, ore 8,30 si presenta con la sportina razione k utilissima nell’arco di quella giornata uggiosa che mi avrebbe portato nel bergamasco o li vicino. 
Frutta , brioches e reintegratori, un piccolo gesto che la dice lunga  sulla sua sensibilità.
Mi accompagna sotto ad una fine pioggerella per 11 km  prima di fare dietro front e rientrare a passo più allegro di quello che gli avevo “imposto”.
Poche ore, semplici ma passate in ottima compagnia .

Giuseppe Cialdini e famiglia

Sono appena uscito da Lecco prendendo la direzione Como quando Giuseppe mi chiama
-          Non mi conosci ma ti sto seguendo su facebook, mi farebbe piacere conoscerti insieme alla mia famiglia
 
Veramente pochi minuti e mi passa davanti  proprio mentre sono finito, la durmia colpisce sempre,  dentro ad una strada a 4 corsie vietata agli scooter sotto i 250 cc ……figurati agli uomini a piedi.
Il sorpasso avviene all’altezza dell’uscita di Erba  indicazione che mi toglie sempre una fredda battuta dalla bocca.
Accordo per uno stop caffè/colazione insieme e due chiacchere conoscitive che avviene in un bel bar del piccolo paese successivo.
Giuseppe è un runner estremo, l’unico Lecchese ad aver portato a termine la temutissima Spartathlon.
Da subito la sensazione di semplicità e sportività si fa largo lasciando percepire tutta la sua fierezza di ultrarunner.
20 minuti circa, l’appuntamento è fissato per la mattina seguente a Cantù.  
Bed & breakfast 47 (ma che bello) , di lì si parte insieme percorrendo i primi 17 km  che scivolano letteralmente via  chiacchierando di tutto ciò che ci passa per la mente, riscaldati da un bel sole, fino ad un bar pasticceria nel quale la colazione sancisce la parola fine del tempo disponibile.
Un vero piacere Giuseppe.
  
 Sergio Cavalera

Lo definisco una “persona con la P maiuscola”
Conosco già Sergio,  ho avuto modo di incontrarlo di persona e conoscerlo in occasione di un mio precedente passaggio a Milano.
Mi segue su Facebook ormai da abbastanza tempo ed ho subito legato un ottimo rapporto percependone la genuinità.  
Con lui ero d’accordo,  lo avrei avvisato per tempo in modo che si potesse organizzare col lavoro ricavando un buco di tempo per correre insieme.
Semplice e limpido, un grande amante della corsa e soprattutto della sua famiglia.
Gli accordi sono presi, Sergio mi viene incontro nell’interland Milanese per farmi da guida nell’attraversamento della capitale del nord , cosa complessa per uno a cui capita di perdersi nei paesini e forse anche per lui  visto che un attimo di fuori rotta lo facciamo. Condividiamo  una corsa che durerà quasi 15 km con passaggio in piazza non ricordo quale per il saluto all’amico
all’amico Filippo Vaghetti in passaggio professionale a Milano





L’aggiunta dell’accordo prevede l’ospitanza a Casa Cavalera dove avrò la possibilità di conoscere la famiglia formata da due splendide bimbe Emma e Linda  ma non la moglie Simona assente per lavoro.
La sua ospitanza è qualcosa veramente di fantastico, servizi lavatrice (compresa la macchina fotografica J )  cena a base di spaghetti alla carbonara ottimo più polpettine di secondo , coca cola, dolce e caffè  oltre che preparazione divano letto disponibilità di tutte le prese elettriche che avevo bisogno chiavi di casa fornite per poter muovermi a Milano  con chiamata di taxy compresa  per il trasferimento a Radio Deeejay.
Una condivisione fantastica conclusasi il mattino seguente  con la moka di caffè già pronta sul fornello preparata da Sergio prima di andare al lavoro .
Non manca però un abbraccio con un grazie sincero, che arriva da ambo le parti ….ma non sono stato io ad essere ospitato? …… ed indicazione di uscita da Milano che abbandono volentieri per ritornare a respirare ed uscire dal casino .


Parto direttamente da casa Cavalera col taxy chiamato da Sergio, direzione  Radio Deejay.
Per quanto, ovviamente, sia interessato a parlare on air  per me è sempre un grande piacere poter entrare nello stabile di via Massena 2 .
Ne percepisco sensazioni molto positive, un ambiente sereno, positivo ed intelligentemente leggero.
Vic, Veec ….Vittorio  , solo sua mamma  lo chiama così J  mi attende.


“Passo a salutarti se posso” era il messaggio al quale ho avuto l’assenso.
Tranquillamente salgo   nel più completo silenzio.
Radioi Deejay  è molto diversa nottetempo,  molto  tranquilla, poche facce, pochi incontri.
Entro addirittura dalla parte sbagliata dello studio spaventando Marisa “ ho visto un losco figuro aggirarsi nel buio”.
Con Vic   ci sono Fede e la Mari (i cicci) , anche loro suonati (nel senso buono della parola) anche loro conosciuti tramite interazioni con la radio.
Mi posiziono in studio seguo la trasmissione (via Massena)  in silenzio  chiacchierando  ogni qualvolta la protagonista è la musica o pubblicità.
Sono  in visita di piacere,  ascolto la radio da dentro (è bello faro) godendomi tutta la trasmissione fino alla fine della puntata quando il Veec mi saluta come pubblico non pagante segnalando i 730 km  già percorsi fino a quel momento.
E’ un saluto amichevole quello che ricevo (e faccio) prima di abbandonare lo stabile , lo  apprezzo molto.
Rientro sorridente dopo aver atteso qualche quarto d’ora un taxy in arrivo dalla stazione 200 metri oltre l’incrocio insieme a Marisa.
-          E’ un sistema di prenotazione nuovo ci spiega  il taxy driver
Ne io ne la Mary capiamo  ma non importa  20 metri di condivisione ed inizia il gioco dell’uva (ognuno va a casa sua ….ricordi di bimbo)
Casa Cavalera mi aspetta per la notte,  ci arrivo col sorriso.
L’indomani , dopo aver salutato Sergio ad un ora super presta , mi rimetto in viaggio rispettando la tradizione. 
Sarebbe stato bello riuscire a passare  da Nikky (avevo ricevuto il suo invito) ma avrei dovuto sostare fino al pomeriggio perdendo praticamente tutta la giornata.
…..lo sentirò poi telefonicamente al mio rientro.


Ma Deeejay vs Pelo non è finisce lì, l’ultimo round  alle 11,30 con  Aldo Rock che, dopo aver parlato dell’Oscar del Triathlon,  narra dell’uomo col carretto che sta attraversando l’Italia,  “è di buona famiglia – se lo incontrate dategli una zuppa - ….nel carretto porta l’anima”   queste alcune frasi di un magico intervento che, oltre a farmi sorridere, mi inorgogliosisce facendomi affrontare la giornata col sorriso.



Grazie Aldo , Linus ,grazie Deejay e grazie a Dario  che ha portato  la mia avventura dentro a DJCI. 
Fantastico!!!














Stefania  l’ultratleta di Lecco

Su organizzazione ultraperfetta di Fabrizio Cutela incontro Stefania  al mio arrivo a Lecco.
La segnalazione della presenza di questa forte ”ultratleta per passione” ci  era stata fatta dal’Hotel Baita di Malborghetto Valbruna.
L’idea di un possibile incontro era scaturita subito nella mente “stampa” di Fabrizio anche se ancora non vi era la certezza di un passaggio nei paraggi.
A variazioni passi effettuate, trovandoci a passare nei paraggi è stato sufficiente spostare di poco la linea rossa sulla cartina e (a volte è questione anche di fortuna) capitare proprio di dormire nel suo paese di residenza.
La incontro nel primo bar del  paese che trovo nella mia strada verso il B&B locale dopo una tappa discreta nel cui finale ho effettuato l’unico errore vantaggioso rispetto al percorso disegnato da Fabrizio su Maps my Run.
Stefania è di professione maestra e di passione ultratleta a proprie spese.
Si organizza da sola parte e vive le sue emozioni senza “pesare” su nessuno.
E’ un piacere parlare con lei e scambiare impressioni su modi di vivere, vedere le proprie sfide e quelle altrui.
La sua prossima è veramente molto bella e stimolante …. un super triathlon in solitaria usando la propria MTB  ma ….vietato spoiler are Andrea .
Sarà lei a comunicarla,  in bocca al lupo Stefania .


 I carabbbbinieri

Stimo l’arma e le forze dell’ordine in generale e lo scrivo sinceramente senza dovermi parare il culo da ciò che andrò a raccontare.
 Dove sono di preciso non ricordo.  Quel mattino sono partito da Lecco, il meteo non è dei migliori ed ho già fatto anche una cappella inserendomi chissà come in una strada a 4 corsie con spartitraffico.
Ho da poco lasciato il bar in cui mi sono incontrato con Giuseppe e famiglia quando nell’attraversare il paese vengo sorpassato dalla vettura dei carabinieri.
Sto tranquillamente camminando impegnato in un colloquio telefonico con Fabrizio per accordi sull’imminente (la sera stessa)  serata dell’Oscar del Triathlon in programma a Milano.
500 forse 700 metri dopo, mentre sono ancora  al cellulare,  noto la vettura ferma sul ciglio della strada in concomitanza con un piccolo piazzale. 
Finestrino  aperto  con agente lato guida che sporge leggermente fuori,
Li affianco, non sono velocissimo da poterli prendere in controtempo e :
-          Mi fornisce i documenti per favore?  Esclama sporgendosi ulteriormente
Rimango un attimo interdetto, allibito, sorpreso, incredulito ….
-          Guardi , li ho dentro lo zaino  dovrei smontare mezzo mondo le posso dare i miei dati a voce ?
No ….. non dicevo a te Fabrizio , parlavo con i carabinieri …… mi hanno fermato
Dall’altra parte del filo ( che in realtà non c’è più)  Fabrizio ride di gusto  “non ci credo!!! “  
Non riuscendo a gestire le due conversazioni simultanee chiudo con l’ufficio stampa per dedicarmi alla pattuglia protettrice della legge.
Comunico tutti i dati  compresi quelli relativi a ciò che sto portando avanti cercando di trasmettere sicurezza in modo da evitare controlli accurati che avrebbero portato solo a perdite di tempo .
-           andrea pelo di giorgio ….”….io”  …..Amref  …….cercatelo su internet e vi salta fuori tutto.
Gli do anche il codice fiscale, niente da fare  …. chiamano la centrale ed effettuano il controllo, d’altronde potevo essere un pericoloso corriere della droga.
-          La facciamo attendere un attimo ,  il tempo necessario per il controllo in centrale
Capita poi che qualche domanda/affermazione entri di diritto a far parte delle barzellette.
Solo due  ….
-          Tarvisio – Courmayeur  ….…. ma fa tutta pianura ?

-          Quanto manca a como ?
 …… mezz’ora!!!
Minimizzo e trattenendo le risate per non inacidire l’arma, penso che forse sia stata l’inusualità della situazione a farli parlare senza pensare …… spero
Risulto talmente un bravo ragazzo che non mi merito neanche la perquisizione della borsa (cosa che temevo) .
Riparto col sorriso e tre giorni davanti in cui l’arma sarà spesso sulla mia bocca

Salussola….5 km

L’ultima parte della tappa che mi porta a Salussola entra di diritto nelle grande fatiche di “….io” 
- Piove a dirotto dal primo pomeriggio,  l’armata delle Nutrie da combattimento mi segue con gli occhi  già da parecchie ore.
Cala la sera, Fabrizio quel giorno è impegnato in riunioni col genio ferrovieri e non riesce a darmi assistenza.  Stanco infreddolito arrivo a circa 5 km da Salussola, ore 19 passate da poco,  chiamo un bed & breakfast  dal quale una voce di una signora un po’ avanti con gli anni mi conferma la disponibilità della camera. 50 €  con prima colazione .
Non ho molta forza per trattare insistendo sull’avventura che stiamo portando avanti e preso dalla stanchezza confermo telefonicamente.
-Sono a 5 km da Salussola, a piedi,  in queste condizioni ci metterò un oretta. Mi da l’indirizzo così arrivo direttamente? 

Esegue senza dire niente,  imposto il satellitare  …….. mancano 11 km ……… “ma dimmelo xxxx che non sei a Salussola !!!
Fabrizio, interpellato d’urgenza, mi trova un altro albergo ….. 5 km da Salussola (è un vizio J ) , il titolare dell’hotel mi viene incontro col Fiorino e  visto che è molto tardi accetto di salire risparmiando alla fine un km di fuori rotta. 
Arrivano le sorprese, l’appartamento  ha il riscaldamento spento.
-Attenda qualche minuto che si scalda   dice accendendo  la caldaia
Si alza la bora a 110 nodi dentro la stanza,  mi concedo una doccia scaldando la sala bagno con il vapore acqueo e quando esco  mancano solo gli orsi polari.  Il termoconvettore getta aria fredda.
Nell’andare a mangiare la pizza,nel loro locale,  segnalo l’inconveniente.
-Impossibile è tutto attivo,  probabilmente ha sorpassato la temperatura impostata e getta aria fredda per rinfrescare, la caldaia è a 19°.
-metterla a 21° no ?  
- ah, …provvedo subito.

La pizza non è molto buona, ne lascio lì la metà e rientro in camera.  L’aria esce calda ma l’ambiente rimane freddo , preparo per inoltrarmi nel letto a scrivere quando uno “STRONK” raggiunge le mie orecchie …… rumore di Liso.
Esco veloce dalla camera e vedo un volvo v40 che smanovra a fatica svicolando via tutto a destra.
Liso è stato colpito e i bracci di traino ora si intersecano . 
Impaurito da quello che potrebbero essere i danni  inveisco contro il driver testa di cazzo (l’omissione di soccorso è penale)
Fortunatamente non ha colpito i bracci ma solo piegato l’ultima parte della “carlinga” di Liso  che risistemo (è in alluminio) agendo sulle lunghe leve.
Rientro in camera e nel letto.
La colazione sarà in linea ……. Vado verso Oleggio.



Grand Hotel Paradiso Rodengo Saiano

-          Qui pagano tuttined inoltre potete tranquillamente cercare posto in un altro Hotel , a noi la gente come voi  non piace.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro

Fatti Veloci

-          *Grande difficoltà nel trovare un Bar a Barengo

-          *Scusa  quanto manca a Cantù ?  chiedo ad un ragazzo che viaggia nel suo mondo con le cuffie nelle orecchie.

-          15 minuti !!!
I km …..QUANTI KM !!!!
 



















*Dalla Citroen C4 appena incrociata  scende una signora che mi urla
-Scusi  va a Santiago ?

*Arrivo nel centro di un paesino dal nome complicato, piove forte da qualche minuto. Chiedo a degli indigeni dove posso trovare un ristorante, una pizzeria …una trattoria
-lì a destra , 100 metri c’è la trattoria, ma se va al bar qui di fronte  mangia meglio


*….io news
“….io news “   nasce dopo qualche giorno  con la doppia valenza di farmi giocare  e dare un informazione ironica a chi mi seguiva  giornalmente.
L’idea è risulta ottima,  la conferma arriva direttamente dai followers che lo attendono  come appuntamento fisso  sin dai primi giorni .
….. è come un dolce a fine pasto.
  “….io news” , che spatacco

*Oleggio : L’Hotel Oleggio esce alla distanza dimostrando un ospitalità in crescita – prezzo particolare, ristorante offerto,  fino al bel gesto finale  con cui il titolare mi offre due bottiglie di vino, in confezione unica, che abbinano la città di Tarvisio a quella di Oleggio  ….. si scusa anche per avermi dato un peso in eccesso. Bella gente !!! 




















*Folgarida ….. il giubotto :  dico solo minchia.
Arrivo a Folgarida da Dimaro.
E’ una delle mattine più fredde dell’intera avventura, talmente fredda che indosso il piumino 100 grammi Scott.
La prima sensazione è quella di non andare proprio (non era poi vero ,  era la salita che pendeva decisa) a tal punto che decido per una sosta anticipata a Folgarida (7 km).
Albergo/bar , mi spoglio , colazione, bagno.
La seconda barista, dall’aspetto mascolino che, a mio avviso, emana saffismo da tutti i pori mi appella “gran fusto”
Mi siedo al tavolo con un caffè  prima di rimontarmi.
Succede il fattaccio.
L’entrata di una coppia di runner forlivesi mi distrae dall’intenzione di inserire il 100 grammi nello zaino. 
Lo lascio tranquillo sulla panca e riparto , galeotte furono le chiacchere.
Me ne accorgo solo a pranzo ma è troppo tardi  …. “non abbiamo trovato niente”
Aggiungo solo stracazzo.

-          *Se a Madonna di Coniglio non mi cagano vado oltre . questo avevo dichiarato.
L’ente turismo, la casa bianca e il pentagono  locale,  la riunione degli anziani che commentano i lavori  comunicano che per poter organizzare qualcosa  serve una comunicazione preventiva (forse mesi) e non c’è modo e maniera di organizzare un accoglimento per il mio passaggio trasformandolo in evento.
Mantengo la parola.

*Sbattutomi sotto al naso mentre ero alla ricerca di un ristorante l ’Albergo Tosa mi offre l’opportunità di vivere una spettacolare e molto buona pausa pranzo.




















La cortesia iniziale con possibilità di asciugare i vestiti davanti al fuoco,
l’interesse mostrato  per ciò che stavo portando avanti corredate da foto di gruppo in tutte le salse aggiungono valore alla mia giornata.
Bello sentire la stima e la cordialità della gente.
……..grazie di tutto ragazzi
Ps: pranzo offerto J  



*Hotel Cervo : bellezza, cortesia, disponibilità in grande stile
L’asciugamano Elefante, lo so cos’è  l’ho già visto tante volte ed è veramente carino entrare nella stanza d’albergo e trovare il kit di asciugamani  sul letto con la presentazione “elefante”
Telo da bagno arrotolato in modo da creare una sorta di proboscide rivolta verso l’alto.
Lo vedo , lo apprezzo e vado a far la doccia (5 minuti dopo) stupendomi dell’assenza del telo e  asciugamani. 
Mi sono asciugo col bidet  o forse con quello da esci doccia.
In aggravamento della cosa  mi lamento poi  al telefono con Lisa …. “pensa che non c’erano i teli ….. in un albergo così bello ……..”   per, prima di chiudere la telefonata, accorgermi della cazzata raccontandogli lo spettacolo del telo presentao a elefante     …la stanchezza può giocare brutti scherzi J

*Liso si Ribalta –
 Per una sorta di civiltà e sicurezza, decido di salire su un marciapiede ( di solito giro in strada ….. mi sento stretto nei marciapiedi …maledetti confini  J) , scende agevolandomi la marcia  fino ad arrivare ad un sottopasso interrompendosi con la presenza di un muro davanti .
Non male e non sono neanche state abbattute le barriere architettoniche visto che non c’è nessuna discesa che agevola il rientro in strada.
A prendere sottogamba le cose  poi si fanno dei danni ,  …… non posso esimermi  …J .
Scendo in obliquo , il peso del carico dona l’onda a Liso che si rovescia spiaggiandosi come una balena che tenta il suicido  facendomi  bloccare una corsia.
Rido mentre mi do dello scemo, mi sgangio  raddrizzo il compagno scusandomi verificando i pochi danni.
La Go Pro salta perdendo i supporti nella slitta mentre l’attacco di un braccio si piega leggermente costringendomi ad una stravanata decisa.













E’ successo anche :

premiato alla serata di gala “Oscar del Triathlon”  organizzata dal fiume in piena Dario DaddoNardone a Milano con il premio speciale Cuore Estremo. Trasferimento da Cantù (B & B 47) a Milano e viceversa a Cura dell’Ufficio Stampa Earthware diFabrizio Cutela. Per me una serata molto bella e ricca di soddisfazioni che mi ha dato la possibilità di incontrare e conoscere persone importanti. Un po cotto al rientro.

                      





































56….70…..giù di lì

In fondo piccole discrepanze  se relazionate alla distanza totale del viaggio , un po’ meno  se  infilata tutta dentro la stessa tappa.
Vobarno –Salò   classica tappa di 55/58  secondo le rilevazione di Maps my Run  .
Lascio l ’hotel  Ginevra di Roncone  (sono stato ospitassimo ….e grazie) nella solita buon ora ritardata affrontando un cono d’ombra lungo quasi 20 km che non mi permette di entrare in temperatura corporea giusta.  
Sosta reintegro,  comprensiva di speakeraggio,  al Bar Malanotte (17° km) prima di imbattermi  nelle solite segnalazioni che minano la tranquillità . 
Salò 42 km,  …..sono al 28° km !!!
Mumble, mumble , mumble ……… 28+42 …. non da certo I 56/58 km previsti   ….mumble mumble mumble .
La comunicazione con Fabrizio comincia nervosa ma sfocia rasserenata da un “ ma no dai, sono le solite imprecisioni dei cartelli ……comunque  controllo”
Passano appena  5 minuti per  la conferma che la prima ipotesi era quella giusta.  I km sono 70 se non qualcuno in più  anche se  il mezzo tecnico ufficiale comunicava altro.

L’osteria  Lanterna (ottimo pranzo) mi permette di verificare il tutto ….sono un 70ello abbondante  ed io non riuscirò a portarli a casa dentro la giornata.
Non sarebbe un problema se non avessimo già concordato un incontro con le “istituzioni” di Toscolano Maderno  (paesino lacustre a 12 km da Salò)
Gli accordi prevedevano  l’arrivo a Salò  seguito da un trasporto a Toscolano  dove avrei approfittato dell’ospitalità del Vicesindaco Davide   dopo aver cenato insieme ad  Ali, Paola, Davide e al giovane  Angelo.
Passo dopo passo valutiamo il da farsi sentendoci a triangolo tramite le linee telefoniche proteggendoci da attacchi esterni che cercano di annientarmi .
La titolare del  bar incontrato a Barghe  ci prova un paio di volte,  prima con un cappuccino orrendo , poi aumentando da 18 a oltre 30 i km  che distano da Salò.
Forte della signorina nascosta dentro al mio smartphone   (narra 18 km)  riparto deciso , non prima però di rispondere alle domande ad una coppia di ragazzini che mi hanno seguito con la bici dal paese precedente. Sono i Ringo Boys, uno di razza bianca e uno di razza nere, un vero spettacolo da vedere e da ascoltare nelle loro domande curiose ed ingenue e  nei loro sorrisi.
Le luci della sera stanno arrivando e il freddo diventa pungente, l’uomo che mi raggiunge con la mtb  mi fa i complimenti (sa cosa sto facendo) confidandomi che quello sarebbe il suo sogno e che lui vuole andare a piedi in Cina   ……fantastico obiettivo.
Rientro nella tensione dell’arrivo  …..dove non so ma da qualche parte  un arrivo ci doveva essere.
L’accordo arriva …… Vobarno è il paese nel quale Ali con un amico verrà a prelevarmi  (5 km da Salò)

 Io salirò con Alì,  diretto a Toscolano , mentre Liso ospite di una Peugeot 308 cabrio  dormirà nel magazzino tra flotte di bottiglie d’acqua.
La serata passa tranquillamente attorno ad una pizza, la nottata , dopo aver  tentato di entrare in quasi tutte le case della via (dimenticare il numero civico è una bella storia) , è ottima  ….ormai dormirei anche sui sassi .
La mattina seguente si riparte da Salò, ne Ali ne qualche suo collega riuscirebbe a riportarmi a Vobarno  ….in fondo  è solo un piccolo trasferimento dichiarato.
Verso Bergamo  …..nei pressi  J 













Incontro con Scott




E’ al termine della tappa che mi avvicina a Bergamo che incontro i signori della Scott (Ivano ed Eleonora).
L’albergo è l’ Antico Borgo la Muratella, uno splendido ed immenso complesso creato in una vecchia struttura della quale mantiene tutte le caratteristiche di un tempo.
Arrivo dopo una tappa difficile nella quale ho effettuato degli errori di percorso che hanno  comportato lo stesso chilometraggio  ma con un effettivo meno 10 km rispetto al punto che dovevo arrivare.
L’errore è avvenuto nella seconda parte e mi è stato segnalato da Fabrizio con un “come mai sei a 20 km dalla partenza?” quando il mio garmin ne segnava esattamente  32.
Se da una parte quell’errore mi ha fatto notevolmente girare le cosidette dall’altra mi ha dato la possibilità di avere la conferma che la carogna è sempre pronta alla risposta una volta chiamata in causa.
E’ bello scoprirlo, è bello sentire addosso le energie che non pensavi di avere uscire e far tenere al fisico ritmi altamente impensati.
Carattere , forza, volontà  ……. fiero di tutto.
Arrivo sotto l’acqua battente, dopo aver sopportato un ragazzo che in tre minuti mi ha consigliato 3 volte di prendere il treno, aver visto in sequenza, a distanza di pochi km, Bergamo 20 – Bergamo 17 – Bergamo 20,  aver incrociato 6 auto che alla mia richiesta di informazioni hanno tranquillamente tirato dritto ma anche dopo aver constatato che la gentilissima signorina con la golf  si era premurata di avvertire la pompa di benzina del mio passaggio informativo imminente  ……. non sono tutti uguali  per fortuna.
Foto insieme con le ragazze al distributore e anche con gli uomini dell’anas ( un grazie particolare a colui che mi ha regalato la sua arancia spontaneamente) trovati in corso d’opera.
Il ritmo indiavolato per recuperare seguito dalla decisione di non attraversare Bergamo ma di aggirarlo in modo di agevolare l’arrivo a Milano ci hanno portato dritto dritto all’Antico Borgo alla Muratella dove
Fabrizio aveva  spostato l’appuntamento con Scott.
Ho il tempo di godermi l’albergo, la camera e riprendere il calore corporeo grazie ad una superba doccia e un allagamento del bagno  …..c’era un foro nella struttura J …….prima di una bella serata al ristorante con Ivano ed Eleonora che oltre ad allungarmi un giubotto sostitutivo al 100 grammi lasciato a Folgarida  prendono giù gli appunti per un comunicato stampa sul sito ufficiale www.scott-sports.com e predispongono un intervista in diretta con Radio Bergamo Alta per la mattina seguente.
Piove ancora dopo l’intervista in radio, parto col sorriso in direzione Milano , mi attende Sergio e Radio Deejay e ci sarà una grande sorpresa …… è bello essere immerso in “….io”

Graize a Scott per l’all inclusive offertomi . 


- 
       La deviazione x Sant Pierre

Tutto nasce per colpa di Fabrizio …… “ per una questione di ricettività alberghiera e per aver meno km domani sarebbe meglio oltrepassare Saint Pierre, sostare al paese successivo (non ricordo il nome) Giusto qualche km  in più e strada leggermente diversa.
Dico “va bene”  in fondo non mi cambia niente, sono in anticipo rispetto al solito quindi qualche km in più ci sta.
L’aver qualche km in meno per l ‘ultima tappa tranquillizza l’organizzatore che per il giorno successivo ha  centellinato i secondi.
Arrivo previsto nella piazza di Courmayeur ore 15,00 esatte.
Non fa una piega e come già scritto, al momento, accoglie il mio consenso.
E’ una giornata speciale, il sole spinge forte scaldando l’aria che arriva a toccare i 16° centigradi. Sfoggio il primo nude look di tutto il viaggio (gli stinchi)  godendomi la presenza delle vette Val D’Aostane imponenti ma mai sgarbate anzi le definirei quasi protettive per la loro costante presenza attorno alla mia figura senza mai farsi sentire addosso.

Il passaggio in un Aosta piena come in un giorno di mercato mi regala un sorriso grande come una casa.  Sento la curiosità al mio passaggio , gli sguardi  addosso .
Ne esco riprendendo la strada statale che percorro fino al punto del dubbio.
Sarò nella strada giusta per ?
Parola al satellitare.
La conferma che sono sulla retta via è immediata ma c’è una seconda possibilità stradale.
Noto solo un paio di cose,  un chilometro in meno  e passaggio in strade interne.
1+1 fa due e  senza osservare di fino scelgo l’opzione corta.
SE l’opzione A presentava un percorso chiaro lineare e con pendenze del tutto relative , la B veniva ben rappresentata dal vocabolo Indiavolata.
A naso  non meno del 16%, lunga ed insistente. Probabilmente la più dura di tutto il giro  con l’aggiunta di varie ed eventuali.
Girato a dx al bivio ( c’era un cartello strada senza uscita ….ma il satellite la mostra chiaramente aperta) dopo 500 metri una mucchia di neve sbarra la strada costringendomi ad un passaggio difficoltoso in mezzo alla natura. Una gimcana di pochi metri  per rientrare nella strada asfaltata e trovarsi davanti un classico blocco composto da neve più blocchi di cemento.

Dico minchia!!! Sbuffo , maledico le mie scelte, lancio un paio di improperi e affronto una riunione straordinaria con me stesso.
Sgancio Liso, tolgo la borsa ed un pezzo alla volta salto l’ostacolo avendo cura di ufficializzare il momento prendendo fotografie.
Di là dall’ostacolo imparo da una coppia locale che la strada viene chiusa dal comune nella stagione invernale in quanto pericolosa vista la pendenza impegnativa.
Sempre bravo a trovare le cose più semplici ……vero Pelo ?
C’è ancora una bella fetta di salita,  sono sulla strada giusta per Saint Pierre, un po’ meno per l'altro paese che si è allontanato (probabilmente non mi vuole).
Il rombo di un motorino mi arriva alle spalle mentre mi fermo a fotografare un panorama maestoso reso speciale dalle luci del tramonto.  La strada sale alla porco giuda cosa confermata dal fiatone e dal sudore che mi sta lentamente impregnando gli  abiti.
Arriva lo scooter , lo vedo impostare l ultima curva per poi fermarsi al mio fianco.    
E’ Luca , un ragazzino molto giovane,  non capisce cosa sto facendo e soprattutto il perché.
-          


     Non mi era mai capitato di vedere uno come te . Sei matto, strano, incredibile …….
Parliamo, spiego, narro.
Luca ha appena perso il lavoro, è abbacchiato e preoccupato ma trasmette positività.
Mi chiede i contatti
-          Pensa quando lo racconto in giro,  mi dice.  Ora devo andare . Ciao Andrea, mi raccomando , non mollare !!!
-          Mai mollare , Luca, mai ….. in bocca al lupo.
Inizia la discesa, è peggio della salita.
Liso spinge come un matto costringendomi ad un passo frenato assorbito tutto dalla gamba sinistra ( il tallone finito delle Scott T2 confermerà a fine discesa).
Veramente una gran variante!!!
Chiamo Fabrizio, comunico la sosta a Saint Pierre tranquillizzandolo che i km del giorno dopo li mangerò a colazione .
Mi imbatto nell’Hotel omonimo che mi accoglie gentilmente offrendomi l’alloggio per la notte con la prima colazione. La camera è veramente molto bella, curata dotata di un letto fantastico che coccolerà la mia ultima notte nell’avventura.



   
     











I ragazzi di Morgex

I ragazzi di Morgex mi cercano sulla strada trovandomi poco prima del passaggio dal loro paesino.
Manca poco all’arrivo, ho tempo di fare tutto, i km sono pochi e il mio ritmo è veramente ottimo.
La sosta è alla rotonda d’entrata dove scattiamo foto insieme al cartello pubblicitario dei loro eventi Trail.
Uno …due ….tre  fino a divenire 7/8 persone .
Allegria , affetto , complimenti  e tanta sana passione.
500 metri dopo la sosta al bar dove festeggiamo facendo ammucchiate fotografiche ed ingurgitando brioches.
Un gesto stupendo, di quelli che rimangono dentro .
W Morgex !!!


















“….io”  a Courmayeur

Scrivevo così quel mattino nel mio diario :

06 marzo  Saint Pierre - Courmayeur  
pronto per vivere questo ultimo atto di ....io 
mi viene quasi voglia di non partire e di allungare questo momento magico. 
è sempre così , alla fine ti dispiace finire, dispiace dire a tutte le emozioni che vorticosamente stanno girando dentro alla tua anima che dovranno lentamente scemare per rientrare  nella vita di tutti i giorni ma  è così. 
è un po' come a Natale, in fondo è l'attesa la cosa gustosa , poi apri il regalo  e nel giro breve finisce tutto.
Se così non fosse in fondo perderebbe il fascino.
Felice come una pasqua, per l'ultima volta preparo le mie cose, mi preparo e vado incontro a quello che sarà una fantastica passerella finale 
il mio mondo 
....io 

con il cuore  GRAZIE A TUTTI 

    andrea pelo di giorgio 

poche parole prima di iniziare l’ultima giornata, è il momento in cui “giochi col tempo” sentendone addosso l’estrema variabilità degli attimi guidata dalla tua percezione del momento. Interminabili ore trascorse nel sentirlo mentre faticosamente scivola sulla mia pelle, in occasione di tratti particolarmente impegnativi vuoi per le condizioni atmosferiche o  per le difficoltà del tratto di percorso, paragonati a tappe che molto più veloci lisce nelle quali la bellezza di ciò che stai attraversando o una condizione fisica particolare non ti fa quasi accorgere del trascorrere dei minuti .
Il tempo, il suo ritmo preciso, invariabile nella realtà  variabile nella sua percezione. Lunghi periodi passati sentendo ogni singolo secondo dei minuti che si trasformano poi  in  un semplice “già finito. Volato!!!
20 lunghi giorni lentamente volati via , vissuti completamente ma GIA’ finiti, vissuti.
Anche questo è uno spettacolo.
Lo è, sarà, anche quell’ultimo giorno nel quale  non esisteva il problema chilometrico,  ma solo il godersi di un ultima attesa dal sapore dolce.

 Un film di emozionanti immagini, momenti che mi hanno trapassato lasciando un segno in ogni angolo di me stesso. Difficile dire, trasmettere in realtà quanto questa esperienza possa avermi regalato, insegnato ponendo la mia attenzione in vari aspetti della vita.
La sveglia è anticipata , devo scrivere, concludere quello che la sera prima non è stato fatto per problemi di wi-fi .  Mi sarebbe dispiaciuto non dare una dovuta fine l diario, non poter esprimere un ringraziamento sincero a tutti coloro che mi hanno seguito e donato forza con la loro attenzione.
Abbandono l’Hotel Saint Pierre percorrendo la Statale, non ho nessuna intenzione di uscirne rischiando di incontrare pendenze inverosimili.



La  Val D’Aosta mi avvolge con le sue emozionanti e maestose montagne,  proteggendomi come una mamma fa col suo figliolo.  
L’attenzione nei confronti della mia figura di viaggiatore solitario è alta, il tam tam dei runner locali è stato deciso e ben “suonato”. I saluti tramite clacson, urla e sbracciamenti  sono tanti e trasmettono tutti energia pura . Il camionista apre addirittura lo sportello  incitandomi e girandosi verso di me lasciando correre il Camion .
Non riesco ad andare piano , le gambe ci sono , non sentono la fatica, l’enfasi, la voglia dell’emozione immensa le spinge creando degli anticipi sui tempi e conseguenti comunicazioni da Fabrizio (- Rallenta. Fermati un po’ in un bar).
Eseguo, effettuo pause più lunghe (mi aiuteranno poi i ragazzi di Morgeux) in completo relax fisico ma non mentale.
La dentro è già un vortice, un continuo susseguirsi di pensieri, di supposizioni. Il gioco del trasportarsi è attivo come non mai , arrivo in piazza a Courmayeur almeno sei o sette volte respirando , vivendo, una previsione di sensazioni.
Non sarò solo,  l’avventura si concluderà in compagnia, fa parte del gioco dell’organizzazione di quest’evento “la possibilità di accompagnarmi di correre per un tratto X insieme a Pelo” .

La macchina organizzativa di Fabrizio ha già preso accordi, organizzato tutto  con la gente del luogo e la presenza di amici.
Un emozione diversa, nuova che inizierà a 5 km da Courmayeur e che mi farà anticipare il mio momento di qualche ora.
Varco la vecchia strada locale, è priva di particolari asperità  ed attraversa la valle completamente esposta al sole, lascio che mi avvolga scaldandomi interamente e mi assento.
E’ un'altra aria, tersa pulita, profonda .  Un ossigeno ricco, capace di alimentare ogni singola parte di me facendosi sentire fino alle estremità più estreme del mio corpo. 
La certezza di avercela fatta, salire un altro gradino, “vincere” un'altra sfida.  La potenza della mente sul corpo, più forte degli imprevisti, delle fatiche , delle condizioni avverse ……..la volontà di raggiungere un obiettivo, il sapore sublime di sensazioni sconquassanti, emozioni, lacrime
Rimango lì, la cadenza dei passi mi sfiora appena.
Loro, là in alto, ci sono sempre, la forza, la protezione che mi danno sono un intenso dono che vivo con tutto me stesso.
Pensieri, sorrisi, immagini ……..il nostro vissuto. Il passaggio di un veloce velo di tristezza, lascia spazio ad una felicità immensa, stanno bene, li sento.
Giuly il suo sorriso …… senza toglier nulla agli altri
Rientro …ho il sorriso dentro e in volto , esco dalla vecchia strada attraverso la strada  c’è il paesino.
Nella piazzetta, davanti alla chiesa al municipio. lì ……aspetto
5 minuti …..10.
Il furgone Surfing Shop parcheggia,  Fabrizio, Dario Daddo Nardone ……….Lisa, vedo lei, è una grande felicità,  l’arrivo di Giovedì era proprio per quello.   
I sorrisi parlano, abbracci e  baci riempiono il  vuoto durato venti giorni il resto transita intensamente tra noi .
Fabrizio e Dario vengono baciati/abbracciati con un altrà intensità, trasporto, sentimento e senza mani sul culo :-) . E' una bella amicizia.
Il Timing preciso di Fabrizio decide, probabilmente anche per far terminare lo sbaciamento, che è l’ora.
“….io” sta veramente arrivando al capolinea. 
Nel corso degli ultimi km si uniranno a me liso, Lisa e foto-video Daddo il runner facente parte dell’organizzazione Tor des Geans  accompagnato dal figlio in Mtb ed un altro amico che ci abbandonerà poco prima di Courmayeur.
La strada comincia a salire decisamente. Il ritmo rimane quello …… di corsa,  Fabrizio ci frena o tenta di farlo.
Lisa sorridente e leggiadra saluta ad ogni foto di Dario non dando mai una parvenza seria J , le montagne si stringono attorno a noi con tutta la loro candida potenza, monsier Le Blanc  è lì, immenso imponente  il più imponente …..lo sa.
Navigo sorridente mescolando discorsi, battute, sorrisi mentre dentro il vortice emozionale sta decisamente entrando in una possente centrifuga. I pochi neuroni J si dividono egregiamente i compiti permettendomi di essere presente in tutti i campi (almeno così mi è parso) godendomi al massimo questa nuova situazione.
Le ultime rampe …… il cartello Courmayeur …… c’è già l’accoglienza, le bandierine della città , il fotografo e la signora ……. Super attiva nel suo ruolo di organizzatrice di eventi e coordinatrice stampa c’è già la festa.
Due scatti col cartello Courmayeur, un sorriso che vuol dire tanto , un ultimo km  da percorrere nelle vie centrali solcando il passeggio della gente …….gli ultimi sguardi incuriositi.













Minuti finali riempiti con sorrisi, amore, il bene e la stima degli amici …..  il momento è proprio lì, …. in quel preciso punto dove finisce la linea rossa.
Le mie gambe si fermano, Il sindaco, signora Fabrizia Derriard, mi accoglie ufficialmente complimentandosi.
Sono le 15,01 e qualche secondo, la precisione di Fabrizio fa impressione.
La piazza ha l’immagine Scott , gonfiabili e bandiere fanno bella mostra, è un ulteriore e gradita sorpresa, la presenza di Ivano Camozzi mi gratifica molto.
La mia intenzione è quella di abbracciare Lisa,  “sbatto” prima in Ivano (la lucidità che mantengo mi evita di dare baci), l’abbraccio i complimenti e i miei grazie per la presenza e lì appoggio prima di riuscire nella prima intenzione.

E’ un abbraccio profondo, le vuole raccontare, trasmettere, nel breve tempo di un minuto quanto “….io” sia riuscito a farmi vivere, quanto certe emozioni siano in grado di donare, di quanto sia stata importante la sua presenza in tutto il corso dell’avventura.
Spazio a Rai 3 Val D’aosta (mi seguiva dai meno 3 km circa)  con l’intervista per il futuro servizio di Andrea di Giorgio detto Pelò ,  le foto con Liso (lo abbraccio anche col cuore) , Fabrizio , Dario,  Courmayeur  e l’emozione di una grande avventura diversa da tutte 



E’ ufficialmente finita,  l’inversione dell’euforia inizia a fare il suo corso scemando lentamente per, a piccoli passi, riportare tutto ad una normalità con qualcosa in più dentro …. “….io”     
       

di cuore

andrea pelo di giorgio
domani arriva sempre

                                                                 








Hanno partecipato, in ordine sparso

Il Sindaco di Tarvisio Renato Carlantoni 
Il Sindaco di Courmayeur Fabrizia Derriard
Alessio e Antonio i Pedalonieri
Rai Regione Trentino Alto Adige 
Rai Regione Val d'Aosta
Sergio Cavalera e Famiglia 
Giuseppe Cialdini e famiglia
I ragazzi di Molgex 
Vic - Federico - Marisa - Via Massena
Linus - Deejay Chiama Italia
Aldor Rock - Deejay Chiama Italia
Nikky - Tropical Pizza
Nuovarete
il Gazzettino di Udine
Corriere Romagna Ravenna
La Voce di Romagna 
Hotel La Baita (Malborghetto Valbruna)
Albergo La Rosa (Tolmezzo) 
Hotel Nuoitas (Nuoitas)
Lorenzo - Villa Gregoriana 
Alex Coppella
Hotel MiraLago (Misurina)
Hotel Adler (VillaBassa)
Hotel Cervo (Madonna del Bosco) 
Bar Giancarlo (Fondo) - Giancarlo - lo Strudel
Hotel Dimaro (Dimaro)
Hotel Ginevra (Roncone)
Hotel Pomaro di Gussago
Arianna di Giorgio - Maurizio Berselli
B&B Solo Sonno
Stefania Valsecchi (ultratleta) 
La Notte degli Oscar
Stefano Pecorella
le Nutrie
Neve - Pioggia - Sole
Ostello dei Giovani (Verres)
Hotel Monterosa (Verres)
Luca 
Liso
Lisa
La famiglia Cutela tutta 
Alberto e il padre 
Il Comune di Courmayeur
il popolo di Facebook - Twitter - Google +
gli amici 
i bimbi inglesi 
tutti coloro che mi hanno incitato e sostenuto
tutti coloro che ho dimenticato  (non voletemene)
gli altri periodici, web che mi hanno dato spazio 
Andrea Pelo di Giorgio 

infine

 grazie al
Grand Hotel Paradiso di Rodengo Saiano 
per non avermi accettato (neanche a pagamento) dimostrando che  cortesia, etica professionale sono quelle che fanno la differenza ..... non le stelle concesse.


Domani Arriva Sempre   
Andrea Pelo di Giorgio