mercoledì 13 luglio 2016

Pelò Magraid-o

Muso, contrarietà, un po' di stizza 
inizio da qui, da questa sensazione esplosa dentro non appena ho capito di essere effettivamente all'arrivo e che in quell'ultima tappa mancava qualche chilometro.
Strano a dirsi ma di prim'acchito quella news piovutami addosso, così all'improvviso, non mi era piaciuta affatto.
Correvo bene gustandomi a fondo il piacere di una corsa a ritmo crescente, leggera e finalmente cadenzata dopo tanti sassi, il gusto di una tattica pensata ed impostata fin dalle prime battute che stava andando in porto alla grande.
Era quel ritmo, quelle due magiche (posso dirlo? ) gambe roteavano leggere, sfruttando l'appoggio reattivo e ben protetto dalle fantastiche Zoot Solana 2, era quel respiro che metro dopo metro si  arrampicava sempre più verso la gola sollecitando il cuore a pompare al massimo per quegli ultimi chilometri.
Non mi guardavo neanche più alle spalle,  passo dopo passo avevo sentito il rumore del forte Agostino scivolare indietro fino a sparire.
Sicuro, deciso e certo di aumentare chilometro dopo chilometro quel passo capace di regalarmi la sensazione regale (in quell'esperienza così densa di emozioni) alimentando anche, la possibilità, molto improbabile a dire il vero,  del raggiungimento di chi mi precedeva in classifica generale.
Dovevo, volevo provarci  fino in fondo, non sapendo in realtà quanto "illo"  fosse rimasto alle mie spalle

Era il Magraid ........ iniziato venerdì con un prologo notturno (Steppa) nel quale l'invito alla velocità pura andava in qualche modo frenato in previsione degli sforzi  in programma nei giorni seguenti.
Così fu sebbene il traino di atleti più forti non fu completamente schernito.
Giusto il tempo di sudare, di respirare le emozioni della notte, ascoltare il canto di qualche volatile notturno a me sconosciuto che iniziava la sfida numero 2 ....dormire sulle brande infilato nel sacco a pelo.
E' un gioco che conosco, quella specie di sonno finto in cui il tempo non passa mai, nel quale ti rigiri mille volte su te stesso e mille e una volta pensi che forse sarebbe il caso di dormire.
Minuto dopo minuto, tutti vissuti anche se in realtà qualcuno si perde nei meandri del dormiveglia, qualche attimo in cui vieni rapito , portato al di là del sottile confine.
Arriva la luce, .....quanta pazienza,  assenza di sonno ma non di riposo e questo fa la differenza.
Ore sette l'anticipo con cui continuo a giocare in questo Magraid (ero arrivato ben due ore e trenta prima dell'apertura del campo) è presto bruciato, ..... sono già li che corro, piano ma in fondo forte per quella gara così strana e particolare da stravolgere i ritmi facendo scivolare via i primi atleti al ritmo di 4'40" su strade sterrate.
Se ne vanno, pian piano,  senza che rintuzzi, senza che provi a togliere quei dieci secondi, la gamba gira bene, fiato e cuore sono tranquilli ma perdo terreno e più forte non vado.
E' un mondo strano la steppa , i km passano tranquillamente mentre il sole fa capire che in quella giornata sarà probabilmente uno dei protagonisti , c'è ancora il verde ad accompagnarmi mentre

transito ormai solitario, in quella quarta e inattesa posizione, ai primi controlli.
Sto bene, mantengo il passo, lo zaino non pesa e, sopratutto, non infastidisce la mia corsa con il


suo litro e mezzo di acqua+ telo termico, + luce frontale, + 4 barrette Enervit Power Sport , + 5 enervitene gel  + fischietto  + basta.
Gli amici rivali ormai non sono più alla portata visiva, salvo qualche rarissimo caso  in cui  la peculiarità del percorso mi permette intravvedere la sagoma del terzo atleta ... giusto per qualche secondo;  comincio a viaggiare con la mente, è una sensazione buffa (mi capita spesso nelle competizioni sulla durata) , quasi uno sdoppiamento, il corpo corre, gli occhi osservano il percorso perdendosi nella sua ripetizione dei particolari, la mente è separata, poco distante. Un po' come quando si sogna avendo la netta sensazione di saper che stai sognano ...... uguale ma perfettamente al contrario.
So che sono in gara e so benissimo quanto manca e quanta fatica dovrò ancora mettere sul piatto eppure quella sensazione arriva puntuale invadendomi e trasportandomi in un gioco irreale dal quale ogni tanto devo farmi uscire per confermarmi che sono lucido e cosciente su ciò che mi aspetta.
Arriva anche il letto del fiume che da quel punto in poi diventerà il protagonista della "distruzione" fisica mia e di tanti compagni di avventura.
La prima sensazione è quella dell'accecamento;  da tanti anni non  porto le lenti scure, uso gli occhiali giusto per non perdermi diciamo  ....anche se a volte non conta :-) ...... il sole non mi da fastidio normalmente.

Bastano pochi passi sul letto del fiume, però, per impattare nella luce accecante rimandata verso l'alto dai bianchi sassi ..... un flash di rara potenza che ha causa un disagio al quale non è stato semplice e veloce abituarsi.
Seconda qualità  il rimando del calore,  forte, intenso, a tratti violento sul corpo .
Dal basso verso l'altro passa lambendo il corpo come fosse una lumaca che lentamente sale, asciugandolo e privandolo dei preziosi liquidi.
Bere, bere ancora bere e bagnarsi la testa in ogni occasione, con l'acqua fornita nei punti di controllo CB e nei santificati guadi incontrati lungo il percorso.
Come per una magica inerzia il fisico continua nel movimento  rallentando pian piano il trotterellamento oramai trasformatosi in una corsa sghemba, imprecisa e dispendiosa ....."santi" sassi!!!
Mai un passo uguale all'altro, mai una condizione di equilibrio tranquilla, mai un ritmo impostato per un lavoro muscolare e tendineo impressionante.
Addominali serrati, adduttori contratti, muscoli in tensione nonostante la non velocità del ritmo , energia che vola via dalla finestra immaginaria lasciata inesorabilmente aperta.
Occhi che si perdono nella ripetitività dei tratti, senza riferimenti fissi, senza variazioni di paesaggio.
che spesso mi riportano all'amato deserto,  un percorso "maledetto" ma così pieno di impegnativo fascino.
L'ora del calo consistente arriva intorno al 25°/27° km quando le "giunture" pelviche cominciano ad accusare.
E' il solito diverbio che nasce ormai spontaneo nei terreni imprecisi.
Resisto fino a X ore, X sforzo  poi il "dolore" prende il sopravvento accorciando le "corde" dei movimenti.
E' la sofferenza non violenta ma costantemente presente, il rumore sordo che (spesso) cancella i  passi, il respiro, insinuandosi prepotentemente nelle orecchie, nel corpo, nella mente.
Senti solo quello.
E' qui viene il bello, inizia il gioco; la forza e la mente diventano protagonisti della tua personale impresa.
Metabolizzare la situazione, farla propria forti della certezza che presto finirà trasformandosi nel dolce sapore di una gioiosa vittoria.
Sentirlo,  lasciarlo in disparte in una sorta di parallelismo dove il protagonista rimane il tuo obiettivo. Passo dopo passo l'autostima si carica fornendo nuove forze, nuova energia spingendo verso il traguardo #domaniarrivasempre


Di punto in bianco li sento, li vedo avvicinare con la coda nell'occhio , tardano poco,  a distanza di un minuto uno dall'altro mi scavalcano lasciandomi in 6° posizione.
Li osservo attentamente nel loro passaggio scambiando qualche parola , almeno col primo.
Corre bene sicuro, preciso, ha il passo ben piantato a terra, non tanto più veloce ma quel tanto da sfuggire via nel corso dei chilometri successivi.
Il secondo non mi convince troppo, ha qualcosa che non trasuda fiducia,  non lo lascio scappare forzando leggermente il passo nella mia posizione a leggera distanza.
Al 30° km circa, alla postazione CB, forte di una velocità maggiore nel rinfrescarmi e bere,  li passo entrambi.
E' una prova decisa che do a me stesso non adagiandomi ad un ristoro lungo, ho in testa il 34° km per tirare un attimo il fiato.
Li 'è posto il cancello ed il ristoro grande, eseguo mantenendo così viva ed alimentando la competitività oltre che a giocare psicologicamente con gli avversari.
Il primo ripassa nel giro breve (poi sbaglierà strada perdendosi nella gioia di un panino e mi ripasserà dopo il ristoro del 34°) il secondo sparisce definitivamente lasciandomi a disposizione la 5° piazza.

34° km, il cancello arriva, ci sto dentro :-) ,  sali minerali, coca cola, acqua, mele, limone ed un pezzo di banana.
Posiziono  un paio di barrette Enervit sul frontale dello zaino  in modo da averle a disposizione in caso di sensazione di fame solida , ingurgito un Enervitene e riparto ...di slancio  :-)
100 metri forse e risaluto l'amico-compagno-rivale (sempre lui) ; mi metto al lavoro con la mente, chiudo i paraocchi non dando più la possibilità a niente di entrare e distogliermi dalla concentrazione che mi servirà per non cedere in quel meno di una mezza maratona che mi stacca dal traguardo.
Il caldo continua deciso appoggiandosi direttamente sulle spalle, spingendo verso il basso rendendo sempre più pesante la corsa.


Tornano i sassi, la fantastica "desolatezza" di quel fiume arido,  ormai li odio con il cuore :-) temendo che possano anche venirmi in sogno ...ma tanto non dormo , .... non so quale sia il mare peggiore.
Reagisco o meglio non cedo mantenendo costante il mio sforzo che risulterà comunque valido visto che da lì alla fine più nessun atleta mi sorpasserà.
Faccio santo l'uomo CB del controllo successivo.
Lui è seduto subito dopo al guado che già di per



se è una benedizione mandata da Dio capace di riequilibrare in pochi secondi la temperatura corporea.
Il fresco dell'acqua fluviale pulita e trasparente è una delizia e lo è ancor di più la sua idea di posizionare i pacchi d'acqua sommersi nel fiume appoggiandoli contro un sasso per non farli scendere con la corrente.
Inimmaginabile quale sia il piacere e la forza acquisita nel rovesciarsi sulla testa un paio di bottigliette bevendone una uscendo dal punto di controllo.
Santo Santo e ancora Santo mi dico proseguendo verso l'arrivo.
Passo dopo passo, forte della compagnia del mio fido Garmin che segnala regolarmente ogni km, delle fantastiche Zoot Solana 2 molto brillanti in un terreno non proprio stradale e dell'energia Enervit   seguo il grande pallone aerostato arancione arrivando sull'argine altro del fiume.
Mi vengono in mente le parole del primo brieffing " ogni volta che salirete su quell'argine saprete che siete quasi arrivati"
5 km ancora ma sopratutto un fondo regolare nel quale si può impostare un passo.
Si stende nel giro breve riacquistando una fluidità che mi accompagnerà nel tagliare il traguardo di quell'incredibile tappa in 5h 58' 05" .
Mi fermo, mi siedo, reintegro, mi ascolto ..... stanco, provato fisicamente, ma mentalmente nutrito con un cibo prelibato.
R2 Enervit, doccia e massaggio.
Cammino ciondolando come l' altalena per i bimbi spinta in velocità,  il meccanismo si è raffreddato ed i dolori ora si fanno sentire a voce alta.
Dubbi sul domani,  non sulla presenza ma su come e in quali condizioni riuscirò a correre gli ultimi 35 km dell'avventura Magraid.

L'unica cura che mi viene in mente è il magico Volfast, antinfiammatorio in busta che in occasione di gare impegnative si  insinua sempre nella mia borsa.


La branda, il riposo saranno , spero, l'altra parte importante.
Il riposo arriva,  il sonno è chiedere troppo.
Ore 7,10  giù dalle brande con direzione colazione ...... ciondolo ancora, il basso ventre, il basso bacino tira e duole ad ogni passo facendomi ben sentire quella corda rigida che non molla sicura ad ogni allungamento della gamba.
Agevolo un altro volfast con una leggera preoccupazione dentro, saranno lunghi e sofferenti ma saranno, in ogni modo, fatti.
Occorre scaldare bene la macchina, provarla in corsa, vedere quanto il passo riesce ad allungarsi.
Approfittando della levata anticipata, rispetto alla partenza, mi creo uno spazio di tempo tranquillo per ottemperare ai compiti , ne ho bisogno  sopratutto mentalmente.
Materiale pronto, comincio a girare su e giù.
Corro lentamente cercando di scaldare al meglio la zona pubica addominale, piano piano provo ad allungare la gamba in avanti tirando quella corda così tesa.
10 minuti, provo a dar velocità al passo, ......tira, il ritmo non scende sotto i  5'25"/km.
Questo è quanto Andrea, questo è quanto Pelò  e con questo dobbiamo portare a casa la tappa odierna.
Libero la testa, qualche minuto prima delle 10,00 sono schierato in prima linea sotto l'arco Magraid in attesa della partenza.

Puntuale come l'esecuzione di un comando militare arriva il Via, le gambe partono, ....primo km in 4'30" , solo una leggera tensione ...... è la magia della competizione, la forza, la voglia, la passione, il desiderio .....la potenza della mente così brava a nascondere ciò che in un frangente come quello sarebbe stato sicuramente dannoso.
Lascio girare le gambe ascoltando attentamente l'evolversi della zona pubica mentre  inquadro i movimenti dei miei avversari diretti, Claudio Cettolo, 4° in generale,  mi affianca ...o io



affianco lui, Toffoli Piero e Moro Agostino  ( 6° e 7° ) sono lì davanti.
Un giro rapido di mente tra ritmo impostato, avversari, classifica, distanza , sole e percorso.
La mia strategia di gara sarà proprio sugli avversari che mi seguono in classifica  non rinunciando però ad imprimere sul terreno un ritmo soddisfacente.
Così è , comandano loro ed io mi limito a seguirli preoccupandomi di far sempre sentire la mia presenza rintuzzando i cambi di ritmo facendo capolino di tanto in tanto.
All'inizio il ritmo, un buon ritmo,  lo fa Agostino, Piero, subito dietro, studia la situazione fino al letto del fiume nel quale cambia ritmo portandosi davanti e , forse, cercando una fuga.
Rintuzzo bene,  mi riesce facile affiancarmi per far capire la mia buona situazione.
Claudio nel frattempo ha mollato, ha perso il nostro passo il che non cambia le cose nella mia testa, sarebbe servita un azione troppo rischiosa per tentare l'assalto alla sua piazza, troppe le possibilità di scoppiare e perdere capra e cavoli.
Mi gioco le mie carte gustandomi l' inattesa ottima condizione in quella lotta in cui ero io ad avere il timone in mano.
I km fatti sono pochi, tutto può tranquillamente cambiare .... in tutti i fronti .... la crisi avrebbe potuto assalire chiunque  ....certo  ..... ma quella sensazione che respiravo non prendeva in considerazione la possibilità e una positività sempre maggiore, passo dopo passo, costruiva una vera fortezza intorno alla mia figura.
Una tattica ben definita ed incredibilmente emozionale già per come la pre vivevo nella mente.
Usciamo dal fiume passando tra i campi su sentieri battuti e pozzangherosi, si fa il ritmo,  si riesce a correre decisi per vari tratti,  sarà una tappa difficile anche questa ma sicuramente più bella e paesaggisticamente variabile rispetto a ieri.
All' 11° km, subito prima del controllo braccialetto Piero cala il ritmo staccandosi, ci aveva provato;
Rimango con Agostino col quale di lì a pochi chilometri stringo un contatto scoprendolo simpatico e buon compagno di corsa.
Tornano i sassi,  guadi benedetti ridanno vita a corpo e mente , ci raggiunge un Matteo Batani in grande spolvero,  amico e compagno.
Si corre, si chiacchera, tra i sassi , nel boschetto, nei sentieri. I ritmi sono equiparati, io riesco ancora a gestire con tranquillità senza affanno, il passo è comunque deciso e molto attivo;  Agostino si ferma per un sasso nella scarpa, poi con uno sforzo muscolare rientra e si riferma  al punto controllo successivo per riempire il camel bag di acqua.
Rientrerà più avanti, abbastanza più avanti,  raggiungendo prima Matteo che aveva allentato il ritmo nel frattempo e successivamente me.
I km all'arrivo calano, uno dopo l'altro ...... perché Domani Arriva Sempre e muovendosi anche il traguardo lo farà, .........è solo questione di pazienza.
Il pallone aerostatico arancione fa bella presenza all'orizzonte ,  la sua visione è il segno tangibile che siamo sulla strada giusta e in vicinanza del tratto finale mentre ancora una volta ci troviamo nella più completa mancanza di un ritmo impostato e mantenuto.
L'ultimo ristoro arriva  ...... giriamo a dx e poi dritto fino all'argine alto che una volta imboccato sancisce il tant'atteso cambio di ritmo, l'esecuzione della tattica.
Pochi passi dietro ad Agostino, assaggio le sensazioni delle mie gambe, prima di prendere l'iniziativa.
Lo passo, aumento gradatamente,  è un piacere sentirle girare ubbidendo alle mie volontà mentali.
Si stendono, spingono fondendosi in un ritmo cadenzato col respiro,  torno sotto ai 5'/km , spingo ancora mentre il rumore dei suoi passi lentamente si affievolisce fino a divenire magico silenzio.
C'è solo il rumore di Pelò, i passi, il respiro e un servizio di magiche sensazioni che si gonfia come vele al vento.
Aumento ancora ....chissà che vantaggio ho su Claudio ( 4°)  ? ... dai che ci provo penso mentre scendo dall'argine affrontando lo stradone che riporta al campo.
Nella mia mente c'è un  "passerete davanti al campo senza entrarvi" , i km del Garmin me lo confermano, spingo nel piacere che quella corsa così libera riesce a darmi ..... è un po' come liberarsi dalle catene e dalla palla al piede dopo tanto tempo ,  ...sembra di volare .
Finisco un altro km  poi  la transenna  indica la direzione del campo ........ dubbi forti mi assalgono ...... faccio la curva, guardo, rallento, chiedo .......
- " boh ,  non lo so.   mi risponde uno . Dritto c'è l'arrivo"
Penso che si debba fare il giro lasciando alla dx il campo ma non ci sono indicazioni se non quella dritta ...... dubbi, dubbi dettati dall'incongruenza della distanza e la paura di aver fatto/ effettuare errori di percorso.
Entro nel piccolo rettilineo finale in rilascio, incerto, gli occhi guardano dappertutto alla ricerca di conferme che mi dicano:
- Ok Pelò !!!
Arrivano, ....è l'arrivo !!!
Alzo le mani attraversando la linea finisher , ho il sorriso delle grandi occasioni mentre dentro c'è quel nervosismo espresso nelle prime righe .... quel bel correre .... spezzarlo così inaspettatamente ...che peccato, averlo saputo forse avrei cambiato ritmo prima  e chissà ......

E' un attimo che sparisce velocemente spazzato via dalla soddisfazione del risultato personale, sto magnificamente bene,  leggero, non indolenzito e magicamente non dolorante, curato da sensazioni, obiettivi e voglia di vincere (personale).
Me la godo sorridendo in attesa dei compagni diretti di gara che abbraccio sinceramente.
Agostino, Matteo, Claudio, che mantiene 4 minuti di vantaggio su di me ...bravissimo, abbracci veri tra sportivi veri ..... un emozione in più oltre al risultato di ognuno.

Velocemente scema, come al solito,
è un lampo, un picco fantastico
bello nella sua costruzione, nell'attesa e consapevolezza di una prestazione creata con la volontà, con una mente forte alla ricerca di qualcosa di più intenso.
Bello nell'essere gustato goccia dopo goccia fino al fantastico fulmine che trapassa la tua passione, specularmente come una medusa che strascina i tentacoli sulla tua pelle  "regalandoti" una scossa forte che ti scuote per dileguarsi poi rapidamente lasciando dentro il ricordo di una profonda e potente sensazione.

Maigredo !!!
Ebbene si, fantasticamente Maigredo,  la sorpresa di una prestazione inattesa e sopratutto la splendida sensazione di potenza mentale capace di accompagnarmi oltre.
Qualcosa di magico, in grado di annientare dolori, di reperire energie, di trovare nella sofferenza una fonte da cui bere .....la "perfezione" della macchina umana.

Macchina  che beve e si disseta anche nell' importante e bellissima opportunità di coltivare nuovi rapporti, vivendo nuove amicizie in grado, magari solo per pochi giorni, di donare qualcosa in più tramite un sorriso, un gesto, un abbraccio che rimarrà dentro.
La condivisione di un evento,  dello spazio vitale di una tenda da campo divisa per 6 , 10 , 20 persone rispettose.

C' è un grazie sincero ad Antonio e a tutti coloro che hanno lavorato per l'organizzazione a Matteo Batani, la fantastica Paola Grilli, il simpaticissimo ed inossidabile Nicola Caggiano (Amici della Fatica - Cesena) , a Patrizia dal cognome impronunciabile ed il marito/uomo/amico Andrea conosciuti e apprezzati proprio nella condivisione dello spazio nanna.

Alessio , Asia e Pamela,  fantastici amici, ........ GRAZIE di tutto  !!!!


Domani Arriva Sempre

Andrea Pelo Di Giorgio

Grazie a:











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