venerdì 16 giugno 2017

Cognizione di causa

Non ce l'ho fatta,
non è assolutamente un problema, anzi , come sempre sono molto contento di averci provato, di aver dato il massimo ed aver seguito l'istinto che pulsava dentro spingendomi verso la mia "novecolli swimrun"
Stop a metà evento, su mia scelta effettuata con estrema lucidità (oggi più che mai felice di averla fatta) comunicando nel mezzo di un sacrosanto temporale al grande amico Oliver che l'ora dello stop era sopraggiunta.
Ore 2,30 a sedici ore e trenta dalla partenza effettuata dalla spiaggia libera di Cervia finiva il gioco NoveColli SwimRun
Tranquillo, non dico sorridente ma tranquillo e certo di aver valutato tutte le possibilità eventuali che sarebbero potute succedere di lì in avanti.

FUORI IL COLPEVOLE !!!  allora

E fuori sia, a distanza di qualche giorno e anche di consulenza esterne la situazione è stata valutata un po' sotto tutti gli aspetti, partendo dalla prima e cioè che probabilmente, per tante ragioni, non ero poi così pronto per stare sulle gambe per così tanto tempo dopo uno dispendio energetico natatorio non da poco.
Eppure fisicamente non posso dire che stavo male, i "dolori" erano i classici che sento in competizioni sulla lunga distanza, niente meno, niente più  con l'evidente differenza di un movimento corto ed una flessibilità sparita del tutto.
Un paio di bastoncini secchi sotto un tronco secco anch'esso.
Aridità muscolare tendinea sopraggiunta per disidratazione questa è l'impressione che aveva chi mi guardava da fuori.
Io provo a dire che non dovevo agire di conserva nella prima parte, dovevo osare di più ma probabilmente è una teoria molto più fantasiosa.

Nessuna sensazione percepita mentre tranquillo, in compagnia dell'amico Andrea Antoniacci, sbracciavo nella calma del mare Adriatico dentro al mio pigiama da nuoto Zoot Prophet.
Un contesto a dire poco affascinante, sopraffatti ed attorniati da minacciosi ed al contempo splendidi cumulinembi.
Nel lontano orizzonte qualcosa di potente stava succedendo, l'imperfezione visiva, confermata dal brontolio dei tuoni, garantiva rovesci temporaleschi.
Tuoni e sporadiche scariche di energia cadute in acqua (fortunatamente lontano) confermavano la tesi mentre magicamente il mare e l'aria si mantenevano calme permettendoci una tranquilla nuotata ed una temperatura assai gradevole.
Due ore e venti di acqua per coprire gli otto chilometri del percorso natatorio.
Tranquilli, calmi , facili ma molto più dispendiosi di quanto in realtà non percepissi.
Una borraccia di Mineral light Inkospor  è poca cosa rispetto a quanto speso (somarello) e sicuramente è poco il tempo che do al mio corpo per reintegrare prima di riprendere a spendere, ma non ci penso sono distratto dagli amici, dalle chiacchere e dall'ambiente di quella gara così poetica ed estremamente dura.
Mi sento bene, una volta recuperato il calore dei piedi (scappato nella passeggiata a piedi nudi dal mare fino alla zona partenza) mi sembra che tutto stia, sia al posto giusto. 
Probabilmente è il potere dell'euforia che nasconde ancor meglio le magagne nascoste visto che la
sensazione ottimale  ben presto comincia ad essere macchiata da qualcosa di strano, di non precisamente definito che mi porta ad esclamare,tra una cavolata e l'altra  (in fondo rimango il solito cazzone) "teniamo un ritmo troppo allegro". 
IRREALE, ai 6 min/km .... partiti da poco ...non si può avere quella sensazione.

Arrivo puntuale alla partenza ufficiale dai Sette Crociari (anomalo) dopo 21 km corsi  in allegria a spasso tra gli amici, poche centinaia di metri e la strada comincia a pendere.
Sapiente di quello che è la novecolli running decido di prenderla con garbo lasciando girar le gambe ad un ritmo inferiore rispetto alle mie memorie e sopratutto mantenendo una "costanza d'esercizio" che d'inizio definisco voluta ma che ben presto capirò imposta.
Costanza che (stranamente) rimane invariata anche in discesa,  non riesco ad allungare la gamba, il passo, la frequenza andando anche ad impattare contro la forza di gravità che cerca di farmi scivolare più velocemente.  Qualcosa mi trattiene inducendomi una frenata che si tramuterà ben presto in "sofferenza" muscolare/articolare mentre chiunque mi sfila staccandomi .... almeno fino alla salita successiva nella quale, non variando il ritmo, pian piano recupero.
Già a Polenta sono completamente incancrenito dentro ad un monoritmo dalla simpatia zero dal quale non riesco ad uscire, soffrendone l'imposizione.
Manca la libertà di corsa
Continuo però a star bene fisicamente e ad inserire tutte quelle sensazioni nel capitolo "normali sensazioni da sforzo fisico prolungato" compreso il ritmo lento che probabilmente è la parte che soffro di più nelle ultra.
Fisico, mente, umore e muscoli fanno tutti il loro dovere ma rimango statico in quel passo che non fa altro che trasmettermi le sensazioni di una corsa piatta in cui c'è solo da lasciar passare il tempo subendo la mancanza di una qualsiasi incisività e soffrendo l'assenza assoluta di elasticità.
Reagisco parzialmente all'attacco della salita di Pieve di Rivoschio, non è molto ma  fa già la differenza, recupero bene su vari compagni di avventura e respiro la piacevole sensazione competitiva.
Rimane però un azione mentalmente forzata, necessita di molta concentrazione per mantenerla attiva garantendomi un passo che invece dovrebbe fuoriuscire dalle gambe naturalmente.
E'  sufficiente  lasciar divagare il pensiero per un attimo  che il ritmo ricade automaticamente in monomodalità .
Va così, mi sto muscolarmente e tendineamente seccando, inaridendo.
La dura discesa da Pieve di Rivoschio   sarà probabilmente il punto di svolta della mia situazione fisica, il punto in cui la mia azione si frenerà ancor di più irrigidendo anche la parte superiore del corpo.
4/5 km  sofferti, movimenti  sempre più corti con muscoli delle gambe sempre più impegnati nel frenare come ad evitare uno sbullonamento di qualsiasi giuntura di esse.
A nulla vale (in termini prestazioni) il manforte che mi viene data dagli amici, sono  "drammaticamente" in calando.
E' la successiva salita di Ciola che mi presenta il conto rallentando il mio ritmo anche nella pendenza verso l'alto in cui solitamente recuperavo; ora correndo  vengo tranquillamente sorpassato anche da chi sta camminando, pian piano scivolo indietro incominciando ad avere in cascina un ritardo sempre più importante rispetto ai miei parametri delle edizioni passate.
Ma in fondo sto bene,  ovvero, quella che vivo non è comunque una tragedia di sofferenza fisica ma solo una sensazione di impotenza nel non arrivare neanche vicino a ciò che dovrebbe essere, solitamente, una normalità .
Un po' come mettere dei fermi elettronici ad un auto lasciandole parzialmente la corsa del pedale del gas nulla.
L'apparizione di Lisa prima della fine della salita di Ciola mi regala un grosso sorriso e la felicità per un "noi sappiamo perché".
Mi sgambetta a fianco per un pò, osservandomi attentamente, nel tratto finale di quella salita che  ritengo una delle più impegnative di tutta la NCR, prima di rientrare a casa mantenendo però una presenza costante in me.
La lunga discesa da Ciola mi conferma di quanto in realtà sia in ritardo, è già buio pesante, non sono più minuti e la proiezione di arrivo alla cima Barbotto è infatti spostata molto in avanti.  Passo Mercato Saraceno, la salita del Barbotto si stende davanti a me,  .....poche centinaia di metri e, accorgendomi che in quel momento corro più lentamente della mia poco incisiva camminata comincio ad andare al passo.
La rinomatissima salita, ad ogni modo mi scivola via abbastanza velocemente chiacchierando del più e il meno o tra il lusco e il brusco.
Sono le 11,30 quando arrivo affamato al ristoro del Barbotto,  oltre 2 ore di ritardo ....... oltre.
Mi cambio, mangio con la dovuta calma e riparto con l'ausilio dei miei bastoncini da Nordic  Walking ai quali, nei pensieri del pre gara, ho assegnato il compito di alleggerire l'impegno muscolare  delle gambe nella seconda parte.
Pensiero Stupendo ...cantava Patty Pravo ... giusto il pensiero perché nella realtà il movimento lungo del nordic non viene neanche se mi metto in ginocchio.
Accompagnato dal buio della notte, da un meteo tornato ad essere instabile, ristabilita la temperatura corporea insieme ad un ritmo che ormai non aveva più senso di essere copro uno dei tratti meno inebrianti ( a mio avviso) della competizione che porta fino al bivio in cui la gara ciclistica  divide  i 130 km dai 200.
La pioggia ormai scende decisa,  ho tolto la morbida felpa Domani Arriva Sempre usata per riscaldarmi, indosso il giubbotto tecnico D.A.S. ed anche il giubbotto in goretex sostenuto  per evitare l'inzuppamento.
A fianco, già da Mercato Saraceno, c'è Oliver (in quel frangente in auto), il programma lo vede correre insieme a me per tutti i 50 km dell'anello Ponte Uso - Ponte Uso (aveva già corso  la salita del Barbotto e parte del transito fino al bivio).
Al ristoro "deviazione" capisco di essere ormai ai limiti temporali, da dietro infatti il camion scopa si fa sotto facendo vittime su vittime .
Mancano 4,5 km a Ponte Uso ..... 45 minuti di tempo.
- Sono tutti  in discesa mi dice il responsabile del ristoro per darmi man forte.
- appunto,  rispondo smorfiando.
I conti non sono difficili, il mio tempo al km è quello, a forzare un po', a violentarmi posso starci dentro ma poi  ?
100 km ancora con l'obbligo di recuperare sul tempo massimo con due tronchi  al posto delle gambe? Obiettivamente molto improbabile.
Comunque riparto, mi rimetto in movimento mentre Oliver si allontana con l'auto.
Viene giù il mondo dal cielo,  un temporale di intensa intensità si rovescia sulla strada e su Pelò  che nel contempo ragiona, pensa, calcola ripassando ciò che è successo, ciò che comporterebbe l'intestardirsi e ciò che nelle settimane successive è già in programma.
C'è una cognizione di causa un filo logico, una coerenza che in questa particolare occasione va eseguita,  non ha nessun senso fare "l'eroe" ...... 5 km forse 10 in più con il rischio di creare dei danni.
E' nel pieno del temporale che affianco Oliver  e guardandolo dal finestrino spingo lo stop del mio fido garmin.
Sono passate oltre 16 ore dalla partenza del nuoto, la NoveColli SwimRun finisce lì.

Un leggero velo di amaro mi avvolge, innegabile, ma la consapevolezza di aver fatto ciò che dovevo e mi fa stare in pace col mondo.
Oliver non fa una piega, non dice niente, mi conosce molto bene e sa che se ho deciso così vuol dire che non era più il caso.
Mi apre l'auto , mi passa il vestiario asciutto  per potermi cambiare e allegramente mi accompagna fino al caldo abbraccio di Lisa ed al nostro impagabile materasso memory.

Sconfitta, incompiuta, fallimento ?
Per me è stata un esperienza importante, splendida in tanti dei suoi aspetti.
Utile nell'aiutarmi a capire particolari molto importanti, legati a me, alle mie possibilità, ai tempi necessari e magari alle modifiche che servono per compiere uno swimrun di dimensioni giganti.
La mia filosofia mi racconta che quando do il massimo non ho mai perso.
Comunque vadano le cose, ci sono delle emozioni, delle sensazioni che nascono e modificano il mio essere dal punto in cui comincio a pensare ad un progetto fino alla sua organizzazione ed attuazione. Loro rimarranno impresse dentro di me per il resto della mia vita compreso anche il sapore amarognolo del dover abbandonare,  fa parte del gioco, fa parte di me,  .... mi aiuta a crescere sia sportivamente che nella vita.

Ci sono tanti grazie, ci sono tante persone che non ho nominato durante queste righe per una questione di stile narratorio.

C'è il piacere di esserci, di vivere un altra volta la poesia unica che la NCR è in grado di trasferire agli atleti nel corso dell'avventura, la grande stima nei confronti di Mario Castagnoli, il piacere di rivedere amici che considero tali nonostante le rare occasioni.

Grazie a Lisa che mi è stata vicina ed è apparsa quando probabilmente sarei dovuto esser io a non esser lì e starle vicino, a Oliver unico ed insostituibile amico ed a tutti  gli amici come Andrea, Giulia, Daniele, Elena, Gaelle, Oscar, Belinda, Riccardo, Claudio, Cristian, Debora, Andrea, Daniele,Valeria, Gisella, Nerio ecc. ecc. che sono stati presenti a questo mio divagare sportivo mentale.

Grazie ai miei fantastici patners tecnici che accompagnano il mio divagare sportivo in questo fantastico 2017


Inkospor la mia energia aggiunta #iousoinkospor;






Hoka One One con le Huaka 2 stratosferiche per queste lunghe distanze, leggere, precise, performanti oltre ad una comodità estrema per i piedi;














Outdoor and Trekking Store Ravenna e Faenza,  tecnicamente preparatissimi e sempre disponibili nei miei confronti;







Zoot:  il mio guanto per una comoda e veloce performance in acqua e  ....per l'amore sicuro :-D ;









Just Pilates Studio : l'officina del mio corpo ;















Piscina di Cesenatico  un viaggio costante nella gradevole temperatura della loro vasca ;














Amref Health Africa per far star bene il cuore


#NovecolliSwimRun ... felice di averla provata


Domani Arriva Sempre
Andrea Pelo di Giorgio

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