sabato 31 ottobre 2015

L' Eco-niglio del Chianti

E’ un percorso che mi si addice” 

Me l’ero detto, non so se la cognizione di causa avesse ben presente il grado di preparazione e la concentrazione di quest’ultima per arrivare all’evento ma so che la sua sensazione, quella di Pelò, spingeva decisamente in quel senso. 
Due pizzichi di sana incoscienza, due di solita leggerezza spolverate con la convinzione che in ogni modo sarebbe stata una gran bella esperienza ed il gioco era fatto.
L’Ecomaratona del Chianti, 42 km al confine del trail nell’incantevole e caratteristica natura del Sienese con ben il 98% del percorso fuori dall’asfalto.
L’ opportunità di esserci, di viverle, di attraversarle con la nostra integrità  non ci era scappata. 
Come al solito confermo la mia presenza pochi giorni prima , cosa che fra l’altro mi costa anche di più ma ….. sono fatto così, io e le programmazioni non andiamo molto d’accordo, ….. questione di libertà. 
10 giorni prima , di gran lunga in anticipo rispetto ad altre occasioni, l’ufficialità  previene addirittura quella della prenotazione “alberghiera” curata non proprio perfettamente dalla Tour Operator TzaTzaj  sempre brava e attenta a parte quando mangia la pizza. 
Non c’è più il prezzo vantaggioso ma va bene lo stesso, io e Lisa, a bordo de Lopelastra partiamo spaccando la puntualità di oltre un ora dopo su quella prefissata, non facendoci , chiaramente, mancare il classico errore di percorso ….giusto per non saper ne leggere ne scrivere. 
Località Armaiolo c/o la tenuta Armaiolo, un fantastico casale sparso in un raggio di una mezza collina. 
Il simpatico e classico “toscanaccio" gestore ci spiega tutto, è del 1.300, completamente steso e  rifatto mantenendo le stesse fattezze ed usando il materiale originale;  l’appartamento è fantastico, grande caldo, non moderno con un camino ed un lavabo in cucina che ti riportano veramente ai tempi che furono. 
Giusto il tempo di “appoggio roba” e ci muoviamo verso il vicino (11 km) Castelnuovo della Berardenga per espletare in tranquillità la prassi dell’atleta in modo di essere a posto con tutto ed arrivare al giorno dopo senza nessun impegno in tal senso. 

E' un caratteristico paesino Toscano dove il vecchio e il moderno si guardano in faccia non capendosi proprio bene ma accettandosi per forza di cose. Un cucciolo di micio che gioca con il muso di un piccolo cane bianco ed una splendida stesa di panni colorati dalla finestra sopra ad una suggestiva arcata del tempo ma sopratutto il manifesto di una cantante locale (penso) da balera rimangono fermamente impressi nella nostra mente staccandosi dalla bellezza di tutto il resto.

Sopratutto lei ........ seduta su di una panchina , con stivali violenti sopra al ginocchio gambe strette ed obiettivo del fotografo che entra nell’incavo tra le cosce; categoria: milf/cougar come direbbe il buon Matteo Curti di Radio Deejay

Via andare ancora una volta, questa verso il casale dove risiede il resto della banda , Fabrizio e Gaelle distesi sul prato a rilassarsi, Mirela nel letto a russare dopo una notte vomitevole nel vero senso della parola, Giorgia e sorella a spasso per Siena insieme a Wanda il Carlino ….Carlina . 

Tiriamo dritto fino dopo cena prima di rientrare al nostro appartamento gustandoci un non atteso regalo del sabato sera. 
Percorrendo la strada sterrata che ci porta alla nannai ci imbattiamo, infatti, negli abitanti locali che si muovono proprio davanti al muso della nostra auto . 
Due fantastici cinghiali giovani intervallati da un Istrice bellissimo e zampettante con  aculei lunghissimi. 
Forse ad alcuni non dirà più di tanto ma per me vedere la natura che vive naturalmente in mezzo a noi è un emozione fantasticamente potente.

E’ già il giorno della gara, 
qualche dubbio c’è ma ……. mi sento bene. 

Non c’è la fretta delle grandi maratone, saremo in 500, tutti in un unico recinto, non serve stravestirsi per andare in griglia presto , non serve far le corse ……tranquillità; 
anche l’incontro con i ragazzi avviene tranquillo più o meno un 20 minuti prima della partenza quando Lisa ha già preso l’autobus per la partenza della 21 e Gaelle è già stata trasportata in partenza della 14..la comodona :-). 
Giorgia, sorella e Wanda bau  invece partiranno nel dopo maratona per la loro passeggiata. 
Un paio di  su e giù di riscaldamento, 500 metri con Fabrizio ed un chilometrino da solo
Mirela è sparita forse in disparte a trovare la concentrazione o forse intenta a pavoneggiarsi mostrando la sua gonnellina nuova :-)  .

Entro in schieramento posizionandomi nelle prime fila.

Qualche minuto utile per pensare, considerazioni intime con Pelò, un attimo di profondità tutta mia respirando la sensazione di atleta, di uomo.
Testa sulle spalle Andrea...... testa sulle spalle Pelò, perché in fondo da quel momento in poi sarà lui a guidare la situazione.

Temperatura gradevole, non minaccia pioggia , niente manicotti, niente maglie/canotte a rete termiche , solo body D.A.S. , 4 preziosi scrigni di energia  Enervitene in tasca, un paio

di fantastiche Scott T 2 Palani ai piedi e berretto (Scott Running) sulla sommità .

10 …9 …8 …  ….. 3…2 …1 Via !!! Partenza leggermente in discesa, tutto sommato tranquilla, passo allegro ma niente sopra le righe considerando le caratteristiche della strada. 
Sto lì davanti , in quel gruppetto nutrito che si forma istantaneamente, non so quanti , 20/25 atleti, lì rimango, nelle posizioni di testa. 
3’56 , 3’50” , 3’50”  i primi parziali mentre il gruppetto inizia ad allungarsi  rimanendo comunque tutto nell’arco di poche decine di metri “fatteccezzione” per un atleta scappato nel corso del primo chilometro ormai decisamente staccato grazie ad un ritmo completamente estraneo  ad una competizione con quelle caratteristiche . 
Non mi da fiducia, non me l’ha trasferita sin dal momento che l’ho visto scattare….boh !?, …non so, forse l’abbigliamento, forse lo stile della corsa ……non so ma mi è venuto subito da chiedermi dove andava ma sopratutto che senso aveva farlo,  domanda ritornata, poi, attuale durante la salita del 7° km quando lo passo per non vederlo più definitivamente…….. i misteri della corsa. 
La gara, spettacolare sin dalle prime battute, è un continuo saliscendi, un parallelismo col ritmo del cuore  che segue ordinatamente l’inclinarsi della strada sterrata per ritornare basso quando essa dirige la propria pendenza verso il basso. 
Non spingo al massimo sebbene il ritmo sia bello allegro, il parametro che tengo buono è quello del respiro visto che il timing del Garmin fatica a fornirmi un riferimento preciso a causa della non regolarità del percorso. 
"Mai in affanno Pelò, mai !!! "

E Pelò ubbidisce mentre gli occhi cominciano a puntare qualche avversario. 
Più o meno corro intorno alla 25°, 23° posizione circa, ancora tutti ben visibili anche se le differenze di ritmo cominciano a creare spazi. 
Davanti ci sono loro, la coppia gialla col nome inciso sulla canotta; li avevo sorpassati nella prima discesa (molto corta) subendone subito il contro sorpasso, deciso e quasi sgarbato , superiore (forse è solo una sensazione), pochi metri dopo quando la discesa si trasformava ancora in salita. 
Niente da dire, andavano più forte e, d’accoro con Pelò, li ho lasciati andare dicendomi: 
  1. la gara è ancora lunga 
  2. è importante seguire la propria strategia   

Qualche sorpasso e risorpasso ma niente di che, la situazione è ormai stabile, le forze in campo, almeno in quel momento, alimentano le selezioni tra atleti. 
Qualcuno è degno di nota per le dichiarazioni che rilascia a amici/conoscenti runner tipo l’atleta dalla scusante pronta che si lamenta a gran voce del ritmo troppo alto prima, della sua tendinite dolorosa nell’Achille (ricoperto da un tapes) poi,  annunciando il suo rallententamento imminente "perché se no scoppio" per poi, però, risorpassare tutti e scappare via davanti dopo qualche km (non per molto tempo a dire il vero). 
La salita del 12° km è il primo appuntamento con l’affanno, arriva quando ho già deciso di cambiare un po’ il ritmo per riavvicinare un gruppetto approfittando di un atleta che mi aveva sopravanzato qualche attimo prima . 
Strategicamente Pelò mi dice che non cambia la tattica della corsa ma che concede uno sforzino a se stesso per avvicinare il gruppetto che da ormai qualche chilometro rimane alla stessa distanza segno di un ritmo non eccedente al suo/mio. 
Non fa una piega , entro così in scia di lui per qualche centinaia di metri per poi uscirne e portarmi a fare il ritmo , lo stesso ritmo dell’uomo con la canotta blu. 
Ripreso il gruppetto, nel giro breve, si mantiene perché in fondo la sensazione suggerisce quello.


La salita del dodicesimo chilometro è lunga ed impegnativa, inizia con l'attraversamento laterale di un vigneto o qualcosa del genere  per finire con una lunga scalinata nel giardino di un vecchia e sontuosa villa che si rivela  uno dei pezzi più impegnativi della corsa, l’unico in cui camminerò (causa il fondo e la misura irregolare degli scalini). 
Al termine si trova il 2° ristoro in concomitanza del quale assumo il primo Enervitene in gel.  Il ritardo, rispetto le abitudini, avviene per una scelta dettata da un ragionamento che non fa una piega del quale mi vanto (con me stesso) lì per lì ma che ora non giurerei di ricordare.
Ci bevo dietro un bicchier d’acqua, senza fermarmi, che getto nell’ultimo contenitore di raccolta intelligentemente segnalato come tale. 
Riprendo in direzione del primo obiettivo, la mezza maratona  ovvero la distanza massima fatta in gara ed in allenamento prima di quest’evento.  
Continuo a star bene, affronto le salite con un buon cipiglio lasciando andare le gambe nelle discese seguenti con l’obiettivo di preservarle cercando di ridurre al minimo l’impatto muscolare ad ogni appoggio del piede. 
La fatica viene quasi totalmente nascosta dallo splendido paesaggio che viene assorbito dalla mente come fosse preziosa acqua con cui rigenerare il corpo.
Mente decisa, concentrata ed estremamente positiva,  sempre e dico sempre un piccolo obiettivo da raggiungere, un compito da fare, “scappare” dall’avversario vicino , raggiungere il gruppo piuttosto che il singolo davanti , fare i soli 4 km mancanti per arrivare al ristoro oppure un traguardo chilometrico. 
Sempre spronato a fare, attivo e pronto a tener chiusa ogni singola porta che potesse portar dentro negatività. 
Mente forte, attenta e ligia nel seguire la tattica giusta che potesse farmi estrarre l’ennesimo

coniglio stagionale.
Stacco il compagno degli ultimi km , quello che con il suo sorpasso mi aveva dato l’imput per  cambiare il ritmo, la scissione definitiva avviene proprio al ristoro del 20° km , nel paesino da cui era partita Lisa per la sua 21 km; era già da un po’ che lo percepivo leggermente in difficoltà, metteva sempre meno spesso il naso fuori e ai ristori si fermava per poi dover forzare nel riprendermi . 
Mantengo il ritmo, quella è ormai divenua la mia tattica, cercare di non calare , o farlo il meno possibile presupponendo che, col passar dei chilometri, altri lo avrebbero fatto . 
Sono ancora fresco, la gamba si stende nel breve tratto di pianura confermandomi una leggerezza di passo che trasferisce positività. 
Si ritorna a salire attraversando un altro campo, considero i 10 chilometri che verranno come il punto della verità, il tratto più delicato di quella competizione.

La paura non è quella di non riuscire ad arrivare bene ai 30 km, ma il poter in qualche modo sbagliare ritmo e bruciarmi rendendo interminabili gli ultimi 12 buttando al tutto vento.
Lascio che girino seguendo un istinto capace di stare in bilico sul confine, adattandosi alle varie metamorfosi di quel percorso così vario ed impegnativo.
Un bel passaggio dentro ad un bosco e come per magia mi accorgo di essere ormai al 27° .  
Almeno 5 km letteralmente volati via passo dopo passo, ascoltando, respirando, lasciando la mente libera di cavalcare i pensieri. 
Attendo il 30° , il 32°  per confermarmi,  che “volerò” verso l’arrivo, non ci sarà nessuna crisi, è una sicurezza che sento dentro e a cui credo fermamente . 
E’ già un respiro diverso, un ulteriore iniezione di fiducia, so che saranno impegnativi ma so che posso contare su quel diavolo di un Pelò capace di soffrire e lottare, esaltandosi maggiormente proprio in quelle condizioni.


Passo dopo passo la forza interiore cresce e , fatto salvo per un 500  metri post storta dolorosa, il ritmo si mantiene sferzante e vivido, unica eccezione per le discese dove comincio a soffrire fisicamente per via dei dolori  tendinei nella zona ischi/pavimento pelvico,che mi costringono ad affrontarle più rigidamente.
Altri due atleti alle spalle, raggiunt e 


sorpassati in un sentiero costeggiante un appezzamento di terreno  ….. è un'altra sensazione effettiva di una somministrazione energetica.
C’è giusto il tempo di salire qualche centinaia di metri  per trovare innanzi l’avvallamento della collina; occhi che seguono la caratteristica strada bianca  fino a sbattere, là dove ritorna a salire,in due macchie gialle. 
Sorrido, ……la caccia è aperta. 
Forte della consapevolezza che “se prima non li vedevo e adesso si vuol dire che il rapporto tra la mia velocità e la loro sta pendendo a mio favore” li fisso con lo sguardo portando l’attenzione esclusivamente su di loro, …….. sono nel mirino. 
La distanza cala rapidamente, uno dei due più stanco, cammina soventemente in quella salita costeggiata da due poetiche ali di altissimi cipressi. 
E’ proprio stanco,  ci prova spesso a correre per stare al pari dell’amico ma più di tre/quattro passi non fa. Lascia spazio alla camminata che comunque non è molto più lenta. 
Pelò, trasformatosi in avvoltoio, aumenta il passo, per arrivare sulle prede prima del ristoro ed il cambio pendenza, 37° km. 

Compito eseguito, inseguiti,braccati, presi !!! 
C’è però la sorpresa, la strada pende verso il basso e dopo qualche centinaia di metri il duo giallo ripassa davanti. 
-Cazzo !  è la prima parola che mi dico, poi ragiono ,  apro la mente. 
Loro sono sicuramente stanchi, lo dimostra il passo che avevano in salita, in discesa probabilmente riescono a lasciarsi andare ed essere più veloci del mio ritmo ormai contratto. 
Decido per un controllo della situazione considerando la non lunghezza generale delle discese.
Controllo a distanza senza però lasciarli sfuggire via ,  poche centinaia di metri e la situazione diverrà opposta tornando a favorirmi. 
Oltretutto ho dalla mia parte il 39° km in cui partirà la salita più lunga ed impegnativa dell’intera gara. 
L’attendo per la stoccata conclusiva che penso, però, di aver assestato già nella saltella prima. 
Rimonto subito il camminatore, quello più in crisi, che a voce lascia libero il compagno di andare; quest’ultimo corre, lo raggiungo poco dopo ed in piena salita sferro l’attacco sfruttando l’amica carogna ancora una volta in grande spolvero.
Il tentativo di reazione dura pochi metri. 
Lo sento scivolare indietro, lo percepisco dal rumore dei passi, del respiro che pian piano diventa più tenue, non mi giro mai indietro, forte e sicuro che quello che sto facendo mi porterà alla vittoria di quella battaglia. 
Ha, hanno mollato, non rientrano più neanche nella discesa successiva, quella che porta all’atteso 39° km  in cui do' il massimo attaccandolo con tutte le forze che mi sono rimaste. Ne ho ancora, vado “forte” ed è un piacere poter sentire quella sensazione fisica fondersi alla mente. 
La divoro uscendone col fiato in gola ma con ancora la capacità di cambiare passo  di allungarlo e velocizzarlo per quegli ultimi 2 km leggermente ondulati. 
Nel giro breve appare un concorrente dal nulla, mi passa a meno di un chilometro dalla fine,  provo, non ci riesco ha un altro passo almeno fino a 50 metri avanti a me  dove si adatta al mio controllando però una mia eventuale reazione. 
Di più onestamente non riesco ad andare, è tutto a posto, è più forte lui, lo bado con gli occhi (sai mai) mentre libero tutto il resto lasciandomi travolgere e rapire dall’emozione di quella fantastica (per me) vittoria.
Traguardo, 14° assoluto, sorrido maggiormente credendo di esser più indietro,  fermo le gambe. 
Respiro, ascolto, vivo il momento, tolgo le mie fantastiche Scott T2 Palani liberando i piedi da ogni protezione che li dividano dall’aria. Ho ancora in tasca un gel enervitene, potrei usarlo per il post gara, per il raggiungimento del ristoro, delle docce ma ....lì non c'è competizione  e poi c’è Lisa col suo sorriso, abbraccio e presenza, altro che gel :-) .
Il gioioso arrivo di Fabrizio e Mirela, straordinari finisher, insieme a Giorgia e Gaelle ed un tranquillo rientro concludono il week end del Chianti
Ops , dimenticavo ,  1° di categoria Vet. …… proprio un gran ECo-niglio :-)

Andrea Pelo di Giorgio 
Domani Arriva Sempre