sabato 16 aprile 2016

Senza sbavature



... 3 forse 4 km prima che  polpacci,  schiena e chissà quali altri parti del corpo capissero l'inutilità degli urli, nessuno li avrebbe ascoltati, nessuno avrebbe dato loro soddisfazione ben sapendo, immaginando o forse solo sperando, che essi pian piano sarebbero scivolati via trasformando quel calvario iniziale in una piacevole sensazione.
Succede così, forse la muscolatura che non è più allenata nello specifico per il trail, gli acciacchi o l'età che avanza piuttosto che quel viziaccio di non far mai un adeguato riscaldamento o per non quel vizio di partire un po' sopra le righe.
Cosa vuoi farci, vuoi menarci ?

San Savino, "La Camineda Trail - la Vendetta" visto ciò quanto successo nel 2015 .
Scelta tecnica, "allenatica" dettata dall'esigenza di far dei km, star delle ore sulle gambe con la componente agonistica in modo da sottoporre fisico e mente al piacevole "stress" competitivo.
34, da locandina, i km , oltre 2100 il D+ e ....ancora trail,  non troppo favorevole alle mie caratteristiche attuali ma validissimo per incamerare potenza nelle gambe in vista della Touscany Crossin del 23 aprile p.v.

Ci siamo, Io, Fabrizio e Mirela , il resto di Domani Arriva Sempre si è rifugiato dai Polli di San Vittore all'ottimo collinare di 17 km.
Ambiente tranquillo, quasi intimo, e giornata che volge al bello dopo un paio di giorni acquosi giusto per rendere fangoso il percorso ovviando all'uso delle mie Zoot Solana 2 sostituite con scarpe tecniche trail che ultimamente, causa la loro maggior rigidità in punta, mi provocano dolore alle unghie degli alluci ormai spesse come la mortadella tagliata grossa.
Facendo tesoro dell'esperienza 2015  un vistoso zaino rosso  rimane aggrappato alla mia schiena facendo orgogliosa mostra di due borracce Enervit riempite una con acqua pura di sorgente rubinetto del bagno (SX), l'altra con sali minerali G Sport  (DX) presenti per ovviare il problema crampi.

Si parte,  sotto gli occhi del "vagabondo" Ciro Foster e in compagnia del battagliero Bavutti, attraversando il campo da calcio, il lungo fiume , sottopasso prima di incontrare subito la micidiale (parere personale) prima ascesa , terreno su cui vedrò la Madonna come succedeva al primo tragico
Fantozzi.

Manca il tempo un po' per tutto,  il fiato ti stritola la gola costringendoti ad un affanno record, il sudore esplode immediatamente  colando lungo il viso, i muscoli urlano  infliggendoti il non piacere dello sforzo muscolare e le posizioni scorrono velocemente verso il retro del gruppo quasi dando l'impressione di scivolare fisicamente indietro al posto di avanzare.
Ma lo sai, sapevi già in partenza che sarebbe successo, ormai conosci Andrea Pelo di Giorgio e sai come affrontarlo.
L'attesa che l'immane sofferenza passi, che il fisico attenui il dolore abituandosi allo sforzo e acquisendo le gratifiche di una prestazione fisica  più fluida e consone durerà circa 4 km nel corso dei quali tante cose, perché, per come transitano dalla testa e tanti concorrenti transitano davanti a Pelò che, molto correttamente, è il primo a lasciare spazio quando sente i passi sopraggiungere da dietro.
Poi arriva il momento, è solo questione di tempo, di pazienza ....come nella vita ....... "la digestione" è completata, la gamba riesce a stendersi percependo il piacere della corsa, fiato e cuore rientrano nei ranghi, gli occhi iniziano a perdersi in mezzo alla natura dissetandosi con la pace circostante.
Tutti i livelli acquisiscono una regolarità preziosa, c'è un altro quadro ora  appeso nelle mie pareti.
Trovo la percentuale giusta di sforzo, lì sta il segreto.
Cavalcare il limite mettendo sul terreno il massimo impegno non in termine assoluto ma relativo, in grado di accompagnarti per tutta la durata della competizione facendoti sentire pimpante e reattivo fino al traguardo finale.
Ci sono, lo cavalco e pian piano i frutti cominciano ad arrivare presentandomi atleti ad un orizzonte in tranquillo avvicinamento.
Poi si gioca, lo passo,  mi ripassa , lo ripasso ...... c'è salita, discesa .... le caratteristiche di ognuno di noi sono diverse e l'elastico fa il suo lavoro , allungandosi accorciandosi fino però a farmi andare via alla ricerca del prossimo.
Le unghie sono perfette, il lavoro certosino di Lisa snack snack , si rivela fantastico ,  la lima a ferro usata per assotigliarne lo spessore ha cancellato il dolore permettendomi di affrontare in modo consono le discese.
La gara si dimostra molto impegnativa, non faccio errori , (le stranezze a volte arrivano quanto meno te lo aspetti) , sono preciso come un orologio nell'assunzione dei supporti energetici Enervit ....a proposito, buono l'Enervitene al lampone e sopratutto non mi faccio mai prendere dalla tentazione di forzare per raggiungere prima l'avversario .
Ascolto le sensazioni , vago col pensiero quando il percorso mi permette di farlo , sto dentro ai binari nei tratti più difficili ed impegnativi  e bevo, bevo e bevo ancora  memore dei dolorosi crampi dello scorso hanno che mi imposero lo stop al 22 km circa.
Il meteo è splendido, la ventilazione non da l'effetto del caldo intenso ma si sudano le sette camice mentre lentamente continuo a raggiungere e staccare atleti.
Il percorso ci regala passaggi in quota veramente splendidi dai quali si panoramizza una bella fetta di arco alpino ....fantastico, rilassa occhi e mente.
I km passano sotto le gambe,  il Garmin racconta la sua storia mettendo in risalto di quanto, nel trail, passo e tabelle di marcia siano praticamente una leggenda, di come la competizione rimanga aperta proprio fino all'ultimo e di quanto sia importante conoscere se stessi, le difficoltà del percorso per non incappare in una crisi che il più delle volte pone l'atleta in una condizione di "indifendibilità" sia nei confronti del crono che in quella della posizione in classifica.
E' il baratro le salite, già impegnative di per se, si trasformano in interminabili via crucis con discese susseguenti che non saranno altro che il continuo.
Pian piano , in piccoli numeri ma sempre soddisfacenti, mi vengono incontro, qualcuno più battagliero che si attacca dietro e ogni tanto mette il naso fuori prima di cedere, qualcuno invece ormai inerme in attesa della fine di quello che sta diventando un simil calvario.
Ascolto il mio ritmo, le mie sensazioni, tutto fila liscio, gli step di acquisizione Enervitene passano "velocemente" permettendomi di giocare mentalmente dividendo in 4 la competizione.
7 - 14 - 21 - 28 ultima assunzione,  è come finita anche se gli ultimi 6 km  sono sempre da portare a casa e sono, comunque,  pesanti sulle gambe stanche ma mai dome.
Passo dopo passo sguardo proiettato avanti alla ricerca di altri eventuali raggiungimenti arrivo all'ultimo controllo dal quale la comunicazione dei km mancanti mi porta a dubitare dell'esattezza del volantino o, propendo più a questa ipotesi, all'imprecisione del responsabile al controllo.
Purtroppo non è così, me ne accorgo quando al quasi 34° km, con sotto a sx il campo sportivo , dal quale proviene la voce dello speaker, la svolta indica dx con direzione arrampicata vigneto.
E' un piccolo dramma che colpisce la psicologia dell'atleta oltre che dar modo ai crampi di far possentemente sentire che sono pronti ad invaderti le gambe.
Difficoltà imprevista, impensata, almeno fino a quel momento.
Sono da solo con un netto vantaggio sull'avversario passato qualche km  prima,  ho la possibilità di vedere il percorso che si srotola libero alle mie spalle e questo mi permette di affrontare quel temibile strappetto effettuando un movimento il più possibile lungo e sciolto (in salita di vigneto è tutto un dire) al fine di non far scattare la macchina crampo.
Di lì in poi ci saranno un altro paio di bivi che allontaneranno gli atleti dal campo sportivo influendo ancora maggiormente sulla psiche,  "c'è in atto un azione sovversiva che non ci vuol fare arrivare" mi ritrovo a pensare più volte mentre vedo la sagoma di un atleta in difficoltà all'orizzonte.
Dimentico la sensazione di crampi e ci provo anche se credo sia veramente improbabile recuperare quello spazio in prossimità di un arrivo imminente ...forse ...chissà.
Lo avvicino ma non abbastanza da fargli sentire il fiato.
Il guado sul finale fa il resto e mister X porta a casa la sua posizione senza dover ne ricorrere a volata ne a variazioni di ritmo di sicurezza.
Il fresco di quest'ultimo regala una gioia ai piedi , il resto saranno passi tranquilli fino alla linea di finisher che attraverso con sorriso e soddisfazione per il risultato ottenuto ma sopratutto per la condotta di gara senza sbavature.
4 ore 41 minuti 50 secondi,  una bella gara allenante e un grande sorriso ..... #PelòStyle

Domani Arriva Sempre
Andrea Pelo di Giorgio