mercoledì 19 novembre 2014

Infinito 5



Africa 5 in  compagnia di Andrea Pelo di Giorgio  ringraziano sentitamente tutti coloro si sono adoperati ed hanno contribuito, anche con un piccolo gesto, alla riuscita di questa splendida avventura che, oltre alla soddisfazione fisico/mentale, ha contribuito ad un cuore più sereno e soddisfatto nell'aver "piccolamente" dato il suo prezioso apporto ad una causa grande come l'Africa.
Grazie adì tutta  Amref Italia Onlus, a Matteo Scarabotti per quest'opportunità che mi viene data da tanti anni.




Ringrazio inoltre: 

Scott
Enervit
Zoot
Just Pylates Studio 
Centro Medico Cervia 
Hearthware 
FCZ
La stamperia
Camping Viola
Bar Sant'antonio
Ristorante "la Terrazza del Mare" 
Panis Beach 
Fabrizio Cutela e Casa Cutela
Dario Nardone 
Lazzaro 
Nicole ( ce ne sono tanti) 
Lucas 
Michel Aprile
Nazario Cruciano
La Lucy's family e la Lisa's parentado
Tutto lo staff Varano Lake Triathlon 
tutti i sostenitori tutti 
coloro che ho dimenticato

......buona lettura    



Infinito 5


 ….infinito
L’ho sentito dentro
percepito tale
mentre la fila di lampioni “scorreva ferma”  scivolando difficilmente al fianco della mia figura senza proferir parola
una campana di luce arancione e la ,seppur magra , conferma che altri 10 metri  erano faticosamente transitati  sotto ai miei piedi
infinito ,  così si stava rivelando quel “gioco”
una crisi senza precedenti  mi aveva avvolto con tutto il suo peso cercando di portarmi via da quella sfida personale chiamata quintuplo Ironman (19/900/210)
5/6 giorni di movimento continuo previsti , ricalcando praticamente sempre gli stessi tratti di strada/percorso , un  impegno fisico rilevante, dubbi non ve n’è, ma soprattutto un impegno mentale di dimensioni enormi per combattere e contrastare l’assenza di competizione con altri atleti e la mancanza di un ufficialità dell’evento .
L’appiglio unico  sta in se stessi , nella convinzione con cui ci si pone degli obiettivi, nella soddisfazione  che si riceve dalla caparbietà con cui si lotta per cercare di conseguirli , nella consapevolezza di non essersi tirati indietro e nella voglia di provare ancora una volta quella fortissima emozione che esplode in tutta la sua potenza quando capisci di avercela fatta.
Il resto in fondo non importa, come venga recepito, capito, valutato  non ha nessun valore rispetto a quanto una prova del genere ne avesse e ne ha avuto per me .
La consapevolezza  del  “ce la posso fare” , il non tirarsi indietro davanti a prove che possono sembrare insormontabili,  l ‘essere padrone della propria mente a tal punto da metabolizzare la sofferenza ( a volte anche pericolosamente) ,  variare il rapporto con il passar del tempo fino a vivere sulla pelle ogni singolo secondo che transita dando una risonanza continua alla fatica .
Gli interminabili quasi 15 minuti per percorrere un km  , la sensazione del vuoto muscolare e la capacità di osservarrsi dall’esterno ridendo di quella condizione .
“ come ti sei ridotto  il mio andrea ……. Ma ti vedi ? “    e  giù a ridere  di se mentre la mente avanza con  “un passo avanti l’altro Andrea …..e anche quel lampione sarà raggiunto.
E’ il quintuplo Ironman ,  una storia nuova , diversa, assolutamente niente a che vedere  ne col deca Ironman (1x 10 gg) nel col doppio/triplo.
Tutto nuovo , diverso , …… è vero non essere in gara con nessuno di certo non aiuta ad avere quella cattiveria fisica in più  ma ogni pensiero, ipotesi di ritmi , tempi , pause e qualsiasi altra cosa fatta verranno puntualmente smentite rese nulle completamente prive di fondamento.
Quanta “roba”  è  transitata attraversandomi  sino ad inserirsi nel mio più intimo io ….quanti megabyte servirebbero per poterle catalogare tutte in un fantomatico hard disk  e quanta fortuna c’è in noi che non dobbiamo neanche porci il pensiero di metterle in ordine ed archiviarle  per poterle un giorno andare a rivedere come si faceva una volta con le diapositive.
La bellezza della nostra mente, del nostro essere in grado di garantirci il rivivere di tutto ciò che abbiamo provato in un determinato momento a patto che esso abbia creato delle emozioni .
Quanto c’è dentro a quello sguardo perso nell’orizzonte di un mare cristallino e piatto come una tavola poco dopo le 5,00 di mattina.
E’ un assenza profonda  quella che sto vivendo in quel preciso attimo , il corpo in piedi  fronte mare  coccolato dalla morbidissima muta Zoot ,  l’interagire con i presenti  anche scherzando (cosa che mi riesce assai bene)  mentre qualcosa di potente mi invade rapendomi facendomi viaggiare lungo il mio raggio visivo .
Nessun ostacolo  mi sbatte contro , è libetà , una grande e fantastica sensazione di libertà che si amplificherà ancora di più  una volta che sarò la dentro e che adesso mi sta ribaltando .
Ogni pensiero, ogni frangente importante della mia vita è pronto ad entrare regalandoti sbalzi di emozioni  capaci di farmi lacrimare.
C’è tutto , tutto quello di cui sono irrimediabilmente schiavo , tutto ciò che, ancora, mi porta a cercare di andare  oltre.
È un alba intima quella che ci ospita al Panis Beach da Mario, è un respiro profondo ed un cuore dal battito secco e  ben scandito che mi accompagnerà in acqua insieme  all’amico Fabrizio Cutela (per i primi 3.000 m) .
Il fresco dell’acqua che entra nella muta fa preludio alla nuova colonna sonora che  invaderà le mie orecchie  per le ore seguenti  contraddistinta dal canto dell’acqua nelle orecchie, lo sbattere delle braccia per entrare nell’acqua ed il respiro cadenziato del nuotatore di lunga distanza.
Sarà un nuoto fantastico  strutturato con un primo giro lungo  (verso nord) che mi porterà ad oltrepassare la metà della distanza totale  seguito da vari giri più corti (verso sud) che  permetteranno micro riposi e soste reintegro Enervit (organizzate dall’argentino e bravissimo Luca) .
Più veloce del previsto , meno doloroso  del previsto  e con un solo , ma consistente, incontro  di Meduse  in branco che mi hanno costretto ad uno stile gimcana di difficile attuazione ma portato a casa con successo.
Transito dal cancello di uscita frazione nuoto , 2 bandiere Zoot unite da uno striscione Enervit,  dopo 6 ore 34 minuti dotato di braccia alzate ed un evidente felicità  dipinta nel viso.
1/3 è fatto , sto bene , lo dirò anche a Nazario  (giornalista locale ufficiale) nella pausa di recupero offertami (doccia compresa) da MarioPanisBeach , non ho ancora la minima traccia di sonno  e sono  pronto ad iniziare quella che è nella mia mente la parte più difficile.
900 lunghissimi km in bicicletta .
Sinceraente non sapevo dove sarei andato a parare, mai fatti , mai provati e neanche avvicinati  in tutto il pre evento che, per una serie di fatti personali,  non mi aveva dato quella tranquillità/tempo necessario per la preparazione di una distanza così importante.
160/230 km  le mie uscite più lunghe. Saltate le prove di randonneur, saltata la giornata interamente dedicata alla bicicletta   eppure ero lì, pronto a provare,  basando su un'unica certezza , la mia volontà, la mia coriaceità nel perseguire un obiettivo .  Non mi importava il tempo che avrei impiegato, mi premeva farcela ,  condizione unica per portare a termine la mia sfida.

Scott Solace sotto al sedere, pochi km insieme  ma un immediata sensazione di comodità  di essere padrone di un piccolo giocattolo dalla linea grintosa ed il peso minimo. 
Abbandono per la prima volta la piazzetta di Varano subito dopo l’ora di pranzo passata al bar Sant'Antonio da Anna e Mario mio quartier generale ufficiale da quando sono uscito dall’acqua fino alla fine.
Un  percorso da ripetere ad oltranza, non molte le divagazioni  , ogni piccola buca, vena dell’asfalto,  ogni faccia dei  frequentatori abitudinari di locali ,  …immagini che giro dopo giro si imprimono nella  mente attraversando i miei occhi diventando preziosi punti di riferimento della mia frazione ciclistica.
Variazione mentale attiva,  ragiono diversamente, mi serve , è indispensabile.
Ogni piccolo appiglio per la mente diventa indispensabile, ogni piccolo particolare sul percorso  prende le sembianze di un piccolo numero diventando parte di una pista cifrata (tipo settimana enigmistica) che giro dopo giro mi possa  trasmettere la consapevolezza di essere già in quel preciso punto.
Partono i giochi mentali con i km che diventano blocchi di giri necessari per raggiungere un piccolo  traguardo, un ristoro, un determinato quantitativo chilometrico , il  “ho già fatto” tot km  prima di arrivare alla metà  sostituito nel dopo dal “mancano solo” .
Pensieri che si inseguono e si ripropongono periodicamente giro dopo giro dando immediatamente una spiegazione positiva e sensata ad ogni qualsivoglia pensiero che tendesse, anche minimamente al negativo .
E’ una mente che lotta in continuazione, che non molla mai la presa anche se  spesso rimane in secondo piano lasciando la libertà ad ogni altro tipo di pensiero  di distrarmi allontanandomi dal lento passar dei minuti .
I chilometri crescono senza fretta, il ritmo è sempre tranquillo , nessuno ha fretta ed oltretutto nessuno ha un riferimento ben preciso su come si sarebbe comportato il fisico oltre ad una certa barriera chilometrica. 
Ogni piccolo angolo del percorso è imparato a memoria,  i disegni delle trattorie, a volte  strane per evitare buche sull’asfalto, le velocità massime che si raggiungevano nella piccola discesa e quelle minime della salita precedente fino alle posizioni dei cani di strada con la conoscenza di quelli che giro dopo giro mi attaccavano correndomi dietro per qualche metro.
E’ come un sogno alienante,  strano ,  pedalo  in balia di pensieri su pensieri  di domande di risposte a volte anche poco esaustive  o raccontate  , sento la fatica incollarsi  al  corpo pesando  sempre più, minuto dopo minuto , ma pedalo ,  forse assente ma presente nel mio mondo .
Le 8,00 e pedalo , le 13 … pedalo le 22 , le 24 , le 3 a.m …….. e pedalo  intorno a quei 5 km  osservando tutto ciò che mi passa sotto agli occhi concedendomi ogni tanto il giro da 10  oltre a qualche divagazione che mi tiene lontano anche per 50 km ( al posto di fare 10 giri  ne faccio uno lungo  così posso dire che fra un giro mi fermo a pranzo) .
C’è una coppia che litiga nei pressi della salita,  li vedo prima insieme discutere animatamente  poi , al giro successivo  divisi  entrambi con passo deciso in direzioni opposte.  Si ripresentano il giorno successivo sempre sulla salita,  lei tenta di baciarlo ma lui non ne vuole sapere . Il giro dopo lui salirà su un auto  mentre lei camminerà in lacrime e con movenze altamente incavolate giù per la discesa.
Un cliente del Bar/pub  situato poche centinaia di metri prima dell’ ingresso in piazza  mi suggerisce a voce alta che se il mio intento era quello di farmi notare c’ero riuscito.
….proseguo nella mia strada tenendo ben presente i km totali che stanno pian piano diventando una cifra importante.
La notizia che Lisa (rientrata dalla terra Turca) sarebbe arrivata ad assistermi è stata di per se  accolta da ogni parte di me con estrema felicità, sentivo il bisogno di averla vicino anche fisicamente oltre che con il resto.  Attendere il domani   era già un altro piccolo traguardo da raggiungere ed il premio era fantastico .
Pedalo ....., il clima salta di palo in frasca
Un forte libeccio mi costringe ad una giornata intera di fatica nell’azione di spinta e di disidratazione estrema  con un fisico che si asciuga come  panni stesi al sole .  La borraccia da litro di acqua non mi dura più di 20 /25 km , la gola è arsa dal caldo il corpo avvolto dal getto di un phon impazzito .
Poi arriva il fresco e la pioggia , durante la notte, anzi  la mattina presto.
A mezzanotte della prima giornata non ho  ancora una sensazione di sonno decisa ( sono sveglio dalle 4 dopo una notte insonne). La voglia di non eccedere, la mancanza di competizione  mi suggerisce di stare dalla parte del sicuro .
Verso l’una a gentile concessione di me stesso il primo riposo  su di un lettino da spiaggia ( grazie a Mario)  sotto alla capanna del bar Sant’Antonio . Due cicli da 20 minuti , sufficienti per riposarmi un attimo ma ahimè, anche per farmi entrare  in un vortice che , probabilmente continuando , era ancora lontano. 
La risalita non è delle più agevoli ,  ore 1.40 a.m circa ……. Deambulo fino alle 4.40 circa  andando leggermente a zonzo sulla mia Scott Solace  .
Decido per un'altra sosta da 20 minuti per ricaricare le pile . Dormo nel solito lettino ma questa volta sotto al “mio”gazebo  (per non soffrire il caldo e le zanzare) in  mezzo ( a lato) alla piazza . 
Tira vento fresco e deciso, entro nel sacco a pelo e mi spengo velocemente.
Di li a venti minuti la situazione tracima,  la scena che vedo quando aprirò gli occhi è Lazzaro che cerca di raddrizzare il gazebo ribaltato di lato nella piazza e che non vola via solo perchè legato al mio lettino che comincia a scarrocciare. 
L’appuntamento con Fabrizio per un paio di giri in bicicletta   si trasforma in un riposo forzato nel letto di casa sua vista l’impossibilità di muoversi con la bici .

-          Cosa fai domani (dopo, nel pomeriggio) Andrea ?  mi domandavo 
-          Vado in bicicletta   e ridevo da solo

Quel movimento  sta assumendo le fattezze di un incubo  …. ancora molto lungo .
Il fisico sta bene , sente la stanchezza , ma non è mai attaccato da difficoltà estreme , persino il classico dolore al collo/trapezi  che normalmente mi prende dopo 60 /90 km  non  si fa sentire (probabilmente il ritmo tranquillo mi permette di rimanere meno rigido)
La compagnia di Luca, Michele,  Lisa e tutti gli altri  sono preziosissime , di fatto  mi  aiutano  a  staccare  la testa per qualche decina di km  chiacchierando del più e del meno  senza la necessità di auto rispondersi.
Infinita anch’essa  ma quel muro invalicabile stava crollando mattone dopo mattone ad ogni mia pedalata.
Le  poche fughe  verso  Torre Mileto o verso  Rodi Garganico  mi permettono di uscire dagli schemi  di “rischiare” quel qualcosa in più nell’allontanarmi di per se senza avere materiale d’emergenza dietro.
Una sola giornata di merda, meteorologicamente  parlando, protetta dal santo goretex 
L’ultimo giro  è stato accolto come una sorta di liberazione ,  un ulteriore conferma della potenza mentale e della forza  che  un importante obiettivo può creare e mettere in campo.
Scendo dalla  bici verso l’ora di cena , dopo 54 ore che per quanto interminabili fossero erano già passate,
Bacio Lisa , sorrido ai ragazzi tutti  e, come da programmi mi concedo un riposo  mangiando in casa parenti Lisa e dormendo  in un letto  ……. Amore si, amore no rimane un segreto
Un sonno non liscio probabilmente  disturbato dall’adrenalina  ancora in circolo e  da qualche indolenzimento fisico/strutturale  che dice la sua  ad ogni accenno di  movimento richiamandomi allo stato di sveglio  più di una volta non togliendo però il titolo di signor riposo a quella notte .
L’ora di rimettersi in moto incrocia un uomo pimpante che trasuda desiderio  di riuscire nella personale impresa. Il sorriso è sempre presente come l’ottimismo e la non paura di faticare. .
Manca ancora tanto, tantissimo, ne sono cosciente, so che 211 km saranno distruttivi  per il fisico ed interminabili per la mente  ma so anche che sono già a 2 su 3, che i micro traguardi formeranno tanti piccoli traguardi intermedi , medi  accompagnandomi in un lungo batter d’occhio a quello finale .
E’ il gioco del tempo , lo vivo , lo osservo sentendomelo addosso, tutto, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo ; la consapevolezza  che sta passando è la  paziente arma vincente .
Rimettere in moto il meccanismo fisico “imponendogli” uno sforzo come la corsa non è cosa delle più semplici e lisce.
 E’ un  movimento “leggermente” forzato , spinto,   lontano dal  naturale  e dalla fluidità ma quello non potevo certo chiederlo ,   eppure,  dopo neanche troppo tempo ,  in grado di comunicare effetti completamente opposti al mio cervello regalandomi la sensazione di correre forte (valore relativo)  o per lo meno decentemente .
E’ solo questione di passi , centinaia , migliaia  forse milioni , non so, difficile quantificare quanti in realtà ne possano servire , non è un pensiero sano come non lo è fissarlo  su quei  211 così lunghi e ancora lontani km .
Per me sono 5, sottodivisi in 4 ed ancora in due fino ad arrivare alle  micro divisioni che mi raccontano  l’arrivo al giro boa di ogni singolo lap  piuttosto che a qualche altro riferimento che mi rimane impresso passaggio dopo passaggio.  
Di tanto in tanto qualche divagazione di percorso per staccare la mente .
Un passaggio sulla battigia della spiaggia ancora deserta al mattino presto .
Percorrere qualche km con le scarpe in mano solcando l’acqua, sebbene più affaticante per le gambe, è una goduria senza precedenti  che dona vita al corpo trasferendo la sensazione di fresco .
Bastano un paio di km , giusto il tempo di arrivare al Panish Beach da Mario col quale scambio due parole davanti ad una tazze di caffè gentilmente offerto .
L’affetto delle  persone di Varano è qualcosa di veramente prezioso, mi riempie dentro facendomi sentire come in “dovere” di portare a termine la mia impresa.
Occhi vivi, pronti ad osservare fervidamente ogni piccolo particolare che  passa davanti  afferrandolo e riponendolo nel cassetto della memoria  aumentando un tesoro personale  che già mi accompagna e continuerà a farlo nel corso degli anni.
Con Lisa  le mie fatiche sembrano  più leggere, il supporto in corsa , le chiacchere , il nostro amore, il suo modo di spronarmi a non mollare ricordando però  l’obbligo di rispettare il  fisico,   sottolineando la necessità di, una volta conclusa la sfida, donare riposo e recupero   mi fa sentire protetto, adagiato tra due strati di comoda bambagia.
C’è un fantastico sole , del brutto tempo non vi sarà più traccia , il caldo si incolla a me  diventando a tratti anche troppo forte ma …… è una sensazione che amo e preferisco di gran lunga a quella opposta. 

Il passaggio dalla mia personale Aid Station  Enervit dotata anche di servizio  spugnaggio mi permetteva, oltre all’assunzione delle importantissime  sostanze di recupero/energetiche di regalarmi il piacere dell’acqua  che rinfresca  il corpo incoscientemente esposto al sole senza nessuna precauzione protettiva se non il fido berretto in testa.  
Lascio che siano le gambe a decidere il ritmo,  cerco la sensazione migliore , quella capace di trasferire  positività  a  fisico e mente,   non mi preoccupo della velocità , so benissimo che c’è un limite di movimento che il corpo ormai non riesce più a sostenere e so altrettanto bene che il ritmo di quel determinato momento  sarà destinato a scendere , calare anche drasticamente lasciando il passo ad una camminata lenta ed anche difficile da portare avanti ma  che continuerà proprio grazie alla ricarica mentale accumulata proprio durante i tratti di corsa.
E’ un gioco , un equilibrio , è un po’ il concetto delle vetture hybride  ….la ricarica del motore elettrico  .
L’invariabile ritmo del tempo  salta da un opposto all’altro a seconda delle condizioni e  del momento scivolando via  quasi senza accorgermene  quando sto bene  facendomi   godere  ciò che sto portando avanti  fino a diventare interminabile pesante nei momenti in cui subisco una situazione negativa non riuscendo a svincolare una  testa che tende a fossilizzarsi in una buca sempre più a profonda .
Sta tutto lì,   nella potenza della mente , nel saper reagire alle situazioni negative, nell’accettare  e nell’essere padrone di una filosofia in grado di trovare appagamento e soddisfazione dalla reazione che sei in grado di metter in campo nei momenti di crisi.
Basilari i punti fissi , luoghi e persone sulle quali so di poter contare in caso di necessità e bisogno di aiuto.  Esserne cosciente  dona una tranquillità  traducibile  un risparmio di energie non indifferente .
Il tempo passa e con lui, più o meno veloci a seconda del ritmo , lo fanno anche i km  cominciando, lentamente, a  limare quella distanza così lontana dal traguardo finale.
Il ritmo, come da programmi cala, non sono in grado di abbinarlo ad una distanza  precisa ,  ricordo solo i 7’  e qualche decina di secondi / km  che sono riuscito a raggiungere e tenere  per qualche tempo prima che la memoria del corpo  ricordasse  quanto aveva già speso e dato nei giorni precedenti  rallentandolo  almeno fino alla concessione del riposo.
Cade la prima maratona.
Passo dopo passo, parola dopo parola sorriso dopo sorriso la giornata volge tranquillamente al termine, stanco , camminante o tranquillamente correvole mi  avvicino all’ora di cena rappresentata dall’ennesima pizza fornita dal ristorante  “ Le Terrazze sul mare” e comodamente mangiata al bar Sant’Antonio dagli impagabili Anna E Mario.
Non ho, oltre alla stanchezza fisica,  particolari disagi ne inusuali sensazioni fisiche e viaggio ancora con l’obiettivo, il pensiero,  di chiudere la terza maratona entro il mattino seguente.
Supposizioni, conti fatti  in base a precedenti esperienze su distanze minori  tenendo ben presente  che la matematica non è assolutamente una materia sulla quale fare affidamento in casi come questo. 
Ritmi, reazioni fisiche , mentali   completamente diverse, nuove  si presentano senza preavviso impegnandomi  in un apprendimento /assimilazione veloce  affinchè ci siano i minori danni possibili .
Lo  avevo studiato, immaginato e vissuto dentro ascoltando la mia corsa, il mio passeggiare in dissoluto per le vie di quel circuito .  L’unico pensiero che faceva da ostacolo era legato ad una crisi profonda di sonno  che avrei eventualmente valutato al momento regalandomi qualche prezioso ciclo da 20 minuti di fantastico sonno.
Ma  …..il diavolo è sempre  pronto a metterci la coda,  specialmente quando può contare con alleati tipo il sottoscritto che con il proprio modo d’essere agevolano  il  suo perfido operato.  
Le ginocchia sono bordeaux , bruciano è la prima cosa di cui mi rendo conto fermandomi all’entrata della piazza  direzione pausa cena.
La cosa strana è che sono ruvide le letteralmente percorse  da dei canali le cui sponde sono fatte di pelle rigonfia .
Chiedo il parere a Lisa …… la pelle è  piagata dal sole, mi siedo al tavolo  all’ombra della tettoia del bar  mentre  va a prendere della crema idratante per tamponare la situazione “rovente” .
Non so se sia la pausa o se sia il connubio stanchezza ed insolazione ma  una volta seduto e mollato un attimo la tensione mi crolla il mondo addosso .
Forse la stanchezza  non aspettava altro ,  mai abbassare le armi davanti al nemico, per saltarmi addosso con tutta la sua forza .
Vengo avvolto dal freddo, i brividi corrono sulla mia pelle  a tal punto che chiedo a Lisa di portarmi le maglie e calzoni lunghi presenti alla mia Aid Station Enervit
E’ una sensazione che conosco quella di quel freddo ,  si chiama stanchezza estrema , arriva al punto in cui il corpo non riesce più neanche a produrre l’energia per scaldarsi neanche in  movimento .
L’abbinamento con l’insolazione si rivela una bomba quasi atomica colpendomi  proprio in un momento nel quale mai avrei pensato .
Mangio a rilento e a fatica , respiro affannato mentre  i sensi mollano alla stanchezza che mi ruba dal momento  facendomi cedere al sonno per qualche frazione di secondo.
Resto in balia di  quell’attacco per una buona mezz’oretta  prima di rimettermi in movimento con l’obiettivo della  3° chiaramente stampato in fronte.
Non sono più neanche parente dell’ Andrea Pelo di Giorgio di due ore prima, vestito invernale deambulo lentamente per il percorso  in preda al freddo  subendo la situazione.
Rimango nei pressi attenendomi al percorso “ufficiale”  mentre pian piano  le tenebre della notte arrivano mettendo in risalto i coni di luce arancione sparati dai lampioni del lungomare .
Occhi persi nel vuoto, incapaci di vedere  oltre al lampione successivo  che più che essere fermo sembra allontanarsi .  E’ una crisi forte, pesante che mi porta più volte a chiedermi cosa ci facessi  in realtà in  mezzo a quel lungomare a notte inoltrata.
E’ una sensazione strana , la vivo passivamente,  non ho una gran forza per fornirmi risposte  ma in fondo ho la certezza che se mi trovo lì sicuramente  deriva da una mia scelta precisa  parte del mio modo di vivere.
Stringo i micro traguardi fissandoli ad ogni lampione .   Li conto per una comprova che mi sto muovendo.
I  14’56” , lunghi , interminabili, infiniti, distruttivi   di quell’ultimo  km percorso  vengono percepiti dalla mente come un potente gancio che mi fa barcollare ma capace, al contempo, di sortire una reazione mentale che esplode un  autoironica voglia di ridere.
Mi osservo da fuori , dall’alto , puntando gli occhi sui particolari del visto stanco, sul’andatura ciondolante e trascinata solo dal desiderio  di raggiungere l’obiettivo.
Rido,  “ ma ti vedi Andrea ? “  “ lo vedi come sei messo ? “
Sono le 23 passate quando decido  di condividere questa insana allegria con l’amico Cristian.
E’ un toccasana, tutti i contatti con gli amici lo sono , quelli con chi, come me, è capace di comprendere la situazione (perché vissuta a loro volta) sono veramente un tesoro capace di darmi una spinta veramente potente .
Rido scherzo e racconto ,  15 minuti,  forse più forse meno , che hanno la potenza di farmi risentire padrone della situazione per riuscire a guardarla chiaramente  senza l’appannamento  di un obiettivo temporaneo in fondo  non  basilare.
Sfinito ma lucido mentalmente…….. è li la grande forza dell’atleta.
Incapponirmi nel raggiungere la terza maratona avrebbe voluto dire la distruzione  fisica correndo il serio rischio di andare oltre e dover alzare bandiera bianca …..l’unica cosa che non riuscivo a prendere neanche in considerazione .
Rispetto il fisico ,  penso alle parole di Lisa, mi concedo un ultimo e lungo sforzo raggiungo il termine della  seconda maratona e dopo averla chiamata la raggiungo.
È già Sabato da oltre un ora quando affronto una doccia ballerina che fa ripetute da gelida a bollente ad oltranza e mi infilo sotto ad un leggero lenzuolo avvolgendomi al mio amore.
I dubbi su un eventuale amore fisico risultano infondati . 
Alle 6,00 , forse 6.30,  sono già un altro …..oddio la camminata ciondolante effettuata come se avessi due  pali appuntiti che appoggiano sugli ischi  non promette molto bene  ma so che si attenuerà col riscaldamento  ….  Colazione ricca ,caffè espresso ,  riprende il gioco , ..…….corro  posizionando Andrea Pelo di Giorgio nella modalità bambino  “ascolta tutto  ma fissa solo ciò che in realtà gli fa comodo” . Mente positiva .
E’  un'altra Varano ,  il paese è vivo , siamo entrati nel week end di gare, lo si deduce anche dall’impennata di  sana  “sclerosi” che assale Fabrizio Cutela .
La gente,  il rumore , gli incoraggiamenti , i gesti di stima che ricevo  non fanno altro che far scivolare via il tempo    mentre continuo a muovermi  lontano dalla tremenda crisi della sera prima.
Un fuori percorso con Lisa, con visita al CampeggioViola,  mi porta proprio a ridosso della gara sprint della quale mi godo la partenza , uscita dall’acqua e frazione podistica nella quale sono immerso per motivi di percorso.
Correre in mezzo a quei siluri che sfrecciano mi da una sensazione strana  permettendomi, al contempo, di valutare il gesto atletico dei ragazzi/e ed allo stesso tempo captare la soddisfazione dallo sguardo del 90% degli atleti partecipanti  …. è il triathlon.
La gara finisce , il tempo passa, i km anche  mentre inizio la 4° maratona e l’obiettivo finale diventa sempre più una certezza andando a potenziare quell’auto considerazione che si trasforma in  una forza sempre maggiore.
E’ il giorno dei polpacci , anche loro presentano il conto , ormai arsi dal sole, attraverso un bruciore  violento ogni qual volta che la pelle subisce delle variazioni di tensione ….. praticamente ad ogni passo e per due  visto  il doppio arto.
MI CI DIA LE  , è come camminare con due lanciafiamme diretti direttamente sui polpacci .
La fortuna vuole che Grisù-Lisa-Draghetto  non sbagli l’intervento  avvolgendolo di creme idratante e che l’arrivo della notte  contribuisca ad  abbassare notevolmente la  temperatura .
Un giro fino al Lido del sole seguito da qualche giro corto mi trasportano in buone condizioni fino all’ultima cena J , ultima pizza  ….solito posto , solita ora …..CHE TRISTE ABITUDINARIO J .
Estremamente stanco  ma in buone condizioni .
L’obiettivo del giorno è concludere la 4° maratona  per poi riposare ricalcando i tempi della sera prima .
La scelta del riposo  viene presa esclusivamente  per  riuscire ad effettuare l’arrivo in un momento clou della  giornata non essendo questa una gara ufficiale  ma una sfida personale.
Arrivare a mattina presto  non avrebbe avuto un gran senso  specialmente nei confronti degli sforzi fatti dall’organizzazione  per dare risalto all’impresa  oltre che per  un puro piacere personale .
Accompagnato dalle luci della notte, facendomi amici i lampioni coi quali parlo , lentamente, raggiungo  il 42° km , rientro a casa , doccia ,Lisa e nanna .
E’ un altra nanna, richiude in se il fremito . la voglia  del mattino , un po come un bimbo nella notte di Natale .  Potrà esser lunga , difficile ,  potrò essere anche stanchissimo ma ormai più nulla potrà togliermi ciò che sentirò in quel preciso attimo . Le porte sono chiuse , la possibilità che qualcosa possa succedere togliendomi quel traguardo non entra più nella mia mente , un sapore potente e dolce sta entrando mentre mi abbandono ad un tranquillo e breve sonno .
Ciondolo , sembro Charlie Chaplin ,  fastidioso ma nulla di nuovo in fondo.   
E’ Domenica , il mio grande giorno , ho il sorriso della festa ……caffè e  …. ultimo 42 km di Africa 5 …. il mio personale  solitario quintuplo ironman .

Corro sulle mie fantastiche Scott T2 Palani  che mi preservano il piede  in maniera veramente eccezionale, leggere,  protettive, grintose e belle  (Fiero di loro)  ripercorrendo tutto ciò che è stato nei giorni precedenti  rivivendo le sensazioni di quel mare fantastico , l’enorme stanchezza della frazione ciclistica  assiduamente condita da quella domanda/risposta che ero solito farmi  “cosa fai adesso andrea ?  …. Vado n bici !!! 
Al di fuori c’è il triathlon medio , il Varano Lake Triathlon , i ragazzi sono attivissimi nell’organizzazione , Fabrizio  rasenta lo stato “agitazione totale” più di una volta .
Avanzo tranquillo , tra un saluto e l'altro , un gesto di stima  e una foto insieme , una pausa spugnaggio e reintegro  nella  mia Aid Station Enervit  ed un passaggio davanti allo speaker DarioDaddo Nardone  che non perde l’occasione di citarmi al microfono ufficiale .
Passano i passi,  la  zona cambio prende vita, il Triathlon sulla media distanza parte mentre i miei occhi di esploratore sportivo  registrano la grinta e l’agonismo degli atleti.
 L’ultima divagazione di percorso con Lisa fino al termine ultimo di Lido del Sole mi tiene fuori praticamente per quasi tutta la frazione ciclistica del triathlon medio assestando un duro colpo ai km rimasti .  
Sento il traguardo corrermi incontro,  il dolce sapore mi invade lentamente, i tempi, neanche a farlo apposta, sono azzeccatissimi  , arriverò 20 minuti prima del primo assoluto del medio , un ora fantastica per lo spettacolo del triathlon .
Torno con me ,  nella bellezza delle mie emozioni  che viaggiano come impazzite .
Martedì mattina  all’alba partivo , ….. è già domenica , …..sto arrivando. 
E’  proprio vero , “domani arriva sempre”  ….è solo questione di un po’ di pazienza .
Non c’è più altro da fare, non c’è più altro da dire , solo “godere”  e  gustarmi il regalo voluto con tutte le mie forze. 
Afferro tutti i braccialetti dei passaggi degli atleti del Tri – medio , posso dire di non aver tagliato,  mi godo i complimenti  le strette di mano  e qualsiasi altro atto di stima  fino all’arrivo dell’ultimo giro.
Lisa si libera dall’impegno  ristoro/gara accompagnandomi nella felicità di quel traguardo imminente  per poi sfugge  anticipandomi al traguardo.
C’è già un grazie , un bacio ed un sorriso grande come una casa che trasmette molto di più , il suo arrivo a Varano è stato il regalo più bello che potesse farmi , la condivisione del mio essere la sua partecipazione fattiva …… per me  è una favola.
Lei gira a sx , sfugge ,  io avanzo girando poi a dx  percorrendo il perimetro della zona cambio .
Sono gli ultimi miei 500 metri ,  una sferzata violenta di emozioni  mi travolge, oltrepassa, devastandomi positivamente rigirandomi come un calzino mentre batto qualche cinque assorbendo i complimenti.
Piazza di Varano , Daddo mi annuncia al microfono ,  lucido come mai mi gusto ogni più piccola sfaccettatura di ciò che mi sta succedendo .
L’entrata nel piccolo rettilineo finale è  un'altra invasione  di brividi,   Dario Speaker , gli applausi , la vita . Meriterebbe di esser vissuto in  slow motion ,  certe emozioni dovrebbero  di durare più a lungo .
Così non è , così non deve essere in fondo ,  alzo il sorriso,  le braccia , osservo l’arco e correndo attraverso la potenza di ogni singolo secondo .
Quintuplo Ironman.
Sento la gioia, la vivo nel profondo , bacio Lisa in un abbraccio senza fine ,( è  il più bello del mondo) mentre due gioie si fondono in un emozione unica profonda e vera.
 La festa è iniziata , gli abbracci con  Dario e  Fabrizio  due  grandi amici, il microfono , le parole che librandosi nell’aria raccontano di un quaderno (vita) che sto , a mio modo, colorando con grandi emozioni.
Il gradino più alto del podio, il mio primo ( facile quando si è soli J ) , anche se non ufficiale,  è una dolce chicca inattesa che ci tengo a condividere con Fabrizio per un avventura nata, eseguita e vinta insieme .

Infinito 5, ……è già passato

andrea pelo di giorgio
domani arriva sempre   
       
  
 














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